Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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3 febbraio 2016
san Biagio, vescovo e martire


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«La nostra vita ha valore solo in proporzione alla nostra fedeltà nell’accettare e compiere la santissima volontà di Dio. A mano a mano che passano i nostri anni, lo si capisce maggiormente, e l’anima che ama il suo Dio s’impegna sempre più in questa desiderabile conformità. » Queste parole scritte da madre Marie-Adèle Garnier rivelano un’anima totalmente donata a Dio. Il dono di se stessa l’ha resa molto sensibile alle offese arrecate al Cuore di Gesù, e le ha ispirato il desiderio di partecipare alla sofferenza redentrice del Crocifisso, in spirito di riparazione per i peccati del mondo.

Marie-Adèle Garnier viene al mondo il 15 agosto 1838 a Grancey-le-Château, nella diocesi di Digione (Francia). All’età di otto anni, due anni dopo la morte di sua madre, viene messa in collegio presso le suore celestine a Villeneuve-sur-Yonne. Bambina pia, non è però sempre un modello. Lei stessa si descriverà in questo periodo della sua vita nel modo seguente : « Molto difficile, molto indisciplinata, molto felice. ». Fa la sua prima Comunione il 19 maggio 1850 e riceve la Cresima il giorno successivo. Da quel momento, si sviluppa in lei il desiderio di piacere a Dio solo. Di ritorno dal collegio, ha solo sedici anni quando un giovane la chiede in matrimonio. Si fidanza con lui. Un giorno, sente il suo fidanzato, il cui spirito cristiano è troppo superficiale, scherzare con un amico sulla devozione religiosa della sua futura sposa : « Una volta sposato, metterò ordine in tutto questo. » Adèle non esita : scendendo rapidamente la scala, gli dichiara senza mezzi termini : « Signore, non avrete bisogno di prendervi questa briga ; non sarò mai vostra moglie ! » Dinieghi, scuse, scena di disperazione : il giovane si conficca nel petto un paio di forbici ; la ferita è grave, ma non mortale. Adele rimane ferma : il fidanzamento viene rotto (il giovane, del resto, si sposerà in seguito con un’altra persona). Poco dopo questo atto di coraggio, ella riceve grazie insigni che descriverà così : « Dio mi attirava a Lui in un modo così delizioso che mi sembrava di non essere più di questa terra. »

Una sete ardente

Alla Messa di mezzanotte del Natale 1862, Adèle è favorita da una visione del Bambino Gesù. La sua devozione al Sacro Cuore cresce e le sembra di essere chiamata alla vita religiosa. All’età di ventisei anni, fa una prova presso le Dame del Sacro Cuore a Conflans ; due mesi dopo, però, il suo cattivo stato di salute la costringe a tornare nella sua famiglia, a Digione. Lì, le vengono donate grazie speciali : « Quando ero in chiesa, spesso assai distratta, comunque molto poco fervente e raccolta, mi sentivo a volte improvvisamente rapita da una forza sovrumana che m’incantava : sentivo Dio, ero in cielo ; questo durava molto poco, un minuto, forse, ed era abbastanza frequente… Sempre, sempre, la conseguenza era l’amore di Dio, la sete di Gesù, e le mie comunioni diventavano più ferventi. »

Nel maggio del 1868, viene accolta come istitutrice nella famiglia de Crozé al Castello dell’Aulne, nei pressi di Laval. Vi rimane otto anni, adempiendo con gioia all’incarico di sagrestana della cappellina del castello, dove viene conservato il Santissimo Sacramento. A quell’epoca, in cui si preannuncia la definizione del dogma dell’infallibilità del Papa, si sviluppa in Adèle, che prenderà in seguito il nome religioso di madre Maria di San Pietro, un grande amore per il Vicario di Gesù Cristo. Una sera del 1869, vede improvvisamente comparire davanti a sé una grande Ostia sfavillante di luce, con l’immagine di Nostro Signore che mostra il suo Cuore, come sulla medaglia che adotterà in seguito per la sua famiglia religiosa.

Ben presto, però, si verificano profondi sconvolgimenti politici : gli Stati Pontifici vengono spogliati, e la guerra franco-prussiana si conclude con la fine del Secondo Impero. Gli oltraggi subiti da Cristo nella persona del suo Vicario e le disgrazie della Francia stringono il cuore di Adèle. Il 12 dicembre 1871, scrive nel suo diario : « Per la Francia, pregare, espiare, soffrire, amare. » Durante tutto l’anno seguente, viene provata da grandi sofferenze interiori : « Mi è impossibile, scrive, provare gusto, attrattiva, o qualsiasi consolazione nel servizio di nostro Signore. » Nella primavera del 1873, la sua prostrazione diventa così forte che il suo direttore spirituale le ordina di chiedere a Gesù un po’ di luce e di consolazione spirituale. Lei si reca nella cappella e fa la sua preghiera. Mentre sta per uscire, racconterà, « una freccia d’amore e di fuoco parte dal Tabernacolo come un lampo e viene a ferirmi al cuore… Travolta da una felicità che mi toglie la ragione, cado come fulminata e resto in preda a un rapimento che non posso esprimere. » Il suo direttore le dichiara che queste grazie vengono dal Signore.

Una bella risposta

Dopo il disastro della guerra del 1870, ricordandosi delle rivelazioni del Sacro Cuore di Gesù a santa Margherita-Maria, due cristiani ferventi, Legentil e Rohault de Fleury, lanciano l’idea di costruire un tempio al Sacro Cuore, in cui la preghiera s’innalzi senza sosta verso il Cielo per il Papa, la Chiesa e la Francia. Nel giugno del 1675, Gesù aveva in effetti mostrato il suo Cuore alla santa religiosa visitandina, e le aveva detto : « Ecco questo Cuore che ha amato gli uomini così tanto che non ha risparmiato nulla, fino a esaurirsi e consumarsi per testimoniare loro il suo amore ; e, come riconoscenza, non ricevo dai più che ingratitudini, attraverso le loro irriverenze e i loro sacrilegi, gli atteggiamenti di freddezza e gli sprezzi. » In risposta a questo doloroso appello del Cuore di Gesù, la costruzione della basilica di Montmartre a Parigi è destinata a esprimere il pentimento e la dedizione della Francia a Dio e a Cristo. Il 23 luglio 1873, l’erezione di questo monumento viene dichiarata di pubblica utilità da parte dell’Assemblea Nazionale.

Nel 1872, dopo aver udito la lettura di un articolo di giornale sul progetto di chiesa votiva al Sacro Cuore, Adèle aveva percepito una voce interiore che le diceva : « È lì che ti voglio. » Da allora, questa chiamata la insegue senza sosta con grande dolcezza. Una sera del mese di settembre del 1874, sente in modo chiaro che Nostro Signore desidera a Montmartre l’esposizione giorno e notte del Santissimo Sacramento, e ode molto distintamente queste parole : « Va’ a trovare l’arcivescovo di Parigi e parlagli. » Con l’approvazione del suo direttore spirituale, ella si reca dal cardinal Guibert, il quale le risponde un po’ ironicamente che la chiesa non è neppure iniziata, e che la sua richiesta non gli sembra realizzabile. Tuttavia, sarà lo stesso cardinale a istituire in seguito l’adorazione perpetua da lui allora giudicata impossibile, ma che non è più cessata, né giorno né notte, dal 1° agosto 1885.

Il 16 giugno 1875, viene posata la prima pietra della futura basilica di Montmartre. In quello stesso giorno, in unione con il culto di amore e di riparazione che deve esservi reso a Cristo, Adèle si offre come vittima per condividere in modo tutto particolare le sofferenze del Salvatore, attraverso la sua propria vita.

L’apostolo san Giovanni scrive che Gesù, con il suo sacrificio, ottiene il perdono dei nostri peccati (1 Gv 2,2). « Il Verbo si è fatto carne, insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, per salvarci riconciliandoci con Dio : è Dio che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati » (1 Gv 4,10) » (CCC, 457). Gesù è la vittima offerta per i nostri peccati perché li ha espiati e ci ha riscattati attraverso le sofferenze della sua Passione e della sua morte sulla Croce. « Il Redentore ha sofferto al posto dell’uomo e per l’uomo, afferma san Giovanni Paolo II… Ognuno è anche chiamato a partecipare a quella sofferenza mediante la quale si è compiuta la Redenzione. È chiamato a partecipare a quella sofferenza per mezzo della quale ogni umana sofferenza è stata anche redenta… La fede nella partecipazione alle sofferenze di Cristo porta in sé la certezza interiore che l’uomo sofferente completa quello che manca ai patimenti di Cristo (cfr. Col 1,24) ; che nella dimensione spirituale dell’opera della redenzione serve, come Cristo, alla salvezza dei suoi fratelli e sorelle. Non solo quindi è utile agli altri, ma per di più adempie un servizio insostituibile. Nel corpo di Cristo, che incessantemente cresce dalla Croce del Redentore, proprio la sofferenza, permeata dallo spirito del sacrificio di Cristo, è l’insostituibile mediatrice ed autrice dei beni indispensabili per la salvezza del mondo. » (Lettera Apostolica Salvifici doloris, 11 febbraio 1984, nn. 19, 27).

La preghiera riparatrice

Alla fine dello stesso anno, mentre viene innalzata la basilica di Montmartre, Adèle scrive al cardinale Guibert : « In questa Francia che Egli ama e dove Gli è piaciuto manifestare torrenti di amore e di misericordia di cui la Santa Eucaristia è insieme l’oceano e il canale, [Gesù] non aspetta forse che delle anime, oggetto delle sue misericordie particolari, unendosi a Lui, si consacrino per sempre alla preghiera riparatrice ai piedi del suo altare, e ottengano con le loro umili suppliche una diminuzione della frequenza dei sacrilegi e un freno alla forza trascinante e contagiosa dell’indifferenza e dell’oblio ? » Ella esprime così una richiesta di Gesù : la fondazione di un nuovo ordine di suore adoratrici. Lei stessa inaugura in un piccolo appartamento, a Montmartre, il 18 maggio 1876, una vita di preghiera. Ma la sua salute s’indebolisce e comincia a soffrire un vero e proprio martirio, alleviato soltanto durante la Messa, nel corso della quale la sua anima riceve grazie di conforto. Aggravandosi il male, diventa evidente che non può continuare a condurre questo tipo di vita. Discernendo in questo la volontà di Dio, Adèle lascia Montmartre il 13 settembre successivo, con l’invincibile speranza di tornarvi. Per lunghi mesi, rimane nella sua famiglia, tra la vita e la morte, poi ricupera un po’ di salute. Molto tempo dopo, affermerà, a proposito di questo lungo tempo di prova : « Ho avuto periodi di tristezza e di scoraggiamento terribili e talvolta assai lunghi… non potevo che rassegnarmi, non dicendo praticamente altra preghiera che il Pater. »

Nel 1878, Adèle si reca a Lourdes. « Il 15 agosto, scrive, mentre ero in orazione davanti alla grotta, mi viene in mente che Maria mi ha condotto là per mettere l’opera e tutte le future vittime sotto la sua materna protezione. Allora, ai suoi piedi, scrissi in poche righe un’umile offerta della Società nascente, tutta consacrata e dedita esclusivamente alla riparazione nei confronti del Cuore di Gesù, sotto la protezione di Maria Immacolata… Infilai il pezzo di carta in una fessura della roccia… Sfuggì dalle mie dita e cadde in un buco dove nessun occhio, nessuna mano profana sarebbero potuti penetrare. » Nello stesso tempo, un’amica di Adèle seppelliva, con un gesto simile, l’offerta delle loro due vite nella fondamenta stesse della basilica di Montmartre.

« Che cosa succede ? »

Trascorrono quasi dieci anni. Il 14 novembre 1887, mentre il sacerdote le dà la Comunione, Adèle sente chiaramente queste parole : « Queste sono le nozze ! » Racconta : « Mi trovai come distesa sulla Croce, crocifissa con Gesù, e in modo tale che le mie membra furono penetrate dalle membra di Gesù in una maniera che solo l’esperienza può far comprendere… Dissi al Signore : “Mio Dio, che cosa succede ? Che cosa fate ? – Prendo possesso di te, tu sei mia, tu sei la mia sposa.” » Da molto tempo, Adèle prova una viva devozione per il Santo Sacrificio della Messa. Gesù le fa capire come, a Messa, agendo attraverso il sacerdote, Egli è realmente il nostro unico Pontefice e Mediatore. « Gesù mi fece intendere, ella afferma, che vi è un sacerdozio universale, assolutamente e necessariamente unito al suo… che questo sacerdozio è tutto interiore, e che esiste solo quando l’anima lo ha desiderato e vi acconsente con la sua volontà di immolarsi in ogni momento con Gesù… Egli mi faceva comprendere che dovevo acquisire una purezza molto grande, molto perfetta, di cuore, di anima, di spirito, di corpo, affinché la vittima che sarebbe stata anche il sacerdote con Gesù non fosse per nulla contaminata. Poi Egli mi diceva : i sacrifici necessari, te li farò fare ; l’amore, te lo darò ; le difficoltà, le appianerò ; le tue miserie, me ne carico, le prendo su di me. »

Il Concilio Vaticano II ha ricordato che esiste un sacerdozio comune dei fedeli, distinto dal sacerdozio ministeriale dei preti. « Per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo, i battezzati vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo… Tutti quindi i discepoli di Cristo, perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio, offrano se stessi come vittima viva, santa, gradevole a Dio… Tutte le loro attività, preghiere e iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale, se sono compiute nello Spirito, e anche le molestie della vita, se sono sopportate con pazienza, diventano offerte spirituali, gradite a Dio attraverso Gesù Cristo (cfr. 1 Pt 2,5) ; nella celebrazione dell’eucaristia sono in tutta pietà presentate al Padre insieme all’oblazione del Corpo del Signore. Così anche i laici, in quanto adoratori dovunque santamente operanti, consacrano a Dio il mondo stesso. » (Costituzione Lumen gentium, nn. 10, 34).

Le abbondanti grazie ricevute da Adèle non la esaltano : « Sono sempre io, scrive al suo direttore spirituale, che faccio in ogni istante passi falsi che mi fanno sentire tutto il peso della mia povera natura, ma il pensiero del mio Dio mi risolleva e mi sostiene ; credo fermamente che Egli non permetterà che nulla al mondo possa separarmi da Lui. » Ella ormai considera tutte le cose secondo lo spirito di Dio e rimane calma, tranquilla in mezzo alle prove e alle contraddizioni.

Amen – Alleluia

Nel 1896, Adèle stringe amicizia con una giovane, Alice Andrade, allora ventitreenne, che si ritiene destinata a una fondazione religiosa in cui si pregherà molto per la Chiesa e la Francia. Nel mese di dicembre, senza poter ancora iniziare a condurre una vita comune, si consacrano insieme a Dio e adottano un piccolo regolamento che termina con “Amen-Alleluia”, due parole che diventeranno care alla nuova congregazione. Nel marzo 1897, una terza compagna chiede di partecipare alla fondazione e, in giugno, il piccolo gruppo, a cui presto si aggiunge una quarta sorella, prende residenza in un appartamento a Montmartre. Si recita l’Ufficio in comune e, non appena possibile, si inizierà l’adorazione diurna, poi notturna. Sono previste opere di apostolato, che non dovranno nuocere alla vita contemplativa. Il 29 giugno, nella cripta della nuova basilica, le nuove religiose si consacrano a san Pietro. Il 21 novembre, vestono, sotto i loro abiti civili, uno scapolare di lana bianca. Sul davanti è rappresentato il Sacro Cuore di Gesù circondato da una corona di spine, e al di sotto le chiavi di San Pietro ; dietro, si trova una croce con la “M” di Maria. Il motto della congregazione nascente è “Gloria Deo per Sacratissimum Cor Jesu. – Gloria a Dio nel Santissimo Cuore di Gesù”.

Il 4 marzo 1898, il cardinale Richard, arcivescovo di Parigi, autorizza l’inizio di un noviziato canonico : viene fondata la Società delle Adoratrici del Sacro Cuore di Montmartre. Ben presto, verranno approvate le costituzioni dell’opera nascente, ispirate alla Regola di sant’Agostino. Il 9 giugno 1899, anno della consacrazione del genere umano al Sacro Cuore di Gesù da parte di papa Leone XIII, le prime quattro religiose fanno la loro professione. Adèle sarà ormai nota sotto il nome di madre Maria di San Pietro. Per lei, Montmartre è il centro di tutta la sua opera di adorazione e di riparazione nazionale. Ma ciò che le Adoratrici del Montmartre sono per la Francia, devono esserlo per gli altri paesi in cui saranno chiamate. Così l’intera congregazione sarà unita nella preghiera per la Chiesa e il Papa, e ogni casa svolgerà un ruolo speciale nei confronti del paese che la ospita.

Nei mesi che seguono, le suore acquistano una proprietà vicinissima alla basilica del Sacro Cuore. Ma, nel 1901, il governo francese decreta, per anticlericalismo, lo scioglimento delle congregazioni religiose ; le Adoratrici di Montmartre vanno in esilio a Londra. Il 21 novembre di quell’anno, vestono per la prima volta l’abito religioso, costituito da una tunica bianca, da uno scapolare rosso e dal velo nero, che non avevano potuto indossare in Francia. Nel marzo 1903, la giovane comunità si stabilisce a Tyburn, il “mons martyrum” (“monte dei martiri”) di Londra. Lì, infatti, nei secoli XVI e XVII, molte centinaia di martiri, sacerdoti, religiosi, uomini e donne laici versarono il loro sangue per essere rimasti fedeli alla Chiesa di Roma. Negli anni successivi, la comunità attraversa molte prove e gravi problemi finanziari. Tuttavia, la Provvidenza del Cuore di Gesù veglia e la Madre sente un giorno il Signore dirle interiormente a proposito della congregazione : « Non voglio che perisca ! » In effetti, l’arrivo di vocazioni permette, nel 1909, una fondazione in Belgio. Da diversi anni, però, madre Maria di San Pietro si sente interiormente portata ad adottare la Regola di San Benedetto. Nel marzo del 1913, favorita da una visione di san Benedetto stesso, guarisce da una grave malattia e, il 17 gennaio 1914, le suore adottano la Regola di san Benedetto. Vestono allora l’abito nero, mantenendo tuttavia la cocolla bianca per gli uffici in coro.

Una Croce trascinata

La vita di madre Maria di San Pietro rimane segnata da una sofferenza quasi continua dell’anima e del corpo, al punto che quando trascorre due ore senza soffrire, chiede a Gesù se l’ha dimenticata. È soggetta a forti emicranie che le impediscono di pensare e di agire. Se non prende un po’ di caffè subito al suo risveglio, non riesce a lavorare. Ma, secondo le leggi della Chiesa allora in vigore, questo sollievo le impedisce di accostarsi alla santa Comunione, perché non è più a digiuno da mezzanotte. Alla fine, dopo un tempo molto lungo, le verrà concessa una dispensa dal digiuno eucaristico. Tuttavia, per grazia di Dio, la Madre è diventata di una dolcezza imperturbabile e di un’affabilità sempre sorridente ; attinge in queste disposizioni il tatto necessario per confortare le sorelle che attraversano delle prove. Dice un giorno a una giovane religiosa particolarmente provata : « Mia povera figlia, ho tanta pietà di te. Quando soffrite tanto, trascinate la vostra croce carponi, se necessario, e poi, quando andrà un po’ meglio, cercate di rialzarvi e di portarla più valorosamente. »

Un giorno di ottobre del 1922, madre Maria di San Pietro si vede trasportata in spirito al Calvario e distesa, malata e senza forze, ai piedi di Gesù crocifisso. Ma non vi è Croce. « Mio buon Maestro, dice, non vedo il legno della vostra Croce. – Il legno della mia croce sarà in te », le risponde Gesù. È l’annuncio della sua ultima malattia, che durerà diciotto mesi. Nei primi giorni di novembre, viene colta da un attacco di angina pectoris, complicato da congestione. Ormai, la Madre rimane a letto, e non può partecipare che raramente alla santa Messa. « Credo che sarò allegra fino all’ultimo minuto ! », dichiara nonostante la sua spossatezza abituale. Offre le sue sofferenze « perché tutte le nazioni diventino cattoliche ». Il 15 novembre 1923, vede sull’Ostia che le porta un prete il Cuore di Gesù vivo nell’Eucaristia. Si spegne serenamente il 17 giugno 1924.

Oggi, la congregazione delle Adoratrici del Sacro Cuore di Montmartre prosegue la sua vocazione di vita contemplativa in monasteri che si trovano in Inghilterra, Australia, Perù, Irlanda, Scozia, Nuova Zelanda, Ecuador, Colombia, e dal 2013, in Francia. Altre religiose provenienti anch’esse dalla congregazione di Tyburn si sono costituite nel 1947 in una nuova congregazione, quella delle Benedettine del Sacro Cuore di Montmartre ; prestano oggi il loro servizio religioso presso la basilica di Montmartre e altri luoghi di pellegrinaggio in Francia.

Marie-Adèle Garnier desiderava « vivere sotto lo sguardo di Gesù, diventare l’insperabile di Gesù. crescere sotto i raggi ardenti del fuoco sacro dell’Eucaristia ». Sul suo esempio, e secondo l’esortazione di san Benedetto (Regola, cap. 72), impariamo a « nulla anteporre all’amore di Cristo ».

Dom Antoine Marie osb

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