Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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29 aprile 2015
santa Caterina da Siena, patrona d'Italia e d'Europa


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Durante il suo lungo pontificato, il beato Giovanni Paolo II ha percorso il mondo intero per annunciare il Vangelo. Il 30 aprile 1989, in Madagascar, si esprimeva così: «Sono felice di aver potuto venire presso di voi per celebrare la beatificazione di una figlia del vostro nobile popolo malgascio, che è stata “colonna e fondamento” per i suoi fratelli e sorelle. D’ora innanzi lo sarà ancora di più. Vittoria (Rasoamanarivo) mostra in particolare il posto che spetta alle donne nella Chiesa... Voi riconoscete nella vostra prima beata le qualità tradizionali del vostro popolo. Molti testimoni ne hanno descritto la pazienza, non una rassegnazione o una fuga di fronte alle difficoltà, ma un atteggiamento profondamente pacato davanti a quello che rattrista o ferisce, persino davanti al male che si condanna.»

Rasoamanarivo è nata a Tananarive nel 1848, quarta di una famiglia di sette figli. Suo padre diventerà protestante. Sua madre è nota per la sua dolcezza e la sua bontà. La famiglia appartiene a una delle quindici tribù del Madagascar, quella degli “Hovas”, che abitano nel cuore dell’isola. Né principesca né nobile, essa è diventata la più potente e la più ricca del regno dopo che la regina Ranavalona I (1828-1861) ha investito il nonno di Rasoamanarivo degli incarichi di Principe consorte e di comandante in capo dell’esercito. Questa famiglia forma un clan impenetrabile installato in grandi case costruite accanto al palazzo della regina. Il regime politico è un dispotismo assoluto.

La ragazza trascorre un’infanzia spensierata e oziosa; conosce tutte le pratiche superstiziose del suo popolo e porta su di sé qualche amuleto destinato ad allontanare ogni sventura. Ha tredici anni quando muore la regina Ranavalona I, a cui succede Radama II, suo figlio. Questi autorizza i missionari cattolici a stabilirsi in Madagascar. I primi sacerdoti a sbarcare sulla grande isola sono stati i Padri delle Missioni, inviati da san Vincenzo de Paoli nel XVII secolo, e fondatori di Fort-Dauphin nell’estremo sud dell’isola. Ma la religione cristiana si è sviluppata in Madagascar a partire dal 1820, dopo che il pastore protestante Jones vi ebbe portato la Bibbia. Già nel 1830, esisteva un grosso nucleo di cristiani di cui molti moriranno per la loro fede durante la persecuzione condotta dalla regina nel 1835 contro i seguaci delle religioni straniere. Nel 1855, i missionari cattolici sono riusciti a entrare nel paese sotto travestimento. Grazie alla benevolenza del re, alcuni padri gesuiti si stabiliscono ufficialmente a Tananarive durante gli ultimi mesi del 1861. Sono accompagnati da due suore di San Giuseppe di Cluny, che aprono nella capitale la prima scuola cattolica per ragazze.

«Qualcuno mi stava guardando!»

Rasoamanarivo, che è una delle prime allieve delle Suore, si fa notare per la sua serietà e il suo ardente desiderio di conoscere la religione. Racconterà in seguito questo episodio: «Entrai come una birichina in chiesa, con un frutto che mi misi a mangiare. D’improvviso, i miei occhi si volsero verso il tabernacolo e rimasi tutta interdetta, come se qualcuno, laggiù, mi guardasse! Mi vergognai di quello che stavo facendo e uscii per buttare via quel frutto. Rientrai poi in chiesa e mi inginocchiai a pregare.» Il 1° novembre 1863, Rasoamanarivo viene battezzata con il nome di Vittoria, insieme ad altri venticinque catecumeni. Ha per madrina la superiora delle religiose, suor Gonzague. I neo battezzati sono ammessi alla prima Comunione il 17 gennaio seguente, e, durante la cerimonia, vengono consacrati a Maria. Questa prima celebrazione attira alla chiesa di Andohalo una folla numerosa, in cui si trovano protestanti e pagani che osservano con una certa preoccupazione lo sviluppo del cattolicesimo nel paese.

«Ai cristiani di oggi, affermava il beato papa Giovanni Paolo II, Vittoria insegna come vivere il proprio Battesimo. Adolescente, educata dalle suore di San Giuseppe di Cluny, prepara con serietà il suo ingresso nella Chiesa. Scoprendo i comandamenti di Dio, è subito decisa ad osservarli, a lottare contro il peccato. Pratica l’obbedienza alla legge di Dio in una gioiosa libertà interiore, come colui che ama... Il sacramento del Battesimo significa veramente per essa lasciarsi afferrare dalla presenza di Cristo risorto!... La Cresima terminerà di fare di lei una fedele, un tempio dello Spirito Santo, come dice l’Apostolo... Prendete anche esempio da lei nello scoprire il suo profondo amore alla Messa, alla quale non voleva mai mancare. La comunione con il Corpo di Cristo è il vero nutrimento del battezzato, poiché è l’incontro più intimo con il Signore.»

«Non le si lascia scelta»

Al momento della sua prima Comunione, Vittoria ha quindici anni e la sua famiglia pensa a farla sposare. Lei preferirebbe diventare suora, ma non le si lascia scelta. In seguito, durante la guerra del 1883, affermerà: «Il buon Dio non l’ha permesso. Pensava già a ciò che sta accadendo oggi. Se fossi una religiosa in questo momento, mi sarebbe impossibile fare per la religione quello che mi è permesso fare ora.» Il 13 maggio 1864, Vittoria sposa suo cugino Radriaka; secondo le usanze del tempo, il matrimonio doveva rimanere nella cerchia ristretta della famiglia. Per il suo grado elevato, Radriaka comanda una parte dell’esercito malgascio. Poco dopo questo matrimonio, Rainilaiarivony, zio di Vittoria e suo patrigno, viene nominato primo ministro. È pieno di una particolare ammirazione per la nipote e per la fede che professa. Questo affetto sarà presto noto a tutti.

La regina Rasoherina, che è succeduta a Radama II nel 1863, affida l’educazione dei suoi figli adottivi ai missionari cattolici; ma questi sono ostacolati nel loro apostolato dalla rivalità dei protestanti. A partire dal 1867, il protestantesimo diventa religione ufficiale e la sua potenza aumenta quando ottiene l’adesione della regina Ranavalona II, che succede nel 1868 a Rasoherina. Vengono esercitate pressioni per attirare i cattolici alla religione riformata. Queste pressioni si fanno sentire anche all’interno della famiglia del primo ministro. Vittoria, che va ancora a scuola nonostante la sua età, viene costretta a frequentare quella protestante. Piange a causa di questo giorno e notte, al punto che viene restituita alla scuola delle suore cattoliche. Rainimaharavo, un altro zio di Vittoria, è tra le persone più accanite nel combattere i cattolici; divenuto capo famiglia, più di una volta interviene presso la nipote per conquistarla al protestantesimo, ma Vittoria oppone alle sue esortazioni una grande fermezza. Un giorno, gli risponde: «È invano che sperate di intimidirmi con le vostre minacce. Esse servono soltanto a rafforzare la mia fede. Attendo il giorno in cui mi caccerete dalla vostra casa. Allora, sbarazzata da ogni preoccupazione, andrò in giro per la città a chiedere ospitalità alle persone che hanno un po’ di affetto per me. Ma, quanto a farmi rinunciare alla mia religione, nessuno su questa terra ci riuscirà mai.» Un’altra volta, gli dichiara: «La mia persona vi appartiene, siete il capo famiglia. Ma la mia anima appartiene a Dio. Non la scambierò assolutamente con del denaro.»

L’attaccamento indefettibile di Vittoria alla fede cattolica, che lei sa essere la vera, può non essere compreso da tutti oggi, a causa della mentalità relativista ampiamente diffusa; per apprezzarne la giustezza, occorre ricordare, da un lato, che «noi crediamo per l’autorità di Dio stesso che rivela, il quale non può né ingannarsi né ingannare» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 156), e, dall’altro, che «tutti gli esseri umani sono tenuti ad aderire alla verità man mano che la conoscono e a rimanerle fedeli» (Vaticano II, Dignitatis humanae, 1).

Il capo è Cristo!

Radriaka non condivide le convinzioni della moglie ed è lungi dall’essere un modello di virtù. Anch’egli tenta di farla apostatare; le cita questa frase di san Paolo: Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie (cfr. Ef 5,22-24). «Sì, è vero, risponde Vittoria, ma il capo dell’uomo e della donna è Cristo, ed è a Lui che mi sono data dandomi a te; come potrebbe Egli volere che io Lo tradisca per obbedirti? No, Radriaka, è impossibile!» La giovane è sostenuta da un solo cugino, Antoine Radilofera, e stringe una profonda amicizia con una schiava, Rosalie; le due donne pregano insieme e si sostengono nella fede. La persecuzione fortifica Vittoria e la fa trionfare su ogni rispetto umano. Pratica la sua fede senza ostentazione, ma senza cedimenti, rispondendo a coloro che si stupiscono dei suoi esercizi di pietà: «È così che facciamo noi cattolici!» Il suo coraggio stancherà i persecutori.

Una mattina, dopo una notte insonne durante la quale ha a lungo pregato rosari, Vittoria si alza prima delle quattro per andare in chiesa. Poco dopo, un individuo s’introduce in casa sua per effrazione. Vi è una grossa somma di denaro sul tavolo, ma non la prende. Vittoria è ancora in chiesa, quando le viene riferito quello che è appena accaduto. «Ebbi allora l’impressione, dirà, che si volesse attentare alla mia vita. Ringraziai Dio di avermi protetta e gli promisi di servirLo più fedelmente.»

Vittoria conduce una vita austera, conciliando i suoi obblighi familiari, i suoi doveri di dama di corte, e una vita di preghiera intensa alla quale associa le persone che vivono con lei. La sua benevolenza verso tutti, le sue opere e la testimonianza della sua fede suscitano il rispetto e le conferiscono un ascendente morale indiscusso a corte. La mattina molto presto, si reca in chiesa, ma questo non fa piacere ai suoi parenti, che appostano degli schiavi perché le lancino pietre. Una notte, le guardie che sorvegliano la città la arrestano e la denunciano al primo ministro. Questi dice loro: «Nessuno ha il diritto di uscire per le strade di notte, tranne Vittoria.» In chiesa, Vittoria è spesso in ginocchio, raccolta, con gli occhi rivolti verso il tabernacolo. La sua preghiera preferita è il Rosario. Conosce tutti i malati della parrocchia, li visita, li incoraggia e lascia loro, se c’è bisogno, un’elemosina. Secondo le usanze del tempo in quel paese, Vittoria, che non ha figli, è servita da diverse centinaia di schiavi. Lei li ama e si prende cura di loro come una madre. Un giorno, ne libera due, ma questi si rifiutano di lasciarla per continuare a servirla fino alla sua morte.

Un legame indissolubile

Nonostante la sua posizione sociale elevata, Radriaka si lascia andare alle sue passioni e in particolare al consumo di bevande forti. Ne consegue una dissolutezza e una violenza che fanno molto soffrire Vittoria. Il comportamento di Radriaka diventa talmente scandaloso che suo padre, il primo ministro, d’accordo con la regina, vuole rompere il suo matrimonio con Vittoria. Quest’ultima si getta ai piedi della regina e ottiene che non venga dato seguito a questo progetto: «Il matrimonio cristiano, dichiara, è indissolubile; è stato istituito da Dio e benedetto dalla Chiesa. Gli uomini non hanno su di esso alcun potere.» Per favorire la conversione del marito, Vittoria non perde occasione per fargli compiere opere buone. «La sua instancabile pazienza, dirà papa Giovanni Paolo II, rafforzava il suo convincimento cristiano per rimanere fedele al legame indissolubile del matrimonio, nonostante le umiliazioni e le sofferenze che doveva sopportare.»

Vittoria si mantiene in modo onorevole all’altezza del suo rango nel mondo, ma, in mezzo alle distrazioni mondane, non dimentica mai Cristo, che è tutta la sua vita. Quando, con Rosalie, prendono congedo dalla famiglia o dalla corte dicendo: «Ecco il momento di andare in chiesa, scusateci», nessuno si sogna di trattenerle né di biasimarle. Nel 1876, viene nominato parroco della parrocchia di Andohalo padre Caussèque, un missionario francese. Egli lancia una piccola rivista di apologetica, il Resaka, e fonda con ex allievi dei Fratelli delle Scuole Cristiane un movimento di spiritualità mariana, l’Unione Cattolica. Consolida anche la Congregazione della Santa Vergine, alla quale appartiene Vittoria, orientandola verso le opere di carità a favore dei poveri e dei lebbrosi. Grazie a lui, la costruzione della cattedrale di Tananarive giunge a termine; Vittoria vi ha contribuito generosamente.

Nel 1883 scoppia il primo conflitto franco-malgascio, dopo il rifiuto del governo malgascio di concedere agli stranieri il diritto di proprietà. Inoltre, il primo ministro ha fatto rimuovere le bandiere francesi che sventolavano dal 1840 in diversi punti della costa dove capi locali avevano richiesto la protezione della Francia. Questo conflitto provoca l’espulsione dei missionari francesi e mette in pericolo la comunità cattolica, che conta circa ottantamila persone. La maggior parte di loro sono ancora molto agli inizi nella fede, e provengono quasi tutte dai ceti più poveri. Solo Vittoria gode dell’influenza necessaria per difendere coloro che, a causa delle loro relazioni con i francesi, vengono considerati come traditori. Durante i giorni che precedono la partenza dei missionari, le chiese di Tananarive sono riempite da una folla di cristiani che assediano i confessionali e pregano con fervore. Il 29 maggio, avviene la partenza delle Suore di San Giuseppe di Cluny. Un clima di paura rende impossibile reclutare portatori, e le religiose lasciano Tananarive a piedi, con grande scandalo dei cattolici. Vittoria avvisa immediatamente il primo ministro, suo suocero. Questi dà istruzioni, e i portatori raggiungono le viaggiatrici a 10 chilometri dalla città. Prima di partire, padre Caussèque convoca i membri dell’Unione Cattolica e affida loro il destino delle chiese e delle scuole durante l’assenza dei missionari. Dice a Vittoria: «Quando nostro Signore salì al Cielo, Maria, sua madre, rimase in terra per incoraggiare e sostenere gli apostoli e i primi cristiani; allo stesso modo, durante l’assenza dei missionari, voi dovete essere l’angelo custode della Missione cattolica e il sostegno dei fedeli. - Padre mio, risponde lei piangendo, farò quello che potrò».

In mezzo ai fedeli

Dopo la partenza dei missionari, le chiese vengono chiuse d’autorità, e vengono poste delle guardie alle porte. La domenica successiva, Vittoria ottiene la loro riapertura sia in città che nelle campagne. Per sottolineare esteriormente il ruolo fondamentale assegnato a Vittoria, i cristiani di Tananarive la supplicano di abbandonare per un certo tempo il posto ritirato che occupa solitamente in chiesa, presso la cappella della Santa Vergine, e di mettersi in mezzo ai fedeli. Viene predisposto e decorato per lei un banco, lungo la navata centrale, e d’ora innanzi Vittoria vi si inginocchia con grande semplicità. I suoi avversari chiedono perché si rechi in chiesa quando non vi si celebra più la Messa; lei risponde: «Come mi si è potuta rivolgere una domanda simile? Anche se il Santissimo Sacramento non è presente, si crede forse che il mio spirito resti ozioso? Mi Immagino i missionari che celebrano la Messa; partecipo con il pensiero a tutte le Messe che si celebrano nel mondo intero. Mi unisco con l’intenzione ai santi del Cielo e ai giusti della terra.»

Con il consenso di Vittoria, l’Unione cattolica, guidata da un giovane nobile, Paolo Rafiringa, prepara un programma di attività. Una ventina di membri dell’Unione si suddividono gli undici distretti attorno alla capitale per presiedere le riunioni domenicali, visitare le scuole e sostenere il coraggio degli insegnanti isolati. Nell’ottobre del 1883, Vittoria convoca tutti i capi delle comunità cristiane e gli insegnanti cattolici: «Non è vero, dice loro, che il governo vieti la religione cattolica, come affermano i protestanti. La regina e il primo ministro lasciano, al contrario, ogni libertà. Che i fedeli non si turbino affatto delle persecuzioni dirette contro di loro; perché la persecuzione è la compagna inseparabile della Chiesa cattolica. Voi siete le colonne delle vostre chiese. Da voi dipende la loro prosperità o la loro rovina... Non posso far visita a tutti voi personalmente. Ma i membri dell’Unione Cattolica lo faranno al mio posto e a mio nome.» Molti cattolici sono vittime di una vera e propria persecuzione: maestri di scuola imprigionati dai governatori delle province lontane per aver riunito dei fedeli, o cattolici portati ingiustamente davanti ai tribunali da protestanti, vengono salvati grazie agli interventi energici di Vittoria.

Unico religioso malgascio presente in Madagascar, il Fratello delle Scuole Cristiane Raphäel viene eletto Direttore generale delle Opere della Chiesa. È un religioso fervente ed encomiabile; ma, nel suo zelo ardente, ritiene buona cosa governare a modo suo le diverse associazioni, in particolare l’Unione Cattolica, senza lasciare loro l’autonomia di cui hanno bisogno. Più di una volta, Vittoria deve intervenire per ristabilire la pace e la buona armonia tra tutti; è costretta addirittura a rimproverare pubblicamente il Fratello. Il suo modo di parlare fermo e coraggioso salva l’Unione Cattolica. Ben presto, Vittoria intraprende lei stessa la visita delle comunità cristiane lontane, per ispirare loro una maggiore fiducia. Si adopera anche, non senza rischi, a procurare loro aiuti finanziari. Ma soprattutto, prega, digiuna e si mortifica per ottenere da Dio il ritorno dei missionari.

Un battesimo insperato

Subito dopo il ristabilimento della pace, nel 1886, i missionari ritornano nelle loro sedi, dopo tre anni di assenza. Il loro ingresso solenne a Tananarive avviene il 29 marzo. Il giorno di Pasqua, i membri dell’Unione Cattolica vengono a salutare il nuovo vescovo, mons. Cazet, neo Vicario apostolico del Madagascar, arrivato il 23 aprile. Essendo terminata la sua missione particolare, Vittoria riprende il suo umile posto nella parrocchia, ma prosegue le sue opere caritative, soprattutto a favore dei lebbrosi e dei prigionieri. Da molto tempo, desidera la conversione al cattolicesimo di suo marito Radriaka. Vittima di una caduta mortale, quest’ultimo accetta il Battesimo all’ultimo momento; non essendo disponibile il parroco della cattedrale, Vittoria lo battezza lei stessa il 14 marzo 1888.

Facendo eco a questo evento, papa Giovanni Paolo II osservava: «Sappiamo anche quale coraggiosa fedeltà Vittoria abbia dimostrato al sacramento del Matrimonio, nonostante le prove ad esso legate. Il suo impegno era stato sigillato davanti a Dio e pertanto non accettò di metterlo in discussione. Con il sostegno della grazia, rispettò il suo sposo a dispetto di tutti e gli conservò il suo amore, nel desiderio ardente che si volgesse verso il Signore e si convertisse; le fu riservata la consolazione di vedere, alla fine, suo marito accettare il Battesimo.»

A partire dalla morte di Radriaka, Vittoria prende un lutto austero; non essendo più obbligata ad accompagnare il marito alla corte, vi compare solo raramente. La sua unione a Dio diventa più costante e più intima che mai, grazie a ritiri in silenzio durante i quali si fa la più piccola tra le partecipanti. Si prende cura anche dello zio, in passato persecutore dei cristiani, che, caduto in disgrazia, spogliato della totalità dei suoi beni e attanagliato dalla malattia, è abbandonato da tutti.

Nel 1890, la salute di Vittoria si deteriora, ma lei continua a far visita al Santissimo Sacramento e ai malati. Quando la malattia le impedisce di spostarsi, le viene portata la comunione a domicilio. Fa allora preparare la casa perché il Santissimo Sacramento venga ricevuto con onori reali. Nel 1894, il suo stato si aggrava, ma lei ci tiene a partecipare alla processione dell’Assunta, il 15agosto. La stanchezza che ne consegue le è fatale. Nelle sue ultime ore, prega il rosario senza interruzione. Muore il martedì 21 agosto 1894. «Subito dopo, riferisce un testimone, il suo volto diventa radioso e sembra sorridere.» Le esequie hanno luogo nella cattedrale con la partecipazione di un folto numero di persone.

«Quando contempliamo la figura di Vittoria all’interno della giovane Chiesa di questo Paese, capiamo ancora meglio il ruolo insostituibile dei fedeli laici, così fortemente evidenziato dal Concilio Vaticano II... Con le sue belle doti di donna, Vittoria, a sua volta, ha assunto le missioni di evangelizzazione, di santificazione e di animazione. Ha saputo dispiegare una intensa attività in buona armonia con tutti i membri della Chiesa» (san Giovanni Paolo II).

Che l’esempio della beata Vittoria ci aiuti a perseverare nella fede attraverso le prove di questa vita, e a testimoniarla fino alla fine!

Dom Antoine Marie osb

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