Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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1 ottobre 2014
santa Teresa di Gesù Bambino


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Settembre 1903. Il giovane padre Daniel Brottier, di 27 anni, scrive a monsignor Le Roy, Superiore generale dei Padri dello Spirito Santo: «Questa vita di missionario, l’ho sempre considerata dall’età di dodici anni, come la vita di un uomo che vuole sacrificarsi e immolarsi per la salvezza delle anime – velocemente o a goccia a goccia, che importa? Se tuttavia mi fosse permesso esprimere una preferenza, sarebbe per la prima eventualità. Questo per dirvi, Monsignore, che non ci tengo troppo alla mia testa. Ho del resto buone ragioni per questo. Non vorrei essere presuntuoso, ma se avete una posizione più pericolosa, dove sia necessario mettere a rischio qualcuno, vi dico molto semplicemente: Eccomi.» Queste ultime parole fanno presagire l’atteggiamento del giovane religioso missionario. È una risposta d’amore alla chiamata d’amore sgorgata dalla Croce: Ho sete!, un dono assoluto e gioioso per amare fino in fondo.

Secondo figlio di una famiglia modesta e sinceramente cristiana, Daniel Brottier nasce il 7 settembre 1876, a La Ferté-Saint-Cyr, nei pressi di Orléans. Dotato di un’intelligenza vivace, di un retto giudizio e di un cuore amante, si mostra presto volitivo, turbolento, attaccabrighe. All’età di cinque anni, dichiara a sua madre che sarà papa. «Dovrai prima diventare prete, spiega lei. – Sarò prete!» A scuola, Daniel è tra gli allievi migliori. A undici anni, l’11 Aprile 1887, fa la sua prima Comunione: questo primo cuore a cuore con Gesù lo segna profondamente. Vi percepisce la conferma della sua chiamata al sacerdozio. «Il Cielo, scriverà in seguito, è un giorno di prima Comunione che non finisce!» Nell’ottobre successivo, il ragazzino entra nel seminario minore di Blois. Fin da quel periodo, pensa di diventare religioso e missionario, ma gli viene consigliato saggiamente di proseguire dapprima i suoi studi. Si fa amare per la sua allegria, la sua vitalità, ma anche la sua devozione per la Santa Vergine. L’8 dicembre 1892, presso il seminario maggiore, veste la tonaca talare. Nonostante i forti mal di testa di cui soffrirà per tutta la vita, prosegue coraggiosamente i suoi studi. Ordinato prete il 22 ottobre 1899, padre Brottier viene inviato al collegio di Pontlevoy. «Siete un educatore nato», gli dice il suo vescovo. E in effetti, non ha perso nulla del suo brio, del suo umorismo, del suo entusiasmo. Trascina i giovani, su cui esercita uno straordinario ascendente. Tuttavia, la vocazione missionaria continua a occupare i suoi pensieri.

Dietro consiglio del suo padre spirituale, Daniel postula, nel 1901, il suo ingresso nella Congregazione dello Spirito Santo che evangelizza l’Africa nera. Ha fretta di lavorare nel campo così vasto del Padre di famiglia: «Non vedo l’ora di offrire la mia vita, il mio sangue, per la diffusione della Buona Novella... È ben ambizioso, questo desiderio del martirio; ma, senza di esso, mi sembra che non vi possa essere un vero missionario», scriverà in seguito. Non mancano gli ostacoli alla sua vocazione: l’opposizione del vescovo che vede con rimpianto andarsene questo prete così apprezzato, e quella della sua famiglia. «Se la felicità di questa terra fosse l’obiettivo al quale devono tendere tutti i nostri sforzi, il mio progetto sarebbe insensato, scrive al fratello, ma i sacrifici che facciamo ora sono un seme di gloria e di felicità per il Cielo, ed è ciò che dobbiamo considerare prima di ogni altra cosa. Questo non significa che non si soffra di questi sacrifici, ma, quando il buon Dio chiama, si deve andare avanti costi quel che costi. E Dio sa quanto mi è costato e quanto mi costerà ancora. Ma questo dolore non sarebbe nulla, se io non facessi soffrire tutti quelli che amo, e soprattutto i nostri buoni genitori.»

Arginare il torrente

Nel settembre del 1902, Daniel viene ricevuto nel noviziato. Nel novembre del 1903, pronuncia i suoi voti e riceve la sua obbedienza. Un po’ deluso, apprende che non andrà nella brousse ma in una parrocchia, a Saint-Louis del Senegal, come vicario. Molto rapidamente si abitua al clima e agli abitanti. Viene apprezzato questo giovane missionario a cui piace anche fare battute e scherzi. A quell’epoca, la legge Combes impone la laicizzazione delle scuole cattoliche e l’espulsione dei religiosi insegnanti. Per salvare la gioventù, padre Jalabert, il suo parroco, fa appello a padre Brottier. Con uno zelo singolare, questi intraprende la formazione spirituale dei giovani: circolo cattolico, confraternita di bambini di Maria, oratorio frequentato anche da giovani musulmani. Per gli adulti, egli organizza con successo conferenze apologetiche sulla religione. «Il bene è difficile, ma andiamo avanti comunque, scrive. Non è forse nostro dovere cercare di arginare il torrente di empietà che minaccia di inghiottire la gioventù?» Tuttavia, nel 1911, un incidente gli provoca una contusione al ginocchio e una ferita alla testa che richiederà lunghi mesi di cure. Inoltre, i suoi mal di testa sono diventati così insopportabili che i medici esigono il suo rimpatrio in Francia. Scoraggiato, pensa di diventare monaco trappista; ma un ritiro presso l’abbazia di Lérins gli conferma la sua vocazione di Spiritano. Non rivedrà mai più l’Africa, ma continuerà a lavorare per lei fino alla morte. Riceve da mons. Jalabert, suo ex parroco diventato vescovo di Dakar, un appello pressante a raccogliere fondi per la costruzione del Ricordo Africano, la cattedrale di Dakar. Vi si adopererà fino al suo completamento, nel 1936.

Il cappellano fortunato

Il 2 agosto 1914, la Germania dichiara guerra alla Francia. Daniel Brottier non è mobilitabile, ma non può rimanere indifferente alle disgrazie del suo paese. Entrato nel corpo dei Cappellani Volontari che il governo ha appena autorizzato, diventa un cappellano esemplare: sempre in prima linea durante i quattro anni di guerra, assiste feriti e morenti, siano essi francesi o tedeschi. Tramite la corrispondenza, si mette anche al servizio delle vedove di guerra o delle madri che hanno perso un figlio. Nei momenti di svago, si unisce agli ufficiali e ai soldati per delle partite di carte, benché non abbia mai giocato prima; è per lui un modo di conquistare i cuori e di raggiungere le anime. Per la festa di Pasqua del 1915, ottiene che tutta una compagnia, ufficiali e soldati, si confessino. Alla vigilia di un’offensiva che non ha alcuna possibilità di successo, si reca di propria iniziativa presso lo Stato Maggiore, costringendo gli ufficiali a constatare l’impossibilità di un attacco immediato; salva così centinaia di vite. Il suo atteggiamento influisce notevolmente sul mantenimento del morale dei soldati. «Eppure, afferma, ho fifa come gli altri!» È prostrato dal freddo e dalla carenza di sonno; attorno a lui, molti cadono. «Il cappellano fortunato», come viene soprannominato, perché è chiaramente oggetto di una protezione speciale del Cielo, riporterà dalla guerra sei citazioni al merito, Croce di Guerra e Legione d’Onore. Mentre avrebbe dovuto essere ucciso cento volte, non fu mai ferito né intossicato dai gas. Mons. Jalabert spiegherà che aveva messo la sua fotografia in una doppia immaginetta di suor Teresa del Bambin Gesù sulla quale aveva scritto: «Custoditemi il mio padre Brottier, ne ho bisogno.» Da quel momento, il Padre concepisce una vivissima devozione nei confronti della sua protettrice. «Quando sarà beata, prometto di costruirle una bella cappella», dichiara per dimostrarle la sua gratitudine.

Dopo la guerra, padre Brottier anima l’Unione Nazionale dei Combattenti e riprende le raccolte di fondi per la costruzione della cattedrale di Dakar. La difficile situazione economica del paese lo costringe a usare tutta la sua ingegnosità. Durante questi anni, si sente inutile e sterile; i suoi mal di testa si sono di nuovo accentuati e conosce una purificazione interiore, nella quale la «piccola Teresa» è il suo sostegno e il suo modello. Dio prepara il cuore di un santo per manifestare la sua infinita tenerezza ai suoi figli privilegiati, quelli che la prova ha segnati, quelli che non sono amati.

Ben presto, in effetti, a padre Brottier viene chiesto di assumere la direzione dell’Opera di Auteuil, in rue La Fontaine, a Parigi. Fondata nel 1866 dall’abbé Roussel, questa opera raccoglieva all’inizio i bambini cosiddetti «della Prima Comunione»: ogni quattro mesi vi si succedevano gruppi di bambini di strada che venivano preparati alla loro prima Comunione. Progressivamente, era stata aggiunta a questa missione primordiale una dimensione umanitaria dotando questi orfani anche di un mestiere. Nel 1895, era succeduta all’abbé Roussel la Congregazione di San Vincenzo de Paoli. L’Opera si era mantenuta durante la guerra, ma, a causa di quest’ultima, le donazioni diminuirono al punto che si prendeva in considerazione la chiusura della casa. Nel 1923, il cardinale Dubois, arcivescovo di Parigi, offre agli Spiritani di riprendere Auteuil; il loro Superiore generale, mons. Le Hunsec, vi nomina padre Brottier. Il 19 novembre, questi assume l’incarico dell’Opera di Auteuil, che conta centosettantacinque apprendisti. Due giorni dopo, decide di compiere la sua promessa in onore di colei che lo aveva protetto durante la guerra. In questo luogo verrà costruita la cappella, per sostituire quella, troppo modesta, ospitata in un capannone. Il Padre non ha un soldo in tasca, ma condivide totalmente la cieca fiducia di Teresa, che del resto aveva pregato per questa opera che conosceva; in effetti, monsignor Castel, padre di una delle sue novizie, suor Maria della Trinità, era un fedele collaboratore dell’abbé Roussel.

La loro piccola mamma

Gli orfani vengono invitati a fare una novena di preghiera, e il Padre mette la sua protettrice con le spalle al muro: «Ho chiesto udienza al Cardinale riguardo alla nostra futura cappella. Se tenete al nostro progetto, inviatemi un segno: che io riceva diecimila franchi prima di questa visita. In caso contrario, rinuncerò.» La novena termina e giunge l’ora dell’udienza. Niente. Ma, nell’istante in cui egli entra nel taxi per recarsi all’arcivescovado, gli viene consegnata una busta contenente la somma desiderata! Il Cardinale autorizza la costruzione della cappella obiettando: «Non credete che, per dei ragazzi, un giovane santo sarebbe più indicato di una piccola santa? – No, Eminenza: questi bambini che sono stati privati così giovani dell’affetto di una madre, provano un tale vuoto del cuore che si affezioneranno sicuramente a questa giovane santa, alla quale dovranno tutto. Sarà la loro piccola Mamma.»

Viene aperta una sottoscrizione l’8 dicembre 1923. Le offerte si moltiplicano; ogni giorno, padre Brottier riceve, spesso in forma anonima, un biglietto da mille franchi. Nel 1925, anno della canonizzazione di Teresa, i lavori sono sufficientemente avanzati da consentire a mons. Hunsec di celebrare nella cappella una prima Messa pontificale nel giorno di Natale. Infine, il 5 ottobre 1930, l’edificio viene consacrato dal cardinale Verdier. Questo lieto evento non impedisce al Padre di essere tormentato dalla preoccupazione per la sorte degli orfani. Occorre ampliare i locali per strappare molti bambini ai pericoli della strada, alla miseria fisica e morale. «Questi bambini, dice, sono i miei piccoli selvaggi!» Egli vuole condurli a Dio e si lamenta di non poterli accogliere, al punto di piangerne: «Vedete, oggi, sono ancora stato costretto a rifiutare dieci orfani; non so più dove metterli.» Si fa mendicante e, in quattro anni, riesce a raddoppiare le capacità di accoglienza. Alla sua morte, nel 1936, saranno millequattrocentoventicinque apprendisti. Non potendo accoglierli tutti a Auteuil, inventa il «Foyer in campagna», per affidare dei bambini a famiglie contadine raccomandabili. L’obiettivo è anche quello di ridare alla giovane generazione il gusto della terra. Nel marzo del 1932, mons. Le Hunsec e padre Brottier vengono ricevuti in udienza da papa Pio XI, che benedice con affetto il Padre: «Bisogna, dice, ampliare i luoghi di carità per i nostri cari bambini», e offre un dono consistente che segna l’inizio dell’estensione dell’opera nel resto della Francia con l’apertura di una o due case ogni anno. Nonostante le difficoltà sociali del tempo, il Padre non esita a bussare alla porta del cuore dei francesi, che rispondono con generosità.

Il parafulmine

Padre Brottier non perde di vista l’opera così importante della prima Comunione. «È, dice, il parafulmine della casa. Dio non può colpire una casa che salva tante anime di poveri bambini.» Durante le giornate di preparazione, i bambini vengono alloggiati e nutriti gratuitamente; in compenso, il Padre chiede loro di pregare per gli orfani. Questi ultimi, ragazzi dai 13 ai 18 anni, non hanno ricevuto, nella maggior parte dei casi, né educazione, né istruzione, né religione; vi sono quindi molti pregiudizi da superare, volontà ribelli da sottomettere. Il metodo del Padre consiste nell’infondere in loro fiducia, con dolcezza e fermezza, senza eccessivo rigore né troppa libertà. Le riunioni per la comunicazione dei voti scolastici sono per lui l’occasione di rivolgere agli apprendisti complimenti, osservazioni, o anche rimproveri. Se il biasimo severo è a volte necessario, esso viene seguito da incoraggiamenti, e il Padre esprime sempre la sua fiducia per il futuro; i bambini lo amano e lo venerano. Questo Padre, animato da uno zelo ardente per la salvezza delle anime, inculca in loro la preoccupazione per la purezza dell’anima e la necessità di non rimanere con un peccato mortale sulla coscienza.

Per sviluppare la sua opera, padre Brottier si lancia nelle pubblicazioni. Oltre al bollettino dell’Opera del Souvenir Africain e il Courrier d’Auteuil, egli fonda La France illustrée e due pubblicazioni per i giovani: Missions e L’Ami des jeunes. Consapevole del pericolo dell’attivismo, arriva per primo in cappella per la preghiera del mattino prima di celebrare la Messa; trascorre nel suo ufficio il resto della giornata, sia a scrivere articoli e lettere (a volte un centinaio; ma gli accade di ricevere seicento lettere in un giorno), sia a ricevere e ascoltare con straordinaria pazienza i giovani o delle anime nello sconforto che egli riporta sulla retta via. Louis Delage, grande industriale dell’automobile, divide la sua vita tra il lavoro e tutti i piaceri procurati dalla ricchezza e dalla fama. Di vita cristiana, non se ne parla. Ma nel 1934 una catastrofe finanziaria fa vacillare la sua azienda, gettandolo in un profondo scoraggiamento. Un amico gli propone allora di incontrare padre Brottier. Questo colloquio di mezz’ora lo trasforma e fa di lui un vero cristiano. «Mentre mi stavo congedando da lui, racconta Louis Delage, il Padre mi prese le mani e mi disse: «Abbiate fiducia, continuate a lottare. Non so se la vostra azienda si salverà; ma ditevi che quello che vorrà il buon Dio sarà per il vostro bene. E ogni volta che vi sentirete mancare le forze, che vi accorgerete che il vostro pensiero ritorna a quelli che chiamate i vostri errori abituali, fermatevi e dite un grande ‘Padre Nostro’ con tutto il vostro cuore. Abbiate fiducia in Lui.» E io, che ero così lontano dalla Chiesa, è senza il minimo rammarico che ho abbandonato tutte le relazioni e gli eventi mondani, mentre mi sento felice, come non lo sono mai stato, anche nei momenti gloriosi della mia esistenza industriale, quando faccio i pellegrinaggi di Chartres, Lisieux e Lourdes. Collego alla protezione di padre Brottier questo senso di libertà e di benessere che provo e che mi fa dire che, se avevo perso una grande fortuna, ne avevo ritrovata una ancora maggiore: la fede!»

«Dio lo ha rivelato...»

Nel cuore di padre Brottier, la fede è totale, senza esitazione, semplice e salda nel senso che è pronto a dare la vita per lei. Le fonti della sua fede sono l’infinita veridicità di Dio e di Cristo, l’indefettibilità e l’infallibilità della Chiesa. «Chi siamo, spiega, per discutere con Dio? Poiché Dio lo ha rivelato, perché non sottomettersi umilmente?»

«È impossibile credere senza la grazia e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, ci ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica. Non è però meno vero che credere è un atto autenticamente umano. Non è contrario né alla libertà né all’intelligenza dell’uomo far credito a Dio e aderire alle verità da lui rivelate. Anche nelle relazioni umane non è contrario alla nostra dignità credere a ciò che altre persone ci dicono di sé e delle loro intenzioni, e far credito alle loro promesse (come, per esempio, quando un uomo e una donna si sposano), per entrare così in reciproca comunione. Conseguentemente, ancor meno è contrario alla nostra dignità prestare, con la fede, la piena sottomissione della nostra intelligenza e della nostra volontà a Dio quando si rivela» (CCC 154).

Durante l’Anno della fede, inaugurato nell’ottobre 2012 e proseguito fino alla festa di Cristo Re, il 24 Novembre 2013, la Chiesa ci ha invitati a rileggere e a meditare il Catechismo della Chiesa Cattolica, di cui Benedetto XVI ha pubblicato un sunto (il Compendio) all’inizio del suo pontificato, nel 2005. Sono guide preziose per approfondire la fede e viverne. La Professione di fede di Paolo VI costituisce anch’essa un documento di riferimento, che commenta brevemente il Credo con una formulazione precisa. Questo testo risponde indirettamente ad errori ancora attuali.

Padre Brottier non è mai stato toccato dagli errori del modernismo, la grande eresia che devastava la Chiesa nei suoi primi anni di sacerdozio. Egli compatisce apertamente «quei cosiddetti dottori che vogliono essere, in materia di fede, più sapienti del Papa». Inoltre, mostra una fiducia illimitata nei confronti della Divina Provvidenza: «Non bisogna dubitare di essa. Pregare e agire: con questi due mezzi si abbassano delle montagne.» Il dogma della comunione dei santi è, anch’esso, saldamente radicato nella sua anima: «Credetemi, sono i morti che guidano i vivi. Noi crediamo di guidarci da soli e, in realtà, siamo guidati da quella moltitudine di intercessori e di amici che abbiamo in Cielo. Ho sempre affidato i miei lanci di propaganda alle anime del Purgatorio, e non me ne sono mai pentito. Voi sapete che i nostri morti non sono che degli invisibili: rimangono vicinissimi a noi e, giunto il momento, quando calerà il sipario, ci ritroveremo per sempre.»

Non perdiamo il nostro tempo

Nel 1933, una grave crisi cardiaca costringe padre Brottier ad abbandonare per due mesi la direzione dell’Opera. In seguito, il suo stato di salute si deteriora, il che non gli impedisce di dichiarare alla fine del 1935: «Ho la testa piena di grandi progetti... Ne sarà ciò che Dio vorrà. Lavoriamo, non perdiamo il nostro tempo, non risparmiamo la nostra fatica: avremo tutta l’eternità per riposarci.» Ha un presentimento che la sua fine è prossima? «Io posso scomparire da un giorno all’altro. Si potrà tuttavia considerare l’avvenire senza troppa inquietudine, perché ho creato attorno ai nostri orfani una rete di amicizie e di dedizione che considero indistruttibile» (l’Opera conta allora centocinquantamila benefattori). Il 2 febbraio 1936, come per compensare il loro Padre del fatto che non si trova a Dakar per la consacrazione della cattedrale, che gli è tanto costata, gli orfani organizzare una festicciola. Ne è molto commosso e, per l’ultima volta, si rivolge a loro: «La mia felicità, dice, la trovo tra voi. Molti si sono stupiti di vedere che non andavo a Dakar in cerca di qualche alloro. Non ho più un’età in cui si conoscono gli onori umani. E, riguardo a Dakar, posso dirvelo, neppure per un solo momento ho pensato alla gloria umana. Bisogna vedere in tutto l’amore di Dio che fa coincidere gli eventi per la realizzazione della sua maggior gloria.» Il giorno dopo, è colpito da una doppia congestione polmonare. «Non cercate, confida, la causa del mio male. Se si vedessero tutte le miserie che bussano alla mia porta, se si misurasse la mia incapacità ad alleviarle, si saprebbe bene ciò che oggi mi spezza.» Senza sosta, si prega a Auteuil per ottenere la sua guarigione. Il 12 febbraio, riceve gli ultimi sacramenti. Viene trasportato all’ospedale Saint-Joseph; è lì che rende l’anima a Dio, la mattina del 28 febbraio 1936, all’età di sessant’anni. Il 2 marzo, il cardinale Verdier presiede le esequie nella cappella di Auteuil, troppo piccola per l’occasione.

Dopo la sua morte, la sua opera non cesserà di svilupparsi; nel 1939, vi si conteranno più di duemila orfani. Padre Brottier compie prodigi di guarigioni, conversioni, ecc. Giovanni Paolo II lo ha beatificato nel 1984: «Daniel Brottier, ha detto il Papa, lavorava come se tutto dipendesse da lui, ma anche sapendo che tutto dipende da Dio. Aveva affidato i bambini d’Auteuil a santa Teresa del Bambin Gesù, che egli chiamava familiarmente in aiuto, certo del suo sostegno efficace a tutti coloro per i quali ella aveva offerto la sua vita.»

Facciamo nostro, sull’esempio di Padre Brottier, questo pensiero di santa Teresina: «Non si ha mai troppa fiducia nel buon Dio così buono e così misericordioso. Da Lui si ottiene tutto quanto si spera.»

Dom Antoine Marie osb

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