Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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12 luglio 2017
san Giovanni Gualberto


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Senza coloro che ci hanno preceduti, noi non saremmo nulla », diceva Zita di Borbone-Parma pensando a sua madre e alle zie, donne esemplari e luminose, principesse della famiglia reale del Portogallo. Esse avevano come principio : « Nulla è duraturo in questo mondo, nulla è più aleatorio che il potere temporale. Ciò che conta è l’amore e nient’altro. » Ma la riconoscenza di Zita era rivolta soprattutto al marito Karl von Habsburg-Lothringen, pronipote dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe. Divenuto egli stesso imperatore nella bufera della Grande Guerra, Carlo, fedelmente sostenuto dalla moglie, ha tentato l’impossibile per riportare la pace ai suoi popoli e al mondo intero. Morto in esilio nel 1922, è stato beatificato da san Giovanni Paolo II il 3 ottobre 2004. Zita, ultima imperatrice d’Europa, gli è sopravvissuta con coraggio per sessantasette anni.

Quinta di dodici figli, Zita Maria di Borbone-Parma nasce il 9 maggio 1892 a Pianore (Italia). È figlia di Roberto di Parma e di Maria Antonia di Braganza, sposata in seconde nozze. La questione delle origini della famiglia sorge spesso : « La gente di Pianore, riferisce Zita, ci considerava totalmente dei loro. I nostri amici di Schwarzau-am-Steinfeld ci ritenevano austriaci. A Chambord, eravamo rivendicati come francesi (i Borboni-Parma sono discendenti diretti di Luigi XIV). Tutto questo ci appariva nello stesso tempo strano e bello. Ma Papà doveva ogni tanto chiarire la nostra situazione : noi siamo principi francesi che hanno regnato su Parma. » L’esercizio del potere politico, che è stato a lungo il destino riservato alla famiglia di Zita, è al servizio del bene comune : « L’impegno politico è un’espressione qualificata ed esigente dell’impegno cristiano al servizio degli altri. Il perseguimento del bene comune in uno spirito di servizio ; lo sviluppo della giustizia con un’attenzione particolare verso le situazioni di povertà e sofferenza ; il rispetto dell’autonomia delle realtà terrene ; il principio di sussidiarietà ; la promozione del dialogo e della pace nell’orizzonte della solidarietà : sono questi gli orientamenti a cui i cristiani laici devono ispirare la loro azione politica » (Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, CDSC, n° 565).

Il miglior rimedio

Zita conserva un eccellente ricordo della sua giovinezza : « Ho avuto un’infanzia estremamente felice e allegra… Il doppio trasferimento dall’Austria a Pianore e il ritorno, in primavera, a Schwarzau, dove trascorrevamo l’estate, era per noi, bambini, l’evento principale. » Ricorda : « Se, durante le vacanze, studiavamo troppo poco secondo i nostri precettori, dovevamo però cucire, rammendare e rattoppare. E non solo la nostra biancheria, ma anche quella delle persone anziane e dei malati di Schwarzau. » Le ragazze si occupavano anche dei malati senza famiglia : « La sera, tornavamo spesso esauste e dovevamo disinfettarci come misura preventiva nei confronti dei più giovani. Quando questa pulizia durava troppo, nostra madre ci ricordava : “La carità è il miglior rimedio contro i rischi di contagio.” »

Ci sono anche momenti di distensione, in cui i principini possono fare picnic a proprio agio e darsi fino a sera a cavalcate e nuotate e giocare con i bambini del villaggio. L’educazione è ferma, ma amorevole : « Per noi, la privazione del dolce – raramente inflitta – era la punizione peggiore. Perché i nostri pasti erano frugali : un qualcosina di dolce in più era una festa… Mia madre era severa, ma l’adoravamo. Papà era l’allegria e la bontà personificate. Non ha mai picchiato, ma quando doveva sgridare uno di noi, questo ci colpiva duramente. » Tra di loro, i bambini ridono e chiacchierano ; ma con gli invitati, bisogna rispettare l’ordine gerarchico e fare l’inchino. Le giovani altezze imparano presto a indovinare l’importanza degli ospiti in base al volume di polvere sollevata dal tiro di cavalli o dal corteo che li accompagna. « Naturalmente, confesserà Zita, preferivamo spesso quelli che sollevavano meno polvere ! »

Zita è in pensione presso il convento di Zangberg, in Alta Baviera, quando riceve la notizia che suo padre sta morendo ; è richiamato a Dio il 16 novembre 1907, prima che lei abbia potuto rivederlo. Nel 1909, la madre la manda a studiare a Ryde, sull’isola di Wight, dalle monache di Solesmes allora in esilio. La sua nonna materna, entrata in monastero dopo essere rimasta vedova, vi è Priora, e sua sorella Adelaide, monaca da poco. Lì, Zita riceve un’istruzione preziosa in filosofia, teologia e musica. Nella sua anima nasce l’attrazione del chiostro.

Profezia

Nel frattempo, Zita e Carlo, che si conoscono fin dall’infanzia, si frequentano con una gioia crescente. Nel 1911, l’arciduca chiede la mano alla giovane principessa donandole un anello di fidanzamento che Zita si mette in tasca con un « Grazie ! » birichino. Il 24 giugno, Zita e sua madre vengono ricevute da papa Pio X. Durante l’udienza, questi dichiara alla ragazza, con un sorriso : « Così Lei sposerà l’erede al trono ? » Per tre volte Zita cerca di farlo ricredere : « Santo Padre, il mio fidanzato è l’arciduca Carlo ; l’arciduca erede è Francesco Ferdinando. » Nonostante questo, il Papa non torna indietro sulle sue parole : « Mi rallegro infinitamente che Carlo sia la ricompensa concessa da Dio all’Austria per i servizi che essa ha resi alla Chiesa. » Uscendo dal colloquio, Zita sussurra alla madre : « Grazie a Dio, il Papa non infallibile in materia di politica ! » « Testimoniai, in occasione del processo di beatificazione di Pio X, dirà Zita, che si trattava in realtà di una profezia che si è pienamente realizzata. »

Durante un raduno aereo nei pressi di Vienna, i giovani fidanzati ricevono un’ovazione.. Zita s’incupisce : « Queste acclamazioni assomigliano a clamori d’insurrezione », osserva. Carlo se ne stupisce, ma lei rievoca allora la caduta della sua famiglia a Parma e dei Braganza in Portogallo : « Bisogna essere realisti, la nostra vita è fragile e il potere effimero. » Carlo rimane in silenzio per diversi minuti. Soppesa il valore delle parole. « Credo di capire che cosa vuoi dire…, ma in Austria, è diverso. Ti prego, non parliamone più ! » Zita osserverà : « Per anni, non ne parlammo più. Fu il 24 marzo 1919, appena dopo che avevamo attraversato il confine per raggiungere l’inferno dell’esilio, che Carlo mi disse : “Avevi ragione…” Compresi immediatamente che cosa volesse dire. – “Come preferirei aver avuto torto !”, dissi a bassa voce. Questa fu l’ultima parola della nostra disputa, o piuttosto della più grande divergenza di vedute che abbiamo mai avuta. »

Il matrimonio viene celebrato il 21 ottobre 1911 con tutto il fasto richiesto da una delle più grandi corti d’Europa. Il viaggio di nozze delle altezze consiste nel percorrere in automobile l’impero austro-ungarico. Carlo può esprimersi nelle diciassette lingue parlate nell’impero, e ne conosce sei perfettamente ; Zita impara con fervore i rudimenti di quelle che le mancano. Il 20 novembre 1912, dà alla luce Otto, il primo dei loro otto figli. Carlo ha ripreso la sua vita di ufficiale dei Dragoni, mentre intensifica le sue relazioni con lo zio Francesco Ferdinando. Già da molto tempo, l’arciduca erede espone volentieri le sue idee politiche al nipote e lo prepara quindi alle sue future responsabilità.

« Nel contesto dell’impegno politico del fedele laico, osserva il Compendio, richiede una precisa cura la preparazione all’esercizio del potere, che i credenti devono assumersi… L’esercizio dell’autorità deve assumere il carattere del servizio, da svolgere sempre nell’ambito della legge morale per il conseguimento del bene comune : chi esercita l’autorità politica deve far convergere le energie di tutti i cittadini verso tale obiettivo, non in forma autoritaria, ma avvalendosi della forza morale alimentata dalla libertà » (CDSC, n° 567).

L’ultimatum

Una sera, durante una cena di famiglia, Francesco Ferdinando confida al nipote : « Sarò assassinato ! Carlo, sono destinati a te certi documenti, chiusi a chiave in un cofanetto. Sono delle riflessioni, dei progetti, delle idee, forse ti saranno utili. Ma, silenzio, non voglio che Sophie si rattristi. » L’erede aveva sposato Sophie Chotek – matrimonio morganatico perché la moglie non aveva i quarti di nobiltà sufficienti per diventare imperatrice ; di conseguenza i loro figli non potevano ereditare il trono. Zita capisce subito che Carlo rischia di succedere allo zio alla testa dell’impero ben prima del previsto. Il 28 giugno 1914, Carlo e Zita ricevono con dolore la notizia dell’assassinio del principe ereditario e di sua moglie a Sarajevo, per mano di un nazionalista serbo. « Eravamo stranamente combattuti, ricorderà Zita. Da un lato, si doveva fare ogni sforzo per realizzare la pace. Questo andava nella linea seguita dall’erede al trono assassinato. Dall’altra, e lo si dimentica troppo facilmente a distanza di tempo, una grande potenza come l’Austria-Ungheria non poteva permettersi di lasciar assassinare l’erede al trono che incarnava l’avvenire ! In una tale situazione, nessun governo avrebbe potuto fare come se nulla fosse accaduto ! » L’imperatore Francesco Giuseppe ritiene quindi di non poter eludere il dovere di giustizia e, credendosi in grado di limitare il conflitto a livello locale, lancia alla Serbia l’ultimatum che metterà in moto, di fatto, l’ingranaggio delle alleanze offensive e la guerra europea. La famiglia di Zita è divisa : tre figli combatteranno nell’esercito imperiale alleato alla Germania, mentre i due maggiori, Sisto e Saverio, respinti dalla Repubblica francese, in quanto principi borboni, si arruoleranno nell’esercito belga. Zita cela la sua emozione durante l’ultima serata in famiglia sulla terrazza di Schwarzau. Saverio annota nel suo diario : « Mai eravamo stati così consapevoli come in quel momento della solidità dei nostri legami. Combattiamo su fronti completamente diversi, eppure, siamo tutti nel campo di coloro che difendono l’Europa contro quelli che vogliono distruggere il nostro continente. »

Durante la guerra, Zita è incaricata di ispezionare gli ospedali e di fare una relazione circonstanziata. Le condizioni diventano rapidamente deplorevoli. Avendo predetto un esito disastroso della guerra, l’imperatore Francesco Giuseppe cerca un modo di ristabilire la pace, ma i suoi consiglieri e lo spirito del popolo, influenzato dalla propaganda tedesca, vi si oppongono. Egli lavora ancora a questo progetto quando spira, all’età di ottantasei anni, il 21 novembre 1916. Carlo diventa allora imperatore. Zita è animata dallo stesso spirito di fede del marito : « Mille poteri, potere unico ! dirà lei. Tutte le forze che, attorno a noi, si agitano, premono o frenano, non sono nulla accanto all’Unica Potenza (Dio) che ci domina. È al suo servizio che è stato l’imperatore Carlo. » L’incoronazione come sovrani di Ungheria a Budapest, il 23 dicembre 1916, fa pensare alla trasfigurazione di Gesù sul Tabor prima della sua passione. La corona delle regine d’Ungheria viene posta sul capo di Zita, poi la corona di santo Stefano, primo re di Ungheria, di cui Carlo è appena stato cinto, le viene posata sulla spalla destra dall’arcivescovo primate che dice : « Ricevi la corona della sovranità, affinché tu sappia che sei la sposa del re e che devi sempre prenderti cura del popolo di Dio. Più in alto sei posta, più devi essere umile e rimanere in Gesù Cristo. » Queste cerimonie sfarzose non fanno dimenticare alla coppia reale le sofferenze del popolo provato dalla guerra : le diciotto portate del banchetto di quel giorno vengono solamente presentate ai commensali prima di essere inviate ai feriti dell’ospedale di guerra di Budapest ; il ballo tradizionale viene soppresso.

Zita conforta il suo popolo

Il nuovo imperatore assume rapidamente il comando effettivo dell’esercito ; con la sua prudenza, risparmia centinaia di migliaia di vite. Per parte sua, Zita conforta il suo popolo e gli procura tutto il sostegno materiale in suo potere. A partire dal 1917, l’imperatore tenta di concludere una pace separata tra l’Austria e gli Alleati (Francia, Inghilterra, Italia). A tal fine, invia a più riprese i principi Sisto e Saverio presso i governanti della Francia e dell’Inghilterra. Purtroppo, vari intrighi politici fanno fallire questi tentativi che avrebbero salvato tante vite.

« Il quinto comandamento proibisce la distruzione volontaria della vita umana. A causa dei mali e delle ingiustizie che ogni guerra provoca, la Chiesa con insistenza esorta tutti a pregare e ad operare perché la bontà divina ci liberi dall’antica schiavitù della guerra. Tutti i cittadini e tutti i governanti sono tenuti ad adoperarsi per evitare le guerre. Fintantoché, tuttavia, esisterà il pericolo della guerra e non ci sarà un’autorità internazionale competente, munita di forze efficaci, una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa » (CCC numeri 2307-2308).

Nell’ottobre del 1918, scoppia a Budapest una rivoluzione di ispirazione comunista e l’impero si disgrega rapidamente. Il 3 novembre, viene firmato un armistizio tra l’Austria-Ungheria e le potenze dell’Intesa. Mentre la rivoluzione raggiunge la capitale austriaca, la maggioranza delle guardie imperiali abbandonano i loro posti. I cadetti della scuola militare si presentano spontaneamente per garantire la protezione del palazzo imperiale di Schönbrunn con grande conforto di Zita, commossa da questi giovani il cui coraggio fedele supera quella dei loro colleghi più anziani. Qualche migliaio di operai socialisti, abilmente manipolati da agitatori repubblicani, chiedono “a nome del popolo”, la partenza degli Asburgo. L’imperatore rifiuta di versare il sangue dei suoi popoli che è già stato abbondantemente profuso e, l’11 novembre 1918, rinuncia a esercitare le sue funzioni, senza per questo abdicare. La famiglia imperiale si ritira in una residenza di caccia dove è esposta all’insicurezza, al freddo, alla malnutrizione e alla malattia. Il tenente colonnello inglese Strutt, incaricato dal governo britannico di migliorare le condizioni di vita di Carlo e Zita, diventa un amico prezioso. Di fronte alle minacce rivoluzionarie, egli consiglia ai sovrani di lasciare il loro paese. Carlo vi si decide il 24 marzo 1919. L’esilio inizia in Svizzera. Di lì, tenta per due volte, con il sostegno morale di papa Benedetto XV, di restaurare la monarchia in Ungheria, ma invano. Gli Alleati esiliano allora Carlo e Zita sull’isola di Madera. Essi vi si installano il 19 novembre 1921 con qualche servitore, ma senza i figli, che li raggiungeranno solo in seguito. Vengono spogliati dei loro beni personali e non ricevono nessuno dei compensi finanziari che erano stati loro promessi. Il clima invernale è freddo e umido, la casa mal riscaldata. Il 9 marzo 1922, l’imperatore viene colpito da una congestione polmonare ; muore il 1° aprile, primo sabato del mese, giorno dedicato al Cuore Immacolato di Maria.

Un grande dovere

Il 13 maggio, anniversario della prima apparizione della Vergine a Fatima, Zita consacra la sua famiglia al Cuore Immacolato di Maria, prima di lasciare Madera per la Spagna. Ormai, è reggente per il figlio Otto : « Ho un grande dovere politico, e forse solo quello. Devo allevare i miei figli nello spirito dell’imperatore, farne uomini buoni che temono Dio. La storia dei popoli e delle dinastie – che non conta il tempo secondo il metro di una vita umana, ma secondo misure ben più lunghe – deve ispirarci fiducia. » Nell’agosto del 1922, la famiglia imperiale si trasferisce a Lekeitio nei Paesi Baschi spagnoli, abbastanza vicino a Lourdes che Zita ama molto. Nel 1929, Zita fissa la sua residenza in Belgio, nei pressi di Lovanio. Vi conduce una vita campestre regolata da un’etichetta semplificata, coltiva le rose e si occupa talvolta lei stessa delle venticinque capre e pecore. Per i suoi figli, sceglie scuole cattoliche francofone. Otto conseguirà, nel 1935, presso l’Università di Lovanio, un dottorato in scienze politiche e sociali. Il 20 novembre 1930, raggiunta la maggiore età, diventa capo della Casa d’Asburgo.

Nel 1938, Hitler invade l’Austria per realizzare l’Anschluss (annessione in vista dell’unificazione politica dei popoli della “Grande Germania”). Il dittatore, nato in Austria, ha sempre odiato gli Asburgo. Il 22 aprile, Otto viene condannato a morte per alto tradimento a causa della sua ostilità al Reich. Il 9 maggio 1940, giorno del compleanno dell’imperatrice, i tedeschi attaccano il Belgio. Il 10 all’alba, i bombardieri della Luftwaffe sorvolando la residenza imperiale. I diciassette occupanti partono precipitosamente per la Francia in tre automobili. Due ore dopo la casa è in fiamme ; per Otto, si tratta di « una piccola attenzione di Hitler ». La famiglia s’imbarca per New York e poi si stabilisce vicino a Québec, dove i quattro figli più giovani termineranno i loro studi presso l’università cattolica. I quattro figli più grandi si guadagnano da vivere, e difendono gli interessi dei loro popoli negli Stati Uniti o in Inghilterra. L’imperatrice rappresenta Otto presso il presidente Roosevelt ; l’11 settembre 1943, quest’ultimo la riceve a Hyde Park. Zita perora la causa dell’Austria e appoggia un progetto di federazione dei popoli danubiani. Si dedica inoltre alla raccolta di fondi e sostiene i suoi sudditi con ogni sorta di aiuti. Nel Natale del 1948, si trasferisce nei pressi di New York e rende un ultimo servizio politico all’Austria. Avendo appreso che il Senato conta di escludere il suo paese dal Piano Marshall, a causa della presunta accoglienza entusiasta riservata a Hitler nel 1938, l’imperatrice convince una cinquantina di mogli di senatori a sollecitare i loro mariti perché venga ristabilita la verità. Grazie a loro, vengono votati dei sussidi per l’Austria.

Tra le monache

I matrimoni di tre dei figli ricentrano la famiglia in Europa. Nel 1953, Zita decide di stabilirsi nel castello di Berg, proprietà dei granduchi di Lussemburgo. Oblata benedettina di Sainte-Cécile de Solesmes dal 1926, sente una rinnovata attrattiva per il chiostro. L’abate di Saint-Pierre de Solesmes la dissuade però dal lasciare il mondo a causa della sua posizione sociale che le permette di operare a favore di un’Europa la cui identità è incomprensibile senza il cristianesimo. Tuttavia, grazie a un indulto di Pio XII, Zita potrà fare diversi soggiorni tra le monache, in totale più di tre anni. Sua nipote Caterina, che la vede un giorno dietro la grata del parlatorio, esclama : « Nonna, sei finita in prigione ? ! – Figlia mia, risponde l’imperatrice, sono io che sono in prigione o tu ? » Nel 1959, si vede rifiutare dalle autorità politiche di partecipare al funerale di sua madre che ha luogo in Alta Austria, in una proprietà dei Borbone-Parma. A quell’epoca, Zita soggiorna alternativamente presso i suoi figli in Baviera e a Bruxelles. Nel 1962, si stabilisce a Zizers, nel cantone svizzero dei Grigioni.

In piedi alle 5 del mattino, l’imperatrice partecipa ogni giorno a diverse Messe, medita sulla Passione di Gesù con l’aiuto delle quindici orazioni di Santa Brigida e prega assiduamente il rosario. Nel 1982, una sentenza dell’Alta Corte di giustizia amministrativa riconosce che la legge d’esilio anti-asburgica non avrebbe dovuto riguardare Zita, membro acquisito di quella dinastia. Il suo ritorno trionfale in Austria, nello stesso anno, dopo sessantatré anni di esilio, conta tra le sue più grandi gioie. Il 13 novembre, più di ventimila persone partecipano alla Messa celebrata in sua presenza nella cattedrale di Santo Stefano a Vienna. Ritenendo che l’essere costretti all’esilio non autorizzi ad abbandonare la missione ricevuta da Dio, ella non ha mai rinunciato ai suoi titoli. Tuttavia, la sua salute peggiora : perde l’uso degli occhi e cammina con difficoltà. Ma coloro che la circondano testimoniano la sua grande pazienza, nella serena attesa della morte che le permetterà di ritrovare il suo sposo. Morta il 14 marzo 1989, all’età di novantasei anni, viene sepolta nella cripta dei Cappuccini a Vienna, con la pompa del rituale imperiale dovuto al suo rango. Il suo cuore riposa con quello di Carlo nell’abbazia di Muri, nella diocesi di Basilea. Il processo di beatificazione dell’imperatrice è stato aperto nel 2009. Le grazie ottenute per sua intercessione possono essere segnalate all’Associazione per la Beatificazione dell’imperatrice Zita, Abbaye Saint-Pierre, 1 place Dom Guéranger 72300 Solesmes.

Che possiamo, seguendo il suo esempio, imparare a servire Dio e il suo regno per il bene del nostro paese e dell’Europa, anche in mezzo alle circostanze umanamente più sfavorevoli !

Dom Antoine Marie osb

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