Beato Michael McGivney

9 Novembre 2023

Beato Michael McGivney

Carissimi Amici,

«Nelle attuali circostanze, è assolutamente necessario che nell’ambiente di lavoro dei laici sia rafforzata la forma di apostolato associata e organizzata, poiché solo la stretta unione delle forze è in grado di raggiungere pienamente tutte le finalità dell’apostolato odierno e di difenderne validamente i frutti. In questo campo è cosa particolarmente importante che l’apostolato incida anche sulla mentalità generale e sulle condizioni sociali di coloro ai quali si rivolge; altrimenti i laici saranno spesso impari a sostenere la pressione sia della pubblica opinione sia delle istituzioni» (Vaticano II, decreto Apostolicam actuositatem, 18 novembre 1965, n°18). Questo tipo di apostolato viene praticato fin dal XIX secolo dai Cavalieri di Colombo, fondati dal beato Michael McGivney.

Beato Michael McGivneyMichael Joseph McGivney nasce il 12 agosto 1852 a Waterbury nel Connecticut, nel nord-ovest degli Stati Uniti; i suoi genitori, Patrick e Mary, sono immigrati irlandesi cattolici. Come tanti altri irlandesi, sono dovuti fuggire dal loro paese, colpito tra il 1848 e il 1852 da una terribile carestia: è morto circa il 20% degli abitanti e altrettanti sono emigrati, soprattutto negli Stati Uniti e in Canada. Tuttavia, questi paesi ricchi non possono assorbire rapidamente questo massiccio afflusso di immigrati e molti di loro si ritrovano nella miseria.. In questo paese in maggioranza protestante, le famiglie immigrate cattoliche devono spesso affrontare i pregiudizi e l’esclusione sociale. Gli irlandesi sono sovente costretti a svolgere i lavori più pericolosi nelle miniere, nelle ferrovie e nelle fabbriche.. Gli incidenti, le malattie e il sovraffaticamento provocano facilmente la morte prematura dei padri di famiglia, lasciando le loro vedove e i loro figli nell’indigenza.

Bisogno di sacerdoti

Michael è il maggiore di altri dodici figli, sei dei quali moriranno in tenera età. A casa e in chiesa, Michael impara a pregare e a mettere l’amore di Dio al di sopra tutto. Bravo allievo della scuola pubblica di Waterbury, si fa notare per la sua eccellenza, salta anche delle classi e termina il suo ciclo scolastico con diversi anni di anticipo.. Fin dall’età di tredici anni, inizia a lavorare in una fabbrica di prodotti in ottone per contribuire alle risorse della sua famiglia.

Poiché la crescita della popolazione cattolica è più rapida di quella del clero, si fa sentire un grande bisogno di sacerdoti. Incoraggiato dal suo parroco, Michael, che lo ha capito, decide, nonostante l’opposizione del padre, di diventare prete. Negli Stati Uniti all’epoca sono pochi i seminari cattolici e i posti sono limitati. La guerra civile nota come “guerra di Secessione” (1861-1865) infuria con il suo strascico di odio in vari ambiti. Da qualche anno, alcune sette protestanti e società segrete alimentano un’opposizione al cattolicesimo; i vescovi e i direttori dei seminari arrivano per questo a selezionare con severità i candidati al sacerdozio, per non dar adito alla calunnia e alle opposizioni. Nel 1868, avendo finalmente ricevuto dal padre la sua benedizione, Michael entra nel seminario di Saint-Hyacinthe, nel Québec (Canada). Dopo aver studiato lì per due anni, il giovane fa una pausa di un anno, poi prosegue la sua formazione presso il seminario di St. Mary of the Angels, nello Stato di New York (1871-1872). Lo sport occupa un posto importante in quell’istituto e Michael si dimostra un eccellente giocatore di baseball. Torna poi nel Québec, al collegio di Saint Mary tenuto dai gesuiti.

Nel giugno 1873, però, muore suo padre; essendo il maggiore, il seminarista deve tornare in famiglia per assicurare l’educazione dei più giovani. Tuttavia, le sue sorelle maggiori trovarono presto lavori retribuiti e gli evitano così di dover tornare a lavorare in fabbrica. Inoltre, il vescovo di Hartfort, che lo considera uno dei suoi migliori seminaristi, gli concede una borsa di studio diocesana. A partire dal settembre 1873, Michael riprende studi teologici al seminario di Saint Mary di Baltimora, gestito dai Sulpiziani. «A contatto con loro, la sua mente si aprì, dice uno dei suoi biografi… Imparò a considerare l’erudizione come secondaria in un sacerdote… L’empatia per le disgrazie umane ha più valore intrinseco… Accumulare le conoscenze è una buona cosa, ma salvare anime è una cosa incomparabilmente migliore.»

Michael rimane quattro anni al Saint Mary. Dopo una così lunga e solida formazione, quest’uomo, percepito da chi gli è vicino come silenzioso, determinato e pio, dotato anche di un buon senso dell’umorismo, è perfettamente preparato per diventare un prete secolare. Il 22dicembre1877, riceve l’ordinazione sacerdotale. Qualche giorno dopo, alla presenza della madre, padre Michael Joseph McGivney celebra la sua prima Messa pubblica nella chiesa dell’Immacolata Concezione a Waterbury. Ha venticinque anni. Nominato vicario della parrocchia di Saint Mary a Newhaven, città portuale nello Stato del Connecticut, sull’Atlantico, inizia il suo ministero a partire dalla festa di Natale. Il parroco di questa parrocchia, fondata nel 1870, è allora padre Patrick Murphy, anch’egli figlio di un emigrato irlandese.. Dopo brillanti studi ecclesiastici, che lo hanno distinto nel clero della diocesi, ha portato a compimento la costruzione di una chiesa, la cui dedicazione ha avuto luogo nel 1874, poi della canonica, in circostanze difficili.. Padre Murphy è riuscito a saldare i debiti contratti per il completamento dei lavori, ma vi ha perso la salute: a trentadue anni, sembra un vecchio. È per questo motivo che il vescovo della diocesi ha ritenuto necessario affiancargli un vicario..

Un « viale macchiato »

La città di Newhaven è in pieno sviluppo industriale. Il trasporto marittimo le procura una parte importante delle sue risorse. La Yale University, una delle più famose d’America, ha qui la sua sede. Le comunità cattolica, protestante ed ebraica convivono pacificamente. Si manifesta però una certa ostilità nei confronti dei cattolici. A proposito della chiesa edificata da padre Murphy, il New York Times titola un articolo : « How an aristocratic avenue was blemished by a Roman Church edifice » (Come un viale aristocratico sia stato macchiato da un edificio della Chiesa Romana). In questo contesto, padre McGivney gestisce abilmente i rapporti con i protestanti, cercando di evitare i conflitti.

La predicazione del giovane sacerdote è molto apprezzata. Oltre alla sua perfetta dizione, il suo volto, pallido e sereno, impressiona i suoi ascoltatori con la forza mite che ne emana; egli manifesta nello stesso tempo la giustizia e la misericordia di Dio. Numerose testimonianze sottolineano la determinazione del giovane sacerdote e il suo carattere indomito; è però tutt’altro che accigliato e possiede un vero talento per far ridere un’intera assemblea. La gente è naturalmente attratta dal suo atteggiamento riservato ma accogliente e alcune persone non cattoliche vengono in chiesa per sentirlo predicare. Svolge un ruolo determinante in diverse conversioni. A lui sono particolarmente legati due gruppi di parrocchiani. Prima di tutto i bambini, con i quali si mostra di una grande amabilità. «Non l’ho mai trovato noioso», dichiarerà uno di questi. Le sue lezioni di catechismo sono preparate con molta cura e spesso egli invita l’uno o l’altro degli allievi a interpretare il ruolo di un personaggio biblico. L’altro gruppo è quello degli adolescenti. In quella parrocchia, come in molte altre, un gran numero di loro abbandona la pratica religiosa. Il primo motivo della loro defezione è la noia che provano in chiesa, perché nessuno mostra loro abbastanza interesse; un altro consiste nell’alcolismo e nella lussuria, di cui diventano schiavi. Il prete li prende a cuore e si occupa di loro, per far loro conoscere e amare Gesù Cristo.

L’opposizione alle società segrete

Benché la sua prima preoccupazione sia la fede dei suoi fedeli, padre McGivney segue da vicino le questioni familiari, sociali, finanziarie e civiche che riguardano la popolazione di Newhaven, in gran parte afroamericana o immigrata cattolica. Le buone opere non mancano e il vicario vi si impegna volentieri : in particolare l’annuale festa parrocchiale, quelle delle altre parrocchie della città e la celebrazione della festa di san Patrizio, patrono d’Irlanda, paese da cui proviene la maggior parte dei cattolici. Trova anche leghe parrocchiali di astinenza totale dall’alcol. Quella della sua parrocchia si propone di mettere in scena spettacoli teatrali per il bene dei suoi membri e la raccolta di fondi. Il sacerdote vi aderisce e accetta di far parte dell’esecutivo, ma ne rifiuta la presidenza, che lascia a un laico. Non esita invece a farsi difensore dei parrocchiani davanti ai tribunali, per preservare la coesione delle loro famiglie ; s’impegna anche cordialmente con i ministri delle altre confessioni cristiane per organizzare varie buone opere.

In risposta a un certo vuoto avvertito dagli uomini in questo contesto, si stanno moltiplicando le società segrete. Con la scusa di rimediare alla questione sociale, propagano ideologie incompatibili con la morale e la fede. Padre McGivney si trova ben presto a combattere contro di esse. Impedisce ai loro membri di partecipare alle cerimonie religiose con le loro insegne, in particolare durante i funerali, e cerca di distoglierne i suoi fedeli. D’altra parte, certi disordini in parrocchia esigono che egli metta in atto la sua fermezza di carattere e anche una certa severità.

Nel luglio 1878, padre Murphy, colpito da tubercolosi polmonare, deve lasciare la città, perché l’estate è estremamente calda sulla costa atlantica. Affida la parrocchia al suo vicario. Due anni dopo, Dio lo richiama a sé. Gli succede padre Patrick Lawlor, cognato della sorella. Quest’ultimo riunisce i principali uomini cattolici della città nel seminterrato della chiesa di Saint Mary. Essi hanno in programma di fondare una società di soccorso fraterno cattolica, allo scopo di aiutare gli uomini a preservare e rafforzare la loro fede e di sostenere finanziariamente le famiglie in cui è venuto a mancare il padre. Il sacerdote comprende chiaramente, infatti, che per mantenere unite le famiglie è necessario provvedere alle loro necessità sia temporali che spirituali, perché, prive di mezzi economici, esse sono spesso costrette a separarsi, il che non può non comportare grandi pericoli per la fede dei loro membri. Nell’ottobre 1881, una riunione di ottanta uomini istituisce un comitato, presieduto da James T. Mullen, incaricato di redigere lo statuto di un’associazione in cui prevale la mutua assistenza.

Una nuova cavalleria

Un dramma, simile a quello che ha fatto interrompere gli studi sacerdotali di Michael, accelera la realizzazione del progetto. In seguito alla morte del suo capo, la famiglia Downes, di origine irlandese, si trova in gravi difficoltà finanziarie. Nel gennaio 1882, il giudice del tribunale comunale si trova obbligato per legge a togliere i figli alla madre per affidarli alla pubblica assistenza. Per evitare di arrivare a questi estremi, deve farsi avanti un tutore volontario e versare una forte cauzione. Con sorpresa di tutti, lo stesso vicario si presenta per adempiere a questo incarico e un suo amico droghiere versa la cauzione. Il 29 marzo seguente, vengono fondati i “Cavalieri di Colombo”. In una lettera indirizzata agli altri sacerdoti della diocesi, padre McGivney spiega che il suo primo obiettivo nel fondare i Cavalieri è « evitare di vedere delle persone entrare a far parte delle società segrete » ; a tal fine, offrirà loro gli stessi vantaggi, se non migliori, di esse. Il suo secondo obiettivo è quello di unire i cattolici della diocesi di Hartford, « in modo che siamo meglio in grado di aiutarci a vicenda in caso di malattia, di provvedere a sepolture decenti e di aiutare finanziariamente le famiglie dei membri deceduti ». Il sacerdote chiede agli altri sacerdoti di collaborare alla costituzione di un consiglio dei Cavalieri in ogni parrocchia.

Nel nominare i membri della nuova associazione “Cavalieri di Colombo”, padre McGivney si riferisce, in realtà, alle radici profonde dei cattolici in America. Lo Stato del Connecticut concede ai Cavalieri un riconoscimento ufficiale come associazione legale.. I primi Cavalieri eleggono padre McGivney come loro capo, ma l’umile sacerdote dichiara che spetta a un laico dirigere questa organizzazione di fedeli laici. Viene quindi eletto James T. Mullen come primo Cavaliere supremo e padre McGivney accetta l’incarico di segretario supremo, da cui si dimette, due anni dopo, per diventare cappellano supremo, ritenendo che il suo primo obbligo sia quello di servire l’Ordine come sacerdote. Un ramo femminile dei Cavalieri darà alle donne l’opportunità di collaborare a questa opera. In seguito, verrà fondato un ramo per i giovani: gli “Scudieri di Colombo”.

La protezione della fede dei cattolici, preoccupazione primaria dei Cavalieri, li porta a promuovere anche il pieno riconoscimento dei loro diritti di cittadini americani. Sperano, infatti, di indebolire le pressioni sociali esercitate su di loro perché abbandonino la loro fede. Conservare la fede non consiste semplicemente nel conoscere il catechismo, per quanto questo possa essere importante, ma anche nel mettere in pratica il grande comandamento di Gesù: amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stessi per amore di Dio. Nella parabola del buon samaritano (Lc 10,30), Gesù insegna che l’amore del prossimo deve manifestarsi nelle vie e nelle strade, andando incontro a quanti sono ai margini della società, curando le piaghe dei malati, provvedendo ai loro bisogni.. I Cavalieri raccoglieranno molte delle sfide a cui viene sottoposta la vita delle famiglie cattoliche. Le pubblicazioni dell’associazione sosterranno la dottrina cattolica nella sua integralità. Oggi, difendono fermamente la vita e si oppongono all’aborto; promuovono la famiglia rifiutando i ‘matrimoni’ tra persone dello stesso sesso. Ai suoi inizi, però, l’associazione dei Cavalieri incontra delle difficoltà: vengono loro mosse molte critiche, in particolare da parte di sacerdoti. I membri fondatori arrivano al punto di litigare tra di loro, nessuna nuova recluta si unisce a loro… Ma, nella primavera del 1883, uomini di una città vicina, Meriden, chiedono di entrare a far parte dei Cavalieri. Il gruppo di Newhaven ne risulta stimolato e il lavoro prende slancio.

Piacere a Dio più che agli uomini

Il Concilio Vaticano II sottolineerà il ruolo dei laici nella società : « Spinti dalla carità che viene da Dio, [i laici] operano il bene verso tutti e in modo speciale verso i fratelli nella fede eliminando ogni malizia e ogni inganno, le ipocrisie e le invidie, e tutte le maldicenze » (1Pt 2,1), attraendo così gli uomini a Cristo. La carità di Dio, diffusa nel nostro cuore per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rm 5,5), rende capaci i laici di esprimere realmente nella loro vita lo spirito delle Beatitudini. Seguendo Gesù povero, non si deprimono nella mancanza dei beni temporali, né si inorgogliscono nella abbondanza di essi ; imitando Gesù umile, non diventano avidi di una gloria vana, ma cercano di piacere più a Dio che agli uomini, sempre pronti a lasciare tutto per Cristo e a soffrire persecuzione per la giustizia, memori delle parole del Signore : Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Mt 16,24). Coltivando l’amicizia cristiana tra loro si offrono vicendevolmente aiuto in qualsiasi necessità » (Decreto Apostolicam actuositatem, n. 4).

Oltre al suo ministero parrocchiale, padre Michael è chiamato ad assistere un condannato a morte, James Chip Smith, un cattolico ventunenne che, in stato di ebbrezza, ha ucciso un poliziotto. Per molti mesi, va a visitarlo quotidianamente. Il cambiamento di atteggiamento del giovane è così significativo che i giornali locali ne parlano. Pochi giorni prima della sua morte, James Smith dice alla madre in lacrime: «Mamma, non piangere! Presto sarò in un luogo molto più piacevole. Immagina che io sia morto la notte della lite. Sarei morto senza essere stato in grado di prepararmi e la situazione sarebbe molto peggiore.» Il giorno dell’esecuzione, ai piedi della forca, il sacerdote legge delle preghiere che il giovane ripete dopo di lui. Questa tragica morte lo colpisce profondamente. In riconoscimento del suo aiuto, James gli lascia in eredità la pianta che è fiorita nella sua cella..

Nell’autunno del 1884, dopo sette lunghi anni di ministero nella parrocchia di Saint Mary, padre McGivney viene nominato parroco della parrocchia di Saint Thomas, a Thomaston, città dove prospera l’industria dell’orologeria. Il dolore dei parrocchiani di Newhaven è profondo: «Sembra, scriverà un giornalista, che mai un’assemblea sia stata tanto colpita dal discorso di commiato di un membro del clero quanto quella dei tanti fedeli che ieri hanno riempito la chiesa di Saint Mary.» Padre Michael riceve ben presto, in più, l’incarico della parrocchia di Terryville, un modesto borgo situato a cinque chilometri da Thomaston. Durante i sei anni trascorsi a Saint Thomas, stringe forti legami con i suoi parrocchiani, pur rimanendo cappellano supremo dei Cavalieri di Colombo. Conoscendo la rettitudine dei capi dell’Ordine, a Newhaven, veglia, dal suo nuovo presbiterio, sulla loro reputazione e pubblica articoli sui giornali locali per difenderli dalle calunnie e dai fraintendimenti, come l’assimilazione dei Cavalieri a una società segreta. Nel 1888, gli viene affiancato un vicario: il sacerdote può allora lavorare a un nuovo sviluppo dei Cavalieri. Un gruppo di uomini chiede la fondazione del primo capitolo al di fuori del Connecticut (dove ne esistono più di quaranta) a Providence, nello Stato di Rhodes Island; il sacerdote si reca più volte sul posto.

Due milioni di membri

Nel 1889, la salute di padre McGivney inizia a peggiorare ; eppure ha solo trentasette anni. Stanco, logorato dal lavoro pastorale, in dicembre contrae un’influenza che si aggrava il mese successivo in polmonite. Le cure di riposo e le visite da specialisti non procurano alcun miglioramento. La tubercolosi lo porta via la mattina del 14 agosto 1890, due giorni dopo il suo trentottesimo compleanno. I Cavalieri di Colombo contano allora seimila membri. Al suo funerale giungono delegazioni di quasi tutti i 57 consigli dei Cavalieri di Colombo. I due fratelli minori di Michael, Patrick e John, seguono il suo esempio nel sacerdozio e serviranno i Cavalieri come cappellani supremi, come anche uno dei suoi nipoti. Da allora, i Cavalieri si sono sviluppati in molti paesi. Oggi, contano due milioni di membri in tutto il mondo.

Michael McGivney è stato beatificato il 31 ottobre 2020. L’esempio e l’opera del nuovo beato ci spingono a evangelizzare il mondo, esigenza ricordata dal Concilio VaticanoII: «Le circostanze odierne richiedono assolutamente che l’apostolato dei laici sia più intenso e più esteso… [Esso] si è reso tanto più urgente, in quanto l’autonomia di molti settori della vita umana si è assai accresciuta, com’è giusto; ma talora ciò è avvenuto con un certo distacco dall’ordine etico e religioso e con grave pericolo della vita cristiana… Molte sono le occasioni che si presentano ai laici per esercitare l’apostolato dell’evangelizzazione e della santificazione. La stessa testimonianza della vita cristiana e le opere buone compiute con spirito soprannaturale hanno la forza di attirare gli uomini alla fede e a Dio… Tuttavia tale apostolato non consiste soltanto nella testimonianza della vita; il vero apostolo cerca le occasioni per annunziare Cristo con la parola sia ai non credenti per condurli alla fede, sia ai fedeli per istruirli, confermarli ed indurli a una vita più fervente; poiché l’amore di Cristo ci sospinge (2Cor 5,14)… È il Signore stesso infatti che… invita tutti i laici ad unirsi sempre più intimamente a lui, sentendo come proprio tutto ciò che è di lui… È ancora lui che li manda in ogni città e in ogni luogo…, affinché gli si offrano come cooperatori nelle varie forme e modi dell’unico apostolato della Chiesa, che deve continuamente adattarsi alle nuove necessità dei tempi, lavorando sempre generosamente nell’opera del Signore, sapendo bene che faticando nel Signore non faticano invano..» (Apostolicam actuositatem, nn. 1, 6 e 33).

Chiediamo al beato Michael McGivney di guidarci nel servizio del Signore e dei nostri fratelli..

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