27 Marzo 2024
John Bradburne
Carissimi Amici,
«Vagabondo del Buon Dio, un’anima bella che aspira a una vita cristiana perfetta, scriverà di John Bradburne il superiore dei Padri di Sion a Lovanio (Belgio)… Non è fatto per la vita religiosa sedentaria e si sente portato piuttosto a imitare gli esempi di un san Benedetto Giuseppe Labre (un pellegrino senza fissa dimora del XVIII secolo) o di un padre de Foucauld». Chi è dunque quest’uomo fuori dal comune che, dopo una vita molto movimentata, diventò un ammirevole servitore dei lebbrosi?
John Bradburne è nato il 14 giugno 1921 nella contea della Cumbria (nord-ovest dell’Inghilterra), nel piccolo villaggio di Skirwith. Suo padre ne è il pastore anglicano. Sua madre, Erica, di famiglia modesta, è imparentata con Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo, e con il futuro primo ministro Winston Churchill; ha trascorso la sua giovinezza nelle Indie, allora colonia britannica, e parla ai suoi cinque figli della miseria dei lebbrosi. John, il terzo, la ascolta attentamente. La musica e il canto sono tenuti in particolare considerazione a casa. Da bambino, John, che non sta fermo un momento, comincia ad arrampicarsi sugli alberi e si diverte a esplorare la “montagna” locale. Nel 1929, viene mandato in collegio a un centinaio di chilometri di distanza. È un disastro: finita la bella libertà del villaggio natale. Oggetto delle vessazioni dei suoi compagni più cittadini, piange ogni notte. Dopo cinque anni, suo padre lo mette in un’altra scuola, dove è ancora più infelice. Molto in ribellione, finisce per fuggire e percorre a piedi i quaranta chilometri che lo separano dal presbiterio paterno.
Nel 1934, il padre cambia luogo di assegnazione e iscrive il figlio a Holt nel collegio di Gresham, scuola rinomata. Giovanni riesce ad adattarvisi e vi si fa degli amici. Vengono apprezzati il suo umorismo e il suo talento per l’imitazione. Si appassiona di Shakespeare, fa teatro, impara a suonare vari strumenti musicali. La sua attività preferita rimane quella di arrampicarsi sugli alberi e di sistemarsi su un ramo alto con un buon libro. Le lezioni di religione lo lasciano indifferente, ma impara a controllare la sua impulsività. Nel 1939, supera il concorso di ammissione alla scuola militare degli ufficiali. A settembre, l’Inghilterra dichiara guerra alla Germania. John viene destinato al fronte asiatico come sottotenente. Nel 1941, gli viene affidato il comando di un plotone in un reggimento nepalese di Gurkha, truppe di élite indigene. Va molto d’accordo con i suoi uomini. Le sue eccentricità li fanno ridere: a volte si arrampica in cima a un grande albero dove passa ore a suonare il flauto: «Crazy English!» («quel pazzo d’inglese!»), commentano i suoi compagni.
Nel dicembre dello stesso anno, i giapponesi invadono la Malesia; le truppe britanniche arretrano. Tagliato fuori dal resto dell’esercito, parte del reggimento di John si disperde nella giungla; il capitano Hart e lui camminano alla cieca per un mese. John viene colpito da una grave forma di malaria. Raggiunta tuttavia la costa, i due uomini riescono, il 15 febbraio 1942, a raggiungere Sumatra. Ricoverato in ospedale, tra la vita e la morte, John vede, nel suo delirio, una signora bianca, che in seguito identificherà con la Vergine Maria. Ma i giapponesi si avvicinano: bisogna fuggire di nuovo. Hart e lui raggiungono Ceylon. Di lì, John va a Bombay, in India. Avendo ricuperato la salute, viene inviato nell’Himalaya, a Dehra Dun, per aggregarsi a un reggimento di Gurkha. Lì fa amicizia con John Dove, un giovane cattolico anglo-irlandese. Entrambi condividono il gusto per la musica, le lunghe discussioni, il bere e le donne. John parlerà di questo periodo come di «due anni dissipati, senza profitto, nei club, nei pub e nei giochi». Tuttavia, nel maggio 1943, scrive ai suoi genitori: «La mia vita è donata a Cristo una volta per tutte».
Nell’autunno di quell’anno, presta servizio con i Chindits, truppe d’assalto che devono essere lanciate da giganteschi alianti in Birmania per costruire nella giungla “fortezze” dietro l’esercito giapponese. Nel marzo 1944, John partecipa a questa grande operazione aeroportata. Dopo terribili combattimenti, i giapponesi iniziano a ripiegare. John è stato un soldato efficiente e coraggioso, ma è esausto. L’anno successivo, viene riformato e torna in Inghilterra, dove rifiuta di parlare di ciò che ha appena vissuto. Come migliaia di soldati smobilitati, non trova più il suo posto nella società. S’innamora tuttavia di Anne Hardwicke e le chiede di sposarlo. Viene assunto, nel giugno 1946, come boscaiolo. Questo lavoro gli restituisce la salute fisica e mentale.
John Dove torna in Inghilterra nell’autunno del 1946 e i due amici si ritrovano. Bradburne si fa istruire nella fede cattolica nonostante i suoi pregiudizi contro il cattolicesimo e frequenta il monastero benedettino di Buckfast. Legge l’Apologia di Newman, il cui itinerario verso Roma gli fa da guida. Suo padre lo manda a consultare un pastore protestante che considera molto sicuro, il reverendo Paul Osborne. Quest’ultimo lo informa che è gli stesso sulla soglia della Chiesa Romana e gli insegna a recitare il rosario. Dopo una notte di discussioni, John prende la sua decisione e, il 26 ottobre 1947, domenica di Cristo Re, viene accolto nella Chiesa Cattolica e poi fa la sua Prima Comunione. Osborne diventerà cattolico sette anni dopo.
Cercare la verità
Al seguito di Newman e di molti altri anglicani, John ha riconosciuto che la Chiesa cattolica è veramente la Chiesa fondata da Gesù Cristo. Infatti, « Dio stesso ha fatto conoscere al genere umano la via attraverso la quale gli uomini, servendolo, possono in Cristo trovare salvezza e pervenire alla beatitudine. Questa unica vera religione crediamo che sussista nella Chiesa cattolica e apostolica, alla quale il Signore Gesù ha affidato la missione di comunicarla a tutti gli uomini, dicendo agli apostoli : Andate dunque, istruite tutte le genti battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto quello che io vi ho comandato (Mt 28,19-20). E tutti gli esseri umani sono tenuti a cercare la verità, specialmente in ciò che concerne Dio e la sua Chiesa, e sono tenuti ad aderire alla verità man mano che la conoscono e a rimanerle fedeli » (Concilio Vaticano II, Dichiarazione Dignitatis humanæ, n. 1).
Ben presto, si pone per John la questione della vocazione monastica. Quindi Anne e lui rinunciano al loro progetto di matrimonio; questa rottura avviene senza contrasti e rimarranno amici. Tuttavia, in quanto nuovo convertito, deve attendere due anni prima di poter entrare in monastero. Nella primavera del 1948, John accetta quindi un posto di insegnante in una scuola cattolica. Comincia a scrivere poesie e scopre san Francesco d’Assisi, che lo entusiasma. All’inizio del 1949, il suo amico John Dove gli annuncia il suo ingresso presso i gesuiti. In giugno, Bradburne lascia la scuola e chiede la mano di una collega, Margaret Smith, di dodici anni più vecchia di lui, che rifiuta questo matrimonio. All’abbazia di Buckfast, non vogliono più accettarlo come postulante. John Dove lo invita allora a fare un pellegrinaggio a Lourdes per guarire “il suo cuore malato”; egli ne conserverà una forte impressione. Nel febbraio 1950, si fa ricevere come portinaio alla certosa di Parkminster, dove rimane per sei mesi. L’impronta di questo soggiorno lo segna per sempre. A settembre, parte in pellegrinaggio per Roma, con tutte le spese pagate da un commerciante di diamanti ebreo; vi vede un segno di una vocazione missionaria presso il popolo ebraico. Prosegue fino in Terra Santa dove rimane sette settimane a Gerusalemme, presso la Maison Saint-Pierre dei Padri di Sion (congregazione fondata nel XIX secolo da padre Théodore Ratisbonne, ebreo convertito, per l’evangelizzazione degli ebrei). Il superiore ritiene di discernere in lui una vocazione per il suo Istituto e lo manda al noviziato di Lovanio in Belgio. Lì, Giovanni si reca spesso in una chiesa vicina per pregare sulla tomba di padre Damiano di Veuster, l’apostolo dei lebbrosi. Nell’ottobre 1951, inizia degli studi di filosofia, ma confida al superiore di non vedersi come sacerdote.
« Non era pazzo ! »
Alla fine della primavera del 1952, John vuole ripartire per la Terra Santa ; tuttavia, si reca prima ad Assisi. Non trovando un viaggio gratuito per Israele, si fa assumere come sagrestano in una parrocchia del sud Italia, dove il parroco lo apprezza molto. Nel febbraio 1953, John fa voto privato di castità. Suo padre gli aveva scritto per Natale : « Mi dà una grande gioia sapere che sei felice e stai bene, con i piedi sicuri sulla strada che, nella mia vecchiaia, sto arrivando a vedere sempre più chiaramente come la via di Dio per te. » Nel maggio successivo, suo padre muore e, a settembre, John torna in Inghilterra per assistere la madre. Rimane prima in famiglia, poi si stabilisce come eremita in una capanna. Dirà di lui la superiora di una comunità di suore mariste alle quali rende alcuni servizi : « Faceva il matto, ma non lo era affatto ; era per lui un modo di mascherare la sua profonda vita spirituale. »
Su consiglio di John Dove, chiede di entrare nell’abbazia benedettina di Prinknash. In un primo tempo felicissimo, non si adatta alla vita dei monaci, troppo regolata per lui. Quattro mesi dopo, torna a Londra. Nel gennaio 1957, viene preso come quinto sagrestano nella cattedrale cattolica di Westminster. Qualche mese dopo, l’arcivescovo mons. Godfrey, con il quale ha colloqui spirituali, gli chiede di diventare il custode della sua residenza di campagna. Ma, nel gennaio 1961, nominato cardinale, l’arcivescovo intraprende dei lavori per trasformare la residenza in casa di accoglienza; John finisce con l’andarsene. Padre Dove, divenuto missionario in Rhodesia (oggi Zimbabwe), gli propone di prestare dei servizi nelle missioni francescane della boscaglia. Il 6 agosto 1962, John viene accolto dal suo amico all’aeroporto di Salisbury. L’apparente calma della colonia, dove il 5% degli europei possiede metà delle terre e tutto il potere, è ingannevole. La Rhodesia sta preparando la sua indipendenza nei confronti della Gran Bretagna, sotto un regime di apartheid dominato dai bianchi. Le missioni francescane sono oasi di convivialità. Uno dei loro compiti primari è quello di aiutare gli africani a prendere in mano, con spirito cristiano e senza prospettive di vendetta, il destino del loro paese.
L’11 agosto 1962, John viene inviato in una missione tenuta da francescani irlandesi a Wedza, 160 km a sud della capitale, Salisbury. Il 4 ottobre, padre Gilda lo conduce con sé a fondare un nuovo settore di missione abbastanza lontano nella boscaglia. John si dimostra un ottimo coadiutore che, con il suo buon umore, si attira le simpatie sia dei neri che dei bianchi. All’inizio del 1963, egli accompagna un altro missionario, padre Pascal Slevin, che apre anch’egli una nuova missione. Nonostante la sua mancanza di senso pratico, partecipa alla costruzione della casa e della prima cappella. Tuttavia, la situazione si deteriora; i coloni bianchi dichiarano unilateralmente l’indipendenza del paese, rafforzando nel contempo il loro dominio, e si assiste alla comparsa di un fronte anti-apartheid nero, armato dalla rivoluzione internazionale. Seguono attentati e rappresaglie del governo.
Simpatico intermediario
Nel 1964, i gesuiti offrono a John la custodia di una grande casa a M’bébi, a nord di Salisbury, che vogliono trasformare in noviziato. Egli vive lì come eremita. Dal luglio 1964 al febbraio 1965, anima programmi televisivi mensili su argomenti biblici. Padre Dove organizza allora a Silveira House, vicino a Salisbury, dei laboratori di formazione professionale, riservati ai neri. John lo raggiunge nel dicembre 1964 e si fa apprezzare come un simpatico intermediario tra i gesuiti e gli indigeni. Lì, fa la conoscenza di Luisa Guidotti, missionaria laica e medico. Nel 1967, una parrocchia di Salisbury decide di mettere in scena per Pasqua una rappresentazione sulla Passione di Cristo, “L’uomo nato per essere re”. John vi interpreta il ruolo di Gesù. Lo spettacolo ha un grande successo.
Nel dicembre 1968, Bradburne sente parlare per la prima volta di una colonia di lebbrosi che ha difficoltà di gestione, situata a Mutemwa, 160 km a est di Salisbury. Il lebbrosario, sovrastato dal monte Chigona, è stato fondato nel 1937 e ha contato quasi duemila lebbrosi, ma la maggior parte sono stati rinviati nelle loro famiglie. John vi si reca nel marzo 1969. Il responsabile del “Comitato degli Amici di Mutemwa”, associazione che patrocina il lebbrosario, gli offre il posto di direttore, che egli rifiuta, sentendosi incapace. Per convincerlo, gli viene spiegato che, se lui non prende in mano la colonia, nessuno lo farà. Egli si stabilisce dunque, nell’agosto del 1969, tra i lebbrosi: «Io sono un emarginato e loro sono degli emarginati; ci capiremo», scrive a padre John Dove. Il primo contatto è comunque spaventoso: un’ottantina di persone dal volto e dagli arti deformati, con piaghe non curate, vivono in miserabili capanne e sono in uno stato di grande sporcizia; soffrono di malnutrizione e la maggior parte è affetta da altre malattie. A forza di essere maltrattati, questi lebbrosi sono diventati diffidenti. Ma ben presto la gentilezza e il buon umore di John li conquistano. Egli accompagna i morenti, il che commuove tutti. La parte medica delle cure è assicurata da tre vergini consacrate italiane della missione “All Souls”; vengono ogni settimana e lasciano farmaci e istruzioni per John. Ma questi si mostra estroso e, dal dicembre 1969, la dottoressa Luisa Guidotti cerca di formarlo. Uniti dalla fede in Gesù Cristo e dall’amore per i lebbrosi, i due diventano buoni amici. La domenica, se il cappellano non viene, John guida la funzione religiosa per un’ora e mezza e usa l’autorizzazione ricevuta per distribuire la santa Comunione. Nel suo tempo libero, sale in cima alla collina, per pregare e scrivere poesie. Padre Dove, suo confessore abituale, gli rende spesso visita.
Un infelice conflitto
Tuttavia, a partire dal 1970, inizia un conflitto con gli allevatori locali, che lasciano che i loro animali saccheggino l’orto del lebbrosario. Nel 1971, il “Comitato degli Amici di Mutemwa” si trasforma nella Rhodesian Leprosy Association (“Associazione rhodesiana contro la lebbra”) e una dottoressa visita il centro. Impressionata dai risultati ottenuti da John, esige però che egli tenga una contabilità rigorosa ; con sua sorpresa, questi soddisfa la sua richiesta e le invia dei registri ben tenuti. Lei entra in disaccordo con lui su un altro piano : ritenendo che i lebbrosi non debbano avere figli, chiede che alle donne venga sistematicamente somministrata la pillola contraccettiva. John rifiuta.
Papa Giovanni Paolo II confermerà la correttezza della posizione assunta da John Bradburne sulla contraccezione: «La Chiesa condanna come grave offesa della dignità umana e della giustizia tutte quelle attività dei governi o di altre autorità pubbliche che tentano di limitare in qualsiasi modo la libertà dei coniugi nel decidere dei figli. Di conseguenza qualsiasi violenza esercitata da tali autorità in favore della contraccezione e persino della sterilizzazione e dell’aborto procurato è del tutto da condannare e da respingere con forza.» E il Papa spiega: «Quando i coniugi, mediante il ricorso alla contraccezione, scindono questi due significati (unitivo e procreativo) che Dio Creatore ha inscritti nell’essere dell’uomo e della donna e nel dinamismo della loro comunione sessuale…, manipolano e avviliscono la sessualità umana…, alterandone il valore di donazione totale… Quando invece i coniugi, mediante il ricorso a periodi di infecondità, rispettano la connessione inscindibile dei significati unitivo e procreativo della sessualità umana, si comportano come ministri del disegno di Dio… La differenza antropologica e al tempo stesso morale che esiste tra la contraccezione e il ricorso ai ritmi temporali è assai più vasta e profonda di quanto abitualmente non si pensi e coinvolge in ultima analisi due concezioni della persona e della sessualità umana tra loro irriducibili» (Giovanni Paolo II, Esortazione Familiaris consortio, 22 novembre 1981, nn. 30, 32).
Nel 1972, William Ellis, un cattolico che aveva lasciato la Chiesa, entra nella Rhodesian Leprosy Association con sentimenti ostili all’opera di John. La dedizione di quest’ultimo però non rallenta; lo si vedrà persino portare un lebbroso sulle spalle fino al dispensario a diversi chilometri di distanza. Egli ha l’arte di valorizzare i malati facendoli suonare, cantare e collaborare ai compiti dell’istituto. Sa anche rimproverarli quando necessario, soprattutto riguardo all’alcolismo e alla promiscuità. Tuttavia, si fa amare ancor di più dai lebbrosi con il suo amore e il suo rispetto per ciascuno; egli li considera un dono di Dio. Sapendo che «la Chiesa non conosce altro mezzo all’infuori del Battesimo per assicurare l’ingresso nella beatitudine eterna» (CCC, n. 1257), John lo propone con dolcezza ai non cristiani, senza forzarli. I lebbrosi comprendono che la loro persona e il loro destino eterno contano agli occhi di quest’uomo bianco venuto ad abitare con loro, al contempo eremita e servo dei più poveri.
Un rifiuto indignato
Molti visitatori di Mutemwa sono profondamente colpiti e spiritualmente trasformati dal loro incontro con John e i lebbrosi. Eppure Ellis gli chiede di ridurre le razioni di cibo e di mettere una targhetta d’identificazione al collo di ogni lebbroso. John rifiuta con indignazione : i lebbrosi non sono bestiame. Il comitato decide la sua espulsione. Il 1° maggio 1973, John si allontana e si stabilisce in cima al Chigona, dove rimane per sei mesi. Ogni mattina, ridiscende per dare la Comunione ai lebbrosi. Quando uno di loro sta morendo, s’intrufola di notte tra le capanne per passare ore ad assisterlo. I disordini del nuovo direttore portano al ritiro delle suore infermiere italiane, poi della dottoressa Luisa Guidotti. Viene interrotto il controllo medico, così come l’invio dei pacchi di medicinali provenienti dall’Italia. Nello stesso tempo, s’intensifica la guerra civile. La polizia, che lo stima, permette a John di vivere in una baracca, a un centinaio di metri dal centro. Il 28 giugno 1976, la dottoressa Luisa Guidotti viene arrestata per non aver denunciato dei ribelli. Alla fine viene assolta. Ma diversi missionari, nonostante aiutassero le popolazioni indigene, vengono massacrati. Nell’agosto del 1978, John, colpito da un’encefalite acuta, viene salvato dalla dottoressa Luisa Guidotti. Il 6 luglio 1979, quest’ultima muore, colpita da una raffica di mitra a un posto di blocco della polizia (è stato avviato il suo processo di beatificazione). Nel 1979, malgrado negoziati di pace tra i due campi, i combattimenti continuano. Nella notte tra il 2 e il 3 settembre, John viene catturato da una dozzina di uomini armati e consegnato a giovani ribelli, che lo riempiono di oltraggi.
La sera del 4 settembre, il comandante dei ribelli comunisti della zona dichiara John innocente e propone di deportarlo in Mozambico. John risponde che non può abbandonare i suoi lebbrosi. La mattina del 5 settembre, parte con dei contadini che tornano nei loro villaggi. Li accompagnano due giovani guerriglieri. Durante l’attraversamento di un ruscello, trascinano John in basso e uno di loro gli svuota il caricatore della sua arma nella schiena. John cade, morto. Il giorno dopo, un missionario, padre David Gibbs, trova il corpo. Il giornale locale annuncia: «È stato ucciso l’amico dei lebbrosi… Era un uomo di Dio, interamente buono; ha dato tutta la sua vita per i lebbrosi, che lo amavano molto; era anche un poeta eccellente.» Il 10 settembre, la gente si accalca nella cattedrale di Salisbury per il suo funerale, ma nessun lebbroso di Mutemwa è potuto venire. Due anni prima, il provinciale dei francescani aveva inviato a John il proprio abito perché, diceva, «lui è più francescano di tutti noi messi insieme». John Bradburne viene sepolto con questo abito a cui teneva molto, in quanto terziario dell’Ordine.
«Non ho soldi, ma amo Dio, mi rallegro in Lui», faceva cantare John Bradburne. Il 30 aprile 2019, la conferenza episcopale dello Zimbabwe ha deciso di iniziare la sua causa di beatificazione. «Il suo amore per Cristo e per Maria sua Madre, nel suo devoto servizio a coloro che sono considerati gli ultimi al mondo, sia per noi un modello da seguire!» si chiede nella preghiera per ottenere questa beatificazione.












