Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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18 febbraio 2015
Mercilodì dellet Ceneri


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Londra, 20 novembre 1581. La giuria ha appena emesso il suo verdetto: padre Edmund Campion e molti dei suoi complici, giudicati colpevoli di alto tradimento, sono condannati all’impiccagione e allo smembramento dei loro corpi. Campion canta la sua gioia: «Te Deum laudamus, Te Dominum confitemur (Noi ti lodiamo, Dio, ti proclamiamo Signore).» Il suo confratello Sherwin prosegue: «Haec est dies quam fecit Dominus, exultemus et lætemur in ea (Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso).» Campion, con il volto calmo, dichiara con nobiltà a nome di tutti: «Non è la morte che temiamo. Sappiamo che non siamo padroni delle nostre vite... Ecco l’unica cosa che abbiamo da dire ora: condannandoci, voi condannate i vostri propri antenati – tutti gli antichi sacerdoti, vescovi e re – tutto ciò che era un tempo la gloria d’Inghilterra, l’Isola dei santi, la figlia più devota della Sede di Pietro. Che cosa abbiamo insegnato, infatti – anche se voi lo qualificate con il termine odioso di tradimento, – che cosa abbiamo insegnato che essi non abbiano tutti predicato? Essere condannato per aver parlato come questi luminari – non solo dell’Inghilterra, ma del mondo intero – è nello stesso tempo una gioia e un onore per noi.»

Edmund Campion è nato a Londra il 25 gennaio 1540. All’età di nove o dieci anni, viene messo in apprendistato presso un commerciante. Ma, vedendo le sue capacità intellettuali, i suoi genitori decidono di iscriverlo alla scuola perché apprenda la grammatica. Le sue doti eccezionali lo fanno designare, qualche anno dopo, il 30 settembre 1553, per pronunciare il discorso d’uso in occasione della processione per l’incoronazione della regina Mary Tudor. Nel 1557, il giovane Edmund viene ammesso come allievo presso il St John’s College di recente fondazione, dove acquisisce una padronanza del discorso che lo farà considerare come l’uomo più eloquente del suo tempo.

Un “diamante dell’Inghilterra”

Nel 1558, la regina Mary muore e le succede Elisabetta Tudor. Durante i primi anni del suo regno, ella ostenta una certa tolleranza religiosa; ma, in seguito, la sovrana impone con pugno di ferro in tutto il regno la religione anglicana, compromesso tra il regalismo scismatico di Enrico VIII e il protestantesimo luterano. Viene richiesto dagli studenti, al momento di ricevere il baccellierato, che riconoscano con giuramento la sovranità spirituale della regina. I talenti del giovane Campion gli hanno dato il gusto del successo e degli applausi; egli acconsente quindi a prestare questo giuramento. Nel 1566, consegue il titolo accademico di Master of Arts. Diventa a Oxford un professore così apprezzato che i suoi allievi sono fieri di chiamarsi “Campionisti”. In occasione di una visita della regina all’università, viene scelto per prendere la parola davanti a lei. La sovrana è colpita favorevolmente da questo discorso, e il segretario di Stato, Sir William Cecil, non esita a chiamare Campion uno dei “diamanti dell’Inghilterra”. Edmund esercita per un certo tempo all’università il ruolo di censore, il che lo pone immediatamente dopo il vicerettore. Il favore del mondo non impedisce al giovane di essere anche apprezzato per le sue virtù: purezza, umiltà, modestia.

Nel suo cuore, Edmund è cattolico e disapprova la nuova religione. Il suo spirito è combattuto tra il successo che gli offre il mondo e la voce della sua coscienza; ma temporaggia. Un incontro lo incoraggia in questo, quello con il vescovo di Gloucester, Richard Cheney. Unico tra i vescovi elisabettiani, quest’ultimo vuole rimanere fedele alla fede dei suoi padri; tuttavia, non rompe con la Chiesa anglicana, e si adopera a mantenere il suo vescovado, nella speranza di esercitare una buona influenza. Animato da questo stesso spirito di compromesso, Edmund accetta, nella primavera del 1569, di ricevere l’ordine del diaconato nella Chiesa anglicana. A partire da quel giorno, viene assalito da un rimorso che non gli lascia tregua. Nonostante le pressioni esercitate da varie persone, rifiuta costantemente di essere ordinato prete anglicano e chiede il permesso di assentarsi dal paese per qualche tempo. Nel settembre del 1570, lascia Oxford e si reca in Irlanda.

A Dublino, Campion può liberamente praticare la fede cattolica. Approfitta di alcuni mesi di tranquillità per scrivere una Storia dell’Irlanda. Tuttavia, la regina d’Inghilterra riesce a imporre il dominio britannico come anche l’anglicanesimo sull’Isola di Smeraldo. Campion, ricercato dalle autorità inglesi, decide di tornare in incognito nel paese natale. S’imbarca su una nave diretta verso l’Inghilterra. Ufficiali inglesi salgono a bordo e annunciano che sono alla ricerca di un certo Edmund Campion. Terrorizzato, quest’ultima non cerca nemmeno di nascondersi: finché dura la perquisizione, attende tranquillamente sul ponte, invocando San Patrizio, di cui ha assunto il nome per non essere riconosciuto. Di tutti i passeggeri, è l’unico a non essere perquisito. Attribuisce questa protezione al grande apostolo dell’Irlanda.

Il collegio di Douai

Di ritorno in Inghilterra, Edmund trova il paese in fiamme: la scomunica della regina da parte di papa san Pio V nonché l’insurrezione dei cattolici nel Nord hanno provocato una sanguinosa persecuzione. Di fronte a questa situazione, Campion decide, nel giugno del 1571, di entrare nel collegio inglese a Douai, città della Fiandra spagnola che diventerà francese un secolo dopo. Questo collegio è stato fondato nel 1568 per dare ai giovani inglesi l’educazione cattolica che non potevano più ricevere nella terra natale; Campion vi ritrova vecchi amici. La formazione intellettuale vi è molto solida. Lo studio delle Sacre Scritture riveste un’importanza fondamentale per rendere gli studenti capaci di rispondere ai protestanti che pretendono di basare la loro fede unicamente sulla Bibbia. Sotto il regno di Elisabetta, il collegio di Douai formerà quattrocentocinquanta sacerdoti, di cui centotrentacinque moriranno martiri. Edmund vi trascorre due anni. Il clima propizio del collegio lo porta a rimpiangere di aver ricevuto il diaconato nella Chiesa anglicana. Consapevole della gravità del suo peccato, egli abbraccia una vita povera e penitente, e non tarda a chiedere di entrare in un ordine religioso. La sua scelta si rivolge alla Compagnia di Gesù.

Nella primavera del 1573, si reca a Roma, dove chiede di essere ricevuto come novizio gesuita. Viene accettato e destinato alla provincia austriaca. Il tempo del noviziato, che è di due anni, si apre con un mese di ritiro secondo gli Esercizi Spirituali, poi il novizio trascorre un mese in un ospedale, al servizio dei malati, e un altro mese in pellegrinaggio vivendo di elemosina; infine, viene impiegato per un mese a catechizzare i bambini e gli ignoranti. Durante l’estate del 1575, terminato il noviziato, Edmund pronuncia i tre voti religiosi di povertà, castità e obbedienza. Dopo aver completato i suoi studi, riceve, nel 1578, dalle mani dell’arcivescovo di Praga, gli ordini sacri del diaconato e del sacerdozio.

Tuttavia, Edmund non ha perso di vista la sua patria, dove imperversa la persecuzione. In un’apparizione, la Santa Vergine gli rivela che vi verserà il suo sangue per la fede. A Douai, si desidera inviare dei sacerdoti inglesi in Inghilterra, per portare aiuto ai cattolici rimasti fedeli alla fede del loro Battesimo. I padri Edmund Campion e Robert Persons, designati per questa pericolosa missione, si recano dapprima a Roma. Il 18 aprile 1580, un gruppo di dodici inglesi, di cui tre gesuiti, lascia la Città eterna, dopo aver ricevuto la benedizione del Papa. Il 31 maggio, arrivano a Reims, dove due anni prima è stato trasferito il collegio di Douai. Le ultime notizie dall’Inghilterra mostrano che l’isola è diventata un luogo di soggiorno estremamente pericoloso per i preti cattolici. Ma Campion è deciso: «Ho fatto la libera oblazione di me stesso a Dio, per la vita e per la morte, e confido che Egli mi darà la grazia e la forza per esservi fedele, ed è tutto ciò che desidero.»

Per non destare sospetti, i sacerdoti si trasferiranno sull’isola ognuno per conto suo. Nel giugno del 1580, Edmund mette piede sul suolo natale per la prima volta dopo nove anni. Ovunque si trovano spie del governo, e molte sono le persone disposte a denunciare i sacerdoti. Un gentiluomo cattolico imprigionato per la sua fede convince i due gesuiti a mettere per iscritto le ragioni della loro venuta in Inghilterra, per garantire la loro difesa in giudizio nel caso in cui venissero catturati e condotti davanti a un tribunale. Campion redige allora un testo noto con il nome di “Sfida di Campion”. Il gesuita vi dichiara di essere venuto in Inghilterra con l’unico desiderio di riportare alla fede cattolica quei fedeli che ne sono stati allontanati, e chiede di poter chiarire le sue posizioni davanti alle autorità e alla regina stessa, che spera del resto di convertire alla fede dei suoi antenati.

Raggiungere il “vero Gesù”

La fede, ci dice papa Francesco, «si deve trasmettere lungo i secoli. È attraverso una catena ininterrotta di testimonianze che arriva a noi il volto di Gesù. Come è possibile questo? Come essere sicuri di attingere al “vero Gesù”, attraverso i secoli? Se l’uomo fosse un individuo isolato, se volessimo partire soltanto dall’”io” individuale, che vuole trovare in sé la sicurezza della sua conoscenza, questa certezza sarebbe impossibile. Non posso vedere da me stesso quello che è accaduto in un’epoca così distante da me. Non è questo, tuttavia, l’unico modo in cui l’uomo conosce. La persona vive sempre in relazione... Il passato della fede, quell’atto di amore di Gesù che ha generato nel mondo una nuova vita, ci arriva nella memoria di altri, dei testimoni, conservato vivo in quel soggetto unico di memoria che è la Chiesa. La Chiesa è una Madre che ci insegna a parlare il linguaggio della fede» (Enciclica Lumen fidei, 29 giugno 2013, n. 38).

In realtà, lo scritto di padre Campion cadrà rapidamente nelle mani degli uomini di legge, e verrà considerato come una provocazione a un dibattito religioso pubblico. Ma il potere rifiuta questo dibattito che rischierebbe di rimettere in discussione la fondatezza della riforma religiosa imposta in Inghilterra. I teologi anglicani temono i gesuiti di cui conoscono la scienza e il talento di controversisti.

Nell’ottobre del 1580, i padri Persons e Campion s’incontrano nei pressi di Londra per fare il punto ed elaborare un piano di azione. Persons rimarrà vicino a Londra e Campion, il cui nome è sulla bocca di tutti da quando la sua “sfida” è stata resa nota, farà il giro delle contee che non ha ancora visitate. I due gesuiti si separano con emozione perché la regina ha appena emanato contro di essi un mandato di arresto. Il Parlamento inglese inasprisce le sanzioni contro i reati relativi alla religione; esso dichiara che la conversione alla fede cattolica e il ricevere l’assoluzione da un prete cattolico sono atti di tradimento punibili con le pene più gravi.

Dieci ragioni

Al fine di rafforzare la fede dei cattolici del regno, Campion scrive un libro che verrà pubblicato nel giugno del 1581 sotto il nome di Rationes decem (Dieci ragioni). L’autore vi espone dieci ragioni fondamentali per le quali il protestantesimo non può essere vero, sviluppando cinque grandi temi: la Sacra Scrittura, i Padri della Chiesa, i Concili, la visibilità della Chiesa, le incoerenze delle posizioni protestanti. La Sacra Scrittura, egli osserva, ci è stata data dalla Chiesa che, alla luce dello Spirito Santo, ha valutato con il discernimento quali libri siano stati ispirati da Dio. Tuttavia, i protestanti rifiutano alcuni libri della Bibbia ricevuti da secoli nella cristianità. Così, per esempio, Lutero descrive la Lettera di san Giacomo come «lettera di paglia», perché essa afferma, all’opposto della dottrina luterana, che la fede non è sufficiente per la salvezza, ma che bisogna anche compiere opere buone. Riguardo ai Padri della Chiesa, Campion fornisce parecchi esempi del rifiuto della loro autorità da parte dei riformatori. Egli dimostra che l’insegnamento dei Padri conduce al cattolicesimo; se non lo si accetta, non si può nemmeno essere cristiani.

Campion mostra poi che i riformatori non hanno mai accettato di partecipare al Concilio di Trento (1545-1563) anche se vi erano invitati, e che rifiutano la testimonianza dei concili ecumenici. «Se lo Spirito di Dio risplende sulla Chiesa, egli scrive, il momento più favorevole per inviare il suo soccorso divino è certamente quando la massima maturità di giudizio, la massima scienza e saggezza, la dignità di tutte le chiese della terra sono riunite insieme in una città.» Infine, secondo i protestanti, la vera Chiesa di Cristo è rimasta nascosta per molti secoli; di conseguenza la Chiesa, per natura, non sarebbe né visibile né individuabile. Per i cattolici, al contrario, la Chiesa di Cristo è per natura una società visibile, facilmente riconoscibile da tutti. È la città posta su un monte, che deve illuminare il mondo, e che, per questo, non può essere nascosta (cf. Mt 5,14). Nell’ultima parte del libro, il gesuita attira l’attenzione sulle molte contraddizioni dei riformatori. Così Lutero, con la sua dottrina della giustificazione per la sola fede, afferma che il cristiano è nel contempo giusto davanti a Dio e sommamente detestabile perché i suoi peccati non sono rimessi ma solo coperti. Calvino, con la sua dottrina sulla predestinazione, rende Dio responsabile della dannazione. Il libro di Edmund Campion conobbe un grande successo e venne tradotto in molte lingue. È ancora pubblicato ai nostri giorni.

Poco tempo dopo questa pubblicazione, mentre Persons ritorna in Francia, Edmund accetta l’invito pressante di una famiglia cattolica a Lyford. Ma qui, un traditore lo denuncia: catturato il 17 luglio 1581, viene trasferito nella Torre di Londra qualche giorno dopo. La regina e il suo governo sono convinti che lui e altri gesuiti siano agenti del Papato e delle potenze straniere inviati in Inghilterra per rovesciare la corona britannica. Padre Campion viene dapprima rinchiuso in una cella minuscola dove non può né stare in piedi né sdraiarsi; viene poi messo completamente in isolamento in una stanza illuminata solo da una piccola apertura situata nella parte superiore di uno stretto condotto.

Una resistenza a tutta prova

Il 25 luglio, egli compare davanti a tre membri del consiglio reale che lo ricevono con cortesia e gli chiedono le vere ragioni per cui è venuto in Inghilterra. Il gesuita afferma che le sue motivazioni sono puramente religiose, per nulla politiche, e riconosce la regina Elisabetta come legittima sovrana del regno. In seguito a questo colloquio, viene diffusa la voce che il prigioniero è in procinto di rinunciare al cattolicesimo per farsi anglicano; gli viene persino offerto un vescovado. Ma, di fronte alla sua resistenza, lo si sottopone alla tortura per sapere se è complice dei tentativi della Spagna di rovesciare Elisabetta, e per ottenere che riveli i nomi di coloro che lo hanno ospitato o hanno fatto appello al suo ministero. Si sa, attraverso una lettera privata scritta il 6 agosto da un membro del governo, che Campion ha rifiutato qualsiasi confessione. Tuttavia, il consiglio reale fa circolare ovunque la notizia che il prigioniero ha denunciato tutti i suoi complici e ha addirittura rivelato il contenuto delle confessioni che ha sentite. La reputazione di Edmund ne viene gravemente compromessa.

Le autorità vogliono anche mostrare al mondo intero che il suo libro Rationes decem non è conforme alla verità del Vangelo. In quattro occasioni, il Padre viene messo a confronto con teologi anglicani. Questi si sforzano di confutare i suoi scritti. L’accusato non ha né i mezzi per prepararsi (non gli viene concesso nessun libro tranne la Bibbia, mentre i suoi avversari sono liberi di consultare tutte le opere teologiche), né la possibilità di porre domande ai suoi avversari. È inoltre fisicamente esausto a causa delle torture subite. In occasione di uno di questi dibattiti, la tortura l’ha ridotto a una tale impotenza che non può nemmeno alzare le braccia; uno degli assistenti, in un gesto di carità cristiana, gli porta alla bocca un bicchiere d’acqua. Edmund riesce tuttavia a rispondere a tutte le domande e a mettere i suoi avversari in difficoltà. Dimostra, in particolare, che, avendo rifiutato l’autorità della Chiesa, i riformatori sono diventati incapaci di accordarsi sulle verità della fede.

San Leone Magno affermava: «Se la fede non è una, non è fede», frase che papa Francesco, nella sua enciclica Lumen fidei, commenta così: «Qual è il segreto di questa unità? La fede è “una”, in primo luogo, per l’unità di Dio conosciuto e confessato... La fede è una, inoltre, perché si rivolge all’unico Signore, alla vita di Gesù... Infine, la fede è una perché è condivisa da tutta la Chiesa... Come servizio all’unità della fede e alla sua trasmissione integra, il Signore ha dato alla Chiesa il dono della successione apostolica. Per suo tramite, risulta garantita la continuità della memoria della Chiesa ed è possibile attingere con certezza alla fonte pura da cui la fede sorge» (nn. 47 e 49).

L’assistenza dello Spirito Santo

Alcuni testimoni affermeranno che la lucidità delle risposte di Campion, nonostante la debolezza del suo corpo, costituisce di per se stessa una prova tangibile dell’assistenza dello Spirito Santo. Molti cattolici che sono presenti al confronto si rendono conto che le informazioni diffuse per infangare la reputazione del Padre sono false.

La motivazione religiosa della condanna di Edmund e dei suoi compagni è resa manifesta dalla sua propria testimonianza: «Ci venne offerto di liberarci se fossimo andati al tempio ad ascoltare dei sermoni e la predicazione della Parola.» Tuttavia, condannare a morte per le proprie convinzioni religiose un uomo universalmente noto avrebbe scandalizzato tutta l’Europa. Si cerca quindi di fargli confessare che non riconosce la legittimità della regina Elisabetta e che ha preso parte a intrighi politici contro il regno. Viene costruito un documento di sana pianta per provare che, insieme a molti altri cattolici, Campion non solo avrebbe rifiutato la sovranità di Elisabetta, ma avrebbe anche complottato per assassinarla.

Il 20 novembre, festa di sant’Edmondo, re e martire, dopo solo un’ora di deliberazione della giuria, padre Campion e i suoi confratelli sono condannati a morte. Il venerdì 1° dicembre, tre di essi (i padri gesuiti Edmund Campion, Ralph Sherwin e Alexander Briant) vengono condotti fuori dalla Torre di Londra. Edmund saluta la folla: «Che Dio vi salvi tutti! Che Dio vi benedica, e faccia di tutti voi dei buoni cattolici!», poi s’inginocchia, rivolgendosi verso l’est, e prega come Gesù al Calvario, dicendo: «In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum (Signore, nelle tue mani consegno il mio spirito).» Poco prima di morire, recita il Credo e il Padre Nostro. Infine, gli viene suggerito di chiedere il perdono della regina: «In che cosa l’ho offesa? In questo io sono innocente. Ho pregato per lei e lo faccio ancora in questo momento.» Aggiunge queste ultime parole: «Muoio da vero cattolico.»

Sotto i pontificati dei papi Leone XIII e Pio XI, sono stati beatificati centonovantanove martiri inglesi e gallesi, di cui quaranta sono stati canonizzati da Paolo VI nel 1970: questi ultimi vengono festeggiati insieme ogni anno il 25 ottobre. Tra di essi, Edmund Campion brilla per la sua grande intelligenza, la sua bontà contagiosa, la sua energia ardente e la sua mitezza. Era un uomo di genio, ma anche un grandissimo santo che ha rinunciato a una bella carriera mondana per soffrire con Cristo. Aveva imparato l’umiltà dal fondatore del suo Ordine, sant’Ignazio di Loyola, per il quale il vertice di questa virtù e dell’unione con Dio viene raggiunto quando si desiderano «gli obbrobri con Gesù Cristo sazio di obbrobri, piuttosto che gli onori, essere considerato come un uomo inutile e stolto, per amore per Gesù Cristo, che per primo è stato ritenuto tale, piuttosto che venir considerato un uomo saggio e accorto agli occhi del mondo» (Esercizi spirituali, 167).

Che questo santo martire ci ottenga la grazia di uno zelo ardente per la verità affinché anche noi possiamo renderle testimonianza e manifestare così al mondo la carità di Cristo!

Dom Antoine Marie osb

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