Beata Maria-Antonia de Paz y Figueroa

17 Settembre 2024

Beata Maria-Antonia de Paz y Figueroa

Carissimi Amici,

«Nulla di più lieto possiamo avere che ricordare le grazie celesti e le ineffabili consolazioni da Noi sperimentate negli Esercizi spirituali, scriveva papa Pio XI nella sua enciclica sugli Esercizi di sant’Ignazio…. Da essi attingemmo luce e forza per conoscere e compiere la volontà divina… e potemmo constatare gli immensi salutari effetti che ne derivano al bene delle anime» (Enciclica Mens nostra, 20 dicembre 1929). Il 27 agosto 2016, veniva beatificata una donna che, convinta anch’ella del valore eccezionale degli Esercizi, ha speso la sua vita a fare in modo che la loro pratica non venisse interrotta in Argentina nel XVIII secolo dopo la soppressione della Compagnia di Gesù.

Beata Maria-Antonia de Paz y FigueroaNota a tutti in Argentina con il nome familiare di Mamá Antula, María Antonia de Paz y Figueroa è nata nel 1730 a Villa Silípica, nella provincia di Santiago del Estero, nel nord del paese. I suoi genitori fanno parte dell’aristocrazia. María Antonia e i suoi tre fratelli ricevono una solida educazione in cui la devozione svolge un ruolo fondamentale. È una bella ragazza, intelligente e dinamica. I suoi genitori desiderano trovarle un «buon partito», ma lei ha deciso di consacrarsi interamente a Dio nella verginità e nell’apostolato.

Nel 1585, i primi Padri gesuiti arrivati nella regione hanno fondato una scuola e messo in opera il loro mezzo di apostolato più potente, gli Esercizi spirituali del loro fondatore, sant’Ignazio di Loyola. Non esitano ad andare di casa in casa per invitare ai ritiri, che generalmente sono tenuti per gli uomini e durano dai sette ai dieci giorni. A Santiago del Estero beneficiano dell’aiuto di donne consacrate a Dio, le “beate”, animate da grande fervore e disposte a rendere ogni tipo di servizio. Esse recitano in comune ogni giorno le tre parti del Rosario e conducono una vita molto povera e austera.. Durante i ritiri guidati dai Padri gesuiti, sono loro a gestire la casa. Inoltre, visitano i malati e i poveri e contribuiscono all’istruzione dei bambini.

All’età di quindici anni, María Antonia emette voti privati, indossa un abito nero, simile a una tonaca di gesuita, come segno pubblico della sua consacrazione, e prende il nome di María Antonia di San Giuseppe. È legata a una comunità di “beate” di Santiago, la cui direzione spirituale è solitamente assicurata da gesuiti. Intrattiene anche una corrispondenza con le monache contemplative carmelitane e domenicane di Córdoba e di Buenos Aires, ma non è attratta dal loro genere di via. La sua spiritualità è incentrata sul Santo Sacrificio della Messa e su una tenera devozione a Gesù Bambino; venera in particolare la Santa Vergine, san Giuseppe, sant’Ignazio, san Francesco Saverio e san Stanislao Kostka. Introdurrà in Argentina il culto di san Gaetano da Thiene (1480-1547), fondatore dei Teatini per il rinnovamento del ministero sacerdotale, l’educazione e la missione; patrono dei lavoratori e delle persone in cerca di lavoro, questi è tuttora molto invocato in Argentina. Particolarmente sorridente e attenta al prossimo, María Antonia collabora per più di vent’anni con i gesuiti di Santiago del Estero per sviluppare l’apostolato degli Esercizi Spirituali.

Tuttavia, nel XVIII secolo, si sviluppa un’opposizione all’autorità della Chiesa: papa Pio XI scriverà che a quell’epoca «vediamo esaltata fuor di misura la dignità della ragione umana; disprezzato e ripudiato quanto sembri superare le forze e l’intelligenza dell’uomo e non sia compreso nei limiti della natura; per nulla considerati e dai privati e dai pubblici poteri gli stessi sacrosanti diritti di Dio.» (Lettera apostolica Meditantibus Nobis, 3 dicembre 1922). I gesuiti, che allora svolgono un ruolo di primo piano come consiglieri dei prìncipi ed educatori dei giovani destinati a ricoprire alte cariche pubbliche, sono vittime di ogni tipo di attacchi e di persecuzioni. Lo storico protestante Sismondi (1773-1842) ha potuto scrivere: «Il coro di accuse e il più delle volte di calunnie che troviamo contro i gesuiti ha qualche cosa di spaventoso. Tutto l’ordine giudiziario, gran parte del clero, tutti i “filosofi” e i libertini si erano riuniti per denunciare i gesuiti» (Storia dei francesi, volume XXIX). I sovrani del Portogallo, della Francia e della Spagna diventano loro ostili. Nel 1767, il re di Spagna, Carlo III, ordina l’espulsione dei gesuiti da tutti i suoi stati, comprese le colonie americane. Papa ClementeXIII protesta invano. A Santiago del Estero l’espulsione viene eseguita, come altrove, in maniera brutale: i soldati portano via i Padri come criminali. Nel 1773, papa Clemente XIV, raggirato a sua volta, sopprime la Compagnia di Gesù, che verrà ristabilita solo nel 1814 da papa Pio VII..

Come orfana

Dopo la partenza dei gesuiti, María Antonia si sente come orfana e, ogni volta che passa davanti al loro collegio, il suo cuore si spezza di nuovo. Soffre molto nel vedere come il clero sembri adattarsi a questa ingiustizia : tutto ciò che riguarda da vicino o da lontano la Compagnia di Gesù è diventato riprovevole e non si vuole nemmeno più pronunciare il loro nome. In questo contesto, in cui la pratica degli Esercizi spirituali è disapprovata, María Antonia, che ne conosce bene il loro valore avendoli praticati per tanti anni e avendone visto i frutti abbondanti, si sente portata a reagire. Cerca di difendere la reputazione dei Padri di fronte all’opinione pubblica ostile e si definisce apertamente loro discepola.. A Santiago del Estero, su un ordine formale di Nostro Signore, come lei affermerà, e con il permesso delle autorità ecclesiastiche, María Antonia allestisce una grande casa dove organizza ritiri. Dà prova di una particolare abilità nel trovare buoni sacerdoti che accettino di dirigerli secondo il metodo di sant’Ignazio e dimostra l’universalità degli Esercizi facendoli predicare da padri francescani o domenicani. Il suo discernimento in questo campo, come in altri, si rivela così fine e sicuro che vi si può vedere uno speciale aiuto da parte di Dio. I molteplici frutti di questi ritiri mostrano che essi costituiscono una terapia spirituale che guarisce centinaia di laici e sacerdoti, distogliendoli dalla spaziosa via che conduce alla perdizione (Mt 7,13) e trasformandoli in fedeli discepoli di Cristo, apostoli del suo Vangelo. Convinti che il più grande dei mali sia il peccato (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1488), molti ritornano all’obbedienza ai comandamenti di Dio, all’adesione di fede totale agli insegnamenti della Chiesa, a una vita di preghiera e alla ricezione regolare dei sacramenti.

«Non vi è dubbio, scriverà papa Pio XI, che fra tutti i metodi…, uno ha riscosso le piene e ripetute approvazioni di questa Sede Apostolica…, ha raccolto incalcolabili frutti di santità attraverso ormai quattro secoli: intendiamo alludere al metodo di sant’Ignazio di Loyola, di questo che Ci piace chiamare Maestro specializzato degli Esercizi, il cui ammirabile libro degli Esercizi, piccolo di mole ma grande e prezioso di contenuto… quasi subito si affermò ed impose quale il più sapiente ed universale codice di governo spirituale delle anime, quale sorgente inesauribile della pietà più profonda ad un tempo e più solida, quale stimolo irresistibile e guida sicurissima alla conversione ed alla più alta spiritualità e perfezione» (Enciclica Mens nostra). La particolare fecondità degli Esercizi è dovuta al programma che viene proposto. L’esercitante ha lasciato le sue occupazioni e preoccupazioni abituali per recarsi in una casa dove gode della calma, del silenzio e della contemplazione. Può così dedicarsi più volte al giorno alla preghiera solitaria e beneficiare dell’accompagnamento di un sacerdote. Sant’Ignazio gli pone davanti agli occhi anzitutto la sua origine e il suo fine ultimo; è il Principio e Fondamento, di cui papa LeoneXIII diceva: «Basta da sola la famosa meditazione degli Esercizi sul fine dell’uomo per risanare tutto il mondo» (udienza del 1894). L’esercitante è allora condotto a una profonda purificazione dell’anima attraverso la considerazione dei suoi peccati e della conseguenza eterna che essi hanno per coloro che non si rivolgono all’infinita misericordia di Dio. Poi viene la contemplazione della vita del Salvatore, Gesù Cristo, che l’esercitante cerca di conoscere sempre meglio, per amarlo con più ardore e seguirlo con più fedeltà. Diverse considerazioni sulla vita spirituale vengono anche proposte da sant’Ignazio, in particolare delle regole per il discernimento degli spiriti.

La “beata degli Esercizi”

Animata dall’ardente zelo di indicare alle anime la via del Cielo, María Antonia oltrepassa i confini della città per cercare dei partecipanti ai ritiri. Percorre a piedi le campagne di tutto il nord dell’Argentina, soffrendo mille difficoltà e contrasti. Si distingue per la sua eccezionale prudenza : prima di qualsiasi decisione, si avvale del consiglio di persone sagge e chiede sempre alle autorità ecclesiastiche, che siano i vescovi o i parroci, tutti i permessi necessari per annunciare i ritiri tramite manifesti e durante le Messe domenicali. María Antonia si adopera anche per farli conoscere attraverso il passaggio di casa in casa e nei mercati. Conta sulla Provvidenza per nutrire gli esercitanti, ma non manca di elemosinare ; per questo, si procura un asino che tira un carretto. Diventa una figura conosciuta in tutta la regione, con il suo bastone da cammino a forma di croce. In effetti, il cibo non mancherà, per qualunque numero di esercitanti.. La stessa María Antonia ammira la bontà divina : il necessario arriva al momento opportuno e gli esercitanti affluiscono. Per molti ella diventa un esempio di semplicità umile e spontanea. Si arriva a soprannominarla “la beata degli Esercizi”.

«Da questa pienezza della vita cristiana che gli Esercizi spirituali apportano e perfezionano, oltre il frutto soavissimo della pace interiore, germoglia quasi spontaneo un altro importantissimo frutto che ha una più larga risonanza sociale: lo spirito di apostolato. È infatti naturale effetto della carità che un’anima, quando è piena di Dio, senta il bisogno di comunicare alle altre anime la conoscenza e l’amore dell’infinito Bene che essa ha trovato e possiede» (Pio XI, Mens nostra)

Il Signore sostiene María Antonia con il dono dei miracoli. Un giorno in cui la casa è piena di esercitanti, viene a mancare il pane. María Antonia risponde alla nipote, la quale, collaborando con lei, la avverte di questo, di andare a vedere alla porta: lì scopre cestini di un pane bianco e delizioso di cui nessuno conosce l’origine.. Un’altra volta, la piccola botte utilizzata per conservare il vino è vuota. Viene allora riempita d’acqua in modo che il legno non secchi.. Coloro che vi attingono in seguito vi trovano un ottimo vino che i sacerdoti utilizzeranno persino per la celebrazione della Messa.

La futura restaurazione

María Antonia si reca a Córdoba, metropoli regionale. Lì incontra una forte opposizione : la gente si scandalizza nel vedere una donna vestita poveramente e che non ha ricevuto nessuna istruzione superiore, promuovere il messaggio evangelico. Ma la sua umiltà, pazienza e dolcezza le permettono di superare gli ostacoli. Prende in affitto una casa e trova sacerdoti per predicare gli Esercizi. All’inizio del 1778, in tre mesi e mezzo, circa 3.000 persone, uomini e donne, seguono questi ritiri.. Si verificano molte conversioni. Questo successo le mostra che c’è molto bene da fare nelle grandi città. A Córdoba, il Signore le annuncia la futura restaurazione della Compagnia di Gesù : in mezzo alle rovine accumulate dall’espulsione dei gesuiti, ella vede le loro chiese come immerse nell’oscurità ; poi, un puntino luminoso e un angelo di Dio scendono dal Cielo e accendono un lucignolo, che va a illuminare tutti i santuari, dove la vita liturgica ritorna nella sua pienezza e bellezza. Questa visione la sostiene nelle ore oscure e difficili. Forte di questa certezza, farà celebrare, il 19 di ogni mese, una Messa in onore di san Giuseppe, patrono della sua opera, per ottenere la grazia di questa restaurazione..

Dopo aver organizzato settanta ritiri a Córdoba e aver pianificato tutto perché questa opera vi prosegua, María Antonia ritorna a Santiago del Estero. Dall’apertura della prima Casa di Esercizi in questa città, sono trascorsi undici anni. Ha percorso a piedi circa tremila chilometri.. Dall’incontro con lei alcuni vescovi e un gran numero di sacerdoti sono usciti trasformati, così come dei governatori di provincia e moltissime persone di ogni ceto sociale. Ella scrive a un gesuita in esilio, padre Juárez: «Ho un grande desiderio di ereditare lo spirito di colui che ha composto gli Esercizi…con il desiderio di riformare lo spirito del mondo intero, a cominciare dalla cristianità.»

Con la sua croce in mano, al grido di “Dio lo vuole”, María Antonia si dirige allora verso Buenos Aires dove il Signore la chiama. Intraprende questo viaggio di circa mille chilometri con alcune compagne beate e arriva nella capitale nel 1779. L’ingresso di questo gruppetto di donne viene notato. Alcuni giovani lanciano loro delle pietre. Esse si rifugiano in un piccolo santuario, Nuestra Señora de la Piedad (Nostra Signora della Pietà, che sarebbe diventata una grande basilica). Questo santuario rimarrà caro al cuore di María Antonia, che chiederà di esservi sepolta. Le beate vengono in seguito accolte in una famiglia originaria di Santiago del Estero. María Antonia comincia subito a parlare di conversione e di penitenza, il che è visto male nella città. Lei stessa si dedica intensamente alla preghiera e alla penitenza: ha preso l’abitudine di camminare scalza e di indossare un cilicio. Ben presto si presenta al vescovado, ma non viene ammessa all’udienza con il vescovo. È costretta a ritornare regolarmente per diversi mesi prima di poterlo incontrare, in un contesto ancora segnato dal rifiuto dei gesuiti. «La pazienza è buona, ama dire, ma la perseveranza lo è di più..» Finalmente convinto, il vescovo le concede tutti i permessi necessari. María Antonia organizza i primi ritiri. Nel 1781, hanno luogo ventinove ritiri, talvolta con duecento partecipanti. Molto soddisfatto dei risultati, il vescovo si offre volontario per tenere egli stesso alcune conferenze. Il parroco della cattedrale di Buenos Aires, dopo aver partecipato agli Esercizi come cappellano, rinuncia al suo incarico e ai suoi beni per dedicarsi ad accompagnare María Antonia nel suo ministero. Grazie alla Provvidenza e alle collette, i ritiri si svolgono gratuitamente. Il cibo per gli esercizi spirituali arriva in tale abbondanza che se ne può distribuire ai poveri.

Una cura attenta

Negli anni 1791-1793, María Antonia soggiorna a Montevideo in Uruguay, sull’altra sponda del fiume Plata, dove installa una casa per gli Esercizi. Dopo il suo ritorno a Buenos Aires, una cospicua donazione di terreno le permette di fondare, nel 1797, la “Santa Casa degli Esercizi ”, per ritiri di un centinaio di persone, con un alloggio riservato alle beate. Lì accoglie gli esercitanti, si assicura che abbiano tutto il necessario, trova il modo di incoraggiarli con un sorriso o una parola gentile, dà risalto ai momenti festivi. Vengono proposti dei libri alle persone più istruite. Alcuni esercizi sono illustrati da immagini pie, rappresentazioni e scenette. Nella cappella e nei corridoi si trovano numerosi dipinti e statue. Nella casa si può vedere un Gesù di Nazareth, noto per aver compiuto miracoli.

Durante gli Esercizi, «in un celeste magistero l’anima apprende il vero valore dell’umana esistenza, riposta appunto nel servizio a Dio, il salutare orrore alla colpa, il santo timore di Dio, la vanità delle cose terrene e, nella contemplazione di Colui che è via e verità e vita» (Gv 14,6) [l’esercitante] impara a deporre l’uomo vecchio e a rinnegare se stesso e, nell’esercizio dell’umiltà, dell’ubbidienza, della mortificazione, a rivestirsi di Cristo, fino a giungere a quell’uomo perfetto e a quella misura dell’età piena di Cristo (Ef 4,13) di cui parla l’Apostolo, anzi fino a poter dire con lui: Vivo non già io, ma vive in me Cristo (Gal 2,20)» (Pio XI, Mens nostra).

Quando dispone di un po’ di tempo libero, María Antonia visita i poveri portando loro aiuti materiali e spirituali. Nel suo desiderio della conversione delle persone lontane da Dio, accoglie con grande carità le donne che si pentono dopo una vita dissoluta. Si prende cura anche dei bambini abbandonati. La sua esemplare umiltà le permette di placare le dispute familiari o anche ecclesiali, di confortare i carcerati e di infondere in tutti fiducia e serenità.

Le “Figlie del Divino Salvatore”

María Antonia si è circondata di un certo numero di donne che, seguendo il suo esempio, si sono consacrate totalmente a Dio e all’opera dei ritiri. Si occupano anche del catechismo nelle parrocchie. Il beghinaggio fondato per loro nel 1795 darà vita alla Società delle Figlie del Divino Salvatore”, che continuerà l’opera dei ritiri e si dedicherà all’istruzione religiosa a tutti i livelli, alle missioni rurali, all’aiuto ai più bisognosi.

Arrivata verso l’età dei sessant’anni, María Antonia, che arde ancora dello zelo per le anime, vorrebbe offrire i ritiri a un maggior numero di persone. Viene pregata di tornare a Tucumán e Santiago, ma rifiuta, perché pensa di dover d’ora in poi concentrare i suoi sforzi su Buenos Aires. Le lettere che ha inviate ai gesuiti in esilio saranno spesso copiate, tradotte in italiano, francese e latino e diffuse in tutta Europa. Alcune sono arrivate addirittura a Madama Luisa di Francia, figlia del re Luigi XV, diventata priora del Carmelo di Saint-Denis, sotto il nome di madre Teresa di Sant’Agostino. Un articolo su María Antonia pubblicato nel 1791 a Roma con il titolo: El estandarte de la mujer forte (L’emblema della donna forte) (cfr Pr 31,10), rivela la grande stima in cui era tenuta anche in Europa.

María Antonia continua la sua vita austera, nutrendosi solo di pane e di qualche verdura. Prova grandi sofferenze interiori. Quando la sua salute peggiora, redige il suo testamento spirituale, nel quale chiede che la sua sepoltura si faccia senza alcuna pompa esteriore, ma con ferventi preghiere. Tre giorni prima della sua morte, si fa portare sulla panca di pietra posta davanti alla porta della casa e, da lì, dice ai passanti che devono convertirsi, fare penitenza per i loro peccati, annunciando grandi castighi per la città, soprattutto a causa dell’immodestia dell’abbigliamento. Il 6 marzo 1799, viene colta da una febbre alta e muore il giorno dopo, all’età di 69 anni. Il suo corpo riposa nella basilica di Nostra Signora della Misericordia (o della Pietà) a Buenos Aires, dove è venerato da numerosi pellegrini.

La vita interiore della beata María Antonia era nutrita da una grande fede in Dio e nella sua Provvidenza. Donna sconosciuta, senza alcun potere né credito, ha consacrato tutte le sue forze a chiamare i fedeli alla conversione attraverso la pratica degli Esercizi spirituali di sant’Ignazio. Missionaria instancabile, pioniera nella formazione di laici e sacerdoti, ha condotto a Cristo gran parte del Sudamerica. Si stima che 80.000 persone abbiano beneficiato dei ritiri da lei organizzati.

«Proporre gli Esercizi spirituali significa invitare a un’esperienza di Dio, del suo amore, della sua bellezza. Chi vive gli Esercizi in modo autentico sperimenta l’attrazione, il fascino di Dio e ritorna rinnovato, trasfigurato, alla vita ordinaria, al ministero, alle relazioni quotidiane, portando con sé il profumo di Cristo» (papa Francesco, 3 marzo 2014, su Radio Vaticana). Chiediamo alla beata María Antonia di ottenere a tante persone la grazia di fare gli Esercizi e di trarne un grande beneficio spirituale per la salvezza della loro anima e di tante altre anime, il bene della Chiesa e quello del mondo.

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