9 Marzo 2025
Beata Maria Laura Mainetti
Carissimi Amici,
«Non pensare a sé, essere una presenza discreta, accontentarsi di poco, saper dare e ricevere..» Sono queste le massime che Teresina, una giovane italiana di diciotto anni, annota nel 1957 nel suo diario spirituale, qualche tempo prima di entrare in convento. Il 25 agosto 1964, al momento di pronunciare i suoi voti perpetui, Teresina, divenuta suor Maria Laura, scrive: «Servire Cristo è regnare
la gioia del mio servizio sia ogni istante conforme alla tua divina volontà». Questa educatrice, ardente d’amore per Dio e per il prossimo, è stata uccisa il 6 giugno 2000 da tre ragazze seguaci del satanismo. Vent’anni esatti dopo questa tragedia, a seguito di un decreto di papa Francesco, suor Maria Laura Mainetti è stata proclamata beata, con il titolo di martire in odium fidei, in odio alla fede.
Teresina Mainetti è nata a Colico in Lombardia il 20 agosto 1939. La madre, che ha già dato alla luce dodici figli, muore in seguito al parto. Sarà la sorella maggiore di Teresina, Romilda, che si prenderà cura della più piccola fino al nuovo matrimonio del padre, Stefano. Questi vive modestamente, educando i suoi figli in una fede esigente. Bambina dolce e timida, piccola di statura, dallo sguardo profondo, Teresina attira le premurose attenzioni di una religiosa, Figlia della Croce, suor Maria Amelia, che si occupa di lei e poi trova una donna generosa pronta a finanziare i suoi studi secondari. Teresina può quindi andare a studiare a Parma, presso l’istituto “Laura Sanvitale” diretto dalle Figlie della Croce. Attraverso il contatto con queste suore, la giovane decide di consacrarsi interamente a Dio.
Tuttavia, nel 1957 contrae una tubercolosi polmonare. Teme di non essere accettata nel convento e chiede le preghiere del fratello Amedeo: «Tu prega, il Signore farà il resto». Guarisce completamente e ben presto può entrare come novizia presso le Figlie della Croce di Colico. Come ringraziamento, dirà ogni giorno, per tutta la sua vita, un’Ave Maria per Amedeo, che farà altrettanto per lei. Teresina spiega così il suo ingresso nella vita religiosa: «Un sacerdote dopo una confessione mi ha detto: “Tu devi fare qualcosa di bello per gli altri”. C’era in questa frase un imperativo; inoltre la sua risonanza in me mi riempiva di gioia.. Sentivo che avrei dato un senso pieno alla mia vita. Le suore Figlie della Croce, che vivevano al mio paese, sembravano incarnare questo ideale.»
La Congregazione delle Figlie della Croce è nata in Francia, nella diocesi di Poitiers, nel 1807. È stata fondata dai santi Andrea Uberto Fournet e Giovanna Elisabetta Bichier des Âges, per l’educazione dei bambini e la cura dei malati. Alla morte di santa Giovanna Elisabetta, nel 1838, la congregazione conta già 117 comunità; nel 1851, fonda un convento a Parma, in Italia. Oggi, quattrocento Figlie della Croce esercitano il loro apostolato in dodici paesi.
L’11 febbraio 1958, centenario della prima apparizione di Lourdes, Teresina veste l’abito religioso e prende il nome di suor Maria Laura. Le sue consorelle di noviziato ricordano: «Fragile di costituzione, era ugualmente sempre la prima a offrirsi per qualsiasi servizio da rendere: scattava come una molla! Era molto attenta agli altri e dimentica di se stessa… Sempre serena, sceglieva tutto ciò che era basso… Sempre dolce e mite nei modi, tutti si sentivano amati e stimati da lei.»
Il 15 agosto 1959, suor Maria Laura pronuncia a Roma i suoi primi voti. L’anno successivo, completa i suoi studi di educatrice presso l’Istituto Magistrale di Parma e inizia a insegnare nelle scuole elementari dirette dalle Figlie della Croce. Inviata nel 1963 a Chiavenna, non lontano dal suo luogo di nascita, la religiosa vi ritorna definitivamente nel 1984 come insegnante e responsabile del pensionato femminile gestito dalla sua congregazione. A questo incarico si aggiunge nel 1987 quello di superiora della comunità.
Le testimonianze raccolte su suor Maria Laura evidenziano i contrasti della sua personalità. Ne emerge un ritratto: una donna forte, decisa, ma mite, fragile e minuta, fa il bene in silenzio, senza sembrare dargli importanza, così, “quasi di sfuggita”. Se apre bocca, o è per parlare di Dio e della missione, oppure per scusare qualcuno. È così discreta nel suo modo di fare che, per molti anni, viene considerata come insignificante. L’Assistente generale della congregazione ricorda: «Era una donna dolce, sorridente, attenta e delicata, che curava molto i particolari… Passava tra la gente distribuendo saluti e sorrisi, come una buona sorella che si interessa a tutti… Anche se intuivo in lei la stanchezza, lei non la faceva mai pesare.» Piena di zelo apostolico, Maria Laura vibra a ogni iniziativa della parrocchia e desidera ardentemente essere catechista. Lo diventerà dopo tre anni di formazione.
Entra per pregare, esci per amare
Una suora di Chiavenna osserva : « Non sembrava mai stanca, eppure si sapeva che non aveva una gran salute… Dove trovasse questa energia che mostrava in comunità, lei così fragile, è chiaro : nel suo amore incondizionato a Gesù Eucaristico e alla Parola di Dio di cui amava nutrirsi. » Il legame tra preghiera e azione nella sua vita era ben espresso da una frase scritta sulla porta dell’oratorio della comunità : « Entra per pregare, esci per amare. »
Suor Maria Laura è consapevole del declino della fede nella popolazione, colpita dalla secolarizzazione e dal consumismo. In una lettera del 1997, lascia trasparire la sua sofferenza al momento della chiusura di una scuola cattolica a Chiavenna: «Purtroppo l’anno prossimo, qui nel nostro Istituto non ci sarà la prima elementare perché non abbiamo avuto bambini iscritti…. Scarsa natalità, poco interesse per questa scuola? Penso l’uno e l’altro motivo. Speriamo di non essere noi troppo poco credibili!!! È un rischio anche quello: non essere più luce e sale per coloro che avviciniamo». Papa Benedetto XVI scriverà:
«La tentazione oggi è di ridurre il cristianesimo ad una sapienza meramente umana, quasi a una scienza del buon vivere. In un mondo fortemente secolarizzato è avvenuta una “graduale secolarizzazione della salvezza”, per cui ci si batte sì per l’uomo, ma per un uomo dimezzato, ridotto alla sola dimensione orizzontale, alla sola speranza terrena» (Messaggio per la Quaresima 2006).
Durante un incontro internazionale delle suore del suo Ordine in Francia, suor Maria Laura risponde a una domanda sulla missione delle Figlie della Croce: «Noi siamo mandate a insegnare e guarire, annunciando così la salvezza che ci viene dalla Croce e testimoniando la presenza di Dio Trinità in mezzo agli uomini.» I suoi preferiti sono i giovani, che vede fragili, disorientati, manipolati. Si adopera a incoraggiarli, a ridare loro fiducia e anche, se necessario, a richiamarli energicamente. Testimonia una ex allieva: «Severa durante le nostre scorribande notturne lungo i corridoi del dormitorio, suor Maria Laura era anche giocosa e partecipe ai nostri scherzi e ai nostri giochi». Un’altra allieva ha confidato nel 2003: «La mia suora
aveva occhi di Dio colmi di amore… era mia madre, mio padre, la mia fede, la mia amica, il mio porto… In un periodo tremendo in cui non avevo famiglia, lei è stata l’unica persona che mi ha amato, accudito… ha passato le notti vicino al mio letto, mentre piangevo disperata, non mi ha mai abbandonata… E quando dicevo: “Suor Maria Laura, non mi vuol bene nessuno”, lei sorrideva e mi indicava il crocefisso.» I giovani erano il suo debole, la sua passione; eppure sono state delle giovani a tenderle una trappola mortale.
Una trappola mortale
Chiavenna, all’inizio del secolo, è una tranquilla cittadina lombarda di 7.500 abitanti, situata in una valle alpina vicino al confine svizzero. Evangelizzata fin dall’antichità da sant’Abbondio, appartiene alla diocesi di Como, zona dove è elevato il tasso di pratica religiosa. Le Figlie della Croce vi sono installate dal 1905. Il 6 giugno 2000, alle 21,45, suor Maria Laura riceve la telefonata da una ragazza minorenne, “Erica”, che si presenta come incinta e la chiama in aiuto. La suora non esita ; esce da sola, di notte. La mattina dopo, il suo corpo lacerato da coltellate viene ritrovato all’ingresso di un parco pubblico. Il 29 giugno, dopo una minuziosa indagine, i carabinieri fermano tre adolescenti di Chiavenna : Ambra (17 anni), Milena (16 anni) e Veronica (17 anni), con l’accusa di omicidio volontario premeditato. Molto presto, queste confessano : « L’abbiamo ingannata tirandola in una trappola e poi l’abbiamo uccisa ; volevamo fare qualche cosa fuori dall’ordinario e provare forti emozioni. »
Gli interrogatori della polizia hanno permesso di ricostruire il dramma. Intorno al 1° giugno, la guida del trio, Ambra, sotto lo pseudonimo di Erica, ha contattato suor Maria Laura dicendo di essere incinta in seguito a uno stupro; la sua famiglia, dice, vuole farla abortire, ma lei vuole tenere il suo bambino; non sa dove andare. La suora le assicura il suo sostegno incondizionato; le propone addirittura di accoglierla nel convento almeno fino al termine della gravidanza. La sera del 6 giugno “Erica” chiama nuovamente la suora e si fa pressante: «Venga subito»; viene fissato un luogo d’incontro, piazza Castello. La suora avverte per prudenza il parroco arciprete, don Ambrogio Balatti; preoccupato, questi la raggiunge in bicicletta, ma lei gli chiede di non intervenire per non intimidire la giovane. Convinto, lui si allontana.
Dopo aver preso contatto, Ambra trascina suor Maria Laura in un luogo appartato dove si trovano, dice, i suoi bagagli. A questo punto intervengono Milena e Veronica, che si presentano come amiche. Le quattro donne avanzano in una viuzza deserta; all’improvviso, una delle tre giovani colpisce la suora con un cubetto di porfido, poi con un coltello da cucina. Le tre sciagurate trasportano la loro vittima ferita in un vicino parco comunale e la costringono a inginocchiarsi, in una postura simbolica e rituale di sottomissione. La colpiscono alla testa, la insultano e a turno le assestano 18 coltellate, sei ciascuna (666 è il numero simbolico della Bestia dell’Apocalisse – Ap 13,18); un 19° colpo viene sferrato “per errore”. Dopo aver fatto invano appello alla pietà delle sue assalitrici, suor Maria Laura capisce che sta per morire e si abbandona alla Provvidenza. Ad alta voce prega per quelle che la uccidono: «Signore, perdonale!» Le tre assassine abbandonano la vittima agonizzante e si allontanano.
L’impronta del demonio
La “chiave di lettura” di questo delitto è il satanismo : questo emerge dalle indagini e dalle confessioni concordanti delle tre imputate, interrogate separatamente. La sentenza del giudice preciserà : « Avevano quale loro esclusivo interesse la finalità di incontrare Satana e avere dallo stesso una dimostrazione della sua esistenza e potenza. Per questo, hanno deciso di immolare a satana una vittima innocente ». Esse sono entrate in contatto con gli ambienti occultisti, poi satanisti, leggendo riviste che circolavano in ambiente scolastico ; insieme, ascoltavano canzoni rock contenenti testi a carattere satanico. Invocavano lo spirito maligno attraverso un rituale consistente nel recitare preghiere cristiane invertendo le parole ; hanno rubato e poi bruciato una Bibbia sul sagrato di una chiesa, alla presenza di amiche. Ambra, Veronica e Milena hanno stretto un “giuramento di sangue”, che le legava in modo indissolubile nel loro progetto omicida. I loro diari intimi si sono rivelati infarciti di inni e invocazioni a Satana e disegni di croci capovolte. Sui loro corpi sono state trovate cicatrici, tracce di autolesionismo, altro segno abituale di connivenza con Satana.
Con il loro atto criminale, le tre giovani dichiaravano guerra alla religione cattolica, alla quale appartenevano mediante il Battesimo; volevano che la “vittima innocente” immolata a Satana fosse un prete o una suora. Scelsero suor Maria Laura, che sembrò loro una facile preda a causa della sua fragilità fisica. Nel corso del processo di primo grado, la principale istigatrice, Ambra, è stata giudicata irresponsabile a causa della sua giovane età e della sua aberrazione mentale. Ma in appello, questa sentenza è stata annullata nell’aprile 2002, perché il pubblico ministero Maria Cristina Rota ha dimostrato che le tre imputate erano pienamente consapevoli della gravità del loro atto e avevano deliberatamente scelto di uccidere; nessun adulto lo aveva loro suggerito, erano le uniche istigatrici. Dal momento del loro arresto, non avevano espresso pentimento. Nel 2003, sono state condannate a lunghe pene detentive.
Il parroco di Chiavenna, don Ambrogio, si chiede: «Come è stato possibile che tre ragazze, minorenni, figlie della nostra terra, abbiano potuto ideare e portare a compimento con tanta lucidità e determinazione un delitto così orrendo? Non riesco a trovare risposte… Questi fatti, assurdi nella loro gratuita malvagità, mi confermano nell’altrettanto misteriosa ma reale presenza del “male” lungo il cammino della vita umana».
La Rivelazione di Dio trasmessa dalla Chiesa cattolica non lascia dubbi sull’esistenza del diavolo: «Satana o il diavolo e gli altri demoni sono angeli decaduti per avere liberamente rifiutato di servire Dio e il suo disegno. La loro scelta contro Dio è definitiva.. Essi tentano di associare l’uomo alla loro ribellione contro Dio» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 414). «Nella richiesta del Padre Nostro “Ma liberaci dal male”, il male non è un’astrazione; indica invece una persona: Satana, il maligno, l’angelo che si oppone a Dio» (CCC, n. 2851).
Come si riconosce la presenza di Satana? Nostro Signore ce lo dice rivolgendosi ai farisei: Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. Gv 8,44). La menzogna e l’omicidio, ecco i due segni della presenza di Satana. La menzogna per eccellenza è la negazione di Dio, il rifiuto dei suoi comandamenti e l’ateismo pratico che non lascia posto a Dio nella vita. Una società che rifiuta Dio e Gesù Cristo, per ciò stesso, si pone sotto il giogo di Satana e arriva inevitabilmente a disprezzare la vita umana.
Tagliare dei ponti
Per questo si manifestò il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo (1Gv 3,8). Con la sua morte sulla Croce in un atto di perfetta obbedienza a suo Padre, Gesù Cristo ha vinto il diavolo. Ogni battezzato, seguendo Cristo, riceve il potere di vincere Satana. Ogni cristiano deve impegnarsi in questa lotta al suo seguito. In una catechesi sul Battesimo, papa Francesco sottolineava : « Non è possibile aderire a Cristo ponendo condizioni. Occorre distaccarsi da certi legami per poterne abbracciare davvero altri ; o stai bene con Dio o stai bene con il diavolo. Per questo la rinuncia al male e l’atto di fede vanno insieme. Occorre tagliare dei ponti, lasciandoli alle spalle, per intraprendere la nuova Via che è Cristo » (2 maggio 2018).
I sacerdoti incaricati di fare preghiere di esorcismo, così come i medici o gli educatori, osservano nel mondo contemporaneo una forte recrudescenza delle pratiche che ricorrono al diavolo. Una subcultura del satanismo è promossa sui social media da innumerevoli siti destinati ai giovani. Alla domanda “Come contrastare il potere del satanismo?”, l’Associazione internazionale degli esorcisti risponde: «Tali proposte demoniache rappresentano una forma di pervertimento talmente devastante che non può avere diritto di cittadinanza in una società civile
I cultori di Satana, infatti, presentano i comandi di Dio e l’ubbidienza a Lui come… una minaccia alla propria libertà, realizzazione e felicità. In realtà, è esattamente il contrario: è Satana che minaccia la libertà, la felicità, la realizzazione personale e l’eterna salvezza di ogni uomo, come anche la pace tra i popoli e le nazioni e il vero progresso dell’umanità. L’adesione incondizionata a Dio e l’obbedienza a Lui ci rendono veramente liberi, perché in Dio è… l’autentica e duratura felicità a cui anela il nostro cuore, la realizzazione piena della nostra esistenza in questa vita terrena e nell’eternità..»
Un mistero che Cristo illumina
Come comprendere che Dio possa permettere che il male morale venga compiuto sotto l’influenza del diavolo ? « Dio onnipotente…, essendo supremamente buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal male stesso il bene » (CCC, n. 311, Sant’Agostino, Enchiridion de fide, spe et caritate, 11, 3). « Che Dio permetta il male fisico e morale è un mistero che Dio illumina nel suo Figlio, Gesù Cristo, morto e risorto per vincere il male. La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene, per vie che conosceremo pienamente soltanto nella vita eterna » (CCC, n. 324).
In un sermone sulla Passione di Cristo, san Leone Magno sottolinea: «Il diavolo fu dunque ingannato dalla sua malignità, fece soffrire al Figlio di Dio un supplizio che è divenuto il rimedio di tutti i figli degli uomini. Sparse il sangue innocente che doveva essere il prezzo della riconciliazione del mondo e la nostra bevanda» (Sermone 11 De Passione). Il diavolo, che ha sedotto e ingannato le assassine di suor Maria Laura, è vinto là dove pensava di trionfare: il perdono eroico della martire è ora conosciuto e ammirato nel mondo intero. In prigione, le tre ragazze si sono, poco per volta, avviate sul cammino del pentimento. Una di loro, Milena, scriverà alle suore di Chiavenna: «Ho ingannato suor Maria Laura tirandola in una trappola e poi l’ho uccisa e mentre facevamo questo lei ci ha perdonate
Adesso in lei trovo conforto e la grazia di sopportare tutto. Prego sempre e sono sicura che lei mi aiuterà a diventare una persona migliore.»
Dopo aver seguito, durante l’Anno Santo 2000, la commemorazione dei martiri del XX secolo, suor Maria Laura aveva confidato all’arciprete di Chiavenna: «Noi ci diamo da fare, però non siamo mai capaci di dare tutto noi stessi; questa donazione totale c’è nel martirio, ma quello, solo Dio lo stabilisce».
Pochi giorni prima della sua morte, in una lettera indirizzata a una famiglia provata da un grande dolore, suor Maria Laura ha lasciato parole che, alla luce dei fatti, hanno il sapore di un abbandono anticipato alla Provvidenza: «Chi siamo da dover sondare, spiegare, capire i progetti di Dio Padre che si realizzano a partire anche dalla cattiveria umana? È stato così per Gesù. E tutto avviene secondo un progetto di amore, un progetto di salvezza.» Possiamo associarci alla preghiera formulata nel luglio 2000 dal vescovo di Como, mons.. Alessandro Maggiolini: «Suor Maria Laura, ti preghiamo di supplicare Dio a favore di noi; a favore delle nostre famiglie, perché siano sempre più unite nel Signore; a favore dei nostri giovani, perché accolgano e rinnovino la tradizione di umanità e di cristianesimo che è loro consegnata; a favore di una società cupa e barcollante come quella in cui viviamo, spesso priva di ideali autentici…; a favore della Chiesa intera. Grazie, benedetta nostra sorella Maria Laura… Grazie per essere esistita tra noi. A Dio. Aspettaci!»











