Lettera

Blason   Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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18 novembre 2020
Dedicazione delle Basiliche dei Santi Pietri e Paolo


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

In occasione di un congresso sull’Ungheria, nel mese di settembre del 1994, san Giovanni Paolo II fece un elogio sentito di tre cattolici ungheresi del XX secolo : il dottor László Batthyány-Strattmann († 1931), mons. Vilmos Apor († 1945 ) e il cardinale József Mindszenty († 1975). Mentre il Papa riconosceva agli ultimi due la qualità di martiri della resistenza a dittature atee, definiva il primo « eroe della carità fraterna ». Nel marzo del 2003, san Giovanni Paolo II ha elevato questo « dottore dei poveri » all’onore degli altari.

Un riflesso di Dio

Ladislao (in ungherese László) Batthyány-Strattmann nasce il 28 ottobre 1870 a Dunakiliti, 90 km a est di Vienna, in un’illustre e ricca famiglia di magnati (aristocratici) austro-ungarici. La sua infanzia è segnata da pesanti prove : suo padre abbandona la famiglia e, quando Ladislao non ha ancora dodici anni, la sua amata mamma muore in seguito a una lunga malattia. I risultati scolastici dell’adolescente sono mediocri ; a causa delle sue scappatelle, deve cambiare scuola tre volte. A Vienna, studia dapprima chimica, filosofia e astronomia ; ma la sua vita non ha scopo e il suo carattere irascibile indispone. In seguito a una relazione amorosa irresponsabile, diventa il padre naturale di una ragazza, di cui si prenderà cura per tutta la sua vita. All’età di venticinque anni, tuttavia, avviene un cambiamento nella sua esistenza : decide – contrariamente alle abitudini del suo ambiente sociale – di esercitare una professione “borghese” e di iniziare lo studio della medicina. Una riflessione profonda, davanti a Dio, sui suoi errori e peccati di gioventù, ha contribuito a questa conversione che egli attribuirà anche alla paziente intercessione di un buon sacerdote. Il 10 novembre 1898, sposa la contessa Maria Teresia Coreth. Tredici figli saranno il frutto di questa unione. Un educatore ricorda : « Non ho mai visto, da nessuna parte, una relazione familiare così stretta, un’atmosfera tanto amorevole e gioiosa come dai Batthyány. » A poco a poco, grazie alla preghiera, Ladislao orienta verso Dio il suo lavoro di medico, il suo ruolo di marito e l’educazione dei suoi figli. « Prima di tutto, l’amore abbellisce la vita », scriverà nel 1926, « Dio è amore, e ogni amore nobile è un riflesso della natura divina. »

Nel 1898, il giovane studente di medicina costruisce un ospedale vicino al suo castello a Kittsee, in una zona allora ungherese, che verrà annessa all’Austria nel 1920. Nel 1900, riceve il titolo di dottore in medicina ; si specializzerà in seguito in chirurgia e poi in oftalmologia. Ben presto, cura da 80 a 100 malati al giorno, ai quali spesso dona i farmaci prescritti e persino le spese di viaggio. Oltre alle lingue ungherese e tedesca, che conosce perfettamente, impara lo slovacco e il croato per comunicare facilmente con tutti gli abitanti di questa regione di confine.

Nel 1915, alla morte del principe Ödön (Edmondo), zio di Ladislao, l’imperatore Francesco-Giuseppe conferisce a quest’ultimo il titolo di principe. Ladislao lascia allora l’ospedale di Kittsee e si stabilisce con i suoi nel castello di famiglia a Körmend, in Ungheria occidentale. Vi apre immediatamente un altro ospedale, di cui sarà il primario. La Grande Guerra è in pieno svolgimento : il principe ricovera innumerevoli soldati feriti e, inoltre, costruisce per loro un edificio che può contenere cento letti. Non sembra mai stanco di prendersi cura dei suoi pazienti. « Chiunque mi renda visita come paziente è già un amico, prima ancora che io l’abbia visto », dichiara. Tuttavia, gli è necessario uno sforzo per lasciare il suo cattivo umore alla porta della camera del malato, lottare contro l’impazienza, ascoltare attentamente il suo « caro paziente » e toccare il suo corpo con delicatezza e rispetto. Sa di essere solo uno strumento di Dio e desidera guarire non solo il corpo ma anche l’anima. Inizia e termina il suo servizio presso i malati con una visita al Santissimo Sacramento nella cappella di famiglia. Prima di ogni operazione, prega Dio di aiutarlo. Sua moglie, che ha un diploma di infermiera, lo assiste spesso durante le operazioni.

« Signor Principe, ci vedo ! »

«Un giorno, ha riferito una delle sue zie, Laci (Ladislao) vede arrivare al suo reparto un uomo cencioso che è caduto a capofitto in una vasca di calce viva – un occhio è andato perso subito, il secondo sembra incurabile : il ferito è praticamente cieco. Con il cuore stretto, Laci lo opera seduta stante. Sono necessari un lungo ricovero in ospedale e altre due operazioni. Laci e la sua numerosa famiglia pregano per lui e Dio ascolta la loro preghiera : arriva il giorno in cui il paziente, pazzo di gioia, annuncia al medico : “Signor Principe, ci vedo di nuovo !” Al momento di lasciare l’ospedale, l’operaio, scoppiando in lacrime, si inginocchia davanti al suo “salvatore”. Ladislao gli dice : “No, non inginocchiarti davanti a me !” E anch’egli si mette in ginocchio per ringraziare Dio. Li abbiamo trovati entrambi prosternati, che ringraziavano Dio. Laci ha poi preso scarpe e biancheria dal suo proprio guardaroba e ha congedato il suo paziente dopo averlo vestito a nuovo. »

Il principe-dottore Batthyáni viene colmato di onori. L’imperatore lo riceve nell’Ordine del Toson d’Oro e di Santo Stefano ; il Papa gli conferirà lo Speron d’Oro, gli ungheresi lo eleggeranno alla Camera Alta ; diventerà anche membro dell’Accademia ungherese delle Scienze. Nonostante queste onorificenze, egli fugge il pubblico, perché non vuole mettersi in mostra. « La grandezza e semplicità vanno di pari passo in lui », dichiara uno dei suoi ospiti. Attinge sempre generosamente al suo patrimonio per il bene dei suoi pazienti, ma anche per sostenere tredici chiese parrocchiali e diverse scuole ; educa i suoi figli in uno stile di vita umile e operoso. Molto accogliente, il dottor Batthyáni non ama tuttavia la vita mondana. « Detestava le chiacchiere di salotto che degeneravano facilmente in maldicenza, scrive la sorella. Non ha mai parlato male degli altri e non sopportava di sentire simili discorsi. Se non poteva impedirli, lasciava la stanza o riusciva a sviare la conversazione. » Nel suo diario, Ladislao annota : « Ogni essere umano vale solo ciò che vale davanti al buon Dio ; le doti degne di stima nell’uomo sono la giustizia, la verità, la carità ; le altre doti non elencate qui sono conseguenze naturali dell’amore di Dio. »

Non esiste alcuna separazione tra la sua vita spirituale e la sua attività professionale. Nel 1926, scrive nel suo diario : « Qualche giorno fa, ho operato un orribile cancro della lingua, ieri, ho assistito alla felice nascita di un bambino, ho curato tre cataratte… Di tutte queste gioie e di tutti questi dolori, l’umanità moderna sulle sedie a sdraio, con un bicchiere di sherry in mano, non sa nulla. Eppure non scambierei il mio posto con nessuno ; anche se nascessi mille volte, direi mille volte al mio Dio in Cielo : “Signore, lasciami diventare di nuovo medico, per lavorare per Te e per la Tua gloria !” »

Anche nel cuore della notte

Lo zelo professionale del dottor Batthyány potrebbe essere illustrato con numerosi esempi, in particolare questo : un bambino raccoglieva rami di abete per preparare una festa nella sua scuola ; un grosso ago gli si pianta in un occhio. Urla come se lo stessero scorticando e la sorella corre ad avvertire la madre con queste parole tranquillizzanti : « Mamma, non preoccuparti, non sta succedendo niente di grave, Karl si è solo forato un occhio. » Accorsa, la donna constata che un liquido giallo cola dall’occhio ferito. « Presto, andiamo dal principe ! », ordina. Ma sono le quattro del pomeriggio e il servizio ambulatoriale è già chiuso. Non importa ! Il medico fa preparare la sala operatoria e dichiara al padre del ferito, confuso per il disturbo causato al principe : « Anche se fosse nel cuore della notte, sarebbe mio dovere aiutare un malato ! » L’operazione riesce perfettamente : l’occhio del bambino è salvo ! « Amo il mio lavoro, confida il dottore. Il malato mi insegna ad amare sempre più Dio, e io amo Dio nel malato. Il malato mi aiuta più di quanto io aiuti lui ! Egli prega per me e mi ottiene immense grazie, a me e alla mia famiglia. Grazie alla bontà di Dio, il malato fa di me un altro Simone di Cirene che può aiutarlo con amore a portare la sua croce. » E osserva, a proposito della sua specialità di oculista : « Poiché l’occhio è lo specchio dell’anima, quando ho la possibilità, con l’aiuto di Dio, di permettere a qualcuno di vedere di nuovo la luce del giorno, allora posso in genere esercitare anche un’influenza sulla sua anima. » Ai pazienti che mantengono i contatti con lui, invia un opuscoletto che ha intitolato : « Apri gli occhi e vedi ! » Si tratta principalmente di aiutare queste persone ad aprire gli occhi della loro anima alle realtà spirituali.

Quando un povero gli chiede, non senza imbarazzo, come può ringraziarlo per le sue cure gratuite, il medico risponde invariabilmente : « Dica per me un Padre Nostro e un’Ave, Maria ». Non è del resto raro che il malato curato gratis pro Deo torni a casa con un « bonus per il dolore », vale a dire un’elemosina che il medico gli ha donata in « riparazione » per le piccole sofferenze che ha sopportate ! Ai suoi pazienti ebrei, chiede di pregare per lui usando le preghiere della Bibbia che conoscono.

« Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date » (Mt 10,8). Queste sono le parole pronunciate da Gesù quando inviò gli apostoli a diffondere il Vangelo, affinché il suo Regno si propagasse attraverso gesti di amore gratuito, scrive papa Francesco… La Chiesa, Madre di tutti i suoi figli, soprattutto infermi, ricorda che i gesti di dono gratuito, come quelli del Buon Samaritano, sono la via più credibile di evangelizzazione. La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è caro. La vita è dono di Dio e, come ammonisce san Paolo : « Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto ? » (1Cor 4,7). Proprio perché è dono, l’esistenza non può essere considerata un mero possesso o una proprietà privata, soprattutto di fronte alle conquiste della medicina e della biotecnologia che potrebbero indurre l’uomo a cedere alla tentazione della manipolazione dell’albero della vita (cfr. Gen 3,24)… Vi esorto tutti, a vari livelli, a promuovere la cultura della gratuità e del dono, indispensabile per superare la cultura del profitto e dello scarto. Le istituzioni sanitarie cattoliche non dovrebbero cadere nell’aziendalismo, ma salvaguardare la cura della persona più che il guadagno. Sappiamo che la salute è relazionale, dipende dall’interazione con gli altri e ha bisogno di fiducia, amicizia e solidarietà, è un bene che può essere goduto in pieno solo se condiviso. La gioia del dono gratuito è l’indicatore di salute del cristiano » (Messaggio del 25 novembre 2018, per la Giornata Mondiale del Malato 2019).

« Non dimenticare la tua anima ! »

Alle loro dimissioni dall’ospedale, i pazienti cattolici ricevono dal dottor Batthyány un’immaginetta del Sacro Cuore di Gesù. Sul retro, è stampato un testo da lui composto : « Prendi questa immagine nel pio ricordo del nostro ospedale e se pensi di dovere un ringraziamento a qualcuno, allora prega per noi. Sei venuto da noi per trovare un rimedio per il tuo corpo, ma non dimenticare la tua anima immortale, che è così preziosa che il Signore Gesù stesso è morto per lei sulla Croce. La vita è molto breve e noi saremo ben presto davanti al tribunale di Dio, che ci giudicherà così come saremo. Qual vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima ? Accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano (Mt 16,26 ; 6,20). Va’ presto a ricevere i sacramenti, perché solo le buone opere consolano di fronte alla morte. Ricevi di buon animo queste parole che mi detta il mio amore per te, pensaci spesso e possa il Signore Gesù, di cui ti do l’immagine, benedirti sul cammino della vita ! »

Una delle sue pazienti, una distinta signora che ha sicuramente conosciuto giorni migliori prima della guerra, non può nascondere la sua indigenza. È felice, durante la sua permanenza in ospedale, di poter mangiare a sazietà. Quando finisce il ricovero, il dottor Batthyány, che non sa come trarla dalle difficoltà senza farla vergognare, all’improvviso ha un’idea : quando lei viene a prendere commiato, « tenga, le dice, prenda questa immagine della Santa Vergine che è appesa al muro ; è per Lei ». Commossa, la signora prende l’immagine e scopre che nella fodera sono infilate diverse grosse banconote. Fingendo sorpresa, Ladislao le dice : « Vede, questo è un dono che le fa la Santa Vergine ! »

La vita religiosa del medico, assorbita nel suo quotidiano, è caratterizzata da un’intensa devozione verso Maria, Madre di Dio. Ama pregare il Rosario : in molte fotografie, in effetti, uno sguardo attento può scorgere che egli tiene discretamente in mano il suo rosario. Lì, attinge la forza per unirsi a Dio e per amare il prossimo ; così Dio non è per lui un’idea o un concetto astratto, ma Qualcuno del tutto reale e presente. A partire dal 20 dicembre 1905, giorno in cui papa san Pio X firma un decreto che incoraggia tutti i fedeli in stato di grazia a nutrirsi frequentemente del Corpo di Cristo, Ladislao si comunica ogni mattina alla Santa Messa con la quale inizia la sua giornata. Nel suo diario, dopo un periodo di malattia, scrive : « Dio sia lodato ! Oggi, in questa festa mariana, ho potuto partecipare nuovamente alla Santa Messa e comunicarmi. Una giornata senza questo non è buona. E la santa Comunione è il momento migliore della giornata ! » Il suo parroco scriverà : « Per il principe, l’Eucaristia non significava semplicemente un esercizio di devozione, ma la presenza reale di Gesù, al quale egli andava, che egli vedeva e che adorava con gioia. » Egli affida tutti i suoi affari finanziari e tutte le cure della sua famiglia nelle mani di San Giuseppe. Messo di fronte alla miseria materiale dalla guerra, scrive, sul retro di un’immagine di San Giuseppe, una supplica in cui lo chiama affettuosamente : « Il mio ministro delle finanze ».

Un santo da vetrata

Il dottor Batthyány, tuttavia, non è un santa da vetrata. Un giorno in cui è rimasto a lavorare in ospedale molto dopo la sua solita ora di pranzo, attraversa a passi rapidi il cortile che lo separa da casa sua. Un uomo dall’aspetto poco attraente gli sbarra la strada. Stanco per la fatica intensa della sua lunga mattinata, Ladislao perde la pazienza e brontola : « Bontà divina, che cosa c’è ancora ? Ci mancava solo più questo ! Che cosa vuole dunque da me ? » Per nulla sconcertato, l’uomo gli bacia la mano e gli dice : « Principe, volevo solo ringraziarLa con tutto il cuore per aver restituito la vista alla mia vecchia madre. Vengo appunto a prenderla per riportarla a casa. » Il principe è confuso. La voce della sua coscienza gli dice : « Mio caro Laci, ciò che hai appena detto a questo brav’uomo non corrisponde a quel versetto della prima epistola ai Corinzi che citi così spesso : La carità tutto sopporta (1Cor 13,7). » Poco dopo, in una lettera a sua cognata, suora benedettina, racconta l’episodio, con questo commento : « Quest’uomo mi portava delle rose e io gli ho gettato un cactus. » Riflettendo per trarre la lezione dall’incidente, conclude : « Non amo abbastanza il mio prossimo. La via più breve verso la perfezione della carità fraterna è amare di più il Buon Dio. »

Nel 1921, Ladislao conosce la sua più grande prova, la perdita del figlio maggiore, Ödön (Edmondo), un ragazzo tanto intelligente quanto pio. Dopo aver salvato tante vite umane, il medico constata la sua impotenza di fronte al tumore maligno incurabile che abbatte suo figlio. Il giovane, ventunenne, gli chiede : « Papà, morirò ? » Con il cuore dilaniato, Ladislao si chiede : devo dirgli la verità, oppure lasciarlo nell’ignoranza per paura di gettarlo nella disperazione ? Finisce per mormorare : « La potenza del Buon Dio è infinita, mentre la nostra è limitata. Può restituirti la salute in un istante ; ma la medicina non è in grado di conservarti la vita. » Tuttavia, nella speranza di rimandare almeno l’esito fatale e per ridurre le sofferenza del figlio, il medico gli somministra, tramite iniezioni, una chemioterapia che, in realtà, rimarrà senza effetto. Dopo la morte di Edmondo, l’unica consolazione del padre sarà pensare che lo rivedrà un giorno in Cielo. Nel 1926, ripensando alla sua vita, Ladislao scrive nel suo diario : « Mi sono prefissato come uno dei compiti principali della mia vita quello di servire i miei fratelli umani attraverso le mie competenze mediche e così offrire a Dio cose che Gli piacciono. Con la sua grazia, ho potuto, per molti anni, giorno dopo giorno, lavorare nel mio ospedale per il bene dei miei pazienti. Questo lavoro è stato la fonte di innumerevoli grazie e della grande gioia spirituale che ha riempito la mia anima e quella dei membri della mia famiglia. Per questo motivo, ringrazio con tutto il cuore – come l’ho sempre fatto nella mia vita – il mio Creatore di avermi chiamato a diventare medico. »

A sessant’anni, il dottor Batthyány continua a non risparmiarsi. Consulta un cardiologo che lo supplica di aver cura della sua salute compromessa e si lascia convincere a interrompere la sua attività di chirurgo per dedicarsi esclusivamente all’oftalmologia. Nel settembre del 1929, mentre è in vacanza in Belgio con la famiglia, incontra l’imperatrice d’Austria e regina d’Ungheria in esilio, Zita d’Asburgo, che egli venerava insieme al suo defunto marito, il beato Carlo I. Al suo ritorno, a novembre, gli viene diagnosticato un cancro ai reni e viene operato a Vienna, senza risultato. I quattordici mesi di malattia, trascorsi al sanatorio viennese di Löw, sono per lui una dura via crucis. Confessa alla moglie : « Soffro enormemente. Non avrei mai pensato che un essere umano potesse soffrire così tanto. Ma va bene così. Tutto ciò che Dio vuole è bene ! »

« Non ditelo mai più ! »

Un testimone scrive : « La sua stanza d’ospedale era diventata una specie di luogo di pellegrinaggio, da cui le persone uscivano afflitte e sconvolte, con, tuttavia, una fede rafforzata. » Molti vengono con l’intenzione di consolare il malato, ma succede il contrario : escono guariti dalle loro ferite spirituali. La sua pazienza e la sua bontà appaiono così straordinarie ai suoi che uno dei suoi figli un giorno gli dice : « Papà, tu sei un santo ! » Spaventato, il malato comincia allora a tremare ed esclama : « Ve ne prego, non ditelo mai più ! Non voglio mai più sentire una cosa simile ! » Tappandosi le orecchie, con gli occhi rivolti al cielo come per chiedere perdono per le parole del figlio, continua umilmente : « Sono ben lontano dalla santità ! Sono un poverissimo peccatore ! » Ma il sacerdote che è venuto per dargli gli ultimi sacramenti, il giorno prima della sua morte, confiderà ai parenti, con le lacrime agli occhi : « Solo un santo può fare una confessione simile a quella che ho sentita ! »

Il 22 gennaio 1931, Ladislao Batthyány-Strattmann rende la sua anima a Dio. Il giorno prima, aveva chiesto alla sua famiglia : « Portatemi sul balcone, perché io gridi al mondo : “Il Buon Dio è buono !” » Il giorno dopo, una donna pubblicava nel giornale locale un articolo che terminava con questo augurio : « Così come voi, signor Principe, avete permesso a mio figlio di vedere la luce del giorno, possa il Buon Dio farvi contemplare sin d’ora la luce eterna ! » Il nunzio apostolico a Vienna, mons. Schioppa, scriverà a papa Pio XI : « Il popolo considera il principe come un santo. Posso assicurare vostra Santità che lo è ! » Le reliquie di Ladislao Batthyány riposano nella chiesa del monastero francescano di Güssing, nella diocesi austriaca di Eisenstadt, vicino al confine ungherese. »

In occasione della beatificazione di Ladislao, papa San Giovanni Paolo II riassumeva così la vita di colui che veniva chiamato il « principe francescano », a causa del suo amore per i poveri e per la povertà : « Egli utilizzò la ricca eredità dei suoi nobili antenati per curare gratuitamente i poveri e per costruire due ospedali. Il suo interesse più grande non erano i beni materiali, né tanto meno il successo e la carriera furono gli obiettivi della sua vita… Mai antepose le ricchezze della terra al vero bene che è nei cieli. Il suo esempio di vita familiare e di generosa solidarietà cristiana sia incoraggiamento per tutti a seguire fedelmente il Vangelo ! » Ricordiamoci di questo consiglio del beato Ladislao, sintesi avvincente del Vangelo : « Se volete essere felici, rendete felici gli altri ! »

Dom Antoine Marie osb

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