Beata Maria dell'Incarnazione

21 Febbraio 2024

Beata Maria dell'Incarnazione

Carissimi Amici,

Nelle fredde solitudini del Canada francese, nel secolo di Luigi XIV, una suora raccontava un ricordo d’infanzia risalente al suo ottavo anno : « Una notte, durante il sonno, mi sembrò di trovarmi nel cortile di una scuola … Improvvisamente, il cielo si aprì e ne uscì Nostro Signore, venendo verso di me ! Quando Gesù mi si avvicinò, tesi le braccia verso di Lui per abbracciarlo… E Gesù mi abbracciò affettuosamente e mi disse : “Vuoi essere Mia ?” – Sì, gli risposi… ». Questo “sì” a Dio, chiave di tutta la sua esistenza, santa Maria dell’Incarnazione non cesserà di ripeterlo in ogni occasione, nella gioia come nell’avversità.. È stata definita “la madre della Chiesa cattolica in Canada”.

Beata Maria dell'IncarnazioneNata il 28 ottobre 1599 a Tours, figlia di Florent Guyart, mastro fornaio, e di Jeanne Michelet, Marie è la quarta di sette figli. I Guyart impartiscono ai loro figli un’educazione profondamente cristiana e una solida istruzione. Maria aiuta il padre ai suoi forni, tanto da acquisire alcuni rudimenti del mestiere e della gestione di un’impresa; frequenta anche la scuola locale.

Attratta giovanissima verso le realtà divine, Maria inventa una forma di “meditazione”: racconta a lungo al buon Dio le sue «piccole faccende». Emerge presto l’equilibrio della sua ricca natura fatta sia per le esperienze mistiche che per le realizzazioni pratiche. Intorno ai quattordici anni, Maria mostra un’attrazione per la vita religiosa. Ma, vedendola di umore allegro e simpatico, i suoi genitori la credono destinata al matrimonio: la giovane, sebbene molto pia, leggeva romanzi e non disdegnava il mondo. Nel 1617, viene chiesta in matrimonio da Claude Martin, maestro operaio della seta, che dirige un setificio. Maria, che si avvicina al suo diciottesimo compleanno, non osa resistere ai suoi genitori e si lascia impegnare in questa unione. Tuttavia, promette a Dio di consacrarsi interamente a Lui se mai dovesse diventare vedova. In ottobre, riceve dalle mani di Dio, ai piedi dell’altare, lo sposo che le è destinato.

Suo figlio e primo biografo, Dom Claude Martin, dirà di sua madre: «Considerando il marito come persona che occupava il posto di Dio, gli rendeva tutti i servizi e tutto il rispetto che le era possibile; lo amava non solo perché egli aveva belle qualità di corpo e di spirito, ma ancor più perché Dio la obbligava a questo.» Maria deve affrontare difficoltà domestiche causate da una suocera gelosa e problemi finanziari che porteranno al fallimento dell’impresa del marito: «Dio, scriverà, voleva disporre la mia anima alle sue grazie e purificarla nella tribolazione.» Prova un vivo desiderio della perfezione. Nonostante la dedizione di moglie esemplare di cui dà prova, sente quel conflitto evocato da san Paolo: Chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso (1 Cor 7,32-33).

Maria è animata da un grande zelo per far regnare nella sua casa e nel laboratorio il timore e l’amore di Dio e «per chiudere, dice il suo storico, tutti gli spiragli attraverso i quali possa penetrarvi il peccato». Con la sua carità e la delicatezza delle sue attenzioni personali, sa conquistare l’affetto dei dipendenti. Insiste discretamente perché si confessino spesso. Poiché ha talento, discrezione e facilità di espressione, ciò che dice viene compreso e accolto. Mentre agisce, la Parola di Dio rimane presente al suo spirito: «Avendo meditato i Salmi, me ne venivano in mente in ogni momento brani di cui mi servivo negli incontri… Così, occupandomi delle mie faccende, mi raccomandavo a Dio con questa aspirazione che era normale per me: In te, Signore, mi sono rifugiata, mai sarò delusa» (Sal 30,2).

A diciannove anni, nell’aprile del 1619, Maria dà alla luce un figlio, chiamato Claude come suo padre; sei mesi dopo, quest’ultimo muore, senza dubbio minato dal fallimento del suo setificio. Rimasta vedova all’età di vent’anni, Maria deve occuparsi della liquidazione dell’attività del marito. Si tratta di concludere cause legali, soddisfare clienti e debitori, prevedere il futuro. «Tutte queste croci, dirà, erano naturalmente più grandi di quelle che avrebbe potuto portare una persona della mia età e del mio sesso, delle mie capacità e della mia poca esperienza. Ma l’eccesso della bontà divina infusero nel mio spirito e nel mio cuore una forza e un coraggio che mi fecero sopportare tutto. Il mio sostegno era fondato su queste parole sante: Presso di lui sarò nella sventura (cfr. Sal 90,15)… Così, riuscivo a portare a termine tutto ciò intraprendevo.»

Una forza irresistibile

Maria si ritira a casa del padre e il suo desiderio di entrare in convento ritorna, imperioso. Ma lo stato pietoso dei suoi affari e il figlio nella culla la trattengono nel mondo. Si presentano molti pretendenti ; viene esortata a risposarsi per salvare le sue finanze. Tuttavia, dopo alcuni momenti di esitazione, decide di seguire la sua attrazione per la solitudine e fa voto di castità. Comincia a leggere libri spirituali, a conversare intimamente con Dio. Improvvisamente, il Signore fa irruzione nella sua vita. Lei stessa racconta l’esperienza mistica che produsse quella che lei chiama la sua « conversione ». Una mattina, mentre si recava alle sue occupazioni, una forza irresistibile piomba su di lei e la ferma in mezzo alla strada. In un attimo, le si aprono gli occhi della mente e tutte le sue mancanze e le sue imperfezioni le vengono mostrate con una « chiarezza più certa di qualsiasi certezza ». Nello stesso tempo, si vede immersa nel Sangue redentore del Figlio di Dio.. Si confessa al primo sacerdote che trova nella cappella dei Feuillants e ne torna così potentemente cambiata da non riconoscersi più.

Maria aspira a una vita di reclusa, ma sua sorella Claude, sposata con Paul Buisson, commerciante, la invita nel 1621 a vivere nella loro casa. Lei accetta questa offerta per garantire la sua sussistenza e quella del figlio, ma intende condurre una vita di abnegazione e d servizio.. Così, all’inizio, si pone in una situazione di «serva dei servi», assumendosi le incombenze più ingrate e faticose della casa. Alternativamente cuoca, cameriera, infermiera, si siede a tavola con una trentina di «rouliers» (manovali) per impedire loro di bestemmiare e se ne prende cura come una madre quando sono malati. Nel contempo, in quello stesso anno, le grazie mistiche la portano a un’unione più stretta con Cristo. Già legata a Dio dal voto di castità, pronuncia anche quelli di povertà e di obbedienza.

Malgrado ciò, vengono riconosciuti i suoi talenti di amministratrice; nel 1625, Paul Buisson le affida la responsabilità della sua impresa di trasporti fluviali. Ecco Maria immersa in «un sacco di beghe di affari», in conversazione con un gran numero di clienti, sulle banchine della Loira. Eppure, sperimenta «un paradiso interiore» e riceve rivelazioni ineffabili riguardanti il mistero della santa Trinità. Ha ventisette anni e suo figlio Claude, otto. Lui è un ragazzino gracile, timido, che la madre prepara dolcemente alla separazione definitiva. Assistita dai consigli di dom Raymond de Saint-Bernard, monaco folietano (cistercense), Maria Martin attende pazientemente che si chiariscano le vie di Dio. Sceglie le Orsoline, perché una voce segreta le dice che Dio la vuole lì. L’Ordine di Sant’Orsola è stato fondato nel novembre 1535 a Brescia, in Lombardia, da sant’Angela Merici (1474-1540). Le Orsoline sono arrivate in Francia nel 1608; religiose di clausura, si dedicano principalmente all’educazione delle ragazze, oltre che alla cura dei malati e dei bisognosi.

« Restituitemi mia madre ! »

L’ingresso di Maria Martin presso le Orsoline di Tours viene fissato per il 25 gennaio 1631. L’11 gennaio, suo figlio Claude, undicenne, fugge a bordo di un’imbarcazione che risale la Loira. Dopo tre giorni di angosciose ricerche, viene ritrovato a vagare nel porto di Blois. Maria lo affida alla custodia della sorella ed entra in noviziato nel giorno stabilito. Sentendo i suoi pianti e le sue grida, confiderà di aver avuto l’impressione che le venisse strappato via il cuore. Nei giorni successivi, il povero bambino dà l’assalto al monastero, riuscendo più volte ad entrare in clausura.. Un giorno, arriva con una torma di scolari che urlano contro le suore. In questo frastuono, Maria distingue la voce del figlio che grida : « Restituitemi mia madre ! »

Come ha potuto questa madre amorevole e cristiana «abbandonare» suo figlio? Umanamente, questo atto sembra inspiegabile. Eppure la decisione di Maria era stata ratificata, dopo matura riflessione, dal suo direttore spirituale e da mons. Bertrand d’Eschaux, vescovo di Tours. Il Signore Gesù ha insistito sull’esigenza della sua chiamata; leggiamo in san Luca: Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo (Lc 14,26). Il verbo «odiare» traduce qui un’espressione ebraica che significa: «mettere dietro». La chiamata a seguire Cristo «per primo» è una conseguenza del primato di Dio e del regno dei Cieli su tutti gli altri affetti, anche i più legittimi. La Chiesa, nella sua saggezza, ha posto giusti limiti a questa radicalità impedendo alle persone che hanno «cura di anime» di abbandonare le persone a loro affidate per entrare in un ordine religioso. Ma in questo caso, Maria non lasciava Claude senza sostegno: aveva provveduto a tutto il necessario per la sua educazione e il suo futuro. Claude farà studi brillanti presso i Gesuiti e, un giorno, deciderà in piena libertà di donarsi egli stesso interamente a Dio nella vita monastica.

Maria Martin, ormai suor Maria dell’Incarnazione (da non confondere con Madame Acarie, carmelitana, che portò lo stesso nome religioso), emette i suoi voti religiosi nel 1633. Ben presto sotto-maestra delle novizie e insegnante di dottrina cristiana, ha però la segreta convinzione che il monastero di Tours sia per lei solo un luogo di passaggio. A poco a poco, la sua vocazione apostolica si precisa. In sogno, Dio le fa percorrere un vasto paese «pieno di fitte nebbie». In seguito, il Signore le dice espressamente: «È il Canada che ti ho mostrato; devi andarvi a fare una casa per Gesù e Maria. Le Relazioni dei Gesuiti informano Maria sulle missioni della «Nuova Francia». Padre Poncet le fa incontrare Marie-Madeleine de La Peltrie, una ricca vedova desiderosa di dedicarsi all’evangelizzazione delle giovani amerinde. Umanamente parlando, l’impresa sembra pura follia: come immaginare deboli donne imbarcate su un oceano infestato da scogli e pirati? Molte obiezioni sorgono contro il progetto. Mons. d’Eschaux inizialmente fa orecchie da mercante, ma finisce per riconoscere la volontà di Dio in questa impresa. Dopo aver risolto mille difficoltà, Maria dell’Incarnazione, accompagnata da Madame de La Peltrie, che finanzia la fondazione, e da due Orsoline, s’imbarca il 4 maggio 1639 sul Saint-Joseph verso il Nuovo Mondo. Durante la traversata, la nave va quasi a schiantarsi contro un iceberg. Il 1° agosto, le viaggiatrici arrivano a Québec.

Una mistica nell’azione

L’insediamento della Francia in Canada era realmente iniziato solo trent’anni prima con la fondazione di Québec da parte di Champlain. Lo sviluppo era lento a causa della mancanza di coloni – nel 1640, questi erano meno di 3.000 – e dell’insicurezza. La città era circondata da fortificazioni, inizialmente in legno ; gli indiani non ostili, principalmente gli uroni, potevano entrarvi, contrariamente all’uso dei forti inglesi ; così si stabilivano contatti e scambi. Gli attacchi degli irochesi (un’altra tribù indigena della regione), spinti dagli inglesi, erano relativamente frequenti, il che costringeva i francesi a una grande prudenza.

Madre Maria dell’Incarnazione si sente presto entusiasta del fervore che constata nella giovane Chiesa del Canada. Si rallegra di partecipare alla Missione, pur riconoscendo semplicemente che la vita quotidiana è estremamente rude. Appena arrivata, conferma le sue doti di «donna d’affari». Si stabilisce alla meno peggio in una casa della città bassa, alloggio di fortuna che soprannomina il suo «Louvre». Per proteggersi dal freddo, bisogna dormire in cassoni rivestiti di sargia. Nel 1642, ci si trasferisce in un bel monastero in pietra di tre piani, lungo 30 metri e largo 9: una meraviglia per il paese. Ma nella notte del 31 dicembre 1650, un incendio distrugge questa dimora, frutto di immensi sacrifici. Senza scoraggiarsi, la fondatrice ricomincia allora a costruire. Ci riuscirà, facendo affidamento sul soccorso divino, a forza di energia, d’ingegnosità e di elemosine raccolte. Maria dell’Incarnazione è veramente una «mistica dell’azione». Coltiva un orto, gestisce una fattoria, fa scavare pozzi. Governatori, intendenti e notabili della colonia la consultano riguardo agli affari temporali. Mette i suoi talenti di imprenditrice al servizio delle anime. I Gesuiti sono i suoi direttori di coscienza; li accompagna con il desiderio fin nelle loro spedizioni presso gli indiani, durante le quali otto di loro, quasi tutti conosciuti personalmente dalle Orsoline, moriranno martiri tra il 1642 e il 1649; sono stati canonizzati nel 1930.

Le Orsoline sono venute in Canada principalmente per l’educazione delle ragazze. Fin dal giorno dopo il loro arrivo a Québec, accolgono tutte le giovani francesi per istruirle nella devozione e nei buoni costumi. Le Orsoline accolgono inizialmente da diciotto a venti pensionanti a pagamento. Negli anni, il numero va aumentando e il compito si fa gravoso. «Se non ci fossero delle Orsoline, scrive madre Maria, le giovani sarebbero in continuo pericolo per la loro salvezza»: abbandonate a se stesse nel duro mondo dei coloni, rischiavano di pervertirsi. Prima di morire, la fondatrice avrà la consolazione di donare l’abito religioso a diverse donne di origine canadese venute a proseguire l’opera.

Ma Maria dell’Incarnazione riserva sempre il meglio di sé per le piccole amerinde. Le accoglie a braccia aperte, s’ingegna per comprenderle, catechizzarle, renderle felici. A tutte le suore, raccomanda «i saluti e le paroline affettuose» per le allieve indigene. Spesso, le chiama le «delizie» del suo cuore e «le gemme più belle» della sua corona. Tuttavia, ammette che è «quasi impossibile» far loro adottare la cultura e lo stile di vita francesi; non si passa in pochi mesi dalla vita selvaggia dei bambini dei boschi ai modi raffinati del Grand Siècle.

« Coraggio, sante figlie ! »

Intenso è anche l’apostolato di madre Maria presso gli amerindi adulti. Ella ammira la fede semplice di questi neofiti ; assistere al loro Battesimo nella cappella delle Orsoline è una delle sue più grandi gioie. A più di quarant’anni, con l’aiuto dei Gesuiti, inizia a studiare le lingue indiane e le imparerà a tal punto da scrivere un dizionario francese-algonchino, nonché un dizionario e un catechismo irochesi. Dopo l’incendio del 1650, gli uroni temono di perdere Maria dell’Incarnazione e le sue compagne. Il capo Taiearonk rivolge loro queste parole commoventi : « Coraggio, sante figlie, non lasciatevi vincere dall’amore per i vostri genitori e dimostrate oggi che l’affetto che avete per i poveri selvaggi è una carità celeste più forte dei vincoli della natura ! »

Tuttavia, la speranza di una fusione armoniosa tra i popoli del Canada non si concretizza. Gli indiani, in generale, non hanno inclinazione per la vita sedentaria né per l’agricoltura. Sono vulnerabili alle bevande alcoliche che coloni senza scrupoli offrono loro in cambio di pellicce; i missionari sono costretti ad allontanarli dai centri della popolazione europea, diventati per loro uno scandalo. Questa situazione affligge molto Maria dell’Incarnazione, che si chiede con angoscia se non sarà necessario ritornare in Francia: gli irochesi saccheggiano le fattorie della missione orsolina, uccidono i suoi domestici e molti dei suoi migliori amici. Nel 1660, il suo monastero viene preso d’assedio. Alla fine, nel 1666, il governatore Daniel de Courcelles stabilirà la pace con gli irochesi.

Nel 1659, è arrivato a Québec mons. François de Montmorency-Laval, vicario apostolico poi primo vescovo di Québec (canonizzato nel 2014). Nel 1660, il prelato visita le Orsoline e dichiara di voler apportare modifiche significative alle costituzioni del 1647, malgrado fossero state redatte con prudenza da madre Maria, aiutata dal padre gesuita Jérôme Lalemant. Forte della sua esperienza ventennale in Canada, la fondatrice ritiene che le modifiche proposte nuocerebbero al bene sia spirituale che temporale della Congregazione. Scrive quindi al vescovo, che le ha proposto di prendere un tempo di riflessione: «La questione è già tutta pensata e la risoluzione tutta presa: non accetteremo, se non agli estremi dell’obbedienza..» Mons. de Laval alla fine lascerà intatte le costituzioni del 1647, ad eccezione di cinque articoli che trattavano punti secondari. I santi possono avere opinioni divergenti su questioni pratiche, senza che la loro carità vicendevole ne risenta.

« Faccio in spirito il giro del mondo »

Nel maggio 1653, Maria dell’Incarnazione si è offerta interiormente in olocausto a Dio per il bene spirituale di tutti gli abitanti del Canada. In questa occasione, ha composto questa preghiera in cui si manifesta l’intensità del suo slancio missionario : « È attraverso il Cuore del mio Gesù, mia via, mia verità e mia vita, che mi avvicino a voi, o Padre eterno. Per mezzo di questo Cuore divino, vi adoro per tutti quelli che non vi adorano ; vi amo per tutti quelli che non vi amano ; vi adoro per tutti i ciechi volontari che, per disprezzo, non vi conoscono.. Voglio, attraverso questo Cuore divino, dare soddisfazione per tutti i mortali. Faccio in spirito il giro del mondo per cercarvi tutte le anime redente dal Sangue preziosissimo del mio Sposo divino, per soddisfarvi per mezzo di questo Cuore divino ; le abbraccio per presentarvele attraverso di lui, e per suo tramite vi chiedo la loro conversione… Su questo Cuore adorabile, vi presento tutti gli operai del Vangelo perché voi li ricolmiate del vostro Spirito Santo… Vi presento tutte queste anime, fate che siano una cosa solo con voi. »

Madre Maria ha lavorato molto. Penitenze prolungate, malattie mal curate l’hanno sfinita. Non riesce più a stare in ginocchio, la vista le diminuisce, ogni cibo la disgusta. Eppure, esulta al pensiero che presto potrà vedere Dio faccia a faccia. Prima di morire, rivede le grazie della sua vita: Dio l’ha colmata di favori mistici, l’opera delle Orsoline è molto ben avviata e le notizie del figlio Claude le danno gioia: entrato nella congregazione benedettina di Saint-Maur nel 1641, è stato promosso all’incarico di priore nel 1652, poi, nel 1668, di assistente del superiore generale.. In punto di morte, Maria dell’Incarnazione fa trasmettere al figlio, che non ha rivisto da quarant’anni, un messaggio di tenerezza: «Ditegli che lo porto con me nel mio cuore». Maria dell’Incarnazione si è spenta il 30 aprile 1672, all’età di settantadue anni, di cui quarantatré trascorsi in Canada. È stata proclamata santa il 3 aprile 2014 da papa Francesco, attraverso il processo di canonizzazione equipollente (fondato sulla reputazione di santità costante, con dispensa di constatazione di miracolo). Viene festeggiata il 30 aprile.

In una “Esclamazione”, l’Orsolina nomina Dio così come lo sperimenta: «No, Amor mio, voi non siete fuoco, non siete acqua, non siete quello che diciamo. Voi siete quello che siete nella vostra eternità gloriosa. Voi siete: questa è la vostra essenza e il vostro nome. Voi siete vita, vita divina, vita vivente, vita unificante. Siete tutto beatitudine. Siete unità adorabilissima, ineffabile, incomprensibile. In una parola siete Amore, e mio Amore».

In Santa Maria dell’Incarnazione, la donna cristiana si è realizzata pienamente e con un notevole equilibrio, nei suoi diversi stati di vita: sposa, madre, vedova, imprenditrice, suora, mistica, missionaria, e questo sempre nella fedeltà a Cristo, sempre in stretta unione con Dio. Forte della sua esperienza, ha scritto: «Dio non abbandona mai coloro che lo trattano da amico e lo preferiscono a ogni cosa e a se stessi.» Noi possiamo invocarlo per ottenere, per sua intercessione, la grazia di fare ogni cosa in Dio, con Dio e per Dio.

Santa Narcisa de Jesus

San Bernardo

John Bradburne

Venerabile Chiara di Soria