Santa Narcisa de Jesus

12 dicembre 2023

Santa Narcisa de Jesus

Carissimi Amici,

«L’espressione e i frutti più alti dell’identità cristiana dell’America sono i santi. In essi, l’incontro con Cristo vivo è tanto profondo e impegnativo che diventa fuoco che li consuma totalmente e li spinge a costruire il suo Regno», scriveva san Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica Ecclesia in America (22 gennaio 1999, n° 15). Questo fuoco ardeva nel cuore di santa Narcisa di Gesù, la “Niña Narcisa” dell’Ecuador.

Santa Narcisa de JesusNarcisa de Jesús Martillo Morán è nata nel 1832, nella fattoria di Nobol, nella frazione di San José; situato sulla costa ecuadoriana, nella regione di Daule, questo luogo fa parte dell’arcidiocesi di Guayaquil.. È la sesta di una famiglia con nove figli. Suo padre e sua madre, Pedro e Josefa, proprietari terrieri analfabeti, sono dotati di una vivace intelligenza; il loro lavoro assiduo procura loro grandi beni. Narcisa di Gesù impara con grande facilità i primi rudimenti del catechismo. Si distingue per il suo amore per Dio, che percepisce nella natura, e per la Beata Vergine Maria. Sua madre muore quando lei ha solo sei anni. Con l’aiuto di un’insegnante ambulante e di una delle sue sorelle maggiori, impara a leggere, scrivere, cucinare e cucire, arte in cui raggiunge una vera maestria. Ha anche un talento per la musica e suona la chitarra.. In questa famiglia rurale e patriarcale, s’impara a lavorare e a pregare insieme: la preghiera serale in comune non viene mai tralasciata.

Sacerdoti buoni ed esperti

Il 16 settembre 1839, Narcisa di Gesù riceve la Cresima. «Nel ricevere il sacramento della Confermazione, udì chiaramente nel suo cuore la chiamata a vivere una vita di santità e di dedizione a Dio. Per assecondare con docilità l’azione dello Spirito Santo nella sua anima, cercò sempre il consiglio e la guida di sacerdoti buoni ed esperti, considerando la direzione spirituale uno dei mezzi più efficaci per giungere alla santificazione» (Benedetto XVI, Omelia per la canonizzazione, 12 ottobre 2008). La sua anima di artista è dolce e delicata, ma, lungi dal compiacersi egoisticamente dei suoi talenti, cerca di aiutare gli altri. La sua attività preferita è il canto religioso accompagnato dalla chitarra, in particolare le poesie di Santa Teresa d’Avila messe in musica, o anche la recita delle Ave Maria del Rosario. Al mattino si alza prima degli altri per dedicarsi alla preghiera e alla meditazione. Il raccoglimento è facile per lei e s’impegna nel restare alla presenza di Dio, senza per questo diventare misantropa.

«Richiamate più spesso che potrete nella vostra giornata il vostro spirito alla presenza di Dio, consiglia san Francesco di Sales… Guardate che cosa fa Dio e che cosa fate voi; vedrete i suoi occhi rivolti verso di voi e fissati perennemente su di voi da un amore incomparabile…» (Introduzione alla vita devota, II, 12). Nella sua Regola, san Benedetto scrive: «L’uomo deve essere persuaso che Dio lo osserva continuamente dal cielo e che, dovunque egli si trovi, le sue azioni si svolgono sotto gli occhi della sua divinità…. Il Signore guarda costantemente i figli degli uomini, per vedere se vi sia chi abbia intelletto e cerchi Dio” (cap. 7, 1° grado di umiltà).

Molto presto, Narcisa di Gesù viene gratificata da grazie mistiche, ma anche colpita da sofferenze. Il parroco locale è la sua prima guida spirituale. Nel corso della giornata, il suo gusto per la preghiera può essere appagato solo in occasione dei brevi momenti preziosi che le lasciano i suoi compiti. Fugge certe riunioni festive o sociali e soprattutto i balli e le danze; i suoi fratelli e parenti non comprendono questo atteggiamento e la chiamano la “montubia”, la “selvaggia”, termine piuttosto peggiorativo. Tuttavia, ella aiuta i famigliari a preparare le feste, poi si eclissa discretamente non appena iniziano ad arrivare gli invitati. Si ritira sotto un albero da frutto per pregare, in un luogo che da allora è diventato meta di pellegrinaggi..

La partecipazione alle feste è, certo, normale, e può diventare virtuosa se fatta per amore di Dio e del prossimo. Ma in Narcisa di Gesù, la fuga da queste feste veniva da una speciale ispirazione dello Spirito Santo. Dio, infatti, attira certe anime nella solitudine, secondo queste parole del profeta Osea: La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore (2, 16). Inoltre, quando è lì in preghiera, Narcisa di Gesù perde la nozione del tempo e nulla può disturbarla; non si rende nemmeno conto delle piogge torrenziali che a volte cadono sul paese. Un giorno di forte temporale, don Pedro, suo padre, manda degli uomini a cercarla. Tornano fradici, ma con le pive nel sacco.. A sua volta, arriva Narcisa di Gesù, con gli abiti perfettamente asciutti…

Associata al Sacrificio redentore

Narcisa di Gesù si sente chiamata da Dio a fare penitenza per il mondo che non la fa. Quando si cerca di convincerla a mitigare le sue numerose penitenze, lei risponde: «Sono venuta al mondo per soffrire», cioè per dimostrare a Dio il mio amore partecipando alle sofferenze di Cristo.

Infatti, «Gesù ha liberamente offerto la sua vita in sacrificio espiatorio, cioè ha riparato le nostre colpe con la piena obbedienza del suo amore fino alla morte, insegna il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica. Questo amore fino alla fine (Gv 13,1) del Figlio di Dio riconcilia con il Padre tutta l’umanità… Chiamando i suoi discepoli a prendere la loro croce e a seguirlo, Gesù vuole associare al suo sacrificio redentore quegli stessi che ne sono i primi beneficiari» (nn. 122 e 123).

Seguendo Mariana de Jesús de Paredes (eremita detta il “Giglio di Quito” – 1618-1645 –, che verrà canonizzata nel 1950), Narcisa di Gesù ha percepito la chiamata di Dio ad associarsi in modo particolare, come vittima, al sacrificio redentore di Gesù, per se stessa e per la salvezza di tutti. Tuttavia, la vita penitente di questa bella ragazza dagli occhi azzurri, alta, forte e agile, non fa di lei una persona triste, bensì amabile e felice; il suo carattere mite e pacifico la rende estremamente buona e obbediente, generosa, compassionevole verso i poveri. Vive e lavora come tutte le altre giovani della campagna, svolgendo i suoi compiti per amore di Dio e con grande abnegazione. Oltre a dedicarsi alle faccende domestiche, Narcisa di Gesù lavora come sarta. La sua bontà la fa amare da tutti, in casa come nel vicinato. Quando si tratta di aiutare qualcuno, è sempre disponibile.. Ottima catechista, non può fare a meno di comunicare il fuoco dell’amore divino. Un’immagine miracolosa locale, raffigurante Cristo in Croce, e fonte di molte grazie, il “Signore dei Miracoli”, la ispira in modo particolare. Alla morte del padre nel 1851 o 1852, il suo dolore è profondo. Ha vent’anni quando il Signore la invita ad andare a vivere a Guayaquil. Lasciare l’ambiente familiare e partire verso l’ignoto è molto doloroso per lei.

Una donna colta dell’alta borghesia, la signora Silvana Gellibert, che risiede a Guayaquil vicino alla cattedrale, possiede una proprietà rurale vicino alla fattoria dei Martillo. Di grande devozione, ha stretto una profonda amicizia spirituale con Narcisa di Gesù, che conduce con sé nella grande città. Porto principale dell’Ecuador, Guayaquil è diventata sede vescovile nel 1838, ma questa è vacante da diversi mesi. I 55 chilometri che separano la regione di Daule dal grande porto si percorrono via acqua a bordo di un piccolo piroscafo. Al primo contatto con la città e la sua agitazione, Narcisa di Gesù è disorientata. Ma la sua intensa vita interiore la aiuta ben presto ad adattarsi. Desidera con tutto il cuore passare inosservata, occupare un posto molto umile. Viene alloggiata in una stanzetta in soffitta, con un’amaca per letto. Ora può andare a Messa tutti i giorni e ricevere frequentemente i sacramenti. Tra i sacerdoti locali, la giovane nota in particolare il canonico Luis de Tola, rettore del seminario diocesano e futuro vescovo, che è venuto più volte nella regione di Daule. Questo sacerdote diventa il suo primo direttore spirituale e Narcisa di Gesù si mostra di una grande docilità alle sue istruzioni. La sua prima cura è dissipare i timori della giovane donna, poiché egli discerne nelle sue vie spirituali l’opera dello Spirito Santo. Ben presto, però, il canonico Tola associa alla direzione di questa insolita penitente il canonico José Tomás de Aguirre, anch’egli futuro vescovo della città portuale. Ogni giorno Narcisa di Gesù recita in privato il piccolo Ufficio della Santa Vergine e partecipa ad alcune parti del grande Ufficio celebrato dai canonici della cattedrale. Di sera, recita il rosario con la famiglia Gellibert, poi si eclissa discretamente nella sua soffitta, mentre tutti rimangono per la serata.

La moda parigina

La sua occupazione abituale rimane il cucito. A quel tempo a Guayaquil non ci sono macchine da cucire e confezionare vestiti richiede un lavoro considerevole. La prima cliente di Narcisa di Gesù è la sua padrona di casa, doña Silvana; ma la sua fama di sarta si diffonde rapidamente e gli ordini affluiscono. Le vengono persino richiesti abiti di haute couture ispirati alla moda parigina. Nel suo lavoro, si sforza di applicare il consiglio di Santa Teresa d’Avila: «Fate in modo che ogni punto (di cucito) sia un atto d’amore.» Ma nello stesso tempo aumenta le sue penitenze, per quanto le permette il suo direttore, per conformarsi maggiormente a Cristo nella sua Passione. La sua alimentazione è molto ridotta. Si dedica anche alla cura degli infermi con grande delicatezza e amore. Così è ben presto amata, sia in casa della signora che la ospita che nel quartiere.

Questa popolarità, tuttavia, va contro il suo desiderio di passare inosservata e lei cerca un altro posto dove abitare. Doña Silvana la lascia andare a malincuore. Narcisa di Gesù trova un impiego nella grande casa patriarcale del colonnello Camilo Landín. Le viene proposta una bella stanza al primo piano, ma lei rifiuta e s’installa in un ripostiglio nel sottotetto. Esercita il suo mestiere di sarta sia per i modesti abiti della servitù che per i begli abiti da gala della padrona di casa, doña Carmen. Questa, però, non è facile da accontentare e, quando un abito non si addice completamente ai suoi gusti, non esita a farlo sapere. La giornata di Narcisa di Gesù è scandita dalle campane della chiesa di San Francesco dei Francescani, proprio di fronte. Vi entra per la prima Messa, nei giorni feriali alle cinque e la domenica alle quattro. A imitazione di santa Mariana de Jesús, si procura una grande croce con chiodi sporgenti. Mette le braccia in anelli fissati sulla parte orizzontale e prega a lungo così per assomigliare meglio a Cristo. «Nel suo amore appassionato per Gesù, che la portò a intraprendere un cammino di intensa preghiera e di mortificazione e a identificarsi sempre più con il mistero della Croce, Narcisa di Gesù ci offre una testimonianza attraente e un esempio completo di una vita totalmente dedita a Dio e ai fratelli» (Benedetto XVI, omelia di canonizzazione).

Autorità morale

Ben presto la sua santa vita le vale il rispetto e l’amore da parte di tutti. Gode persino, nonostante la sua umiltà, di una certa autorità morale nei confronti di doña Carmen: i servitori colti in fallo spesso cercano rifugio presso Narcisa di Gesù per ottenere misericordia. Trascorso un anno e mezzo, dopo aver consultato il suo direttore, ella ritiene di dover di nuovo traslocare. Trova una stanza scomoda e umida nella casa della vedova María Orias. Sembra che sia a quell’epoca che si manifestano i primi attacchi aperti del demonio contro di lei. Nel 1859, il canonico Tola intraprende un lungo viaggio fino a Lima, in Perù, per curare la sua salute cagionevole. Narcisa di Gesù soffre dell’assenza del suo direttore spirituale. Prima di partire, egli l’ha affidata a un giovane ma eccellente sacerdote, don José Millán, che ne completa la formazione e la conferma nella via spirituale che sta percorrendo. Don José la mette in contatto con una signorina dell’alta società, Mercedes Molina, che ha rinunciato a tutto per vivere unicamente per Gesù (fonderà un ordine religioso e sarà beatificata da san Giovanni Paolo II nel 1985). Entrambe partecipano alla prima Messa mattutina in cattedrale.

Nello stesso anno, a Narcisa di Gesù viene chiesto di occuparsi della casa del canonico Pedro Pinto. Dopo aver consultato il suo direttore, accetta questo incarico come un vero e proprio apostolato. Prende la direzione di questa importante casa, ma una posizione così onorevole e di tale importanza la turba. Dopo qualche settimana, rassegna le dimissioni e si trasferisce presso la famiglia di Mercedes Molina, dove trova da alloggiarsi nel sottoscala. Con Mercedes, una delle sue sorelle e un’altra signorina, vivono una vita quasi religiosa in grande unità di cuore; vengono chiamate le quattro “beatas” (beate).Vive nello stesso posto anche Josefa, una nipote di Narcisa di Gesù, che lavora come sarta con lei. Testimonierà di diverse grazie mistiche ricevute dalla zia. Quest’ultima gode anche del dono della profezia: ad esempio, suggerisce a una nipote di Mercedes che entra nel Carmelo di prendere il nome di suor Mercedes della Croce, perché dovrà soffrire. In effetti, i suoi quarant’anni di vita religiosa saranno un lungo martirio.

Nel 1862, alcuni padri gesuiti sbarcano a Guayaquil e si stabiliscono molto vicino alla casa delle “beate”.. Presto uno di loro, padre Segura, diventa il confessore di Narcisa di Gesù; egli la introduce alla spiritualità di sant’Ignazio, in particolare grazie al libro Esercizio di perfezione e virtù cristiane di padre Alfonso Rodriguez, che diventa la sua lettura preferita. Da quel momento, lei non firma più Martillo, ma Narcisa di Gesù, per significare che ha sposato Cristo. Nel 1865, un altro gesuita, padre García, fonda l’associazione delle Figlie di Maria, alla quale Narcisa di Gesù s’iscrive con gioia. L’anno seguente, accetta di accompagnare don Millán a Cuenca (a sud-est della capitale), dove la tubercolosi polmonare lo costringe a ritirarsi. Dopo un viaggio epico, ella si prodiga per salvare questa vita preziosa per la Chiesa. Tuttavia, meno di un anno dopo, la malattia porta via questo buon prete e Narcisa de Gesù si ritrova sola in terra quasi straniera. Mons. Estévez, vescovo di Cuenca, la invita a rimanere nella sua città per diventare la prima pietra di un carmelo di stretta osservanza che egli desidera fondare. Lei declina questa offerta perché ritiene che la sua missione sia tendere alla santità mantenendo il suo statuto di laica nel mondo. Di ritorno a Guayaquil nel 1867, offre per un certo tempo il suo aiuto a Mercedes Molina che ha appena fondato un orfanotrofio, poi torna da doña Silvana Gellibert e vi riprende la sua vita di preghiera, penitenza e lavoro. Le sue risorse le permettono di nutrire e prendersi cura di cinque mendicanti

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Otto ore al giorno

Nel 1868, un padre francescano la invita allora a seguirlo a Lima in Perù, per unirsi ad altre “beate” che vivono lì in comunità secondo lo spirito del Terz’Ordine domenicano e che l’arcivescovo del luogo desidera riformare. È un nuovo sradicamento per Narcisa di Gesù, che si unisce a queste donne e avvia una riforma secondo un regolamento preciso. Aiuta in infermeria e si occupa del guardaroba. Il suo direttore di coscienza è don Medina, futuro vescovo di Trujillo. Più giovane di lei, è tuttavia dotato di una eccezionale maturità spirituale che gli consente di comprenderla e di aiutarla. Le grazie straordinarie che adornano la vita di Narcisa di Gesù le fanno temere di essere ingannata dal demonio. Il sacerdote la rassicura e la istruisce più profondamente sul discernimento degli spiriti. Narcisa di Gesù gli comunica sistematicamente e umilmente le grazie che riceve. Con la sua approvazione, trascorre quotidianamente otto ore in preghiera, quattro di giorno e quattro di notte..

Tempi di preghiera così lunghi non sono alla portata di tutti, ma è bene dedicare del tempo al Signore, come lo raccomandava san Charles de Foucauld: «Perché la nostra vita sia una vita di preghiera, sono necessarie due cose: in primo luogo che essa contenga un tempo sufficientemente lungo dedicato ogni giorno esclusivamente alla preghiera; poi che, durante le ore consacrate ad altre occupazioni, restiamo uniti a Dio, conservando il pensiero della sua presenza e volgendo, con frequenti elevazioni, i nostri cuori e i nostri sguardi verso di Lui» (Scritti spirituali).

A nessun altro

La Messa non viene celebrata ogni giorno nella casa. Narcisa di Gesù s’installa allora vicino alla porta e, non appena vede passare un sacerdote, gli chiede di darle la Comunione, senza la quale non può vivere. Emette in privato diversi voti tra cui quelli di povertà, castità e obbedienza, al suo confessore. Un giorno, Cristo si toglie il Cuore dal petto e glielo fa baciare, dicendo: «Questa è una grazia che non ho concesso a nessun altro!» L’amore di Narcisa di Gesù per il Cuore di Gesù ne risulta decuplicato. Ella preannuncia anche alcuni avvenimenti, come il futuro della casa delle “beate” (beaterio) dove vive, le missioni peruviane nella giungla, l’elevazione di padre Medina all’episcopato… La sua vita di penitenza prosegue e immerge i medici nello stupore; non possono del resto capire come sopravviva mangiando così poco. In effetti, la sua salute robusta è un dono eccezionale del Signore.

Molti pensano che sia impossibile diventare santi, perché considerano nei santi solo le grazie straordinarie: mortificazioni spaventose, visioni, estasi, miracoli, profezie… Ma la santità non sta in quello. Consiste nel vivere uniti a Dio nella carità e nella pratica effettiva delle virtù, sotto la guida dello Spirito di Dio. San Paolo descrive gli effetti di santità prodotti dallo Spirito Santo: Amore, gioia, pace, pazienza, bontà, benevolenza, fede, umiltà, dominio di sé… Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito (Gal 5,22‑25).

Il Signore rivela un giorno a Narcisa di Gesù l’imminenza della sua morte.. La prospettiva del suo ingresso in Cielo la rallegra. Il 24 settembre 1869, festa della Madonna della Mercede, dopo la Comunione, vede in estasi Nostro Signore e la Madonna che la invitano a chiedere una grazia. Lei chiede la perla più preziosa (cfr. Mt 13,45), la salvezza eterna di diverse persone, poi il proprio ingresso in Paradiso. Viene colta allora da una febbre alta inspiegabile. La sua ultima lettera ringrazia i suoi amici di Guayaquil, in particolare doña Silvana Gellibert, alla quale lascia in eredità la sua croce di penitenza. Nel mondo intero, si prega in quel momento per il prossimo Concilio Ecumenico Vaticano, convocato dal beato papa Pio IX, che dovrebbe aprirsi l’8 dicembre. Quel giorno, Narcisa di Gesù si veste di bianco e trascorre la giornata in un profondo raccoglimento. Di sera, fa i suoi addii alle consorelle, perché, afferma, «Sto per partire per un viaggio lontano». Le consorelle pensano a uno scherzo. Poco dopo, la suora incaricata di benedire le celle per la notte informa la superiora che nella cella di suor Narcisa di Gesù brilla una luce straordinaria, a cui si accompagna un odore molto gradevole. La superiora accorre e scopre che suor Narcisa di Gesù è morta, all’età di 37 anni. Si pensa che avesse offerto la sua vita per il concilio ecumenico che avrebbe definito il dogma dell’infallibilità papale.

Molte grazie vengono subito ottenute per sua intercessione. Tre giorni dopo la morte, il corpo rimane morbido e senza segni di corruzione. L’ambasciatore dell’Ecuador a Lima chiede a mons. Medina un resoconto dei fatti per García Moreno, allora presidente dell’Ecuador (la cui causa di beatificazione è stata avviata a Quito). Un secolo dopo, nel 1955, la salma, ancora intatta, venne riportata a Guayaquil, dove le è stato dedicato un santuario il 22 agosto 1998. La cittadina di Nobol è oggi chiamata anche Narcisa di Gesù. Il 12 ottobre 2008, papa Benedetto XVI ha canonizzato santa Narcisa di Gesù.

«Gesù invita ciascuno di noi a seguirlo, come i santi, nel cammino della croce, per avere poi in eredità la vita eterna di cui Egli morendo ci ha fatto dono. I loro esempi ci siano di incoraggiamento; gli insegnamenti ci orientino e confortino; l’intercessione ci sostenga nelle fatiche del quotidiano, perché anche noi possiamo giungere un giorno a condividere con loro e con tutti i santi la gioia dell’eterno banchetto nella Gerusalemme celeste. Ci ottenga questa grazia soprattutto Maria, la Regina dei Santi! (Benedetto XVI, omelia di canonizzazione, 12 ottobre 2008).

Beata Anna Maria Taïgi

Beato Michael McGivney

San Bernardo

Beata Maria dell'Incarnazione