Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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22 maggio 2018
santa Rita da Cascia, vedova e religiosa


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Madeleine, stai brava ! Non correre così ! » È il richiamo ripetuto di una madre, all’uscita dalla chiesa degli Accoules a Marsiglia, in questo inizio del XVIII secolo. La ragazzina irrequieta, che era stata tranquilla durante tutta la Messa, ritorna allora trafelata. Certo, la madre di solito riesce a mantenere la sua bambina abbastanza tranquilla, ma si chiede spesso come calmare questa piccola Maddalena dal carattere vivace e impetuoso, che non ascolta nessuno, non si fissa in nulla, va e viene senza tregua. Alla fine, sarà l’amore ardente di Gesù che riuscirà a fissare pienamente in Lui colei che si farà l’ardente promotrice del culto reso al suo divin Cuore.

Il padre di Maddalena, Hyacinthe Rémuzat, appartiene all’alta borghesia di Marsiglia. Si dedica al commercio marittimo. La moglie Anne, nata Coustan, proviene anche lei da una vecchia famiglia provenzale impregnata di sentimenti di onore e probità, il cui principale titolo di nobiltà è il carattere profondamente cristiano. Settima dei loro dodici figli, Maddalena riceve il Battesimo il 29 novembre 1696, giorno stesso della sua nascita. Appena la bambina comincia a parlare, le viene insegnato a pronunciare i nomi di Gesù e Maria. La madre si adatta al carattere di ognuno dei suoi, punendo se necessario, senza durezza, ma senza debolezza. Maddalena, però, dà filo da torcere. La sua famiglia la ama molto, ma la bambina si sottrae a ogni manifestazione di tenerezza ; inoltre, cerca spontaneamente di eludere i divieti. Solo la madre riesce a parlare al suo cuore, e quando lei le ha detto “no”, la ragazzina non insiste più. Nel corso degli anni, si osserva in modo inatteso un cambiamento nel comportamento di Maddelena. Si controlla sempre di più, evitando di agire male. « Voglio diventare suora ! », spiega un giorno. I fratelli e le sorelle le ribattono : « Tu ? così vivace e capricciosa ! » Ma per farle piacere, i genitori le promettono di affidarla presto alle religiose visitandine per completare la sua educazione.

Cadere, piangere, rialzarsi

Verso l’età di nove anni, Maddalena entra quindi a pensione presso il monastero della Visitazione delle “Petites Maries”. Veste con gioia l’abitino riservato alle pensionate e dichiara con sicurezza che Dio la chiama alla vita religiosa. Ben presto, però, nonostante la sua buona volontà e l’attrazione per questa vita che ha scelta, la sua natura irrequieta riemerge in superficie. Cade addirittura in una mancanza che racconterà, in seguito, alle novizie che le saranno affidate : « Avete messo a posto la vostra roba da ricamo ? Chiede un giorno una suora alle allieve. – Sì, sorella ! – E tu Maddalena ? » La risposta data con voce poco sicura non convince la religiosa. « Non hai preso nulla che non ti appartiene ? Che cosa hai nel grembiule ? – Ma niente ! – Come niente ? E questi ? Non sono gomitoli di seta ? Pentiti della tua colpa e confessa senza mentire ! Non va bene mentire, lo sai. » In quel momento suona la campana e Maddalena si dirige verso il refettorio. Cammin facendo, si rende conto della malizia del suo atteggiamento e va in chiesa per dare libero sfogo alle lacrime. Lì, Gesù le appare carico della sua Croce e, avvolgendola con uno sguardo di tristezza e di misericordia, le dice : « Sei tu, figlia mia, che mi hai messo in questo stato ! » La pace torna allora nell’anima di Maddalena, che va a chiedere perdono alla maestra per il suo furtarello e la sua menzogna, promettendo di non farlo più. Questa debolezza diventa per lei l’occasione di un nuovo inizio. A partire da quel periodo, medita preferibilmente la Passione di Gesù. Per dimostrargli il suo amore, cerca di superare le proprie ripugnanze, come quella di avvicinarsi a una delle sue compagne che prima trascurava, e di vincere la paura degli insetti, o quella dell’oscurità quando va, di sera, a spegnere una candela in una classe che le è affidata.

Con l’avvicinarsi della sua prima Comunione, la si vede spesso in lacrime ; durante il ritiro preparatorio, una suora le rivolge delle domande. « Avrò presto la gioia di ricevere il mio Dio, le risponde Maddalena. Non riesco a pensarci senza versare torrenti di lacrime. » Provando spesso un misterioso dolore interiore, consulta il Signore nella preghiera. Il 2 luglio 1708, allora festa della Visitazione della Vergine, Maddalena sente distintamente, dopo la Comunione, una voce interiore : « Voglio che tu mi sia fedele ! » Le appare a lungo il volto di Gesù che la guarda. Il Signore le dice : « Cerco una vittima. » Per respingere questa visione, lei chiude gli occhi, ma Gesù è sempre lì ! Finisce per precisarle : « Sei tu, figlia mia, che scelgo per essere mia vittima ! » Gesù, in effetti, sceglie alcune persone e chiede loro di condividere con Lui come vittime, con l’aiuto di grazie proporzionate, le sofferenze attraverso le quali Egli ha operato la Redenzione. Lui stesso è infatti vittima, come afferma san Giovanni : In questo sta l’amore : non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati (1 Gv 4,10).

« È proprio Gesù ! »

Le visite del Signore a Maddalena si fanno sempre più frequenti. Tuttavia, verso la fine dell’anno 1708, attraversa un periodo di svezzamento spirituale : le viene tolto ogni sentimento nella preghiera. Il diavolo le suggerisce allora che l’unione con Cristo da lei vissuta non era che un’illusione, frutto della sua vanità : niente di tutto questo viene da Dio ! Turbata, Maddalena si confida con la sua maestra che, dopo averla ascoltata, le mostra che questi dubbi vengono dallo spirito maligno ; bisogna respingerli non appena si presentano. « Credimi, le dichiara, è proprio Gesù che ti parla, è proprio Lui che ti ha chiamata. » Maddalena chiede allora di poter ricorrere abitualmente a un Padre gesuita di cui le hanno parlato. Di fronte al rifiuto della superiora, decide, in quel mese di gennaio 1709, di tornare dai suoi genitori. Lo stesso vescovo, mons. Belsunce, s’incarica allora della sua direzione spirituale indirizzandola al gesuita padre Milley. Maddalena stabilisce un programma di vita che comprende la santa Messa, tempi di preghiera, ma anche visite ai malati e l’aiuto ai più poveri. Trascorrono due anni. Bella e ricca di doti, la ragazza viene più volte chiesta in matrimonio ; rifiuta costantemente, nonostante l’insistenza dei suoi genitori. All’età di quindici anni, decisa a entrare nel monastero della Visitazione delle “Grandes Maries”, chiede e ottiene il consenso del vescovo. Il 2 ottobre 1711 mattina, senza avvisare nessuno, entra nel convento. I suoi genitori, furiosi, vengono per riportarla a casa. Ma la postulante perora con tale calma la sua causa che, non senza dolore, finiscono per dare il loro consenso.

La nuova recluta edifica immediatamente le religiose, sia con la sua osservanza che con le sue virtù e doti di cuore. In occasione della sua vestizione monastica, aggiunge al proprio nome quello di Anna, portato dalla madre e da una delle sorelle. Ben presto, è nominata assistente del noviziato. Tuttavia, poiché la sua salute dà segni di cedimento, la madre superiora le proibisce il digiuno e l’astinenza. « Ecco una che mangia i buoni bocconi, esclama allora una novizia, mentre le altre fanno quaresima ! » Suor Anna Maddalena non risponde nulla. « Perché non hai detto nulla ? le chiede una suora più anziana. – Perché so che si ha sempre ragione a biasimarmi e che non posso fare nulla di meglio che tacere, continuando a obbedire. » Suor Anna Maddalena riceve anche l’incarico di accogliere le persone che chiedono di incontrare delle religiose per consigli spirituali. Le ascolta instancabilmente e le orienta a ricevere il sacramento della Penitenza. Nel mese di gennaio 1713, pronuncia i suoi voti. Mons. Belsunce le consegna il nuovo velo : « Questo sarà un velo sui tuoi occhi contro tutti gli sguardi degli uomini, e un segno sacro, affinché tu non riceva mai altro segno di amore se non quello di Gesù Cristo. »

Un turbamento profondo

A quell’epoca, l’errore giansenista viene propagato in Francia da un partito influente che turba la vita della Chiesa e della società. Secondo questa dottrina, Cristo non avrebbe versato il suo Sangue per tutti gli uomini, ma solo per una piccola parte di loro ; quanto agli altri, l’accesso ai frutti della Redenzione sarebbe loro negato per sempre, qualunque cosa facciano. D’altra parte, per l’accesso alla Comunione eucaristica, i giansenisti chiedono non solo la consapevolezza di essere in stato di grazia (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, CCC, n° 1415), ma anche una disposizione di puro amore per Dio, senza alcuna mescolanza di difetti. Questo rigorismo allontana i fedeli della santa Comunione. L’8 settembre 1713, papa Clemente XI condanna gli errori giansenisti con la bolla Unigenitus Dei Filius. In Francia, questo testo incontra grandi resistenze. La situazione politica e religiosa diventa estremamente tesa.

Ai nostri giorni, spesso vengono professati errori opposti. Certo, si riceve la verità insegnata dalla Chiesa, secondo la quale Cristo ha offerto la sua vita per tutti gli uomini senza eccezione, ma se ne deduce che “tutti vanno al Regno”, qualunque sia il modo di vivere. Ora, secondo l’osservazione di sant’Agostino (citata da CCC, n° 1847), « Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi ». Sono necessarie per la salvezza eterna la fede e le buone opere. La fede, perché Nostro Signore afferma la necessità di credere alla sua Parola per essere salvati : Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato (Mc 16, 16) ; le opere, perché, al giovane ricco che pone la domanda : Che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna, Gesù risponde : Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti (Mt. 19, 16-17). D’altronde, non chiunque mi dice : “Signore, Signore” entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (Mt 7, 21).

Tuttavia, poiché il ministero di ascolto e di accompagnamento le pesa sempre di più, Anna Maddalena ottiene di esserne esonerata. Dedica allora più tempo a Gesù nell’adorazione del Santissimo Sacramento, per consolare il suo Cuore. Nonostante le apparenze esteriori, la religiosa soffre molto nella sua anima. « Per quanto severo si mostri Dio nei miei riguardi, confida alla sua superiora, non mi stancherò di contare su di Lui. Mi basta sapere che è infinitamente amabile, perché io faccia tutti i miei sforzi per amarlo. È Lui che cerco, e non le sue ricompense… Soffro volentieri, perché Egli lo vuole, e sacrifico con piacere la mia soddisfazione al compimento della sua volontà. »

Nella sua lotta contro il giansenismo, mons. de Belsunce incontra l’opposizione di alcuni sacerdoti, ma anche del parlamento di Aix-en-Provence. Consapevole dei doni che suor Anna Maddalena ha ricevuti da Dio, la superiora le chiede di riprendere il ministero presso coloro che vengono a consultarla. Di fronte all’orgoglio che spinge i giansenisti a elevarsi contro la Chiesa e contro il Papa, l’umile suora insegna a rimanere ciascuno al proprio posto di creatura nelle mani di Dio : « Cerchiamo di essere quello che siamo, e siamolo bene, per far onore al Maestro operaio di cui siamo l’opera… Cerchiamo di essere quello che Dio vuole, a patto che siamo suoi, e non siamo quello che vogliamo contro la sua intenzione. » Colpita dalle disgrazie della Chiesa, la religiosa unisce alla parola preghiera e sacrifici. Grazie a lei, molte persone passano dalla tiepidezza e dall’indifferenza nei confronti degli altri, a una vita in accordo con il Vangelo e l’insegnamento della Chiesa.

Questo Cuore che ha tanto amato

Nel 1716, durante il suo ritiro annuale, suor Anna Maddalena riceve dal Signore una grazia mistica straordinaria che la unisce più intimamente alla Santa Trinità. Una quarantina d’anni prima, Gesù aveva rivelato a un’altra visitandina, santa Margherita Maria Alacoque, quanto desiderasse essere onorato nel suo Cuore, che ha tanto amato gli uomini. Questa devozione, vilipesa dai giansenisti, si era diffusa in molti conventi della Visitazione, tra cui quelli di Marsiglia. Gesù ispira ora a suor Anna Maddalena di proseguire l’opera iniziata a Paray-le-Monial fondando un’associazione dedicata al suo Sacro Cuore e avente come scopo « prima di tutto di ringraziarlo per l’amore e i sentimenti di tenerezza che ha attualmente per noi nell’adorabile Eucaristia, e poi di riparare, per quanto è in nostro potere, le indegnità e gli oltraggi ai quali l’amore l’ha esposto durante tutto il corso della sua vita mortale, e ai quali lo stesso amore lo espone ancora tutti i giorni sui nostri altari. » Il mezzo principale per realizzare questo consiste nell’adorazione del Santissimo Sacramento nel tabernacolo di giorno come di notte. La Madre superiora approva questo progetto e raccomanda alla suora di rivolgersi a mons. de Belsunce, che, non contento di concedere tutte le autorizzazioni necessarie, vuole essere il primo iscritto nella nuova associazione. « L’obiettivo principale che ho considerato, scrive suor Anna Maddalena, è stato di procurare al Sacro Cuore del nostro buon Maestro anime che possano ripagarlo dell’ingratitudine che incontra nella maggior parte dei cuori che gli sono consacrati, alle cui ingiurie è più sensibile… Egli si lamenta attraverso il suo profeta che nessuno viene a consolarlo nel dolore che gli provocano coloro che lo abbandonano, e che nessuno si presenta per affliggersi con lui (cfr. Sal 68, 21). Ma ormai troverà persone che ascolteranno i suoi lamenti e che condivideranno la sua afflizione. » L’approvazione di Roma arriva nell’agosto del 1717, e gli adoratori non tardano a iscriversi numerosi a questa nuova confraternita. Tuttavia, la visitandina desidera ardentemente che il Sacro Cuore sia onorato nella Chiesa universale.

Nel febbraio del 1718, più di sessanta persone riunite nella chiesa dei Cordeliers per l’adorazione eucaristica constatano l’apparizione, sull’Ostia, della figura di Nostro Signore. Questo prodigio dura più di mezz’ora. Dio fa sapere a suor Anna Maddalena che, se la città di Marsiglia non avrà ricorso alla penitenza, Egli dovrà far sentire su di essa il peso del suo braccio (perché, come tutta la Francia dell’epoca, Marsiglia conosce una profonda rilassatezza dei costumi). Nel maggio del 1720, entra nel porto di Marsiglia una nave proveniente dal Levante, che porta la peste. In luglio, l’epidemia inizia le sue devastazioni. Il monastero delle “Grandes Maries” è risparmiato. Ai primi di agosto, viene costituito un cordone sanitario attorno a Marsiglia. In questa città di novantamila abitanti, l’epidemia farà quarantamila vittime, tra cui padre Milley, direttore spirituale di suor Anna Maddalena. Mons. de Belsunce percorre le strade con alcuni sacerdoti per amministrare i sacramenti. « Avendo ricevuto ordine dalla mia superiora, riferisce suor Anna Maddalena, di chiedere a Dio che mi facesse sapere con quale mezzo voleva che si onorasse il suo Sacro Cuore, per ottenere la cessazione del flagello che affligge questa città…, ho capito che chiedeva una festa solenne per onorare il suo Sacro Cuore. »

La prima consacrazione pubblica

I

l vescovo di Marsiglia istituisce quindi questa festa nella sua diocesi, e prevede una cerimonia pubblica per il 1° novembre, al fine di consacrare la città e la diocesi al Sacro Cuore. Quel giorno, il maestrale soffia così forte che sembra impossibile effettuare la processione. Il vescovo, tuttavia, non perde la fiducia. Alle otto, tutte le campane della città suonano insieme. Il vento cessa improvvisamente. Accompagnato dal suo clero, il prelato si avvia alla testa della processione, a piedi nudi e con il capo coperto. La popolazione dimentica la paura del contagio e la piazza dove è eretto un altare è piena di gente. Molti però mormorano : una simile temerarietà è catastrofica e Marsiglia dovrà la propria rovina al suo vescovo. Questi nondimeno esorta a lungo il popolo, e consacra al Cuore di Gesù la città e la diocesi. È la prima consacrazione pubblica al Sacro Cuore nella storia. Il prelato celebra quindi la Messa, e distribuisce egli stesso la Comunione a tutti coloro che si presentano, malati e sani. Non appena terminata la Messa, il maestrale riprende con violenza. Da quel momento, il male diminuisce gradualmente, ma la vita spensierata riprende il suo corso. Nel 1722, dopo che alcune ostie consacrate sono state rubate e profanate, riappare la peste. Nonostante il flagello, mons. de Belsunce ordina di mantenere le processioni della festa del Corpus Domini e del Sacro Cuore. In seguito alle sue richieste, gli scabini (il consiglio comunale) finiscono con l’acconsentire a parteciparvi in corpo. Nel mese di settembre, il male sarà definitivamente cessato.

Ancor oggi, ogni anno, in occasione della festa del Sacro Cuore, viene celebrata la Messa degli scabini nella Basilica del Sacro Cuore di Marsiglia, e viene rinnovata la consacrazione della città e della diocesi al Cuore di Gesù.

Inoltre, Benedetto XVI ricordava, il 25 giugno 2006, che è tradizione consacrare le famiglie al Sacro Cuore, con l’esposizione di una delle sue immagini nelle case. « Le radici di questa devozione affondano nel mistero dell’Incarnazione ; è proprio attraverso il Cuore di Gesù che in modo sublime si è manifestato l’Amore di Dio verso l’umanità. Per questo, l’autentico culto del Sacro Cuore conserva tutta la sua validità e attrae specialmente le anime assetate della misericordia di Dio, che vi trovano la fonte inesauribile da cui attingere l’acqua della Vita, capace di irrigare i deserti dell’anima e di far rifiorire la speranza. »

« La mia occupazione è Dio ! »

Durante il suo ritiro del 1723, suor Anna Maddalena riceve una grazia mistica che la dispone a trascorrere gli ultimi sei anni della sua vita in unione speciale con la Passione di Gesù, in particolare attraverso delle stigmate, che rimangono tuttavia invisibili. Nel 1728, la sua superiore la nomina economa e consigliera. « Si spera che Dio farà dei miracoli, commenta suor Anna Maddalena, e che troverò un po’ di salute, in ciò che dovrebbe naturalmente distruggermi… Ma la mia occupazione interiore è sempre la stessa. Sembra anzi rafforzarsi, nella dispersione indissociabile da un simile incarico… La mia luce, la mia occupazione, la mia vita, è Dio… Lo spirito di Dio mi avverte riguardo a tutti i miei doveri, e me li fa compiere con un grado di perfezione che elimina ogni motivo di timore. » In effetti, nel monastero e al di fuori, si ammirano la precisione, la limpidezza di spirito, unite all’ampiezza di vedute e all’intelligenza della giovane economa, quali che siano le questioni da lei trattate.

Le visitandine del monastero di Castellane, nell’Alta Provenza, trascinate dal loro vescovo nell’errore giansenista, vengono disperse in altre comunità. Molte sono accolte a Marsiglia, e suor Anna Maddalena è incaricata di occuparsi di una di loro. Queste religiose riconosceranno poco per volta il loro errore, e torneranno nella loro casa di origine con un nuovo fervore. Suor Rémuzat non vedrà qui su questa terra la felice conclusione di tale questione perché le sue forze vanno declinando. Si mantiene, tuttavia, in un perfetto abbandono : « Non ho nessun tipo di desiderio, scrive, né per la vita, né per la morte… Non vedo l’ora di veder arrivare il momento della consumazione, ma senza inquietudine, e se fosse necessario languire ancora per cinquant’anni, direi : Amen ! » Tuttavia la sua missione è compiuta : la devozione al Sacro Cuore di Gesù si è notevolmente diffusa. Seguendo l’esempio di Marsiglia, altre diocesi si sono consacrate a questo Cuore misericordioso. « Questa devozione, dichiara suor Anna Maddalena, presto assumerà dimensioni ancora più ampie, ma io non lo vedrò ! » La festa liturgica del Sacro Cuore sarà autorizzata dalla Santa Sede nel 1765.

Verso la fine del mese di gennaio del 1730, suor Anna Maddalena è improvvisamente colta da uno sbocco di sangue che la costringe a letto. Il 14 febbraio, un sacerdote viene a sentire la sua confessione. La notte successiva, lei si sente a morire e viene chiamato il cappellano. Mentre questi presenta il Viatico, lei esclama : « È quindi vero che questo è il felice momento in cui mi sprofonderò nel Sacro Cuore di Gesù ?… Non sono altro che una peccatrice, ma spero che mi farà misericordia. Rallegratevi, mie care sorelle, per la mia felicità ! » Poco dopo, chiede come ultima grazia alla sua superiora che vengano recitate le litanie del Cuore di Gesù, subito dopo la sua morte. Sono le cinque del mattino, il 15 febbraio 1730, quando rende l’anima a Dio. Il suo processo di beatificazione, terminato a Marsiglia nel 2015, prosegue a Roma.

Nel rispondere pienamente alla propria vocazione, suor Anna Maddalena si è fatta eco dell’appello pressante del Cuore di Gesù all’amore, affinché anche noi riconosciamo la sua sovranità nelle nostre vite, nelle nostre famiglie e nelle nostre società, e sia lui ad avere il primato su tutte le cose (Col 1, 18-20).

Dom Antoine Marie osb

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