2 Ottobre 2023
Beata Anna Maria Taïgi
Carissimi Amici,
Quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti (1Cor 1,27). Nel 1863, la Santa Sede giustificava così l’apertura della causa di beatificazione di una madre di famiglia : « Quando Dio vuole mostrare la sua potenza e la sua sapienza, usa di solito ciò che, agli occhi del mondo, è debolezza e follia, per vanificare le imprese degli empi e arginare gli impeti dell’inferno… Ai nostri giorni…, ha opposto una donna semplice ai flutti dell’empietà che dilagavano da tutte le parti. Ha utilizzato per quest’opera Anna Maria Taigi, nata da genitori onesti ma poveri, sposata con un uomo del popolo, incaricata della cura di una famiglia e che trovava di che nutrire sé e i suoi solo nel lavoro delle proprie mani. Fu scelta da Dio per attirare a Lui le anime, per essere vittima di espiazione e ostacolo alle trame degli empi e per allontanare le sciagure con le sue preghiere. » In quel XIX secolo, in effetti, osserva Louis Veuillot, celebre giornalista francese, « si diceva che il regno dei Papi fosse finito, che la legge di Cristo e Cristo stesso fossero venuti meno, che la scienza avrebbe ben presto relegato tra i fantasmi questo preteso Figlio di Dio, che Egli non avrebbe più compiuto miracoli. Allora Dio ha suscitato Anna Maria Taigi che guariva i malati… Le ha dato la conoscenza del passato, del presente e del futuro… Era la risposta di Dio ! »
Nata a Siena, in Toscana, il 29 maggio 1769, Anna Maria è l’unica figlia di Luigi Gianetti, un modesto farmacista, e di sua moglie Maria. Viene battezzata l’indomani della sua nascita. Sei anni dopo, rovesci di fortuna costringono il padre a lasciare la sua bottega, a vendere tutti i suoi beni per onorare i suoi creditori e a farsi assumere come domestico. Anche la moglie deve trovare un impiego. Ben presto, il lavoro e il tenore di vita modesto dei Gianetti permettono loro di stabilirsi dignitosamente a Roma. Anna Maria passa appena due anni a scuola dove impara la lettura e il catechismo. Può così fare la sua prima Comunione e ricevere la Cresima. I suoi genitori la accompagnano a Messa quasi ogni giorno. All’età di tredici anni, entra nel mondo del lavoro, come operaia. Pia e laboriosa, si mostra tuttavia civettuola e prende gusto ad agghindarsi. Ben presto passa al servizio domestico, come i suoi genitori. Lì, sperimenta i pericoli che comporta una situazione di troppa libertà e le insidie che il mondo può tendere alle anime ignare. Incontra Domenico Taigi, che ha otto anni più di lei e che lavora come servitore nel palazzo del principe Chigi. Discernendo in lei una solida virtù, questi le propone di sposarlo ; Anna Maria consulta Dio nella preghiera, poi accetta. Il matrimonio viene celebrato nel gennaio 1789. La giovane sposa si adatta al carattere difficile di Domenico, che è un uomo onesto ma molto irascibile.
Ben presto Domenico viene promosso maggiordomo, con alloggio nel palazzo dei suoi padroni. Un giorno, mentre si reca alla basilica di San Pietro, agghindata come al solito, Anna Maria si trova accanto a un prete, padre Angelo, dell’Ordine dei Servi di Maria. Questi riceve allora dal Signore un’ispirazione interiore: «Ti affiderò questa donna: tu lavorerai alla sua conversione ed ella si santificherà perché l’ho scelta…» Dal canto suo, dopo aver condotto una vita divisa tra l’amore di Dio e l’amore del mondo, la giovane si sente chiamata ad armonizzare meglio la sua vita con la sua fede. La nascita dei suoi primi figli la stimola nella vita spirituale, perché ormai è madre. Va a confessarsi da padre Angelo, che, in un primo momento, non la riconosce. Poco dopo, lei ritorna al confessionale e lo stesso Padre l’accoglie paternamente: «Finalmente siete venuta!» A partire da quel giorno, la vita di Anna Maria si trasforma radicalmente. Le cure della casa e le opere di carità diventano le sue occupazioni quotidiane.
Alla fine del 1790, in preghiera davanti a un crocifisso, ella sente Gesù Cristo chiederle: «Che cosa desideri? Seguire Gesù nella sua nudità, spogliato di tutto? Oppure seguirlo nel suo trionfo e nella sua gloria? Qual è la tua scelta? – Abbraccio la Croce del mio Gesù, risponde lei; la porterò come Lui nel dolore e nell’ignominia. Quanto al trionfo e alla gloria, desidero riceverli dalle sue mani nell’aldilà.» Anna Maria si offre così generosamente di unirsi, come vittima espiatrice, alla redenzione operata dal Signore. Confida a padre Angelo il suo desiderio di una forma di vita religiosa compatibile con il suo stato di donna sposata. Egli le suggerisce di aderire a un Terz’Ordine. Con il consenso del marito, viene accolta nel Terz’Ordine dei Trinitari. L’Ordine dei Trinitari è stato fondato nel XIII secolo da san Giovanni de Matha e da san Felice di Valois, per riscattare i cristiani caduti nelle mani dei musulmani e ridotti in schiavitù; la missione di questi religiosi, materialmente e spiritualmente difficile, è sostenuta da laici devoti, che ne condividono le grazie e i meriti. «Mia moglie, ricorderà Domenico dopo la morte di Anna Maria, mi chiese il permesso di diventare terziaria dell’Ordine della Santissima Trinità e io glielo concessi a condizione, però, che fosse fedele al suo ruolo di moglie e di madre di famiglia. Queste furono le mie condizioni; lei le ha sempre osservate con pronta obbedienza ed esattezza.»
« Questo è uno specchio… »
Ma Anna Maria riceve anche un’altra missione : viene scelta da Dio per testimoniare con forza invincibile l’esistenza del soprannaturale. Per questo, le viene concesso un dono del tutto eccezionale : la visione permanente di un globo o “sole” luminoso nel quale può vedere ogni genere di cosa, naturale e soprannaturale. Questo fenomeno durerà quarantasette anni, fino alla sua morte. « Questo è uno specchio, le dice il Signore, che ti mostro perché tu sappia il bene e il male che si fanno. » Questo sole, lungi dal disturbare la sua vista naturale carente, la rafforza. Lo vede davanti a sé a circa un metro di distanza, un po’ in alto. Ha le dimensioni del sole che vediamo ed è circondato da raggi. Al di sopra c’è una corona di spine. Ai due lati, due spine molto lunghe scendono fino al di sotto del disco, dove si intersecano. Al centro del disco sta una donna seduta che rappresenta, sembra, la Sapienza divina. Alla luce di questo sole, Anna Maria vede tutti i misteri della fede e della vita di Cristo, lo stato delle coscienze, i pensieri più segreti degli uomini, la sorte dei defunti, la situazione delle diverse nazioni, le rivoluzioni, le guerre, gli intenti dei governi, le macchinazioni delle società segrete, le trappole dei demoni, i peccati… La vista di questo sole è sempre a sua disposizione e lei se ne serve solo per la gloria di Dio, quando la carità o l’obbedienza glielo richiedono.
Migliaia di fatti testimoniano la realtà di questo fenomeno, che non può essere attribuito al demonio: l’umiltà e l’obbedienza di Anna Maria, poi le innumerevoli conversioni ottenute per effetto dei lumi provenienti da questo sole, dimostrano a sufficienza l’origine divina del dono. Lei stessa ne trae il massimo beneficio spirituale perché, vedendo le sue minime mancanze e i suoi difetti, si umilia molto profondamente. È portata a pregare e fare penitenza per la salvezza dei peccatori di cui vede i disordini. Riguardo ai misteri della fede, «dava risposte di una precisione e correttezza teologica che sorprendevano i più colti», affermerà il suo confessore. Questo favore attira presso di lei una folla di visitatori, poveri, principi, sacerdoti, vescovi, il Papa stesso, che vengono a chiederle consiglio. Semplice e umile, desiderosa di restare ignorata, lei risponde con molta semplicità, rifugge dalle lodi, rifiuta sempre il più piccolo regalo, per sé o per la sua famiglia. Tuttavia, il continuo andirivieni nella casa dei Taigi serve come pretesto per le congetture più fantasiose o malevole.
Forti lotte interiori
Il Signore le fa il dono della preghiera continua, che è come il respiro della sua anima. Ma più riceve i doni di Dio, più Anna Maria desidera ricambiarlo. Il suo confessore si vede costretto a moderarla nelle sue penitenze. Lei si sforza di nascondere alla sua famiglia le proprie mortificazioni riguardo al cibo. Ma a volte suo marito se ne rende conto e la riprende ; per obbedienza, lei si nutre allora un po’ di più. Tutta la sua vita è però segnata dalla penitenza. Di notte, veglia per pregare, concedendosi il minor sonno possibile. Alla mortificazione esteriore, Anna Maria aggiunge quella dei sentimenti. Uno dei Padri trinitari affermerà che ella « aveva fatto un patto con la sua volontà di non darsi alcuna soddisfazione naturale » per lasciare tutto il posto al Signore. Nonostante il suo temperamento vivace e sensibile, s’impegna, non senza forti lotte interiori, nel mostrarsi molto amichevole con le persone per le quali prova antipatia o che l’hanno ferita. Questa lotta la fa entrare in una pace profonda che si riflette sul suo volto e nella gentilezza delle sue parole. Ella ne risente tuttavia profonde sofferenze, che offre a Dio in riparazione dei suoi peccati e di quelli del mondo.
Tuttavia, il grande cambiamento nella sua vita che, da mondana, è diventata austera, fa soffrire il marito, che non ha ricevuto le stesse grazie; questi però finisce con l’accettare l’evoluzione della moglie. Lei, che avrebbe potuto avvalersi dei favori divini, continua a condurre la sua vita di madre di famiglia con grande semplicità. Anna Maria fa della sua casa un santuario di pace e di gioia per i suoi sette figli, tre dei quali muoiono in tenera età. Li alleva con premurosa carità, li catechizza, insegna loro i rudimenti della lettura e della scrittura. Soprattutto, prega molto per loro. Dopo due anni di scuola, i ragazzi vengono inseriti presso artigiani: uno diventa cappellaio e l’altro barbiere. Ma le ragazze rimangono a casa e la madre le protegge dalle tentazioni della frivolezza. Anna Maria tiene sempre occupati i suoi figli. Dopo cena, la famiglia recita il rosario e viene letta una breve vita del santo del giorno. La domenica, visitano i malati in ospedale, cosa che lei stessa fa spesso nei giorni feriali. La sua tenerezza materna non le impedisce di applicare fermamente le punizioni meritate. «Quando qualcuno era preso da un’emozione, affermerà tuttavia Domenico, lei non diceva nulla, per aspettare che ci si fosse calmati. Poi faceva dolcemente riflettere…» Nel periodo dell’invasione di Roma da parte degli eserciti della Repubblica francese, nel 1798, i genitori di Anna Maria vengono a condividere la vita della sua casa. Le difficoltà della vita li hanno inaspriti; la madre di Anna Maria attacca spesso lite con il genero e le scene di collera si ripetono. La giovane donna le placa come meglio può. Dopo la morte della madre, Anna Maria tiene il padre a casa, anche se le occasioni di litigio non sono scomparse. Alla fine della sua vita, quando il vecchio verrà colpito dalla lebbra, sua figlia lo curerà con tenerezza e lo aiuterà a morire cristianamente.
Solo una volta alla settimana
Di primo mattino, Anna Maria va a Messa, a meno che un membro della famiglia sia malato, perché allora si priva della Messa per occuparsene meglio… Ha una stima molto alta dei sacramenti e raccomanda soprattutto la confessione frequente. Vorrebbe avervi ricorso ogni giorno, ma il suo confessore le impone di accontentarsi di una volta alla settimana. La autorizza però a fare la Comunione tutti i giorni, pratica rara all’epoca. Non appena si inginocchia davanti al tabernacolo, Anna Maria diventa assolutamente immobile e nulla può distoglierla, tranne l’obbedienza. A volte, durante la Comunione, l’Ostia sfugge alle dita del sacerdote e viene a posarsi sulle sue labbra.
I sette sacramenti, istituiti da Nostro Signore Gesù Cristo, «sono ordinati alla santificazione degli uomini, all’edificazione del Corpo di Cristo e, infine, a rendere culto a Dio; in quanto segni, hanno poi anche la funzione di istruire. Non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono… Sono efficaci perché in essi agisce Cristo stesso: è lui che battezza, è lui che opera nei suoi sacramenti per comunicare la grazia che il sacramento significa… La Chiesa afferma che per i credenti i sacramenti della Nuova Alleanza sono necessari alla salvezza… Il frutto della vita sacramentale è che lo Spirito di adozione deifica i fedeli unendoli vitalmente al Figlio unico, il Salvatore» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1123, 1127, 1129).
Anna Maria venera in modo molto particolare la Santa Vergine, che le concede grazie notevoli e talvolta le appare. La Croce è onorata nella sua casa; ne porta una piccola al collo, come costante richiamo all’amore di Dio e come esortazione al sacrificio e alla penitenza: «Amore per amore!» La chiara visione che le dà il globo luminoso è fonte di molte sofferenze. Inoltre, varie malattie le causano dolori strani e inspiegabili. Nostro Signore le aveva annunciato un giorno: «Ti ho scelta per metterti nel rango dei martiri… La tua vita, per il sostegno della fede, sarà un lungo martirio.» E ancora: «Voglio farti sentire la mia dolcezza e quanto mi sono graditi coloro che mi amano. Ti destino a convertire le anime e a consolare persone di ogni rango e condizione… Dovrai lottare contro anime false e perfide, puoi aspettarti di essere derisa, insultata, disprezzata, sopraffatta dagli insulti, sopporterai tutto per mio amore.» Attacchi violenti del demonio le causano anche tentazioni a volte molto sottili, contro questo o quel dogma della Chiesa, in particolare la vita eterna e l’esistenza dell’inferno. In questi combattimenti, Anna Maria ricorre all’umiltà, alla preghiera, ai nomi di Gesù e di Maria. Consapevole della sua debolezza, prega il Signore di tenerla saldamente nella sua grazia, per timore di tradirlo. Il suo intenso amore per Dio suscita in lei un grande orrore del peccato e la rivolge incessantemente verso i misteri della vita di Cristo e della Santissima Trinità.
L’unico futuro
Lei sa, infatti, che la via che conduce al Cielo è quella della fedeltà nell’osservare i Comandamenti di Dio. « Al cuore della nostra religione, ricordava papa san Giovanni Paolo II, si trova il mistero dell’obbedienza che rende liberi, che trova il suo compimento nell’obbedienza perfetta di Cristo nell’Incarnazione e sulla Croce. Anche noi saremo veramente liberi se impareremo a obbedire come ha fatto Gesù. I dieci Comandamenti non sono l’imposizione arbitraria di un Signore tirannico. Essi sono stati scritti nella pietra, ma innanzitutto furono iscritti nel cuore dell’uomo come Legge morale universale, valida in ogni tempo e in ogni luogo. Oggi come sempre, le dieci Parole della legge forniscono l’unica base autentica per la vita degli individui, delle società e delle nazioni ; oggi come sempre, esse sono l’unico futuro della famiglia umana. Salvano l’uomo dalla forza distruttiva dell’egoismo, dell’odio e della menzogna. Evidenziano tutte le false divinità che lo riducono in schiavitù : l’amore di sé sino all’esclusione di Dio, l’avidità di potere e di piacere che sovverte l’ordine della giustizia e degrada la nostra dignità umana e quella del nostro prossimo. Se ci allontaneremo da questi falsi idoli e seguiremo il Dio che rende libero il suo popolo e resta sempre con lui, allora emergeremo come Mosè, dopo quaranta giorni sulla montagna, risplendenti di gloria, accesi della Luce di Dio ! (Omelia al Monte Sinai, 26 febbraio 2000).
Pur diffondendo serenità e luce intorno a sé, Anna Maria attraversa per vent’anni la prova della notte oscura, ma continua comunque a dirigere la sua casa come se niente fosse. «Le consolazioni celesti, affermerà un testimone, scomparvero come un lampo e lasciarono l’aridità, il dolore e la fatica… Il cielo era per lei come di bronzo… Dio, però, non le tolse le luci soprannaturali di cui era gratificata, ma queste luci non erano di alcun sollievo alla terribile desolazione interiore che la opprimeva…» Quindi, testimonierà il suo confessore, «le tribolazioni che la angustiavano non poterono mai spegnere il fuoco che ardeva nel suo cuore».
La tentazione fa parte della vita del cristiano, ma non è il peccato. Si commette peccato quando la volontà acconsente al cattivo pensiero. Gli atti di amore verso Gesù Cristo e il ricorso alla Vergine Maria, in particolare attraverso le brevi preghiere chiamate “giaculatorie”, aiutano molto a scacciare le tentazioni, per esempio: «Gesù, confido in Te!»
La carità di Anna Maria Taigi si estende alle anime del Purgatorio: «Abbiate una grande devozione per le anime del Purgatorio, ripete, specialmente le anime dei sacerdoti! Fate dire Messe per loro, quando potete. Prendete l’abitudine di pregare per loro ogni giorno… questa devozione preserverà da tante disgrazie voi così come tutta la vostra famiglia.» Molte di queste anime, una volta liberate, vengono a ringraziarla… Anna Maria conosce per rivelazione il destino di molti defunti. Un giorno vede un ecclesiastico, molto stimato per la sua attività e il suo zelo, crudelmente tormentato in Purgatorio, perché, invece della gloria di Dio, aveva cercato soprattutto la propria reputazione. Un’altra volta, invece, vede salire direttamente in Cielo l’anima di un umile frate cappuccino, il santo frate Felice da Montefiascone.
Gli effetti della Rivoluzione francese si fanno sentire fino a Roma e non mancano di influenzare il clero; Anna Maria ne soffre molto. È a conoscenza delle numerosi macchinazioni delle società segrete contro la Chiesa e riesce a sventarne molte con le sue preghiere… Vede il rapimento di Papa Pio VI da parte del Direttorio, la sua lunga agonia e la sua morte per sfinimento a Valence (Francia), nel 1799. Annuncia l’elezione, poi il ritorno trionfale a Roma, di PioVII allora deportato da Napoleone. Nel 1823, Leone XII, suo successore, viene colpito da una grave malattia. Mons. Vincenzo Strambi, religioso passionista e consigliere del Papa, offre la sua vita per la guarigione del Santo Padre. Anna Maria lo fa avvisare che la sua offerta è accettata e che morirà al posto del Papa, cosa che in effetti accade. Ella predice ancora l’elezione di Gregorio XVI (1831), poi quella di Pio IX (1846). Anna Maria vede anche, nel suo sole, il corso della vita di Napoleone Bonaparte fino alla sua morte nel 1821… A suo riguardo, prega e s’immola «affinché le armi degli empi siano spezzate e la loro potenza dispersa».
Rispettoso, umile, franco e semplice
«Chi serve Dio, afferma Anna Maria, deve essere rispettoso e umile, ma anche franco e semplice nello stesso tempo ». Lei stessa non si discosta mai da una grande franchezza. Grazie a lei, dei malati, avvertiti della loro prossima fine, muoiono santamente. Ella ottiene, a prezzo di grandi sofferenze personali, certe conversioni dell’ultimo momento. Eccelle nel consolare coloro che soffrono di dolori morali e nel soccorrere i bisognosi, con i propri mezzi o attraverso le sue conoscenze, anche a costo di mendicare a loro favore. Con l’età, le sue dita sono diventate doloranti. Continua tuttavia a cucire perché i suoi siano vestiti in modo decoroso e per garantire alla famiglia il pane quotidiano. Alla fine dell’ottobre 1836, è sopraffatta dalla malattia. In un ultimo colloquio con il marito, poi con i figli, raccomanda loro di continuare a recitare il rosario in famiglia. Dopo una lunga, dolorosa ma serena agonia, rende l’anima in un grido di felicità e di liberazione, il 9 giugno 1837, all’età di 68 anni. Durante il processo di beatificazione della moglie, Domenico, di 92 anni, testimonierà con grande fervore ; verranno ascoltate anche le sue due figlie. Papa Benedetto XV ha proclamato beata Anna Maria Taigi il 30 maggio 1920.
Alla fine della sua vita, di fronte allo scetticismo religioso degli allora trionfanti seguaci di Voltaire, Anna Maria Taigi ha osato pronunciare queste parole inaudite: «Non solo credo nel Dio della rivelazione cristiana, ma l’ho visto! L’ho visto, tutti i giorni, per mezzo secolo!» Che noi, incoraggiati da parole così forti, possiamo vivere in un’intensa fede nel Dio Trinità e conformare il nostro comportamento agli insegnamenti del Vangelo di Gesù Cristo!












