12 Novembre 2025
Beato Clemens-August von Galen
Carissimi Amici,
Il 3 agosto 1941, mentre il Terzo Reich tedesco è all’apogeo della sua potenza, mons. Clemente Augusto von Galen, dal pulpito della sua cattedrale a Münster, osa denunciare pubblicamente il mostruoso progetto della dittatura nazista per l’eliminazione di “vite senza valore”, tra cui quelle di bambini disabili e di anziani anche affetti da disabilità, nonché di malati di mente: «Ora, si uccidono innocenti indifesi, e in maniera barbara: si sopprimono anche persone di altre razze, di diversa origine. Siamo di fronte a una follia omicida senza eguali… Non posso più appartenere allo stesso popolo di questi assassini che calpestano con orgoglio le nostre vite!» Questo Pastore, che, con i suoi discorsi coraggiosi, rischiava la vita, è stato proclamato beato il 9 ottobre 2005.
Clemens August nasce il 16 marzo 1878 al castello di Dinklage, nella diocesi di Münster in Vestfalia (Germania centro-occidentale). Era l’undicesimo dei tredici figli del conte Ferdinand Heribert von Galen e di sua moglie Elisabeth. La vita a Dinklage è rude: non c’è riscaldamento né acqua corrente. Ma questa educazione austera è illuminata da una fede cattolica ardente. La frequenza alla Messa è quotidiana e la contessa cura personalmente l’istruzione religiosa dei suoi figli; insegna loro a imitare Gesù Cristo e a considerare la vita terrena come una preparazione alla vita eterna. In questa famiglia nobile, la partecipazione agli affari pubblici è una tradizione; Ferdinand von Galen è stato per trent’anni deputato del partito cattolico “Zentrum” nel parlamento imperiale. Per lui come per tutta la famiglia, non è un privilegio, ma una responsabilità: “noblesse oblige”.
Clemente Augusto studia presso i gesuiti, a Feldkirch in Austria. Nell’ottobre 1897, nel corso di un ritiro presso l’abbazia benedettina di Maria Laach, sente la chiamata di Dio al sacerdozio. Dopo studi teologici a Innsbruck, viene ordinato prete il 28 maggio 1904 dal vescovo di Münster. Nel 1906, è inviato a Berlino, diocesi che manca di sacerdoti; vi eserciterà diversi ministeri parrocchiali. Durante la crisi finanziaria del 1923, che rovina milioni di famiglie tedesche, padre von Galen si spende al servizio dei suoi parrocchiani in difficoltà e fonda in loro favore un’associazione di mutuo soccorso. Spesso aiuta i più bisognosi prelevando dalle sue entrate personali. Ma in ogni cosa, il suo fine ultimo è operare per la salvezza delle anime. Questo pensiero della vita eterna, che costantemente lo abita, sarà il fondamento incrollabile delle battaglie che dovrà sostenere.
All’inizio del 1929, Clemente Augusto viene richiamato a Münster e nominato parroco di St. Lamberti (San Lamberto). Constatando una certa tiepidezza, pubblica nel 1932 un opuscolo: «La piaga del laicismo e le sue manifestazioni». In esso esorta i fedeli a lottare contro la secolarizzazione e la scristianizzazione della società. La Germania attraversa una grave crisi politica; il 30 gennaio 1933, Adolf Hitler viene nominato cancelliere del Reich. Clemente Augusto non ha nessuna fiducia nel capo del NSDAP (partito nazional-socialista), di cui i vescovi tedeschi hanno condannato l’ideologia, nonché i metodi violenti. Tuttavia, Hitler, che allora ha bisogno dei cattolici, cerca di accattivarseli. Il 20 luglio 1933, verrà firmato un concordato tra la Santa Sede e la Germania. Papa Pio XI vuole cercare, firmando questo trattato, di preservare per la Chiesa cattolica uno spazio di libertà in questo Paese abbandonato al totalitarismo. Von Galen approva questa strategia; tuttavia, il 3 aprile, durante la Messa di investitura del consiglio comunale di Münster, davanti a un uditorio tra cui sono presenti numerosi dignitari nazisti, ricorda i due fondamenti dell’ordine sociale cristiano: la giustizia e la fraternità.
La diocesi di Münster è vacante dal gennaio 1933. Il 18 luglio, il capitolo cattedrale elegge all’unanimità padre von Galen. Nel suo primo messaggio pastorale, il nuovo vescovo commenta il suo motto Nec laudibus, nec timore ai suoi diocesani (1,8 milioni di fedeli): «Né la lode né il timore degli uomini mi impediranno di trasmettere la Verità rivelata, di distinguere tra la giustizia e l’ingiustizia, tra le buone e le cattive azioni, né di dare consigli e ammonimenti ogni volta che sarà necessario.»
Un inganno del diavolo
Di statura imponente, mons. von Galen è semplice e caloroso nella vita privata, ma pieno di maestosità quando celebra pontificalmente. Gli piacciono le processioni in cui la Chiesa può, con i suoi fasti religiosi, contrastare la mistica neo-pagana delle manifestazioni naziste. Già nel 1934, il vescovo condanna un’opera di Alfred Rosenberg, « Il Mito del XX secolo ». L’ideologo ufficiale del NSDAP vi esaltava il Sangue tedesco, « fonte di un’umanità superiore » da costruire con la forza vitale. Nella sua lettera pastorale della Quaresima del 1934, il vescovo di Münster definisce questa dottrina un « inganno del diavolo » e ricorda che solo il Sangue prezioso versato da Gesù Cristo sul Calvario ha il potere di salvarci, perché è il Sangue di Dio fatto Uomo. Il vescovo rinnova il suo messaggio un anno dopo proclamando : « Non possiamo rinunciare a confessare che esiste qualche cosa di più elevato della razza, del popolo e della nazione : l’onnipotente ed eterno Creatore e Signore dei popoli e delle nazioni, al quale tutti i popoli devono adesione, adorazione e servizio, Colui che è Egli stesso il fine ultimo di ogni cosa. »
L’atteggiamento del vescovo di Münster nei confronti della persecuzione degli ebrei è inequivocabile… Denunciando fin dal 1934 l’esaltazione della «razza ariana» a scapito delle altre razze, nega qualsiasi legittimità all’antisemitismo: una volta vescovo, non perde un’occasione per sottolineare che il cristianesimo si radica nella religione di Israele. Ricorda che il dovere della carità fraterna si estende a tutti gli uomini, di qualsiasi razza e religione. Dopo la Notte di cristallo dei 9-10 novembre 1938, un pogrom (azione violenta contro gli ebrei) durante il quale la sinagoga di Münster viene incendiata dalla polizia, mons. von Galen offre il suo aiuto alla moglie del rabbino della città, che è stato imprigionato. Dopo la liberazione di quest’ultimo qualche giorno dopo, egli rinuncia a intervenire per non aggravare la situazione degli ebrei.
Il regime hitleriano vuole garantirsi il monopolio dell’educazione della gioventù sopprimendo la lezione di religione, obbligatoria in tutte le scuole. Il vescovo di Münster si oppone vittoriosamente a questa soppressione basandosi sull’articolo 21 del Concordato del 1933… Nel novembre 1936, il delegato all’istruzione nell’Oldenburg (a nord della diocesi di Münster) ordina di eliminare tutte le croci e i simboli religiosi nelle scuole e negli edifici pubblici. Questo provvedimento suscita, su iniziativa di mons. von Galen, una vera e propria «crociata» di preghiere e di petizioni a favore del mantenimento delle croci. Il «Gauleiter» (prefetto) di Oldenburg alla fine è costretto a ritirare la misura prevista…
Contro il neo-paganesimo
Dal 1933 al 1937, la Santa Sede ha protestato quarantaquattro volte contro violazioni del Concordato. Di fronte all’inutilità di queste iniziative, papa Pio XI pubblica un’enciclica redatta in tedesco e intitolata : Mit brennender Sorge (« Con viva ansia »). Vi condanna la divinizzazione del popolo e della razza. L’enciclica viene pubblicata dal vescovo di Münster nel suo giornale diocesano ; nel più grande segreto, egli ne fa stampare 120.000 esemplari, ossia il 40% di quelli che la Chiesa riuscirà a diffondere in Germania. La domenica 21 marzo, ogni parroco, su ordine del vescovo, legge dal pulpito questo testo alla Messa Solenne. La Gestapo (polizia politica), che si vede scavalcata, si vendicherà con misure di ritorsione. Tuttavia, l’enciclica ha risvegliato un’eco favorevole in certi ambienti protestanti ; mons… von Galen concepisce allora il progetto di formare un fronte dei cristiani tedeschi contro il neo-paganesimo ; quest’ultimo verrà combattuto su un terreno più ampio, la difesa dei diritti naturali della persona umana : diritto alla vita, all’integrità, alla libertà religiosa, diritto di seguire la propria coscienza, diritto dei genitori sull’educazione dei propri figli.
All’inizio del 1939, il potere nazista ritiene che sia giunto il momento di sopprimere qualsiasi insegnamento confessionale e ogni lezione di religione a scuola. Il 26 febbraio, nella sua cattedrale gremita, il vescovo di Münster chiede a tutti i suoi fedeli di protestare, con una petizione, contro «la scuola pagana». Il suo appello viene accolto da decine di migliaia di persone che, firmando, rischiano la loro sicurezza e i loro beni. Il 1° settembre 1939, la Germania invade la Polonia, il che provoca la dichiarazione di guerra franco-inglese. Mons. von Galen, ben lungi dal riprendere il discorso bellicista ufficiale, prescrive ai suoi diocesani delle preghiere per la patria e per la pace, che si concludono con l’auspicio che «sia offerta a tutti i popoli la sicurezza della pace nella giustizia e nella libertà.»
A partire dalla seconda metà del 1940, si succedono le misure persecutrici contro la Chiesa: apertura delle chiese ritardata alle 10 del mattino «a causa del pericolo di attacchi aerei», arresto e deportazione di molti sacerdoti, invasione dei monasteri da cui vengono espulsi gli occupanti. Mons. von Galen sente il dovere di alzare la voce. Dopo un momento di combattimento interiore, il 13 luglio 1941, egli pronuncia nella sua cattedrale la prima delle tre grandi omelie che faranno il giro del mondo. Dopo aver condannato l’espulsione dei religiosi, egli protesta contro il regime di arbitrio e di terrore che regna, e chiede giustizia. La domenica successiva, esorta il suo gregge a tener duro nella persecuzione: «Simili a un’incudine che non perde la sua forza nonostante la violenza dei colpi di martello, i prigionieri, gli emarginati e gli esuli innocenti ricevano da Dio la grazia per mantenere la loro fermezza cristiana.»
Il 3 agosto, il vescovo pronuncia nella chiesa di St. Lamberti l’omelia che denuncia il massacro dei malati di mente decretato dal potere: il «programma T4» in corso di esecuzione in centri medici prevede che venga concessa la «grazia di morire» ai malati incurabili e improduttivi. Il numero delle vittime di questo programma omicida sarà stimato a 70.000 persone. Mons. von Galen lascia esplodere la sua indignazione: «Si tratta di uomini e di donne, del nostro prossimo! Di poveri esseri umani malati. Essi sono improduttivi, se vogliamo… Ma questo significa forse che hanno perso il diritto di vivere?… Se si stabilisce e si mette in pratica il principio secondo il quale gli uomini sono autorizzati a uccidere il loro prossimo improduttivo, allora guai a tutti noi, perché diventeremo un giorno vecchi e senili!… Allora nessun uomo sarà al sicuro: qualunque commissione potrà metterlo nella lista delle persone “improduttive”, che sono diventate “indegne di vivere”. E non vi sarà nessuna polizia per proteggerlo, lui, nessun tribunale per vendicare il suo omicidio. Chi dunque potrà ancora aver fiducia nel proprio medico? Questi magari deciderà che quel malato è diventato “improduttivo”, il che equivarrà a condannarlo a morte. Non si può immaginare la depravazione morale, la diffidenza universale che si estenderanno al cuore stesso dalla famiglia, se questa terribile dottrina verrà tollerata, ammessa e messa in pratica. Guai agli uomini, guai al popolo tedesco se il santo comandamento di Dio: Non uccidere, che il Signore ha dato sul Sinai in mezzo al tuono e ai lampi, che Dio nostro Creatore ha scritto nella coscienza dell’uomo dal principio, se questo comandamento non solo viene violato, ma viene tollerata ed esercitata impunemente la sua violazione!»
Un camuffamento eufemistico
L’eutanasia non è, ahimè, scomparsa con il nazismo. Ai nostri giorni, essa viene praticata in molti paesi ; le leggi contengono in generale delle misure restrittive, ma queste non sono rispettate e il numero di eutanasie aumenta in modo esponenziale di anno in anno. La realtà dell’eutanasia, che è l’atto di dare la morte, viene camuffata sotto le espressioni eufemistiche di « aiuto a morire » o di « suicidio assistito ». A nome della Chiesa cattolica, san Giovanni Paolo II ha espresso il seguente giudizio : « Siamo qui di fronte a uno dei sintomi più allarmanti della “cultura di morte”, che avanza soprattutto nelle società del benessere, caratterizzate da una mentalità efficientistica che fa apparire troppo oneroso e insopportabile il numero crescente delle persone anziane e debilitate. Esse vengono molto spesso isolate dalla famiglia e dalla società, organizzate quasi esclusivamente sulla base di criteri di efficienza produttiva, secondo i quali una vita irrimediabilmente inabile non ha più alcun valore… Confermo che l’eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta » (Enciclica Evangelium Vitæ, 25 marzo 1995, n… 65).
L’omelia di mons. von Galen contro l’eutanasia viene pubblicata clandestinamente e diffusa molto ampiamente, in Germania come all’estero. L’operaio Karol Wojtyla, futuro papa san Giovanni Paolo II, si ricorderà di averla letta. Il «Leone di Münster» riceve un’intimazione dal maresciallo Goering che lo accusa di «sabotare la forza di resistenza del popolo tedesco in piena guerra, con le sue diatribe e i suoi opuscoli». Hitler progetta di far impiccare il vescovo che osa resistergli. Ma il ministro della propaganda Goebbels gli consiglia di aspettare, per questo, la vittoria militare, per evitare di provocare disordini in Vestfalia e di scioccare i soldati cristiani… Il Führer decide, alla fine dell’agosto 1941, di sospendere ufficialmente il programma di eutanasia. Tuttavia, in alcuni campi di concentramento dell’est, molti malati “incurabili” verranno soppressi in segreto fino alla caduta del regime.
Il valore di ogni persona
Molto recentemente, la dichiarazione « Dignitas Infinita » del Dicastero per la Dottrina della Fede, approvata da papa Francesco, ha confermato il giudizio della Chiesa sull’eutanasia : « Esiste un caso particolare di violazione della dignità umana,… che sta guadagnando molto terreno. Presenta la peculiarità di utilizzare un concetto errato di dignità umana per rivolgerlo contro la vita stessa. Tale confusione, molto comune oggi, viene alla luce quando si parla di eutanasia. Ad esempio, le leggi che riconoscono la possibilità dell’eutanasia o del suicidio assistito si designano a volte come “leggi di morte degna”… È assai diffusa l’idea che l’eutanasia o il suicidio assistito siano coerenti con il rispetto della dignità della persona umana. Davanti a questo fatto, si deve ribadire con forza che la sofferenza non fa perdere al malato quella dignità che gli è propria in modo intrinseco e inalienabile, ma può diventare occasione per rinsaldare i vincoli di una mutua appartenenza e per prendere maggiore coscienza della preziosità di ogni persona per l’umanità intera.
«Certamente la dignità del malato in condizioni critiche o terminali chiede a tutti sforzi adeguati e necessari per alleviare la sua sofferenza tramite opportune cure palliative ed evitando ogni accanimento terapeutico o intervento sproporzionato. Queste cure rispondono al dovere costante di comprensione dei bisogni del malato: bisogni di assistenza, sollievo dal dolore, bisogni emotivi, affettivi e spirituali. Ma un tale sforzo è del tutto diverso, distinto, anzi contrario alla decisione di eliminare la propria o la vita altrui sotto il peso della sofferenza. La vita umana, anche nella condizione dolente, è portatrice di una dignità che va sempre rispettata, che non può essere perduta ed il cui rispetto rimane incondizionato» (Dichiarazione Dignitas Infinita, 2 aprile 2024, nn. 51-52).
A partire dal 1942, la guerra volge a svantaggio della Germania e i bombardamenti alleati sul paese diventano sempre più frequenti. Il vescovo si sforza di alleviare per la popolazione civile gli orrori della guerra. Ammonisce i suoi fedeli di non cedere alla sete di vendetta, alimentata dalla propaganda; il 4 luglio 1943, durante un pellegrinaggio mariano a Telgte, dichiara: «Ho il sacro dovere di proclamare il comandamento di Cristo di rinunciare all’odio e alla vendetta… È veramente una consolazione per una madre tedesca il cui il figlio è stato ucciso in un bombardamento, se le si dice: “Ebbene, noi uccideremo tra breve il figlio di una madre inglese”? No, l’annuncio di una simile vendetta non potrebbe essere una consolazione; un simile atteggiamento non sarebbe né cristiano, né tedesco.»
Il 1° febbraio 1944, nella sua lettera pastorale di Quaresima, il vescovo di Münster sottolinea che la causa profonda delle catastrofi attuali risiede nel rifiuto dell’autorità di Dio da parte dell’uomo moderno. Il rimedio consiste nel sottomettersi a Gesù Cristo. E il prelato termina con questa implorazione: «Popolo tedesco, tendi l’orecchio! Ascolta la voce di Dio!» Dall’ottobre 1943 all’ottobre 1944, una serie di attacchi aerei distrugge la città di Münster, compresa la cattedrale; decimata dalla morte o dall’esilio, la sua popolazione è scesa di colpo da 150.000 a 25.000 abitanti. Mons… von Galen, che è sfuggito per un pelo alla morte durante il bombardamento del suo palazzo vescovile, deve rifugiarsi in campagna; egli assiste, il 31 marzo 1945, all’ingresso vittorioso delle truppe anglo-americane. Il vescovo diventa allora il padre dei poveri e degli sventurati, innumerevoli, senza dimora e senza lavoro. Prende le loro difese di fronte alle forze di occupazione alleate, che lasciano la popolazione in preda ai saccheggi e alla carestia, con il pretesto di una «responsabilità collettiva» del popolo tedesco.
Sperare in un futuro migliore
Il 23 dicembre 1945 viene resa pubblica l’elevazione al cardinalato da parte di Pio XII di trentadue prelati, tra i quali Clemente Augusto von Galen. Il Papa vuole con questo rendere omaggio alla voce più coraggiosa dell’episcopato tedesco sotto il nazional-socialismo ; promuovendo tre tedeschi, il Santo Padre intende anche manifestare – lo esprime pubblicamente – che il popolo tedesco non può essere reso nel suo insieme responsabile delle atrocità della seconda guerra mondiale. Dopo un viaggio faticoso di sette giorni in treno, il vescovo di Münster riceve il cappello cardinalizio il 21 febbraio 1946, a Roma… Il cardinale americano Spellman metterà a disposizione dei tre cardinali tedeschi un aereo militare americano per ricondurli nel loro paese…
Il 16 marzo, il cardinale von Galen fa il suo ingresso a Münster in rovina, in mezzo a una folla di 50.000 persone che vedono in lui ragioni per sperare in un futuro migliore. Esprime il suo rammarico di non essere stato giudicato degno del martirio; se non è stato arrestato dalla Gestapo, lo deve all’amore e alla fedeltà dei suoi diocesani: «Voi eravate dietro a me e coloro che detengono il potere sapevano che il popolo e il vescovo della diocesi di Münster erano legati da un’unità inscindibile e che, se avessero colpito il vescovo, sarebbe stato il popolo intero a considerarsi colpito. Ecco quello che mi ha rafforzato interiormente e mi ha dato la fermezza.» Questo è l’ultimo atto pubblico del «Leone di Münster». L’indomani, viene colpito da una perforazione intestinale di cui muore il 22 marzo 1946.
Il 9 ottobre 2005, alla conclusione della cerimonia di beatificazione, papa Benedetto XVI ha dichiarato: «Proprio questo è il messaggio sempre attuale del beato von Galen: la fede non si riduce a sentimento privato, magari da nascondere quando diventa scomoda, ma implica la coerenza e la testimonianza anche in ambito pubblico in favore dell’uomo, della giustizia, della verità».
Chiediamo a Dio, per noi e per tutti i pastori della Chiesa, per intercessione di Maria, Madre dei Viventi, e del beato Clemente Augusto, il coraggio di non lasciarci impressionare, nella testimonianza della nostra vita cristiana, «né dalle lodi, né dal timore» degli uomini. Potremo così diffondere ovunque il Vangelo della Vita, a gloria di Dio e per la salvezza delle anime.











