17 Gennaio 2024
San Bernardo
Carissimi Amici,
«La ripartizione è ineguale: voi scegliete il Cielo e mi lasciate la terra!» esclama Nivardo, il più giovane della famiglia, ai suoi fratelli che, guidati dal futuro san Bernardo di Chiaravalle, partono, nel 1112, per l’abbazia di Cîteaux. Gli hanno spiegato: «Entriamo in monastero… Un giorno, tu erediterai il titolo e tutti i beni della famiglia!» Qualche anno anni dopo, però, anche Nivardo si farà monaco. Si unirà al fratello Bernardo, che diventerà una luce per la Chiesa. Papa Pio XII dirà di quest’ultimo che il suo stile di scrittura, «vivace, fiorito, abbondante e sentenzioso, è così dolce e soave da attirare l’animo del lettore, dilettarlo, elevarlo alle cose di lassù; da eccitare, alimentare, dirigere la pietà; da indurre infine l’animo a perseguire quei beni che non sono caduchi e passeggeri, ma veri, certi, eterni.» (enciclica Doctor mellifluus, 24 maggio 1953, n°7).
Nato nel 1090, nel castello di Fontaine-les-Dijon, in una nobile famiglia della Borgogna, Bernardo è il terzo di sette figli, sei maschi e una femmina. Suo padre, Tescelin, signore di Fontaine, è vassallo del duca di Borgogna; sua madre, la beata Aleth de Montbard, è imparentata con i duchi di Borgogna. Intorno al 1100, Bernardo viene inviato alla scuola canonicale di Saint-Vorles a Châtillon-sur-Seine, dove acquisisce una buona conoscenza della Bibbia, dei Padri della Chiesa e di vari autori latini: Orazio, Cicerone, Virgilio, Seneca…
Una riforma difficile
All’età di circa sedici anni, Bernardo è profondamente addolorato dalla morte della madre. Conduce allora una vita mondana, ma ben presto percepisce la chiamata alla vita religiosa. A ventidue anni, decide di unirsi alla giovane comunità dell’abbazia di Cîteaux, 30 km a sud di Digione. Questo monastero era stato fondato nel 1098 da san Roberto e da alcuni compagni provenienti dell’abbazia di Molesme. Il loro progetto era quello di ritornare alla lettera della Regola di san Benedetto insistendo sull’equilibrio di vita proprio di questa Regola : povertà, lavoro manuale e vita comune. Poco tempo dopo, san Roberto è dovuto tornare a Molesme e la morte ha portato via il suo successore, sant’Alberico. Santo Stefano Harding, terzo abate, governa Cîteaux dal gennaio 1108, senza che sia stata accolta nessuna vocazione. Quando vi si presenta, nel 1112, Bernardo è accompagnato da una trentina di giovani nobili, tra cui tre dei suoi fratelli.
Nonostante la nobiltà delle sue origini, Bernardo partecipa a tutte le attività dei monaci, anche le più manuali, ma la sua inesperienza e la sua salute a volte rappresentano un ostacolo. Si dedica anche allo studio della Sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa. Nel 1114, pronuncia i voti monastici. A partire dal suo arrivo, a Cîteaux sono affluite le vocazioni. Dal 1113, l’abbazia ha potuto creare una fondazione a La Ferté, poi a Pontigny nel 1114. Nel 1115, Stefano Harding invia Bernardo, a capo di un gruppo di dodici monaci, a fondare nella provincia della Champagne un nuovo monastero, che si chiamerà «clara vallis» (chiara valle), nome che diventerà Clairvaux (Chiaravalle). Bernardo, che il vescovo di Chalons, Guglielmo di Champeaux, ben presto ordina sacerdote, ne sarà l’abate fino alla morte. Nello stesso anno, Cîteaux sciama anche a Morimond.
Gli inizi di Chiaravalle non sono semplici: da un lato, la disciplina imposta dal giovane abate è molto austera, perché egli persegue un ideale ascetico che non è alla portata di tutti; a poco a poco Bernardo prenderà la giusta misura dei suoi limiti e di quelli dei suoi confratelli. Dall’altro, le risorse della comunità sono insufficienti. I monaci mangiano pane nero e zuppa di foglie di faggio. Un giorno, Bernardo chiede al fratello Gerardo, che svolge l’incarico di economo, quale sia la somma di denaro necessaria per i bisogni della comunità. «Dodici livres», risponde quest’ultimo; però loro non hanno nulla… Su invito dell’abate, tutti si mettono in preghiera. Poco dopo, si presenta una donna: «Vorrei, chiede, che voi pregaste per mio marito che è morente; ecco dodici livres.» Quando lei torna a casa, il marito è guarito. L’abate, che farà molti altri miracoli, è ben presto noto come taumaturgo e molti vengono a trovarlo.
Bernardo attira tutta la sua famiglia: suo padre, Tescellino, e gli altri due fratelli si faranno monaci a Chiaravalle. Un giorno, sua sorella, Umbelina, gli fa visita, con tutto il suo sfarzo di giovane nobildonna accompagnata dal suo seguito; l’abate rifiuta di vederla, adducendo il pretesto di non conoscerla. Questo affronto spinge Umbelina a riflettere: cambia vita, poi entra nel priorato delle Benedettine di Jully-les-Nonnains.
Nel 1119, Bernardo partecipa al primo capitolo generale dei Cistercensi, che dà all’Ordine la sua forma definitiva adottando la «Carta di Carità» redatta da santo Stefano Harding. Questo documento definisce l’organizzazione interna dei Cistercensi, al fine di suggellare l’unità tra le abbazie. Bernardo fonderà fino a settantadue monasteri in tutta Europa. Nel 1153, alla sua morte, saranno nate da Chiaravalle centosessanta abbazie, vivai di santi…
L’austerità cistercense
Fin dagli inizi del suo abbaziato, Bernardo redige trattati, opuscoli, omelie, costellati di citazioni dalla Scrittura. Studia con predilezione il Cantico dei Cantici e le opere di sant’Agostino. Per questo alcuni hanno visto in lui l’ultimo Padre della Chiesa. All’austerità cistercense, Bernardo aggiunge la preoccupazione di evitare tutto ciò che può sembrare una distrazione per lo spirito. I monaci di Cluny sostenevano la bellezza come incoraggiamento alla preghiera. Usavano ricchi arredi liturgici, belle sculture e splendenti vetrate, una vera e propria catechesi per immagini, nelle loro vaste chiese. Nella sua Apologia a Guglielmo di Saint-Thierry (1123-1125 circa), Bernardo difende energicamente la riforma cistercense contro i Cluniacensi. Ritiene che le ricche decorazioni siano tali da distrarre la mente del monaco dalla meditazione sulle realtà divine. Pietro il Venerabile, abate di Cluny, reagirà con forza alle critiche di Bernardo per giustificare la pratica di Cluny, denunciando l’orgoglio dei nuovi monaci. Nonostante le loro controversie, i due uomini diventano amici…
I modi di vedere di Bernardo e di Pietro il Venerabile erano divergenti, ma, come afferma Nostro Signore, nella casa del Padre mio vi sono molte dimore (Gv 14,2). Il Vangelo riferisce che una donna versò sul capo di Gesù un profumo molto prezioso e che i discepoli ne furono sdegnati (Mt 26,7ss). Commentando questo episodio, san Giovanni Paolo II faceva notare che, come questa donna, la Chiesa non ha mai temuto di essere magnifica nel culto del suo Signore e non ha mai considerato come uno spreco la nobiltà e la bellezza degli oggetti o delle vesti liturgiche (cfr. Cardinale Robert Sarah, Catechismo della Vita Spirituale, p…83).
La sollecitudine di Bernardo per la santificazione del clero e dei fedeli lo spinge a scrivere numerose lettere, in particolare ai vescovi, per incoraggiarli a una riforma della disciplina. Egli stesso, fin dal suo noviziato, conduce una vita segnata dalla penitenza. Le sue mortificazioni arrivano al punto di mettere in pericolo la sua salute, provocandogli disturbi di stomaco che lo affliggeranno per tutta la vita. Non essendo Guglielmo di Champeaux riuscito a convincerlo a moderarsi, ottiene che Bernardo gli venga affidato per un anno. Fa costruire per lui una modesta abitazione fuori clausura e gli proibisce di applicare gli articoli della Regola riguardanti il digiuno. Nonostante l’adozione di queste misure, la salute dell’abate non migliora molto. Il beato Guglielmo, abate dell’abbazia cluniacense di Saint-Thierry, nei pressi di Reims, viene a fargli frequenti visite; sedotto dal carisma di Bernardo, otterrà dai suoi superiori, ma contro il parere di quest’ultimo, di farsi cistercense nel 1135.
Leggere Gesù, sentire Gesù
Bernardo, il cui carattere è un misto di dolcezza, di tenerezza e di passione, di foga e di sensibilità, attira i giovani. Con il suo esempio e le sue parole, riconduce sulla retta via della vita spirituale una moltitudine di peccatori e guida molte anime verso la santità. « Noi insegniamo, scrive, che qualsiasi anima, anche se carica di peccati, presa nella rete dei vizi, sedotta dai loro allettamenti, prigioniera ed esiliata, nel carcere del suo corpo, qualsiasi anima, dico, così riconosciuta colpevole e disperata, insegniamo che può scoprire in se stessa ciò che le permetterà non solo di respirare nella speranza del perdono, nella speranza della misericordia, ma anche di osare aspirare alle nozze del Verbo, di non temere di contrarre un vincolo di alleanza con Dio » (Sul Cantico dei cantici, sermone 83, 1). L’amore di Bernardo per Gesù è intenso. « Quando scrivi, non mi sa di niente se non vi leggo Gesù ; quando discuti o discorri, non vi trovo alcun interesse, se non vi sento Gesù ; Gesù è miele per la mia bocca, melodia per le mie orecchie, giubilo per il mio cuore. Ma è anche un rimedio. Qualcuno di voi è triste ? Venga nel suo cuore Gesù e di lì alle sue labbra… Niente di meglio di questo nome contiene l’impeto dell’ira, placa il gonfiore dell’orgoglio, sana la ferita dell’invidia » (Sul Cantico dei cantici, sermone 15, 6).
Il suo affetto per la Santa Vergine, alla quale sono dedicate tutte le chiese cistercensi, è intenso. All’ingresso della tenuta delle Tre Fontane, vicino a Roma, dove è stato martirizzato l’apostolo san Paolo e dove Bernardo ha fondato un monastero, si trova un’immagine della Santa Vergine che Bernardo saluta con un’Ave Maria a ogni suo passaggio… Un giorno, la Vergine gli risponde con un “Ave Bernarde”; entrambi i personaggi di questo commovente dialogo sono stati scolpiti nella pietra. Una tradizione attribuisce a Bernardo le ultime invocazioni della Salve Regina: O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria.
Nonostante il suo desiderio di vivere lontano dal mondo, Bernardo viene sollecitato da altri abati, da dignitari della Chiesa, sovrani, nobili, per ottenere da lui consigli, soluzione di conflitti. Deve percorrere le strade d’Europa. Una parte del clero, però, ritiene che un monaco non debba ingerirsi negli affari temporali. Egli tuttavia scrive: «Ritengo che nulla di ciò che riguarda Dio mi sia estraneo» (Lettera al cardinale Aimerico, 20); e, al re di Francia: «Noi, figli della Chiesa… ci leveremo e combatteremo per nostra Madre (la Chiesa), se necessario fino alla morte, con le armi che si addicono; non con scudo e spada, ma con la preghiera e la supplica a Dio» (Lettera 221, 3). Bernardo tiene in grande venerazione la sede di san Pietro. Nel 1145, un monaco cistercense originario di Pisa e suo discepolo sarà eletto papa con il nome di Eugenio III; Bernardo gli prodigherà molti consigli. Arriverà fino a riprendere i Sommi Pontefici o i principi, quando lo riterrà necessario, ma temperando la sua naturale vivacità con un tono segnato dall’umiltà. Quando il re Luigi VI cerca di deporre l’arcivescovo di Sens, egli lo definisce però un “nuovo Erode”.
Riconoscere il vero Papa
Nel 1130, dopo la morte di Onorio II, due gruppi diversi di cardinali eleggono ciascuno un papa : il cardinale Aimerico, che prende il nome di Innocenzo II, il cardinale Pierleoni, che prende quello di Anacleto II. Quest’ultimo riceve il sostegno di Ruggero II, duca di Puglia e Calabria. In Francia, Luigi VI convoca un sinodo a Étampes e chiede a Bernardo di parteciparvi… Quest’ultimo si dichiara a favore di Innocenzo II, che ritiene più adatto, più santo ed eletto dal gruppo più sano di cardinali. Il re di Francia e il suo clero riconoscono quindi Innocenzo II, che si rifugia in Francia, essendo la città di Roma sotto il controllo dei sostenitori di Anacleto. L’imperatore germanico Lotario III a sua volta riconosce Innocenzo II e guida una spedizione per installarlo a Roma, nel 1133. Bernardo li accompagna. Innocenzo II riunisce un concilio a Pisa nel 1134. Bernardo vi pronuncia un discorso infuocato. Negozia poi l’adesione della città di Milano al Papa ; il suo successo è tale che magistrati, clero e popolo vogliono nominarlo loro arcivescovo, ma egli rifiuta. Diversi miracoli che compie consolidano l’unione restaurata. Nel 1137, Bernardo cerca invano di ricondurre Ruggero II alla ragione e di fargli abbandonare l’antipapa. Bisognerà attendere la morte di Anacleto, nel gennaio 1138, perché il secondo concilio ecumenico lateranense, convocato da Innocenzo II, ponga definitivamente fine allo scisma.
Bernardo s’impegna anche in dibattiti teologici. Scrive: «Dio è sapienza e vuol essere amato non solo dolcemente, ma anche sapientemente…. Altrimenti assai facilmente lo spirito dell’errore si farà gioco del tuo zelo, se trascurerai la scienza; e l’astuto nemico non ha strumento più efficace per strappar dal cuore l’amore, che se riesce a far sì che si cammini in esso incautamente e non sotto la guida della ragione» (Sul Cantico dei cantici, sermone 19, 7). Per Bernardo, scriverà Pio XII, «la dottrina non è ultima meta, ma è piuttosto via che conduce a Dio; non è cosa fredda, in cui vanamente indugi l’animo…, ma dall’amore è mossa, stimolata, governata. Perciò Bernardo, sostenuto da tale sapienza, meditando, contemplando e amando si eleva alle supreme vette della scienza mistica» (Doctor mellifluus, n°7). Bernardo si oppone in particolare ad Abelardo (1079-1142). Spirito brillante, questo dottore ha ricevuto nel 1114 la reggenza della scuola cattedrale di Parigi e la sua reputazione è diventata prodigiosa… Tuttavia, il suo insegnamento è inficiato da errori. Bernardo li farà condannare in un concilio tenutosi a Sens (1140). Accolto a Cluny da Pietro il Venerabile, Abelardo vi morirà, riconciliato con la Chiesa e con Bernardo…
Alla fine dell’XI secolo, la prima crociata aveva avuto lo scopo di liberare la tomba di Cristo a Gerusalemme e di ottenere la libertà di movimento per i pellegrini cristiani. Dopo la crociata, alcuni cristiani sono rimasti sul posto, fondando Stati, tra cui la contea di Edessa. La caduta di questa contea, ripresa dai musulmani nel 1146, mette in pericolo il regno franco di Gerusalemme e provoca la seconda crociata, che papa Eugenio III chiede a Bernardo di predicare. Quest’ultimo prende la parola il giorno di Pasqua, 31 marzo 1146, davanti a una folla radunata ai piedi della collina di Vézelay. Egli invita i cavalieri all’umiltà, all’obbedienza e al sacrificio. Predica anche a Spira (attualmente in Germania). Alla fine, il re di Francia Luigi VII e l’imperatore Corrado III intraprendono la crociata. Ma questa si conclude in un insuccesso. Tutti ne fanno ricadere la responsabilità su Bernardo, mentre le vere cause sono da ricercarsi nella disunione e nello spirito mondano dei crociati. Bernardo sopporta pazientemente queste critiche; sottomesso al Papa, accetta tuttavia di operare per lanciare una terza crociata, che, in realtà, non avrà inizio…
Senza orgoglio né odio
Uno degli ostacoli al mantenimento dei cristiani in Oriente era da ricercarsi nel carattere provvisorio della presenza dei cavalieri : scaduto il tempo del servizio del loro sovrano, essi lasciavano la Terra Santa e tornavano a casa… I Saraceni ne approfittavano per riprendere le loro posizioni. Per ovviare a questo grave inconveniente, nove cavalieri, tra cui Andrea di Montbard, zio di Bernardo, fondano, nel 1129, un Ordine di “religiosi soldati”, che diventerà l’Ordine del Tempio. I Templari chiedono a Bernardo di redigere loro una regola, adattamento della regola di san Benedetto. Gli inizi dell’Ordine furono tanto eroici quanto vantaggiosi per la causa dei crociati. Nel 1130, Bernardo invia una lettera ai Cavalieri Templari. Ricorda loro che il Templare è un combattente disciplinato, senza orgoglio né odio.
Poiché l’eresia catara faceva grandi progressi nel sud della Francia, Bernardo interviene per confutare queste dottrine erronee: in particolare l’esistenza di due dei, uno creatore dello spirito, e l’altro, malvagio, autore della materia. Nel 1145, accompagna in Linguadoca Alberico di Ostia, legato di papa Eugenio III, e predica in questa regione, ma senza successo… Bisognerà attendere l’apostolato di san Domenico e dei Fratelli Predicatori perché l’eresia venga sconfitta in profondità.
Volendo spiegare il mistero della Trinità con ragionamenti umani, Gilbert de la Porrée (Gilberto Porretano) (1076-1154), vescovo di Poitiers, era finito con il cadere in gravi errori. Egli faceva una distinzione artificiale tra Dio e la divinità. Per aiutarlo a tornare alla verità, i suoi arcidiaconi si rivolgono a papa Eugenio III, che sottopone la questione a un concilio tenutosi a Reims nel 1148, al quale partecipa egli stesso; Bernardo vi presenta un’accusa formale di eresia contro Gilberto Porretano. Le tesi del vescovo vengono condannate e questi si ritratta pubblicamente.
Nel 1152, Bernardo si ammala gravemente. Tutti pensano che la sua fine sia vicina. Ma il vescovo di Metz gli chiede insistentemente di intervenire nella sua diocesi dove imperversa la guerra civile. Mosso a compassione, il moribondo si alza e parte, poi, compiuta la missione, torna alla sua abbazia, ma è esausto. I suoi monaci, raggruppati attorno al suo letto, lo supplicano di non abbandonarli. «Non so a chi dei due io debba arrendermi, risponde, o all’amore dei miei figli che mi sollecitano a rimanere quaggiù, o all’amore del mio Dio che mi attira in alto…». Sono le sue ultime parole, quel 20 agosto 1153, giorno in cui rende la sua anima a Dio, all’età di sessantatré anni. Canonizzato nel 1174 da Alessandro III, Bernardo di Chiaravalle è stato dichiarato Dottore della Chiesa da Pio VIII nel 1830.
“Guarda la stella”
San Bernardo ha cantato magnificamente le lodi di Maria in un’omelia divenuta celebre in cui dice : « O tu che sei sballottato sulle acque turbolente del vasto mare… guarda questa stella, fissa i tuoi occhi su di lei e non sarai inghiottito dai flutti… Quando si scateneranno contro di te i furori della tentazione, quando sarai assalito dalle tribolazioni e spinto verso gli scogli, guarda Maria, invoca Maria. Quando gemerai nella tempesta dell’orgoglio, dell’ambizione, della maldicenza e dell’invidia, alza gli occhi verso la stella, invoca Maria. Se l’ira o l’avarizia, se le tentazioni della carne assalgono la tua navicella, guarda Maria. Se, sopraffatto dall’enormità dei tuoi delitti, confuso dalle odiose piaghe del tuo cuore, atterrito dal timore dei giudizi di Dio, ti senti trascinato nel baratro della tristezza e sull’orlo dell’abisso della disperazione, un grido a Maria, uno sguardo a Maria… Che questo dolce nome non sia mai lontano dalla tua bocca, mai lontano dal tuo cuore… Seguendo Maria, non ci si perde, pregando Maria, non si teme la disperazione, pensando a Maria, non ci si sbaglia ; se lei ti tiene per mano, non cadrai, se lei ti protegge, non avrai nulla da temere, se lei ti guida, non conoscerai la fatica e, se lei ti è favorevole, sei certo di arrivare. » (Seconda omelia sul Missus est, n° 17).
«Il motivo per amare Dio, afferma san Bernardo, è Dio stesso; la misura, amarlo senza misura» (De diligendo Deo, c. 50). «Anche se non tutti possono attingere le vette di tale contemplazione divina, di cui Bernardo discorre con sublimi pensieri e parole, scrive papa Pio XII, anche se non tutti possono congiungersi così intimamente con Dio da sentirsi uniti col Sommo Bene con i vincoli come di un arcano celeste connubio, tutti possono e debbono però elevare di tanto in tanto l’animo da queste cose terrene alle celesti e amare con attiva volontà il Supremo Datore di ogni bene.» Inoltre, «ogni qualvolta non riamiamo quel Dio che ci ama e non riconosciamo con riverenza la sua divina paternità, anche i vincoli dell’amore fraterno sono disgraziatamente lacerati; e sventuratamente spuntano fuori… le discordie, le contese, le inimicizie; e queste possono arrivare a tal punto da sconvolgere e scalzare i fondamenti stessi dell’umana convivenza (Doctor mellifluus, 12, 13).
Papa Pio XII dichiara che gli scritti di san Bernardo, il dottore “mellifluus” (colui da cui scorre il miele) “siano da meditarsi attentamente…; dalla loro dottrina, che del resto scaturisce dal Vangelo, tanto nella vita privata di ciascuno, quanto nell’umano civile consorzio può diffondersi una nuova soprannaturale energia che regga il pubblico costume, lo renda conforme ai precetti della morale cristiana e possa in tal modo offrire gli opportuni rimedi ai tanti e così gravi mali che turbano e travagliano la società.» Attingiamo una rinnovata forza soprannaturale nelle opere di san Bernardo, seguendo questo prezioso consiglio di Pio XII!












