Lettera

Blason   Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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23 aprile 2020
san Giorgio, martire


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Io non riconosco in me desiderio alcuno più forte, o almeno ugualmente forte, di quello di far regnare Gesù Cristo nella mia anima e in quella di tutti gli altri uomini per mezzo della fede, della speranza e della carità » : questa è la disposizione interiore di ogni membro della “Amicizia Cristiana”. Questa associazione, che si diffonderà in tutta Europa, ha svolto un ruolo preponderante nella restaurazione della religione dopo la bufera generata dalla Rivoluzione francese. Ovunque, ha preparato cattolici istruiti e zelanti la cui influenza è stata molto importante. Bruno Lanteri ne fu l’anima, prima di fondare una congregazione mariana di sacerdoti.

Bruno Lanteri è nato il 12 maggio 1759 a Cuneo, città del Piemonte, settimo figlio di una famiglia che ne conterà dieci. Suo padre, medico, è soprannominato “il padre dei poveri” a causa della sua grande carità. Bruno ha solo quattro anni quando sua madre muore dando alla luce il decimo figlio : « Io, quasi, non ho conosciuta altra madre che Maria Santissima, e non ho ricevuto mai altro che carezze da una Madre così buona ! » Nel 1781, egli redigerà un atto di consacrazione di tutta la sua persona alla Santa Vergine, considerandola come la sua vera e assoluta Padrona. Fin dagli inizi, il bambino mostra un gusto marcato per la lettura e un’intelligenza sempre vigile : vuole sapere tutto e capire tutto. Suo padre risponde volentieri ai suoi desideri : « Con mio padre, studiavamo persino a tavola ! », dirà Bruno. All’età di diciassette anni, il giovane decide di entrare dai Certosini. Ben presto, però, il priore si rende conto che non è fatto per la dura vita dei monaci del suo Ordine, e lo rimanda a casa.

Una grazia speciale

Bruno si orienta allora verso la vita sacerdotale. A quel tempo, i candidati al sacerdozio iniziavano con il vestire la tonaca con il permesso del vescovo, poi si preparavano gli Ordini Sacri facendo studi di teologia all’università o in un seminario. Nel settembre del 1777, Bruno ottiene dal suo vescovo questo permesso e va a seguire i corsi dell’università di Torino. Si ritrova allora immerso in un’atmosfera intellettuale segnata dall’influenza dell’eresia giansenista : circolano libri per distogliere i fedeli dalla frequentazione dei sacramenti, con il pretesto dell’indegnità, e dissuaderli dal fare persino la loro Comunione pasquale e, all’avvicinarsi della morte, dal ricevere il Viatico. I cristiani vi sono esortati a rinunciare alle devozioni per i santi e alla recita del Rosario. I confessori sono sollecitati a rimettere i peccati solo raramente e dopo lunghe prove imposte ai penitenti. Bruno Lanteri inizia adottando posizioni molto rigide, ma alcuni teologi saggi lo aiutano a fare un migliore discernimento. Padre Loggero, che sarà a lungo suo segretario, scriverà : « All’università di Torino, un ecclesiastico lo frequentava per trarlo al suo partito in favore della giansenistica dottrina… Padre Lanteri ascriveva a grazia singolare del Signore di essere stato illuminato a conoscerne le falsità ed a fuggire il di lui consorzio. » Un ex gesuita (la Compagnia di Gesù era stata sciolta nel 1773 da papa Clemente XIV), padre von Diessbach, di cui fa la conoscenza nel 1779 a Torino, esercita su Bruno la migliore influenza. A voce e per iscritto, questo sacerdote molto attivo combatte l’incredulità, il giansenismo e il regalismo.

All’inizio dell’anno 1782, padre von Diessbach invita Bruno a seguirlo in Austria, a Vienna, per sostenere Papa Pio VI, che vi si reca di persona per negoziare con l’imperatore Giuseppe II ; quest’ultimo, infatti, non cessa da due anni di arrogarsi un diritto speciale sulla disciplina e la vita della Chiesa, attentando alla sua libertà : quello che sarà chiamato Giuseppinismo o regalismo. A Vienna, Bruno partecipa a dibattiti di diritto canonico e di teologia, acquisendo così un’esperienza che gli servirà per tutta la vita ; poi torna a Torino su consiglio di padre von Diessbach. Quest’ultimo, nel 1776, aveva fondato in questa città un’associazione, l’Amicizia Cristiana, il cui scopo era quello di unire i cattolici piemontesi per la gloria di Dio, la loro santificazione personale e la difesa della morale e dei dogmi contro i razionalisti, attraverso la diffusione di buoni libri. Egli conta su Bruno per occuparsi di questa associazione.

Ascoltare molto

Nel maggio del 1782, Bruno viene ordinato prete e, in luglio, consegue un dottorato in teologia. Durante i suoi studi, ha dovuto fare i conti con una miopia molto pronunciata, e si è adoperato soprattutto ad ascoltare molto i suoi maestri dell’università, per cui dirà un giorno di aver appreso la sua teologia « più con le orecchie che con gli occhi ». D’accordo con il suo vescovo, rinuncia nel 1784 al ministero parrocchiale, per dedicarsi al servizio dell’Amicizia Cristiana. Nell’impossibilità di predicare davanti a grandi uditori, a causa di problemi respiratori, predicherà gli Esercizi di sant’Ignazio a gruppi ristretti e diventerà un direttore spirituale apprezzato. L’anno seguente, supera l’esame che gli consente di ricevere i poteri di confessare. Don Bruno dedica molte ore ogni giorno agli esercizi di pietà : breviario, orazione, Messa, rosario, visita al Santissimo Sacramento, lettura spirituale. Cerca con molta cura i libri di buona dottrina per diffonderli, perché aveva constatato quanto fossero dannose le opere gianseniste. Si tiene inoltre al corrente, giorno dopo giorno, degli eventi politici, sociali o religiosi, in particolare dell’evolversi della Rivoluzione francese, al fine di opporre una resistenza al male che corrompe la società. Le opere di carità verso i poveri, i malati, i prigionieri e tutti i diseredati che egli va a cercare ovunque, nei caffè, nei tuguri, nei ritrovi popolari, occupano anch’esse un posto importante nella sua vita e in quelle dei confratelli dell’Amicizia Cristiana.

In seguito alla Rivoluzione, il Piemonte, patria di Bruno, è stato annesso alla Francia. Il concordato tra la Francia e la Santa Sede, firmato da papa Pio VII e attuato da Napoleone nel 1801, è stato modificato unilateralmente dall’imperatore : gli Articoli detti “organici”, aggiunti subdolamente, gli conferiscono un diritto di ingerenza negli affari della Chiesa. Per difendere la libertà di quest’ultima, don Lanteri redige volantini che denunciano le usurpazioni dello Stato e che sono copiati e distribuiti clandestinamente dai membri dell’Amicizia Cristiana. Vengono anche diffusi di nascosto altri testi importanti provenienti dai vescovi, dal Papa o da teologi sicuri. Nel 1806, Napoleone impone in tutto l’Impero un catechismo in cui viene insegnato che tutti sono tenuti a un’obbedienza illimitata all’imperatore. In un volantino copiato e diffuso a profusione, don Bruno non manca di confutare questa pretesa. Nello stesso tempo, egli si dedica a combattere il giansenismo, al quale rimprovera di travisare Gesù Cristo e il suo insegnamento, nonché di disconoscere la sua divina misericordia e il suo amore per i peccatori. A loro volta, i giansenisti lo accusano di cadere nel lassismo, di mettere dei cuscini sotto i gomiti dei peccatori (cfr. Vulg. Ez 13, 18), e di basarsi sulle opere di un santo vescovo e fondatore d’Ordine, morto nel 1787, Alfonso de’ Liguori. Quest’ultimo ricorda, al contrario dei giansenisti, che Gesù Cristo è morto per tutti gli uomini senza eccezione e ha acquistato loro un tesoro infinito di meriti per la salvezza eterna. In questo tesoro, ogni uomo ha la possibilità di attingere, con la preghiera, gli aiuti di cui ha bisogno. Essendo la grazia della preghiera concessa a tutti, afferma Alfonso : « Chi prega certamente si salva ; chi non prega certamente si danna » (citato nel Catechismo della Chiesa Cattolica, 2744). Egli incoraggia ad avvicinarsi al Salvatore con grande fiducia nella sua infinita misericordia. Insegna ai confessori a non rimandare l’assoluzione con il pretesto dell’indegnità, ma a concederla largamente non appena il penitente dia segni sufficienti di contrizione. La Chiesa canonizzerà Alfonso de’ Liguori nel 1839 e gli conferirà il titolo di Patrono dei moralisti e dei confessori. Bruno mette in pratica i suoi insegnamenti, al punto che uno dei suoi amici dirà di lui : « Fu, in Piemonte, il difensore della sana teologia e della sana morale, è in lui che bisogna vedere il martello più potente contro il giansenismo. »

La Grangia

Bruno Lanteri coltiva la sua vita spirituale con gli Esercizi di sant’Ignazio, che pratica spesso. Per lui, il ritiro è come uno « strumento potentissimo della divina grazia e un metodo sicuro, per ciascuno, di farsi santo e gran santo ». Gli Esercizi spirituali consistono, infatti, in « diversi modi di preparare e disporre l’anima a liberarsi da tutte le affezioni disordinate e, dopo averle eliminate, a cercare e trovare la volontà di Dio nell’organizzazione della propria vita in ordine alla salvezza dell’anima » (Esercizi spirituali di sant’Ignazio, n. 1). Fin dall’inizio della sua vita sacerdotale, Bruno ha composto una serie di prediche per tenere egli stesso gli Esercizi ; non cessa, in seguito, di perfezionare quest’opera, che considera particolarmente importante. Tiene i ritiri in case di accoglienza. Sotto l’occupazione francese, queste case sono state chiuse ; Bruno riesce allora ad attrezzare una casa di campagna che possiede non lontano da Torino, La Grangia, per renderla una casa di ritiri capace di ospitare una ventina di persone. La durata abituale dei ritiri è di otto giorni. Bruno Lanteri ha un modo personale di tenere gli Esercizi : nella sua bocca, le meditazioni degli Esercizi assumono un sapore particolare. Questa originalità deriva dal fatto che egli inizia là dove gli altri terminano : questi finiscono con la contemplazione per ottenere l’amore divino, ma con lui, si è immersi in questo amore fin dall’inizio del ritiro.

Nella contemplazione per ottenere l’amore divino, sant’Ignazio scrive : « Richiamerò alla memoria i benefici che ho ricevuti : quelli che mi sono comuni con tutti gli uomini, la creazione, la redenzione, e quelli che sono specifici per me, considerando con molto amore tutto ciò che Dio, nostro Signore, ha fatto per me, tutto quello che mi ha dato di ciò che ha, e quanto Egli desidera darsi a me, in tutto quello che può, secondo la disposizione della sua divina Provvidenza. Poi, ritornando a me stesso, mi chiederò che cosa la ragione e la giustizia mi obblighino a offrire e a dare da parte mia alla sua divina Maestà, cioè tutte le cose che mi appartengono e me stesso con esse ; e, come persona che vuole fare un dono gradito, dirò dal profondo dell’anima : “Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, il mio intelletto e tutta la mia volontà, tutto quello che ho e che possiedo. Tu me lo hai dato, Signore, a te lo rendo ; tutto è tuo, perché tu ne disponga secondo la tua piena volontà. Dammi il tuo amore ; dammi la tua grazia : questa mi basta” » (Esercizi, n° 234).

Sostegno del Papa

Nel maggio del 1809, l’imperatore Napoleone annette i territori dello stato pontificio all’Impero francese. Di fronte a questa ingiustizia, preceduta da molte altre, il Papa pronuncia contro l’imperatore la pena della scomunica. Napoleone fa allora rapire il Papa, che viene condotto prigioniero a Savona. La prima cura di Bruno Lanteri è quella di organizzare un’associazione per provvedere ai bisogni materiali del Papa, che ha rifiutato l’assegno irrisorio previsto dall’imperatore. Grazie all’azione dell’Amicizia Cristiana, egli raccoglie ingenti somme di denaro e le fa arrivare segretamente al Pontefice, nonostante la sorveglianza della polizia. Ma il Papa desidera anche essere tenuto al corrente degli eventi e ha bisogno di alcuni documenti per redigere testi che confutino le pretese del potere civile contro la sua autorità spirituale. Grazie in particolare a don Lanteri, viene organizzato una sorprendente spiegamento di dedizione e di accortezza, a Torino ma anche in Francia, per soddisfare il desiderio del Papa, al punto che il direttore generale della polizia, constatando che le notizie trasmesse dai cattolici andavano più veloci dei corrieri speciali del governo, scriverà : « Non ho mai saputo come facessero i preti ! » Questa attività di Bruno non è priva di gravi pericoli : la pena di morte o la deportazione minacciano chiunque fornisca al prigioniero di Savona documenti non sottoposti alla censura imperiale. Senza temere il pericolo, Bruno prosegue la sua attività, dando così al Papa il mezzo per redigere le lettere che verranno inviate a cardinali o vescovi, e persino diffuse tra il pubblico. Nel 1811, l’imperatore avanza la pretesa di istituire i vescovi senza sottoporre le nomine al Papa e riunisce a tal fine un concilio nazionale. In uno scritto ampiamente diffuso, don Bruno denuncia questa nuova ingerenza nel governo della Chiesa. Indignato, Napoleone ordina che vengano fatte ovunque perquisizioni per trovare i responsabili di queste resistenze. Già sorvegliato dalla polizia, viene sospettato don Bruno, senza che si abbiano particolari lagnanze contro di lui, ed egli viene quindi posto agli arresti domiciliari nella sua casa della Grangia. Vi rimarrà dal 25 marzo 1811 alla caduta dell’Impero, nel 1814. Questo periodo di solitudine, di lettura, di riposo e di raccoglimento gli giova molto. Riceve molte visite e continua il suo apostolato degli Esercizi di sant’Ignazio nonché la stesura di volantini a favore della Chiesa e del Papa, che fa distribuire clandestinamente.

Nell’aprile del 1814, l’abdicazione di Napoleone consente a Pio VII di tornare a Roma e Bruno Lanteri riprende la sua attività a Torino, con un’energia e una salute rinnovate. Ricostituisce l’Amicizia Cristiana e il suo ramo destinato ai sacerdoti, l’Amicizia Sacerdotale, che ha sofferto della persecuzione. Essendo cambiate le condizioni, il metodo del segreto assoluto, che era mantenuto per mettere i soci al riparo dai sarcasmi e dagli intrighi del mondo, non è più appropriato, poiché è giunto il momento di operare alla piena luce del giorno. Questo permette di distinguersi dai raggruppamenti segreti sospetti, come la Massoneria, che si diffondono nella società. Il nome dell’associazione viene allora cambiato in quello di Amicizia Cattolica e la diffusione di buoni libri prosegue. Nel 1825, il marchese Cesare d’Azeglio, fervente discepolo di don Lanteri e responsabile dell’Amicizia, potrà scrivere : « Negli otto anni di vita dell’Amicizia Cattolica sono centinaia di migliaia i volumi che abbiamo diffuso : superano i diecimila i mandati in America. » Carlo Felice, re di Piemonte e Sardegna, accorda il suo favore all’Amicizia Cattolica e le concede sussidi generosi ; durante i primi anni, si gloria del titolo di Primo Amico cattolico. Ma gli avversari dell’associazione esercitano su di lui pressioni con una campagna diffamatoria. La presentano ai suoi occhi come una setta pericolosa che tende ad assoggettarsi i governi e a far piegare ogni autorità secolare davanti all’onnipotenza del Papa. A poco a poco, il principe si lascia influenzare e arriverà persino, nella primavera del 1827, a sciogliere l’Amicizia Cattolica.

Una congregazione mariana

Nel 1815, tre preti zelanti di Carignano, cittadina nei pressi di Torino, decidono di riunirsi per attendere insieme alla loro santificazione e alla salvezza delle anime, attraverso la predicazione, il ministero della confessione, l’apertura di una scuola per candidati al sacerdozio e la pratica della carità verso i poveri. Ben presto, si rivolgono a Bruno perché assuma la direzione del gruppo ; quest’ultimo accetta e redige alcuni regolamenti brevi e precisi. L’autorizzazione a fondare una nuova congregazione è richiesta e ottenuta nel novembre del 1816 dal vicario capitolare di Torino, essendo vacante il seggio episcopale. Il nome scelto per il nuovo istituto è Congregazione degli Oblati di Maria Vergine. Immediatamente, i nuovi Oblati iniziano la predicazione degli Esercizi spirituali di sant’Ignazio, con un successo immediato : molte confessioni e conversioni, a volte clamorose, di peccatori incalliti.

Tuttavia, don Lanteri non può ancora abbandonare le sue opere torinesi, tanto più che desidera aprire un “convitto ecclesiastico”, cioè una casa in cui i sacerdoti neo-ordinati possano risiedere durante il periodo necessario per il completamento dei loro studi. L’istituzione inizia modestamente nell’autunno del 1817, sotto la direzione di un amico stretto di Bruno. Egli stesso prende allora in mano la piccola comunità degli Oblati, alla quale assegna per primo maestro san Tommaso d’Aquino e per secondo Alfonso de’ Liguori. Egli desidera che gli Oblati si specializzino nella predicazione di missioni popolari, sotto forma di Esercizi spirituali dati a un’intera parrocchia. Questo ministero degli Oblati produce buoni frutti, ridà una sana libertà ai cuori oscurati dal giansenismo e li apre alla gioia di Cristo portandoli ad amare Colui che ha detto : Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero ! (Mt 11, 30). In un solo anno, più di 1400 persone tornano alla pratica religiosa e molte vocazioni cominciano ad affluire verso il giovane istituto.

Molta umiltà

In seguito a questi primi successi, padre Lanteri ritiene che sia giunto il momento di stabilire l’opera su basi canoniche. Ma si scontra con l’opposizione del nuovo arcivescovo di Torino. Ex monaco camaldolese, questi dichiara senza ambagi a don Bruno che non può approvare le dottrine morali di Alfonso de’ Liguori, perché le considera troppo favorevoli al rilassamento generale dei costumi. Inoltre, non vede l’interesse di fondare una nuova congregazione. Passano due anni senza che si arrivi a una conclusione favorevole. Durante questo periodo, altre persone fomentano ogni sorta di difficoltà contro gli Oblati, al punto che la loro situazione diventa insostenibile. Fortificato dagli Esercizi di sant’Ignazio, padre Lanteri riceve in pace le contestazioni e le umiliazioni, al seguito di Cristo umiliato nella sua Passione e, con molta umiltà, prende la decisione di sciogliere l’istituto, senza formulare nessuna recriminazione né alcuna lamentela contro i suoi avversari. Nel luglio del 1820, gli Oblati si disperdono senza rumore e molti cercano di entrare dai Gesuiti. Don Bruno stesso inizia a muoversi nella stessa direzione e, per far maturare davanti a Dio la sua decisione, fa gli Esercizi Spirituali. La volontà divina gli appare allora chiaramente : non il suo ingresso nel noviziato della Compagnia di Gesù, ma la restaurazione dell’istituto degli Oblati. Confidando in Maria, egli afferma : « La congregazione è opera della Madonna. Lei ci penserà. » Nel settembre del 1825, mons. Rey, nuovo vescovo di Pinerolo, entusiasmato dall’opera degli Oblati, gli invia una lettera di approvazione dell’istituto, in vista della sua rinascita. Nel 1826, chiede a padre Lanteri di organizzare una grande missione nella sua cattedrale di Pinerolo. Il successo impressionante di questa missione decide don Bruno ad accettare di ricostituire gli Oblati a Pinerolo. Il 1° settembre di quell’anno, un Breve pontificio approva la Congregazione e, nel 1827, il re Carlo Felice, convinto dall’arcivescovo, ratifica questa decisione.

Bruno Lanteri si stabilisce allora a Pinerolo, dove le sue forze si esauriscono. All’inizio del 1830, soggetto a ogni sorta di infermità, soffre molto, ma la sua vita scorre in un’orazione continua, in un’attenzione amorosa e tranquilla alla presenza di Dio. Ripete spesso : « O buon Gesù, ho sete di Te ! » Fa praticare un’apertura nel muro della sua stanza, adiacente alla cappella, per vedere il tabernacolo. La devozione a Maria mantiene un posto tutto speciale nel suo cuore. Nei suoi ultimi giorni, gli accade di dire : « Vedo una bella Signora con un bel Bambino in braccio, e non mi abbandona mai ! » Finché ne ha la forza, celebra la Santa Messa. Sale all’altare per l’ultima volta il giorno della festa di san Giuseppe, il 19 marzo 1830. Il 5 agosto, entra in agonia. « Amatevi, amatevi molto gli uni gli altri e siate sempre uniti di cuore, a costo di qualunque sacrificio ! », mormora ai suoi figli. Dopo aver sentito le parole di Gesù : Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi (Gv 17,11), rende l’ultimo sospiro. Il suo processo di beatificazione è in corso.

Chiediamo alla Santissima Vergine di darci un grande ardore nel servizio del Signore, quali che siano gli ostacoli e le difficoltà che vi si oppongono !

Dom Antoine Marie osb

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