Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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9 novembre 2016
Dedicazione della Basilica Lateranense


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Le madri trasmettono spesso ai loro figli anche il senso più profondo della pratica religiosa, diceva papa Francesco, il 7 gennaio 2015 : nelle prime preghiere, nei primi gesti di devozione che un bambino impara, è inscritto il valore della fede nella vita di un essere umano. È un messaggio che le madri credenti sanno trasmettere senza tante spiegazioni : queste arriveranno dopo, ma il germe della fede sta in quei primi, preziosissimi momenti. » Santa Joaquima de Vedruna è stata una di queste madri di famiglia attraverso le quali è avvenuta la trasmissione della fede. La sua vita ha comportato le gioie della maternità, il dolore della vedovanza, poi la consacrazione totale della vita religiosa.

Joaquima de Vedruna è nata a Barcellona, in Spagna, il 16 aprile 1783 e, nello stesso giorno, riceveva il Battesimo. I suoi genitori, Llorenç de Vedruna, notaio presso la Cancelleria reale della città, e Teresa Vidal, avranno otto figli, di cui due maschi ; uno di loro, Ramon, diventerà membro dell’Accademia delle Belle Lettere. A quell’epoca, la Catalogna si è sottomessa, alla meno peggio, al centralismo instaurato dai Borboni, mentre l’Illuminismo francese (vale a dire lo spirito scettico e razionalista infuso da filosofi come Voltaire) inizia a penetrare gli animi. La famiglia Vedruna, dal canto suo, rimarrà sempre profondamente cattolica.

Una domanda ingenua

La bambina si mostra spesso molto raccolta e risponde a sua madre, che le chiede il segreto di questo raccoglimento : « Il mio mezzo è alla portata di tutti. Quando strappo un’erbaccia in giardino, chiedo al Buon Dio di strappare un difetto dal mio cuore. Quando uso degli spilli per fare il merletto, vedo le spine che, a causa dei miei peccati, hanno trafitto il capo di Gesù… » All’età di dodici anni, percepisce una chiamata di Dio alla vita religiosa. I Vedruna sono soliti partecipare alla Messa al convento delle Carmelitane ; la ragazzina chiede ingenuamente alla Priora la sua ammissione al Carmelo. Questa le risponde dolcemente che la sua età non consente ancora un tale passo.

Presso la Cancelleria di Barcellona, lavora a fianco del signor Vedruna un giovane avvocato che si chiama Teodoro de Mas, originario di Vic, città lontana circa 70 km. Una simile distanza non consente, a quell’epoca, ritorni giornalieri casa. Llorenç de Vedruna apre quindi la sua casa al giovane. Teodoro non tarda a provare un’attrazione per la deliziosa Joaquima, che ha appena sedici anni. Il padre si rallegra al pensiero di avere un tale genero e ne parla ben presto alla figlia. Joaquima, benché sia sempre attratta dalla vita religiosa, vede nel desiderio del padre l’espressione della volontà di Dio su di lei. Le nozze vengono fissate per la domenica di Pasqua, 24 marzo 1799. Teodoro conduce la moglie alla casa di famiglia, ma la giovane barcellonese non ha la fortuna di piacere ai suoceri, il che provoca grandi incomprensioni e tensioni che si attenueranno solo con la venuta al mondo della loro prima figlia, Anna. Le nascite poi si susseguono : in totale nove figli, due maschi e sette femmine, di cui tre (un maschio e due femmine) moriranno durante l’infanzia ; quattro figlie abbracceranno la vita religiosa.

« La gioia dei figli fa palpitare i cuori dei genitori e riapre il futuro, affermava papa Francesco, l’11 febbraio 2015. I figli sono la gioia della famiglia e della società. Non sono un problema di biologia riproduttiva, né uno dei tanti modi di realizzarsi. E tanto meno sono un possesso dei genitori… No. I figli sono un dono, sono un regalo… Ciascuno è unico e irripetibile ; e al tempo stesso inconfondibilmente legato alle sue radici… Una società avara di generazione, che non ama circondarsi di figli, che li considera soprattutto una preoccupazione, un peso, un rischio, è una società depressa… Se una famiglia generosa di figli viene guardata come se fosse un peso, c’è qualcosa che non va ! La generazione dei figli deve essere responsabile, come insegna anche l’enciclica Humanae vitae del beato Paolo VI, ma avere più figli non può diventare automaticamente una scelta irresponsabile. Non avere figli è una scelta egoistica. La vita ringiovanisce e acquista energie moltiplicandosi : si arricchisce, non si impoverisce ! I figli imparano a farsi carico della loro famiglia, maturano nella condivisione dei suoi sacrifici, crescono nell’apprezzamento dei suoi doni. L’esperienza lieta della fraternità anima il rispetto e la cura dei genitori, ai quali è dovuta la nostra riconoscenza. »

Il XIX secolo spagnolo è particolarmente tormentato ; il paese è agitato da guerre continue, da tentativi rivoluzionari, da lotte accanite per il potere. Con il favore del conflitto scoppiato in seno alla famiglia reale, Napoleone s’impadronisce della penisola. Nel 1808, Barcellona viene occupata dall’esercito francese e la famiglia Vedruna si rifugia in campagna. Teodoro è arruolato come ufficiale nell’esercito spagnolo, contro Napoleone. Tornata la pace, la famiglia si trasferisce a Barcellona, dove Teodoro apre uno studio. La sua salute risente dei postumi della guerra, ma egli lavora coraggiosamente per procurare ai suoi il pane quotidiano. Il 26 gennaio 1816, scrive alla moglie, che si trova presso la tenuta agricola di famiglia : « Cara Joaquima, grazie per la tua cara lettera… Sono felice che tu e la piccola vi troviate bene… Quanto a me, desidero che tu ritorni il più presto possibile perché i ragazzi mi fanno impazzire : uno vuole andare al teatro degli adulti, l’altro al teatro dei bambini, e sono io che devo accompagnarli… Le fatture dei clienti non sono pagate e mi vergogno a chiedere ciò che mi devono… Mi auguro che possiamo vivere molti anni per godere l’uno dell’altro. Tuo marito, Teodoro, che ti ama, quando è sveglio, quando dorme, quando sogna, quando riposa. »

« Ti scelgo io ! »

Due mesi dopo, la tubercolosi colpisce Teodoro e lo porta alla tomba, in otto giorni, il 6 marzo 1816. Joaquima è affranta dal dolore, attinge nella contemplazione di Gesù crocifisso un’incrollabile fiducia in Dio Padre. La notte stessa della morte del marito, riceve da Gesù queste parole : « Ora ti scelgo io per sposa. » Si trasferisce nella tenuta di famiglia del Mas Escorial a Vic, proprietà ereditata dal marito e non esita a dedicarsi ai compiti della gestione di un’azienda agricola : occuparsi dei fittavoli, curare il bestiame, coltivare le terre, pagare le tasse, difendersi in azioni legali… In mezzo a questa grande attività, si prende lunghi momenti di preghiera che la confermano nel suo modo di agire pieno di sensibilità e nella sua dolcezza ricca di attenzioni nei confronti dei figli e che leniscono il suo cuore ferito dalla morte del marito. Joaquima estende la sua sollecitudine ai domestici, vegliando sui loro bisogni corporali e spirituali. La si vede insieme alle serve a spazzare la casa e lavare i piatti. Così trascorrono dieci anni della sua vedovanza (1816-1826).

« Le madri, diceva papa Francesco, il 7 gennaio 2015, sono l’antidoto più forte al dilagare dell’individualismo egoistico. “Individuo” vuol dire “che non si può dividere”. Le madri invece si “dividono”, a partire da quando ospitano un figlio per darlo al mondo e farlo crescere… Come soffre una madre ! Sono esse a testimoniare la bellezza della vita. L’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero diceva che le mamme vivono un “martirio materno”… Sì, essere madre non significa solo mettere al mondo un figlio, ma è anche una scelta di vita… La scelta di vita di una madre è la scelta di dare la vita. E questo è grande, questo è bello. Una società senza madri sarebbe una società disumana, perché le madri sanno testimoniare sempre, anche nei momenti peggiori, la tenerezza, la dedizione, la forza morale… Senza le madri, non solo non ci sarebbero nuovi fedeli, ma la fede perderebbe buona parte del suo calore semplice e profondo. E la Chiesa è madre,… è nostra madre ! Noi non siamo orfani, abbiamo una madre !… Non siamo orfani, siamo figli della Chiesa, siamo figli della Madonna, e siamo figli delle nostre madri.

Il Signore vuole qualcos’altro

Giovane vedova di trentatré anni, Joaquima fa impressione sulla società mondana di Vic, ma l’unica cosa che la attrae è seguire la chiamata del Signore, che è diventato un dardo di fuoco che le infiamma il cuore, tanto più che molti dei suoi figli sono già ben avviati nella vita. Intensifica l’accoglienza dei poveri, così numerosi a quell’epoca. A volte, accompagnata dalle figlie, si reca all’ospedale per curarvi i malati o per aiutarli a morire bene. Un giorno del 1819, la sua giumenta si rifiuta di obbedirle e si ferma davanti alla chiesa dei Cappuccini. Un religioso si avvicina e le dice : « Stavo aspettando voi. » Si tratta di fratel Esteban, recentemente incaricato di predicare a Vic e nei dintorni. Questo cappuccino dalla vita molto austera diventa il suo direttore spirituale. In occasione delle sue peregrinazioni nei villaggi della Catalogna rurale, questo religioso missionario constata la povertà, l’abbandono e la sofferenza in cui vivono le popolazioni, nonché l’urgente necessità di una qualche organizzazione stabile che offra loro un aiuto. Dall’incontro dei due apostoli nasce il progetto di fondazione di un nuovo tipo di congregazione religiosa apostolica che risponda a queste esigenze. Lasciando da parte le sue aspirazioni a una vita claustrale, Joaquima s’impegna nella fondazione di un nuovo ordine femminile di infermiere e maestre dedite al servizio dei poveri. Spiega : « La mia intenzione era quella di entrare in convento, ma mi sembra che il Signore voglia tutt’altra cosa da me : la formazione di Suore che abbraccino tutte le esigenze delle persone, curando i malati e istruendo le bambine. »

Nell’indire l’anno giubilare della Misericordia, papa Francesco esorta i cristiani alla pratica delle opere di misericordia : « È mio vivo desiderio che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporale e spirituale… La predicazione di Gesù ci presenta queste opere di misericordia perché possiamo capire se viviamo o no come suoi discepoli. Riscopriamo le opere di misericordia corporale : dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. E non dimentichiamo le opere di misericordia spirituale : consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti… Ci accompagnino le parole dell’Apostolo : chi fa opere di misericordia, le compia con gioia (Rm 12,8) ! » (Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, 11 aprile 2015).

In preparazione alla sua missione di fondatrice, Joaquima pratica lunghe ore di orazione senza per questo privare i suoi della sua tenerezza di madre e si dedica sia alle opere di carità che a dure penitenze. Manifesta un gusto pronunciato per le preghiere liturgiche, di cui penetra la ricchezza e il sapore. La sua spiritualità si basa anche sulla profonda esperienza dell’amore di Dio Padre, un amore che l’umanità di Gesù rende visibile e che lo Spirito inspira per mettersi al seguito di Cristo. L’anima di Joaquima si trasforma e il Signore le concede doni spirituali straordinari : estasi, rapimenti, levitazioni… Questi fenomeni costelleranno il resto della sua vita e avranno, nonostante la cura che metterà nel nasconderli, molti testimoni.

Incomprensioni e critiche

Nel mese di aprile del 1825, arriva a Vic un nuovo vescovo, mons. Corcuera, per sostituire il suo predecessore che era stato assassinato. Il prelato s’interessa al progetto di Joaquima, per quanto insolito e innovativo. Il 6 gennaio 1826, durante una messa, quest’ultima pronuncia, all’età di quarantadue anni, i tre voti religiosi nelle mani del prelato. La più giovane delle sue figlie ha solo undici anni ; questo le procura incomprensioni e critiche. In realtà, per quanto impegnata nella vita religiosa, la fondatrice resterà molto vicina ai suoi figli. Ben presto si unisce a lei un gruppo di ragazze animate dallo stesso ideale. Queste ragazze di origine modesta percepiscono la chiamata di Dio alla vita religiosa, ma non possono portare nessuna dote ; di conseguenza, in base alle disposizioni del diritto canonico del tempo, non hanno la possibilità di entrare in religione. Nella sua petizione ufficiale al vescovo, al fine di costituire la comunità, la fondatrice scrive : « Joaquima de Mas e de Vedruna aspira a operare per la gloria di Dio e il bene del prossimo, unendosi ad alcune anime povere, infiammate dall’amore di Dio ; queste ultime, desiderose di diventare religiose, ma non ammesse nei conventi, non potrebbero diversamente estinguere la loro sete di amore per Gesù. Perciò supplico Vostra Eccellenza… »

Joaquima non costruisce nessun convento : il maniero ereditato dal marito sarà la culla della nuova congregazione. Il 26 febbraio 1826, durante una Messa presso i Cappuccini della città, viene ufficialmente fondato l’istituto e vi s’impegnano nove ragazze ; esso viene posto, su richiesta del vescovo, sotto il patrocinio della Madonna del Monte Carmelo. Nel 1850, verrà definitivamente approvato con il nome di “Congregazione delle Suore Carmelitane della Carità”. Nel maniero, che è diventato il loro noviziato, queste Carmelitane apostoliche aprono una scuola per le ragazze ; inoltre, si offrono per vegliare i malati di notte. Joaquima è una vera madre per le sue compagne che, per la maggior parte, sono più giovani delle sue proprie figlie. Fratel Esteban, che aveva scritto per loro una Regola tutta improntata alla spiritualità francescana, muore nel 1828 e Joaquima deve farsi carico dell’opera nascente senza il sostegno di questa guida spirituale così preziosa. Molto sensibile all’amicizia dei preti che conosce, soffre quando sembrano dimenticarla. In una lettera alla priora di un convento, scrive : « Direte a padre Francesc che non so se sia vivo o morto ; per quanto mi riguarda, non posso dimenticarlo, ma lui, penso di sì, perché non ho ricevuto da lui una sola parola. Insomma trasmettetegli i miei saluti. »

« Tranquillizzatela ! »

A quell’epoca, la popolazione del paese è in gran parte analfabeta e l’istruzione viene impartita soprattutto agli uomini. Joaquima si rivolge alle amministrazioni comunali per ottenere la protezione della legge e l’apertura di locali destinati all’insegnamento per le ragazze. Le sue seguaci sono le primi religiose consacrate all’insegnamento in Spagna. La Madre non vuole punizioni corporali nelle sue scuole e trasforma il detto : “La parola entra con la punizione”, in : “La parola, non con la punizione, ma con l’affetto entra”. Raccomanda alle sue religiose : « Non permettete che un’allieva lasci la scuola malcontenta e irritata. Se è stato necessario adirarvi con una di loro durante la lezione, tranquillizzatela prima dell’uscita e fatele sentire che l’amate molto. » Perché le sue religiose possano dedicarsi a compiti molto impegnativi, hanno bisogno di una salute robusta e la fondatrice dichiara loro : « Desidero vedervi tutte contente, che mangiate di buon gusto e riposate bene di notte. Sì, siate gioiose, Gesù ama dimorare nel cuore di una religiosa che accetta tutto con una santa allegria. » In una lettera a un maestra delle novizie, Joaquima scrive : « Poiché tra le novizie ce ne sono di timorose, questi timori devono cessare. Che si adoperino a fare sempre ciò che Dio vuole che facciano ! »

Con il favore delle nuove leggi che proteggono la beneficenza, Joaquima e le sue figlie possono offrire i propri servizi negli ospedali municipali. In quanto figlia e moglie di uomini di legge, ella sa mettere a profitto la legislazione in vigore per venire in aiuto ai poveri, suoi protetti. L’impatto dell’opera sulle amministrazioni comunali e sulle popolazioni aumenta al punto che affluiscono le vocazioni e che, da tutte le città, vengono richiesti i servizi delle Carmelitane della Carità. Tuttavia, quando la congregazione ha solo sette anni di esistenza, la prima guerra carlista (1833-1839) provoca la chiusura di quasi tutte le case e l’arresto di Joaquima. Viene infatti trattata come una nemica dello Stato vincitore, perché uno dei suoi figli si è arruolato nelle milizie carliste (i monarchici legittimisti, sostenitori di Don Carlos, opposti alla monarchia liberale di Madrid). Dopo una dura persecuzione e un breve passaggio in carcere, deve alla fine andare in esilio in Francia, dove la città di Perpignan la accoglie per un soggiorno che durerà tre anni (1840-1843). Di lì, Joaquima può tuttavia mantenere scambi epistolari con le sue comunità risparmiate dal governo. La vita nella capitale del Roussillon non è facile ; installate in un appartamento troppo piccolo dove sopravvivono facendo qualche lavoretto, le quindici Suore e la Superiora vedranno la morte di tre di loro. La fondatrice scrive alla sua sostituta presso le comunità spagnole : « Nonostante tutto quello che sto vivendo, quello che ho già vissuto e tutto ciò che vedo, Dio mi sostiene sempre dandomi coraggio perché io non soccomba completamente. Posso quindi affermare, figlia mia, che nella via crucis, colui che porta tutto è Gesù. Amen ! Avanti ! » Le circostanze così varie, impreviste e sconcertanti della sua vita hanno insegnato a Joaquima che l’abbandono nelle mani di Dio permette di attraversare tutto. Il suo dinamismo apostolico rimane impregnato di vita contemplativa. Nelle sue molteplici occupazioni, rimane strettamente unita a Dio ; il suo motto potrebbe essere : “L’azione attraverso la contemplazione”.

Un’inestimabile conforto

Di ritorno a Vic nel 1843, Joaquima subisce l’ostilità del vescovo nei suoi confronti a causa delle simpatie carliste del figlio, delle quali lei non è del resto responsabile. Accetta in silenzio questa ingiustizia. Fortunatamente, l’incontro di Sant’Antonio Maria Claret le reca un conforto inestimabile. Questo apostolo assume la difesa delle Suore, alla maniera di un padre e di un fratello. Egli sostiene la fondatrice con tutte le sue forze, in particolare per la formazione delle novizie, e le propone una revisione della regola primitiva, che si rivelerà estremamente fruttuosa. Viene aperto un nuovo noviziato (era stato chiuso nel 1840). Dopo la morte di padre Claret, i Missionari Claretiani, suoi figli spirituali, continueranno a recare questo aiuto fraterno alle religiose. Nonostante i numerosi problemi causati dalla guerra civile, l’istituto si sviluppa, prima in Catalogna, poi in tutta la Spagna e fino in Sud America. Tra il 1843 e il 1853, madre Joaquima fonda diciannove comunità destinate a gestire delle scuole pubbliche e degli ospedali municipali.

Esaurite da tanta dedizione, le forze della Madre diminuiscono. Nel 1849, è già stata vittima di un ictus. Seduta su una sedia a rotelle, assiste alla costante fioritura della sua opera tra le mani di colei che deve succederle. La mattina del 28 agosto 1854, a Barcellona, dove si era trasferita alla fine del 1852, viene colpita da un attacco apoplettico. L’epidemia del colera la porta alla morte quello stesso giorno verso le tre del pomeriggio, all’età di settantun anni ; il flagello di questa malattia mieterà quattrocento vittime nella Casa della Carità da lei stessa fondata. Joaquima de Vedruna, vedova, lascia sei figli in vita, undici nipoti e un istituto che conta centocinquanta suore suddivise in trenta comunità. Beatificata da papa Pio XII il 19 maggio 1940, è stata canonizzata il 12 aprile 1959 da san Giovanni XXIII. Sotto il manto della Madonna del Monte Carmelo, le Terziarie Carmelitane della Carità-Vedruna continuano ancora oggi la loro instancabile dedizione al servizio della gente. Contano attualmente più di duemilacinquecento religiose, che esercitano la loro missione in ventisei paesi su quattro continenti.

Santa Joaquima ci ricorda che noi possiamo santificarci qualunque sia il nostro stato di vita e seguire i progetti del Signore « che chiama » ; ella mostra che la vita di sacrifici, illuminata dall’umiltà e dalla preghiera, è una strada breve verso il Cielo. Mettiamo a profitto il suo insegnamento nella nostra vita.

Dom Antoine Marie osb

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