Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


Scaricare come pdf
[Cette lettre en français]
[This letter in English]
[Dieser Brief auf deutsch]
[Deze brief in het Nederlands]
[Esta carta en español]
21 aprile 2018
sant’Anselmo, vescovo e dottore


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Se le forze del male non cessano, nel volger dei secoli, i loro attacchi contro l’opera del Divin Redentore, Iddio non manca di rispondere alle angosciose suppliche dei suoi figli in pericolo, suscitando anime ricche di doni della natura e della grazia, che siano per i loro fratelli di conforto e di aiuto », dichiarava il venerabile Pio XII, in occasione della canonizzazione di Pietro Chanel, il 12 giugno 1954. Questo missionario ha avuto « l’onore di essere il primo a versare il sangue per la fede in Oceania. Aveva appena compiuto il sacrificio della sua vita nell’isola di Futuna, fino allora indocile alla grazia, che immantinente si levò una messe ricca al di là di ogni previsione. »

Pierre nasce il 12 luglio 1803, nella frazione di Cuet, nel comune di Montrevel, oggi nella diocesi di Belley-Ars. È il quinto degli otto figli di Claude-François Chanel e di Marie-Anne Sibellas. Quest’ultima insegna ai figli l’amore di Dio e della Santa Vergine, il timore dell’inferno e il desiderio del cielo. Raccomanda loro di fuggire il peccato che offende Dio. Nel 1812, don Trompier, parroco di Cras, propone a Pietro di unirsi a un gruppo di ragazzi che studiano da lui in vista del sacerdozio. Nel 1819, Pietro prosegue i suoi studi al seminario minore di Meximieux ; vi avverte la prima chiamata a partire nelle missioni d’oltremare. Studia filosofia a Belley, prima di entrare nel seminario maggiore di Brou, nel 1824.

Il 15 luglio 1827, Pietro viene ordinato prete da mons. Devie, primo vescovo di Belley. La diocesi di Belley (nel dipartimento dell’Ain) era stata distaccata nel 1822 dalla diocesi di Lione di cui faceva parte. Padre Chanel, nominato vice parroco ad Ambérieux, conquista subito la stima dei parrocchiani. I penitenti accorrono al suo confessionale. Egli attira soprattutto i bambini e i giovani con la sua bontà e la sua dolcezza. Sceglie come motto : « Amare Maria e farla amare. » Inaugura quindi nella parrocchia la devozione del mese di Maria che non si praticava prima di allora. Zelante per la gloria di Dio e la salvezza delle anime, non risparmia la propria salute, che finisce con il risentirne. Lungi dal cercare un po’ di riposo, pensa sempre di più alle missioni d’oltremare e si confida in proposito con mons. Devie. Non potendo inviarlo in una missione lontana, il vescovo lo nomina, nel 1828, parroco di Crozet, all’estremo limite della diocesi, nei pressi di Ginevra. Questa nomina non va a genio ai genitori di Pietro, che se ne lamentano con il vicario generale. Il giovane prete si reca da loro per confortarli e opporsi a qualsiasi richiesta di cambiamento. « Quanto più mi avvicinassi ai miei genitori, confesserà, tanto più mi allontanerei dal buon Dio. » Padre Chanel trova la sua nuova parrocchia in uno stato deplorevole. Nelle domeniche e nei giorni festivi, la chiesa è quasi vuota, alcuni addirittura lavorano come negli altri giorni. I bambini, oziosi e abbandonati a se stessi, non pensano che a divertirsi e imparano il male. Il sacerdote si reca in pellegrinaggio ad Annecy, sulla tomba di san Francesco di Sales che, un tempo, aveva visitato la sua parrocchia ; si affida alla Santa Vergine, e fa pregare le comunità religiose per ottenere la conversione del suo gregge.

Con la sua bontà e la sua dolcezza

Attento a visitare tutte le famiglie, i poveri e soprattutto i malati, Pietro dedica ai bambini l’attenzione più delicata. Sa attirarli così bene per istruirli, che non vogliono più lasciarlo. Dopo aver gettato le fondamenta di un’educazione cristiana, padre Chanel affronta i disordini più scandalosi della sua parrocchia, ispirandosi a queste parole della Sacra Scrittura : La sapienza si estende da un confine all’altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa (Sap 8, 1). S’impone quindi rigorosamente di non proferire nessun biasimo, nessuna lamentela nei confronti dei suoi parrocchiani. Ne parla solo con i sentimenti del migliore dei padri, e ci si convince a ragione che egli ama tutti. Un prete originario di Crozet scriverà : « Fu soprattutto con la sua bontà e la sua dolcezza che egli riformò la parrocchia dal punto di vista morale e religioso. La sua vita pastorale è una manifestazione della mansuetudine e della carità del Salvatore. Era così buono che aveva la chiave di tutti i cuori… Quale bene questa carità dolce e attiva non ha operato nella parrocchia ! L’ha completamente rinnovata. »

Agli occhi di Pietro, l’ignoranza è la grande nemica della religione. Più volte alla settimana, fa il catechismo ai bambini ; ogni domenica, sale sul pulpito, alla Messa e dopo i Vespri, per istruire i suoi parrocchiani. Il più delle volte, parla dell’importanza della salvezza eterna, della preghiera, della giustizia e della misericordia di Dio, della devozione alla Santa Vergine, del rispetto umano (vale a dire il timore di lasciar vedere che si è cristiani). Non sentendosi in grado, da solo, di rinnovare profondamente la sua parrocchia, le procura il beneficio di una missione parrocchiale predicata da confratelli zelanti. Il successo sperato non si fa attendere.

« Venite a istruirci ! »

Tuttavia, il desiderio delle missioni lontane non abbandona il suo cuore. Dice un giorno ad alcuni amici : « Vedo dei poveri idolatri che non hanno la gioia di conoscere il vero Dio. Mi sembra che mi tendano le braccia e mi dicano : “Venite, venite in nostro soccorso ; venite a istruirci sulla vostra santa religione, che porta alla felicità eterna !” » Se questa chiamata viene da Dio, Pietro ne deduce che deve, per rispondervi, sviluppare il suo spirito di sacrificio e di obbedienza. Sente allora nascere in lui un’attrazione per la vita religiosa. La Società di Maria, che è nata, nel 1816, a Lione, ai piedi di Notre-Dame de Fourvière, lo attira in modo particolare. Nel 1831, incontra il fondatore, padre Jean-Claude Colin (1790-1875), allora superiore del seminario minore di Belley. Avendo mons. Devie dato la sua autorizzazione, Pietro si prepara in segreto a entrare a far parte della Società di Maria. Alla fine di agosto, rivolge per l’ultima volta qualche parola di edificazione ai suoi fedeli, dopo i vespri, poi consacra la sua parrocchia a Maria. Entra allora tra i Maristi.

Nominato professore al seminario minore di Belley, viene incaricato, fin dall’inizio dell’anno scolastico successivo, della direzione spirituale della casa. È soprattutto nel confessionale che egli si concilia la stima e l’affetto sia degli studenti che dei professori, che lo prendono come guida spirituale. Esulta di gioia quando vede il bene che viene operato. « Ha appena avuto luogo un ritiro, scrive nel dicembre del 1832. Ha prodotto ottimi frutti… Aver visto la nostra comunità all’inizio dell’anno scolastico e vederla ora è vedere, per così dire, il giorno e la notte. Non la si riconosce. I nostri bambini sono laboriosi, docili ed entusiasti. Vi assicuro che, per parte mia, ne ho pianto di gioia. » Alla fine del mese di agosto del 1833, accompagna padre Colin a Roma per sottoporre alla Santa Sede le costituzioni della Società di Maria. Queste vengono approvate il 29 aprile 1836 da papa Gregorio XVI. Padre Colin verrà allora eletto superiore generale e i Padri Maristi pronunceranno i tre voti religiosi di povertà, castità e obbedienza.

Al suo ritorno da Roma, padre Colin, preso dal governo della Società che si sviluppa, affida a padre Chanel la direzione del seminario minore. Pietro, che temeva questo incarico, vi si dedica senza riserve. Si arriva al punto di soprannominarlo il “buon pastore”. Disponibile per tutti, è costantemente disturbato ; ma il suo volto sempre sorridente non lascia trasparire alcuna traccia di stanchezza o di noia. « Più di una volta, racconta un testimone, quando era sfinito in seguito alle opere del sacro ministero, l’ho trovato seduto nella sua stanza, che non voleva nessun aiuto, ma si accontentava di pregare in silenzio, gli occhi fissi su un crocifisso. »

Elemosina di preghiere

Nel maggio 1836, la Santa Sede affida alla Società di Maria le missioni dell’Oceania occidentale. Pietro viene designato per partire ; è al colmo della felicità. « Non vediamo l’ora di salire a bordo della nave che deve trasportarci in Polinesia. È impossibile che, in una traversata così lunga, non corriamo gravissimi pericoli. Non ne ho la benché minima paura ; ho già offerto in sacrificio la mia vita. Una sola cosa mi spaventa : essere così indegno della vocazione apostolica. Ho un bisogno talmente grande dell’aiuto di Dio e della Santa Vergine, che elemosino ovunque preghiere. »

La vigilia di Natale di quello stesso anno, il vicario apostolico dell’Oceania occidentale, mons. Pompallier, cinque Padri Maristi, tra cui Pietro Chanel, e tre Fratelli catechisti, s’imbarcano a Le Havre per raggiungere il Cile. Da Valparaiso, navigano fino alle isole Gambier. Lì, grazie allo zelo dei Padri della Congregazione del Sacro Cuore di Picpus, la fede si è sviluppata in modo eccezionale. Un gran numero di cristiani partecipa alla Messa celebrata da mons. Pompallier. Durante l’incontro con il re, la riva è coperta di Christian in ginocchio. I missionari hanno difficoltà ad aprirsi un varco, perché tutti vogliono baciare la mano del vescovo e dei Padri. Alzando gli occhi al cielo, padre Chanel dice : « O Maria, suscita questo prodigio negli arcipelaghi che ci sono toccati in sorte ! Ne va della gloria del tuo divin Figlio, del tuo onore e della salvezza delle anime. » Dopo aver ripreso la via del mare, i missionari sbarcano, il 1°novembre 1837 sull’isola di Wallis. Padre Pierre Bataillon e un Fratello vi si stabiliscono per fondare la prima missione dell’Oceania occidentale. L’11 novembre, padre Chanel e fratel Marie Nizier fondano la seconda missione sull’isola di Futuna. Quanto a mons. Pompallier, prosegue il suo viaggio, con gli altri missionari, fino in Nuova Zelanda.

La missione di padre Chanel comprende due isole separate da un piccolo braccio di mare. Futuna, la più grande, si estende per 46 km2. Nel 1837, la sua popolazione non supera le mille anime, divise in due regni, quasi continuamente in guerra. Gli abitanti di Futuna credono nell’esistenza di dèi, tutti geni malefici, a cui attribuiscono le malattie, i flagelli e soprattutto la morte. La loro credulità superstiziosa li costringe a portare offerte alle case di questi dèi, per placarli. Abituati a considerare la divinità come causa unica dei loro mali, la onorano non per affetto, ma per timore. Essi credono nell’immortalità dell’anima, che deve essere, secondo le sue opere, punita o ricompensata eternamente nell’aldilà.

Verità fondamentali

In fondo alla coscienza umana sono inscritte un certo numero di verità naturali riguardanti la nozione del bene e del male, l’immortalità dell’anima, la morte e la retribuzione che la segue, Dio ; queste nozioni, molto spesso mescolate ad errori, hanno bisogno di essere purificate dalla Rivelazione. Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che « l’uomo ha bisogno di essere illuminato dalla rivelazione di Dio, non solamente su ciò che supera la sua comprensione, ma anche sulle verità religiose e morali che, di per sé, non sono inaccessibili alla ragione, affinché nella presente condizione del genere umano possano essere conosciute da tutti senza difficoltà, con ferma certezza e senza mescolanza d’errore » (CCC 38), per esempio i precetti del decalogo. Il Catechismo spiega anche che « la morte pone fine alla vita dell’uomo come tempo aperto all’accoglienza o al rifiuto della grazia divina apparsa in Cristo. Il Nuovo Testamento parla del giudizio principalmente nella prospettiva dell’incontro finale con Cristo alla sua seconda venuta, ma afferma anche, a più riprese, l’immediata retribuzione che, dopo la morte, sarà data a ciascuno in rapporto alle sue opere e alla sua fede… Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre » (CCC 1021 e 1022). Nella sua Regola, san Benedetto ci esorta così : « Cingiamo dunque i nostri fianchi con la fede e con la pratica delle buone opere ; sotto la guida del Vangelo, avanziamo nelle vie del Signore, in modo da meritare la visione di Colui che ci ha chiamati nel suo regno. Se vogliamo trovare dimora in questo regno, ricordiamoci che vi si giunge solo se vi si corre operando il bene » (Prologo).

Niukili, re del partito dei Vincitori, accoglie i missionari e permette loro di stabilirsi presso di lui, nella speranza di trarne qualche beneficio temporale. Padre Chanel inizia con il consacrare alla Madonna il suo nuovo campo di apostolato. All’inizio, celebra la Messa di nascosto. La sua prima cura è quella di visitare le famiglie, di studiare la lingua e i costumi del paese, allo scopo di essere presto in grado di evangelizzarlo. Per Natale, invita Niukili e dei parenti a partecipare alla Messa di mezzanotte nella sua povera cappella, decorata e illuminata nel miglior modo possibile. Il re e i partecipanti sono meravigliati. Nei giorni seguenti, arrivano persone da diverse parti dell’isola per vedere il Padre celebrare la messa. Pur non comprendendo nulla della liturgia che si svolge davanti a loro, gli indigeni osservano un profondo silenzio. Tra gli oggetti del culto, il crocifisso è quello che li colpisce più di ogni altra cosa. Nelle visite del Padre attraverso l’isola, la vista del crocifisso suscita sempre delle domande. Il missionario ne approfitta per annunciare il Vangelo. Egli spiega, basandosi su san Paolo, che consegnando suo Figlio per i nostri peccati, Dio manifesta il suo disegno di amore benevolo su di noi : Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Rm 5, 8-9).

« Egli… si offrì volontariamente… Nella meditazione di tutte le sue pene amarissime ciò rappresenta senza dubbio il mezzo più potente per commuovere l’animo. Infatti, se uno sopportasse per causa nostra dolori, non già deliberatamente affrontati, ma inevitabili, potremmo scorgere in questo un mediocre beneficio. Ma se costui, semplicemente per amor nostro, soggiacesse con prontezza a una morte, cui poteva agevolmente sottrarsi, allora il beneficio ci parrebbe così grande, che nessuna gratitudine o riconoscenza sarebbe sufficiente. Donde è agevole argomentare l’infinita ed eccellente carità di Gesù Cristo, il suo merito sconfinato e divino presso di noi. » (Catechismo del Concilio di Trento, parte I, cap. 4, n. 59).

« I nostri dèi ci mangerebbero ! »

Nel gennaio 1838, i dissensi che esistevano in precedenza tra i due partiti dell’isola si ravvivano e generano uno stato di guerra che dura diverse settimane. Senza indugio, il Padre va a trovare i due capi e, per il tramite di un inglese che vive sull’isola, cerca di riconciliarli. Più in generale, non tralascia nessuna opportunità per invitare i futuniani a convertirsi a Colui che è la Pace, ma essi rimangono molto legati alle loro false divinità. I rari battesimi che egli può amministrare sono quelli di adulti e bambini in pericolo di morte : « Ben pochi rifiutano il Battesimo quando si trovano in pericolo di morte », dichiara. Gli indigeni notano che il missionario non perde mai la sua allegria. Sono commossi dalla sua carità, sempre pronta a rendere loro servizio ; egli non li scoraggia mai, nonostante la loro durezza, ingratitudine, grossolanità, insolenza e gli altri loro vizi. Tutti sono concordi nel dire che è di una bontà, di una dolcezza e di una modestia incomparabili. A poco a poco, il Padre conquista la fiducia di alcuni giovani e li convince della falsità delle loro credenze superstiziose. Tuttavia, il timore dei loro dèi e del re li trattiene : « Se noi ci facessimo cristiani, dicono, i nostri cattivi dèi ci mangerebbero per la collera. » Il poco successo incontrato dallo zelo del missionario è la più grande delle sue prove ; egli la offre al suo divino Maestro, per la salvezza delle anime a lui affidate.

Il 2 febbraio 1839, un ciclone distrugge quasi tutte le abitazioni e le piantagioni dell’isola ; dopo questo disastro, la popolazione è minacciata dalla carestia. Nel mese di agosto, con grande dolore di padre Chanel, una battaglia accanita tra i due partiti dell’isola fa una quarantina morti e molti feriti. Il missionario cerca allora in particolare di indurre Niukili a convertirsi, ma percepisce la forza dei legami che lo trattengono. Infatti, per consolidare la propria autorità, il re ha sempre fatto credere che la principale divinità dell’isola risiedesse in lui. Gli costerebbe molto vincere il suo amor proprio e confessare i suoi inganni. Allo stesso modo, i capi temono di veder scomparire la propria autorità e il beneficio dei doni offerti dal popolo per propiziarsi il favore degli dèi. Di conseguenza Niukili e gli anziani prendono in avversione la religione cristiana. Per scoraggiare i missionari, sopprimono loro ogni fornitura di viveri e incoraggiano addirittura il furto della frutta e della verdura che essi coltivano.

« Benissimo ! »

Nel maggio 1840, padre Chanel accoglie con grande gioia padre Chevron, confratello inviato per assisterlo. L’orizzonte sembra schiarirsi un po’ : alcuni giovani si preparano al Battesimo. Ma a partire da novembre, padre Chevron deve recarsi sull’isola di Wallis per aiutare padre Bataillon a istruire i suoi millequattrocento catecumeni. « Lasciavo padre Chanel, scriverà, in piena persecuzione. Un unico pensiero mi consolava, che sacrificavo la corona del martirio all’obbedienza, sacrificio di maggior valore per un missionario. » Ben presto, il figlio stesso del re, Meitala, toccato dalla grazia, si unisce segretamente ai catecumeni. La notizia della conversione del figlio finisce per giungere fino al re. In preda alla collera, Niukili va da lui e gli ingiunge, con preghiere e minacce, di rinunciare alla nuova religione. Di fronte al rifiuto di Meitala, il re e il suo consiglio decidono la morte di padre Chanel. Musumusu, uno dei capi accanitamente contrari ai cristiani, viene incaricato di dare una buona lezione ai catecumeni e poi di eliminare i missionari. Il 28 aprile 1841, allo spuntar del giorno, un’orda selvaggia, sotto la sua guida, sorprende i catecumeni nel sonno, li maltratta e li picchia a sangue. Una volta appagato il proprio odio, gli aggressori corrono alla casa dei missionari. Trovano padre Chanel all’esterno della capanna, solo, perché fratel Nizier è assente. Musumusu lo abborda a tradimento, poi lo trascina all’interno, dove due uomini stanno già saccheggiando gli averi dei missionari. Il Padre viene assalito violentemente a colpi di clava ; abbattuto, cade seduto, con la schiena appoggiata alla parete di bambù. Non un lamento, non un gemito gli escono dalla bocca. Considerando il martirio come una grazia, pronuncia queste sole parole : « Benissimo » ; e prega, mentre i selvaggi rubano tutto quello che trovano. Musumusu, vedendo che i suoi uomini non pensano che a fuggire con il loro bottino, finisce egli stesso il Padre assestandogli un colpo di accetta sul cranio. Non appena il martire ha reso l’anima a Dio, il cielo si oscura e si sente una forte detonazione ; poi le tenebre si dileguano rapidamente. Questo prodigio getta gli assassini e gli abitanti nello spavento.

In previsione del suo martirio, padre Chanel aveva avvertito i catecumeni « che la religione non sarebbe morta e che dopo di lui sarebbero venuti altri sacerdoti a continuare il suo lavoro ». Poco dopo l’assassinio del missionario, il re, suo fratello e alcuni altri muoiono di una morte così orribile che tutti la considerano come una punizione inflitta da Dio. I catecumeni escono allora dalla clandestinità e testimoniano apertamente la religione davanti ai loro compatrioti. Meitala si distingue tra tutti per il suo attaccamento alla fede e per il suo zelo nel farla conoscere. Avviene un grande cambiamento negli spiriti, al punto che un anno dopo, nel maggio 1842, mons. Pompallier, venendo a insediare nuovi missionari, trova quasi tutta l’isola convertita come da sola. In realtà, padre Chanel ha ottenuto in sovrabbondanza con il suo sangue e la sua morte quello che le sue opere e le sue sofferenze non erano state in grado di realizzare. Musumusu e la maggior parte degli assassini di padre Chanel manifesteranno un grande pentimento e riceveranno il Battesimo nel 1843, confermando ancora una volta la verità delle parole di Tertulliano (teologo, † 220) : « Il sangue dei martiri è seme di cristiani. »

Che la Beata Vergine Maria, che ha guidato san Pietro Chanel nella sua opera missionaria, ci aiuti a operare per la salvezza delle anime, mentre pratichiamo quotidianamente le virtù di bontà e di mitezza che il Signore ci ha trasmesse in eredità.

Dom Antoine Marie osb

Per pubblicare la lettera dell’Abbazia San Giuseppe di Clairval su una rivista, giornale, ecc., o per inserirla su un sito internet o una home page, è necessaria un’autorizzazione. Questa deve essere richiesta a noi per E-Mail o attraverso https://www.clairval.com.

Indice delle lettere  - Pagina di accoglienza

Webmaster © 1996-2020 Traditions Monastiques