Lettera

Blason   Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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14 febbraio 2020
santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

In seguito a una rappresentazione organizzata, in pieno XX° secolo, da un’attrice che raccoglie scrosci di applausi nelle parrocchie e negli oratori cattolici, un regista professionista, sorpreso e ammirato, le chiede : « Signora, la Sua risata che rallegra un’intera sala è una risata imparata o una risata naturale ? » La risposta sgorga in uno scoppio della sua magnifica e spontanea risata : « Signore, non ho che un’unica risata, ed è questa ! » Verso la fine della sua vita, il pensiero del successo che avrebbe potuto ottenere al cinema attraverserà per un momento la mente di Gabrielle Bossis, ma la voce di Gesù lo interromperà immediatamente : « Ti tengo per Me ! » In effetti, Gabrielle viene gratificata, a partire dalla metà degli anni 1930, da una vita mistica, attraverso locuzioni interiori di Gesù, che la chiama a intrattenere con Lui una speciale intimità.

Ultima arrivata di una famiglia di quattro figli, Gabrielle nasce il 26 febbraio 1874 nella casa signorile privata dei suoi genitori, a Nantes. C’è una notevole differenza di età tra lei e il fratello, Auguste, e le due sorelle, Clémence e Marie. Oltre al patrimonio immobiliare della famiglia, il padre gestisce un commercio di pezzi di ricambio destinati alla riparazione delle imbarcazioni. Ogni estate, i Bossis lasciano Nantes per trascorrere le vacanze nella loro proprietà sulle rive della Loira a Ingrandes (Le Fresne-sur-Loire). La signora Bossis non manca di attenzioni per la sua figlia più piccola e le impartisce un’eccellente educazione cristiana. Questa donna è talmente devota che suo marito dice di lei, ridendo : « Credo che dica il suo rosario anche a tavola. » Ma la sua figlioletta più piccola è timida all’eccesso e, per molti anni, si spaventa dei giochi rumorosi, piange incessantemente e rifugge le numerose riunioni a cui deve partecipare. Non viene forzata, e la sua sensibilità trova rifugio in Jenny, la bambinaia al servizio della famiglia.

Il clima cristiano che circonda la piccola “Gaby”, come viene chiamata in famiglia, permette alla fede ricevuta con il Battesimo di sbocciare spontaneamente in preghiere di bambina, che lei talvolta annota in un quaderno : « Parla, Signore, la tua serva ti ascolta ! » Il Signore non dimentica nessuno degli slanci del suo cuore verso di lui, e glieli ricorderà in seguito : « Ti ricordi ? Quando eri piccola, Mi avevi detto : “Signore, piega il mio cuore alle Parole della Tua Bocca.” Io ti avevo detto : « Raccontami che cosa hai fatto oggi ». Ma tu non avevi creduto che fosse la Mia Voce… »

L’amico più caro

Gesù ha sete di entrare in un rapporto personale con ciascuno di noi, come ci insegna sant’Alfonso Maria de’ Liguori : « Prendete il costume di parlargli da solo a solo, familiarmente, e con confidenza ed amore, come ad un vostro amico, il più caro che avete e che più v’ama… Chiedetelo alle anime che l’amano con vero amore, e vi diranno che nelle pene della loro vita non trovano altro maggiore e vero sollievo, che nel conversare amorosamente con Dio. Non si domanda già da voi un’applicazione continua della vostra mente per cui abbiate a scordarvi di tutte le vostre faccende e delle vostre ricreazioni. Altro non vi si domanda, se non che, senza tralasciare le vostre occupazioni, facciate verso Dio quello che fate, nelle diverse occasioni che si presentano, verso coloro che vi amano e che voi amate » (Modo di conversare continuamente ed alla familiare con Dio, 6-7).

A Nantes, Gabrielle frequenta una scuola tenuta da suore ; vi fa la sua prima Comunione all’età di dodici anni, il 10 giugno 1886. Quel giorno, non è la sua timidezza a farla rimanere tutta raccolta, ma la presenza di Gesù : « Il giorno della tua prima Comunione, le ricorderà il Signore, non osavi muoverti, a tal punto sapevi che Io ero in te. » E un giorno in cui Egli la supplicherà : « Non lasciarmi mai. Non dovremmo, noi, essere sempre l’una per l’altro ? », lei protesterà dolcemente : « Signore, ma non è stato sempre così, fin dal giorno della mia prima Comunione ? »

All’uscita dall’adolescenza, divenuta una giovane donna dai capelli bruni, si apre poco per volta verso l’esterno. Il padre muore nel 1898 ; la madre la accompagna allora a trascorrere gli inverni a Nizza, con la sorella Clémence che deve curarvi la sua salute. Gabrielle sviluppa i talenti più vari : ama le passeggiate a piedi, a cavallo o in bicicletta, prende lezioni di danza e di pianoforte, di scultura e di pittura. La timidezza della sua infanzia si trasforma in una rigorosa riservatezza riguardo a se stessa : Gabrielle si dimentica della propria persona per diffondere la gioia intorno a sé. La sua vita interiore, tuttavia, è nella prova : « Mi si credeva leggera nella mia giovinezza, ed è stato il momento in cui ho provavo le più grandi sofferenza nella mia anima. » Cerca con tutto il cuore la volontà di Dio e un prete le suggerisce di entrare nel convento delle Clarisse. Ma, comprendendo che non è questa la via per cui vuole condurla il Signore, lei sceglie di rimanere nubile nel mondo. Gabrielle, che resta tuttavia legata alla spiritualità francescana, diventerà Terziaria di San Francesco con il nome di suor Maria del Cuore di Cristo. Si sforza di vivere poveramente : la sua alimentazione è frugale ed evita ogni spesa superflua. Quando sarà settantenne, si accontenterà, durante un pellegrinaggio a Lourdes, di dormire in un ripostiglio illuminato da un abbaino e di dimensioni appena sufficienti per aprirvi un letto pieghevole. Alcuni l’accusano di avarizia, perché la sua generosità verso le Missioni e i più poveri è discreta. Eppure, la sua carità “dimentica” a volte di riscuotere gli affitti dai suoi inquilini che sono in difficoltà. « Sai qual è il Mio nemico ? le chiederà un giorno Gesù. È il denaro ! Non si pensa che ad esso. Non si vive che per esso. E il denaro indurisce il cuore senza colmarlo. Io solo, capisci, Io solo do la gioia. »

Il genio della gioia

Giovane donna radiosa, snella e aggraziata, Gabrielle non lascia nessuno indifferente ; emana da lei un fascino conquistatore nella sua semplicità. Deve quindi respingere moltissimi pretendenti, più di settanta. Diventata molto socievole, non è insensibile alle attrattive del mondo, da cui dovrà spesso difendersi. Un giorno, Gesù si farà addirittura supplichevole con lei per riservarsi tutto il suo cuore : « Quando non ti raccogli, è a Me che tu manchi. Che la tua vita sia un costante raccoglimento, una conversazione incessante con il tuo Signore. Perché Mi lasci ? Io, non ti lascio. Non tornare al mondo, non avrei più il tuo pensiero. » Ma Egli non per questo desidera che tale intimità le impedisca di comunicarlo agli altri con la sua gioia : « Tu devi dare gioia… Non senti che questa è la tua missione ?… Sii il genio del gioia ! »

Nel 1908 sua madre rende l’anima a Dio e, quattro anni dopo, sua sorella Clémence muore a sua volta ; poiché l’altra sorella e il fratello sono sposati da diversi anni, Gabrielle sente maggiormente la solitudine. Il patrimonio immobiliare ereditato dai suo genitori le fornisce risorse finanziarie sufficienti, ma lei non rimane oziosa e si occupa di un laboratorio di confezione di paramenti liturgici per le Missioni. Avendo conseguito il diploma di infermiera, si dedica, durante la Grande Guerra, alla cura dei malati e dei feriti, dapprima negli ospedali della regione, poi a Verdun. Ovunque, il suo servizio è apprezzato per la sua intelligenza, la sua prontezza e il calore umano da lei trasmesso. Tuttavia, la sua famiglia non è risparmiata dalla terribile ecatombe del conflitto mondiale : nel 1918, Gabrielle piange la perdita del nipote Jean Caron, il suo preferito, morto a Verdun. Tutti i suoi nipoti e le sue nipoti, poi i loro figli, trovano del resto buona accoglienza nel suo cuore generoso e sono i benvenuti da “Zia Gaby” per le vacanze, a Fresne-sur-Loire. Nel giardino che dà sulla Loira, le accade di interrompere una merenda o i giochi dei suoi piccoli ospiti per dire loro : « Zitti ! Ascoltate il silenzio ! »

Cambiare gli elefanti in gazzelle

Nel 1923, il parroco di Le-Fresne le chiede di scrivere un’opera teatrale per le giovani della parrocchia. Gabrielle ubbidisce, recitando e ballando lei stessa con loro. Il successo non si fa attendere : viene chiamata a tenere lo spettacolo in altre parrocchie, quindi a scrivere altri testi. Dal 1923 al 1936, compone così tredici commedie in tre atti e quattordici scenette (saynètes) o balletti, che interpreterà fino al 1948. Il suo talento di attrice, il suo senso della regia, il suo gusto originale e la sua grazia per la danza conquistano il pubblico. Attraverso le lacrime e le risate, trasmette il messaggio del Vangelo negli oratori, molto numerosi a quell’epoca. Gabrielle confeziona lei stessa i costumi, realizza la regia, disponendo a volte di pochissimo tempo per formare i giovani attori improvvisati. « Non preoccupatevi per i balletti, scrive a un corrispondente. Li insegnerò in un quarto d’ora. Sono abituata agli elefanti che si trasformano in gazzelle. » Quando nel 1929 a Parigi, padre de Parvillez, gesuita, assiste per la prima volta a una delle sue rappresentazioni, condivide pienamente il commento fatto dal parroco del luogo : « Bisogna proprio ammirare lo spirito della signorina Bossis, ma bisogna soprattutto ammirare lo spirito di fede che la anima. » Da quel momento, inizia una corrispondenza tra Gabrielle e il gesuita.

Oltre all’investimento personale per la preparazione delle sue tournée, di cui sostiene ella stessa tutte le spese, Gabrielle sopporta con equanimità tutte le scomodità dei viaggi, le notti passate nelle stazioni ferroviarie o nei treni, a dormire sulle valigie o su una panchina, rinunciando spesso al sonno e ai pasti regolari. « Le tue sofferenze passate si perdono nella tua memoria, le farà notare un giorno Gesù, ma rimangono fruttuose davanti a Me. Tu hai già dimenticato le fatiche dei viaggi, i fastidi dei climi, la sete dei deserti, le paure, i lontani esili, i lenti ritorni, i lunghi coraggi, i momenti di malattia. Ricordati che Mi hai offerto tutto e che io ho conservato tutto. » Molte persone che incontrano questa donna elegante e originale, sempre vestita di bianco, con i suoi cappelli a larga tesa e le camicette passate di moda, si fermano alle apparenze ; la invidiano e pensano che tutto sia facile per questa attrice divenuta celebre. Altri la criticano, ma Gabrielle segue il consiglio di Gesù : « Non ti occupare di quello che si dirà, fa ciò che devi. » Il suo segreto si rivela in una vita di preghiera intensa quanto nascosta. Anche quando viaggia, non perde mai l’occasione, ogni volta che è possibile, di partecipare alla Messa quotidiana, a costo di alzarsi di notte per percorrere a piedi diversi chilometri. Oltre ai rosari, alla Via Crucis e alla preghiera di ogni giorno, cerca ogni giovedì di trascorrere un’ora santa di adorazione in chiesa in compagnia di Gesù presente nel tabernacolo. Ama contemplarlo nella sua dolorosa Passione, nei Vangeli, o negli scritti dei mistici, in particolare quelli della beata Anna Caterina Emmerich o di suor Josefa Menendez.

È molto semplice !

Per dimenticare se stessa e pensare incessantemente a Gesù, Gabrielle fa partecipare il suo corpo alle sofferenze sopportate da Cristo durante la sua vita terrena. Si è quindi abituata a dormire avvolta in una coperta sul pavimento, nella sua casa che non riscalda mai. Un giorno, tutta presa dall’intento di esortare un sacerdote al fervore, abbandona la sua rigorosa discrezione su se stessa ed esclama : « Ma, padre, bisogna mortificarsi per andare in Paradiso ! Bisogna mortificarsi… ma è molto semplice ! » A queste parole, mostra uno strumento di penitenza indossato sulla sua pelle. Tali mortificazioni non sono in alcun modo il risultato di un’inclinazione naturale, ma il segno di una fedeltà a un’ispirazione di Cristo, il suo Prediletto, che dovrà del resto a volte incoraggiarla : « Non andare mai fino al fondo di una soddisfazione, riservarne una parte mortificata : la Mia parte. » Mentre un giorno rifugge dal riprendere l’abitudine di dormire sul pavimento : « Credi che io non abbia fatto uno sforzo per morire sulla Croce ? » Oppure, quando smetterà di indossare il suo cilicio : « Io non mi sono tolto la Mia corona di spine ! »

Nel 1934, prepara la sua tomba e vi fa porre l’iscrizione : « O Cristo, Fratello mio. Lavorare accanto a Te. Soffrire con Te. Morire per Te. Sopravvivere in Te. » E annota in un taccuino : « Sto preparando la mia tomba. Vorrei che, passando vicino a me, si avesse un buon pensiero, che Cristo parlasse attraverso le mie ossa inaridite. » Due anni dopo, sul piroscafo “Île-de-France”, che la porta per una tournée in Canada, Gesù inizia a parlarle distintamente nel profondo dell’anima, e lei comincia il diario del suo viaggio. Dopo una Messa, scrive : « Sai bene [Gesù] che tutto è per Te, quindi non Te lo dico. – Gesù : “Bisogna dirmelo perché mi piace sentirlo. Dillo spesso. Anche quando sai che qualcuno ti ama, sei contenta che te lo si dica.” » Le trascrizioni di queste conversazioni diventano sempre più frequenti durante questa lunga tournée oltre l’Atlantico. Ben presto il Signore glielo ordina : « Ti chiedo solo questo : scrivere. Non è così difficile. Io sono con te. Sii la mia fedele. Io sono il Tuo Fedele. » Tuttavia, in seguito, lei non terrà più un diario delle sue numerose tournée, che la portano non solo attraverso tutta la Francia fino in Corsica, ma anche in Italia, in Africa, a Istanbul e in Palestina. Il suo silenzio è obbedienza : « Non parlare più dei tuoi viaggi, sono per Me. »

« Come ti ho amata ! »

Da molto tempo, Gesù aveva preparato Gabrielle a questa grazia mistica speciale delle locuzioni interiori. Le dirà nel gennaio 1941 : « Ti ricordi ? Quando eri piccola e Mi cercavi, andavi a nasconderti nella camera buia, dietro la cucina della nonna… Quando si diceva : “Ma dov’è Gabrielle ?”, tu pensavi : “Io sono con il Buon Dio.” E ti ricordi, nelle sere d’estate a Le-Fresne, andavi tutta sola sulla terrazza, cercandomi tra la Loira e le stelle ; dicevi : “Vado a pensare…” Ero Io che tu cercavi. E Io mi lasciavo prendere, ma tu non lo sapevi ancora. Ah ! Come ti ho amata, figliolina mia ! » Ma quando questo dialogo interiore diventa molto chiaro e intenso, Gabrielle si turba e si chiede se non sia il frutto della sua immaginazione. Si confida su questo con padre de Parvillez, e questo prete, dal discernimento avveduto, le conferma la sua origine divina. « Il progresso spirituale, insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, tende all’unione sempre più intima con Cristo. Questa unione si chiama “mistica”, perché partecipa al mistero di Cristo mediante i sacramenti – “i santi misteri” – e, in lui, al mistero della Santissima Trinità. Dio chiama tutti a questa intima unione con lui, anche se soltanto ad alcuni sono concesse grazie speciali o segni straordinari di questa vita mistica, allo scopo di rendere manifesto il dono gratuito fatto a tutti » (CCC, n° 2014). Così le locuzioni ricevute da Gabrielle procureranno il bene spirituale di molti quando saranno pubblicate.

Nel 1938, le sue peregrinazioni teatrali la portarono in Algeria, dove visita la tomba di Charles de Foucauld. Nel giugno 1940, l’invasione tedesca sorprende i francesi. L’occupazione, le prese di ostaggi e le requisizioni di immobili costringono gli abitanti a un esodo improvviso. Gabrielle lascia la sua casa, fugge in un camion di bestiame e si rifugia a Curzon, in Vandea, dove continua a trascrivere i suoi dialoghi con Gesù : « Mentre pregavo per la vittoria : “Vuoi la salvezza del paese, mi chiede Gesù, o la salvezza delle anime ? Considera questa come la cosa più importante… Non aver paura. Se vengono i tedeschi, sono Io in te che li riceverò.” » Alla fine dell’anno, gli ufficiali tedeschi lasciano il suo appartamento di Nantes, dove lei può tornare a passare l’inverno, prima di raggiungere ad Ancenis la sorella Maria, per assisterla nella sua agonia. Nel 1943, i bombardamenti alleati devastano la città di Nantes e moltiplicano il numero dei senzatetto. Gabrielle accoglie una di queste famiglie sfortunate nel suo appartamento.

Padre de Parvillez desidera far pubblicare degli estratti delle conversazioni di Gabrielle con Gesù e ottiene l’approvazione sollecita del vescovo di Nantes, mons. Villepelet. Gabrielle sa bene che queste parole non sono destinate esclusivamente a lei, ma preferirebbe che si aspettasse la sua morte per pubblicarle. Tuttavia il suo interlocutore divino la convince a lavorare ella stessa a questa edizione. Nonostante le difficili condizioni della guerra, padre de Parvillez trova un editore entusiasta, al quale affida i quaderni di Gabrielle. Qualche ora dopo, quest’ultimo viene assassinato per strada. Il manoscritto viene ritrovato, ma occorrerà attendere quattro anni perché si presenti una nuova possibilità di pubblicazione. Il primo volume di queste conversazioni spirituali intitolate Lui et moi (Lui ed io) è preceduta da una prefazione di mons. Villepelet e di padre Jules Lebreton, preside della facoltà di teologia di Parigi ; il vescovo ne donerà una copia a papa Pio XII nel 1950. Su espressa richiesta di Gabrielle, la pubblicazione è anonima. Nel luglio 1948, riceve le bozze dell’opera, e Gesù la incoraggia a pregare per il suo successo soprannaturale : « Oh ! Figlia Mia, puoi tu conoscere la via che percorrerà questo libretto ? Chiedimi di andare verso i più miserabili, i paralizzati spirituali, i desolati senza speranza, i muti davanti a Dio, i posseduti dai desideri del denaro. Chiedi che attraverso questo piccolo libro Io passi, come passavo un tempo, guarendo, attirando a Me. » Il successo è notevole ; la prima edizione è esaurita in sei mesi ; il libro ne conoscerà una sessantina di altre e verrà tradotto in molte lingue. Questo non altera in nulla la vita quotidiana di Gabrielle ; colei che viene soprannominata “l’eterna giovinezza di Ingrandes” rimane allegra e faceta alla sera della sua vita.

Ancora un po’

Per la prima volta, nonostante tutto, la sua attività frenetica conosce un rallentamento. Nel mese di agosto del 1949, qualche settimana dopo la pubblicazione del libro, deve subire un intervento chirurgico per un tumore al seno. È tutta disposta a morire per il suo Signore, ma gli chiede di lavorare ancora un po’ per lui. Gabrielle riparte quindi, piena di slancio, e si dedica alla preparazione del secondo volume di Lui ed io. A metà del mese di marzo del 1950, si sente stanca e malata ; pensa di essere affetta da una bronchite e non ci fa molto caso. I medici constatano che il tumore canceroso ha raggiunto i polmoni : Gabrielle deve mettersi a letto. Non vi si decide di buon cuore : « Ma, dottore, quando mi tirerà fuori da questo letto ? » La risposta è immediata : « Ma io non La tirerò fuori ! » E tutto è accettato semplicemente, nel silenzio. « Parto per il grande viaggio. Ho ricevuto l’Estrema Unzione. Magnificat ! È tempo di ritornare alla Casa del Padre di famiglia ! » La malattia evolve però troppo lentamente per i gusti di questa anima ardente, che deve armarsi di pazienza : « Poiché questa morte è decisa, che si decida ! » Fino alla fine, mantiene la vivacità dei suoi gesti, una sorprendente presenza di spirito e il coraggio di consolare coloro che vengono a piangere al suo capezzale, compresi i nipoti e le nipoti, a cui chiede di essere seppellita nel suo abito di Terziaria francescana. È da sola, tuttavia, per la grande partenza, il 9 giugno 1950, nella notte del Corpus Domini. Gesù viene ad adempiere ciò che le aveva promesso sette anni prima, in un anniversario della sua prima Comunione : « Al momento della tua morte, Io sarò il tuo canto del cigno, perché ti mancherà la forza : non avrai più legami sulla terra e nessuna veduta sull’aldilà. Sarà l’abbandono del Golgota : ti unirai più che mai al Mio Cuore abbandonato, e saremo insieme per il Passaggio. » Sulla tomba di Gabrielle è incisa l’iscrizione che lei stessa aveva composta : « O Cristo, Fratello mio. Lavorare accanto a Te. Soffrire con Te. Morire per Te. Sopravvivere in Te. »

Il percorso terrestre di Gabrielle Bossis rimane una testimonianza eloquente della straordinaria fecondità di ogni anima che cerca, senza mai scoraggiarsi, l’intimità con Gesù. Ognuno può sentirlo dire nel profondo del cuore come a Gabrielle, anche senza il suono di una voce : « Esponimi i tuoi sospiri, saranno per me dolci come gli zefiri della pianura. Li accoglierò con un cuore gioioso come se non ci fosse che una sola anima al mondo, la tua, e, ad ogni anima, farò la stessa festa ; ogni anima potrà così credersi la Prescelta del Mio Amore. Questo è il miracolo del Cuore del tuo Dio, a tutte, e a una sola, nel segreto più intimo di ciascuna. Io sono la Risposta. »

Dom Antoine Marie osb

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