28 dicembre 2022
Venerabile Satoko Kitahara
Carissimi Amici,
La prima neve è caduta sulle pendici del monte Fuji (Giappone). Dalla sua sedia a sdraio, Satoko non si stanca mai di contemplare il cono perfetto di questo vulcano che si erge, bianco di neve, nel cielo azzurro. Ma la giovane ha molta fretta che finisca il periodo di riposo richiesto dalla tubercolosi. Desidera tornare a Tokyo, tra gli straccivendoli del Villaggio delle formiche… L’infermiera che la cura non sospetta che questa ragazza dell’alta società pensi con affetto agli abitanti di una baraccopoli della capitale.
Satoko Kitahara è nata il 22 agosto 1929, a Tokyo, in una famiglia aristocratica erede di una lunga stirpe di sacerdoti scintoisti ; la religione scintoista, in cui tutto è sacro, prevede di far entrare i suoi adepti nell’armonia delle molteplici tradizioni ancestrali. Il padre di Satoko, il maggiore della sua famiglia, è stato diseredato per aver rifiutato di seguire la tradizione del ruolo del primogenito, ruolo che gli avrebbe impedito di proseguire degli studi universitari. Egli compie studi impegnativi a Tokyo, capitale dal 1866, poi, dopo la morte del padre, viene reintegrato nella sua famiglia. Satoko, arrivata dopo altri tre figli, viene al mondo nel momento in cui egli stesso consegue un prestigioso dottorato. Ragazzina studiosa, Satoko si rivela molto dotata per il pianoforte e desidera farvi carriera. Ma, per obbedire al padre, accetta di proseguire i suoi studi, mentre infuria la guerra. Fin dall’età di quindici anni, la giovane viene mobilitata in una fabbrica di aerei dove le condizioni di lavoro sono molto dure. Compaiono i primi segni della tubercolosi polmonare ; lei li nasconde il più possibile. Del resto, nella società giapponese di allora, molti pensano che le malattie rivelino una disarmonia interna. Grazie alle buone cure della madre, la salute di Satoko migliora e, a partire dal 1946, intraprende degli studi di farmacia.
Attraverso la stampa, Satoko scopre i crimini di guerra giapponesi. Lei, che ha sempre tenuto in grande considerazione il nazionalismo giapponese legato alla religione ancestrale, ne rimane sconvolta ; a poco a poco, si allontana dalle credenze tradizionali. Durante il suo terzo anno di studi, la ragazza si reca con un’amica a Yokohama, il porto di Tokyo, 30 km a sud della capitale. Per curiosità, entrano in una chiesetta cattolica e sono colpite dall’atmosfera di raccoglimento che vi regna. In una cappella laterale notano una statua della Madonna di Lourdes. Grazie alla sua conoscenza dell’arte, Satoko spiega alla sua compagna che si tratta di Maria, madre di Gesù Cristo. Racconterà in seguito : « Ricordo sempre la prima volta che sono entrata in una chiesa cattolica e ho visto la statua della Santa Vergine… Fui subito penetrata da una forza stranamente attraente. Fin dalla mia infanzia, mi abitava in modo così forte un bisogno di purezza che non riuscivo a descrivere chiaramente a parole questa attrazione. »
La limpidezza dello sguardo
Nel marzo del 1949, Satoko supera brillantemente gli esami finali e riceve diverse offerte di lavoro, che rifiuta : vuole prendersi del tempo per riflettere e trovare la sua armonia interiore. A quell’epoca, la signora Kitahara, volendo dare a sua figlia Choko la migliore educazione possibile, la iscrive a una scuola cattolica, tenuta da suore spagnole della congregazione della Madonna della Mercede. Satoko le accompagna alla cerimonia di apertura delle lezioni. La superiora pronuncia un discorso in buon giapponese : « Dio, nella sua Provvidenza, ha condotto Sua figlia in questa scuola… » La parola “provvidenza”, di cui aveva notato l’uso tra i cristiani, innesca in Satoko una profonda riflessione. Alcuni giorni dopo, accompagna la sorella a scuola e incontra una delle suore, con cui s’intrattiene brevemente. La limpidezza dello sguardo della religiosa provoca in lei una reazione simile a quella che aveva provata davanti alla Vergine di Yokohama. Turbata, cerca di distrarsi andando al cinema e a teatro e prendendosi cura dei suoi ornamenti e dei suoi abiti. Pochi giorni dopo, però, torna all’istituto. La suora che la riceve le propone di seguire un corso di catechismo.
Questa suora propone saggiamente lo studio del catechismo e non la sola lettura della Bibbia. In effetti, « la presentazione organica della fede è un’esigenza irrinunciabile… Il Catechismo della Chiesa Cattolica, come pure il Compendio del medesimo Catechismo, ci offrono proprio questo quadro completo della Rivelazione cristiana, da accogliere con fede e con gratitudine » (Benedetto XVI, Udienza generale del 30 dicembre 2009).
Il desiderio di servire
Satoko segue il corso molto assiduamente e va a Messa tutti i giorni dalle suore, alle sei del mattino. « Dopo diversi mesi di catechesi, riferirà, ero convinta di aver trovato la verità e chiesi il Battesimo. La Chiesa in Giappone aveva l’abitudine di far aspettare i catecumeni per un anno intero… ma, a motivo della mia profonda convinzione, fui battezzata con il nome di Elisabetta la domenica 30 ottobre, che era, quell’anno, la festa di Cristo Re. Due giorni dopo ricevetti la Cresima. » L’annuncio dell’ingresso della loro figlia in una religione che non conoscono turba i suoi genitori. Ma suo padre, ricordando il doloroso contrasto avuto con il proprio padre, non vuole ostacolare la sua libertà. Egli stesso inizia a studiare il cristianesimo e la vita di santa Elisabetta d’Ungheria, la patrona della figlia, ma si limita a questo. In seguito, dirà di aver capito perché Satoko avesse scelto questa santa che aveva un’anima di fuoco come sua figlia e che era terziaria francescana, proprio in un momento in cui Satoko stava evolvendo verso la spiritualità di san Francesco d’Assisi. Nel suo entusiasmo di neofita, Satoko desidera dedicarsi con tutta se stessa alla carità verso il prossimo : « Dal giorno del mio Battesimo, sento vivamente il desiderio di servirlo. Sono entrata a far parte di un gruppo di donne che si incontravano regolarmente al convento della Madonna della Mercede. Facevamo visita a diversi orfanotrofi e disegnavamo scene bibliche che venivano utilizzate per l’insegnamento del catechismo ai bambini. Nonostante questo, mi mancava qualche cosa di profondo. » S’interroga sulla vocazione alla vita religiosa e ne parla con la superiora, che la invita a fare un soggiorno nel noviziato delle Suore in Giappone. Improvvisamente, però, un attacco di tubercolosi la costringe a un riposo assoluto.
Verso quello stesso periodo, suo padre, che si spende eccessivamente per promuovere gli studi superiori di agricoltura in Giappone, subisce una grave perdita di coscienza. La sua figlia maggiore, Kazuko, propone ai genitori di venire a vivere a casa sua, all’altra estremità di Tokyo, sul fiume Sumida. Il trasferimento ha luogo nel settembre 1950 e Satoko segue i suoi nella nuova casa. Lì, fa la conoscenza di fra Zeno Zebrowski, missionario francescano polacco giunto a Nagasaki nel 1931 con san Massimiliano Kolbe, per fondare in Giappone la “Milizia dell’Immacolata”. Fra Zeno si è avvicinato ai più indigenti, in particolare agli abitanti di una baraccopoli nella periferia di Tokyo, dove regna una miseria estrema. Questi poveri sono diventati straccivendoli, un mestiere particolarmente disprezzato dai giapponesi, che hanno il culto della pulizia. Installata su terreni comunali, questa baraccopoli era nata grazie a un imprenditore rovinato di nome Ozawa, che paga a peso gli stracci, la carta da macero e i rottami metallici raccolti dagli straccivendoli. Colpito dal gran numero di senzatetto del dopoguerra, Ozawa ne ha riuniti alcuni e li ha addestrati al lavoro di straccivendoli e alla costruzione di baracche vicino alla discarica. Per ottenere un minimo riconoscimento legale, ha consultato uno studio legale dove ha incontrato Matsui. Scrittore-poeta laureato in giurisprudenza, quest’uomo aveva trascorso gran parte della guerra a Taiwan. Tornato in Giappone dopo la sconfitta e sedotto da Ozawa e dalla comunità degli straccivendoli, che egli designa con il nome di “Villaggio delle formiche”, viene in loro aiuto. « Ozawa e Matsui sono cristiani ? » chiede Satoko. « No, risponde il francescano. Matsui è, credo, un intellettuale amareggiato che ha provato ad avvicinarsi al buddismo e al cristianesimo senza trovare risposta alla sua rivolta. »
« Nessuno ama gli straccivendoli »
Il frate lascia alla giovane donna una vita di padre Kolbe oltre che un numero di Cavaliere dell’Immacolata in giapponese. Dopo averli letti, Satoko prende la decisione di consacrarsi al Cuore Immacolato di Maria. Quindi s’impegna presso i più poveri nella comunità degli straccivendoli. « Fra Zeno, scriverà, ha scoperto questo Giappone di cui ignoravo fino ad ora l’esistenza. Migliaia di persone sopportavano una vita di totale indigenza e una parte di loro si trovavano a meno di un chilometro da casa mia. Io vivevo in un mondo benestante e colto, ma questo frate straniero, molto umile, si donava a fondo, senza alcuna preoccupazione per se stesso, nella realtà di questo mondo doloroso. » Satoko si distingue ben presto per la sua dedizione, le sue iniziative benefiche, la sua gioia costante e il suo fervore religioso. Si dice che sia diventata il sorriso e l’angelo degli straccivendoli. Inizia collaborando a una festa di Natale, poi si prende cura in modo particolare dei bambini, molti dei quali sono orfani. Un giorno, chiede a uno di loro se va a scuola : « È tanto tempo, risponde il bambino, che non andiamo più a scuola. Nessuno ama gli straccivendoli. E non appena c’è un furto, siamo noi ad essere accusati. » Satoko diventa allora maestra. Quando uno dei bambini ha raggiunto un livello sufficiente, lo iscrive a una scuola locale, assicurando che i compiti saranno sempre ben fatti (sotto la sua supervisione). Cura anche l’igiene e la pulizia di questi allievi, al fine di evitare il disprezzo dei loro compagni di classe e le osservazioni dei direttori scolastici. I suoi genitori, tuttavia, non apprezzano le sue nuove attività ; suo padre la avverte dei rischi che corre per la sua salute, ma la lascia libera delle sue scelte e nota la felicità che le procura la sua dedizione. Un giorno, Satoko e fra Zeno scoprono dei senzatetto che, a forza di essere cacciati da qualsiasi luogo, si sono installati in un cimitero. Molti di loro si danno all’alcol e commettono brutalità. « Davanti a questo nuovo mondo, ancora estraneo per me, mi sentivo come una bambina piccola », scriverà.
Con Matsui, Satoko scrive molti articoli di giornale per far conoscere la loro comunità, sfatare i pregiudizi, evitare l’espulsione : si tratta di stabilire chiaramente che sono persone oneste che si guadagnano da vivere con un lavoro molto particolare, ma senza violare alcuna legge. Un giorno Matsui si lascia prendere dalla rabbia e riversa su Satoko l’eccesso della sua ira contro i cristiani : « Se foste discepoli sinceri di Cristo, sareste poveri e condividereste la vita piena di sofferenze dei poveri… Lei, nella Sua casa raffinata a due piani, non capisce nulla della miseria delle persone che vivono nell’indigenza 365 giorni all’anno ! » Satoko rimane senza parole. L’uomo conclude : « Si è parlato di installare una chiesa nel Villaggio delle formiche. Se Voi e le persone come Voi volete ancora vedere realizzato questo progetto, c’è una condizione : la troverete nella seconda Lettera ai Corinzi. »
Totalmente straccivendola
Il giorno dopo Pasqua, in seguito a una discussione con un missionario americano pieno di pregiudizi sulle “formiche” e molto sicuro di sé, Satoko viene colta da una violenta febbre. La sua tubercolosi, contenuta per diversi anni, ha ripreso con virulenza. Viene quindi messa in isolamento e in riposo assoluto. I bambini vengono regolarmente a chiedere sue notizie ; lei sente le loro voci, ma soffre di non poter fare nulla per loro. Sentendosi abbandonata da tutti, attraversa come una notte spirituale, in cui pensa di non essere più utile a nulla, ma solo un peso per i suoi. Tuttavia il suo rosario rimane la sua consolazione. Una mattina, però, la grazia ricevuta presso la Madonna di Yokohama sembra risvegliarsi : lei si abbandona allora alla volontà di Dio. Qualche giorno dopo, la sua temperatura torna normale. « Dopo un mese trascorso nella mia stanza, mi sentivo libera… Il rumore leggero del fiume Sumida scandiva i miei passi lenti… All’improvviso, scorsi uno straccivendolo che frugava in un bidone della spazzatura. Prima del mio incontro con fra Zeno, non avrei potuto assistere a questa scena se non con il cuore triste e stretto ; ora ammiravo quel volto rassegnato e mi sentivo complice. » Aveva infatti meditato a lungo la seconda lettera di san Paolo ai Corinzi : Il Signore Gesù Cristo, da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà (2Cor 8,9). Così prende la decisione di diventare lei stessa totalmente straccivendola, al punto da condividere pienamente la vita dei suoi amici.
Uno dei ragazzi più grandi le annuncia che, con suo padre, lasceranno presto il Villaggio delle formiche. Lei gli dona come regalo di commiato un Nuovo Testamento. « Voglio imparare a diventare una brava straccivendola, gli dichiara. – Come ? Voi, una straccivendola ? – Ma sì ! » Pochi giorni dopo, accompagnata da un gruppo di bambini, inizia il giro tra i bidoni della spazzatura. Le sue prime uscite provocano scandalo : la figlia del professor Kitahara aiuta gli straccivendoli ! Matsui rimane a bocca aperta e a Ozawa vengono le lacrime agli occhi. Mentre lei partecipa allo smistamento del bottino, entrambi si trovano a passare di lì : « Vedo che la Sua malattia Le ha aperto gli occhi ! – È vero ! a partire da oggi sono straccivendola ! » I bambini, che hanno seguito questo dialogo, applaudono felici. Essendo ormai pienamente una di loro, viene completamente accettata da questa povera gente. Ora deve annunciare questa decisione alla sua famiglia : « È con voce risoluta che annunciavo ai miei genitori : durante questo ultimo mese di solitudine nella mia stanza, ho finalmente capito chiaramente che, per aiutare in tutta verità gli straccivendoli del Villaggio, dovevo diventare una di loro. » Scriverà : « La prima volta che mi sono trovata da sola a trainare un carretto, mi sono sentita umiliata. Lo sguardo di un passante raddoppiò il mio imbarazzo. Vergognandomi di me stessa, pregavo la Vergine Maria. Volevo diventare una serva gioiosa del Signore raccogliendo le immondizie… Quando, alzando il coperchio di un bidone della spazzatura, ho trovato dei prodotti vendibili, ho assaporato il piacere che potevano avere gli straccivendoli in quei momenti. Inoltre, ero così felice di aver superato il momento più difficile. » Satoko insegna agli altri come smistare gli stracci, lavare i migliori e ricavarne dei vestiti decenti.
« Lourdes of Ants »
Il giorno di Pentecoste, Satoko si reca al Villaggio. Vede con sorpresa molti straccivendoli indaffarati nella costruzione di un edificio : « La Sua chiesa l’avrà presto ! » le annuncia Matsui, che aggiunge, alzando una grossa croce : « E questa è per la cima del tetto ! » Per lui, a dire il vero, è una questione di calcolo : la baraccopoli è minacciata di demolizione dal comune per riportare il luogo alla sua destinazione iniziale di parco comunale ; il comune, però, non oserà mai distruggere un edificio religioso, prova di una vita organizzata, né quindi radere al suolo il Villaggio delle formiche. Il pianterreno dell’edificio sarà un refettorio dove tutti gli straccivendoli potranno riunirsi e il primo piano fungerà da aula e da cappella. In questa, si troverà una statua di Maria, procurata da fra Zeno, che verrà chiamata dai bambini “Lourdes of Ants” (Lourdes delle formiche). A poco a poco, vengono installate fognature, acqua corrente e un bagno pubblico. Ogni volta l’idea è venuta a Satoko e Ozawa l’ha approvata. Il frutto del lavoro degli straccivendoli permette di offrire ad alcuni delle vacanze in montagna. Satoko propone di utilizzare una parte dei guadagni per allestire un centro per anziani.
Tuttavia, la malattia di Satoko è sempre ben presente : all’inizio del dicembre 1951, il medico la costringe a un riposo totale. Una grande tristezza invade l’ammalata e fra Zeno si prodiga a incoraggiarla : « Prega Maria, lei ci aiuta sempre ! » Satoko si reca allora per sei mesi in un sanatorio. Venendo a sapere un giorno che il Villaggio è di nuovo minacciato, torna a Tokyo, decisa a condividere la sorte dei suoi protetti. Deve però curarsi e s’installa presso i suoi genitori, trascorrendo lunghe ore a rispondere alla posta e a scrivere un diario. Tuttavia, un’altra ragazza, che ha letto deli articoli riguardo al suo lavoro, è venuta a sostituirla presso i bambini. Quando la incontra, Satoko è profondamente ferita e si ritrova incapace di dirle una parola. Percepisce che la vita continua senza di lei nel Villaggio. Un intervento un po’ rude di Matsui, che le dichiara che bisogna fare la volontà di Dio, la aiuta ad accettare questa nuova situazione che non aveva prevista.
« Questo non sarà necessario »
Il male si aggrava. Satoko, isolata per timore del contagio, entra in una nuova notte dell’anima : la sua vita è stata un fallimento, non ha conquistato nessuno al Vangelo… Eppure il suo esempio ha toccato Ozawa. Sconvolto al vederla dare la sua vita fino in fondo, egli si rivolge a Matsui per annunciargli che pensa di diventare cristiano come lei. Già vacillante, questi cade dall’alto del cinismo in cui si era rifugiato. Risponde al suo capo che desidera anche lui il Battesimo : « Grazie alla vita di Satoko, fatta di amore, di perdono, di misericordia, i miei occhi si sono finalmente aperti. » Entrambi s’iscrivono al corso di catechismo. Al capezzale di Satoko, trovano i suoi genitori e il suo medico. Quest’ultimo suggerisce un nuovo cambiamento d’aria : perché, si chiedono, non installarla in quel Villaggio delle formiche che lei ama tanto ? Gli straccivendoli le costruiscono una stanza di compensato in un angolo del magazzino. Lì lei ritrova il sorriso, ma le sue forze non tornano. « Costretta a letto, non ho altro da fare che rinunciare alla mia volontà propria, pensa. È difficile essere inattiva mentre tutti lavorano. Comunque, ho offerto al Signore tutto quello che possedevo. Come potrei lamentarmi della mia malattia e delle mie sofferenze ? Gesù non ha forse portato la sua croce ? Accettando la mia vita così com’è, posso veramente essere la serva del Signore. » Può comunque alzarsi, camminare un po’ e aiutare Matsui nei suoi compiti amministrativi. La sua gioia è profonda quando viene eretta, vicino alla sua camera, una grotta della Madonna di Lourdes e poi quando si celebrano diversi Battesimi nel Villaggio, tra cui quelli dei due responsabili.
Nel 1957, Satoko viene a sapere dell’esistenza di un nuovo progetto di distruzione del Villaggio. Matsui si reca in prefettura con una petizione redatta con l’aiuto di Satoko, divenuta celebre per le sue opere. Lei desidera ottenere dal comune un altro appezzamento di terreno per il Villaggio delle formiche. Ce n’è uno nella parte di Tokyo conquistata al mare. Per acquistarlo, servono 25 milioni di yen. Satoko espone nella sua stanza un grande striscione : “25 milioni” e prega instancabilmente. A Natale, i suoi genitori vengono al Villaggio e partecipano a una parte della festa. Il sopralluogo di un funzionario della città risulta positivo. Quando, a gennaio, un impiegato del comune viene ad annunciare che il prezzo è sceso, Matsui non esita ad attribuirne il merito a Satoko : « Ecco fatto, siamo riusciti ed è grazie alle Sue preghiere. Ora, tutto ciò che Lei ha da fare è chiedere la Sua guarigione per poter venire con noi a organizzare il nuovo Villaggio delle formiche sul nostro nuovo terreno. » La risposta è semplice : « No, questo non sarà necessario. Dio ci ha concesso tutto ciò che gli avevamo chiesto. Questo è sufficiente. » Il 22 gennaio 1958, Satoko riceve gli ultimi sacramenti e poi si spegne tranquillamente il giorno dopo, all’età di ventinove anni. Il 23 gennaio 2015, papa Francesco ha riconosciuto l’eroicità delle virtù di Satoko. Il Villaggio delle formiche si trasferì nel 1960 sul terreno conquistato al mare nella baia di Tokyo. Nel 1951, in Francia, l’abbé Pierre aveva fondato le comunità di Emmaus. Uno dei suoi collaboratori, padre Robert Vallade, venne a Tokyo e incontrò Satoko che gli diede saggi consigli per avviare l’opera in Giappone. Dopo la morte di Satoko, il Villaggio delle formiche entrò a far parte dell’organizzazione Emmaus Internazionale.
« La peggior discriminazione di cui soffrono i poveri, scrive papa Francesco, è la mancanza di attenzione spirituale. L’immensa maggioranza dei poveri possiede una speciale apertura alla fede ; hanno bisogno di Dio e non possiamo tralasciare di offrire loro la sua amicizia, la sua benedizione, la sua Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la proposta di un cammino di crescita e di maturazione nella fede. » (Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, n. 200). Conquistata alla fede cattolica dall’esempio di un discepolo di san Francesco, la stessa Satoko Kitahara ha lasciato lei stessa tutti i vantaggi umani di cui era provvista per mettere questo tesoro della fede, che genera Vita eterna, alla portata dei più poveri. Chiediamole di aiutarci a testimoniare concretamente la nostra fede.












