30 Novembre 2024
Beato Henri Planchat
Carissimi Amici,
«Ha mai incontrato a Parigi un pretino con un cappello malandato, una tonaca logora, le scarpe bucate, molto povero perché dona tutto ai poveri, che non va dai ricchi per chiedere l’elemosina, che percorre, con qualsiasi tempo, i sobborghi più lontani, sale in tutte le soffitte, visita i malati, soccorre i più abbandonati?… Cittadino, se ha incontrato quel prete, ebbene, è mio figlio!» È con queste parole che la madre di Enrico Planchat, un prete detenuto nel 1871 dai capi della Comune di Parigi, chiede a un delegato alla giustizia la grazia di suo figlio. Non inventa nulla, è tutto vero. La Chiesa onora questo sacerdote come beato e martire.
Marie-Mathieu Henri Planchat è nato l’8 novembre 1823 a Bourbon-Vendée (oggi La Roche-sur-Yon), il maggiore di una famiglia di quattro figli. Suo padre è giudice alla pretura. La fedeltà della famiglia alla religione cattolica è totale; il nonno di Enrico ha nascosto quattordici preti rischiando la vita durante il periodo oscuro del Terrore (1792-94). Tre figli Planchat, Enrico e le sue due sorelle, diventeranno religiosi.
Nel 1832, il magistrato e la sua famiglia si stabiliscono a Lilla ed è lì che Enrico fa la sua prima Comunione nel 1835. Da quel momento, prova un desiderio intenso di ricevere Gesù nella Santa Eucaristia; tuttavia, il suo confessore glielo permette troppo raramente per i suoi gusti (all’epoca, l’accesso alla Santa Comunione per i fedeli è limitato a determinati giorni). Egli prova anche una grande devozione per la Santa Vergine…
Nel 1837, Enrico entra come allievo interno nel Collegio Stanislas di Parigi. Nonostante il suo successo scolastico, non riesce a sopportare la vita di convittore e diventa cupo e taciturno. Suo padre lo affida allora all’abbé Poiloup, direttore del collegio di Vaugirard. Dopo aver conseguito la maturità nel 1842, il giovane s’iscrive alla facoltà di giurisprudenza, rimanendo a Vaugirard come sorvegliante e ripetitore. Il suo diario spirituale testimonia la lotta che deve sostenere contro il suo temperamento focoso e orgoglioso. Deve anche combattere lo scoraggiamento di fronte alla sua lentezza nel correggere i propri difetti: «L’albero della mia anima deve produrre frutti nella pazienza. Devo sopportare le mie imperfezioni, non fino ad amarle, ma senza renderle più grandi attraverso il turbamento e lo scoraggiamento… Come il seme gettato nella terra cresce impercettibilmente, così il bene cresce solo lentamente nelle anime».
Nel 1843, Enrico chiede e ottiene l’ammissione al seminario parigino di Saint-Sulpice. Ma il padre, relegato per motivi politici alla presidenza del tribunale di Orano in Algeria, gli chiede di portare prima a termine i suoi studi di giurisprudenza; il giovane ritiene di dovergli obbedire. Laico per forza, s’iscrive alla Società di San Vincenzo de’ Paoli; lì impara a conoscere le dure realtà della povertà e a porvi rimedio. Ben presto, si unisce ai cattolici che hanno appena aperto, in rue du Regard, un patronato dove apprendisti e giovani operai possono trovare un luogo di formazione cristiana e di sana distensione.
Nell’agosto del 1847, Enrico si laurea in giurisprudenza e ottiene dal padre l’autorizzazione a entrare in seminario. Il giudice Planchat muore nel giugno 1848 ed Enrico parte per Algeri e vi rimane alcuni mesi per sostenere la madre e la sorella. Tornato a Parigi, si distingue in seminario per il suo spirito di povertà. Nei suoi appunti intimi scrive: «Non ci si va a confessare da coloro che hanno nei loro appartamenti delle belle pendole e dei bei tappeti, quando ci si vuol convertire… Eviterò nel mio arredamento tutto ciò che sappia di eleganza.» Con l’avvicinarsi dell’ordinazione sacerdotale, il seminarista può scrivere alla madre: «Sono felice, la mia felicità aumenta ogni giorno, nell’immolazione totale e irrevocabile di tutto il mio essere al Signore». Osserva: «Già da molto tempo la grazia mi sollecita a servire i poveri, per spirito di fede. Prendo la ferma risoluzione di non perdere mai una sola occasione di seguire questo impulso.» Diffida però dell’agitazione, anche provocata dallo zelo per il bene: «Forse immaginavo di possedere la carità, perché ero incline allagitazione per le buone opere. Non è questa la vera carità… L’attività naturale è il veleno della carità. La vera carità è intima all’anima; essa la avvolge, la penetra. Che il suo fuoco viva nel profondo della mia anima e le operazioni esteriori saranno perfette!» Il 21 dicembre 1850, padre Planchat viene ordinato prete.
Riportare gli operai a Cristo
Il 3 marzo 1845, un laico, Jean Léon Le Prévost (1803-1874) fondava a Parigi con due amici, Maurice Maignen e Clément Myionnet, un’associazione, i Fratelli di San Vincenzo de’ Paoli, destinata all’evangelizzazione degli ambienti popolari… Costituita esclusivamente da fratelli laici, essa si specializza nell’organizzazione di patronati dove gli operai trovano accoglienza e sostegno, nel durissimo contesto sociale del liberalismo economico derivante dalla Rivoluzione del 1789. L’intento dei fondatori è di riportare gli operai a Gesù Cristo e alla Chiesa. Tre giorni dopo la sua ordinazione, padre Planchat si unisce a questa giovane congregazione, accettando con umiltà di sottomettersi, lui sacerdote, a un superiore laico. È solo nel 1860 che fratel Le Prévost verrà ordinato prete ; nel 1869, la Santa Sede preciserà nel decreto di approvazione : « L’Istituto deve essere sacerdotale ».
La rivoluzione del febbraio 1848 aveva mostrato l’urgenza della questione sociale. Di fronte al socialismo che esalta l’abolizione della proprietà privata, alcuni laici cattolici (Armand de Melun, Frédéric Ozanam) riflettono sui mezzi per ridare giustizia e umanità alle relazioni sociali evitando di cadere dalla «legge della giungla» liberale nelle utopie socialiste distruttrici dell’ordine naturale. È a Grenelle, a sud-ovest di Parigi, che padre Planchat inizia il suo apostolato. Nel 1850, in seguito alla crisi sociale che ha portato alla chiusura di molte fabbriche, l’80% dei suoi 8.000 abitanti vivono nell’indigenza; la vita religiosa è quasi inesistente… I Fratelli di San Vincenzo de’ Paoli vi si sono stabiliti nel 1847 e hanno fondato un patronato. Nel dicembre 1850, il «fornello di San Vincenzo» mette a disposizione dei poveri del quartiere una minestra dei poveri quasi gratuita.
Appena arrivato, padre Planchat si fa «cacciatore di anime» tendendo la mano ai poveri che hanno perso l’abitudine di frequentare la chiesa. Nessuna miseria, nessuna derisione lo scoraggiano. Ad alcune lavandaie che lo insultano, risponde offrendo medaglie e immagini, tanto che queste donne, sopraffatte dalla vergogna, gli danno cinque franchi, una grossa somma, per celebrare Messe. Nell’agosto del 1851, sfinito, sviene sul bordo del marciapiede. In gravi condizioni, deve ben presto partire per l’Italia per rimettersi in salute. Prima di ritornare a Parigi dopo un anno, viene ricevuto in udienza privata da papa Pio IX, che lo incoraggia. Nell’aprile 1853, riprende il suo apostolato a Grenelle, dove rimarrà otto anni.
Enrico bussa a tutte le porte, anche a quelle delle stamberghe più povere; confessa, converte individualmente e regolarizza centinaia di matrimoni. Va diritto alla meta, parlando di Dio, indifferente agli scherni attirati dalla sua povera tonaca che ha assunto un colore verdastro e dal suo aspetto fragile. La sua influenza sulle anime si spiega soltanto con la sua profonda unione con Dio. «Cento parole a Dio, una sola agli uomini», questo è il suo motto. Ma non lavora in modo isolato; si fa aiutare da laici del quartiere, riuniti nel 1853 sotto il nome di «Associazione operaia dalla Sacra Famiglia», che si prefigge come obiettivo «l’aiuto e il sostegno vicendevole, ma anche l’evangelizzazione degli operai attraverso gli operai». Ben presto, si fa carico di un patronato di giovani operaie.
Padre Planchat soccorre i corpi con le anime, prodigandosi senza risparmio. In una giornata molto fredda, ritorna in comunità a piedi nudi, suscitando l’indignazione della portinaia. Per scusarsi, il colpevole spiega: «Ho dato le mie scarpe a un povero che non ne aveva, sulla spianata degli Invalides. Che volete, era più vecchio di me!» La sua santità disturba il clero in carica. Nel 1861, il parroco di Grenelle, geloso, scatena contro di lui una campagna diffamatoria. I superiori di padre Planchat sono costretti ad allontanarlo da Parigi e lo mandano ad Arras ad assumere la sotto-direzione di un istituto di educazione per gli orfani e gli apprendisti. Vi rimane due anni, incoraggiando i pensionanti alla Comunione frequente.
Un invito pressante
Nel corso dei secoli, i cristiani laici si erano progressivamente allontanati dalla Comunione frequente ; si accontentavano di fare la Comunione nelle feste maggiori. L’eresia giansenista, nel XVII secolo, aveva addirittura sostenuto che la Comunione sacramentale dovesse essere riservata a un numero ristretto di fedeli molto perfetti. Tuttavia, molti santi, hanno sostenuto l’importanza della Comunione frequente. Questo movimento spirituale ha portato alla pubblicazione, per ordine di papa san Pio X, del decreto Sacra Tridentina (20 dicembre 1905) che, richiamando una direttiva del Concilio di Trento, così dispone :
«I – La Comunione frequente e quotidiana, essendo sommamente desiderata da Cristo Signore e dalla Chiesa cattolica, sia resa accessibile a tutti i fedeli cristiani (…), così che nessuno, purché sia in stato di grazia e si accosti alla santa Mensa con retta e devota intenzione, possa esserne impedito…
II – La retta intenzione consiste nell’accostarsi alla santa Mensa, non per abitudine, o per vanità (…), ma per soddisfare alla volontà di Dio, unirsi a Lui più intimamente per mezzo della carità e, mercé questo divino farmaco, guarire dalle proprie infermità e difetti».
Il Catechismo della Chiesa Cattolica precisa: «Il Signore ci rivolge un invito pressante a riceverlo nel sacramento dell’Eucaristia: In verità, in verità vi dico: se non mangiate la Carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo Sangue, non avrete in voi la vita (Gv 6,53)… La Chiesa raccomanda vivamente ai fedeli di ricevere la santa Eucaristia la domenica e i giorni festivi, o ancora più spesso, anche tutti i giorni». Tuttavia, citando l’apostolo san Paolo (1Cor 11,27-29), il Catechismo ricorda: «Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione» (nn. 1384, 1385, 1389).
I tre pilastri
Poco dopo il suo ritorno a Parigi nel 1863, a padre Planchat viene affidata la direzione del patronato Sainte-Anne, a Charonne, un quartiere operaio (20° arrondissement). A causa di conflitti personali, non potrà risiedervi prima del 1870, ma dovrà tornare ogni giorno a dormire a Vaugirard, all’altra estremità di Parigi. Ben presto, cinquecento giovani apprendisti e operai vengono a Sainte-Anne per cercare, con sane distrazioni, i mezzi per condurre una vita veramente cristiana. Il Padre costruisce una cappella, che sarà benedetta nel 1867, e una casa che accoglierà a tempo pieno gli apprendisti senza famiglia. Il suo metodo si basa su tre pilastri : l’istruzione religiosa, la pratica del sacramento della Penitenza e la Comunione eucaristica frequente. Egli ritiene che spetti al padre spirituale discernere se i figli da lui diretti siano idonei alla Comunione frequente. Ogni domenica, è in confessionale dalle sei del mattino e altri sacerdoti vengono ad aiutarlo affinché tutti possano confessarsi prima della Messa solenne.
Padre Planchat crede nella virtù santificatrice del Santissimo Sacramento e della Comunione per proteggere i suoi giovani dalle cattive influenze. Ben presto istituisce l’«Opera della Prima Comunione dei ritardatari» per gli operai adolescenti o adulti. S’ingegna a facilitare, per questi giovani lavoratori già in fabbrica o in officina, la preparazione dottrinale e spirituale alla Comunione. Riuscirà così a condurre per la prima volta alla santa Mensa, tre o quattro volte all’anno, un centinaio di persone di tutte le età che hanno precedentemente seguito un ritiro di tre giorni a spese del patronato. Per la perseveranza degli uomini che troppo spesso abbandonano la pratica religiosa, il Padre organizza anche ritiri destinati ai padri di famiglia.
«Proprio per la carità che accende in noi, l’Eucaristia ci preserva in futuro dai peccati mortali. Quanto più partecipiamo alla vita di Cristo e progrediamo nella sua amicizia, tanto più ci è difficile separarci da lui con il peccato mortale. L’Eucaristia non è ordinata al perdono dei peccati mortali. Questo è proprio del sacramento della Riconciliazione. Il proprio dell’Eucaristia è invece di essere il sacramento di coloro che sono nella piena comunione della Chiesa.»(CCC 1395).
A Charonne vivevano allora molti italiani venuti a cercare lavoro a Parigi, ma che ignoravano ancora il francese. Padre Planchat organizza per loro ritiri in italiano predicati da un religioso di quel paese; nella cerimonia finale, ognuno riceve uno scapolare del Monte Carmelo. Il Padre non si accontenta dei duecento partecipanti riuniti ad ogni ritiro: stima in 20.000 il numero di operai italiani a Parigi, la maggior parte dei quali senza pratica religiosa. Per questo fonda a Charonne una «Sacra Famiglia» italiana che sarà il modello per molte altre stabilite in diversi quartieri. Questa opera cattolica degli italiani proseguirà molto tempo dopo la morte del suo fondatore.
Nella città assediata
All’inizio del 1870, il patronato Sainte-Anne è al suo apogeo : quattrocento apprendisti e operai lo frequentano assiduamente e più di cinquecento ex frequentatori restano in contatto. Il quartiere di Charonne si trasforma sotto l’azione di questo centro, ormai occupato giorno e notte da religiosi. Ma il 2 settembre è giunta all’improvviso la notizia del disastro militare francese a Sedan. Il 19, l’esercito prussiano investe Parigi, il cui assedio durerà quattro mesi. Gli operai parigini e le loro famiglie sono ridotti alla disoccupazione in seguito all’arresto del commercio e dell’industria. Ben presto sono attanagliati dalla fame. Padre Planchat elemosina di porta in porta e riesce a raccogliere abbastanza denaro per mantenere la mensa aperta nonostante il prezzo esorbitante delle derrate alimentari. Apre poi a Sainte-Anne un servizio di ambulanza che raccoglie centinaia di feriti di guerra. Fornisce a migliaia di soldati, oziosi nella città assediata, i beni dell’anima e del corpo. Ogni giorno, si reca al fronte per soccorrere i feriti e proporre ai più gravi gli ultimi sacramenti. Il 7 febbraio 1871, il patronato accoglie 8.000 soldati, 5.000 dei quali ricevono la Comunione dopo essersi confessati. Questo apostolato che si irradia infastidisce i leader socialisti e anarchici. Un comandante ordina al Padre, « nel suo interesse », di non distogliere più i soldati dai loro doveri militari attirandoli al patronato, una falsa accusa. Interamente dedito al suo ministero, egli non cerca di mettersi al riparo.Il 18 marzo 1871 scoppia l’insurrezione della Comune di Parigi contro il governo regolare presieduto da Adolphe Thiers, che si è rifugiato a Versailles. Socialisti, comunisti o anarchici, i « federati » instaurano una dittatura nella capitale. Parigi è ormai nelle mani delle fazioni estremiste. In un’esplosione di odio antireligioso alimentata dalla stampa, vengono profanate delle chiese. Il Giovedì Santo, 6 aprile 1871, un gruppo di federati entra a Sainte-Anne alla ricerca di padre de Broglie, il cui fratello è deputato a Versailles. Non riuscendo a trovare questo prete (che Enrico Planchat ha mandato a mettersi in salvo), un commissario, con la rivoltella in mano, notifica al « cittadino Planchat » il suo arresto. Viene portato al municipio del 20° arrondissement dove subisce un interrogatorio. Il Venerdì Santo, viene trasferito in Questura dove trascorre le feste di Pasqua in una minuscola cella isolata. Il 13 aprile, ritrova nel carcere di Mazas venticinque ecclesiastici tenuti in ostaggio, tra i quali l’arcivescovo di Parigi, mons. Darboy. I prigionieri rimarranno lì per 39 giorni in celle individuali, senza poter celebrare la Messa. La plebaglia è sovraeccitata dai fallimenti dei comunardi, che si susseguono, ed è alla ricerca di « traditori » sui quali vendicarsi.
Gli abitanti di Charonne, venendo a sapere dello stupefacente arresto di padre Planchat, si mobilitano. Viene organizzata una petizione e vengono raccolte più di 300 firme: «Certifichiamo che il signor Planchat è incapace di nuocere al governo, qualunque esso sia. È nel nostro quartiere il sostegno delle nostre miserie; ci manca la sua carità inesauribile, soprattutto nella situazione in cui ci troviamo. Preghiamo quindi il comitato di restituire la libertà a questo cittadino che, da tanti anni, è conosciuto e onorato nel quartiere.» Questa petizione rimarrà senza risposta, ma il prigioniero verrà nutrito fino alla fine dai parrocchiani di Charonne, a loro rischio e pericolo. Tuttavia, la sua salute peggiora; dorme male e «sente l’irritazione e l’infiammazione arrivargli ai nervi», soprattutto quando pensa ai suoi apprendisti abbandonati…
Colpire preferibilmente i preti
Il 21 maggio, i « Versagliesi » entrano di sorpresa a Parigi ; ci vorrà loro una settimana per prendere il controllo dell’intera città. Da quel momento in poi, la violenza non ha più limiti. Rigault, procuratore della Comune, esclama : « Abbiamo degli ostaggi, tra cui dei preti : colpiamo preferibilmente questi ! » Il 22 maggio, 54 detenuti di Mazas vengono trasferiti nel carcere di La Roquette. Trovandosi un momento insieme, possono confessarsi e ricevere la Comunione, poiché i gesuiti hanno su di sé il Santissimo Sacramento.
«A coloro che stanno per lasciare questa vita, la Chiesa offre, oltre all’Unzione degli infermi, l’Eucaristia come viatico. Ricevuta in questo momento di passaggio al Padre, la Comunione al Corpo e al Sangue di Cristo ha un significato e un’importanza particolari. È seme di vita eterna e potenza di risurrezione, secondo le parole del Signore: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno (Gv 6,54).» (CCC 1524).
Il 24 maggio, una plebaglia guidata da donne fa irruzione nella prigione di La Roquette e s’impadronisce di sei ostaggi, tra i quali mons. Darboy, e quattro sacerdoti scelti a caso. Vengono fucilati sotto gli occhi degli altri prigionieri. Il 25, cinque domenicani del convento di Arcueil vengono uccisi in avenue d’Italie, insieme a otto frequentatori abituali del loro collegio. Padre Planchat trascorre la giornata a confessare i prigionieri. Nel pomeriggio del 26 maggio, viene prelevato dal carcere, insieme ad altri nove ecclesiastici e a una quarantina di civili, dal «colonnello» Émile Gois… Il convoglio attraversa Belleville; lungo il percorso, voci, tra la folla eccitata, lanciano insulti e grida di morte contro gli ostaggi. Un testimone racconta: «Padre Planchat camminava con gli occhi bassi, profondamente raccolto, pensando con ogni probabilità solo a offrire a Dio il sacrificio della sua vita». Verso le sei, quando i prigionieri arrivano in rue Haxo, la folla riunita li percuote e li spinge fino al muretto di un terreno abbandonato davanti al quale vengono allineati.
Padre Planchat supplica di risparmiare i padri di famiglia e si offre egli stesso per morire al loro posto. Alcuni capi comunardi esitano a ordinare l’irreparabile… All’improvviso, risuona uno sparo di rivoltella, seguito da una sparatoria disordinata; la strage dura mezz’ora, a colpi di fucili, di rivoltelle e di baionette. Gli assassini caricano e scaricano senza interruzione. Secondo diverse testimonianze, padre Planchat muore in ginocchio, pregando fino al suo ultimo respiro. Nessuno dei cinquanta ostaggi sfugge. «Non sembra che ci sia stata un’esecuzione organizzata, ma una forma di linciaggio di massa», spiegherà lo storico Robert Tombs.
Henri Planchat, l’«apostolo di Caronne», è stato riconosciuto martire da papa Francesco e proclamato beato nella chiesa di Saint-Sulpice il 22 aprile 2023, insieme a quattro religiosi della congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e Maria (detta «di Picpus»), vittime come lui della strage di rue Haxo. Possiamo chiedere a Dio, per intercessione di padre Planchat, la grazia di diventare missionari dell’Eucaristia, questo sacramento d’amore di cui Gesù ha detto: Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo (Gv 6,51). Che il beato Enrico ci aiuti a dedicarci anche noi, sul suo esempio, al servizio dei poveri e degli sventurati che Dio pone sul nostro cammino. Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me… (Mt 25,40).












