Lettera

Blason   Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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7 aprile 2021
san Giovanni Battista de La Salle


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Dio sta sempre dalla parte dei piccoli, dei poveri, dei sofferenti e degli emarginati, diceva san Giovanni Paolo II. Facendosi uomo e nascendo nella povertà di una stalla, il Figlio di Dio ha proclamato in se stesso la beatitudine degli afflitti ed ha condiviso in tutto, eccetto il peccato, la sorte dell’uomo creato a Sua immagine. Dopo il Calvario, la Croce, abbracciata con amore, diventa la via della vita e insegna a ciascuno che, se sappiamo percorrere con fiducioso abbandono la via faticosa e ardua del dolore umano, fiorirà per noi e per i nostri fratelli la gioia del Cristo Vivente che sorpassa ogni desiderio ed ogni attesa » (5 gennaio 2004). Nel corso di cinque secoli di storia, l’Ordine ospedaliero di San Giovannni di Dio ha dato alla Chiesa molti modelli da imitare. L’esempio di san Benedetto Menni, canonizzato da san Giovanni Paolo II, ricorda che il servizio ai malati e ai bisognosi è una via sicura per raggiungere la santità.

L’11 marzo 1841, a Milano, vicino alla Porta Nuova, Luisa Figini, moglie di Luigi Menni, dà alla luce il suo quinto figlio (ne avrà ancora altri dieci) ; lo stesso giorno, nella chiesa di Santa Maria alla Fontana, situata di fronte alla casa di famiglia, il neonato riceve, nel santo Battesimo, il nome di Angelo. I Menni vivono, in una modesta agiatezza, di un’attività commerciale nel campo dei legnami. A casa loro, la fede è profonda, unita alla carità verso i poveri. Ogni giorno, si recita il rosario in famiglia. Dopo la scuola elementare, Angelo frequenta gli studi ginnasiali presso il vicino liceo, poi, a sedici anni, con il diploma in mano, viene assunto in una banca. Ma ben presto, quando gli viene chiesto di prestarsi a operazioni losche, preferisce seguire le indicazioni della sua coscienza e lasciare questo lavoro.

Dedizione verso tutti

Il 4 giugno 1859, l’esercito franco-piemontese riporta sugli austriaci la vittoria di Magenta. Alla stazione di Milano arrivano molti feriti : il giovane Menni si offre di soccorrerli come barelliere. In questa occasione, nota i Fratelli di San Giovanni di Dio (noti anche sotto il nome di Fatebenefratelli) e ammira la loro dedizione verso tutti, alleati o nemici. Questo incontro gli ispira il pensiero di consacrarsi egli stesso alla cura dei malati, nella vita religiosa. Ammesso al noviziato dei Fatebenefratelli il 13 maggio 1860, riceve l’abito e il nome di fratel Benedetto. L’anno seguente, pronuncia i suoi voti temporanei e, il 17 maggio 1864, i suoi voti perpetui.

San Giovanni di Dio (1495-1550), aveva iniziato, fin dal suo ottavo anno di età, a condurre una vita errante. Successivamente vagabondo, pastore, soldato, venditore ambulante, ascolta, il 20 gennaio 1539, una predica di san Giovanni d’Avila, l’apostolo dell’Andalusia, sulla gloria di san Sebastiano, martire celebrato in quel giorno. Sull’esempio di questo perfetto imitatore di Cristo, dice il predicatore, ognuno deve ancorarsi nella volontà di soffrire qualsiasi cosa piuttosto che commettere il peccato, male più pericoloso della peste che minaccia la contrada. Sconvolto da ciò che ha appena sentito, Giovanni percorre le strade della città, gridando : « Misericordia ! Misericordia ! », strappandosi i vestiti, arrivando al punto di rotolarsi nel fango. I bambini lo inseguono gridando : « Pazzo ! pazzo ! » Rinchiuso nell’Ospedale Reale di Granada, conosce il destino dei malati di mente dell’epoca : digiuni, colpi di frusta, getti di acqua ghiacciata… somministrati per scacciare il male. Comprende allora quale sia la sua vocazione : trascorrere il resto della sua vita aiutando coloro ai quali si è trovato accanto nell’Ospedale Reale : paralitici, vagabondi, prostitute e soprattutto malati di mente. Sarà l’iniziatore degli ospedali moderni.

« La persona handicappata, diceva papa san Giovanni Paolo II, anche quando risulta ferita nella mente o nelle sue capacità sensoriali e intellettive, è un soggetto pienamente umano, con i diritti sacri e inalienabili propri di ogni creatura umana. L’essere umano, infatti, indipendentemente dalle condizioni in cui si svolge la sua vita…, possiede una dignità unica ed un valore singolare a partire dall’inizio della sua esistenza sino al momento della morte naturale. La persona dell’handicappato, con tutte le limitazioni e le sofferenze da cui è segnata, ci obbliga ad interrogarci, con rispetto e saggezza, sul mistero dell’uomo…, ci sfida a riconoscere, accogliere e promuovere in ciascuno di questi nostri fratelli e sorelle il valore incomparabile dell’essere umano creato da Dio per essere figlio nel Figlio (ibid.).

Un avventuriero ?

Benedetto Menni desidererebbe diventare chirurgo all’interno dell’Ordine. Ma il bene spirituale dei Fratebenefratelli richiede che alcuni di loro siano sacerdoti. Ritenendo che egli possieda le doti per accedere al sacerdozio, i suoi superiori lo mandano a studiare a Roma. Viene ordinato prete il 14 ottobre 1866. Non ha ancora ventisei anni quando il suo superiore generale, padre Alfieri, lo sceglie per svolgere un compito arduo : la restaurazione dell’Ordine in Spagna. In seguito alle leggi anticlericali del 1850, infatti, i Fratelli di San Giovanni di Dio erano stati espulsi da quel paese. Il 14 gennaio 1867, il giovane sacerdote viene presentato a papa Pio IX : « Va’ in Spagna, figlio mio, gli dice il Santo Padre, con la benedizione del Cielo, a restaurare il tuo Ordine nella sua stessa culla ». Padre Benedetto Menni arriva a Barcellona il 26 aprile. Il vescovo, mons. Navarro, lo prende dapprima per un avventuriero e lo accoglie piuttosto freddamente ; ma ben presto, rassicurato da una lettera del Papa, lo autorizza ad aprire in città un piccolo centro di una dozzina di letti destinati a bambini disabili.

All’inizio del 1873, viene proclamata in Spagna la prima Repubblica ; la persecuzione religiosa raddoppia, aggravata da una guerra civile all’epoca della restaurazione del trono. Nel marzo dello stesso anno, alcuni rivoluzionari fanno irruzione nel piccolo ospedale dei Fatebenefratelli. Padre Menni riesce a convincerli che lì ci sono solo bambini malati che nessuno vuole. Tuttavia, fa prendere ai confratelli abiti civili e si reca presso degli amici per nascondere da loro i vasi sacri. Per strada, viene fatto prigioniero dai miliziani e rilasciato solo a condizione di partire per l’estero. Egli si esilia allora a Marsiglia, ma ritorna segretamente due volte a Barcellona ; la seconda volta, viene arrestato. Liberato grazie al suo sangue freddo, parte per Tangeri (Marocco) per studiarvi l’insediamento di un ospedale. Ben presto, però, viene revocato il divieto di rimanere in Spagna : i Fratelli di San Giovanni di Dio vengono autorizzati a curare i feriti della guerra civile spagnola. Essi si prodigano a Pamplona fino al 1876, « senza distinzione di partito e per il solo amore di Nostro Signore Gesù Cristo ». Lo statuto della « Associazione di infermieri, Fratelli della Carità » viene approvato dal governo. Grazie a generosi benefattori, padre Menni acquista un terreno per costruirvi un ospedale psichiatrico, non lontano da Madrid, a Ciempozuelos. Il primo edificio costruito, previsto per cento letti, si rivela presto troppo modesto ; occorre di nuovo costruire per ricevere cinquecento malati.

« Al riconoscimento dei diritti (delle persone portatrici di handicap) deve seguire un impegno sincero di tutti per creare condizioni concrete di vita, strutture di sostegno, tutele giuridiche capaci di rispondere ai bisogni e alle dinamiche di crescita della persona handicappata e di coloro che condividono la sua situazione, a partire dai suoi familiari. Al di sopra di qualsiasi altra considerazione o interesse particolare o di gruppo, bisogna cercare di promuovere il bene integrale di queste persone, né si può negare loro il necessario sostegno e la necessaria protezione, anche se ciò comporta un maggior carico economico e sociale. Forse più che altri malati, i soggetti mentalmente ritardati hanno bisogno di attenzione, di affetto, di comprensione, di amore : non li si può lasciare soli, quasi disarmati e inermi, nel difficile compito di affrontare la vita » (san Giovanni Paolo II, ibid.).

Essere giusto e mite

La restaurazione dell’Ordine in Spagna, attuata da padre Menni, richiede fedeltà a una disciplina esigente. Ora, alcuni dei suoi religiosi si lamentano di lui con il superiore generale, accusandolo di intrighi per trovare denaro e di durezza nei confronti dei suoi subordinati. « Cerca di essere giusto e mite, gli scrive padre Alfieri : hai bisogno di rinunciare assolutamente alla tua abitudine inveterata di voler caparbiamente tenere alle tue idee e ai tuoi progetti ; non precipitare le cose. » Nel 1878, il vescovo di Granada permette a padre Benedetto di rilevare la casa dove, l’8 marzo 1550, san Giovanni di Dio ha reso l’ultimo respiro. In questa « culla dell’Ordine », vengono insediati un orfanotrofio per bambini poveri e un ospizio per sacerdoti anziani. Nel corso degli anni, padre Menni istituirà più di una quarantina di ospedali in Spagna, in vari paesi d’Europa e fino in Messico. Secondo le costituzioni dell’Ordine, gli ospedali sono riservati agli uomini. Non trovando aiuto presso diverse congregazioni femminili per prendersi cura delle donne malate, il Padre si rivolge alla Santa Vergine. La Provvidenza gli fa allora incontrare due giovani donne di Granada desiderose di consacrarsi a Dio : María José Recio e Antonia Giménez.

Padre Benedetto inizia con il metterle alla prova : chiede al loro confessore di distoglierle dal loro progetto. Constatando che esse perseverano nella loro risoluzione, le sistema presso una donna anziana, a Ciempozuelo, in una stanza povera. Esse vi conducono una vita molto dura, lavorando nella lavanderia dell’ospedale e cucendo. Altre due donne si uniscono ben presto a loro. Da Barcellona, il Padre invia loro una lunga lettera in cui le esorta alla preghiera, al lavoro, alla sopportazione, all’amore di Dio e al silenzio. Ben presto, esse si trasferiscono in una casa più grande. Il Padre mette nella loro cappella una bella immagine della Madonna del Sacro Cuore. Nel 1882, avendo il vescovo approvato le costituzioni che padre Menni ha loro date, prendono l’abito religioso. Le Suore, il cui numero cresce rapidamente, si occupano ora delle donne malate di mente. Il 30 ottobre 1883, suor María José, la superiora, muore vittima della sua dedizione, aggredita e calpestata da una demente. Nel 1892, la Santa Sede approva la loro comunità con il nome di “Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù”. Volgendosi verso un’immagine della Santa Vergine, il Padre dice loro : « Ecco la vostra Superiora ! » Il Sacro Cuore di Gesù e l’amore della Santa Vergine saranno la loro consolazione e la loro gioia nel loro difficile apostolato. « Servire i malati, ha scritto padre Benedetto, non esclude l’assistenza spirituale, ma, naturalmente, la presuppone. » Curare nello stesso tempo il corpo e l’anima era anche l’obiettivo di San Giovanni di Dio e una delle chiavi della sua opera. Le Suore, come i loro confratelli, orientano le anime delle malate verso il fine unico della nostra vita : la salvezza eterna.

« Le persone disabili, svelando la radicale fragilità della condizione umana, sono una espressione del dramma del dolore e, in questo nostro mondo, assetato di edonismo e ammaliato dalla bellezza effimera e fallace, le loro difficoltà sono spesso percepite come uno scandalo e una provocazione e i loro problemi come un fardello da rimuovere o da risolvere sbrigativamente. Esse, invece, sono icone viventi del Figlio crocifisso. Rivelano la bellezza misteriosa di Colui che per noi si è svuotato e si è fatto obbediente sino alla morte. Ci mostrano che la consistenza ultima dell’essere umano, al di là di ogni apparenza, è posta in Gesù Cristo… Perciò,… le persone handicappate … possono insegnare a tutti che cosa è l’amore che salva e possono diventare annunciatrici di un mondo nuovo, non più dominato dalla forza, dalla violenza e dall’aggressività, ma dall’amore, dalla solidarietà, dall’accoglienza, un mondo nuovo trasfigurato dalla luce di Cristo, il Figlio di Dio per noi uomini incarnato, crocifisso e risorto » (san Giovanni Paolo II, ibid.).

Un onore paradossale

Tuttavia, le opere di padre Menni non incontrano solo approvazioni. Nell’ottobre 1891, egli scrive a una delle sue suore : « Ringrazio Dio di avermi fatto l’onore di essere molto perseguitato, trattato come un ladro, un mascalzone, un ipocrita e un bugiardo ; e di avermi aiutato a soffrire, per il suo amore, con una intensa gioia interiore e una perfetta conformità alla sua volontà. » Nel 1893, viene accusato davanti al Sant’Uffizio, da un sacerdote e da tre suore, delle colpe più infamanti. Questo prete, suo confratello, è cappellano dell’ospedale di Palencia. Il vescovo locale chiede informazioni alle tre suore ; queste rivelano che il sacerdote accusatore, che è il loro confessore, ha fatto loro firmare, sotto pena di scomunica, un foglio che non hanno nemmeno potuto leggere, e le ha obbligate a mantenere un segreto assoluto sulla faccenda. Dopo tre anni di indagini, il Sant’Uffizio riconoscerà la completa innocenza di padre Menni.

Nel giugno 1897, la madre di una malata di mente, il suo concubino e i direttori di due giornali imputano a padre Benedetto azioni infami nei confronti della paziente ; inoltre, con il pretesto di chiudere il caso, gli chiedono una grossa somma. Constatando che il Padre non risponde al loro ricatto, i suoi accusatori lo denunciano al tribunale di Getafe (Madrid), che lo dichiara innocente. Procedendo oltre, i calunniatori continuano la loro campagna diffamatoria sui giornali anticlericali. Una lettera di quel periodo alle suore di Madrid rivela le disposizioni intime del santo sacerdote : « Ogni giorno, perdo il gusto per le cose di questa terra. Desidero soltanto mantenere il mio cuore totalmente unito a Gesù. Possa Dio concedermi di saper soffrire per la salvezza di innumerevoli anime… Il mio unico desiderio è aiutare le anime a salvarsi. Vorrei fino al giorno del giudizio essere tormentato, umiliato e disprezzato purché sia per amore di Gesù ! » Nei suoi Esercizi spirituali, sant’Ignazio presenta un ideale simile : il terzo grado di umiltà, il più elevato, porta il discepolo a imitare Gesù Cristo, nostro Signore, nella sua povertà, a soffrire di essere disprezzato per causa sua (cfr. l’ottava Beatitudine, Mt 5,11) e persino a desiderare « di essere considerato come un uomo inutile e insensato, per amore di Gesù Cristo, che per primo è stato considerato tale, piuttosto che passare per un uomo saggio e prudente agli occhi del mondo » (n° 167). Tuttavia, considerando il bene della Chiesa, l’arcivescovo di Madrid esorta il Padre a perseguire i suoi accusatori in giudizio per difendere la reputazione dei Fratelli ospedalieri. Nel 1900, i calunniatori nonché i due direttori dei giornali verranno severamente condannati.

Denuncia dolorosa

Nello stesso tempo, il Padre viene attaccato all’interno stesso della sua congregazione : nel dicembre 1898, una ventina di religiosi della provincia spagnola lo denunciano alla Congregazione romana dei Vescovi e Regolari. Chiedono la sua destituzione, accusandolo di un eccessivo autoritarismo, di una cattiva amministrazione dei beni dell’Ordine e del suo assoggettamento alle suore da lui fondate. Tra i delatori c’è ancora il cappellano di Palencia che, poco dopo, lascerà l’Ordine. Questa denuncia non avrà seguito. Parallelamente, del resto, padre Menni viene rieletto, per la quinta volta, Provinciale di Spagna. Quando gli si parla dei suoi accusatori, egli spiega : « Vogliono ottenere, in modo lecito o no, degli incarichi che ritengono più consoni ai loro talenti o ai loro gusti. »

Nel 1903, tuttavia, dopo trentasei anni di governo ininterrotto, il Padre non viene rieletto nelle sue funzioni. Avendo più tempo a disposizione, prega di più e si dedica alle Suore Ospedaliere. Nel 1909, papa san Pio X lo nomina visitatore apostolico dell’intero Ordine, quindi, il 21 aprile 1911, superiore generale per un periodo di sei anni. Nel giugno dell’anno successivo, padre Menni convoca a Roma i superiori provinciali e alcuni membri del capitolo generale per affrontare vari problemi, in particolare la riforma delle Costituzioni. Ma le discussioni si rivelano difficili : sorgono contestazioni contro un superiore generale che ha il torto di essere stato scelto direttamente dal Sovrano Pontefice. Con il pretesto delle infermità del Padre, alcuni religiosi convincono il cardinale prefetto della Congregazione dei Religiosi che egli è diventato incapace di governare. Così, il 10 giugno 1912, padre Menni rassegna le sue dimissioni per motivi di età avanzata e cattive condizioni di salute. In seguito, il cardinale rimpiangerà amaramente di aver ascoltato i querelanti, soprattutto perché, sotto le loro argomentazioni, si nascondevano certe idee moderniste che padre Menni non condivideva. Viene tuttavia lasciata al Padre la facoltà di visitare tutte le case di suore da lui fondate. Il giorno dopo le sue dimissioni, durante un’udienza privata, papa Pio X gli dice : « Ora è giunto per Lei, Padre, il momento di pregare e di consigliare. – Santità, sono dovuto comparire dinanzi a tutti i tribunali di questa terra. Mi auguro, come sono uscito felicemente dai tribunali di quaggiù, di uscire un giorno assolto dal tribunale di Dio e di trovare la sua misericordia. – La troverà, la troverà ! », gli dichiara più volte il santo Pontefice.

La nostra conformità a Cristo

Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica insegna : « Con la morte, separazione dell’anima e del corpo, il corpo cade nella corruzione, mentre l’anima, che è immortale, va incontro al giudizio di Dio e attende di ricongiungersi al corpo quando, al ritorno del Signore, risorgerà trasformato. » E precisa che il giudizio particolare « è il giudizio di retribuzione immediata che ciascuno, fin dalla sua morte, riceve da Dio nella sua anima immortale, in rapporto alla sua fede e alle sue opere. Tale retribuzione consiste nell’accesso alla beatitudine del cielo, immediatamente o dopo un’adeguata purificazione, oppure alla dannazione eterna nell’inferno » (nn. 205, 208). « È oggi, nel presente, commentava papa Benedetto XVI, che si gioca il nostro destino futuro ; è con il concreto comportamento che teniamo in questa vita che decidiamo della nostra sorte eterna. Al tramonto dei nostri giorni sulla terra, al momento della morte, saremo valutati in base alla nostra somiglianza o meno con il Bambino che sta per nascere nella povera grotta di Betlemme, poiché è Lui il criterio di misura che Dio ha dato all’umanità. » (Angelus, 9 dicembre 2007). Padre Benedetto viveva di queste verità, come san Giovanni di Dio : « Vi prego, scriveva quest’ultimo a una duchessa, per amore di Gesù Cristo, abbiate sempre dinnanzi allo spirito queste tre verità : l’ora della morte, a cui nessuno può sfuggire, le pene dell’inferno, la gloria e l’infinita felicità del paradiso. La morte, infatti, pensateci bene, distrugge tutto, ci spoglia di tutto ciò che ci ha dato questo miserabile mondo, ci lascia portar via solo un pezzo di tela logora e mal cucita. Se moriamo in stato di peccato, i piaceri di breve durata, i divertimenti tanno passeggeri, dovranno essere espiati nel fuoco eterno dell’inferno. La gloria e la felicità, al contrario, Nostro Signore li riserva ai propri servitori. Sono gioie che l’occhio non ha mai visto, che l’orecchio non ha mai udito e che il cuore dell’uomo non ha mai potuto provare (cfr. 1Cor 2,9). Infine, mia cara sorella in Gesù Cristo, incoraggiamoci tutti, per l’amore di Nostro Signore, e non lasciamoci vincere dai nostri nemici : il mondo, il demonio, la carne. Al di sopra di tutto, abbiate sempre carità, poiché questa è la madre di tutte le virtù. »

Ben presto, tuttavia, padre Menni viene sostituito nella missione di visitare le varie case delle Suore Ospedaliere e alcune suore lanciano di nuovo contro il loro fondatore ogni sorta di accuse senza prove ; gli viene allora vietato di risiedere a Roma o in Spagna. Nel novembre del 1912 gli viene persino proibito ogni contatto con le suore. Esaurito dalla prova tanto quanto dalla paralisi, padre Menni rende la sua anima a Dio il 24 aprile 1914 a Dinan, in Francia. Successivamente, verrà fatta piena luce sulle accuse che hanno cercato di disonorarlo, e padre Menni sarà beatificato nel 1985, poi canonizzato nel 1999.

Padre Menni, « come tutti i seguaci di Cristo, affermava papa san Giovanni Paolo II, non sfuggì alle incomprensioni e alle sofferenze, perfino da parte di persone molto vicine a lui…. confortato dalla sua profonda comunione con Cristo e con la Chiesa, seppe resistere agli attacchi e portare avanti la sua feconda opera… Senza una profonda devozione al Sacro Cuore di Gesù e una particolare venerazione per la Madre di Dio, senza il fuoco dello Spirito Santo, non avrebbe potuto fare tutto ciò che portò a termine in modo tanto meraviglioso. » Anche noi, lasciamoci guidare in ogni circostanza dallo Spirito Santo !

Dom Antoine Marie osb

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