1 Giugno 2013

Santa Margherita Clitherow

Carissimi Amici,

«La verità che ci rende liberi non può essere trattenuta per noi stessi, diceva papa Benedetto XVI, il 18 settembre 2010, a Hyde Park (Londra); esige la testimonianza, ha bisogno di essere udita, ed in fondo la sua potenza di convincere viene da essa stessa e non dall’umana eloquenza o dai ragionamenti nei quali può essere adagiata. Non lontano da qui, a Tyburn, un gran numero di nostri fratelli e sorelle morirono per la fede… Nella nostra epoca, il prezzo da pagare per la fedeltà al Vangelo non è tanto quello di essere impiccati, affogati e squartati, ma spesso implica l’essere additati come irrilevanti, ridicolizzati o fatti segno di parodia. E tuttavia la Chiesa non si può esimere dal dovere di proclamare Cristo e il suo Vangelo quale verità salvifica, la sorgente della nostra felicità ultima come individui, e quale fondamento di una società giusta e umana.» Queste parole del Santo Padre alludono ai numerosi martiri inglesi che, al tempo della Riforma, hanno reso testimonianza alla verità con la loro vita e la loro morte. Fra questi testimoni vi è Santa Margherita Clitherow.

Nata verso il 1555 da genitori protestanti, Margaret è l’ultima di quattro figli, due maschi e due femmine. Suo padre, Thomas Middleton, cittadino di York e fabbricante di candele, è membro del Common Council (consiglio comunale) di York e uno dei due sceriffi (magistrati) della città. Margherita è ancora in tenerissima età al momento dell’avvento al trono della regina Elisabetta I, figlia di Enrico VIII. Questo re, in un primo tempo molto devoto alla religione cattolica, aveva finito con il respingere l’autorità del Papa dopo che quest’ultimo si era rifiutato di annullare il suo matrimonio con Caterina d’Aragona e di autorizzarlo a sposare Anna Bolena, damigella d’onore della regina. Nel 1534, Enrico VIII fece votare dal Parlamento l’“Atto di Supremazia” che lo proclamava capo supremo della Chiesa d’Inghilterra. Nonostante questo atto scismatico, che separava il popolo inglese della Sede di Pietro, il re pretendeva di mantenere l’integralità del dogma cattolico. Tuttavia, a poco a poco, questo scisma fece scivolare l’Inghilterra nell’eresia. Nel 1563, la regina Elisabetta pubblicherà un “Atto di Uniformità” in cui è esposta la dottrina della Chiesa anglicana, di cui ella è a capo in quanto regina. Questa legge s’ispira alle dottrine di Lutero e di Calvino: rimangono solo più due sacramenti, il Battesimo e la Cena del Signore; la Messa è considerata come un’empia favola. Nel 1570, in seguito alla sua scomunica da parte di papa san Pio V, la regina promulga una serie di leggi contro i cattolici. È ormai vietato celebrare la Messa cattolica o anche solo parteciparvi.

Rimasta vedova nel 1567, la madre di Margherita decide di risposarsi. La ragazza vive con lei fino al 1° luglio 1571, data del suo matrimonio con John Clitherow, macellaio residente a York. Suo marito è un fervente protestante, stimato dai suoi concittadini, che lo sceglieranno a più riprese per assolvere cariche onorevoli nella città. Dalla loro unione nasceranno tre figli: Henry, William e Anne. Al momento del suo matrimonio, Margherita, ancora protestante, segue le pratiche della religione ufficiale ma sembra soprattutto preoccupata della cura della propria famiglia. Nel 1574, nonostante gli eventi politici che non sono per nulla favorevoli a una simile decisione, si converte al cattolicesimo. Lei stessa spiegherà le sue motivazioni principali: la nuova religione (protestante) non le porta «nessuna sostanza, verità o conforto cristiani»; è rimasta fortemente impressionata dall’esempio di «tanti sacerdoti e laici che hanno sofferto per la difesa dell’antica fede cattolica». L’influenza di suo cognato William Clitherow ha probabilmente contribuito a questa decisione alla quale suo marito non sembra essersi opposto. Margherita è fedele alla pratica della sua nuova fede, e il Signore le dona il talento di riportare verso la Chiesa romana molte anime che l’avevano rinnegata sotto le minacce. Ogni giorno Margherita trascorre molto tempo in preghiera; digiuna di frequente, partecipa regolarmente alla Messa e si confessa spesso. Questa pubblica professione della sua fede le procura diversi soggiorni in carcere.

Le nuove leggi, tuttavia, diventano sempre più severe nei confronti dei cattolici. Nel 1585, una di esse considera colpevoli di alto tradimento non solo i preti cattolici, ma anche coloro che li assistono e li nascondono. Tale reato prevede la pena capitale. Nonostante il pericolo, Margherita continua ad aiutare molti sacerdoti. «Con la grazia di Dio, dice, tutti i preti saranno ancor più benvenuti di prima, e farò quello che potrò per promuovere il culto cattolico.» Per garantire al figlio Henry un’educazione cattolica, con la speranza di vederlo un giorno elevato al sacerdozio, Margherita lo manda a Douai, allora nei Paesi Bassi spagnoli, oggi in Francia. Qualche tempo dopo, il Consiglio della città di York viene a conoscenza del fatto: nonostante il suo furore, rimanda la vendetta a più tardi.

Una perquisizione spietata

Nel marzo 1587, il Consiglio convoca il signor Clitherow. Margherita, che conosce per esperienza le astuzie dei membri del Consiglio, indovina quello che accadrà; si confida al riguardo con il sacerdote arrivato a casa sua quella mattina stessa: «Il Consiglio ha di nuovo convocato mio marito. Piaccia a Dio che non sia una nuova perfidia da parte loro e che, avendolo nelle loro mani, non ne approfittino per far perquisire la casa. Mi vogliono male e non smetteranno finché non mi avranno in loro potere… Sia fatta la volontà di Dio!» In effetti, il Consiglio invia seduta stante lo sceriffo di York con una scorta per perquisire la casa. Trovano Margherita occupata nelle faccende domestiche. Il sacerdote si trova in una stanza della casa del vicino in compagnia di molte persone. Venuti a sapere della presenza dello sceriffo, hanno il tempo di fuggire altrove. Un maestro di scuola sta dando nello stesso momento la sua lezione ai figli di Margherita e ad altri due o tre loro amici. Riesce a fuggire in tempo, ma i perquisitori s’impadroniscono di tutti i bambini, dei domestici e di Margherita. Poi perquisiscono bauli e cassepanche senza trovare nulla di compromettente.

Allora, prendendo un bambino di dieci anni, lo spogliano e lo minacciano con i loro bastoni se non risponde a tutte le loro domande. Terrorizzato, il bambino si arrende e li conduce nella stanza del prete, dove mostra loro un nascondiglio per i libri, gli abiti e gli arredi liturgici. Margherita viene condotta davanti al Consiglio: lo fa infuriare con la sua allegria e la sua fedeltà alla fede cattolica. Di sera, viene imprigionata nel castello. Lì, trascorre alcuni giorni in una severa astinenza e una preghiera continua. Si dimostra così lieta di ciò che le sta accadendo che teme di offendere Dio in questo. Qualcuno dichiara che ella pagherà cara la violazione delle nuove leggi; lei scoppia allora a ridere e risponde al suo interlocutore: «Vorrei avere qualche cosa di buono da darvi per questa buona notizia! Ecco, prendete questo fico, perché non ho niente di meglio.» Margherita ottiene un‘unica volta il permesso di parlare con suo marito, sotto la sorveglianza del carceriere. Da allora in poi non lo vedrà più. I loro amici tenteranno di tutto per ottenere loro la grazia di un nuovo incontro, ma ogni volta verrà posta una condizione contraria alla coscienza di Margherita.

«Voi parlate bene!»

Il lunedì 14 marzo, Margherita viene condotta davanti a due giudici che sono coadiuvati da molte altre persone. Viene data lettura dell’atto di accusa, che dichiara: 1. che Margherita Clitherow ha fornito vitto e alloggio a dei gesuiti e a dei preti provenienti dall’estero, traditori di Sua Maestà la Regina e delle sue leggi, 2. che Margherita ha ascoltato la Messa. Quindi si alza un giudice e dice: «Margherita Clitherow, che cosa avete da rispondere? Vi riconoscete colpevole per questi motivi?» Allora, sorridente, lei dice con dolcezza ma con aria risoluta: «Non conosco nessun reato di cui io debba confessarmi colpevole. – Invece sì! voi avete ospitato dei gesuiti e dei preti nemici di Sua Maestà. – Non ho mai conosciuto né ospitato nessuno di questo genere, come non ho mai dato da mangiare a nessuno che fosse nemico della regina. Dio me ne guardi!» Spiegherà un altro giorno: «Non ho mai dato asilo né sostenuto traditori di Sua Maestà.» Il giudice riprende: «Come volete che venga istruito il vostro processo? – Non avendo commesso nessun reato, non vedo nessuna ragione perché si faccia il mio processo. – Avete sfidato le leggi; è quindi necessario che venga istruito il vostro processo.» Uno dei giudici si alza e le chiede: «In chi credete? – Credo in Dio. – In quale Dio? – Credo in Dio Padre, in Dio Figlio e in Dio Spirito Santo; in queste tre Persone e in un solo Dio credo pienamente, e anche che è attraverso la Passione, la morte e i meriti di Cristo Gesù che bisogna che io sia salvata. – Parlate bene!», risponde il giudice.

Per deriderla, uno dei consiglieri le lancia questa provocazione: «Non è per religione che voi ospitate dei preti, ma per leggerezza di costumi!» Le verranno fatte altre accuse simili, alle quali lei risponderà: «Dio vi perdoni queste storie inventate!… Penso che mio marito non mi accusi di averlo mai offeso, se non in piccole questioni che avvengono abitualmente tra marito e moglie. Per quanto riguarda mio marito, sappiate che io lo amo per primo al mondo dopo Dio, e che ho cura dei miei figli come spetta a una madre. Credo di aver fatto il mio dovere verso di loro allevandoli nel timor di Dio… Sono pronta a offrirli liberamente a Dio che me li ha dati piuttosto che cedere di uno iota sulla mia fede… Confesso che la morte è terribile e che la carne è debole, eppure io voglio, con l’aiuto di Dio, versare il mio sangue tanto volentieri quanto davo il mio latte ai miei figli, e non desidero veder ritardare la mia morte.» Queste belle parole fanno eco a quelle del Signore Gesù: Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me. Chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me. Chi non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me. Chi vuole tenere per sé la propria vita, la perderà e chi perderà la sua vita per causa mia, la salverà (Mt 10, 37-39).

«Se li conosceste»

Il Tribunale toglie la seduta e Margherita viene condot- ta fino a una casa in cui è rinchiusa per la notte in una stanza stretta. Durante il tragitto, sempre sorridente, distribuisce denaro ai poveri sui due lati della strada. La mattina dopo, viene ricondotta al tribunale. «Ieri sera, dice il giudice, vi abbiamo rinviata senza giudizio, ma vi avremmo giudicata se ci fosse piaciuto farlo… È evidente che voi avevate dei preti a casa vostra. – Non vedo, risponde Margherita, alcun motivo che possa vietarmi di ricevere, per tutta la mia vita, dei buoni preti cattolici. – Sono tutti traditori, canaglie, impostori. – Dio vi perdoni; non parlereste di loro in questo modo se li conosceste.» Tutti i presenti le danno dell’ostinata e della pazza, perché non cede. Allora il giudice le descrive la morte per schiacciamento alla quale la condannerà la sentenza. In piedi, senza mostrare paura, Margherita risponde con mitezza: «Se questa sentenza è conforme alla vostra coscienza, prego Dio che ve ne riservi una meno rigorosa dinanzi al suo tribunale; ma ne ringrazio Dio dal profondo del cuore… Tutto ciò che Egli mi invierà sarà benvenuto. Non sono degna di una morte buona come questa. Ho meritato la morte per i peccati che ho commessi contro Dio, ma non per le cose di cui mi si accusa.» Il giudice ordina allora allo sceriffo di legarle le mani. Margherita rivela con un sorriso la sua gioia di portare dei vincoli per amore di Cristo.

Due giorni dopo, due emissari del tribunale le chiedono se pensa di essere incinta. I suoi parenti vedono in questo un mezzo per salvarla, perché, se le cose stanno così, non si può procedere alla sua esecuzione prima della nascita del bambino. Margherita risponde: «Non posso dire né sì né no, essendomi già sbagliata altre volte in circostanze simili; non posso quindi rispondervi affermativamente; ma tendo piuttosto a credermi incinta.» Si fanno allora intervenire quattro signore che esaminano la prigioniera e riferiscono ai giudici che sembra in effetti in stato di gravidanza. La sera stessa, davanti a un gruppo di consiglieri e di ministri del culto che desiderano ardentemente la sua morte, uno dei giudici dichiara: «Dio ci guardi dal farla morire mentre è incinta! Anche se è una criminale, il bambino che porta in sé non lo è. Quindi, anche se mi venissero date mille sterline, non acconsentirei alla sua morte prima che non sia stata di nuovo esaminata. Tuttavia, egli si rimette in tutto al Consiglio, che condanna Margherita alla pena prevista per i traditori: lo schiacciamento. Dopo la sentenza, Margherita si rifugia in una preghiera intensa, e fa dire al suo padre spirituale di pregare ardentemente per lei, perché prova una forte angoscia al pensiero di non essere degna di morire per il Signore. Apprendendo la condanna di sua moglie, il signor Clitherow, simile a un uomo che ha perso il senno, esclama piangendo: «Ahimè! uccideranno mia moglie? Prendano tutto quello che possiedo e le lascino salva la vita! È la migliore moglie di tutta l’Inghilterra e anche la migliore cattolica!»

Una volta emessa la sentenza, gli interrogatori non sono terminati, perché si vuole a tutti i costi far cambiare idea a Margherita. Ministri protestanti vengono a importunarla, ma lei risponde loro: «Professo da dodici anni la fede cattolica, grazie a Dio. E se ora cedessi alla paura o alla debolezza tutto quello che ho fatto finora diventerebbe inutile. Preferisco la morte. – Che cosa è la Chiesa? – È la società in cui è predicata la vera parola di Dio lasciata da Cristo ai suoi apostoli e ai loro successori che distribuiscono i sette sacramenti. È questa parola che la Chiesa ha sempre conservata, che i dottori hanno predicata, che hanno attestata i suoi martiri e i suoi confessori. Questa è la Chiesa che io credo vera… Gesù Cristo ha promesso di rimanere con lei fino alla fine del mondo e che le porte degli inferi non avrebbero prevalso contro di essa. Per grazia di Dio, voglio vivere e morire in questa fede… Vi prego di considerare ciò che ho detto prima come la mia risposta e di non turbare più la mia coscienza.»

«Sono un tutt’uno»

«A mio avviso, Gesù Cristo e la Chiesa sono un tut- t’uno», diceva santa Giovanna d’Arco, di cui festeggiamo quest’anno (2012) il sesto centenario della nascita. Il Decreto sull’Ecumenismo del Concilio Vaticano II sviluppa questa verità: «Infatti solo per mezzo della cattolica Chiesa di Cristo, che è il “mezzo generale della salvezza”, si può ottenere tutta la pienezza dei mezzi di salvezza. In realtà noi crediamo che al solo Collegio apostolico con a capo Pietro il Signore ha affidato tutti i tesori della Nuova Alleanza, al fine di costituire l’unico corpo di Cristo sulla terra, al quale bisogna che siano pienamente incorporati tutti quelli che già in qualche modo appartengono al popolo di Dio.» Il Catechismo della Chiesa Cattolica aggiunge: «Coloro che oggi nascono in comunità sorte da tali scissioni [quelle della Riforma protestante] e sono istruiti nella fede di Cristo non possono essere accusati del peccato di separazione, e la Chiesa cattolica li abbraccia con fraterno rispetto e amore… Inoltre, parecchi elementi di santificazione e di verità si trovano fuori dei confini visibili della Chiesa cattolica, come la Parola di Dio scritta, la vita della grazia, la fede, la speranza e la carità, e altri doni interiori dello Spirito Santo… Tutti questi beni provengono da Cristo e a lui conducono e spingono verso l’unità cattolica» (nn 816, 818, 819).

Un ministro puritano chiede a Margherita: «In che modo pensate che sarete salvata? – In virtù dell’amara Passione e della morte di Cristo Gesù. – Ben detto, ma voi credete a molte altre cose, come ad esempio immagini, cerimonie, sacramentali, sacramenti e cose del genere; per cui non credete solo a Cristo. – Credo, secondo quanto m’insegna la Chiesa cattolica, che vi sono sette sacramenti, e in questa fede voglio vivere e morire. Quanto a tutte le cerimonie, credo che siano state istituite per l’onore di Dio, per promuovere la sua gloria e il suo servizio. Per quanto riguarda le immagini, esse non fanno altro che mostrare che vi sono stati uomini buoni e virtuosi sulla terra che ora godono della gloria in Cielo; esse servono anche a incitare le nostre menti fiacche e pigre a una maggiore devozione quando le guardiamo.»

Nei giorni che seguono, ministri o parenti, sia uomini che donne, vengono a supplicare Margherita di aver pietà di suo marito e dei suoi figli. Due giorni prima del martirio, gli sceriffi di York le annunciano il momento fissato per la sua esecuzione. «Gli sceriffi, confida lei a un’amica, dicono che morirò venerdì prossimo, ed ecco che sento la debolezza della mia carne che si turba a questa notizia, benché il mio spirito se ne rallegri molto. Per amore di Dio, pregate per me e chiedete a tutte le persone buone di fare altrettanto.» Inginocchiandosi, fa una rapida preghiera che calma la sua paura della morte.

La Chiesa stessa chiede a Dio per tutti i fedeli il coraggio necessario per rimanere fedeli alla fede fino alla morte: «O Dio, forza di tutti i santi,… concedici di conservare con forza fino alla morte la fede che professiamo» (Messale Romano, colletta per la festa di san Paolo Miki e compagni, martiri giapponesi, il 6 febbraio).

La mattina del Venerdì Santo, 25 Marzo 1586, verso le otto, gli sceriffi si presentano davanti a Margherita che è pronta: avendo raccolto la capigliatura abbondante con un povero nastro nuovo, porta sul braccio una camicia di lino, simile a un’alba, che ha cucito con le sue proprie mani. Procede, distribuendo elemosine nella strada affollata di gente, per andare gioiosamente alle sue nozze, secondo le sue stesse parole. Quando arriva al luogo del supplizio, s’inginocchia e prega a bassa voce. Quindi, ad alta voce, prega per la Chiesa cattolica, per il Papa, i cardinali e gli altri sacerdoti che hanno cura di anime, e poi per tutti i principi cristiani; conclude dicendo che prega in particolare per Elisabetta, regina d’Inghilterra, affinché Dio la converta alla fede cattolica, e dopo questa vita mortale ella ottenga le gioie beate del Cielo. «Perché, aggiunge, io auguro tanto bene all’anima di Sua Maestà quanto alla mia.» Venendole intimato dallo sceriffo di riconoscere che muore per tradimento, risponde con voce forte: «No, no! Muoio per amore del mio Signore Gesù.» Alcune donne la rivestono del suo abito di lino; Margherita si sdraia allora a terra sulla schiena, con le braccia a forma di croce, e le vengono posati sopra dei pesi. Non appena li sente, grida: «Gesù, Gesù, Gesù, abbi pietà di me!» Sono le sue ultime parole. Un quarto d’ora dopo, rende l’anima a Dio; ha circa trent’anni. Spaventata dal trattamento inflitto a Margherita, la regina Elisabetta scriverà ai cittadini di York la sua disapprovazione di una sentenza così severa. Forti di un tale esempio, tutti i figli di Margherita consacreranno la loro vita a Dio.

La “perla di York”

Il 25 ottobre 1970, Margherita, che viene chiamata ormai la “perla di York”, è stata canonizzata insieme a trentanove martiri dell’Inghilterra e del Galles. In questa occasione, papa Paolo VI diceva: «Perché Martiri? Perché essi hanno sacrificato la loro vita con perfetta coscienza ed intrepido coraggio, subendo atroci supplizi, a causa della loro fede nella dottrina cattolica tradizionale sempre professata nei secoli precedenti, specialmente per confessare la loro fedeltà alla divina costituzione della Chiesa, alla quale Cristo ha dato per capo e per pastore universale Pietro, e quindi i Papi suoi successori. Sono martiri e santi per aver attestata, a prezzo del loro sangue, questa struttura gerarchica ed unitaria della Chiesa, che è del tutto rispettosa della potestà temporale nel foro civile, ma è libera nel foro spirituale, e dipendente solo dalla legittima potestà dei vescovi e da quella suprema del Papa. Cioè sono martiri per la libertà e per l’unità della Chiesa.»

Che santa Margherita Clitherow e tutti i santi martiri ci ottengano l’amore della verità nonché la fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa, ogni giorno della nostra vita!