Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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26 luglio 2016
santi Gioacchino e Anna


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Si è spesso giustamente detto che la religione è ciò per cui l’uomo ordinario si sente straordinario?; ma è anche vero che la religione è ciò che fa sì che l’uomo straordinario si senta ordinario.?» Nello scrivere questo, Gilbert Keith Chesterton tratteggiava, involontariamente, il proprio ritratto. Potente genio letterario, questo scrittore è giunto alla fede cattolica al termine di un cammino umile e leale che gli faceva ammirare in ogni cosa la bontà di Dio nonché la capacità dell’uomo di conoscerLo.

G. K. Chesterton è nato a Londra il 29 maggio 1874?; un mese dopo, riceveva il Battesimo nella Chiesa anglicana. Durante il periodo degli studi scolastici, dà l’impressione di un bambino piuttosto mediocre, anche un po’ ritardato e distratto, al punto che i ragazzi che frequentano la scuola con lui rivaleggiano nel prenderlo in giro. Uno dei suoi compagni di classe dirà in seguito?: «?Sentivamo che era alla ricerca di Dio.?» Tuttavia, egli stesso confesserà?: «?Ero un pagano all’età di dodici anni, e un agnostico totale all’età di sedici.?» Attraversa una crisi di scetticismo e arriva fino a subire il fascino del satanismo, e poi a pensare al suicidio. Nonostante tutto, cresce a poco a poco in lui un profondo senso di meraviglia, al quale si associa la gratitudine per il bene della vita?: «?Ero legato alla religione dal tenue filo della gratitudine.?»

Una forte attrattiva

Dal 1892 al 1895, Gilbert studia arte all’Università di Londra. Tuttavia, provando una forte attrattiva per le lettere, si lancia con foga nel giornalismo. A partire dal 1900, pubblica una raccolta di poesie, intitolata The Wild Knight, in cui sostiene delle idee di cui la modernità, già ai suoi tempi, si prende gioco?: il patriottismo, l’umiltà, la venerazione del bambino… Chesterton avvince il suo lettore con la sua fertile immaginazione, il suo stile vivace, il suo interesse insaziabile per il mondo e soprattutto con la sua straordinaria capacità di percepire il significato profondo delle cose e degli atteggiamenti, che l’assuefazione rischia di banalizzare. Egli rivolge alle realtà familiari uno sguardo nuovo, scuote la polvere dell’abitudine e considera ogni cosa antica nello splendore della sua novità.

Gilbert è un uomo dal fisico imponente?: 130 kg per 1,93 m. Un sigaro in bocca, si drappeggia in una cappa, indossa un cappello sgualcito e brandisce un bastone animato. Nel 1901, sposa Frances Blogg?; non avranno figli. Sempre assorto nelle sue riflessioni, rimarrà abbastanza distratto per tutta la vita. Gli accade di inviare un telegramma alla moglie?: «?Sono a Market Harbourgh. Dove dovrei essere???» La risposta arriva, netta?: «?A casa?!?» Sedotto e appassionato dalle bellezze del creato, si rende però conto che esse non possono soddisfare pienamente il suo cuore. Sperando di trovare la vera felicità, cerca di unire l’affetto per le cose buone di questo mondo con un distacco che lo lasci libero. Troverà questa armonia solo nel cristianesimo. Spiega il proprio percorso nel suo libro Orthodoxy, pubblicato nel 1908. Tre anni prima, aveva pubblicato Heretics, opera in cui osservava che, ogni volta che un nuovo “profeta” presenta una nuova dottrina, questa si rivela, all’osservazione, come non avente nulla di nuovo. L’eresia consiste nell’isolare una verità?; l’eretico preferisce una verità a sua misura alla verità tutta intera. Ma, dal momento che solo la verità tutta intera rende liberi, l’eresia risulta essere una schiavitù più che una liberazione. In un’omelia del 5 dicembre 2013, papa Francesco ha evocato questa frase di Chesterton?: «?Una eresia è una verità impazzita.?» E il Santo Padre commentava?: «?Le “parole cristiane” svuotate della presenza di Cristo sono come parole impazzite?» (cfr. L’Osservatore Romano, 6 dicembre 2013).

Il genio insolito di Chesterton non gli impedisce di rimanere profondamente umile. Un giorno, il direttore di un importante giornale rivolge a diversi uomini illustri la domanda?: «?Che cosa c’è che non va nel mondo???» Dopo aver a lungo esitato, Gilbert risponde?: «?Egregio Signore, ecco la mia risposta alla vostra domanda?: Io?! Distinti saluti. G. K. Chesterton.?» Egli pensa, in effetti, che non si debba «?diffidare di nessuno più che di se stessi?; i nostri peggiori nemici li portiamo dentro di noi.?» Chesterton attinge nell’umiltà una grande capacità di vedere la realtà con gli occhi di un bambino. Le invenzioni moderne non gli fanno perdere il suo buon senso, né il suo amore per le cose semplici?: «?Fin dall’inizio, ero stupefatto della meraviglia prodigiosa dell’esistenza – del miracolo della luce del sole che attraversa una finestra, del miracolo di persone che camminano su gambe per la strada, del miracolo di persone che si parlano.?»

Nel 1914, Chesterton subisce una grave prova di salute che lo costringe a rimanere a letto per diversi mesi. Alla fine della Grande Guerra, un’altra prova lo tocca nel cuore?: il fratello Cecil muore in un ospedale militare in Francia. Per fedeltà alla sua memoria, Gilbert continuerà a curare la pubblicazione del giornale fondato da questo amato fratello. Dopo la guerra, diventa capo del Movimento Distributista che, in opposizione al socialismo selvaggio come al capitalismo selvaggio, avanza l’idea che la proprietà privata dovrebbe essere suddivisa in unità il più piccole possibili e poi ridistribuita nella società.

Motivo di una conversione

Nel campo religioso, Chesterton percepisce sempre più chiaramente che «?vi è un’unica chiesa, esattamente nello stesso modo in cui vi è un unico universo.?» Nel 1922, egli entra nel seno della Chiesa Cattolica. Sua moglie lo seguirà quattro anni dopo. Quando gli viene chiesto perché si sia convertito, risponde laconicamente?: «?Per essere sbarazzato dai miei peccati.?» Dom Ignatius Rice, che ha ricevuto la sua abiura, sottolinea anch’egli?: «?Diventò cattolico a causa dell’azione efficace della Chiesa sul peccato.?» Questo desiderio di ricevere il perdono dei peccati implica il riconoscimento della realtà del peccato, ma anche la fede nell’esistenza del peccato originale. Per Chesterton, la dottrina del peccato originale, lungi dall’essere deprimente, è al contrario fonte di grande consolazione?: «?Questo dogma afferma che abbiamo abusato di un mondo che è buono, e non che siamo rinchiusi in un mondo malvagio. Esso fa risalire il male al cattivo uso della volontà e dichiara così che si può porre rimedio al male con un buon uso della volontà. Qualsiasi altro credo è una sorta di resa alla fatalità.?» Queste parole sono in accordo con l’insegnamento del Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC)?:

«?Scaturita dalla bontà divina, la creazione partecipa di questa bontà?: E Dio vide che era cosa buona (Gn 1,4 e seguenti)… La Chiesa, a più riprese, ha dovuto difendere la bontà della creazione, compresa quella del mondo materiale… Sulle orme di san Paolo la Chiesa ha sempre insegnato che l’immensa miseria che opprime gli uomini, la loro inclinazione al male e l’ineluttabilità della morte non si possono comprendere senza il loro legame con la colpa di Adamo… La dottrina sul peccato originale – connessa strettamente con quella della Redenzione operata da Cristo – offre uno sguardo di lucido discernimento sulla situazione dell’uomo e del suo agire nel mondo. In conseguenza del peccato dei progenitori, il diavolo ha acquisito un certo dominio sull’uomo, benché questi rimanga libero… Ignorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi?» (CCC, nn. 299, 403, 407). In effetti, a causa del peccato originale e delle sue conseguenze, in particolare la triplice concupiscenza, l’uomo è incline al male e ha bisogno di un redentore. Gesù Cristo, il Figlio di Dio, ha redento l’umanità peccatrice con la sua morte in Croce, ma l’effettiva attuazione della riconciliazione di ogni anima con Dio avviene attraverso i sacramenti. Se il Battesimo rimette il peccato originale e tutti gli altri peccati commessi prima di ricevere il Battesimo, è il sacramento della Penitenza, o Confessione, che rimette i peccati commessi dopo il Battesimo. L’amministrazione di questo sacramento è affidata ai sacerdoti, che ricevono il potere di rimettere tutti i peccati. La misericordia divina non conosce misura, e nessuno dovrebbe mai scoraggiarsi alla vista dei suoi peccati, per quanto gravi. Se ci si avvicina a questo sacramento con le disposizioni richieste (la contrizione, il desiderio di emendarsi e di fare penitenza, con la confessione dei peccati), si beneficia certamente del perdono di Dio. È un segno della saggezza imperscrutabile di Dio che ha voluto che i peccati vengano rimessi da uomini, e che si possa sentire dalla bocca di un altro essere umano, peccatore come noi?: «?Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, io ti perdono i tuoi peccati?».

Una religione privata

Se il celebre scrittore abbraccia la fede cristiana tradizionale, è perché essa è vera. Secondo lui, la prima ragione per cui molti non arrivano a conoscere pienamente la verità è l’orgoglio, che egli definisce come «?la falsificazione dei fatti attraverso l’introduzione di sé?». Chesterton non deriva la sua filosofia da un “sentimento” interiore personale, come tanti autori moderni?; egli la fonda su un’esperienza oggettiva, universalmente valida?: «?Un uomo non può avere una religione privata come non può neppure avere un sole e una luna privati.?» Gilbert sa molto bene che viene rimproverata alla Chiesa Cattolica l’intransigenza del suo dogma. In realtà, tutti hanno i propri “dogmi”, vale a dire i loro propri criteri di giudizio?; senza di essi la vita è semplicemente impossibile. «?Non vi sono, egli scrive, che due tipi di persone?: quelle che accettano consapevolmente il dogma (rivelato), e quelle che accettano un dogma senza esserne consapevoli.?» La vera questione è quindi di sapere su quale dogma noi fondiamo la nostra vita. Alcuni pensano che il cristianesimo, dopo aver avuto il suo periodo di gloria, sia ormai superato. Chesterton non condivide questo parere. Per lui, la verità dei fatti «?non è che si sia provato l’ideale cristiano e lo si sia trovato carente?; ma piuttosto che, avendolo trovato troppo difficile, non lo si è provato?».

Prete detective

Gilbert incontra un giorno un sacerdote, carico di pacchi e con sottobraccio un enorme ombrello. Quest’uomo gli lascia l’impressione di un essere maldestro e ingenuo. Ma, durante una passeggiata con lui, si rende conto che questo candido ecclesiastico, padre O’Connor, semplice parroco, conosce meglio, grazie alla sua esperienza delle anime, i segreti del vizio e del crimine del miglior agente di Scotland Yard. Egli immagina allora un personaggio romanzesco, Padre Brown, che diventa l’eroe di una serie di racconti polizieschi. Il prete detective appare sulla scena di un furto o di un omicidio e pone domande apparentemente bislacche. In un primo tempo i suoi pareri sono tenuti in scarsissimo conto?; ben presto, però, la sua sagacia diventa evidente, perché egli solo, illuminato dalla sua intuizione spirituale, scopre la menzogna attraverso le parole, i volti, gli atteggiamenti, e finisce con il designare i veri colpevoli. In questo modo piacevole, Chesterton trasmette la sua convinzione che solo la Chiesa Cattolica conosce profondamente le anime, perché essa sola ha la missione divina di rinnovarle, soprattutto grazie al ministero sacerdotale. Così nell’episodio The Flying Stars, Padre Brown supplica Flambeau, un criminale, di cambiar vita?: «?C’è ancora gioventù, onore e umorismo in te?; ma non pensare che durino a lungo in questo mestiere. Gli uomini riescono a mantenere una specie di livello medio nel bene, ma nessuno è mai riuscito a restare a un qualunque livello nel male. È una strada che scende sempre di più. Un uomo mite si mette a bere, poi diventa crudele?; un uomo che non mentirebbe per nulla al mondo, ma che uccide qualcuno, cade nella menzogna per coprire il suo omicidio. Molti uomini che ho conosciuti hanno cominciato come te ad essere degli onesti fuorilegge, degli allegri briganti dei ricchi, poi sono finiti sprofondati nel fango.?» Queste intuizioni di Chesterton sono state in qualche modo corroborate da Giovanni Paolo II che affermava?: «?L’uomo non è capace di comprendere se stesso fino in fondo senza il Cristo. Non può capire né chi è, né qual è la sua vera dignità, né quale sia la sua vocazione, né il destino finale?» (2 giugno 1979).

I numerosi scritti di Chesterton (articoli, romanzi, saggi, libri storici o critici…) testimoniano una mente finissima e dotata di un umorismo frizzante. L’autore padroneggia l’arte del paradosso al punto da esserne chiamato il “principe”. Utilizza questa modalità espressiva nei più diversi campi e riguardo agli argomenti più seri?: gli eventi mondiali, politici, economici, la filosofia, la teologia, ecc. Egli si adopera a mettere in luce la verità e a ridicolizzare amabilmente l’incoerenza di coloro che acconsentono a tutto indiscriminatamente. In alcune controversie, fa appello al “senso non comune”, facendo maliziosamente notare che il buon senso non è forse più così condiviso come nel passato, poiché anche pensatori rinomati sostengono posizioni “senza una briciola di buon senso”.

Conoscere il reale

Questo amato buon senso, Chesterton lo trova tra le grandi menti che aderiscono alla fede. Preoccupato di condividere la sua scoperta, egli redige, verso la fine della sua vita, una biografia di san Tommaso d’Aquino, capolavoro che un fine conoscitore del tomismo, Étienne Gilson, considererà come il miglior libro mai scritto sul dottore angelico. Chesterton non ha altra formazione filosofica o teologica che le sue letture personali?; eppure percepisce profondamente che l’uomo, creato a immagine di Dio, è capace di conoscere il reale. Egli è quindi in grado di comprendere e scrivere la vita di un uomo a cui è così vicino in spirito. Alla fine di questo libro, l’autore evoca, per contrasto, la figura di Martin Lutero, e mostra come quest’ultimo abbia consumato il divorzio tra l’uomo e la ragione. Per Lutero, infatti, l’uomo è talmente corrotto dal peccato che le sue doti naturali d’intelligenza e di volontà non sono in grado di fare nulla di utile?: l’uomo decaduto non può fare null’altro che implorare misericordia dal fondo della sua miseria. San Tommaso, invece, e con lui la Chiesa Cattolica, credono che l’uomo può, «?con le sole sue forze e la sua luce naturale pervenire ad una conoscenza vera e certa di un Dio personale, il quale con la sua provvidenza si prende cura del mondo e lo governa, come pure di una legge naturale inscritta dal Creatore nelle nostre anime?» (CCC, n°?37). Questo tema dei rapporti tra ragione e fede è stato sviluppato da san Giovanni Paolo II?: «?La Chiesa, da parte sua, non può che apprezzare l’impegno della ragione per il raggiungimento di obiettivi che rendano l’esistenza personale sempre più degna. Essa infatti vede nella filosofia la via per conoscere fondamentali verità concernenti l’esistenza dell’uomo. Al tempo stesso, considera la filosofia un aiuto indispensabile per approfondire l’intelligenza della fede e per comunicare la verità del Vangelo a quanti ancora non la conoscono?» (enciclica Fides et ratio, 14 settembre 1998, n°?5).

Difensore della Fede, Chesterton lo è anche dei buoni costumi. Uno degli aspetti del degrado morale di una società è la rilassatezza nell’abbigliamento. Gilbert trova questa tendenza a scoprire in modo smisurato il corpo non solo pericolosa per i buoni costumi, ma anche dannosa per la ragione. Colpito da una frase del Vangelo, egli fa dire a Gabriel Gale, l’eroe della serie di racconti The Poet and the Lunatics?: «?Non avete mai notato a che punto sia vera l’espressione (applicata da san Marco all’indemoniato guarito da Gesù), vestito e sano di mente (Mc 5,15)?? L’uomo non è sano di mente quando non è vestito con i simboli della sua dignità sociale. L’umanità non è nemmeno umana quando è nuda.?» Su questo punto come su molti altri, andare contro corrente richiede coraggio?; ma precisamente, si tratta di sapere se si vuol vivere, perché «?è ciò che è morto che va con la corrente?; solo ciò che è vivo può resistervi?».

G. K. Chesterton vede nel rispetto per il patrimonio degli antichi un atto di deferenza verso i nostri padri?: «?La tradizione significa dar voce alla più oscura delle classi, i nostri antenati. È una grande democrazia dei morti. La tradizione rifiuta di sottomettersi alla piccola e arrogante oligarchia di coloro che per caso sono attualmente sulla scena.?» Ma il rispetto della tradizione implica anche uno sguardo lucido su noi stessi e sui nostri interessi. «?Non smontate mai una recinzione prima di aver compreso perché sia stata montata?», riferimento implicito alla parola ispirata?: Non sposterai i confini del tuo vicino, posti dai tuoi antenati (Dt 19,14). In realtà, il vero progresso è possibile solo a partire da ciò che ci è stato tramandato?: «?Per il vero sviluppo, non si tratta di lasciare delle cose dietro di sé come su una strada, ma di trarne fuori la vita, come da una radice.?»

Conversazioni popolari

Nel 1931, Chesterton viene inviato a produrre una serie di trasmissioni radiofoniche. Egli accetta, e ne realizzerà ogni anno una quarantina fino alla sua morte. Queste conversazioni sono molto popolari, al punto che, se la morte non fosse giunta a porvi fine, Chesterton sarebbe diventato la voce dominante sulle onde della BBC. Come il suo amico Hilaire Belloc, egli non esita a pronunciarsi sulle grandi questioni del tempo. Fin dall’inizio, fa sapere la sua opposizione al regime nazista?; si oppone anche all’eugenetica, mentre la Gran Bretagna si appresta ad approvare il “Mental Definciency Act” (1931), legge con la quale certi gruppi sostengono la sterilizzazione delle persone “mentalmente deficienti”. Tali idee, egli afferma, sono insensate, “come se si avesse il diritto di forzare e di ridurre in schiavitù i propri connazionali per fare esperimenti chimici su di loro.?» Rivoltato da questa prospettiva, egli critica fortemente la proposta di legge che, per la sua formulazione vaga, non lascia nessuno al riparo dai suoi provvedimenti disumani?: «?Qualunque vagabondo scontroso, qualsiasi lavoratore timido, qualsiasi campagnolo eccentrico potrà molto facilmente essere incluso nella categoria dei pazzi furiosi. Questa è la situazione e questo è il fatto… siamo già in uno Stato eugenista?; e non ci rimane più nient’altro che la ribellione.?»

Forte della sua fede nell’immagine divina impressa nell’uomo fin dalla sua creazione (cfr Gn 1,26-27), G. K. Chesterton si fa, per tutta la sua vita, difensore appassionato dell’uomo. Così egli vede con angoscia la direzione presa dall’umanità. Secondo lui, se non si riconosce che la dignità dell’uomo ha la sua fonte inviolabile in Dio, nulla potrà impedire i tentativi insensati per modificare la sua natura in modo indefinito. Che cosa impedirà, egli chiede, che le “nuove meraviglie” conducano agli “antichi abusi” del degrado e della schiavitù?? Egli prevede così che il rifiuto di Dio condurrà direttamente al rifiuto dell’uomo, il rifiuto del soprannaturale al rifiuto della natura?; perché «?se togliete ciò che è soprannaturale, non vi resta che ciò che non è nemmeno naturale?», vale a dire una natura ferita e malata. «?I diritti dell’uomo… hanno assolutamente bisogno di trovare fondamento in un ordine che li supera, altrimenti rischiano di svanire nell’astrazione o, peggio ancora, di affondare in una qualche ideologia?», diceva san Giovanni Paolo II, il 19 novembre 1983.

Logorato dal lavoro, Chesterton rende serenamente l’anima a Dio il 14 giugno 1936, nella sua casa a Beaconsfield, nel Buckinghamshire. È stato recentemente avviato dal vescovo di Northampton un procedimento in vista di un’eventuale beatificazione.

Gli scritti di quest’uomo coraggioso rimangono una luce nelle tenebre del nostro mondo. Di fronte alle forze impressionanti che rifiutano la ragione e la fede e, in questo modo, avviliscono l’uomo, G. K. Chesterton non cessa di incoraggiarci ad andare avanti testimoniando la verità al momento opportuno e non opportuno (2Tm 4,2). Seguendo il suo esempio, poniamo la nostra fiducia nella grazia di Dio e nel suo amore che vuole salvare gli uomini insegnando loro ad amare cristianamente, perché «?amare significa amare ciò che non è amabile. Perdonare significa perdonare l’imperdonabile. Credere significa credere l’incredibile. Sperare significa sperare quando non vi è più speranza?».

Dom Antoine Marie osb

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