25 Luglio 2023
Santa Dulce dei Poveri
Carissimi Amici,
Dopo la nascita del suo secondo figlio, Gabriel, l’11 gennaio 2001, Claudia Cristina dos Santos è colta da una grave emorragia presso il reparto di maternità dell’ospedale São José nello Stato del Sergipe (Brasile). Si forma una catena di preghiera per chiedere l’intercessione della beata suor Dulce, di cui una piccola reliquia viene donata alla malata. Improvvisamente l’emorragia si ferma. Il dottor Sandro Barral, uno dei membri del comitato scientifico che ha analizzato il fatto, afferma : « Nessuno potrebbe spiegare il motivo di questo miglioramento, in modo così rapido, in uno stato così sfavorevole. »
Mauricio, di 22 anni, originario di São Salvador da Bahia (Brasile), perde completamente la vista in seguito a un glaucoma. Quattordici anni dopo, nel 2014, si manifesta una congiuntivite. Prendendo allora un’immagine di suor Dulce, egli la mette con fede sugli occhi per alleviare il dolore. «Quando mi sono svegliato, dirà, ho iniziato a vedere la mia mano. Ho capito che suor Dulce aveva compiuto un miracolo. Mi ha dato tanto di più di quello che avevo chiesto: ho riavuto la vista!»
Questi due miracoli, riconosciuti dalla Chiesa, sono serviti per la beatificazione e la canonizzazione di suor Dulce.
Maria Rita de Souza Brito Lopes Pontes è nata il 26 maggio 1914 a São Salvador da Bahia. All’inizio del XX secolo, vi prosperano l’industria e il commercio; tuttavia, il numero dei poveri è considerevole. Maria Rita è figlia di Augusto Lopes Pontes e Dulce Maria de Souza. Il padre è dentista e professore all’università. La madre è una cattolica fervente e l’atmosfera della casa è impregnata di fede. A Maria Rita, bambina piena di gioia, piace giocare con le bambole e con gli aquiloni. Ha solo sette anni quando la madre muore per i postumi del suo sesto parto; anche la neonata muore pochi giorni dopo. Le due sorelle maggiori, che non si sono sposate, vengono a prendersi cura dei tre bambini più piccoli. L’anno dopo, Maria Rita fa la sua Prima Comunione.
La portineria di San Francesco
Nel 1924, Augusto Lopes si risposa con una donna che si dimostra molto affettuosa verso i figli del marito ; da queste nozze ne nasceranno altri due. A tredici anni, Maria Rita si appassiona per il calcio. La privazione dell’incontro sportivo domenicale è la punizione che teme di più. Nello stesso periodo, si affeziona alla zia Maddalena. Membro di una confraternita laica dedicata al Sacro Cuore, quest’ultima si prodiga in opere sociali. L’adolescente la accompagna nei quartieri poveri della città, dove è diffusa l’ignoranza religiosa e la fede si mescola con il paganesimo. Maria Rita s’impegna a favore di questi poveri, porta loro cibo e vestiti, a volte li cura. Manifesta allora il desiderio di farsi suora e prende l’abitudine di partecipare alla Messa tutti i giorni. Vedendo il suo entusiasmo, il padre le dice scherzosamente : « Mia figlia è già quasi tra le Francescane ! » Egli stesso partecipa come benefattore, collaboratore e membro del consiglio di direzione, a un’opera sociale per operai in uno dei quartieri più poveri. Con il consenso della famiglia e il sostegno della sorella, Dona Dulcinha, Maria Rita trasforma la casa di famiglia in un centro di cure per persone bisognose, che presto sarà noto con il nome di “portineria di San Francesco”..
Maria Rita si reca un giorno presso delle suore per essere ammessa tra di loro, ma le viene obiettato che la sua età è troppo giovane. Il padre, che desidera che si sposi, non se ne preoccupa affatto, perché vi vede un capriccio passeggero di adolescente. All’età di quindici anni, al termine del suo primo anno di Scuola Normale, la giovane scrive di nuovo alla superiora del convento, senza maggior successo. Suo padre, allora, prende lui sul serio questa iniziativa, ma dichiara che non le permetterà di entrare nella vita religiosa prima della fine dei suoi studi di maestra, tre anni dopo. Giunta a questa scadenza, Maria Rita incontra un sacerdote francescano, padre Hildebrand Kruthaup (1902-1986), primo di una lunga lista di sacerdoti che le faranno da guida. Nato in Germania, questo religioso era stato inviato in Brasile nel 1924 con alcuni confratelli, per restaurarvi l’Ordine di San Francesco. Guidata e raccomandata da lui, Maria Rita entra, nel 1933, nella congregazione delle “Suore Missionarie dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio”, ramo dell’Ordine Francescano, a São Cristóvão nello Stato del Sergipe, a 400 km da Bahía. Maria Rita ha conseguito un diploma di maestra e suo padre le ha dato il suo consenso.
Dopo aver vissuto nel trambusto di São Salvador, Maria Rita fa una vera e propria immersione nel silenzio; accoglie con gioia e nella fede questo nuovo genere di vita e si comporta come una ragazza discreta. Tuttavia, non riesce a fare le pulizie e il bucato senza sporcarsi i vestiti, per cui viene rimproverata dalla maestra delle novizie. Unica diplomata tra le aspiranti alla vita religiosa, segue però umilmente le lezioni, come le altre. Terminato il periodo di postulandato, riceve l’abito religioso con il nome di suor Dulce, in ricordo della madre. Il suo modello è santa Teresa di Lisieux: la giovane novizia si sforza, come lei, di compiere ogni azione ordinaria con amore. Pronuncia i suoi primi voti il 15 agosto 1934. Ha vent’anni; ma le manca il contatto con i poveri.
Il buon angelo del Bahia
La nuova suora viene mandata in un collegio della congregazione, a São Salvador, per insegnarvi. Nonostante i suoi sforzi, non riesce a interessare i suoi allievi, né a evitare il chiasso : la sua vocazione non è quella. Nel settembre 1935, viene a lavorare presso l’ospedale spagnolo di São Salvador, in compagnia di due consorelle. Durante i quattro mesi che vi trascorre, lavora come infermiera ausiliaria, all’accettazione e come responsabile della radiologia. Sa unire cure mediche e assistenza spirituale ai malati e alle loro famiglie. In seguito, nel 1941, seguirà dei corsi di farmacia. A partire da quell’anno 1935, inizia ad assistere la comunità povera di Alagados, che vive in un gruppo di case su palafitte. Fa visita agli operai, prega con loro e offre cibo e medicine alle famiglie indigenti, incoraggiandole ad adempiere ai loro doveri religiosi. La suora verrà chiamata “il buon angelo del Bahia”. Essendo state denunciate queste visite all’arcivescovo, mons.. Alvaro da Silva, come sconvenienti, perché gli uomini indossano pantaloni corti, la suora viene convocata in arcivescovado. Si giustifica facilmente e dimostra anche che non disturba in alcun modo il lavoro : « Visito le fabbriche solo all’ora di pranzo, perché è l’unico momento in cui i datori di lavoro me lo permettono. »
Nel 1936 fonda, con padre Hildebrand, il primo movimento operaio della città, per organizzare la solidarietà e unire i lavoratori nella fede cristiana: l’Unione Operaia di San Francesco. Non si tratta di rivendicazioni sociali, ma di migliorare concretamente le condizioni di vita. Il finanziamento dell’Unione è assicurato dagli imprenditori e da persone facoltose della città che partecipano anche alle attività. Contro la lotta di classe fomentata dai marxisti, l’Unione propone la collaborazione delle diverse componenti della società. Ben presto, il movimento si attira l’odio dei comunisti, che vi vedono, a ragione, una forza opposta alla loro.
Nell’enciclica Rerum novarum, del 15 maggio 1891, papa Leone XIII affermava: «Lo scandalo maggiore è questo: supporre una classe sociale nemica naturalmente dell’altra; quasi che la natura abbia fatto i ricchi e i proletari per battagliare tra loro un duello implacabile; cosa tanto contraria alla ragione e alla verità… L’insegnamento cristiano, di cui è interprete e custode la Chiesa, è potentissimo a conciliare e mettere in accordo fra loro i ricchi e i proletari, ricordando agli uni e agli altri i mutui doveri incominciando da quello imposto dalla giustizia.» San Giovanni Paolo II aggiungerà, nell’enciclica Centesimus annus, del 1° maggio 1991: «Ciò che viene condannato nella lotta di classe è, piuttosto, l’idea di un conflitto che non è limitato da considerazioni di carattere etico o giuridico, che si rifiuta di rispettare la dignità della persona nell’altro (e, di conseguenza, in se stesso), che esclude, perciò, un ragionevole accomodamento e persegue non già il bene generale della società, bensì un interesse di parte che si sostituisce al bene comune e vuol distruggere ciò che gli si oppone» (n. 14).
Con l’amore, si supera tutto !
Nel 1938, l’Unione diventa il “Circolo degli Operai del Bahia” (COB). La maggior parte degli iscritti sono poveri, spesso analfabeti. In cambio di un contributo mensile molto modesto, il Centro fornisce loro cure mediche e dentarie, nonché possibilità di svago. Ben presto, ci saranno corsi e laboratori di formazione. Il Centro aiuta anche finanziariamente le famiglie bisognose. L’associazione è presieduta da un laico, e padre Hildebrand ne è l’assistente ecclesiastico. Suor Dulce non vi assolve incarichi ufficiali, ma vi lavora intensamente. Recluta anche il proprio padre, che offre cure dentarie gratuite e funge da intermediario con le autorità civili ed ecclesiastiche. Suor Dulce è convinta che con l’amore si superano tutti gli ostacoli e si accettano tutti i sacrifici. È in questo stato d’animo che intensifica le iniziative per alleviare la miseria. La crescita del COB è prodigiosa : intorno al 1950 conterà 25.000 iscritti, il che rappresenta una vera forza di progresso sociale nella città.
San Giovanni Paolo II ricorderà: «È preminente… il diritto naturale dell’uomo a formare associazioni private; il che significa, anzitutto, il diritto a creare associazioni professionali di imprenditori e operai, o di soli operai. Si coglie qui la ragione per cui la Chiesa difende e approva la creazione di quelli che comunemente si chiamano sindacati, non certo per pregiudizi ideologici, né per cedere a una mentalità di classe, ma perché l’associarsi è un diritto naturale dell’essere umano» (ibid. n. 7). Il diritto di associazione consente al singolo cittadino di difendere la propria dignità di persona, in particolare di fronte all’arbitrio dello Stato e dell’alta finanza. La sua abolizione in Francia, con la legge Le Chapelier (1791), ha provocato la comparsa del proletariato, terreno favorevole al sorgere della lotta di classe e del comunismo. Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica, il bene delle persone è l’obiettivo principale di ogni attività economica: «Lo sviluppo delle attività economiche e l’aumento della produzione sono destinati a soddisfare i bisogni degli esseri umani. La vita economica non mira solo ad accrescere la produzione dei beni e ad aumentare il profitto o la potenza; essa è prima di tutto ordinata al servizio delle persone, dell’uomo nella sua integralità e di tutta la comunità umana» (CCC, n. 2426).
In un pollaio
Nel 1939, suor Dulce apre il collegio Santo António, in un quartiere popolare di São Salvador, per offrire un’istruzione sia agli operai, di sera, sia ai loro figli, di mattina. Un pomeriggio dello stesso anno, mentre lavora al Circolo, si presenta un ragazzino di circa quindici anni, scosso dai brividi per la febbre e affamato. Tossisce molto e chiede aiuto : « Sorella, non mi lasci morire per strada ! » Non potendo accoglierlo altrove, suor Dulce lo porta verso una casa abbandonata di un quartiere povero soprannominato “l’isola dei topi”, ve lo installa e gli procura cure e medicine. Nei giorni successivi, occupa altre case con malati raccolti dalla strada. Ottiene l’aiuto di persone dell’alta società. In seguito, alcune lagnanze provenienti dai vicini provocano l’espulsione dei suoi protetti ; deve installarli in un vecchio mercato del pesce, oppure sotto le arcate di un viadotto, ma il comune le notifica che non gliene dà l’autorizzazione. Con abilità, suor Dulce riesce a ritardare l’esecuzione degli avvisi di espulsione, arrivando fino ad affrontare il prefetto. Un decennio dopo, nel 1949, ottiene dalla sua superiora il permesso di utilizzare il pollaio del convento, che trasforma in ospizio di fortuna per le settanta persone di cui si occupa. Si tratta di alcune baracche dove sono state messe delle galline. Quando la Superiora le chiede che cosa abbia fatto delle galline, la suora risponde che sono servite a nutrire i suoi poveri… La vicinanza del convento permette a suor Dulce di vegliare maggiormente sui suoi poveri e i malati non hanno l’impressione di essere abbandonati quando lei rientra in clausura. È questa l’origine dell’ospedale Santo António. Quando uno dei suoi malati si avvicina alla morte, lei ha cura di dargli la possibilità di confessarsi. Le capita anche di seppellire i corpi di persone morte per strada. Si fa allora aiutare da consorelle del suo convento e talvolta da ragazze del collegio Santo António.
Suor Dulce si ammala di tubercolosi; ha trentacinque anni. Il sovraffaticamento e la sua negligenza nel curarsi seriamente aggravano il male. Accetta tuttavia di trascorrere quarantacinque giorni in un convento che funge da sanatorio, ma le rimarranno notevoli difficoltà respiratorie. Quali che siano i suoi lavori, rimane fedelissima al Rosario ed è raro che si addormenti prima di aver finito di recitare le quindici decine. Considerando che la grazia di Dio è più importante dei suoi sforzi, si dedica a una preghiera continua. Io sono la vite, voi i tralci, dice Gesù. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla (Gv 15,5).
Durante la seconda guerra mondiale, i sottomarini tedeschi fanno regolarmente delle vittime lungo le coste brasiliane. Nel 1942, sotto la pressione popolare, il Brasile dichiara guerra alla Germania. L’arcivescovo deve destituire dai loro incarichi tutti i sacerdoti tedeschi che operano nella diocesi. Padre Hildebrand, costretto ad abbandonare il COB, viene sostituito da un francescano brasiliano. Ne risulta del lavoro in sovrappiù per suor Dulce, a cui ci si rivolge sempre più di frequente. Preoccupata per la crescente partecipazione di quest’ultima alla vita amministrativa del COB, la sua superiora le vieta di impegnarvisi. Ma molte persone ricorrono direttamente a lei, che è costretta a continuare le sue attività caritative. Grazie alla sua facilità nell’instaurare contatti personali, è la principale fonte di reddito del Centro: conduce vere e proprie campagne di raccolta di fondi e, nel 1946, ottiene aiuti finanziari da personalità di spicco e da grandi società. Padre Hildebrand aveva conosciuto, nel 1941, un giovane ingegnere, Norberto Odebrecht, figlio di un emigrato tedesco, che era imprenditore edile. Norberto diventa un ausilio prezioso per suor Dulce: in particolare realizzano una nuova sede per il COB, con spazi sanitari molto più ampi e una scuola.
« Il mio capo è esigente ! »
L’aumento della popolazione di São Salvador provoca la comparsa delle prime baraccopoli, “favelas” in portoghese. Suor Dulce le visita e cerca di venire incontro ai bisogni più urgenti. Nel 1950, inizia ad aiutare i detenuti di un carcere migliorandone le condizioni igieniche. Dal 1952 al 1956, suor Dulce svolge l’incarico di superiora del suo convento Santo António. A partire dal 1954, le sue difficoltà respiratorie la costringono a dormire seduta ; ma lei sa che la sofferenza offerta attira grazie da Dio. Quando qualcuno le fa notare la brevità dei suoi tempi di riposo, risponde : “Il mio capo è esigente ! »
Nel 1959, diverse opere caritative a São Salvador da Bahia dovute alle iniziative della suora vengono raggruppate sotto il nome di “Opere Sociali di Suor Dulce” (Obras Sociais Irmã Dulce, OSID), riconosciuta come associazione umanitaria dalle autorità brasiliane, il cui nucleo centrale è l’ospedale Santo António, divenuto una struttura di 150 posti letto. In quel periodo, la suora beneficia di una sovvenzione del governo americano, poiché la sua opera è vista come un potente punto di appoggio contro il comunismo. Di fronte all’afflusso dei più bisognosi, le sue opere crescono e molti volontari si uniscono a lei. Nel 1984, fonderà l’Istituto delle Figlie di Maria Serve dei Poveri, per aiutarla nelle sue opere.
Varie correnti di pensiero agitano allora la Chiesa in Brasile, tra cui la “Teologia della Liberazione”. Diverse persone cercano di attirare suor Dulce verso questa ideologia, ma lei rimane sempre fedele all’insegnamento della Chiesa, il che le procura molte contestazioni. Nel 1964, la suora inaugura il Centro Educativo Santo António (CESA), a Simões Filho, per accogliere i bambini senza famiglia. L’azienda agricola in cui è installato il CESA è stata donata dal governo. In quello stesso anno, il principale sostegno di suor Dulce, il cardinale Alvaro da Silva, va in pensione; viene nominato amministratore dell’arcidiocesi don Eugénio Sales. Alcune suore temono che il loro Istituto fallisca a causa delle imprese della consorella e ritengono che queste non siano conformi al carisma dell’Istituto. Mons. Sales, che stima suor Dulce e i suoi poveri, ottiene da Roma per lei un indulto di esclaustrazione dalla sua comunità, che le impone. Lei può così proseguire le sue opere, di cui il suo Istituto non è più responsabile, pur conservando il suo abito religioso. In concreto, sono le altre suore che abbandonano Santo António per raggrupparsi in un’altra casa, lasciando sola suor Dulce; questa situazione le permette di continuare a occuparsi della scuola, dell’ospedale e dei suoi poveri.
Santo António diventa allora un edificio annesso alle OSID. Nonostante questa situazione anomala, la superiora locale e suor Dulce continuano a corrispondere per iscritto con tono cortese. Nel 1969, alla morte del cardinale Álvaro da Silva, mons. Eugénio Sales diventa arcivescovo di São Salvador e fa prolungare l’esclaustrazione della suora. Nel 1970, viene aperto un nuovo edificio, raddoppiando la capacità dell’ospedale per portarla a 300 posti letto. Ma vi sono a volte conflitti tra suor Dulce e i medici, perché lei desidera che siano ammessi tutti i richiedenti; essi, invece, sostengono che al di là di un certo numero i rischi di contagio siano troppo alti. Nel 1974, viene inaugurato un nuovo padiglione dell’ospedale, destinato esclusivamente alle persone disabili.
Quelli che nessuno vuole
Nel 1976, grazie al nuovo arcivescovo di São Salvador, suor Dulce viene finalmente reintegrata in pieno nella sua congregazione religiosa e completamente assolta dall’accusa di disobbedienza. Ma le sue condizioni di salute peggiorano : oltre a una capacità respiratoria ridotta a un terzo del normale, si manifestano polmoniti successive. La sua preoccupazione rimane però la cura dei poveri, soprattutto di quelli che nessuno vuole. Suor Dulce e madre Teresa di Calcutta s’incontrano nel 1979 a São Salvador ; l’anno seguente, durante il suo primo viaggio apostolico in Brasile, papa san Giovanni Paolo II fa visita alla suora. Nonostante complicazioni cardiache, quest’ultima prosegue le sue molteplici attività. Nel 1990, viene ricoverata in ospedale per sedici mesi. Nel 1991, viene colta da convulsioni con una febbre costante. Tra le crisi, può esprimersi solo attraverso i gesti. Spesso cade in coma. Nell’ottobre 1991, riceve nuovamente, sul letto di malattia, la visita di san Giovanni Paolo II, durante il suo secondo viaggio apostolico in Brasile. Nel novembre, una osteoporosi avanzata le provoca una frattura del femore. Gli ultimi giorni della sua vita trascorrono nel coma. Muore il 13 marzo 1992, all’età di 77 anni, nella parte ospedaliera del suo convento di Santo António. Il suo corpo, riesumato nel 2008 per essere trasferito nella cattedrale di São Salvador, è stato ritrovato intatto. Suor Dulce è stata canonizzata il 13 ottobre 2019 da papa Francesco, con il nome di santa Dulce dei Poveri. Una rete di ospedali e centri di cure mediche di ottima reputazione, riservati ai più indigenti, e diversi centri di assistenza sociale costituiscono la sua eredità. Oggi ne beneficiano più di 5 milioni di persone ogni anno.
«Ogni volta che potete, parlate di amore e con amore a qualcuno. Fa bene alle orecchie di chi ascolta e all’anima di chi parla», diceva santa Dulce dei Poveri. Possa questa raccomandazione essere per noi una regola nei nostri rapporti vicendevoli!












