Lettera

Blason   Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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21 luglio 2021
san Lorenzo da Brindisi


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Una sera, dopo essersi intrattenuta un momento con il suo angelo custode, Gemma Galgani sente quest’ultimo che le ordina di andare a letto, « dicendomi che per quella notte, come lei riferisce, dovevo esser sola, perché, se ci fosse stato lui, non avrei mai dormito, e se ne andò. È vero, perché quando ci è lui, non dormo : m’insegna tante cose che si fanno in Paradiso, e passa presto presto la notte. Ma stanotte non è stato così : mi ha lasciata sola e ho dormito : più volte però mi sono svegliata, e allora mi diceva subito : “Dormi, se no scappo davvero.” ». In un modo piacevole, Gemma riceve così dal Cielo degli insegnamenti profondi sulla conformità alla volontà di Dio. Chi è questa ragazza di cui san Massimiliano Kolbe scriveva nel 1921 : « Ho letto la vita di Gemma… Mi ha fatto più bene di una serie di esercizi spirituali » ?

Quinta di otto figli, Gemma nasce il 12 marzo 1878, in Toscana. Il giorno dopo, riceve al Battesimo il nome di Gemma. Sua madre Aurelia Landi, sposata con Enrico Galgani, chimico farmacista di Camigliano, è molto pia. Avrebbe desiderato per la figlia il nome di una grande santa ; ma il parroco la consola dicendo : « Gemma ! Ma è in Paradiso che si trovano le gemme ! Speriamo che anche lei sarà una gemma del Paradiso. » La madre si dedica con impegno a trasmettere la sua fede profonda ai figli : li fa pregare, li porta a Messa e spiega loro come il Buon Gesù ha dato la sua vita per noi. Nell’aprile 1878 la famiglia si stabilisce nella città di Lucca, dove il signor Galgani ha acquistato una grande farmacia. Durante l’anno 1881, Gemma frequenta una scuola materna dove si rivela la sua vivace intelligenza. Il suo amore per la preghiera aumenta notevolmente. Ha circa quattro anni quando la nonna, entrando inaspettatamente nella sua camera, la sorprende con le mani giunte, in ginocchio davanti a un’immagine della Vergine. « Che cosa fai, Gemma ? », le chiede dopo averla contemplata per un po’. « Dico l’Ave Maria. Lasciami, voglio pregare ! », risponde la bambina. Altre volte, madre e figlia sono in ginocchio, unite nella stessa preghiera. Aurelia Galgani, colpita da tubercolosi, non resterà sulla terra per più di otto anni dopo la nascita di Gemma. Spesso, le ripete : « Se potessi portarti via con me in Paradiso ! » Arriva un giorno in cui la malata è costretta a rimanere a letto. « Non volevo più staccarmi da mia madre, dirà Gemma, non uscivo nemmeno più dalla sua camera, volendo andare con lei in Paradiso e temendo che partisse da sola per il Cielo. »

Il 26 maggio 1885, all’età di sette anni, la bambina riceve il sacramento della Cresima. Sente allora per la prima volta una voce interiore : « Gemma, me la vuoi dare a me la mamma ? – Sì, ma se mi prendete anche me. – No ! Dammela volentieri… Tu per ora, devi rimanere col babbo. Te la condurrò in Cielo, sai ? » Fui costretta a rispondere di sì, racconta Gemma, ma piangevo… » Rimane più che mai presso la madre nell’agonia. Temendo per la vita della figlia, il signor Galgani la affida alle cure della zia. Aurelia muore all’età di trentotto anni, il 17 settembre 1886, dopo aver detto : « Offro la mia vita per ottenere la grazia di rivedere i miei otto figli in Paradiso. »

Ogni giorno un 10

Avendo cominciato ad andare a scuola presso delle suore, Gemma ha nove anni alla sua prima Comunione, il 17 giugno 1887. Aveva insistito per ottenere questa grazia che allora non veniva concessa ai bambini di quella età. Enrico Galgani non sopportava più di vedere sua figlia piangere per il fatto che non faceva la Comunione, e il parroco gli aveva consigliato di dargliene il permesso, per timore che si ammalasse. Gemma confiderà tuttavia che aveva la cattiva abitudine di piangere sempre per intenerire il padre e ottenere ciò che voleva. In quel giorno, scopre quanto le delizie del Cielo differiscano da quelle della terra. « Fu quella mattina che Gesù mi diede il grande desiderio di essere una religiosa », scriverà al suo padre spirituale.

A scuola, Gemma si distingue in francese, aritmetica e musica ; ma desidera soprattutto conoscere ciò che riguarda la Passione di Gesù. La sua maestra le promette di spiegargliene un punto particolare ogni volta che otterrà un 10/10 in classe. « Ero così felice, scriverà ; ogni giorno avevo un 10, e ogni giorno avevo la mia spiegazione. » Vincerà il Premio d’oro per la sua conoscenza del catechismo. Ma verso l’età di dodici anni, il suo fervore si affievolisce e sente Gesù allontanarsi sempre di più. Suo padre, in effetti, non le rifiuta nulla e lei stessa prova troppo piacere a mostrarsi vestita elegantemente. Mantiene tuttavia un grande amore per i poveri e, quando esce, svaligia la casa per fare elemosine. Di fronte a questa prodigalità, mons..Volpi (vescovo ausiliare di Lucca, poi vescovo di Arezzo ; 1860-1931), suo confessore, arriva a vietarle queste larghezze, e suo padre non le concede più di che soddisfare il suo buon cuore. La ragazza finisce per non uscire più, per paura di incontrare dei poveri che non possa soccorrere.

I gioielli della sposa

L’11 settembre 189, Gino, il suo fratello prediletto, soccombe alla tubercolosi ; seminarista, aveva solo diciotto anni. Inconsolabile, Gemma si ammala per tre mesi. Una volta guarita, rimane circondata dalle premure del padre, che la colma di doni. Un giorno le regala un orologio d’oro, che lei indossa con gioia in occasione di una uscita. Al ritorno, le appare per la prima volta il suo angelo custode : « Ricordati che i monili preziosi che abbellano una sposa di un Re crocifisso altri non possono essere che le spine e la croce. » Da quel momento, la ragazza si sottomette a un grande spogliamento per piacere a Gesù : la si vedrà vestita in modo molto sobrio, senza altro ornamento che i suoi occhi limpidi e il suo sorriso celeste. Firmerà le sue lettere : “La povera Gemma”. La sua lotta quotidiana si rivolge anche contro i suoi difetti e le sue colpe, per accedere all’umiltà.

Nel Natale di quello stesso anno, il suo confessore le concede di fare il voto di castità ; lei è nel suo diciassettesimo anno. Scriverà in seguito al suo padre spirituale : « Stamani, nella Comunione, Gesù mi diceva : “Vedi, Gemma : io nel mio cuore ci ho una figlietta che amo tanto, e che ne sono assai riamato. Questa figlia mi chiede sempre amore e purità, e io, che sono il vero amore e la vera purità, tanta gliene ho concessa, quanto creatura umana possa capirne.” » Gemma chiede a Gesù di soffrire molto per dimostrargli il suo amore. Questa richiesta sorprendente non è l’espressione di una psiche malata, ma piuttosto quella di un ardente desiderio di assomigliare a Gesù nella sua Passione. Per sua grazia, Dio ci dà la possibilità di partecipare all’opera della Redenzione che fruttifica nella comunione dei santi.

« Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte (1Cor 12,27). La carità non cerca il proprio interesse (1Cor 13,5). Il più piccolo dei nostri atti compiuto nella carità ha ripercussioni benefiche per tutti, in forza di questa solidarietà con tutti gli uomini, vivi o morti, solidarietà che si fonda sulla comunione dei santi. Ogni peccato nuoce a questa comunione… Questo termine (“comunione dei santi”) designa anche la comunione delle “persone sante” nel Cristo che è morto per tutti, in modo che quanto ognuno fa o soffre in e per Cristo porta frutto per tutti » (Catechismo della Chiesa Cattolica, nn.. 953, 961).

Gemma non tarda a essere esaudita : le scoppia un ascesso al piede, provocandole un dolore che lei accetta generosamente e nasconde del suo meglio perché solo Gesù lo conosca. Ben presto, la malattia degenera in carie ossea. L’aggravarsi dei dolori la costringe a consultare dei medici che, per evitare l’amputazione, consigliano di raschiare l’osso. Gemma si rimprovererà « i suoi pianti e le sue urla », ma i suoi parenti e gli stessi medici furono impressionati dal suo silenzio e dal suo sorriso.

Appartenere a Gesù

Nel 1897, Enrico Galgani muore di un cancro alla gola. Gemma ne è molto addolorata, ma Gesù la fortifica interiormente. Viene allora inviata dalla zia paterna, che lei aiuta a gestire un negozio di chincaglieria, con soddisfazione di tutti. Diversi giovani la chiedono in matrimonio. Ma lei, volendo appartenere interamente a Gesù, rifiuta queste offerte ; un mal di schiena la costringe a tornare a Lucca. In realtà, Gemma è affetta dal morbo di Pott, una tubercolosi ossea che colpisce la colonna vertebrale. Ben presto paralizzata, deve rimanere a letto. La sua grande sofferenza è quella di essere auscultata dai medici, perché veglia con gran cura a preservare con il pudore una grandissima purezza del corpo e della mente : « Non mancavo mai di recitare ogni giorno tre Ave Maria con le mani sotto le ginocchia – pratica di penitenza che mi aveva insegnata la mamma – affinché Gesù mi liberasse dai peccati contro la santa purezza. »

« La purezza esige il pudore. Esso è una parte integrante della temperanza… È ordinato alla castità, di cui esprime la delicatezza. Regola gli sguardi e i gesti in conformità alla dignità delle persone e della loro unione… Il pudore è modestia. Ispira la scelta dell’abbigliamento. Conserva il silenzio o il riserbo là dove traspare il rischio di una curiosità morbosa… Esso detta un modo di vivere che consente di resistere alle suggestioni della moda e alle pressioni delle ideologie dominanti… Nasce con il risveglio della coscienza del soggetto. Insegnare il pudore ai fanciulli e agli adolescenti è risvegliare in essi il rispetto della persona umana »(CCC, nn. 2521-2524). Nell’enciclica Sacra virginitas, papa Pio XII osservava : « Per conservare la castità non bastano né la vigilanza né il pudore. Bisogna anche ricorrere ai mezzi soprannaturali : alla preghiera, ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia e ad una devozione ardente verso la santissima Madre di Dio » (25 marzo 1954, n. 59).

Gemma confiderà che, dopo aver sofferto, era sempre delusa nel constatare il ritorno delle sue forze, perché vedeva nella morte la porta d’ingresso al Paradiso. Alcune Visitandine che vengono a curarla le propongono di fare una novena a Santa Margherita-Maria per aiutarla o a guarire o a morire bene. Lei legge allora con grande piacere la vita di un giovane religioso passionista, Gabriele dell’Addolorata (morto nel 1862, canonizzato nel 1920). Tra loro nasce una grande amicizia e, ogni sera, fratel Gabriele le appare per aiutarla a fare la novena. In seguito, s’intratterrà spesso con lei. Alla fine della novena, Gemma è completamente guarita, con gran stupore dei medici. Uno di loro la sospetta di isteria, il che la ferisce senza tuttavia farle perdere la sua grande tranquillità d’anima. Lei progetta di entrare nella Visitazione, ma fratel Gabriele le consiglia di promettere solo di diventare religiosa e di consacrarsi al Sacro Cuore. Quando lei gliene chiede la ragione, lui le risponde in modo enigmatico : « Sorella mia ! ».

Amici intimi

La specificità della vita di Gemma si trova nel suo carattere semplice e sobrio, unito a una straordinaria familiarità con il mondo soprannaturale. S’intrattiene con gli angeli e i santi come con altrettanti amici intimi. Il diario che ha scritto per obbedienza al suo direttore lo testimonia. Il Giovedì Santo, 30 marzo 1899, Gesù crocifisso si rivolge a lei : « Guarda, figlia, e impara come si ama. Vedi questa croce, queste spine, queste piaghe ? Sono tutte opere di amore, e di amore infinito. Vedi fino a qual segno ti ho amato ? Mi vuoi amare davvero ? Impara prima a soffrire ; il soffrire insegna ad amare. » Il giorno dopo, per la prima volta, Nostro Signore Gesù Cristo viene Egli stesso e le si comunica, perché, malata, non ha il permesso di partecipare alle funzioni religiose. Lei si unisce alle cerimonie del Venerdì Santo confinata nella sua stanza : « Venne con me l’angelo mio custode e pregammo insieme. Assistemmo Gesù in tutte le sue pene ; compatimmo la Mamma nostra (così chiama la Santa Vergine) nei suoi dolori. Non mancò però il mio angelo di farmi un dolce rimprovero, dicendomi che non piangessi quando avevo da fare qualche sacrifizio a Gesù, ma ringraziassi quelli che mi davano occasione di farmeli fare. »

Nell’enciclica Spe salvi, papa Benedetto XVI richiama il significato dei piccoli sacrifici : « Faceva parte di una forma di devozione, oggi forse meno praticata, ma non molto tempo fa ancora assai diffusa, il pensiero di poter “offrire” le piccole fatiche del quotidiano, che ci colpiscono sempre di nuovo come punzecchiature più o meno fastidiose, conferendo così ad esse un senso… Bisogna domandarsi se non vi era contenuto in qualche modo qualcosa di essenziale che potrebbe essere di aiuto. Che cosa vuol dire “offrire” ? Queste persone erano convinte di poter inserire nel grande com-patire di Cristo le loro piccole fatiche, che entravano così a far parte in qualche modo del tesoro di compassione di cui il genere umano ha bisogno. In questa maniera anche le piccole seccature del quotidiano potrebbero acquistare un senso e contribuire all’economia del bene, dell’amore tra gli uomini. Forse dovremmo davvero chiederci se una tale cosa non potrebbe ridiventare una prospettiva sensata anche per noi » (n° 40).

Nel maggio 1899 Gemma bussa alla porta della Visitazione di Lucca, ma la sua salute troppo precaria non le consente di essere ammessa. L’8 giugno seguente, vigilia della festa del Sacro Cuore, riceve la grazia delle stigmate, cioè dell’impressione, nelle mani e sul fianco, di piaghe simili a quelle ricevute da Gesù nella sua passione. « In quell’istante comparve Gesù, che aveva tutte le ferite aperte, riferisce Gemma, ma da quelle ferite non usciva più sangue, uscivano come fiamme di fuoco, che in un momento solo vennero a toccare le mie mani, i miei piedi e il cuore. Mi sentii morire, sarei caduta a terra ; ma la Mamma (la Vergine Maria) mi sorresse. »

Ore di sofferenza e di gioia

Fino alla sua morte, ogni settimana, dal giovedì sera alle 20 al venerdì alle 15, ella rivivrà la Passione, portando nelle sue mani, nei suoi piedi e sul costato i segni dell’amore di Dio per gli uomini. Gesù stesso le impone anche, nello stesso tempo, la sua corona di spine. Gemma si sprofonda in sentimenti di gratitudine, perché può così dare sollievo a Gesù e testimoniargli il suo amore. Queste ore di sofferenza sono anche ore di gioia per l’intimità che lei sente così profondamente con il Salvatore. Intercede per coloro che ama e anche per i peccatori. Gemma del resto chiede anche perdono per i propri peccati.

« Operando la Redenzione mediante la sofferenza, scriveva papa san Giovanni Paolo II, Cristo ha elevato insieme la sofferenza umana a livello di Redenzione. Quindi anche ogni uomo, nella sua sofferenza, può diventare partecipe della sofferenza redentiva di Cristo. » (Lettera apostolica Salvifici doloris, 11 febbraio 1984, n° 19). Gemma Galgani è stata unita in modo tutto speciale alla Croce di Cristo. Ma noi tutti dobbiamo soffrire per fedeltà alla verità, alla giustizia e all’amore : « Soffrire con l’altro, per gli altri, spiega papa Benedetto XVI, soffrire per amore della verità e della giustizia, soffrire a causa dell’amore e per diventare una persona che ama veramente, questi sono elementi fondamentali di umanità, l’abbandono dei quali distruggerebbe l’uomo stesso… Ne siamo capaci ? È l’altro sufficientemente importante, perché per lui io diventi una persona che soffre ? È per me la verità tanto importante da ripagare la sofferenza ? È così grande la promessa dell’amore da giustificare il dono di me stesso ? Alla fede cristiana, nella storia dell’umanità, spetta proprio questo merito di aver suscitato nell’uomo, in maniera nuova e a una profondità nuova, la capacità di tali modi di soffrire che sono decisivi per la sua umanità. La fede cristiana ci ha mostrato che… Dio – la Verità e l’Amore in persona – ha voluto soffrire per noi e con noi » (Spe salvi, n° 39).

La giovane stigmatizzata, confusa per i segni di predilezione che porta sul suo corpo, fa il possibile per nasconderli. Mons. Volpi, turbato da questi eventi, mette spesso alla prova la ragazza ; vuole venire con un medico che possa esaminare le stigmate. Nonostante una lettera di Gemma che gli ingiunge, da parte di Gesù, di venire da solo, altrimenti non vedrà nulla, egli si fa accompagnare da un medico presso la ragazza in estasi. Quest’ultimo pulisce le ferite con del cotone : il sangue così assorbito lascia apparire la pelle intatta. Il dottore è categorico, si tratta di un caso di isteria ; la giovane paziente si sarebbe punta con degli aghi. I parenti di Gemma iniziano quindi a dubitare della realtà delle manifestazioni soprannaturali. La scomparsa delle stigmate davanti al medico è una prova per l’umiltà della giovane donna.

Una figlia prediletta

All’inizio dell’estate 1899, alcuni religiosi passionisti (membri di una congregazione fondata nel XVIII secolo da san Paolo della Croce) predicano una missione a Lucca. Gemma constata con sorpresa che i Padri indossano lo stesso abito del suo “Fratel Gabriele” ! Sente allora nel suo cuore Gesù che le chiede : « Ti piacerebbe essere rivestita tu pure del medesimo abito ?… Sì, tu sarai una figlia della mia Passione e una figlia prediletta ! Uno di questi figli sarà il tuo padre. Va’ e palesa ogni cosa ! » La giovane si confida con uno dei religiosi, che le proibisce alcune penitenze straordinarie che lei pratica senza permesso. La mette poi in contatto con la famiglia Giannini, dove verrà accolta e nascosta agli occhi del mondo. I coniugi Giannini, che hanno dodici figli, accolgono volentieri Gemma presso di loro perché apprezzano la sua virtù e la sua devozione. Viene quindi messa in contatto con padre Germano, religioso passionista, che la guiderà con sicurezza e fermezza. Gemma gli scrive spesso ; gli ubbidisce in tutto, arrivando fino al punto di congedare Gesù, quando il tempo di preghiera che le è stato fissato è terminato. Questa obbedienza la protegge dalle illusioni diaboliche. Padre Germano, discernendo una vera vita mistica, lascia con gran cura che lo Spirito Santo operi in lei.

L’esistenza di Gemma prosegue, tutta di nascondimento e di umili servizi : partecipa assiduamente alle faccende domestiche, rammenda i calzini e tiene in ordine la biancheria di tutti. Spesso, l’estasi la coglie là dove si trova ; quando è passata, Gemma prosegue semplicemente il suo lavoro, in silenzio. Desidera ardentemente entrare in religione, ma invano : le monache passioniste temono di ricevere una postulante dalla vita spirituale così straordinaria. Nemmeno le iniziative da lei intraprese per la fondazione di un convento di Suore passioniste a Lucca hanno successo. A partire dalla Pentecoste del 1902, si ammala e smette di alimentarsi ; la santa Comunione diventa il suo unico cibo. È un periodo di intensa “riparazione” offerta al Sacro Cuore e di particolare intercessione per la santificazione del clero. Il 21 settembre, compaiono i primi sintomi evidenti della tubercolosi polmonare. Nostro Signore le rivela che attraverserà ancora un doloroso calvario : « Ho bisogno, le dice, di una grande espiazione, in particolar modo per i peccati e i sacrilegi con cui mi veggo offeso dai ministri del santuario. » I tormenti che lei sopporta per diversi mesi sono indicibili, ma la sua pazienza non si affievolisce. Il suo amore incondizionato per Dio le permette di vedere nella luce divina lo “scandalo del male” e della sofferenza. Nel gennaio 1903, viene trasferita in una stanzetta isolata, a causa del contagio. È lì che muore l’11 aprile 1903, Sabato Santo, all’età di venticinque anni.

Il convento delle Passioniste di Lucca, di cui desiderava ardentemente la fondazione, viene aperto nel 1905 e riceve il corpo della loro celeste protettrice, la quale aveva profetizzato : « Le Passioniste non mi hanno voluta da viva, ma mi avranno da morta. » Il 2 maggio 1940, Pio XII ha canonizzato Gemma Galgani dopo una minuziosa indagine sui fenomeni mistici della sua vita.

Santa Gemma Galgani, ottienici da Gesù e da Maria la grazia della pazienza, per amore di Gesù crocifisso ! 


Dom Antoine Marie osb

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