1 Gennaio 2025
Beato Alberto Marvelli
Carissimi Amici,
«Alberto Marvelli ha mostrato come, nel mutare dei tempi e delle situazioni, i laici cristiani sappiano dedicarsi senza riserve alla costruzione del Regno di Dio nella famiglia, nel lavoro, nella cultura, nella politica, portando il Vangelo nel cuore della società», diceva papa san Giovanni Paolo II a Rimini nel 1992.. In occasione della beatificazione di questo giovane italiano, morto prematuramente nel 1946 all’età di ventotto anni, lo stesso papa dichiarava: «Alberto aveva fatto dell’Eucaristia quotidiana il centro della sua vita. Nella preghiera cercava ispirazione anche per l’impegno politico, convinto della necessità di vivere pienamente da figli di Dio nella storia, per fare di questa una storia di salvezza» (5 settembre 2004).
Nato il 21 marzo 1918 a Ferrara, Alberto Marvelli è figlio di Luigi Alfredo Marvelli, direttore di banca a Rovigo e presidente della sezione locale delle conferenze di San Vincenzo de’ Paoli. Sua madre, Maria, nata Mayr, è di nobile origine bavarese. Alberto è il secondo di sei figli.. Dopo diversi trasferimenti, la famiglia si stabilisce a Rimini. Quando Alberto non ha ancora quindici anni, suo padre muore, folgorato da una meningite. Il giovane scriverà di lui: «Mai dimenticherò la sua vita esemplare, trascorsa serenamente e santamente anche nei momenti dolorosi di maggiori preoccupazioni. Fu cristiano nel senso completo della parola, senza mezze misure, senza rispetti umani, senza ostentazione. Sincero, sorridente, sempre in grazia, sereno, ecco la sua vita. Ha seguito sempre la voce saggia della coscienza e non ha esitato a rinunciare ad onori e ricchezze quando il conseguirli poteva appannare solamente la limpida trasparenza dell’anima.» Geltrude, sorella di Alberto, dichiarerà che la signora Marvelli era una fonte inesauribile di vita e di amore; ma era anche un po’ la mamma di tutti i bambini della parrocchia.. Appartenente a diverse associazioni cristiane, diventerà consigliera comunale alla fine della seconda guerra mondiale..
A scuola, Alberto si dimostra uno studente brillante, anche nelle materie letterarie per le quali ha meno interesse. Di una maturità precoce, il bambino ha un forte ascendente sui suoi compagni; è dotato di un temperamento impulsivo che la madre lo aiuta a dominare. All’età di dodici anni, entra a far parte del gruppo dei ragazzi dell’Azione Cattolica e frequenta anche l’Oratorio salesiano: i Salesiani vegliano sui ragazzi, animano i loro giochi, correggono con bontà i loro difetti, instaurano una vita serena e gioiosa.. Il principio educativo è: «Mettere il giovane nell’impossibilità morale di peccare». L’anima di Alberto è profondamente segnata dall’esempio di Domenico Savio (1842-1857), un allievo di san Giovanni Bosco morto quattordicenne e oggi venerato come santo. Prende in prestito da lui l’amore dell’Eucaristia, del servizio e del sorriso.. I Salesiani si affidano ad Alberto per dirigere parte delle attività, soprattutto ricreative.. Amante della musica, mette insieme una piccola orchestra.. Dà lezioni di catechismo, occupandosi preferibilmente dei ragazzi disabili o in difficoltà.
«In questo giorno», scriverà l’8 dicembre 1934, dopo la Santa Comunione, ho consacrato il mio cuore a Maria Immacolata perché lo mantenga sempre puro e immacolato come il Suo». Da allora in poi, la sua vita spirituale è posta sotto la protezione della Vergine Maria: «Madre mia, fiducia mia» è la sua invocazione costante alla Madonna. Recita il rosario ogni giorno, in famiglia o da solo, a volte in bicicletta.
Alberto ama tutti gli sport: tennis, pallavolo, atletica, calcio, nuoto, vela, ma la sua preferenza va al ciclismo. Per lui lo sport è un mezzo per affinare certi tratti del carattere, per scuotere la pigrizia, per fortificare la sua personalità, ma anche per elevarsi verso Dio. Nell’agosto 1935, trascorre un mese in montagna. Il contatto con la bellezza della natura lo entusiasma. Egli scrive: «La montagna: se io non amassi Dio, credo che arriverei ad amarLo stando in montagna. Che pace, che serenità, che bellezza: tutto ci parla di Dio… Solo un Dio infinitamente grande e misericordioso poteva creare cose tanto belle!» A partire dal 1933, tiene un diario in cui annota le aspirazioni della sua vita di cristiano laico. Sono pagine di conversazione intima con Gesù. «Che cosa sono i divertimenti del mondo, scrive, in confronto alla gioia che Tu procuri a chi ti ama? Che cosa sono il piacere, il divertimento fittizio in paragone del puro e sublime benessere che uno prova contemplandoti e ricevendoti in se stesso, nel suo cuore? Men che nulla…»
La purezza è difficile ?
Alberto desidera conservare la sua purezza, come mezzo di comunione con Dio. «C’è un legame tra la purezza del cuore, del corpo e della fede”, afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica… La purezza del cuore è la condizione preliminare per la visione. Fin d’ora essa ci permette di vedere secondo Dio, di accogliere l’altro come un “prossimo”; ci consente di percepire il corpo umano, il nostro e quello del prossimo, come un tempio dello Spirito Santo, una manifestazione della bellezza divina» (nn. 2518-2519).
«È difficile conquistare la purezza? si domanda il giovane. È difficile per chi crede riuscirci coi mezzi umani, ma per chi si alimenta alle sorgenti inesauribili della grazia e dell’amore, sorretto dall’Eucaristia, dalla meditazione e dalla volontà, essa è raggiungibile… Un cuore puro gusta le gioie dell’anima, dell’unione intima e continua con Dio, della contemplazione delle sue sembianze sotto forma del SS Sacramento. Che mondo nuovo, formato di impressioni infinite per dolcezza e potenza… mi si è aperto contemplando Gesù sacramentato!». La purezza, vissuta in maniera decisa e gioiosa, traspare sul suo volto. Egli non prova imbarazzo nel rapporto con le ragazze, ma si relaziona con loro con una sana libertà di spirito, segno di castità. La lotta per la purezza non spegne la sua sensibilità, ma lo porta a cogliere la vera essenza dell’amore. In una bella preghiera, si esprime così: «Io mi rivolgo a Te, Padre di misericordia…, perché sappia mantenere il mio cuore puro, candido, splendente. Che la luce divina e soprannaturale irradi il mio cuore, lo avvolga nel suo alone splendente, lo circondi col suo profumo celeste, lo irrori con l’acqua viva e la rugiada vivificante, lo protegga dalle tenebre del mondo e del peccato, lo difenda dalle insidie del demonio, lo sospinga alle più eroiche virtù!»
Impossibilitato ad entrare all’Accademia Navale di Livorno a causa di un leggero astigmatismo, si iscrive alla Facoltà di Ingegneria Meccanica dell’Università di Bologna e continua il suo impegno nell’opera di San Vincenzo de’ Paoli e nella Federazione Italiana degli Universitari Cattolici (FUCI). L’obiettivo di questa Federazione è sviluppare l’impegno degli studenti cattolici affinché diventino una forza di evangelizzazione nella vita del paese. Mons. Giovanni Battista Montini, il futuro papa Paolo VI, anima egli stesso la FUCI bolognese.
Poiché le risorse economiche della sua famiglia non gli permettono di pagarsi gli studi, Alberto deve, come tanti altri studenti, lavorare durante l’estate.. Per poter ricevere la Comunione a una Messa di mezzogiorno, lascia la famiglia la mattina presto senza mangiare nulla, a causa del digiuno eucaristico allora in vigore (non prendere nulla dalla mezzanotte). Un insegnante lo rimprovera di esagerare, ma il giovane risponde, con un sorriso limpido: «Per me è indispensabile!» Scrive nel suo diario: «O Gesù, che leggi nel mio cuore, che vedi gli sforzi per amarti, che cerco di ricevere tutti i giorni in me, affinché Tu con la tua santa e misericordiosa presenza purifichi e santifichi l’anima mia, aiuta questo povero peccatore, che si prostra ai tuoi piedi a chiederti perdono, infondi in me pensieri puri, santi, gentili, pazienti, visitami pure con la Croce, Gesù, che sono lieto di aiutarti a portarla per il bene del prossimo e della mia povera anima. Fa’ che non cada in tentazione e che mantenga le promesse che continuamente rinnovo ai tuoi piedi. Solo col tuo aiuto e con quello della Vergine e dei santi tutti potrò tendere verso quelle mete luminose che qualche volta intravedo ma che sono così lontane, lontane. Voglio, o Gesù, farmi santo. Aiutami e soccorrimi Tu!»
Un programma rigoroso e umile
Alberto sa che la santità è un dono di Dio, ma che essa richiede la collaborazione dell’uomo. S’impegna quindi in un programma di vita rigoroso e umile : « Il silenzio è il mezzo ottimo per santificarsi, per non dire sciocchezze e commettere meno peccati, per abbassare l’orgoglio, esercitare l’umiltà e la pazienza ed imparare a conversare con Dio. Devo assolutamente vincere i miei scatti di impazienza ed usare invece con tutti una amorevole pazienza ed una carità ardente. Prima di agire devo pensare a quello che faccio… Devo assolutamente perdere il vizio di giudicare il prossimo, se non voglio poi essere giudicato da Dio.. In casi di necessità ricordarsi della carità cristiana, della misericordia di Dio, delle condizioni particolari in cui il prossimo viene a trovarsi. “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” : parole divinamente sagge, che evitano tante occasioni di litigio… Allontanare con una invocazione al S. Cuore di Gesù e alla Vergine ogni pensiero impuro o che solo lontanamente offuscasse il candore dell’anima. Frenare gli impulsi del cuore ed il sentimentalismo esagerato. Avere davanti alla mente sempre il pensiero di Gesù in Croce. » Egli s’impone anche un regolamento preciso : « Alzarmi alla mattina il più presto possibile e all’ora che ho stabilito. Fare ogni mattina mezz’ora di meditazione senza mai tralasciarla, salvo casi imprevedibili. Mezz’ora al giorno di lettura spirituale e possibilmente anche più. Ascoltare ogni mattina la S. Messa ed accostarmi ai SS. Sacramenti, senza defezione, salvo anche qui motivi di forza maggiore.. Confessarmi usualmente una volta la settimana e recarmi dal direttore spirituale molto spesso. Recitare giornalmente il S. Rosario e dire l’Angelus al suono del mezzogiorno e dell’Ave Maria » (22 settembre 1938). Oltre a questo, fuma raramente e si modera nel cibo e nelle bevande. Pier Giorgio Frassati (1901-1925 – studente torinese, morto dopo aver dedicato la sua vita all’apostolato e beatificato nel 1990) è per lui un modello : « Oh, se potessi imitarlo nella sua purezza, bontà, carità, pietà… Ha bene imitato e seguito Cristo.. » Durante i suoi anni universitari, Alberto legge le encicliche e i discorsi del Papa. Le sue meditazioni sono tratte da « L’anima di ogni apostolato » di dom Chautard, da « L’imitazione di Gesù Cristo » e da « Cristo vita dell’anima » e « Cristo nei suoi misteri » di dom Columba Marmion (beatificato nel 2000).
Una gioia indicibile
Papa Pio XI definiva l’Azione Cattolica come « la partecipazione dei laici cattolici all’apostolato gerarchico, per la difesa dei principi religiosi e morali, per lo sviluppo di una benefica e sana azione sociale, sotto la guida della gerarchia ecclesiastica… nell’intento di restaurare la vita cattolica nella famiglia e nella società ». Alberto, che vi è entrato nel 1933, vi esercita le responsabilità di presidente dei giovani, poi di vice presidente diocesano. Ha il dono di ascoltare chi si rivolge a lui. « Come giovane di Azione Cattolica è mio obbligo imperioso fare dell’apostolato continuamente e ovunque… La gioia dell’apostolato cristiano è indicibile. L’uomo è fatto per la conquista : non fisica, ma spirituale ».
Il vero apostolo, insegna il Concilio Vaticano II, non si accontenta di testimoniare con la sua vita, egli «cerca le occasioni per annunziare Cristo con la parola sia ai non credenti per condurli alla fede, sia ai fedeli per istruirli, confermarli ed indurli ad una vita più fervente; poiché l’amore di Cristo ci sospinge» (2 Cor 5,14) (Decreto Apostolicam actuositatem, n. 6).
Alberto s’impegna anche in altre associazioni, in particolare l’ACLI (Associazione Cristiana Lavoratori Italiani), alle quale dà il meglio delle sue energie, superando le controversie, mostrandosi segno di collaborazione e di unione. È però convinto che non basti l’azione apostolica, ma che sia necessario dedicare molto tempo alla preghiera. Annota anche nel suo diario: «Vincere i difetti più grossi: la pigrizia, la gola, l’impazienza, la curiosità e tanti altri. Invocare l’aiuto di Gesù in ogni momento difficile..»
L’Italia entra in guerra il 10 giugno 1940. Alberto viene mobilitato a Trieste, in un’unità di fanteria motorizzata. Egli annota: «Bisogna fondare il diritto nazionale ed internazionale su basi cristiane.. Il Vangelo e le Encicliche pontificie devono essere la norma di vita non solo dei singoli, ma dei popoli, delle nazioni, dei governi, del mondo.». La causa profonda della guerra «è il nostro poco amore per Dio e per gli uomini.. Manca lo spirito di carità nel mondo e perciò ci odiamo come nemici invece di amarci come fratelli, tutti redenti dal Cristo.»
Papa Pio XII aveva appena pubblicato la sua prima enciclica, nella quale affermava: «La radice profonda e ultima dei mali che deploriamo nella società moderna sta nella negazione e nel rifiuto di una norma di moralità universale, sia della vita individuale, sia della vita sociale e delle relazioni internazionali; il misconoscimento cioè… e l’oblio della stessa legge naturale, che trova il suo fondamento in Dio… Quando Dio viene rinnegato, rimane anche scossa ogni base di moralità… Orbene, la negazione della base fondamentale della moralità ebbe in Europa la sua originaria radice nel distacco da quella dottrina di Cristo di cui la cattedra di Pietro è depositaria e maestra» (Summi Pontificatus, 20 ottobre 1939).
Coraggiosa testimonianza di fede
Appena arrivato in caserma, Alberto riunisce i membri dell’Azione Cattolica e coloro che sono pronti a dare una coraggiosa testimonianza di fede, organizzando incontri di formazione e partecipando alla Messa. Uno dei suoi compagni del plotone di addestramento riferirà : « Spesso si dovevano portare a turno le mitragliatrici.. Era una vera tortura : con quegli ordigni pesanti si doveva transitare per un difficile sentiero di montagna. Quando il turno toccava a un compagno fisicamente gracile, Alberto gli si avvicinava quasi di nascosto e dopo pochi istanti le sue spalle reggevano il peso ingrato ; Marvelli… s’inerpicava
, arrivava su, deponeva il fardello a terra e, senza aspettare un ringraziamento, ritornava al suo posto. » Ben presto smobilitato, perché tre dei suoi fratelli si trovano già al fronte, Alberto entra nell’ufficio progettazioni della FIAT a Torino. La sua attività professionale non gli impedisce di portare a termine i suoi studi universitari. Il 30 giugno 1941, consegue la laurea in ingegneria con 90/100.
Durante l’occupazione tedesca dell’Italia, a partire dal 1943, Alberto ritorna a Rimini. Chiede di entrare a far parte della Società Operaia, associazione di laici fondata a Roma nel 1942 per sviluppare una vita di pietà incentrata nel mistero dell’agonia di Cristo nel Getsemani. Tra la fine del 1943 e l’inizio del 1944, la città di Rimini viene distrutta dai bombardamenti.. Alberto è sempre lì dove c’è un pericolo: attraversa le macerie fumanti e si prodiga per soccorrere i feriti, incoraggiare i superstiti, assistere i moribondi e togliere dalle macerie chi è rimasto bloccato o sepolto vivo. Si fa impiegare in un ente di ingegneria civile: la sua posizione gli permette di circolare liberamente, di assistere chi non ha più alloggio e di salvare innumerevoli vite a rischio della propria. Riesce perfino ad aprire alcuni vagoni già sigillati in partenza per i campi di concentramento e a liberarne tutti gli occupanti.
Verso la fine del 1944, la sua famiglia e molte altre si rifugiano a San Marino. Alberto spende per loro le sue energie: distribuisce tutto quello che ha, visita contadini e commercianti, compra con i suoi soldi ogni genere di cibo, poi, con la bicicletta carica di ceste, va da chi manca di tutto. Dopo la liberazione di Rimini (settembre 1944), diventa membro del ricostituito consiglio comunale e viene incaricato dei lavori pubblici (ricostruzioni, poi assegnazione degli alloggi); non appartiene ancora a nessun partito ma tutti riconoscono e apprezzano la sua enorme opera di aiuto alle persone bisognose. Il suo coraggio nelle situazioni più difficili e la sua disponibilità lo hanno reso popolare. In diverse amministrazioni, è diventato comune, di fronte a problemi irrisolvibili, dire: «Andate dall’ingegner Marvelli, che certamente provvederà nel miglior modo possibile»
Visione cristiana della cultura
Egli entra in seguito nel partito della Democrazia Cristiana. Per lui, la politica è la conseguenza della carità sociale : « Egli intervenne, racconta un suo amico, e precisò che agiva in quella maniera perché pensava che… in quel momento lavorare nella D.C. era il modo migliore di esercitare il suo apostolato e aggiunse che quando si fosse accorto che lavorare nella D.C. non era più utile per il mondo cattolico, avrebbe lasciato la politica. » Entra anche nel gruppo dei Laureati Cattolici il cui primo incontro ha luogo nel settembre 1945 ; ne accetta la presidenza su richiesta del suo vescovo. Le azioni del gruppo, che comprende avvocati, professori, medici e giudici, si ispirano alla visione cristiana della cultura e della vita sociale. Affinché la cultura non sia riservata agli intellettuali, Alberto organizza, con i Laureati, durante l’inverno 1945-1946, un’università popolare.
Alberto esita tra il matrimonio e il sacerdozio. Da diversi anni, è innamorato di una giovane ragazza, Marilena, ma rispetta profondamente la libertà di quest’ultima, la quale, pur apprezzandolo, non corrisponde alle sue proposte. Egli le scrive delle lettere, molte delle quali rimangono senza risposta. Già il 24 agosto 1939, annotava nel suo diario: «Sì, alcuni pensieri mi attraversano la mente, pensieri di orientamento della mia vita di domani, orientamento che mi sembra deciso, ma che, a volte, mi lascia incerto. Anche in questo, Signore, illuminami. Voglio farmi santo, però; per questo sono pronto a rinunciare a qualsiasi sogno od affetto terreno, per essere tutto di Dio.» Tuttavia, il 27 luglio 1946, scrive ancora a Marilena una lettera piena di amore e di rispetto, che non riceve risposta.
La sera del 5 ottobre 1946, a Rimini, Alberto viene investito da un camion militare guidato in modo molto imprudente, mentre circola in bicicletta. Perde conoscenza e muore poche ore dopo, fra le braccia della madre accorsa presso di lui. Un sacerdote ha potuto amministrargli l’Estrema Unzione. Il giorno successivo, viene esposto nella chiesa dei Salesiani. Lo visitano centinaia di persone: l’ex sindaco socialista, uomini politici, amministratori, amici, poveri. Il funerale si svolge martedì 8 ottobre. Tutta Rimini si è riunita: non è un funerale, ma un trionfo! La bara viene portata da amici, dalla chiesa al cimitero, seguita da una processione che si estende per circa tre chilometri.
Alberto è stato beatificato il 5 settembre 2004 da papa San Giovanni Paolo II, durante il Convegno Nazionale dell’Azione Cattolica, presso il santuario della Madonna di Loreto. «Molte sono le occasioni che si presentano ai laici, dichiara il Concilio Vaticano II, per esercitare l’apostolato dell’evangelizzazione e della santificazione. La stessa testimonianza della vita cristiana e le opere buone compiute con spirito soprannaturale hanno la forza di attirare gli uomini alla fede e a Dio; il Signore dice infatti: Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini in modo che vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli (Mt 5,16)» (Decreto Apostolicam actuositatem, n. 6). Chiediamo a Dio, per intercessione del beato Alberto, di rafforzarci per praticare opere buone che attirino gli uomini al Signore!












