Generale Gaston de Sonis

14 Maggio 2023

Generale Gaston de Sonis

Carissimi Amici,

«Il 2 dicembre 1870, davanti al villaggi di Loigny (Francia), al calar della notte, il generale de Sonis giace a terra. È stato ferito durante una famosa carica alla testa degli Zuavi pontifici, preceduta dallo stendardo del Sacro Cuore. Questo atto eroico salva da una disfatta completa i corpi dell’esercito da lui comandati… Il ferito trascorre la notte sul campo di battaglia, con un freddo di venti gradi sotto zero, fortificato e consolato dalla Madonna di Lourdes che egli contempla in spirito: «Grazie alla Madonna, egli dirà, queste ore, sebbene lunghe, non sono state prive di consolazione. Le mie sofferenze allora sono state così poco sentite che non ne ho conservato nessun ricordo.» Il generale viene soccorso solo a mezzogiorno del giorno dopo.

Generale Gaston de SonisProveniente da una famiglia originaria della Guascogna, Louis-Gaston de Sonis è nato a Pointe-à-Pitre (Guadalupa), il 25 agosto 1825. Suo padre, Jean-Baptiste, allora tenente di fanteria, ha sposato Marie-Èlisabeth Sylphide, nata Bébian, giovane vedova che ha già una figlia; avranno cinque figli. Il giovane Gaston cresce in un’atmosfera familiare affettuosa. È segnato dallo splendore della natura: «Sdraiato in fondo alla piroga…, la mia testa era rivolta verso il cielo scintillante di selle… È allora che Dio si rivelò per la prima volta alla mia anima. Avevo probabilmente sei anni.» Nel settembre del 1832, il signor de Sonis fa ritorno nella madrepatria con Gaston, la cui madre rimane per occuparsi del padre anziano. «Abbracciai la mia amata madre, dirà Gaston, senza sospettare che fosse per l’ultima volta.» In effetti, lei morirà a Pointe-à-Pitre nel 1835. Gaston, che non tornò mai in Guadalupa, fa la sua prima Comunione all’età di dieci anni: «Ho sempre creduto fermamente che questa prima Comunione sia stata la benedizione della mia vita», scriverà. Iscritto al collegio di Juilly, tenuto dagli Oratoriani, dove trascorre tre anni, si distingue per la sua eleganza, la sua devozione, il suo franco cameratismo e la sua foga. Nonostante un primo insuccesso, Gaston viene ammesso alla scuola militare di Saint-Cyr. Nel settembre 1844, suo padre si ammala gravemente. Il giovane, la cui fede si è raffreddata, cerca di impedire a un prete di far visita al padre, per timore che quest’ultimo perda la volontà di sopravvivere. Ma, grazie alle figlie, il malato può ricevere i sacramenti prima di morire. Padre Poncet, un gesuita, conforta i figli. «Ci parlò così, a lungo, riferirà Gaton; ogni sua parola coglieva nel segno… Fin dall’inizio, il mio cuore si era spalancato… Quando ci lasciò, Gesù Cristo si era riappropriato del mio cuore.

A Saint-Cyr, il giovane deve lottare per conservare la fede in un ambiente piuttosto irreligioso. Nel 1846, sceglie la cavalleria al Cadre noir di Saumur. In questo periodo, fa una giornata di raccoglimento presso l’abbazia di Solesmes, recentemente restaurata da dom Guéranger. Non ha la vocazione monastica, ma promette di non rifiutare nulla al divin Maestro: «Non bisogna mercanteggiare con Dio», amerà dire. Nell’aprile del 1848, viene nominato sottotenente nel 5° reggimento Ussari, a Castres. A Saumur, ignorando le condanne della Chiesa, era stato iniziato alla massoneria, che gli era stata presentata come una società di beneficienza. A Castres, comprende quanto essa militi contro la Rivelazione cristiana. Durante una riunione, si alza educatamente in piedi e spiega: «Non posso più rimanere in un’assemblea in cui viene attaccata la religione che professo… Mi sono sbagliato, ormai non consideratemi più come uno dei vostri.»

Un tesoro di bontà

Egli incontra Anaïs Roger, che sposa il 18 aprile 1849, a Castres. « Avevamo davvero un cuore e un’anima sola, scriverà Anaïs. Quello del mio caro Gaston era un tesoro di bontà e di tenerezza, un cuore di una sensibilità squisita, con un’anima delle più virili e di una rara fermezza. » Ben presto, Gaston viene trasferito in Bretagna, poi a Parigi. Il giovane tenente si entusiasma nel sentire le prediche di padre Lacordaire, domenicano, nella cattedrale parigina. « Uscivo da Notre-Dame invaso dall’amore di Dio e della Chiesa. » Nel mese di ottobre del 1851, la sua famiglia, che conta allora due figli, si stabilisce a Limoges. Gaston si reca ogni giorno alla Messa delle cinque del mattino. Spesso, di sera, fa la sua Via Crucis in chiesa. Si iscrive alle conferenze di san Vincenzo de’ Paoli e organizza caroselli di ussari o raccolte di biancheria a vantaggio dei poveri.

Nel 1852, Luigi Napoleone Bonaparte restaura l’Impero e chiede l’approvazione del popolo. L’esercito gliela dà, ma Sonis, ricordando il ruolo che il principe ha svolto nell’insurrezione delle Romagne contro Pio IX, si esprime negativamente, non senza rischi per la sua carriera: per lui, infatti, l’onore primeggia sull’interesse. Tuttavia, dopo il plebiscito, egli concede la sua fedeltà all’imperatore. Con la moglie, fa delle passeggiate a cavallo. Un giorno, disarcionato da un brusco scarto della sua cavalcatura, cade su uno steccato e si ferisce gravemente ai reni. Gli vengono amministrati gli ultimi sacramenti; grazie a Dio e alle cure della moglie, sopravvive. Trasformata dalla prova, la sua vita diventa un lungo dialogo con Dio ed egli si mostra più attento agli altri. Istituisce a Limoges l’adorazione notturna del Santissimo Sacramento. Invitato in un salotto, dove, durante una seduta spiritica improvvisata, viene fatto girare un tavolo, rifiuta di parteciparvi e si siede in un angolo a leggere il suo giornale. In realtà, da quel momento il tavolo rimane immobile…

Privarsi del superfluo,

se non anche del necessario

La sua vita spirituale è fondata su una ferma disciplina : « Sebbene fossi un militare, sposato e padre di una numerosa famiglia, dirà in seguito, ho conosciuto poco il mondo ; mi sono astenuto dagli spettacoli e, se ho meritato il rimprovero di aver vissuto quasi come un monaco, benedico per questo il cielo… » La moglie testimonierà : « Mio marito cercava di incoraggiarmi a percorrere con lui vie più perfette, perché amava la mia anima più di ogni altra cosa in questo mondo. A volte, arrossisco nel dirlo, ho provato come una specie di gelosia per la sua devozione. Il mio eccellente marito me ne rimproverava dolcemente, dicendomi che non bisognava che fossi gelosa del buon Dio, che più lo avessimo amato, più sarebbe stato duraturo il nostro reciproco attaccamento. » Gaston dà ai suoi figli un’educazione cristiana forte ; li guida alla bontà : « Che i miei figli siano generosi verso i poveri. L’elemosina copre il peccato (cfr. Tb 12,9). È importante saperci privare di tutto il superfluo e talvolta del necessario, per donare a noi stessi la gioia di fare l’elemosina. » Come ufficiale, è attento ai suoi uomini, li consiglia, a volte li consola. Il suo esempio ne riporta un gran numero alla pratica religiosa.

Nel maggio 1854, Sonis viene promosso capitano del 7° Ussari; deve recarsi in Algeria. La nuova separazione dalla sua famiglia gli spezza il cuore. I paesaggi contrastati della costa algerina, la Cabilia e l’Atlante lo entusiasmano: «Come mi vedo piccolo al cospetto di questa natura gigantesca! Non ho mai sentito più chiaramente il mio nulla, ma nemmeno ho mai sperato più intensamente nell’infinita misericordia di questo Dio che ci ha fatti così piccoli solo per incitarci ad innalzarci verso di Lui.» Soffre, tuttavia, di non incontrare altro che empietà tra i coloni e nell’amministrazione. I sacerdoti sono ostacolati nella loro azione e viene loro imposto il silenzio nei confronti delle popolazioni locali. «L’unico modo per consolidare la conquista, afferma, è mostrare a questa razza araba, per la quale la religione è la totalità dell’uomo, che essa non ha a che fare con vincitori senza preghiera e senza culto.» Il beato Charles de Foucauld esprimerà un giudizio analogo. Grazie alle sue qualità di capo e di cristiano, Sonis è rispettato da tutti, compresi gli arabi, di cui impara la lingua. Dopo un ritiro alla Trappa di Staouëli, instaura l’adorazione notturna ad Algeri. Nel maggio 1859, Sonis viene chiamato a prendere parte alla campagna d’Italia intrapresa da Napoleone III per sostenere il re Vittorio Emanuele II contro l’Austria. Pur non approvando questa spedizione, vi si reca per dovere e si distingue a Solferino per il suo coraggio e il suo valore militare. Dopo la battaglia, visita i feriti. Riceverà la Legion d’onore per fatti d’armi, ma deplorerà i numerosissimi morti di questo combattimento, nonché il fatto che esso abbia favorito indirettamente l’avanzare della Rivoluzione: il Re d’Italia, infatti, attaccherà ben presto gli Stati Pontifici.

« Che mio padre ti ami di più ! »

Sonis viene allora nominato comandante, capo squadrone nel 2° Spahis. Nel dicembre 1859, può raggiungere la sua famiglia per un congedo di quattro mesi. Si fa allora aggregare al Terz’Ordine del Carmelo. Riparte in seguito per l’Algeria con la moglie e i sei figli. Segue le vicende della guerra d’Italia e scrive ai suoi amici che si unirebbe agli Zuavi pontifici, riuniti per difendere il Sommo Pontefice, se non avesse la sua famiglia da nutrire. Scrive al figlio Gaston, allora in collegio con il fratello più giovane Henri : « Voglio che la vostra preghiera per me sia questa : “Mio Dio, fa’ che mio padre ti ami ogni giorno di più !”… Miei amati figli, è un grande sacrificio per me vivere lontano da voi. Ma questo dolore lo metto, come tutti gli altri, ai piedi della Croce del nostro divin Maestro. » Nel 1861, viene trasferito all’oasi di Laghouat, ai margini del deserto. Riserva la prima visita al Santissimo Sacramento, la seconda al sacerdote che presta lì la sua assistenza e la terza alle comunità religiose. Avendo saputo di un massacro di civili a Djelfa, parte immediatamente e sorprende gli assassini nelle prime ore del mattino. Convoca un consiglio di guerra e fa punire i colpevoli. Questo fatto, amplificato dagli oppositori dell’esercito, nuoce alla sua carriera. Viene allontanato con la nomina a comandante a Saïda : egli obbedisce senza replicare, conducendo con sé la moglie che aspetta il settimo figlio. La sua vita spirituale rimane intensa : « Ultimamente, ho ripreso gli Esercizi di sant’Ignazio e sono ancora alla meditazione fondamentale. Questo è davvero il fondamento e, con l’aiuto di Dio, vi appoggerò il resto della mia vita. » Il 15 giugno 1864, i Sonis perdono la loro piccola Marthe-Carmel, di tre anni.

Nel 1865, Napoleone III sbarca ad Algeri e chiede un ufficiale di valore per guidarlo. Sonis, a cui viene proposto questo servizio, rifiuta l’offerta. Nel giugno dello stesso anno, viene tuttavia promosso tenente colonnello del 1° Spahis a Laghouat, da dove era stato allontanato quattro anni prima. Il sud algerino è in fiamme, gli omicidi si contano a centinaia. Non senza difficoltà, egli riesce a portare la pace nella regione per diversi anni. Nel gennaio 1867, il figlio quattordicenne Henri gli chiede il permesso di arruolarsi negli Zuavi pontifici. Egli risponde: «Non mi avevi ancora detto che amavi Dio con passione, che tutto ciò che è nobile, bello poteva far trasalire la tua giovane anima ed elevarla a grandi altezze. Sì, ti permetto di partire per Roma… Figlio mio, tu servirai la causa più grande che ci sia quaggiù, poiché è quella del Vicario di Gesù Cristo.»

Dov’è la felicità ?

La popolazione algerina soffre la fame e il colera. Sonis si prodiga come meglio può. Scrive alla contessa de Sèze : « Le nostre pene sono così lievi, in confronto con quelle sopportate con tanto coraggio da questi sfortunati musulmani. Pregate bene perché Nostro Signore illumini le loro tenebre, perché non c’è dubbio che questo popolo, una volta divenuto cristiano, sarà destinato a servire Dio in modo ben diverso da queste nazioni bastarde d’Europa prive di fede come di coraggio. » Scriverà : « Non so dove sia la felicità, se non è nell’amore di Dio. » « La più grande povertà dei popoli è non conoscere Gesù Cristo », dirà santa Teresa di Calcutta.

Nel 1869, la famiglia de Sonis accoglie l’ultima nata di dodici figli, Philomène. Gaston manda la moglie a riposare in Francia e a supervisionare gli studi dei loro figli. «Sono le anime dei miei cari figli a costituire il pane quotidiano dei miei pensieri… È per esse che prego, che lavoro, che medito.» Il maresciallo de Mac-Mahon, allora governatore di Algeria, gli annuncia, lieto, la probabilità di una guerra con la Prussia. Mentre tutti gli ufficiali applaudono, Sonis dichiara che non sono pronti né moralmente né materialmente. Avendo constatato le carenze dell’esercito, ne parla onestamente, nonostante la propaganda ufficiale. La guerra scoppia il 28 luglio 1870. I francesi passano da una sconfitta all’altra e l’imperatore viene fatto prigioniero a Sedan. Dopo ordini e contrordini, Sonis, divenuto generale di brigata, apprende che deve comandare il 17° corpo d’armata. Ben presto gli viene affiancata una truppa d’élite di ex Zuavi pontifici, comandata dal colonnello de Charette. Léon Dupont, il “sant’uomo” di Tours, invia loro uno stendardo con questo motto: «Sacro Cuore di Gesù, salva la Francia!»

Il 23 novembre, un esercito prussiano comandato dal granduca di Meclemburgo sferra un attacco nei dintorni di Orléans. Il 2 dicembre, primo venerdì del mese, alle tre del mattino, con un buon gruppo di Zuavi pontifici, Sonis fa la Comunione alla Messa del cappellano. Chiamato urgentemente in aiuto dal generale Chanzy, comandante del 16° corpo d’armata, le cui truppe mobili sono allo sbando, Sonis accetta di assumere il comando al suo posto. Essendosi i prussiani ripiegati su Loigny, Sonis capisce che deve riprendere il villaggio, posizione essenziale. Ordina a uno dei suoi generali, la cui divisione non è lontana, di raggiungerlo, ma questi non verrà. Inoltre, i soldati del suo centro fuggono anch’essi. Egli fa allora spiegare il suo stendardo e si slancia per cacciare i prussiani da Loigny. «Trecento Zuavi si erano precipitati con me, racconterà. Li avevo destinati a una sola cosa: produrre un grande effetto morale capace di trascinare al dovere una truppa demoralizzata. Io stesso fui ferito alla coscia da un colpo sparato a distanza ravvicinata. Non ebbi più la forza di tenere il mio cavallo. Gridai al mio ufficiale d’ordinanza: “Amico mio, prendimi in braccio; è tutto per oggi!” Mi depose a terra… Ero lì, solo, immobile, disteso sulla terra e sulla neve. Attorno a me, giacevano nobili vittime che non avevano per niente mercanteggiato sulla propria vita, ma che l’avevano liberamente donata per la grande causa della patria e dell’onore.» Sonis osseverà in seguito: «Se ognuno avesse fatto il proprio dovere, ci saremmo impadroniti di Loigny.»

Il generale de Sonis ha fatto tutto il suo dovere. Il relatore della commissione d’inchiesta, riunita nell’agosto 1871, testimonierà che Sonis, fermando l’avanzata del nemico, ha preservato il 16° corpo d’armata (quello di Chanzy) da una rotta imminente e salvato l’artiglieria del suo 17° corpo: «La carica di Loigny, aggiungerà, occuperà un posto importante nei nostri fasti militari». Il 4 dicembre, Sonis subisce l’amputazione al terzo superiore della coscia; l’altro suo piede è congelato, deve essere raschiato per evitare la cancrena. Rimane per quarantacinque giorni senza dormire, soffrendo fino alla follia… Dopo diciannove giorni di ricerche, la signora de Sonis ritrova il marito. Si dimostra un conforto per tutti i feriti di Loigny. Il 22 marzo, il generale rientra a Castres dopo la firma dell’armistizio. Nell’ottobre di quell’anno 1871, Thiers, capo di Stato provvisorio, lo nomina alla testa della 16a divisione militare di Rennes.. Nonostante la sua menomazione e le sofferenze che gli procura, Sonis risale a cavallo e dà prova nel suo lavoro di una grande coscienza professionale che s’impone all’ammirazione degli altri ufficiali.

Come l’oscuro granello di sabbia

Il 2 dicembre 1871, il generale si trova a Parigi e chiede a padre du Lac di rinchiuderlo nella sua cappella perché possa pregarvi, spiegando : « Sul campo di battaglia di Loigny, feci al Sacro Cuore il voto di trascorrere d’ora in poi questa notte di anniversario in adorazione. » La sua vita interiore è un’eco fedele di una preghiera scritta di suo pugno, che verrà trovata sulla sua persona alla sua morte : « Mio Dio ! eccomi davanti a te, povero, piccolo, privo di tutto. Io non sono nulla, non ho nulla, non posso nulla… Tu, tu sei il mio tutto, sei la mia ricchezza ! Mio Dio ! Ti ringrazio per aver voluto che io non fossi nulla di fronte a te… Ti ringrazio per le delusioni, le ingiustizie, le umiliazioni. Riconosco che ne avevo bisogno… Oh mio Dio ! sii benedetto, quando mi metti alla prova… Annientami sempre di più. Che io sia per l’edificio, non come la pietra lavorata e levigata dalla mano dell’operaio, ma come l’oscuro granello di sabbia, sotratto alla polvere della strada… Non rimpiango nulla se non di non averti amato abbastanza. Non desidero nulla, se non che sia fatta la tua volontà. » Si prende cura dei suoi figli e li istruisce. « Che felicità, scrive, plasmare queste giovani anime per il Cielo e preparare questi giovani cuori cristiani alle lotte di questo mondo ! Preferirei vederli morire di miseria piuttosto che saperli empi o anche indifferenti. » Nel 1872, la sua figlia maggiore Marie entra nel convento del Sacro Cuore. I tre figli maggiori del generale iniziano la carriera militare e si sposeranno. Sonis si prende cura delle loro mogli come delle sue proprie figlie. Nel 1873, in seguito a una caduta da cavallo che gli frattura la gamba valida, rimane immobilizzato per quaranta giorni e ne soffrirà a lungo.

Una vecchia amica

Nel marzo 1880, viene trasferito a Châteauroux e posto a capo della 17a divisione, sotto gli ordini del generale de Galliffet. Quest’ultimo moltiplica nei suoi confronti le premure e i segni di venerazione. Lo farà nominare grande ufficiale della Legion d’onore. Jules Ferry, politico massone, allora promosso alla direzione della Pubblica Istruzione, prepara un disegno di legge che esclude dall’insegnamento i membri delle Congregazioni non autorizzate. Nel novembre successivo, viene messa in atto l’espulsione dei religiosi con la collaborazione dell’esercito. Il generale de Sonis non vuole partecipare a questa operazione e chiede al ministro della Guerra di essere rimosso dal suo comando : « Entrando nell’esercito, ho fatto il sacrificio della mia vita, gli scrive, ma non ho inteso fare quello del mio onore. » Il ministro lo mette allora in aspettativa e Sonis lascia il soggiorno militare per un alloggio molto povero a Châteauroux : « Devo sacrificare il mio benessere al mio onore di cristiano, scrive. La povertà è una vecchia amica. » Tuttavia, continua a ricevere i suoi amici con una cortesia squisita. A proposito della Provvidenza, annota : « Mentre Dio mi dava una famiglia numerosa, non ho mai dubitato che sarebbe venuto in mio soccorso in un modo del tutto soprannaturale. »

Nel maggio 1881, il generale de Galliffet forza la mano al ministro della Guerra, che nomina Sonis ispettore generale permanente della cavalleria. Quest’ultimo accetta questo incarico che lo lascia indipendente dalla politica e si stabilisce di nuovo a Limoges. L’adorazione notturna da lui ivi fondata è sempre molto viva. «Sono stato felice di riprendere il mio posto nella guardia d’onore di Nostro Signore. Mi consolo con il racconto del Vangelo che, in mancanza dei grandi e dei ricchi, invita alla festa di nozze i poveri, gli zoppi e gli infermi della mia specie!» Nel maggio 1882, non essendo più in grado di salire a cavallo ed essendo sfinito, chiede di essere messo in pensione. Lascia Limoges per Parigi il 1° febbraio 1883..Il Vangelo e la “Vita di Gesù Cristo” di Ludolphe le Chartreux costituiscono il suo studio principale. Il 14 agosto 1887 la signora de Sonis, trovandolo molto indebolito, chiama un medico e un sacerdote. Sonis si confessa e riceve la santa Comunione nella sua stanza. Il giorno dopo, festa dell’Assunta, riceve in tutta lucidità gli ultimi sacramenti, entra in una lunga agonia e rende dolcemente l’anima a Dio. «Maria è posta sulla soglia dell’eternità per ispirare fiducia a coloro che la devono attraversare», aveva detto agli agonizzanti di Loigny. Dietro sua richiesta, una semplice pietra adorna la sua tomba, con l’iscrizione: “Miles Christi” (soldato di Cristo). Egli riposa nella cripta della chiesa di Loigny-la-Bataille accanto alla tomba del generale de Charette e all’ossario contenente i resti dei 1200 soldati caduti a Loigny. Il corpo di Sonis, riesumato nel 1929, è stato ritrovato intatto. È in corso il suo processo di beatificazione.

“Noi crediamo fermamente, afferma il Catechismo, che Dio è Signore del mondo e della storia. Ma le vie della sua provvidenza spesso ci rimangono sconosciute… Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio (Rm 8,28). La testimonianza dei santi non cessa di confermare questa verità:… san Tommaso Moro, poco prima del martirio, consola la figlia: “Non accade nulla che Dio non voglia, e io sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio”» (CCC, nn. 314, 313).

Al seguito del generale de Sonis, cooperatori della divina volontà, sostenuti dalla grazia, entriamo deliberatamente nel disegno divino, con le nostre azioni, le nostre preghiere e anche le nostre sofferenze.

Ernest Psichari

Beata Laura Vicuña

Beato Tito Brandsma

Santa Dulce dei Poveri