Lettera

Blason   Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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27 febbraio 2019
san Gabriele dell’Addolorata, religioso


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«In questo XIX secolo, in cui la divisione è in tante cose, e così frequente anche nelle famiglie, la nostra missione è quella di unire… Unire fortemente le anime con il vincolo di una vera devozione al Sacro Cuore di Gesù. » Queste parole, sgorgate dal cuore della beata Luisa Teresa de Montaignac, caratterizzano lo spirito della fondatrice delle Oblate del Cuore di Gesù. « Figlia della Chiesa e donna nella Chiesa, diceva san Giovanni Paolo II, Luisa Teresa vuole “servire il Signore, servire la Chiesa, ciò che è tutt’uno”. Animata da un ardente desiderio apostolico e sostenuta da una viva devozione al Cuore di Gesù, ella si mette all’opera in stretto legame con il suo vescovo, con i preti della sua parrocchia, con i fedeli laici. Fonda le Oblate che, con la loro unione tra loro, sono chiamate ad essere dei fermenti di unità » (Omelia per la beatificazione, 4 novembre 1990).

Nata a Le Havre il 14 maggio 1820, Louise-Thérèse appartiene a una famiglia profondamente cristiana, che le trasmette la sua fede come un’eredità da valorizzare. Viene battezzata il giorno dopo. In seguito, esprimerà la sua felicità di essere figlia di Dio e celebrerà come una grande festa l’anniversario del suo Battesimo.

La vita eterna

Papa Francesco ricordava, l’8 gennaio 2014, che il Battesimo « non è una formalità ! È un atto che tocca in profondità la nostra esistenza… Noi, con il Battesimo, veniamo immersi in quella sorgente inesauribile di vita che è la morte di Gesù, il più grande atto d’amore di tutta la storia ; e grazie a questo amore possiamo vivere una vita nuova, non più in balìa del male, del peccato e della morte, ma nella comunione con Dio e con i fratelli… Conoscere la data del nostro Battesimo è conoscere una data felice. Il rischio di non saperla è di perdere la memoria di quello che il Signore ha fatto in noi, la memoria del dono che abbiamo ricevuto. Allora finiamo per considerarlo solo come un evento che è avvenuto nel passato,… per cui non ha più nessuna incidenza sul presente. Dobbiamo risvegliare la memoria del nostro Battesimo. Siamo chiamati a vivere il nostro Battesimo ogni giorno, come realtà attuale nella nostra esistenza ». Nella forma classica del rito di questo sacramento, faceva notare papa Benedetto XVI, « il sacerdote chiedeva innanzitutto quale nome i genitori avevano scelto per il bambino, e continuava poi con la domanda : « Che cosa chiedi alla Chiesa ? » Risposta : « La fede ». « E che cosa ti dona la fede ? » « La vita eterna ». Stando a questo dialogo, i genitori cercavano per il bambino l’accesso alla fede, la comunione con i credenti, perché vedevano nella fede la chiave per “la vita eterna”. Di fatto, oggi come ieri, di questo si tratta nel Battesimo, quando si diventa cristiani : non soltanto di un atto di socializzazione entro la comunità, non semplicemente di accoglienza nella Chiesa. I genitori si aspettano di più per il battezzando : si aspettano che la fede… gli doni la vita – la vita eterna. » (Enciclica Spe salvi, 30 novembre 2007, n. 10).

Dai suoi genitori, Raymond de Montaignac de Chauvance, esattore delle imposte, e Anne de Raffin, Luisa Teresa riceve l’esempio di una vita aperta a tutti. Stretti legami la uniscono alla sorella maggiore, Anna, e ai suoi quattro fratelli, che lei fa di tutto per rendere felici. Da bambina, Luisa è vivace, spontanea, sempre in movimento : « Ero fatta per amare, per cui mi attaccavo perdutamente a tutto ciò che era buono o infelice. » Il suo carattere impulsivo le gioca degli scherzi : accumula sbadataggini e sciocchezze, ma la sua fiducia disarma ogni severità. La piccola ama pregare. Un giorno, dopo averla a lungo cercata, la scoprono rannicchiata in un armadio. « Facevo le mie preghiere », dice ; e poiché le viene chiesto il motivo di questo strano comportamento, spiega : « È per non far torto al Buon Dio. »

Nel 1827, Luisa è in collegio, prima a Châteauroux nel monastero delle Fedeli Compagne di Gesù, poi, nei due anni successivi, a Parigi, nel convento “Les Oiseaux”, tenuto dalle religiose della Congregazione di Nostra Signora. La vita di collegio non fa molto per lei. Del suo primo soggiorno, le rimane la paura delle punizioni ; riceve però una grazia a Natale : scopre, contemplando il presepio, il commovente mistero di un Dio-bambino, povero e sofferente, si lascia afferrare da Lui e comincia ad amarlo. A “Les Oiseaux”, è « così sbadata che è sempre in penitenza e in lacrime ». In classe, « acconsente a studiare solo perché le sue compagne sono più avanti di lei ». In cappella, compie sforzi meritori per raccogliersi, ma le sue buone risoluzioni rimangono effimere. Luisa conserverà tuttavia di questi anni il ricordo dei giorni felici in cui il suo cuore si apriva a Dio attraverso le sue confessioni di bambina, le sue confidenze alla Madre Superiora “Mamma Sophie” e le sue prime amicizie. Ma, bisogna riconoscerlo, i suoi studi non progrediscono molto. È necessario un cambiamento ; i suoi genitori la affidano alla zia, la signora de Raffin, che è anche sua madrina. L’affetto che unisce la giovane donna e la sua figlioccia si trasformerà nel corso degli anni in una profonda intimità. Per quindici anni, Luisa vive nella famiglia dei Raffin, a volte a Nevers, a volte in campagna, senza perdere il legame con i suoi. « Fu, dirà, una delle più grandi grazie della mia vita. »

Una ragazzina “canna”

La sua prima Comunione ha luogo il 6 giugno 1833. « La ragazzina, la più canna che ci sia » (cioè fragile), dirà lei, cambia e diventa un’adolescente seria : « A partire dalla mia prima Comunione, sono sempre rimasta sotto l’azione divina ». L’Eucaristia diventa il centro della sua vita. La signora de Raffin è una donna dalla fede temprata, ma più energica che tenera. Alla sua scuola, Luisa impara a controllare la propria foga naturale senza distruggerne il dinamismo. Riceve un’educazione solida, coltiva i suoi doni artistici, s’inizia al ruolo di padrona di casa. Sotto la direzione di padre Gaume (1802-1879), direttore del seminario minore, poi vicario generale della diocesi di Nevers, beneficia inoltre di una formazione spirituale e dottrinale. Luisa s’impregna dei Vangeli, dei Salmi, legge i Padri della Chiesa e Santa Teresa d’Avila, che diventa la sua santa protettrice principale. Nel 1837, tornando al convento “Les Oiseaux”, ritrova lo slancio di fede che è l’impronta caratteristica di questa casa, centro da cui si irradia la devozione al Cuore di Gesù. Viene accolta tra le Figlie di Maria. La Santissima Vergine, alla quale « confidava sempre passo passo le sue pene » quando era bambina, sarà per lei da ora in poi « una maestra di tutti gli istanti ».

Nella notte di Natale del 1836, Luisa Teresa esce dalla Messa di mezzanotte con la sua amica Camille de Berthier. Questa mormora il versetto dell’Apocalisse : I vergini seguono l’Agnello dovunque vada (Ap 14, 4). Luisa è sconvolta… Seguire Gesù dovunque Egli va !… Da quel momento, la bianca luce dell’Agnello illumina i suoi passi, tracciando la via radiosa in cui lei aspira a seguirlo. Il 21 novembre 1838, padre Gaume la autorizza a pronunciare il voto di verginità. Quattro anni dopo, all’età di ventidue anni, Luisa Teresa è immobilizzata per dieci mesi a causa di una malattia alle ossa : prima prova di salute durante la quale si unisce più intimamente a Dio. La signora de Raffin la sostiene, la aiuta a vivere questo tempo di sofferenza, a riconoscere che in ogni cosa « la volontà di Dio è solo amore ». In seguito a questa malattia, le rivolge questa domanda improvvisa : « Se Nostro Signore ti dicesse : “Vuoi essere attaccata alla Croce con me fino alla morte ?”, accetteresti ? – Sì, risponde lei, con tutto il mio cuore ! » Vivrà pienamente questa « follia dell’amore che non calcola, che non ragiona, che corre instancabile al seguito del Salvatore”.

Sorgente benefica

All’indomani della rivoluzione, in un mondo contaminato dallo scetticismo, la fede di molti vacilla. Come reazione, dei cristiani ferventi si consacrano a Dio con un voto al Sacro Cuore. La formula di questo voto, redatta da padre Roothaan, generale dei gesuiti, si diffonde in Francia. Da questa sorgente scaturisce un vero e proprio rinnovamento spirituale. La signora de Raffin ne ha ricevuto comunicazione da padre Ronsin, direttore spirituale presso il convento “Les Oiseaux” e, nel 1841, ha pronunciato questa consacrazione. L’8 settembre 1843, Luisa Teresa si consacra a sua volta. Questo voto è una risposta d’amore all’amore primo di Dio rivelato dal Cuore di Gesù, una risposta che impegna tutta la persona al servizio del disegno del Padre. È già l’Oblazione che faranno le future oblate. Quarant’anni dopo, Luisa Teresa non riusciva a richiamare senza una profonda emozione il ricordo di quel giorno benedetto : « Il voto al Sacro Cuore ha plasmato la mia vita ; è stato per me la fonte di tutte le grazie, di tutte le gioie. » Per ravvivare la fede, la signora de Raffin concepisce un vasto piano di unione delle donne cristiane mediante la devozione al Cuore di Gesù : « Dei piccoli carboni sparsi, dice, non possono produrre né fiamma, né calore : riuniti, possono accendere un grande fuoco capace di illuminare e riscaldare il mondo. » Dapprima associata al progetto, Luisa Teresa ne diventa l’erede alla morte della zia nel 1845. Ne ricorda l’intuizione alla luce del Vangelo : Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso (Lc 12, 49) ! Sognava di entrare nel Carmelo, ma vi rinuncia su consiglio di padre Gaume : « La vostra vocazione, le dice, è portare il Carmelo in mezzo al mondo. »

La rivoluzione del 1848 sconvolge la Francia. Il signor de Montaignac rassegna le sue dimissioni da esattore delle imposte. La famiglia lascia Parigi e si stabilisce a Montluçon, nel Borbonese, dove si trovano le sue vere radici. Luisa Teresa si chiede come risvegliare la fede in questa città in piena espansione ma molto segnata dall’indifferenza religiosa. Ogni giorno, trascorre due ore in preghiera nella chiesa parrocchiale deserta. Solidi gruppi cristiani operano a Montluçon sotto la guida di un sacerdote dal cuore ardente, padre Guilhomet. Luisa Teresa vi si associa e accetta di animare la congregazione delle Figlie di di Maria. Fonda l’orfanatrofio del Sacro Cuore e ingaggia delle amiche per insegnare il catechismo ai più derelitti. Testimone dell’abbandono delle chiese rurali, istituisce l’Opera delle chiese povere, contribuisce a diffondere l’adorazione riparatrice della Santa Eucaristia, organizza ritiri e cerca di sviluppare il progetto della zia : l’associazione delle donne cristiane. Grazie al sostegno del suo vescovo, mons. de Dreux-Brézé, e del suo parroco, queste opere si estendono fin dal 1854 nella diocesi di Moulins e oltre. In quel periodo, tuttavia, la malattia alle ossa delle gambe di cui soffre Luisa Teresa recidiva : la sofferenza diventa, per oltre trent’anni, la sua « compagna inseparabile ». Invalida, si sposta solo più con delle stampelle o trasportata in una piccola vettura. Avrà bisogno di tutta l’energia dell’amore per rimanere instancabilmente donata agli altri e compiere l’attività traboccante che caratterizza la sua vita.

Il primo dei direttori

Nel 1859, la signorina de Montaignac incontra padre Gautrelet, gesuita, fondatore nel 1844 dell’Apostolato della Preghiera : vedendo l’impazienza dei suoi seminaristi di entrare nella vita missionaria, questo sacerdote aveva detto loro : « Siate apostoli fin d’ora, apostoli della preghiera ! Offrite quello che fate ogni giorno in unione con il Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo, e per ciò che Egli desidera : l’espansione del Regno di Dio per la salvezza delle anime. » Sacerdote di grande esperienza, padre Gautrelet sarà, per più di venticinque anni, il consigliere di Luisa Teresa. Con umiltà, egli del resto riconosce : « Ho una grande fiducia nella direzione dello Spirito Santo, il primo di tutti i direttori ! » Nello stesso anno, mette la sua figlia spirituale in contatto con il suo confratello padre Ramière, che ha appena assunto la direzione dell’Apostolato della Preghiera. Ardente apostolo del Sacro Cuore, padre Ramière lancia Luisa Teresa a vele spiegate in questo movimento. Luisa Teresa vede nella spiritualità di quest’ultimo il « mezzo più universale di santificazione delle anime » e trova nella sua organizzazione « un mezzo eccellente per penetrare la società ».

Parlando delle persone amiche di Gesù, Marta e Maria, papa Francesco ricordava la necessità della preghiera : « Marta imparò che il lavoro dell’ospitalità, pur importante, non è tutto, ma che ascoltare il Signore, come faceva Maria, era la cosa veramente essenziale, la parte migliore del tempo… Abbiamo in casa il Vangelo ? Lo apriamo qualche volta per leggerlo assieme ? Lo meditiamo recitando il Rosario ? Il Vangelo letto e meditato in famiglia è come un pane buono che nutre il cuore di tutti. E alla mattina e alla sera, e quando ci mettiamo a tavola, impariamo a dire assieme una preghiera, con molta semplicità : è Gesù che viene tra noi, come andava nella famiglia di Marta, Maria e Lazzaro » (26 agosto 2015).

All’inizio degli anni 1860, Luisa Teresa lancia la costruzione, nel cuore di Montluçon, di una bella cappella per « ricordare costantemente l’amore del Cuore di Gesù ». Benedetta il 31 maggio 1864, essa diventerà la cappella della casa madre dell’Associazione delle donne cristiane. In quello stesso anno, viene fatto un tentativo per unire questa opera ai Missionari del Sacro Cuore di Issoudun. Ma, nel 1874, l’Associazione se ne separa e diventa la Pia Unione delle Oblate del Cuore di Gesù, sotto una regola propria approvata dal vescovo di Moulins. Questi anni sono fecondi : le donne cristiane consacrate con voto al Cuore di Gesù sono sempre più numerose. Nel dicembre 1875, Luisa Teresa viene nominata segretaria generale dell’Apostolato della Preghiera. La sua corrispondenza – si conservano circa 1800 lettere – testimonia la qualità delle sue relazioni. Molto umana, entra, con il suo innato senso pratico, nei minimi dettagli della vita materiale, dell’organizzazione delle case, della salute e, in modo del tutto naturale, con tatto e discrezione, diventa una guida spirituale che insegna a vivere alla luce della fede. Solide amicizie, nate da questi scambi, costellano la sua vita : « Santa Teresa d’Avila, dice, ha molto amato i suoi amici e questo mi ha sempre incoraggiata ad amare intensamente i miei. »

In due modi diversi

A Montluçon, una piccola équipe circonda Luisa Teresa. Queste prime compagne conducono in comune una vita di preghiera e di accoglienza, perché si riceve molto. La cappella è un centro di ritiri, di incontri spirituali. Inizia così a prendere forma una prima comunità. Ben presto, viene fondata una Casa a Paray-le-Monial, poi un’altra a Parigi. All’inizio degli anni 1880, emerge il futuro volto dell’istituto : l’Oblazione viene proposta a donne destinate a servire Dio e il prossimo in due modi diversi. Le une, sposate o no, rimangono nel loro ambiente di vita, armonizzando i loro obblighi familiari e forme di apostolato molto varie. Esse formano delle “Riunioni”, nel vero senso del termine : ri-unire, cioè ritrovarsi in gruppo, regolarmente, per pregare insieme e praticare la carità fraterna ; sono le oblate secolari. Le altre, secondo l’intuizione di Luisa Teresa, fanno voti di religione, povertà, castità, obbedienza : queste oblate professe vivono in comunità nelle Case, che costituiscono altrettanti centri di preghiera, destinati principalmente ad aiutare le oblate secolari a ritemprare lo spirito. Ognuna delle Case si occupa di una o più opere.

Il 17 maggio 1880, Luisa Teresa viene eletta superiora generale. Il suo ruolo è assicurare « l’unità nello spirito e nelle tendenze, la libertà nelle opere e nell’azione, sia collettiva che individuale ». Il capitolo delle oblate definisce la missione dell’istituto : « Unire fortemente le anime con il legame di una vera devozione al Sacro Cuore di Gesù, attirandole a pregare, a riparare, a dedicarsi in unione con Lui e a trovare nella pratica delle opere aventi come scopo la Sua gloria la manifestazione del loro amore. » Per la fondatrice, la devozione al Cuore di Gesù è una vita di unione e di conformità a Colui che è Vita eterna nel seno del Padre (1 Gv 1, 2). « Il nostro codice di legge per eccellenza, dichiara, è la Preghiera sacerdotale di Gesù », che si trova nel capitolo 17 di san Giovanni : Padre, che siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Il 4 ottobre 1881, questa missione viene ufficialmente riconosciuta da papa Leone XIII. Le comunità si moltiplicano : Lione, Montélimar…

Negli ultimi anni della sua vita, Luisa Teresa conosce una maggiore intimità con nostro Signore e si moltiplica nel servizio agli altri. Inchiodata alla sua poltrona o al suo letto di malata, brucia di un ardore più comunicativo che mai. « Io sono, dice con allegria, come un giovane cavallo focoso che viene legato per le quattro zampe e frustato vigorosamente per farlo camminare… Quando vedo tutto il lavoro che Nostro Signore mi offre, vorrei fare tutto, intraprendere tutto. » A Montluçon, delle nuove arrivate sono subentrate alle operaie della prima ora. Luisa Teresa dà la priorità alla formazione delle sue figlie, perché dovranno trasmettere ciò che ricevono, come in una famiglia. San Giovanni Paolo ricordava ai genitori : « Trasmettere ai vostri figli la fede che avete ricevuta dai vostri genitori è il vostro primo dovere e il vostro più grande privilegio. La casa dovrebbe essere la prima scuola di religione come pure la prima scuola di preghiera » (Irlanda, 1° ottobre 1979).

Nessuna barriera

Luisa Teresa invita a « una comunicazione intima, abituale, piena d’amore, con Dio, a una familiarità rispettosa e filiale… Dio deve essere il respiro della nostra anima, dobbiamo muoverci e agire unicamente in Lui… La vera contemplazione consiste nell’avere la propria mente e il proprio cuore uniti a Gesù, nel parlare, agire, pensare come Lui. Quale vita più attiva della sua e nello stesso tempo più contemplativa ? Sempre unito a suo Padre, ecco il nostro modello, la nostra unica guida. Sono le anime ardenti e attive ad essere chiamate a compiere i maggiori progressi nella vita contemplativa. Sono loro che realizzano meglio i progetti di Nostro Signore. A che cosa serve contemplare un modello se non si ha l’energia per riprodurlo ? L’anima attiva trae le conseguenze della sua preghiera, mette in atto le luci che ha ricevute. Lavora pregando, umiliandosi, dedicandosi, sacrificando se stessa ; questa è la vera messa in pratica della vita di Gesù. » Se una delle sue oblate è un po’ “stressata” dalle occupazioni esteriori, lei la modera : « Voi lavorate per Dio, questo non è dubbio, ma bisogna lavorare in Dio. » La formazione da lei impartita è tutta orientata verso la libertà dell’amore : « Tra Gesù e l’oblata non c’è nessuna barriera. Ogni anima va dove la conduce lo Spirito, la sua unica guida è l’Amore. » Per questo chiede il rispetto di ciascuna, l’attenzione a quello che ognuna è, a ciò che Dio vuole da lei. Ritornando a questa umiltà che è accoglienza di Dio, che Gli lascia tutto lo spazio, osserva : « L’amore muore là dove non c’è umiltà. »

Il Natale è, ogni anno, un grande momento per Luisa Teresa. All’avvicinarsi di questa festa, nel 1882, invita la più giovane delle oblate a seguire « questo piccolo Bambino che ci chiama al suo presepio per condurci al Calvario, dove il suo Cuore è sempre aperto ». E insiste con vigore : « Potremo resistergli ? Si mostra sempre Salvatore. Siamolo con lui come i suoi più piccoli discepoli. » Tutta la vita di Luisa Teresa sta in questo. Afferrata dalla persona di Gesù nel mistero della sua Incarnazione, si è consegnata a Lui perché Egli viva in lei, perché Egli continui in lei la sua missione. Con il sostegno paziente della sua malattia, lancinante e dolorosa, e che le lascia poca requie, si unisce sempre più strettamente alla Passione del Salvatore. « Se vuoi che io continui a soffrire, non mi lamenterò », Gli dice nel 1881. Deve anche attraversare una notte dello spirito : « Non vedo nulla, non sento nulla. Ma ho fede in Te, questo mi basta. » Nelle ultime ore della sua vita, si affida al suo Salvatore : « Conto sulla misericordia divina, gli dirò : ho amato. » Il 27 giugno 1885 muore rispondendo semplicemente al nome di Gesù che viene pronunciato accanto a lei : « Mio tutto ! » L’istituto conosce ben presto una rapida espansione. Alle oblate secolari, si devono le prime fondazioni all’estero : Portogallo (1887), El Salvador e Polonia (1894), Nicaragua (1903). Oggi, l’istituto è anche presente in Belgio, in Sud America e in Africa.

« Domandiamo alla beata Louise-Thérèse de Montaignac de Chauvance di aiutarci a riconoscere l’amore del Cuore di Gesù e ricordarlo senza fine agli uomini, come ella ha così bene saputo farlo durante tutta la sua vita » (san Giovanni Paolo II).

Dom Antoine Marie osb

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