Beata Anna di San Bartolomeo

5 Febbraio 2025

Beata Anna di San Bartolomeo

Carissimi Amici,

«Quanto a coloro che non hanno ancora cominciato [a fare orazione], io li scongiuro, per amore di Dio, di non privarsi di un tanto bene, scrive santa Teresa d’Avila.. Qui non c’è nulla da temere, ma tutto da desiderare… guadagnerebbero sempre con imparare il cammino del cielo… Ora l’orazione mentale, a mio parere, non è che un intimo rapporto di amicizia nel quale ci si intrattiene spesso da solo a solo con quel Dio da cui ci si sa amati» (Vita, cap. 8; cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2709). Con il suo insegnamento sulla preghiera e il suo esempio, la santa riformatrice del Carmelo ha formato una moltitudine di santi e di sante. Una delle prime fu la beata Anna di San Bartolomeo. Questa carmelitana è stata una donna dedita all’amore di Dio e del prossimo. Il suo cuore si è aperto a tutti: grandi e umili di questo mondo, militari e civili, cardinali e vescovi, giovani e anziani, uomini e donne, e soprattutto alle sue consorelle e ai suoi confratelli carmelitani.

Beata Anna di San BartolomeoAnna García y Manzanas è nata il 1° ottobre 1549 in un villaggio della Castiglia (Spagna), El Almendral, sesta di sette figli. I suoi genitori son proprietari agricoli benestanti e ottimi cristiani. La domenica, prima della Messa, si occupano dei poveri. La madre visita i malati, di cui si prende cura con grande compassione. La famiglia si riunisce in occasione della Messa quotidiana, della lettura della vita dei santi e della recita del Rosario. Anna ha solo nove anni quando sua madre muore nel 1558. L’anno successivo, perde anche il padre. Il fratello e la sorella maggiori prendono quindi per lei il posto dei genitori. La situazione materiale degli orfani si deteriora; Anna guarda le pecore, mentre i ragazzi lavorano nei campi. Ben presto, Gesù fa sentire la sua presenza alla giovane che Egli accompagna nella sua vita di pastorella.

«Aveva un bell’aspetto, di media statura, i lineamenti del suo viso erano aggraziati», dirà Francisca, una cugina. Quando Anna raggiunge l’età per sposarsi, le viene presentato il fratello del cognato. Ma, già decisa a donarsi a Dio, non accetta. All’età di circa vent’anni, confida a un sacerdote il suo segreto desiderio di farsi suora e questi la indirizza verso il carmelo fondato ad Avila da madre Teresa di Gesù (santa Teresa d’Avila). Anna confida allora ai fratelli la sua aspirazione al chiostro. Nonostante la loro reticenze, essi finiscono per accettare e il maggiore, Hernando, la accompagna al carmelo. Ma bisogna attendere il permesso del superiore e Anna deve tornare a El Almendral per diversi mesi. Entra infine nel carmelo di San Giuseppe d’Avila all’inizio del novembre del 1570.. Lì, può vivere totalmente per Cristo e dedicarsi al servizio delle sue consorelle.

Questo carmelo era stato, in effetti, fondato da santa Teresa nel 1562.. Doña Teresa de Ahumada (che diventerà santa Teresa d’Avila), brillante e bella fanciulla della nobiltà castigliana, è entrata nel 1535, all’età di vent’anni, presso il monastero dell’Incarnazione di Avila.. Avendo scoperto la pratica dell’orazione mentale, non si accontenta più del genere di vita abbastanza libero che si conduce nel monastero. Si è resa anche conto dei mali di cui soffriva la Chiesa della sua epoca: «Verso quell’epoca ebbi notizia di quali terribili prove soffrisse la Francia (per il protestantesimo e le guerre di religione)… Ne provai gran dolore e… piangevo ai piedi del Signore e lo supplicai di porre rimedio a tanto male. Mi sembrava che avrei sacrificato volentieri mille volte la vita per salvare una sola fra le molte anime che là si perdevano. Ma, essendo donna e ancora tanto imperfetta, mi vedevo impossibilitata a realizzare ciò che avrei voluto per la gloria di Dio. Tutto il mio desiderio era ed è tuttora che, avendo il Signore tanti nemici e così pochi amici, questi almeno gli fossero devoti.. Decisi quindi di seguire i consigli evangelici in tutta la perfezione possibile e di portare allo stesso genere di vita le poche religiose di questo monastero» (Cammino di perfezione, cap. 1). È con questo spirito che ha fondato il carmelo di San Giuseppe d’Avila. Qui le carmelitane seguono la Regola primitiva del Carmelo nella sua integralità e conducono una vita incentrata sulla preghiera. Teresa attribuisce grande importanza alla solitudine, alla clausura e al silenzio, affinché nulla distragga le monache dalla ricerca del Signore. L’orazione, in effetti, è molto favorita dal silenzio.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma anzi: «La preghiera contemplativa è silenzio,… “silenzioso amore” (san Giovanni della Croce). Nella preghiera contemplativa le parole non sono discorsi, ma come ramoscelli che alimentano il fuoco dell’amore. È in questo silenzio, insopportabile all’uomo “esteriore”, che il Padre ci dice il suo Verbo incarnato, sofferente, morto e risorto, e che lo Spirito filiale ci fa partecipare alla preghiera di Gesù… La preghiera contemplativa è una comunione d’amore portatrice di Vita per la moltitudine, nella misura in cui è consenso a dimorare nella notte oscura della fede» (CCC, nn.. 2717, 2719).

«Va’, figlia mia!»

È in questo carmelo di San Giuseppe d’Avila, da cui la santa fondatrice è, in realtà, spesso assente, che entra Anna. Ma ben presto la tranquillità dei primi giorni svanisce.. «Il Signore, dirà, si nascose e io rimasi nell’oscurità.» Questa prova durerà per il tempo del noviziato. Alla sua vestizione, la giovane novizia riceve il nome di Anna di San Bartolomeo. Il convento è povero e ancora in costruzione: mentre gli operai consumano il loro pasto, le suore stesse si mettono al lavoro e fanno quello che possono. Suor Anna di San Bartolomeo svolge anche le funzioni di portinaia, cuoca e infermiera. Il 15 agosto 1571, emette la sua professione religiosa come suora conversa, cioè dedita principalmente, oltre alla preghiera, ai compiti manuali. Dal 1575 al 1577, soffre di una strana malattia: stremata dai suoi molteplici compiti, sembra vicina alla morte. I medici non sanno quale sia il suo male e i loro rimedi sono inefficaci.. Ritornata a San Giuseppe d’Avila verso la fine del luglio 1577, Santa Teresa d’Avila la chiama al suo fianco, le ridà coraggio, poi le ordina di andare a dar da mangiare ai malati. Anna, che si trova in uno stato critico, obbedisce, e Cristo la riconforta: subito lei si sente meglio. La Madre le dice: “Va’, figlia mia, sii una buona infermiera… Il Signore ti aiuterà!»

Madre Teresa, che stima molto suor Anna di San Bartolomeo, desidera tenerla sempre vicina a sé. Da allora in poi vivranno inseparabilmente unite fino alla morte della Madre. Anna circonda la fondatrice con il suo affetto, le tiene compagnia e le viene in aiuto con grande prontezza. Affermerà candidamente che «la Madre si sentiva persa senza di lei». Nell’intento di fondare nuovi monasteri, faranno insieme quattro lunghi viaggi, su carretti coperti da teloni per mantenere la clausura, al freddo pungente dell’inverno come al caldo torrido dell’estate, lungo strade piene di insidie, e nonostante le malattie della Madre.

Il motivo che spinge Teresa d’Avila a fondare monasteri è la compassione per Cristo che soffre nella sua Chiesa.. Nella sua «Relazione» del 9 febbraio 1570, racconta un favore divino ricevuto al carmelo di Malagón. Il Signore le ha fatto capire che Egli subisce attualmente grandi sofferenze nel suo corpo che è la Chiesa. «Che cosa posso fare, Signore, per rimediare a tanti mali? chiede la Madre. Sono pronta a tutto!» Cristo le risponde subito: «Non è il momento di riposarti; affrettati a fondare questi monasteri; la mia gioia è essere vicino alle anime che li abitano.”. In un’epoca in cui il mistero della Presenza reale di Cristo nell’Eucaristia è particolarmente rifiutato, sotto l’influenza del protestantesimo, Teresa è arsa dal desiderio di veder nascere nuovi conventi in cui sarà onorato il Santissimo Sacramento. Anche la sua visione dell’inferno e la considerazione della perdita delle anime inducono la Madre a realizzare fondazioni, al fine di pregare per la salvezza dei peccatori.

Quattro viaggi con una santa

Il primo periplo delle due monache dura dal giugno al novembre 1579: si recano a Medina, Valladolid, Alba de Tormes e Salamanca, per poi ritornare ad Avila. A Salamanca, secondo il desiderio di madre Teresa, Anna riprende a studiare la scrittura, che aveva imparato durante l’infanzia; prende a modello quella della santa stessa. Svolge così il ruolo di segretaria, ricopiando le lettere della Madre, poi perfezionando lettere dettate di fretta sul momento. Il secondo viaggio va dal novembre dello stesso anno fino al luglio 1580: visitano la comunità di Malagón e installano la nuova fondazione di Villanueva de la Jara . Durante il terzo viaggio, a partire dall’agosto 1580 fino al settembre 1581, si recano a Medina, Valladolid, poi realizzano la fondazione di Palencia e Soria. Il quarto viaggio, da gennaio a ottobre 1582, è l’ultimo di madre Teresa: Medina del Campo, Valladolid e Palencia per arrivare a Burgos, dove fondano un monastero, il 26 gennaio 1582, dopo un viaggio molto faticoso. La Madre è molto malata. Appena terminata la fondazione di Burgos, la casa si trova improvvisamente inondata da una grande piena del fiume vicino e le suore sfuggono per un pelo alla morte. Il 26 luglio, prendono la via del ritorno verso Avila, passando per Valladolid e Medina. Lì, padre Antonio di Gesù ordina loro di andare ad Alba de Tormes, dove arrivano il 20 settembre. Due settimane dopo, madre Teresa rende l’anima a Dio.

«Il pomeriggio del 3 ottobre 1582, racconta suor Anna, padre Antonio di Gesù andò a far visita alla fondatrice e, vedendo che non mi riposavo, mi chiese di andare a mangiare qualcosa.. Ed essendomene io andata, la santa non si calmava, guardava da un angolo all’altro della stanza.. E il Padre le chiese se mi voleva presso di sé e lei con cenni gli rispose di sì e mi richiamarono. E mentre arrivavo, appena mi vide si mise a ridere; e mi espresse tanti ringraziamenti e manifestò tanto amore che mi prese nelle sue mani e mi mise la testa tra le braccia; ed è così che è rimasta stretta nelle mie braccia finché è spirata, ed io ero più morta della santa stessa.»

Uno zelo ardente

Anna ritorna ad Avila, il 3 novembre 1582. Vi viene eletta priora madre Maria di San Girolamo, cugina di madre Teresa. Un giorno, la Madre fondatrice appare a suor Anna e le dice che può chiederle quello che vuole.. «Vi chiedo, risponde quest’ultima, lo Spirito di Dio: che sia sempre nella mia anima!». Nove anni dopo, nel 1591, madre Maria di San Girolamo viene eletta priora a Madrid per tre anni; conduce con sé suor Anna di San Bartolomeo. Fedele alla sua vocazione di servizio, questa fa di tutto per dare gioia e sostegno a tutte le consorelle, facendo opera di pace nella comunità di Madrid. Le due religiose tornano ad Avila nel settembre 1594. Ma ben presto ripartono per un’altra fondazione a Ocaña, dove rimangono tre anni. I successivi quattro anni vengono trascorsi ad Avila in attesa di una fondazione in Francia. Il cuore di suor Anna, che ha ereditato lo zelo apostolico della fondatrice per la salvezza delle anime, arde di sollecitudine per quelle che si perdono in Francia.

Madame Acarie, donna mistica madre di sei figli, ha preso l’abitudine di riunire nel suo palazzo, a Parigi, uomini e donne, tra cui grandi dame di corte e universitari desiderosi di praticare una spiritualità esigente. A partire dal 1601, Madame Acarie legge gli scritti di santa Teresa. Un’apparizione di quest’ultima le fa capire che è chiamata a fondare un carmelo in Francia. Affinché questo nuovo carmelo abbia proprio lo spirito della santa, viene deciso di andare a cercare in Spagna delle monache che abbiano conosciuto la fondatrice. Pierre de Bérulle, che è all’origine dell’Oratorio di Francia, si dà molto da fare per la realizzazione di questa fondazione, come anche Michel de Marillac, che sarà Guardasigilli nel 1626; i passi necessari a tal fine continuano per diversi anni, non senza molte difficoltà, tanto più che i rapporti tra Francia e Spagna sono tesi. Inoltre, i padri carmelitani si mostrano riluttanti a lasciar partire le suore e sarà necessario un intervento del nunzio apostolico per vincere il rifiuto del Padre Generale..

Il 17 ottobre 1604, arrivano a Parigi sei monache carmelitane spagnole: Anna di Gesù, Isabella degli Angeli, Beatrice della Concezione, Leonora di San Bernardo, Isabella di San Paolo e una suora del velo bianco (cioè conversa), Anna di San Bartolomeo. Per loro è stato preparato un luogo adatto nel priorato di Notre-Dame-des-Champs. Ben presto, sette aspiranti francesi vestono l’abito e si mettono alla scuola delle spagnole, colpite dalla loro santità e dalle loro doti umane. Anna de San Bartolomeo si dedica immediatamente al suo umile servizio della cucina. Il suo ideale è l’obbedienza; scriverà: «Non abbiamo niente di meglio da dare a Dio della volontà.. Lui dà la stessa importanza alle piccole cose fatte per obbedienza che alle grandi, perché non ne guarda la grandezza, ma l’amore che vi si porta e la rinuncia a se stessi.

Il grande silenzio

Poco dopo, riconoscendo i meriti e le capacità di suor Anna di San Bartolomeo, i superiori dell’Ordine la obbligano a passare dallo stato di suora conversa a quello di suora del coro (cosa che madre Teresa aveva già desiderato durante la sua vita, ma che suor Anna aveva rifiutata per restare nello stato più umile). È allora designata come priora di un monastero che viene fondato a Pontoise nel gennaio 1605. Anna si dedica interamente all’insegnamento del carisma teresiano, in particolare attraverso la pratica del silenzio. «Vediamo in Sua Maestà (Dio) una cosa da ammirare, tra tutte le altre sue azioni, scrive: il grande silenzio con cui operava tutti i misteri della nostra Redenzione. Seguendo il suo esempio, manteniamo il nostro silenzio per amor suo. Compiamo le nostre opere per Lui solo, in silenzio; questo è ciò che conta di più. Nostro Signore stesso dice che parlerà in segreto agli umili di cuore.» E aggiunge: «O beato silenzio! È attraverso questo silenzio, Signore, che gridi e fai risuonare il tuo insegnamento nel mondo intero, ed è da questo silenzio, piuttosto che nei libri e nello studio, che coloro che ti amano attingono la Saggezza. Il Signore si è fatto per noi Fonte di acqua viva affinché non perissimo in questo oceano di prove. Senza la fede noi non possiamo avanzare nella via regale dei misteri di Dio. La fede ci apre gli occhi, ci guida. Dove non c’è fede, non c’è luce e non c’è cammino che conduca al Bene.»

Ma il 5 ottobre seguente, viene scelta come priora della comunità di Parigi.. Lascia Pontoise alle due del mattino, nel segreto più assoluto e celata sotto un travestimento, affinché nessuno nella comunità e in città le impedisca di partire.. Anche se la sua nuova comunità conta una sola monaca che ha fatto la sua professione, ne fanno parte molte novizie. Madre Anna si dedica interamente al compito di costituire una famiglia tuta infiammata dall’amore di Cristo. Con sua grande soddisfazione, s’instaura una bella comunione fraterna, nonostante la difficoltà della lingua. Ella desidera vivere sotto il governo dei Padri carmelitani, ma non le è permesso. Ben presto, Pierre de Bérulle s’intromette nella vita della comunità e vi semina involontariamente lo scompiglio, non lasciando che la priora eserciti il suo incarico. Madre Anna ne soffre intensamente. Il 18 maggio 1608, viene inviata a Tours per la fondazione di un carmelo. In questa città, la situazione sociale e religiosa è diversa da quella di Parigi. Il monastero, è vero, sfugge all’influenza di Pierre de Bérulle, ma diversi protestanti, non apprezzando molto l’arrivo delle carmelitane, ne parlano male. Madre Anna riesce tuttavia a ribaltare la situazione: si guadagna il rispetto e ottiene persino qualche conversione. «Queste teresiane che non ci piacciono, si mormora, ci convertiranno tutti alla fede.» L’opera compiuta da madre Anna di San Bartolomeo in Francia è notevole: il curatore delle lettere del cardinale de Bérulle afferma che ella «merita, nella storia della restaurazione cattolica in Francia, un posto che gli storici non le hanno ancora dato.»

Madre Anna scrive molte lettere, sempre spontanee e semplici, piene di traboccante affettività, ma anche di notevole prudenza. Vi si mostra sempre sollecita degli altri, in particolare della loro salute, perché non sopporta di vederli soffrire; diverse lettere manifestano il suo desiderio di trasmettere coraggio e gioia. Anna è una donna piena di vita, che, come lei stessa afferma, non permette a nessuno di essere triste.

Amore ed esempio

Con il passare del tempo, Madre Anna di San Bartolomeo arriva al punto di abbandonare ogni speranza di vivere sotto la giurisdizione dei Padri carmelitani in Francia: Pierre de Bérulle vi si oppone. Dietro suggerimento dei carmelitani dei Paesi Bassi e con l’autorizzazione del Padre Generale, ella parte per Anversa, nelle Fiandre, allora sotto la sovranità della Spagna. Il 6 novembre 1612, la fondazione avviene in grande povertà, ma con un’immensa fiducia nella Provvidenza, secondo lo stile di santa Teresa. Tre anni dopo, la piccola comunità si trasferisce nel suo convento definitivo. La Madre mette in pratica la pedagogia teresiana, esigendo purezza e semplicità, obbedienza e totale apertura. «Se vengono guidate (le novizie) con prudenza e amore, scrive, si otterrà che prendano le amarezze per dolcezze. È bene parlare loro con franchezza confidando talvolta i nostri errori o alcune delle nostre tentazioni, per dar loro il coraggio di ammettere i propri. Quando si insegna la virtù a parole, se non si vedono le opere, la si insegna male. Tutta l’esigenza della vita religiosa la si può mostrare con l’amore e con l’esempio meglio che con il rigore e le minacce.» La Regola del resto dichiara: «La priora userà la legge della dolcezza e userà rigore e severità solo in circostanze eccezionali». In questo spirito, la Madre ama fare questa preghiera: «Signore, se devi castigarmi, preferisco che sia per la troppa dolcezza piuttosto che per il troppo rigore..» Tuttavia non le manca la fermezza necessaria quando si tratta della chiara volontà di Dio. Lei stessa vive in modo austero e dorme circa tre ore per notte. Ma le sue mortificazioni hanno come scopo l’umiltà: «La mortificazione esteriore difficilmente vi servirà, dichiara alle consorelle, se non è regolata dall’umiltà e dalla mortificazione interiore… Camminiamo nel timor di Dio e nella santa umiltà. Gli errori commessi per pura debolezza, Dio li perdona subito, ma la tiepidezza nell’amore, soprattutto quella persistente, gli dispiace molto.»

All’arrivo di madre Anna, le Fiandre godono ancora della pace. Infatti, la “Guerra degli Ottant’anni” (1568-1648), un’insurrezione da parte degli olandesi, in particolare dei protestanti, contro il re cattolico di Spagna, sovrano dei Paesi Bassi, è stata interrotta da una tregua di dodici anni, stabilita dal Trattato di Anversa (1609). Con la fine della tregua, le ostilità riprendono. Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 1624, la città di Anversa subisce un attacco marittimo a sorpresa da parte dei protestanti. Nonostante la notte, la priora raduna le sue consorelle per pregare, ed ecco che una tempesta viene a disperdere le navi e ad annientare i piani dell’aggressore. Tutti attribuiscono questa liberazione alle preghiere di Anna di San Bartolomeo.

Negli ultimi due anni della sua vita, la Madre soffre di diverse malattie. Il 7 febbraio 1626, quattro mesi prima della sua morte, ha una visione della Santissima Trinità. Alcune dame di corte vengono a rendere visita alla malata; confusa da questo eccesso di riguardi, quest’ultima si rivolge al Signore: «Come puoi sopportare che una povera carmelitana faccia tanto chiasso? No, Signore, non permetterlo, ma portami via senza rumore e senza clamore! Una povera carmelitana non dovrebbe fare tanto rumore quando muore!» Il 7 giugno, domenica della Santissima Trinità, la sua morte coglie di sorpresa i suoi amici e i grandi della Corte. Madre Anna ha settantasei anni..

Madre Anna di San Bartolomeo è stata beatificata da papa Benedetto XV il 6 maggio 1917. Chiediamole di ottenerci la fedeltà all’orazione quotidiana e un grande zelo per la salvezza delle anime!

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