Ernest Psichari

7 Marzo 2023

Ernest Psichari

Carissimi Amici,

All’inizio del XX secolo, i cattolici di Francia hanno dovuto subire gli attacchi di una Repubblica anticlericale che decretò nel 1905 la separazione tra Chiesa e Stato. Nello stesso tempo, tra i giovani intellettuali si delineava un movimento di conversioni, di cui Raïssa Maritain si farà eco in un bel libro intitolato “Les grandes amitiés”. Uno di questi mirabili “capovolgimenti” fu quello del nipote di Renan, Ernest Psichari, prova che lo Spirito Santo fa risplendere la sua luce anche in mezzo alle tenebre !

Ernest PsichariErnest Psichari è nato il 27 settembre 1883 a Parigi, il maggiore di quattro figli. Jean Psichari, suo padre, di origine greca, è professore di filologia greca all’École Pratique des Hautes Études. Sua madre, Noémie, è la figlia del filosofo Ernest Renan, ex seminarista divenuto anticlericale, autore di una “Vie de Jésus” all’insegna del positivismo e dello scetticismo. Cresciuto in una famiglia dell’alta borghesia intellettuale, Ernest viene battezzato, su richiesta della madre, secondo il rito ortodosso ; lei stessa, di educazione protestante, vuole così rendere omaggio ai genitori del marito. L’iniziazione religiosa di Ernest si ferma lì e il bambino cresce in seno a una famiglia interamente dedita al culto di Renan, che ha lasciato ai suoi un’ingente eredità che permette loro di vivere nel benessere materiale.

Indossare ancora il vecchio cappotto

I genitori Psichari litigano spesso ; Ernest, suo fratello Michel e sua sorella Henriette, vivono principalmente con la madre e la nonna. Pronipoti del pittore Ary Scheffer, risiedono a Parigi. Ragazzo molto vivace, con uno spiccato gusto per la controversia, Ernest riceve il pensiero di Renan attraverso la madre e una vasta cultura umanistica piuttosto attraverso il padre. Jean Psichari, di temperamento collerico, mal sopporta una certa negligenza intellettuale del figlio, ma si vogliono bene. Il giovane si rivela istintivamente generoso. Un giorno, sua madre gli compra un cappotto nuovo. Incontrando un compagna di classe che non ha molti mezzi, egli la supplica : « Lasciami portare per un po’ di tempo quello vecchio. Lui non ce l’ha… » Alla fine la madre finisce con il cedere.

Jean Psichari riceve a casa ben noti rappresentanti della politica anticlericale e antimilitarista, Émile Zola, Jean Jaurès, Georges Clemenceau… Ernest viene iniziato al socialismo dal marito della cuoca di famiglia, un socialista militante. Com’è logico prevedere, arriva a sentirsi in colpa, in un certo modo, di approfittare di tutti i vantaggi materiali del suo ambiente sociale di borghesia benestante. All’età di quindici anni, fa la conoscenza di Jacques Maritain, al liceo Henri IV. Si stringono legami di amicizia tra le loro famiglie. Incontra anche Charles Péguy. Dopo la maturità, prepara una laurea in filosofia alla Sorbona. Fortemente deluso dallo scetticismo e dal relativismo dominanti del corpo docente, seguirà le lezioni di Henri Bergson al Collège de France. Inizia allora a pubblicare, su varie riviste, poesie di ispirazione simbolista (movimento letterario che si richiama a Baudelaire e Mallarmé). Vive felice nell’atmosfera di un mondo elegante e liberale, si appassiona per le idee, ama le controversie, studia la letteratura.

A diciotto anni, Ernest s’innamora della sorella di Jacques Maritain, Jeanne, che ha sette anni più di lui. La giovane donna non prende sul serio l’amore di questo adolescente e ben presto si sposa. Ernest ha un tracollo e cade in una profonda depressione, senza nulla a cui aggrapparsi. Cerca di affogare la sua disperazione nella dissolutezza, poi, per due volte, di porre fine alla sua vita ; fortunatamente, due amici intervengono in tempo per salvarlo. Ernest si riprende lentamente da questa crisi e trascorre lunghi mesi in campagna, lontano dalla vita elegante che ha conosciuta fino ad allora. Le sue riflessioni lo portano al desiderio di instaurare dentro di sé un ordine interiore e di legarsi a una scuola di disciplina che pensa di trovare nell’esercito. Nel novembre del 1903, anticipa quindi la chiamata al servizio militare e si trova assegnato al 51° Reggimento di fanteria a Beauvais. Dopo un periodo di adattamento, riscopre una certa gioia di vivere che esprimerà nel 1913 ne “L’Appel des armes” : « Quando l’autore di questo racconto fece il suo debutto militare al servizio della Francia, gli parve di cominciare una nuova vita. Ebbe davvero la sensazione di lasciare la bruttura del mondo e di compiere come la prima tappa di un percorso che lo avrebbe condotto verso grandezze più pure. » Nel 1904, terminato il servizio militare, si arruola nell’esercito ; questa scelta scandalizza i suoi amici, per la maggior parte antimilitaristi, che considerano l’esercito il baluardo della reazione contro le idee moderne. Nel suo romanzo autobiografico “Le Voyage du centurion”, Ernest spiegherà : « Il giovane si arruola nell’esercito, interrompendo i suoi studi, attratto e poi convinto dalle belle idee di ordine, obbedienza e sacrificio che sono necessarie alla società. »

« Lei piange su di te ! »

A poco a poco, i suoi stessi genitori capiscono che la vita militare permette al figlio di riprendersi e di crescere. Egli vi ritrova del resto il suo gusto di scrittore. Ernest viene nominato caporale, poi sergente nel 1906. Ben presto, però, insoddisfatto della vita di guarnigione e di caserma nella Francia metropolitana, ottiene il suo trasferimento nelle truppe coloniali, come sottufficiale di artiglieria. Grazie alle conoscenze dei suoi genitori, accompagna la missione in Congo del comandante Lenfant, amico di famiglia : si tratta di esplorare nuove vie di penetrazione nell’Africa Centrale, attraverso la terra e i fiumi. Durante questo soggiorno in Congo (febbraio 1907 – gennaio 1908), Ernest è ancora non credente. Jacques Maritain gli scrive : « Spero che tornerai da noi da quelle solitudini credente in Dio ! » Nel luglio del 1907, ritornando sulla stessa idea, Jacques gli scrive da La Salette : « Abbiamo pregato per te dalla sommità della santa montagna. Mi sembra che pianga su di te, questa Vergine così bella, e che ti voglia. Non la ascolterai ? » Questa nuova proposta sorprende Ernest come la precedente e gli dà solo l’occasione per affermare a se stesso il suo stato di irreligione. Incontra il vescovo di Brazzaville, mons. Augouard, missionario e prelato di tempra eccezionale, nonché diversi africani che destano la sua ammirazione. La natura selvaggia del continente africano lo impressiona. Racconterà come un indigeno, facendo un ampio gesto del braccio verso l’orizzonte, gli avesse detto un giorno : « Dio è grande ! »

Ritornato in Francia nel gennaio del 1908, Ernest viene decorato con la medaglia militare. Nella richiesta per la sua promozione, Lenfant ha sottolineato : « Incaricato (da solo) dell’inizio della missione di Pendé (500 uomini e altrettanti buoi), l’ha diretta con grande iniziativa, energia, dedizione, intelligenza e cura. » Rifiutando ormai l’antimilitarismo della sua gioventù, Ernest fa l’elogio dell’esercito e della nazione. Riprende i contatti con Maritain, che non esita a invitarlo alla conversione, esortandolo a « ricevere ciò che vi è di meglio nel tempo e nell’eternità : la pace di Dio, quella che il mondo non può dare ». Ma Psichari non è ancora pronto : « Tutto quello che posso dirti, per il momento, è la mia attrazione per questa bella casa spirituale in cui tu vuoi farmi entrare… Sono attratto verso la tua casa, ma non vi entro. » Péguy, che esercita anch’egli una grande influenza su di lui, scrive a Massis : « Che anima pura ! Io che non ho mai avuto un fratello lo amo come un fratello e so grazie a lui che cosa significhi avere un fratello. » Durante i diciotto mesi che trascorre in Francia, Ernest acquisisce, sotto l’influenza di Péguy, una chiara consapevolezza della sua vocazione militare ; gli dedicherà il suo libro “L’Appel des armes”.

Noi siamo belle !

Dopo uno stage di undici mesi presso la scuola di artiglieria di Versailles, Psichari diventa ufficiale e parte, nel settembre 1909, per la Mauritania. L’insediamento della Francia in questa parte del Sahara occidentale era contestata da diverse tribù. Ernest vi trascorre tre anni fruttuosi. La sua vita di capo plotone meharista è segnata dall’austerità e dal lavoro, che gli fanno finalmente rompere con abitudini di pigrizia ; si mostra capace di sopportare la fame, la sete, le tempeste di sabbia, l’ardore torrido del sole nonché la prova temibile del silenzio e della solitudine. Durante la traversata del deserto, sperimenta la consapevolezza del suo nulla in mezzo a quella potente bellezza silenziosa. « Voi non sapete che cosa significhi vivere per tre anni in un paese dove tutti pregano », dirà in seguito (la Mauritania è popolata da musulmani). Prova allora un senso molto forte della presenza di Dio e, per la prima volta nella sua vita, adora il suo Creatore. « Interroga la bellezza della terra, del mare… interroga la bellezza del cielo… interroga tutte queste realtà. Tutte ti risponderanno : guardaci pure e osserva come siamo belle. La loro bellezza è come un loro inno di lode. Ora, queste creature, così belle ma pur mutevoli, chi le ha fatte se non uno che è bello (Dio) in modo immutabile ? » (cfr sant’Agostino, CCC, n° 32).

Verso la fine di gennaio del 1910, Jacques Maritain invita Ernest a recitare una preghiera ogni giorno e gli invia il testo dell’Ave Maria. In effetti, quest’ultimo comincia a pregare la Vergine Maria in mezzo alle sabbie e ai meharisti. Ma la sua corrispondenza testimonia che gli resta ancora molta strada da percorrere. Un giorno, durante una spedizione in compagnia di musulmani, uno di loro, che parla volentieri con lui, lo interroga sulla religione dei cristiani che egli disprezza profondamente. Toccato nel vivo, Psichari si mette quindi a difendere Gesù! Ha un bell’essere il nipote di Renan, è orgoglioso di essere francese e deve pur ammettere che è la religione cattolica che ha reso grande la Francia. Comprendendo che, quanto a lui, deve ancora aspettare e sottomettersi a un tempo di preparazione e purificazione, diventa per questo più umilmente supplicante.« O mio Dio, poiché mi hai condotto fin qui per farmi intravedere il Tuo volto, non abbandonarmi più !… Come hai mostrato a Tommaso le Tue piaghe sanguinanti, mandami, mio Dio, il segno della Tua Presenza… »

Volendo impressionare dei marocchini, mostra loro alcune realizzazioni tecniche francesi. Uno dei capi gli risponde : « Sì, voi altri francesi avete il regno della terra, ma noi Mori abbiamo il regno del Cielo. » Questa risposta lo fa riflettere ; scrive a mons. Jalabert, vescovo di Dakar : « Da sei anni che ho fatto la conoscenza dei musulmani d’Africa, mi sono reso conto della follia di certi moderni che vogliono separare la razza francese e la religione che l’ha resa quella che è e da cui deriva tutta la sua grandezza. » Non si era sbagliato nel ricercare la salvezza nella disciplina, osserva Jacques Maritain. Ciò che lo ha sostenuto durante tutto quel periodo, ciò che gli ha dato una ragione di vita non è certo solo il potente effetto di oblio e di distrazione che hanno la dura regola e la fatica estenuante del mestiere delle armi, è la consapevolezza che egli ha avuta fin dall’inizio del valore formativo, spirituale, della disciplina liberamente accettata per un fine generoso. Ha intuito che la sua anima ne sarebbe uscita risollevata e il suo libero arbitrio fortificato. « Noi siamo di quelli che ardono di sottomettersi per essere liberi », scriverà Ernest in “Les Voix qui crient dans le désert”.

« Quanto più si fa il bene, nota in effetti il Catechismo della Chiesa Cattolica, tanto più si diventa liberi. Non c’è vera libertà se non al servizio del bene e della giustizia. La scelta della disobbedienza e del male è un abuso della libertà e conduce alla schiavitù del peccato » (n.1733). Per Ernest, il frutto ultimo della sua obbedienza di soldato sarà stato la libertà, la liberazione spirituale. L’esercito si rivela scuola di volontà, formazione del libero arbitrio, scuola anche di dedizione e vasto campo aperto alla generosità di un grande cuore. L’intero esercito non è forse essenzialmente dedito al bene di un altro diverso da se stesso, al bene del paese ? « Noi sappiamo qual è la sottomissione di un soldato, egli annoterà ancora. Ma sappiamo anche che essa non è che una figura di una sottomissione più alta. « La libertà raggiunge la sua perfezione quando è ordinata a Dio, nostra beatitudine… Come lo testimonia l’esperienza cristiana, specialmente nella preghiera, quanto più siamo docili agli impulsi della grazia, tanto più cresce la nostra libertà interiore e la sicurezza nelle prove, come pure di fronte alle pressioni e alle costrizioni del mondo esterno. Con l’azione della grazia, lo Spirito Santo ci educa alla libertà spirituale per fare di noi dei liberi collaboratori della sua opera nella Chiesa e nel mondo…” (CCC, nn 1731 e 1742).

Desiderio della confessione

Il giorno 8 dicembre, Psichari s’imbarca a Dakar ; tre settimane dopo, è a Parigi. Jacques Maritain ed Ernest s’incontrano allora ogni giorno ; discutono insieme della dottrina cattolica. Ernest apprende ben presto che il suo Battesimo secondo il rito greco, ricevuto dalle mani di un sacerdote ortodosso il 25 novembre 1883, due mesi dopo la sua nascita, era valido e che aveva impresso per sempre nella sua anima di bambino il “Segno Redentore”. Il 31 gennaio, fa la conoscenza di padre Clérissac, poi annota nel suo taccuino : « Preso Jacques a Stanislas. Andiamo a Versailles e trovo a casa sua padre Clérissac, dell’Ordine di San Domenico. Quest’uomo ha un volto magnifico, occhi di fuoco, un aspetto che manifesta sofferenza e fede. Si sente che è un uomo ardente, uno spirito solido, un grande cuore, pieno di un fuoco interiore che s’irradia. Di nutrita istruzione, di cultura raffinata… Andiamo a fare una passeggiata lui ed io nel parco e gli dico il mio immenso desiderio della confessione e la coscienza in cui mi trovo della mia indegnità. Egli mi aiuta e mi incoraggia con una bontà illuminata che mi va dritta al cuore. »

« Il loro secondo colloquio si svolge lunedì 3 febbraio, riferisce Raïssa, moglie di Jacques Maritain. Ernest e padre Clérissac pranzano da noi. L’armonia è perfetta e l’emozione struggente, perché è vicina la decisione seria, che impegnerà tutta una vita. Dopo pranzo, il Padre accompagna Ernest nel parco. La loro assenza dura due ore durante le quali non smettiamo di pregare. Alla fine, ritornano. Tutto è stato deciso… Il giorno dopo, quindi, Ernest Psichari, inginocchiato davanti alla statua della Madonna de La Salette, fa la sua professione di fede, poi una confessione generale. Riceve la Cresima sabato 8 febbraio a Versailles, da mons. Gibier. “Mi sembra di avere un’altra anima”, dichiara al vescovo dopo la cerimonia. » Alla Cresima, ha preso il nome di Paolo, in riparazione degli oltraggi con cui Ernest Renan, suo nonno, aveva coperto l’Apostolo nel suo libro “Saint Paul”. Il giorno successivo, 9 febbraio, fa la sua prima Comunione. Questa giornata è tutta intera per Ernest « magnifica, soleggiata, tutta di chiara luce ». Gli costa annunciare la notizia alla madre, figlia di Ernest Renan e della protestante Cornélie Scheffer. Teme la sua reazione. « Mamma, bisogna che te lo dica : sono diventato cattolico e ho fatto la mia prima Comunione. Forse questo ti irriterà. – Al contrario : hai avuto ragione, poiché ritenevi di doverlo fare. » E lei va a cercare, nella sua scatola dei gioielli, la piccola croce d’oro del Battesimo del suo primogenito. Ernest la riceve in ginocchio baciando le mani di sua madre, che egli non smetterà di circondare delle attenzioni più delicate e tenere, tanto più che suo marito, Jean Psichari, l’ha da poco abbandonata.

Profondo fervore

Il 2 giugno, Psichari torna in guarnigione nel 2° Reggimento di artiglieria coloniale a Cherbourg. Incoraggiato da padre Clérissac, compone “Le Voyage du centurion”, romanzo autobiografico che verrà pubblicato postumo, nel 1916. Sotto lo pseudonimo di Maxence, Ernest vi fa un racconto del suo viaggio, che è nello stesso tempo il diario del suo itinerario spirituale. Nei mesi che seguono, Ernest compie una corsa da gigante, adempiendo le parole di Nostro Signore : Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste (Mt 5,48). Nell’ottobre del 1913, fa un ritiro in un convento domenicano. Riceve lo scapolare del Terz’Ordine di San Domenico. Ogni mattina, fa la Comunione alla Messa delle sette ; chi l’ha visto ne ha conservato un ricordo indelebile. « Pregava come un santo, affermava il parroco della parrocchia. Come un santo, con un fervore inimmaginabile. » Ernest fa ogni giorno la sua visita al Santissimo Sacramento, anche durante le manovre, quando il suo servizio glielo consente. Ama le pratiche minuziose come le novene, il rosario, il santo del giorno, l’ufficio recitato all’ora stabilita.

In un giorno di manovre, percorre a piedi i ventiquattro chilometri che separano Cherbourg da Valognes. È una domenica e arriva verso mezzogiorno, per la fine della Messa solenne. Si reca nella chiesa e prega il sacerdote di dargli la Santa Comunione. « Ma Lei è a digiuno ? (a quel tempo, bisognava essere a digiuno da mezzanotte), chiede quest’ultimo sorpreso – Sì, reverendo Parroco, perché avevo la speranza di fare la comunione arrivando qui. » Questo amore intimo di Gesù-Eucaristia sboccia in amore per i poveri e per i semplici : egli dà tutto ciò che ha e anche di più, grazie a sua madre che spesso riempie la sua borsa sempre vuota. A poco a poco, si orienta verso la vita religiosa nell’Ordine di San Domenico. Padre Clérissac non cessa di ripetergli : « Bisogna essere un santo… Dio lo vuole ! » Ernest desidera riparare l’offesa che suo nonno aveva fatta a Dio e afferma più ampiamente : « La nostra missione è quella di redimere la Francia con il sangue. »

« Che io non esiti ! »

Ernest partecipa alla prima guerra mondiale come tenente del 2° Reggimento di artiglieria coloniale. Il suo reggimento lascia Cherbourg il 6 agosto 1914 in direzione del Belgio, di cui la Germania ha violato la neutralità ; si unisce alla IV Armata, comandata dal generale de Langle de Cary, incaricata di coprire un fronte di 70 km tra Mézières e Montmédy. Non si fa nessuna illusione : « Non siamo pronti ; ma ho fiducia nel Sacro Cuore. » Confida a un prete amico : « Pregate per me, perché io non esiti mai in presenza del dovere ! » Il giorno della partenza, pranza al presbiterio di Notre-Dame du Vœu. Il pasto è molto gioioso. Lasciando il parroco, le sue ultime parola, pronunciate con voce soffocata dall’emozione, sono : « Pregate bene per la mia povera mamma ! » Il 20 agosto, scrive alla madre : « Il mio comando, per quanto modesto possa essere, mi dà le più grandi soddisfazioni. ». L’influenza che irradia sui suoi soldati è sorprendente : ha in particolare ottenuto dai suoi cannonieri che smettano di bestemmiare e, nella sua batteria, hanno addirittura costituito due “rosari viventi” : trenta uomini si sono impegnati a recitare una decina del rosario ogni giorno.

Il 21 agosto, alle 18, riceve l’ordine di passare all’offensiva e di recarsi a Neufchâteau, con la missione di attaccare il nemico ovunque lo si incontri. Il suo sottufficiale, Galgani, racconterà : « Ci eravamo appena avviati sulla strada completamente allo scoperto, quando il mio tenente fece un gesto con il braccio, come per dirmi di passare in fretta, che il posto era pericoloso… Lo sentii che mi gridava: “Gal…” Non terminò, fece un giro su se stesso e cadde con le braccia in croce… Il tenente Psichari aveva ricevuto una pallottola nella tempia… » La medaglia militare, conquistata nell’Africa che ha tanto amata, è rimasta agganciata alla sua giubba… Gli uomini che seppelliscono Ernest, e che sono suoi compagni, vedono anche attorno al suo collo una catenina d’oro alla cui estremità è appesa una piccola croce, quella del suo Battesimo… È presente lì una vecchia suora, accanto a lui, inginocchiata, che viene a offrire ai morti le sue preghiere e ad aiutare i soldati nel loro compito funebre : « Che cos’ha al polso sinistro questo giovane ufficiale dai lineamenti così puri, ancora quasi infantili ? » Sollevando la manica, scopre un rosario con i grani neri, sul quale le sue labbra ora livide hanno sgranato tante preghiere. Ernest lo ha portato avvolto attorno al braccio durante l’orrore della battaglia. È caduto a Rossignol, in Belgio, il 22 agosto 1914, durante uno dei primissimi scontri. Sepolto in una fossa comune, il suo corpo venne identificato, il 9 aprile 1919, grazie al suo scapolare di terziario di San Domenico e alla piccola croce d’oro del suo Battesimo.

Nel suo diario intimo, Ernest annotava, in data 30 maggio 1913 : « In tutta verità, in tutta sincerità, lo dico davanti a Dio : il mio unico desiderio su questa terra è avere la Fede, la Speranza e la Carità dei santi; il mio unico desiderio è morire per il nome adorato di Nostro Signore, se ci vuole per suoi martiri. Il mio unico desiderio e il mio unico pensiero sono il Paradiso ! Chiediamo allo Spirito Santo di darci simili disposizioni.

Venerabile Satoko Kitahara

eato Hyacinthe Cormier

Beata Laura Vicuña

Generale Gaston de Sonis