Lettera

Blason   Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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3 novembre 2021
san Martino de Porres, religioso


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Molti cristiani disillusi ritengono che, all’inizio del terzo millennio, non sia più possibile per un giovane seguire la via della santità nel mondo dell’adolescenza, a meno che non si chiuda in una “bolla” impermeabile al tempo e all’ambiente circostante. Carlo Acutis, un giovane italiano morto a quindici anni nel 2006, di cui papa Francesco fa l’elogio nella sua Esortazione apostolica Christus vivit (25 marzo 2019), dimostra il contrario. Questo giovane pieno di brio ed eccezionalmente dotato, in particolare per l’informatica, vedeva l’Eucarestia come la sua « autostrada per il Cielo ».

Carlo nasce a Londra il 3 maggio 1991, da Andrea e Antonia Acutis, giovane coppia italiana che allora lavorava in Inghilterra. I suoi genitori non sono praticanti ; tuttavia, il bambino viene battezzato già il 15 Maggio e verrà istruito nella religione cattolica. Carlo osserva tutto ciò che lo circonda con vivo interesse ; questa capacità di osservare, per poi andare fino in fondo nelle sue riflessioni, sarà una delle sue doti dominanti. Dirà del Battesimo : « È importantissimo, perché permette alle anime di salvarsi grazie alla riammissione alla Vita divina. Le persone che partecipano a un Battesimo non si rendono conto di quale infinito dono sia questo e, a parte i confetti, le bomboniere e il vestitino bianco, che di solito la gente vuole che abbia i pizzi, non si preoccupano assolutamente di capire il senso di questo grande dono che Dio dà all’umanità. » Questo dono è la possibilità di diventare figli di Dio (Gv 1,12) ed eredi del suo Regno eterno (cfr. Rm 8,17).

« Il Signore non sarebbe contento »

La famiglia Acutis ritorna a Milano nel settembre del 1991. Di carattere molto socievole, Carlo è un bambino pacifico ; alla sua tata polacca, che gli consiglia di mostrarsi più battagliero con i bambini aggressivi, risponde : « Il Signore non sarebbe contento se reagissi violentemente. » Il periodo estivo trascorre in riva al mare, a Centola, nei pressi di Salerno. Il bambino viene presto adottato da tutta la popolazione di questo tranquillo villaggio e diventa l’amico di tutti. Recita con fervore il rosario e va a Messa ogni giorno a partire dalla sua prima Comunione fatta all’età di sette anni. Il suo raccoglimento quando riceve l’Eucarestia impressiona i testimoni.

A Milano, Carlo va a scuola all’Istituto Tommaseo delle suore Marcelline. Rimane fedele alla Messa quotidiana e trova sempre un adulto che ve lo accompagni. Lungo il percorso, il ragazzino si ferma a chiacchierare un po’ con i portinai, in genere stranieri, che non sono abituati a una simile attenzione da parte degli abitanti della metropoli lombarda. Il suo tatto gli permette di mettersi al livello dei suoi interlocutori, qualunque sia il loro ambiente sociale. Testimonia il massimo rispetto ai poveri, ai deboli e agli abbandonati e ritiene che un rango elevato o la ricchezza materiale obblighino coloro che li possiedono a farne beneficiare chi è meno avvantaggiato. Un disoccupato che mendicava all’ingresso di una chiesa si ricorda della carità di Carlo, che gli dava ogni giorno una moneta e gli parlava con gentilezza. Quest’uomo aveva raccontato al ragazzo di una sua amica, indigente, che si lasciava morire di depressione e di miseria. Carlo e sua madre riescono a farla ricoverare in ospedale. « Carlo era troppo buono e troppo puro per questa terra », conclude il brav’uomo.

Carlo non è un santo da vetrata. Ama molto gli animali, gatti e cani in particolare (i suoi genitori ne hanno diversi), che mette in scena in video divertenti. Gioca volentieri a calcio, impara da solo il sassofono e soprattutto si appassiona per l’informatica. Tuttavia, questi centri d’interesse non sono mai fine a se stessi. Far fruttificare i talenti ricevuti da Dio è per lui un mezzo per glorificarlo e per procurare il bene del suo prossimo ; la sua modestia, del resto, è pari alla sua intelligenza. Carlo non tiene mai per sé ciò che ha imparato ; si premura sempre di condividerlo con gli altri. Non lo si sente mai vantarsi di quello che ha o di quello che sa. La tirannia della moda (bisogna avere abiti di marca, conformi alla tendenza del momento) lo lascia indifferente ; vede in queste mode il risultato di speculazioni commerciali e, per parte sua, veste semplicemente e in modo non ricercato. A scuola, stringe forti amicizie, ma non sempre viene compreso. Molti si chiedono, ad esempio, perché trascorra sempre le sue vacanze ad Assisi, quando i mezzi economici dei suoi genitori gli permetterebbero di offrirsi viaggi in paesi lontani e luoghi più alla moda. Poco prima di morire, Carlo confiderà al suo padre spirituale : « Assisi è il luogo in cui mi sento più felice ! »

Le numerose amicizie dell’adolescente, maschili e femminili, si mantengono entro i limiti di una castità senza compromessi. Non ammette le familiarità tra giovani di sesso diverso, né le convivenze prematrimoniali. Una ragazza testimonierà riguardo alla sua fedeltà alla Chiesa e ai suoi insegnamenti, in particolare in materia di sessualità e morale familiare. In occasione di una discussione sull’aborto, durante una lezione di religione, Carlo prende le difese della vita umana, dimostrando che l’embrione è un essere umano fin dal suo concepimento e che la sua soppressione è un omicidio.

Felice e autentico

A quattordici anni, Carlo è iscritto al liceo presso l’Istituto Leone XIII a Milano, tenuto dai Gesuiti. Propone i suoi servizi per mettere a punto il sito internet dell’istituto, lavoro a cui dedica tutta l’estate del 2006. Si occupa anche di preparare i bambini al sacramento della Cresima. In classe, è particolarmente attento ai compagni che hanno difficoltà a tenere il passo con il ritmo degli studi ; dà all’uno o all’altro lezioni private di matematica. Un padre gesuita, vicino a Carlo in quegli anni, riassume la sua impressione su di lui : « Sono convinto che era come il lievito nella pasta, o ancor più come il chicco di grano sepolto nella terra ; non faceva rumore ma faceva crescere… Lo si poteva additare e dire : ecco un giovane e un cristiano felice e autentico. »

Carlo trascorre lunghe ore a sviluppare programmi informatici per soddisfare le esigenze dei suoi amici. È sempre disponibile per iniziarli ai misteri dell’informatica, perché ritiene che sia indispensabile, ai nostri giorni, che un giovane sappia usare bene un computer. Un professionista della programmazione testimonia : « Sono rimasto stupito dalla sua competenza nel campo della programmazione ; a quindici anni, era allo stesso livello a cui ero io, che ho pubblicato diversi libri sull’argomento, utilizzati in università e aziende…, era straordinariamente intuitivo. » Prima degli esami, Carlo propone a tutti i suoi amici di aiutarli a usare il loro computer. Ma si mostra un esempio vivente, una sorta di bussola che insegna a tutti il mezzo per evitare gli eccessi, se non le derive catastrofiche che possono risultare dalla molteplicità dei collegamenti possibili sul “web”. La prima deriva è quella di lasciarsi trascinare in un mondo virtuale, a scapito del mondo reale dove Dio è presente e ci dà un compito da svolgere sotto il suo sguardo. Allora, la voce della coscienza s’indebolisce, gli incitamenti a trasgredirla diventano tanto più seducenti in quanto appaiono anch’essi virtuali.

Fotocopie

Nell’Esortazione apostolica Christus vivit, papa Francesco si rivolge così ai giovani : “Il mondo digitale può esporti al rischio di chiuderti in te stesso, dell’isolamento o del piacere vuoto. Ma non dimenticare che ci sono giovani che anche in questi ambiti sono creativi e a volte geniali. È il caso del giovane venerabile Carlo Acutis. Egli sapeva molto bene che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo e dalle novità che possiamo comprare, ossessionati dal tempo libero, chiusi nella negatività. Lui però ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza. Non è caduto nella trappola. Vedeva che molti giovani, pur sembrando diversi, in realtà finiscono per essere uguali agli altri, correndo dietro a ciò che i potenti impongono loro attraverso i meccanismi del consumo e dello stordimento. In tal modo, non lasciano sbocciare i doni che il Signore ha dato loro, non offrono a questo mondo quelle capacità così personali e uniche che Dio ha seminato in ognuno. Così, diceva Carlo, succede che “tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”. Non lasciare che ti succeda questo ! » (nn. 104-106).

Carlo Acutis tiene sempre presenti i quattro « novissimi » : morte, giudizio, inferno e paradiso, realtà ultime della vita di ogni uomo. La sua attenzione a questi argomenti fa sì che a volte venga tacciato di eccessivo o bigotto, anche dai suoi amici. Egli ha incontrato preti che non credono all’esistenza dell’inferno e nemmeno del purgatorio, cosa che lo ha scandalizzato. Per lui, questo punto della dottrina cattolica, ripetutamente insegnato da Gesù Cristo e dal Magistero della Chiesa, è fuori dubbio : « Se veramente le anime corrono il rischio di dannarsi, come in effetti molti santi hanno testimoniato e anche le apparizioni di Fatima hanno confermato, mi chiedo il motivo per cui oggi non si parli quasi mai dell’inferno, perché è una cosa talmente terribile e spaventosa che mi fa paura il solo pensarci… l’unica cosa che dobbiamo temere veramente è il peccato. » Infatti, « agli occhi della fede, nessun male è più grave del peccato e niente ha conseguenze peggiori per gli stessi peccatori, per la Chiesa e per il mondo intero » (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1488).

Carlo non dimentica le anime del purgatorio ; è convinto che l’aiuto più efficace che possiamo dare ai defunti sia assistere alla Messa in loro suffragio, per liberarli dal purgatorio. Gli stanno a cuore il Papa e la Chiesa. Rimane impressionato, durante una visita al Vaticano nel 2000, dalla consacrazione alla Madonna fatta da papa san Giovanni Paolo II in unione con i vescovi del mondo intero. Carlo prega perché tutti i popoli della terra conoscano e amino Gesù Cristo. Egli guarda alla televisione l’incontro interreligioso di Assisi nel 2002 e commenta : « Il Papa è stato sicuramente ispirato da Dio, perché con questo incontro è data a tutti la possibilità di conoscere e amare Cristo, unico Salvatore del mondo, da cui dipende la salvezza di tutti. »

Persone complete

Il giovane fa amicizia con Rajesh, un collaboratore domestico della sua famiglia, di religione induista e di casta bramina. Egli cerca di evangelizzarlo e lo affascina con la sua conoscenza del Catechismo della Chiesa Cattolica, che ha imparato quasi a memoria e spiega in modo luminoso. Rajesh finirà con il chiedere il Battesimo e attenderà con grande desiderio il giorno in cui potrà ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo, questo sacramento di cui Carlo gli ha parlato con ardore : « Le virtù, gli diceva l’adolescente, si acquisiscono principalmente attraverso un’intensa vita sacramentale, ed è certamente l’Eucarestia ad esserne il culmine ; attraverso questo sacramento, il Signore ci fa diventare persone complete, fatte a sua immagine. » Carlo prepara Rajesh anche alla Cresima confidandogli di aver ricevuto, attraverso questo sacramento, una forza misteriosa che si è tradotta in particolare in una crescita della sua devozione eucaristica ; il giorno della sua cresima, il suo amico sente la stessa forza ricevendo lo Spirito Santo.

Carlo trascorre la maggior parte delle sue vacanze ad Assisi, in una casa di proprietà della sua famiglia. Gli esempi di san Francesco gli diventano familiari, soprattutto la sua umiltà. Egli comprende che l’umiltà, questa virtù direttamente contraria all’orgoglio innato che abbiamo ereditato in quanto figli di Adamo, è la via regale verso la vera santità. Apprezza particolarmente il santuario della Verna, dove san Francesco ha ricevuto le stimmate e poi è morto nel 1224, configurato in modo straordinario alla Passione di Cristo ; è lì che Carlo approfondisce, durante diversi ritiri, il mistero della Messa, sacrificio perfetto che rende presente, in maniera incruenta, il sanguinoso sacrificio del Calvario.

La vita spirituale di Carlo Acutis è incentrata sulla Messa quotidiana. Nelle rare occasioni in cui non può parteciparvi, a causa di un impedimento scolastico, si raccoglie e fa una “comunione spirituale”. « L’Eucarestia è la mia autostrada per il Cielo ! » ripete spesso. La sua vita gli appare come una Messa unita al sacrificio redentore di Cristo. « Con i frutti dell’Eucarestia quotidiana, egli afferma, le anime si santificano in modo eccelso e sono fortificate specialmente nelle situazioni pericolose che potrebbero pregiudicare la loro salvezza eterna. » Carlo è molto sensibile al modo più o meno raccolto e fervente in cui i sacerdoti celebrano la Santa Messa. Prima o dopo la Messa, fa un tempo di adorazione. Sa che la Chiesa attribuisce un’indulgenza plenaria all’adorazione del Santissimo Sacramento per mezz’ora e spesso applica questo beneficio spirituale alle anime « più abbandonate » del purgatorio. Si fa l’apostolo convinto della partecipazione alla Messa domenicale presso le persone che non ci vanno più, e molti dei suoi amici riprendono la pratica religiosa, alcuni dopo la sua morte.

Un sito internet

Carlo si appassiona dei miracoli eucaristici che si sono moltiplicati nel corso dei secoli. Usa le sue competenze per creare un sito internet dedicato a questi miracoli (www.miracolieucaristici.org ; questo sito, che esiste tuttora, è tradotto in molte lingue). Il miracolo di Lanciano lo tocca particolarmente : in questo villaggio dell’Abruzzo, si venera dall’anno 750 un’ostia miracolosamente trasformata in carne e in sangue nel momento in cui il sacerdote pronunciava le parole della consacrazione ; analizzata nel 1970 da specialisti, la carne è risultata essere un tessuto del miocardio (cuore) ; il sangue, che sembra fresco, appartiene al gruppo AB. Questo fatto scientifico straordinario conferma Carlo nella sua particolare devozione al Sacro Cuore di Gesù, che merita di essere adorato « in quanto è compartecipe e il simbolo più espressivo di quella inesausta carità che il divin Redentore nutre tuttora per il genere umano » (Pio XII, Haurietis aquas, n° 42). Egli otterrà dai suoi genitori, ritornati, sotto la sua influenza, alla pratica religiosa, che la famiglia Acutis si consacri al Sacro Cuore. Offre comunioni e sacrifici « per riparare le indegnità che Gesù riceve nel sacramento del suo Amore », secondo la richiesta fatta dal Signore stesso a santa Margherita Maria (Paray-le-Monial – 1675).

Durante il suoi tempi di adorazione del Santissimo Sacramento, Carlo medita sui misteri della vita di Cristo, in particolare della sua infanzia. La povertà scelta dall’Unigenito Figlio di Dio nella sua Incarnazione e nella sua nascita nella stalla di Betlemme lo colpiscono particolarmente. Poco prima di morire, confiderà al suo padre spirituale che la pratica assidua dell’adorazione eucaristica lo ha fatto progredire notevolmente nella preghiera ; ora, è meno distratto e il suo amore per Gesù è molto cresciuto. Per correggere i suoi difetti : golosità, pigrizia, propensione alle chiacchiere, distrazioni nella recita del Rosario…, il giovane ricorre ogni settimana al sacramento della Penitenza e della riconciliazione. « Come la mongolfiera per salire in alto ha bisogno di scaricare i pesi, così l’anima per levarsi al Cielo ha bisogno di togliere anche quei piccoli pesi che sono i peccati veniali… Fate come me e vedrete i risultati ! »

Fin dalla sua prima infanzia, Carlo prova rispetto e affetto per le monache di clausura. Ha fatto la sua Prima Comunione nella Chiesa delle Monache Romite di Sant’Ambrogio a Perego ; ha anche incontrato monache di molti altri conventi. È all’intercessione delle religiose che attribuirà, da adolescente, la grazia di vincere le tentazioni contro la castità e la temperanza (alcol, droghe), che sono causa di tanti peccati e danni tra i giovani della sua età. Ricordando che la famiglia deve essere « come il santuario domestico della Chiesa » (Vaticano II, Apostolicam Actuositatem, n° 11), egli consiglia ai genitori di pregare con i loro figli per ottenere loro la perseveranza nello stato di grazia nel periodo dell’adolescenza. La sua devozione mariana si concretizza in un affetto particolare per il santuario della Madonna di Pompei, vicino Napoli, dove si consacra più volte alla Madonna del Rosario. In quel luogo, ottiene da Maria la grazia della conversione di una donna che non frequentava più i sacramenti da trent’anni. Carlo si reca anche a Lourdes e a Fatima, luoghi di apparizioni mariane che influenzano fortemente la sua spiritualità.

Diritto in paradiso

«Mio figlio viveva una vita assolutamente normale, testimonia il padre di Carlo, però aveva sempre in mente che prima o poi sarebbe dovuto morire. Infatti molte volte quando gli si chiedevano cose sul futuro, rispondeva : “Sì, se saremo ancora vivi domani e dopodomani, perché non posso assicurarti quanti anni vivremo tutti, perché il futuro lo conosce solo Dio” ». All’inizio dell’ottobre del 2006, Carlo, che ha quindici anni e mezzo, si ammala. I sintomi fanno pensare a una semplice angina ; né i genitori né il medico di famiglia si preoccupano. Ma il giovane, come colto da un’intuizione, dice ai genitori : « Offro le sofferenze che dovrò patire al Signore per il Papa e per la Chiesa, per non fare il purgatorio e andare diritto in paradiso. » La domenica seguente, è estremamente debole e viene portato immediatamente in clinica. Gli esami rivelano la terribile realtà : leucemia acuta M3, una delle forme più aggressive del cancro del sangue. Quando apprende dai genitori la gravità della sua malattia, il ragazzo, sereno, esclama : « Il Signore mi ha dato una bella sveglia ! » Poiché l’assistenza respiratoria si rivela poco efficace, Carlo viene trasferito all’ospedale specializzato di Monza. Con sua grande soddisfazione, la madre e la nonna sono autorizzate a dormire nella sua stanza. Un sacerdote gli amministra i sacramenti. Le sue condizioni si aggravano rapidamente, causandogli grandi sofferenze. La pazienza del giovane desta l’ammirazione del personale curante ; quando gli viene chiesto come si sente, risponde con un sorriso : « Bene, come sempre », oppure : « Potrebbe essere peggio. »

Entrato in coma, Carlo, l’11 ottobre, viene colto da un’emorragia che provoca la morte cerebrale. Il morente viene però mantenuto sotto respiratore finché il cuore si ferma da solo, il 12 mattina. I genitori di Carlo fanno trasportare il suo corpo a casa, nella sua camera. I quattro giorni successivi vedono uno sfilare continuo davanti alla sua salma. Una folla immensa partecipa al suo funerale e molti devono rimanere fuori per mancanza di spazio. Al momento dell’Ite Missa est, le campane iniziano a suonare a distesa, perché è esattamente mezzogiorno, l’ora dell’Angelus… Questa coincidenza viene percepita da molti presenti come un segno dell’ingresso di Carlo nella gloria celeste.

Nel giugno 2018, in vista del processo di beatificazione, il corpo di Carlo, sepolto ad Assisi secondo il suo desiderio, viene riesumato e trovato intatto. Nell’aprile del 2019, è stato trasferito nel santuario francescano della Spogliazione. Il 21 febbraio 2020, è stato ufficialmente riconosciuto un miracolo attribuito alla sua intercessione : la guarigione umanamente inspiegabile, nel 2010, di un bambino brasiliano che presentava una grave e fatale malformazione del pancreas. La famiglia del bambino aveva invocato Carlo. La beatificazione del servo di Dio è stata celebrata ad Assisi il 10 ottobre 2020.

« Essere sempre unito a Gesù”, ecco il mio programma di vita, affermava Carlo Acutis,… Ciò che veramente ci renderà belli agli occhi di Dio sarà solo il modo in cui lo avremo amato e come avremo amato i nostri fratelli. » Chiediamo a questo giovane santo di alimentare nei nostri cuori, per sua intercessione, quel fuoco sacro che Gesù è venuto ad accendere sulla terra.

Dom Antoine Marie osb

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