Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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22 giugno 2016
san Paolino da Nola, vescovo


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Una carezza di Dio al nostro popolo sofferente » : con questa espressione, papa Francesco designa José Gabriel Brochero, sacerdote argentino, beatificato il 14 settembre 2013, nella città che porta ormai il suo nome. In occasione di questo evento, il Santo Padre scriveva : « Che finalmente il sacerdote Brochero sia stato annoverato fra i beati è una grande gioia e una grande benedizione per il popolo argentino e per i devoti di questo pastore con l’odore delle pecore, che si è fatto povero fra i poveri, che lottò sempre per essere vicino a Dio e alla gente ! »

José Gabriel Brochero è nato il 16 marzo 1840 a Villa Santa Rosa, nella provincia di Córdoba, nell’ovest dell’Argentina. Le rivoluzioni non vengono a disturbare gli abitanti, semplici e buoni, di questo villaggio lontano dal capoluogo di provincia. I genitori di Gabriel sono proprietari rispettabili, radicati nella loro fede. Avranno dieci figli, dei quali sopravviveranno sette. Gabriel, il quarto, dirà in seguito : « Una pace inalterabile e un’incessante attività regnavano in questa casa, povera dal lato delle ricchezza ma ricca di virtù che facevano fiorire la gioia in tutte le nostre occupazioni. » I bambini Brochero imparano l’amore di Dio e la rettitudine. Attraversano tutta l’adolescenza senza perdere la loro innocenza né la loro purezza. Piuttosto gracile, José Gabriel è tuttavia di carattere gioioso e servizievole. Già da molto giovane, sente un’attrazione per il sacerdozio ma senza ancora manifestarla. Non appena la chiamata del Signore viene percepita più chiaramente, il ragazzo corre ad annunciarlo ai suoi genitori che, da cristiani esemplari, ringraziano il Cielo per questo dono meraviglioso fatto alla loro famiglia.

Una sorgente feconda

Nel 1856, José Gabriel entra nel seminario di Nostra Signora di Loreto, a Córdoba. Prove e umiliazioni non gli mancano durante i suoi anni di seminario minore e maggiore, perché la sua condizione piuttosto modesta lo fa stonare un po’ tra i suoi compagni ; ma egli s’impegna nello studio con rigore e perseveranza. Fin da questo periodo, José Gabriel scopre gli Esercizi spirituali di sant’Ignazio ; egli si abbevererà costantemente a questa sorgente così feconda che lo aiuterà a conoscere Nostro Signore, ad amarlo e a seguirlo. Sente Gesù che gli dice : « Chi vuole venire con me lavori con me ; mi segua nelle fatiche, per seguirmi anche nella gloria » (Esercizi spirituali, 95). Ogni anno, egli rinnova il suo ritiro presso i gesuiti di Córdoba. Ben presto, inizia a collaborare con loro : diventa “catechista” e “lettore” durante gli Esercizi, vale a dire il braccio destro del sacerdote incaricato di guidare il ritiro. Per collaborare a quest’opera, sacrifica molte ore di riposo. Nel 1858, frequenta l’Università nazionale maggiore di San Carlos. Lì, incontra diverse personalità che diventeranno influenti.

José Gabriel viene ordinato prete il 4 novembre 1866. Il fuoco dell’amore divino che arde nel suo cuore lo illuminerà e lo guiderà attraverso tutte le strade da lui percorse. La sua missione sacerdotale per la salvezza delle anime avrà il sapore amaro del sacrificio, ma gli appare così elevata e così degna che egli aspira a realizzarla il più presto possibile. Un’occasione provvidenziale gli viene offerta per esercitare la misericordia. Nel 1867, Córdoba viene colpita da un’epidemia di colera che si porta via in breve tempo più di quattromila persone. La popolazione è sopraffatta dall’afflizione e dal panico. A rischio della sua vita, il giovane sacerdote si dona anima e corpo ; mostra una dedizione instancabile e un coraggio che non viene meno fino alla fine dell’epidemia. Un testimone dichiara : « Brochero lasciò il pensionato dove si era appena installato per mettersi al servizio dell’umanità sofferente. In città come in campagna, lo si vedeva correre da un malato all’altro, offrendo il conforto religioso ai morenti, raccogliendo le loro ultime confessioni e dando l’assoluzione. Questo periodo è stato uno dei più esemplare ed eroici della sua vita. »

Nel dicembre del 1869, don Brochero viene nominato parroco della parrocchia di San Alberto, ora chiamata “Valle di Traslasierra”, di un’estensione immensa : più di quattromila chilometri quadrati di valli e di montagne, in gran parte deserte e infestate da briganti, su cui sopravvivono, disseminati ovunque, diecimila abitanti, in una grande indigenza, senza strade né scuole, tagliati fuori da ogni comunicazione da vette che superano i duemila metri di altitudine. Per il nuovo parroco ci vogliono tre giorni di viaggio a dorso di mulo, attraverso le montagne, per recarsi da Córdoba a San Pedro, capoluogo del dipartimento. Poco dopo, s’installerà definitivamente a Villa del Tránsito. Vi rimarrà più di quarant’anni, predicando il Vangelo con la parola e l’esempio, contribuendo più di chiunque altro allo sviluppo di quella zona quasi abbandonata. Don Brochero amerà profondamente quella terra e i fedeli a lui affidati.

« Mi piace immaginare oggi, confida papa Francesco, Brochero parroco sulla sua mula…, mentre percorreva i lunghi sentieri aridi e desolati della sua immensa parrocchia… Conobbe ogni angolo della sua parrocchia. Non rimase in sacrestia a pettinare pecore. Il Cura Brochero era una visita di Gesù stesso a ogni famiglia. Portava con sé l’immagine della Vergine, il libro delle preghiere con la Parola di Dio, il necessario per celebrare la Messa quotidiana. Lo invitavano a bere un mate, chiacchieravano e Brochero parlava loro in un modo che tutti comprendevano perché gli usciva dal cuore, dalla fede e dall’amore che nutriva per Gesù » (14 settembre 2013).

Un « pot-au-feu alla creola »

Il pastore si identifica con i suoi parrocchiani, facendosi tutto per tutti, per conquistarli a Cristo. Non vanno tutti in chiesa : allora, con audacia, armato del suo crocifisso, del suo coraggio e della sua proverbiale gentilezza, parte in cerca delle pecorelle smarrite. E queste, in cambio, lo amano di amore incondizionato. E lui lo merita : mentre parla loro di Dio e del Vangelo, costruisce per loro chiese e scuole, ponti e strade, fossi e canali. Per raggiungere i suoi scopi, non ha paura di presentarsi davanti al governatore della provincia, ai ministri e anche al presidente della Repubblica, quando la necessità lo richiede. Don Brochero ha l’abitudine di leggere ogni lunedì il testo del Vangelo della domenica successiva per meditarlo ogni giorno della settimana e adattarlo al suo uditorio in gustose omelie. Fin dal pulpito della cattedrale di Córdoba, serve al pubblico scelto che lo ascolta ciò che egli chiama un “pot-au-feu alla creola” piuttosto che sermoni raffinati. Superando il rispetto umano, non ha paura di stigmatizzare i vizi. Un giorno in cui predica davanti al governatore in persona e a un folto uditorio, fustiga la maldicenza e la calunnia, minacciando di dannazione le lingue troppo sciolte che lacerano il prossimo.

Don Brochero vede negli Esercizi spirituali di sant’Ignazio un modo particolarmente adatto per realizzare la riforma dei costumi e il progresso nel bene. « José Gabriel Brochero incentrò la sua azione pastorale sulla preghiera, osserva papa Francesco. Appena giunse alla sua parrocchia, cominciò a portare uomini e donne a Córdoba per fare gli Esercizi spirituali con i padri gesuiti. Con quanto sacrificio prima attraversavano le Sierras Grandes, innevate in inverno, per andare a pregare nella capitale ! » Il parroco recluta instancabilmente partecipanti per i ritiri spirituali, a centinaia. Grazie a lui, vi partecipano fedeli di tutte le condizioni ; con questo meraviglioso strumento, don Brochero infonde nelle anime e nella società tutta intera lo spirito cristiano, che irradia la sua luce negli ambiti più diversi. « Gli Esercizi di sant’Ignazio, diceva papa Pio XII nel 1948, saranno sempre uno dei mezzi più efficaci per la rigenerazione spirituale del mondo. »

Nel tesoro spirituale degli Esercizi, due perle, tra molte altre, meritano una particolare attenzione. Prima di tutto il “Principio e fondamento” (n. 23), considerazione che apre il ritiro : « L’uomo è creato per lodare, onorare e servire Dio, nostro Signore, e così salvare la sua anima. E le altre cose che sono sulla terra sono create a causa dell’uomo e per aiutarlo a conseguire il fine che Dio gli ha fissato nel crearlo. Ne consegue che deve farne uso nella misura in cui esse lo aiutano ad arrivare a Dio, e che deve distaccarsene per quello in cui esse lo distolgono da Lui. » Dopo aver meditato queste righe, il partecipante al ritiro sa perché vive sulla terra. Egli s’intratterrà poi intimamente con Gesù in croce (n. 53) : « Immaginandomi Nostro Signore Gesù Cristo in croce davanti a me, gli chiederò in un colloquio (dialogo personale) come, essendo egli il Creatore di tutte le cose, sia arrivato fino a farsi uomo ; come, possedendo la vita eterna, si sia degnato di accettare una morte temporale e di subirla realmente per i miei peccati. Poi, considerando me stesso, mi chiederò che cosa io abbia fatto per Gesù Cristo, che cosa io stia facendo per Gesù Cristo, che cosa io debba fare per Gesù Cristo. E, vedendolo così appeso alla croce, farò le riflessioni che mi si presenteranno. »

« I polmoni della vita spirituale »

I ritiri proposti da don Brochero durano almeno otto giorni, e spesso li tiene egli stesso. Nella sua mente matura un progetto : aprire nella sua parrocchia una grande casa per gli Esercizi spirituali. Nonostante i pronostici pessimistici, il suo disegno si realizza nel 1877, dopo due anni di lavoro. Nel 1979, san Giovanni Paolo II definirà i luoghi in cui sono tenuti gli Esercizi come « i polmoni della vita spirituale per le anime e le comunità cristiane ». La casa viene inaugurata con cinquecento partecipanti. I ritiri che seguono sono ancora più numerosi. Nel 1878, si svolgono solo cinque ritiri : due per le donne e tre per gli uomini, ma il numero totale dei partecipanti è di tremilacentosessantatré ! Nonostante questa cifra impressionante, il silenzio regna ovunque nella casa. Nella chiesa, i predicatori espongono le grandi verità del Vangelo : il disegno di Dio sull’uomo, l’eternità, la morte, l’inferno, il Paradiso, la vita, la Passione e la Risurrezione di Cristo. Grazie al silenzio esteriore che favorisce quello interiore, e grazie alla preghiera, queste verità penetrano nel più profondo dei cuori, là dove parla Dio.

« La pratica degli Esercizi… costituisce… una scuola ancor oggi insostituibile per introdurre le anime ad una maggiore intimità con Dio », affermava il beato Paolo VI, il 9 febbraio 1972. E, il 17 novembre 1989, san Giovanni Paolo II sottolineava : essi « sono tanto più necessari quanto maggiormente l’evoluzione dello stile di vita sembra sottrarre all’uomo moderno il tempo e la possibilità di riflettere su se stesso. » Essi illuminano il nostro cammino spirituale con preziose regole di discernimento spirituale :

« Prima regola : Nei confronti di coloro che passano da un peccato mortale all’altro, il comportamento abituale del nemico è quello di proporre loro piaceri apparenti, occupando la loro immaginazione con godimenti e piaceri sensuali, al fine di mantenerli e sprofondarli ulteriormente nei loro vizi e nei loro peccati. Lo spirito buono, al contrario, agisce in essi in modo opposto : pungola e stimola al rimorso la loro coscienza, facendo loro sentire i rimproveri della ragione. Seconda regola : In coloro che s’impegnano con coraggio a purificarsi dai loro peccati e procedono di bene in meglio nel servizio di Dio, nostro Signore, il buono e il cattivo spirito operano in senso inverso rispetto alla regola precedente. Perché è proprio dello spirito maligno causare loro tristezza e tormenti di coscienza, innalzare davanti a loro ostacoli, turbarli con falsi ragionamenti, al fine di arrestare i loro progressi sulla via della virtù ; al contrario, è caratteristico dello spirito buono infondere loro coraggio e forze, consolarli, far loro versare lacrime, inviare loro buone ispirazioni, e stabilirli nella calma, facilitando loro la strada e rimuovendo davanti a loro tutti gli ostacoli, perché avanzino sempre di più nel bene » (n. 314 e n. 315).

Il terrore del paese

Oltre ai semplici abitanti dei paesi di montagna, don Brochero invita al ritiro anche dei “miscredenti”, inseguiti dalla misericordia divina tanto quanto dalla giustizia umana : « La grazia di Dio è come la pioggia, che cade su tutti », egli ama dire. Alcuni di loro sono a disagio, come anche del resto le persone che li vedono entrare nell’oasi di pace che è la casa di ritiri. Un giorno, il fervente parroco chiede al predicatore di tenere una seconda volta la meditazione sull’inferno per quattro “clienti” che ne hanno particolarmente bisogno : « Piombate loro addosso, perché avete lì quattro uomini che sono talmente degli ossi duri che il diavolo non se ne occupa più ! » Egli stesso cerca di riportare sulla retta via il terrore del paese, il bandito Guayama che, con la sua banda, attacca i convogli. Don Brochero riesce a incontrarlo. Vuole fargli promettere di rinunciare ai suoi cattivi disegni e di condurre da allora in avanti una vita onesta arruolandosi nell’esercito. Gli assicura che otterrà dal governatore provinciale un indulto che lo lascerà esente da ogni azione giudiziaria : inoltre, s’impegna ad aiutarlo a pagare i suoi debiti, all’unica condizione che faccia un ritiro. Il bandito firma la domanda di indulto richiesta dal governatore. Sfortunatamente, poco dopo, Guayama viene catturato in un’imboscata e imprigionato. Ricorre allora a don Brochero che smuove cielo e terra per ottenergli la grazia, ma invano. Guayama viene fucilato. Il buon pastore piange colui che considerava suo amico. Egli prega e chiede preghiere per la salvezza della sua anima.

« Questo coraggio apostolico di Brochero, pieno di zelo missionario, dichiara papa Francesco, questo ardire del suo cuore compassionevole come quello di Gesù che gli faceva dire : “Guai se il diavolo mi ruba un’anima !” lo spinse a conquistare a Dio anche persone di malaffare e compaesani difficili. Si contano a migliaia gli uomini e le donne che, grazie al lavoro sacerdotale di Brochero, abbandonarono il vizio e le liti. Tutti ricevevano i sacramenti durante gli Esercizi spirituali e, con essi, la forza e la luce della fede per essere buoni figli di Dio, buoni fratelli, buoni padri e madri di famiglia, in una grande comunità di amici impegnati nel bene di tutti, che si rispettavano e aiutavano gli uni gli altri. » (ibid.)

Dei piccoli teologi

La “casa degli Esercizi” non è ancora terminata, ma già l’intraprendente missionario progetta di fondare le “Schiave del Sacro Cuore di Gesù”, congregazione religiosa femminile dedicata all’educazione delle ragazze. Eccolo di nuovo darsi da fare e affrontare spese per costruire loro una casa spaziosa. Egli conta sulla generosità dei suoi amici, sempre pronti a sostenere le sue opere, a tal punto la sua carità benefica sa attirarsi i cuori. Eppure, le prove non mancano. Le intemperie e i terremoti distruggono la sua chiesa. Senza lasciarsi scoraggiare, il sacerdote instancabile attraversa le montagne per mendicare denaro dalle anime generose e dal governo. I giornali si fanno eco della sua incessante attività. A Buenos Aires si prepara un congresso per sviluppare l’insegnamento della dottrina cattolica in tutto il paese. I parroci sono invitati a dare il loro parere. Brochero riferisce ciò che si pratica nella sua parrocchia : tutti conoscono il catechismo e, inoltre, « non c’è ragazzo o ragazza che, a partire dai suoi 12 anni, non sia un piccolo teologo che conosce a memoria molte pagine di sant’Alfonso de’ Liguori. Persino i lattanti lo conoscono perché tutti i giorni i loro genitori glielo spiegano ! » Per umiltà, e sentendo diminuire le sue forze, don Brochero chiede più volte di essere sollevato dalle sue funzioni di parroco di San Alberto, ma il vescovo ritiene più utile che egli rimanga a servizio delle anime : la casa degli Esercizi e le religiose hanno ancora bisogno di lui. Tuttavia, nel 1898, il vescovo gli concede di essere sollevato dal suo incarico di parroco e lo nomina canonico della cattedrale. Tutti si rallegrano di questa distinzione eccetto l’interessato, per il quale questo cambiamento, anche se richiesto, è ciò nondimeno un pesante sacrificio. Egli si stabilisce a casa di un vecchio amico, ma ha tutte le intenzioni di rimanere povero : tutto ciò che guadagna come canonico, lo ridistribuisce ai poveri, per cui non ha mai i soldi che sarebbero necessari per le sue proprie esigenze. Quando questo gli viene rimproverato, egli è solito rispondere : « Dio vi provvederà, perché i poveri hanno più bisogno di me. »

Don Brochero, osserva papa Francesco, è « un pioniere nell’uscire verso le periferie… per portare a tutti l’amore, la misericordia di Dio… Si logorò sulla mula…, a forza di uscire a cercare la gente, come un prete “di strada” (callejero) della fede. È questo che Gesù vuole oggi, discepoli missionari, callejeros della fede ! Brochero era un uomo normale, fragile, come uno qualunque di noi, ma conobbe l’amore di Gesù, si lasciò forgiare il cuore dalla misericordia di Gesù. »

Un male terribile

L’inattività è penosa per il nuovo canonico che segue di lontano i progressi della sua vecchia parrocchia. I parroci si susseguono senza riuscire a farsi accettare dai fedeli che aspirano solo a ritrovare il pastore che avevano prima. Il 1° dicembre 1902, il vescovo gli dà l’autorizzazione di riprendere il suo precedente incarico pastorale. Al momento degli addii ai suoi colleghi, togliendosi la mozzetta di canonico come se gli desse fastidio, egli dichiara : « Questo basto non è fatto per la mia schiena, né questa mula per questa scuderia. »”

Il reinsediamento nella sua parrocchia gli infonde una nuova linfa che lo fa rinverdire : rimane sempre altrettanto appassionato nel seminare la parola divina. Ma ben presto, viene colpito da un male terribile : la lebbra. Ha contratto questa malattia andando a trovare un lebbroso per conquistarlo a Gesù Cristo : condivideva con lui i suoi pasti, bevendo dallo stesso bicchiere. Nonostante l’affetto che i fedeli nutrono per lui, molti si allontanano, non osando più ricevere la comunione dalla sua mano per paura del contagio. Nel 1908, il vescovo lo solleva dall’incarico e nomina un parroco per Villa del Tránsito. Il povero malato chiede ospitalità a sua sorella, e aggiunge con insistenza : « Che le religiose Schiave mi prestino tutto l’occorrente per celebrare la Messa e, inoltre, aiutami a provvedere alle necessità dei poveri che verranno a bussare alla mia porta. » Nel 1910, redige il suo testamento : « Che i miei esecutori testamentari trovino un falegname qui vicino perché mi faccia una cassa molto semplice e guadagni qualche cosa con questo lavoro e, quando vi si sarà posto il mio cadavere, venga seppellito in qualsiasi punto del viale principale dell’attuale cimitero ! »

Nel frattempo, il Signore continua a purificare con la prova il suo fedele servitore : a causa della lebbra, perde la vista, ma continua, malgrado questo, a celebrare la Messa e a predicare. Tre giorni prima della sua morte, celebra una Messa dei defunti. A queste parole del Vangelo : Et ego resuscitabo eum in novissimo die (e io lo risusciterò nell’ultimo giorno – Gv 6,54), sviene, poi deve mettersi a letto per prepararsi al grande passo : « Per quanto il demonio cerchi qualche cosa in me, dichiara, si sbaglia : tutto è pagato dal sangue di Gesù Cristo. » Fedele al suo linguaggio popolare, si paragona a una bestia da soma : « Ora tutto il mio armamentario è pronto per la partenza. » Sono le sue ultime parole. Egli rende l’anima a Dio in pace, all’età di 73 anni, il 26 gennaio 1914. Il 14 settembre 2013, il cardinale Angelo Amato ha presieduto la cerimonia di beatificazione di don Brochero, alla presenza di circa duecentomila fedeli, di quasi tutto l’episcopato argentino, di milleduecento sacerdoti, del Presidente della Camera dei Deputati e di molte autorità politiche.

Don Brochero, spiega papa Francesco, « seppe uscire dalla tana… dell’egoismo meschino che tutti abbiamo, vincendo se stesso, superando con l’aiuto di Dio quelle forze interiori di cui il demonio si avvale per incatenarci alle comodità, alla ricerca del piacere del momento, alla poca voglia di lavorare. Egli ascoltò la chiamata di Dio e scelse il sacrificio di lavorare per il suo Regno, per il bene comune…, e fu fedele fino alla fine. » Possano queste parole orientare la nostra vita perché sia, con l’aiuto della Vergine Maria, fonte di conforto e di speranza per tutti coloro che soffrono !

Dom Antoine Marie osb

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