Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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18 maggio 2016
san Giovanni I, papa e martire


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Quale cuore più adorabile, più amabile e più ammirevole del Cuore di quell’Uomo-Dio che si chiama Gesù ? scriveva san Giovanni Eudes ai sacerdoti della sua congregazione. Quale onore merita questo Cuore divino che ha sempre reso ed eternamente renderà a Dio più gloria e amore, in ogni momento, di quanto potranno rendergliene tutti i cuori degli uomini e degli angeli in tutta l’eternità ? » (29 luglio 1672). San Giovanni Eudes è stato, nel XVII secolo, un ardente apostolo del culto liturgico dei Sacri Cuori di Gesù e Maria.

Jean Eudes è nato a Ri, in Normandia, nella diocesi di Sées, il 14 novembre 1601. Suo padre è un modesto agricoltore ; avrebbe desiderato diventare sacerdote, ma, essendo tutti i suoi fratelli morti di peste, dovette tornare alla casa familiare. Ecco come il santo stesso racconta il suo concepimento : « Mio padre e mia madre, essendo stati tre anni dall’inizio del loro matrimonio senza poter avere figli, fecero voto, in onore della beata Vergine, di andare a Nostra Signora della Recouvrance, che è un luogo di devozione alla stessa Vergine ; in seguito a questo, mia madre, essendo rimasta incinta, fece un pellegrinaggio con mio padre presso la suddetta cappella dove mi offrirono e mi donarono al Signore e alla Madonna. » La Vergine si mostrò generosa e Giovanni ebbe due fratelli e quattro sorelle. Uno di loro, François Eudes de Mezeray, scrisse una storia di Francia e venne ammesso all’Académie Française. La vecchia casa paterna di Ri reca ancora la seguente iscrizione, attribuita all’altro fratello, Charles Eudes d’Houay, che fu un chirurgo : « Siamo tre fratelli, adoratori della verità : il maggiore la predica, il secondo la scrive e io la difenderò fino al mio ultimo respiro ». La maggiore delle figlie, Marie, ebbe quattro figli, due maschi e due femmine ; queste entreranno nella Congregazione fondata da Giovanni Eudes : l’Ordine di Nostra Signora della Carità.

Una schiera di santi

Nel secolo precedente, le guerre di religione in Francia hanno esacerbato le passioni, generato la miseria e aperto la porta a molti eccessi. La Chiesa di Francia non è certo in migliori condizioni del regno. Tuttavia, mentre si diffonde il disprezzo per la fede cristiana sotto l’influenza di alcune correnti di pensiero, lo Spirito Santo susciterà un fervente rinnovamento spirituale. Questa rinascita cattolica in Francia sarà animata principalmente da san Francesco di Sales, san Vincenzo de’ Paoli, san Luigi Maria Grignion di Montfort, il signor Olier, san Giovanni Eudes, il beato Francesco di Laval, la Beata Maria dell’Incarnazione…

Il padre di Giovanni dimostra grande generosità verso i poveri. Sua moglie, dotata di una profonda pietà e di un carattere deciso, si prende una cura speciale dell’educazione religiosa e morale di Giovanni, bambino dal carattere mite, dall’intelligenza vivace e dalla precoce pietà. Molto presto, questi prende l’abitudine di recarsi da solo alla chiesa parrocchiale, molto vicina alla casa paterna. Un giorno, sua madre lo cerca dappertutto con angoscia, e finisce con trovarlo lì in preghiera. Eppure, egli non lascia nulla a desiderare per quanto riguarda l’obbedienza. All’età di nove anni, avendo ricevuto uno schiaffo da uno dei suoi compagni, si inginocchia, e, secondo il consiglio evangelico, porge l’altra guancia. Cinque anni dopo, Giovanni fa voto di castità e mostra già quella tenacia di volontà che sarà la sua nota caratteristica. Tuttavia, la sua salute è precaria, e i suoi genitori esitano a mandarlo alla scuola situata in un villaggio distante alcuni chilometri. Ma il bambino insiste così tanto che finiscono con il vedere nella sua ostinazione stessa la volontà di Dio. Il 26 maggio 1613, Giovanni fa la sua prima comunione. Da quel giorno, raddoppia gli sforzi per vivere da vero cristiano. Ottiene dal suo parroco il permesso di ricevere la Santa Eucaristia ogni mese, mentre a quell’epoca, sotto l’influenza del giansenismo, l’abitudine era quella di confessarsi e comunicarsi solo nelle feste più grandi.

Constatando le doti e i brillanti risultati scolastici di Giovanni, suo padre lo manda, nel 1615, presso il collegio dei Gesuiti di Caen. L’adolescente si trova dapprima un po’ disorientato ; ma la sua forza di carattere e la sua fiducia nella Provvidenza divina lo aiutano a superare le difficoltà, e ben presto consegue brillanti risultati, senza che ciò vada a scapito del suo fervore spirituale. Durante l’anno di filosofia, percepisce chiaramente la chiamata al sacerdozio. I suoi genitori, che desiderano vederlo stabilirsi presso di loro, progettano per lui un buon matrimonio ; ma, di fronte alla sua risoluzione, accettano la sua vocazione. La tonsura, che riceve dalle mani del vescovo di Sées, è per lui già una vera e totale consacrazione al servizio del Signore. Durante gli studi che segue in vista del sacerdozio, comprende che Dio lo chiama alla vita religiosa. A Caen, si trova da poco una casa dell’Oratorio di Francia fondato dal signor de Bérulle nel 1611 per contribuire alla riforma del clero. Molto edificato dal fervore di questi oratoriani, Giovanni ottiene, non senza difficoltà, il consenso dei suoi genitori, ed entra nella loro comunità ; poi si reca a Parigi dove si trova la casa di formazione. Là, il signor de Bérulle inizia con il formarlo in profondità alla pratica dell’orazione mentale.

La roccia della preghiera

In una delle sue opere, Giovanni Eudes scriverà : « Il santo esercizio dell’orazione deve essere messo nel novero dei principali fondamenti della vita e della santità cristiane, perché tutta la vita di Gesù Cristo non è stata che una perpetua orazione… [È] una cosa così importante e così assolutamente necessaria, che la terra che ci porta, l’aria che respiriamo, il pane che ci nutre, il cuore che ci batte nel petto non sono affatto così necessari all’uomo per vivere umanamente come l’orazione lo è per un cristiano per vivere cristianamente. Ora, l’orazione è una elevazione rispettosa e amorevole della nostra mente e del nostro cuore verso Dio. È un dolce colloquio, una santa comunicazione e una divina conversazione dell’anima cristiana con il suo Dio, in cui essa lo considera e contempla nelle sue perfezioni divine, nei suoi misteri e nelle sue opere ; essa lo adora, lo benedice, lo ama, lo glorifica, si dona a lui, si umilia davanti a lui alla vista dei propri peccati e delle proprie ingratitudini, lo prega di usarle misericordia, impara a rendersi simile a lui imitando le sue divine virtù e perfezioni, e infine gli chiede tutte le cose di cui essa ha bisogno per servirlo e amarlo » (La vita e il regno di Gesù nelle anime cristiane, 1637).

Dal 1623, Bérulle chiede al suo giovane discepolo, che non ha ancora ricevuto gli Ordini, di cominciare a predicare. Dichiara di non poter tenere oltre una simile lampada sotto il moggio. Verso questo periodo, Giovanni si lega con voto al servizio di Gesù e Maria, impegnandosi a non rifiutare loro nulla di ciò che egli percepisca come loro volontà o desiderio su di lui. Il 24 dicembre 1625, all’età di 24 anni, viene ordinato prete a Parigi. Prende allora diversi mesi di riposo, che gli consentono di approfondire la conoscenza della teologia e la scienza delle vie spirituali. Inaugura poi il suo ministero dedicandosi a recare sollievo alle popolazioni della Normandia allora decimate dalla peste. Spinge a tal punto la sua dedizione nei confronti degli appestati che nessuno a Caen osa dargli ospitalità, per timore del contagio ; per diverse settimane è ridotto ad alloggiare fuori città, in una grande botte.

Un’opera necessaria

A partire dal 1632, padre Eudes si dedica all’opera principale della sua vita, quella delle “missioni”. Per porre rimedio all’ignoranza religiosa e alla rilassatezza dei costumi, percorre la Normandia, la Borgogna, l’Île-de-France e molti altri luoghi ; predicherà persino davanti al re a Parigi e a Versailles, nel 1671. La sua eloquenza popolare e la sua autentica santità esercitano un notevole ascendente su tutte le classi della società. Queste missioni costituiscono un lavoro completo di evangelizzazione. A volte sono molto lunghe ; a Rennes, per esempio, padre Eudes e i suoi confratelli trascorrono quattro mesi e mezzo. Si predica, si visitano gli ammalati, si catechizzano i bambini e anche molti adulti, sempre e ovunque si esortano gli ascoltatori a confessarsi. Giovanni Eudes testimonierà egli stesso : « Trenta missionari non basterebbero ora, tante sono le persone che vengono da ogni parte alle predicazioni e che, fortemente toccate, passano a volte otto giorni attorno ai confessori prima di potersi confessare. Insomma la benedizione di Dio è molto abbondante in questa missione » (Vasteville, 9 luglio 1659). Considerando il frutto spirituale che procurano le missioni, egli scriverà : « Oh, quale grande bene sono le missioni ! Oh, come sono necessarie ! Oh, che grande male è mettervi degli ostacoli !… Preghiamo, mio carissimo fratello, il Padrone della messe, perché vi mandi operai… Che cosa fanno a Parigi tanti medici e tanti laureati, mentre le anime periscono a migliaia, per mancanza di persone che tendano loro la mano per tirarle fuori dalla perdizione e preservarle dal fuoco eterno ? » (al signor Blouet, 23 luglio 1659). Si stima che san Giovanni Eudes abbia predicato centodieci missioni durante la sua vita.

Ai nostri giorni, papa Francesco esorta tutti i cristiani a essere missionari : « La fede è dono prezioso di Dio, il quale apre la nostra mente perché lo possiamo conoscere ed amare. Egli vuole entrare in relazione con noi per farci partecipi della sua stessa vita e rendere la nostra vita più piena di significato, più buona, più bella. Dio ci ama ! La fede, però, chiede di essere accolta, chiede cioè la nostra personale risposta, il coraggio di affidarci a Dio, di vivere il suo amore, grati per la sua infinita misericordia. È un dono, poi, che non è riservato a pochi, ma che viene offerto con generosità. Tutti dovrebbero poter sperimentare la gioia di sentirsi amati da Dio, la gioia della salvezza ! Ed è un dono che non si può tenere solo per se stessi, ma che va condiviso… La solidità della nostra fede, a livello personale e comunitario, si misura anche dalla capacità di comunicarla ad altri, di diffonderla, di viverla nella carità, di testimoniarla a quanti ci incontrano e condividono con noi il cammino della vita » (19 maggio 2013).

Ma il bene procurato dalle missioni di Giovanni Eudes viene a volte ottenuto attraversando forti opposizioni : « Eccomi ora in un villaggio, per iniziare la missione, scriverà a una madre badessa… Nella precedente, mi sono state attribuite delle bellissime qualità. Perché alcuni hanno detto che ero il precursore dell’Anticristo ; altri, che ero l’Anticristo stesso ; altri, un seduttore, un diavolo al quale non bisognava credere ; e altri, uno stregone che attirava tutti presso di lui. Alcuni decidevano di cacciarmi, e avrebbero forse eseguito il loro disegno, se non fossero arrivati i nostri Padri in quello stesso giorno. Queste non sono che rose, ma le spine che mi trafiggono il cuore sono il vedere tanta povera gente che mi segue talvolta otto giorni, senza potersi avvicinare per confessarsi, anche se siamo dieci confessori » (estate 1636). Tuttavia, la preoccupazione delle anime non impedisce al missionario di prendersi cura delle miserie del corpo. Nelle grandi città, istituisce o rimette in uso case di rifugio per i poveri e gli infermi, nonché ospedali.

Decisione dolorosa

I successi delle missioni sono clamorosi, ma di breve durata, per mancanza di sacerdoti competenti e zelanti in grado di mantenere la fiamma che esse accendono nei cuori. Eppure i preti sono numerosi, all’epoca, ma spesso non sono stati ben preparati al loro ministero. Lasciati a se stessi, conducono una vita oziosa, a volte scandalosa oppure animata da uno zelo poco illuminato. A partire dal 1641, Giovanni Eudes prende l’abitudine di riunire i chierici a parte durante le missioni stesse. Ma ci vorrebbero dei seminari in cui questi sacerdoti apprendano le esigenze della loro vocazione. Il Concilio di Trento ha del resto prescritto a tutti i vescovi di avere un seminario. In Francia questa direttiva è di fatto rimasta lettera morta. Giovanni concepisce il progetto di aprirne uno a Caen. Richelieu, il cardinale-ministro, lo incoraggia in questo e il vescovo di Bayeux vi coopererà. Tuttavia, per ragioni poco note, padre Bourgoing, superiore dell’Oratorio di Francia dal 1641, vi si oppone. Giovanni Eudes prende allora la decisione dolorosa di lasciare l’Oratorio di Caen di cui è diventato il superiore, ma al quale non è vincolato da alcun voto. Il 19 marzo 1643, si unisce a un gruppo di giovani sacerdoti che lo attendono nella casa che verrà chiamata “La Missione” ; nessuno di loro ha fatto parte dell’Oratorio. Il martedì 24 marzo, si recano tutti in pellegrinaggio a Notre Dame de la Délivrande, a 15 km di lì. Dopo aver vegliato e pregato tutta la notte, il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, celebrano la Messa in onore di questo mistero, e fondano la Congregazione di Gesù e di Maria, il cui obiettivo primario è la formazione dei sacerdoti, poi ogni attività apostolica, in particolare quella delle missioni all’interno del paese. Sono sei, e gli inizi sono modesti. Si tratta prima di tutto di ricevere, in un embrione di seminario, i candidati al sacerdozio per una formazione spirituale e pastorale di alcuni mesi. Fondazioni simili vengono realizzate in Normandia e in Bretagna. A poco a poco, si allunga il tempo trascorso in queste case che diventano il luogo abituale della formazione sacerdotale.

Ma la sua uscita dall’Oratorio costa a Giovanni Eudes molte contestazioni. Lo si accusa di essere incostante, ambizioso, indipendente, di essere stato cacciato dai suoi superiori. Un anno prima della sua morte, scriverà : « La bontà infinita di nostro Signore Gesù e la carità incomparabile della sua divina Madre ci hanno concesso molti favori speciali… Ma uno dei più grandi e forse il più grande di tutti è quello di aver fondato la nostra congregazione sulla Croce. Perché, chi potrebbe raccontare quello che è stato necessario soffrire a questo riguardo, in tutti i modi, da ogni parte, e per più di trentasei anni ? Non siamo forse stati abbandonati, per qualche tempo, dai nostri migliori amici ? Non siamo forse stati screditati e denigrati da un’infinità di calunnie e di libelli diffamatori ?… Il mondo e l’inferno non hanno forse messo in atto ogni sforzo per annientare questa piccola congregazione fin dalla sua nascita ? Ma quale potere hanno tutte le forze dell’universo, anche contro un lombrico, o un atomo che è in mano all’Onnipotente e sotto la protezione della Regina del Cielo ?… Perché più le opere di Dio partecipano alla Croce di suo Figlio, più condividono le grazie e le benedizioni che ne procedono. »

Prima di tutto la Vergine

Le missioni procurano in particolare la conversione di molte prostitute. Una persona modesta di Caen, Madeleine Lamy, spinge padre Eudes a fornire a queste donne il sostegno e la direzione di cui mancano. Questi le riunisce, il 25 novembre 1641, in una casa dove viene installata prima di tutto una statuetta della Santa Vergine per assicurare alle “pentite” la materna protezione della Madre di Dio. Grazie al favore di Richelieu, l’esistenza legale della casa è assicurata. Ma, con il tempo, sorgono dissensi all’interno dell’istituzione e il Padre decide di mettervi a capo delle religiose sperimentate. Il 16 agosto 1644, tre suore della Visitazione assumono la direzione della casa, chiamata “Notre-Dame de Charité”. L’Ordine di Nostra Signora della Carità, a favore delle “pentite” verrà eretto da papa Alessandro VII il 2 gennaio 1666. Conterà, dopo un secolo e mezzo di esistenza, otto monasteri.

Giovanni Eudes ama erigere confraternite, o in onore del Santissimo Cuore della Madre di Dio, o sotto il patrocinio dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, nelle quali recluta un gran numero di persone di ogni rango e condizione. Alcuni membri di queste confraternite, senza poter abbracciare la vita religiosa, vorrebbero tuttavia viverne lo spirito nella verginità o nella vedovanza perpetue. Giovanni fonda per loro una nuova società in cui troveranno mezzi di santificazione adatti alla loro situazione, la “Società del Santissimo Cuore della Madre ammirabile”. Questa associazione è composta da due corpi, uno di uomini, sia ecclesiastici che laici, l’altro di donne. I suoi obiettivi sono quelli di glorificare i Cuori di Gesù e di Maria, nonché di lavorare per la salvezza delle anime diffondendo l’amore, il culto e l’imitazione dei Sacri Cuori. Durante la Rivoluzione francese, diversi sacerdoti dovranno la vita ai membri della Società. Quando non vi saranno più preti, questi laici riuniranno i loro vicini in un fienile o nei boschi, per recitare il Rosario o cantare cantici ; faranno il catechismo ai bambini, accompagneranno i morenti, e andranno a visitare i prigionieri.

L’apostolato di Giovanni Eudes si alimenta del culto liturgico dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, devozione già presente in san Bernardo nel XII secolo, in santa Mechtilde e santa Gertrude nel XIII, in san Francesco di Sales nel XVI, ecc. Dal momento dell’istituzione della sua congregazione di preti, Giovanni Eudes fa celebrare dai suoi figli delle feste solenni in onore dei Sacri Cuori ; ne ha composto egli stesso i testi liturgici. La festa del Cuore di Maria viene per prima (1643). « Il Cuore di Maria è la vera arpa dell’autentico Davide, vale a dire di Nostro Signore Gesù Cristo, scrive Giovanni Eudes. Perché è Egli stesso che l’ha fatta di propria mano… Le corde di questa santa arpa sono tutte le virtù del Cuore di Maria » (Il Cuore Ammirabile della Santissima Madre di Dio, 1681).

In ogni stagione

La piena fiducia nell’amore di Dio rivelato all’umanità attraverso il Cuore sacerdotale di Gesù e il Cuore materno di Maria è, in effetti, il fondamento del cammino di santità percorso da Giovanni Eudes. « Gesù non è venuto a conquistare gli uomini come i re e i potenti di questo mondo, afferma papa Francesco, ma è venuto ad offrire amore con mitezza e umiltà. Così si è definito Lui stesso : Imparate da me che sono mite e umile di cuore (Mt 11,29). E il senso della festa del Sacro Cuore di Gesù… è quello di scoprire sempre più e di farci avvolgere dalla fedeltà umile e dalla mitezza dell’amore di Cristo, rivelazione della misericordia del Padre. Noi possiamo sperimentare e assaporare la tenerezza di questo amore in ogni stagione della vita : nel tempo della gioia e in quello della tristezza, nel tempo della salute e in quello dell’infermità e della malattia » (27 giugno 2014). Fin dal 1673, un anno dopo la prima celebrazione pubblica solenne della festa del Sacro Cuore da parte di Giovanni Eudes, santa Margherita Maria verrà favorita, nel suo chiostro di Paray-le-Monial, dalla sua prima rivelazione del Cuore di Gesù.

Gli ultimi anni della vita di Giovanni Eudes sono contrassegnati da un tale riacutizzarsi delle opposizioni esteriori che l’opera da lui compiuta con tanta fatica sembra compromessa. Tuttavia, grazie all’influenza positiva dei suoi amici, la tempesta passa. Ma la salute di Giovanni, che è sempre stata debole, peggiora. Nel 1678, deve sottoporsi a dolorosi interventi chirurgici all’addome. Si dimette dal suo incarico di superiore e fa eleggere un successore, poi si prepara alla morte, dapprima con un ritiro personale. Nei suoi ultimi giorni, lo si sente spesso dire o mormorare : « Mio Gesù e mio tutto ! Il mio Amato è mio ! Vieni, o mio amabile Gesù ! » Nei momenti di piena lucidità, egli s’intrattiene sull’eternità con le persone che stanno attorno al suo letto, li consola della sua morte prossima e li esorta alla pace e alla carità fraterne. Spira tranquillamente il 19 agosto 1680, verso le tre del pomeriggio, all’età di settantanove anni. Giovanni Eudes è stato canonizzato il 31 maggio 1925 da papa Pio XI ; la sua festa liturgica si celebra il 19 agosto. Nel 2014, gli Eudisti erano trecentottanta nel mondo.

San Giovanni Eudes diceva ai sacerdoti : « Datevi a Gesù, per entrare nell’immensità del suo grande Cuore, che contiene il Cuore della sua Santa Madre e di tutti i santi, e per perdervi in questo abisso di amore, di carità, di misericordia, di umiltà, di purezza, di pazienza, di sottomissione e di santità » (Il Cuore ammirabile, III, 2). Imprimiamo nella nostra mente il motto lasciato dal santo : « Onorare Dio e fare la sua volontà con un grande cuore e un grande amore » !

Dom Antoine Marie osb

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