Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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11 aprile 2014
Santo Stanislao, vescovo e martire


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

1836 Padre Desgenettes, parroco di Notre-Dame-des-Victoires, a Parigi, è scoraggiato. Da quattro anni, il suo zelo non riesce a vincere l’indifferenza di una borghesia impantanata negli interessi materiali; sta prendendo seriamente in considerazione di dare le dimissioni. Questa tentazione lo assilla fino al sabato 3 dicembre quando, celebrando la Messa all’altare della Santa Vergine, avverte a più riprese questa parola interiore: «Consacra la tua parrocchia al Santissimo e Immacolato Cuore di Maria.» Il sacerdote mette la sua parrocchia nelle mani della Vergine Maria, e tutto si trasforma: la sua chiesa diventa come il “Rifugio dei peccatori”, al punto di vedere la sua fama diffondersi fino in capo al mondo. Chi è questo prete il cui ministero ha conosciuto un simile irraggiamento?

Natura ardente

Il 10 agosto 1778, ad Alençon (nel dipartimento dell’Orne), il magistrato  Charles-Guillaume Dufriche-Desgenettes, sua moglie e le loro due figlie si rallegrano della nascita di Charles-Éléonore. La signora Desgenettes cerca molto presto di trasmettere la fede e la pietà a suo figlio. Dotato di un’intelligenza vivace e di una memoria notevole, il piccolo Charles deve correggere la sua natura ardente, anzi battagliera; costruisce piccoli oratori in onore della Santa Vergine, da cui va regolarmente a implorare il perdono per aver dato dispiacere a sua madre. Sensibile, generoso e franco, possiede un temperamento risoluto che lo induce talvolta a ostinarsi. Per domare questo bollente carattere, la sua prima Comunione viene ritardata di sei settimane, benché sia il primo in catechismo. Non dimenticherà la lezione. A dodici anni, pensa già al sacerdozio. La famiglia si è stabilita successivamente a Sées, poi a Dreux. Inviato in collegio a Chartres, Charles si fa notare per le sue convinzioni cattoliche; rifiuta di confessarsi a un prete giurato, vale a dire un prete che ha prestato il giuramento scismatico imposto dal governo rivoluzionario. L’esecuzione di Luigi XVI, il 21 gennaio 1793, induce il signor Desgenettes a dimettersi dalle sue funzioni. Arrestato, viene imprigionato e spogliato di tutti i suoi beni; la famiglia si trova allora nell’indigenza. Per porvi rimedio, Charles percorre la campagna; i fittavoli rivaleggiano in generosità offrendogli viveri. Egli allaccia contatti con preti fedeli a Roma, costretti a nascondersi per evitare la prigione, se non il patibolo. La signora Desgenettes si esaurisce intraprendendo ricorsi inutili presso le autorità al fine di ottenere la liberazione di suo marito. Il 4 agosto 1794, Charles non ce la fa più: si reca al club rivoluzionario di Dreux e ottiene di poter prendere la parola. La perorazione di questo adolescente di sedici anni consegue non solo la liberazione di suo padre, ma anche quella di un centinaio di detenuti.

La prova ha fatto maturare il giovane e l’ha fortificato nella sua vocazione sacerdotale; tuttavia la sua famiglia, spaventata dalle sofferenze patite dai preti, si oppone al suo progetto. Ma Charles si ammala di tifo. Vedendosi in pericolo di morte, fa voto di consacrarsi a Dio nello stato ecclesiastico se guarisce; sprofonda allora in un sonno riparatore e, la mattina seguente, è in perfetta salute. Diventato apostolo audace, provvede ai bisogni di preti clandestini e inizia con uno di loro lo studio della teologia. Nel 1803, approfittando del recente concordato, può finalmente entrare nel seminario maggiore di Sées. Tuttavia, è tormentato da una preoccupazione: la salvezza di suo padre, che ha abbandonato ogni pratica religiosa. Invita sua madre e sua sorella a raddoppiare le preghiere per un mese per ottenere la sua conversione. Poco dopo, hanno la gioia di essere esauditi.

Il 9 giugno 1805, festa della Trinità, Charles viene ordinato prete, poi nominato vicario della parrocchia Saint-Germain ad Argentan, posto delicato a causa dell’opposizione tra i sostenitori dell’ex vescovo costituzionale (che era stato insediato dal governo rivoluzionario) e i cattolici rimasti fedeli a Roma. Il giovane vicario, incaricato del catechismo dei bambini, dà le sue istruzioni alla chiesa per aumentarne la solennità e attirarvi tutti i parrocchiani. Ben presto, riesce a ristabilire l’unità dei fedeli.

Nel 1815, Charles prende in considerazione di entrare a far parte della Compagnia di Gesù, che papa Pio VII ha appena ristabilito. Si confida con padre de Clorivière, che lavora al ristabilimento dei Gesuiti in Francia. I due preti convengono di celebrare entrambi la Messa dell’8 settembre per ottenere per intercessione di Maria i lumi dello Spirito Santo. Dopo la loro azione di grazie, s’incontrano. Il verdetto del gesuita è senza appello: «Bisogna assolutamente che rinunciate per sempre al vostro progetto; Dio vuole che voi siate parroco, in questo modo farete un maggior bene. – Io, parroco? Oh mai! Già due volte ho rifiutato questo incarico, replica il padre, che si vede da sempre come un predicatore, un confessore, un educatore ma soprattutto non un parroco. – Non passerà quest’anno senza che abbiate ricevuto la vostra nomina, risponde il gesuita. Verrete inviato in una parrocchia in cui avrete molto da soffrire, ma dove farete molto bene. Dopo qualche anno, verrete inviato in un’altra città.»

Una carità perseverante

Nel 1816, in effetti, padre Desgenettes viene nominato parroco della parrocchia Saint-Pierre-de-Montsort ad Alençon. Il quartiere di Montsort è tristemente famoso per lo spirito rivoluzionario e l’immoralità dei suoi abitanti. In quattro anni, egli trasforma la sua parrocchia, grazie alla sua carità perseverante che riesce a superare numerosi ostacoli. Tuttavia, alcuni irriducibili ottengono dal ministro dei culti la sua destituzione. Egli s’interroga allora sulla propria vocazione pastorale, e prende in considerazione di dedicarsi ad altre opere. Ma le sue virtù di pastore sono vantate al dottor Récamier, di Parigi, che se ne fa portavoce presso padre Desjardin, parroco della parrocchia delle Missioni Estere. Quest’ultimo si entusiasma: vuole Desgenettes come vicario. Ben presto, il vescovo di Sées accetta di prestarlo al clero parigino, con la speranza di ricuperarlo un giorno.

Charles Desgenettes arriva a Parigi nel marzo 1819. Già dal mese di ottobre, succede a padre Desjardin e si ritrova suo malgrado parroco di una parrocchia di Parigi che conta centinaia di poveri. La catechesi della domenica sera è riservata a loro; quelli che vi partecipano sono certi di ritornare a casa con dei buoni per il pane e la legna. Il padre non si accontenta di sollecitare i ricchi, dà fondo ai propri risparmi per fondare una nuova opera educativa: la Providence Saint-Charles, che Carlo X sostiene generosamente. Nel 1829, il parroco accoglie un nuovo vicario, il futuro Dom Guéranger, che egli aiuterà nel suo progetto di ristabilimento dell’abbazia di Solesmes e dell’ordine benedettino in Francia. Nel luglio del 1830, scoppia la rivoluzione. Padre Desgenettes, le cui opere sono legate a quelle del re proscritto, diventa un bersaglio per i rivoluzionari; rassegna le sue dimissioni e prende la strada di Friburgo, in Svizzera. Ma nella primavera del 1832, avendo appreso che il colera ha colpito Parigi, si decide a ritornare. L’arcivescovo, mons. de Quélen, lo nomina allora parroco di Notre-Dame-des-Victoires. Questa chiesa, fondata l’8 dicembre 1629 in memoria delle vittorie di Luigi XIII, in particolare sul partito protestante a La Rochelle, era stata affidata agli Agostiniani scalzi. Un umile religioso molto popolare, fratel Fiacre, è all’origine del culto reso a Maria in questo santuario; egli aveva ricevuto da Dio, nel novembre 1637, la missione di annunciare la prossima nascita del delfino, il futuro Luigi XIV, e di affrettare la consacrazione ufficiale della Francia alla Santa Vergine. Aveva ottenuto che Maria fosse invocata in questo luogo con i bei titoli di “Madre di Misericordia” e di “Rifugio dei peccatori”.

La grande sorpresa del parroco

In seguito, però, la Rivoluzione ha compiuto la sua opera e padre  Desgenettes conta solo quaranta persone alla Messa solenne domenicale, per una parrocchia di quarantamila anime! Per quattro anni, egli attraversa un “deserto”. «È invano, dice, che il prete sale sul pulpito per spezzarvi il pane della Parola: non c’è nessuno per ascoltarlo. Una manciata di cristiani, e che temono di apparire tali, ecco tutto il gregge. Gli altri, presi dai calcoli dell’interesse e del guadagno, o immersi negli eccessi delle voluttà e delle passioni, non conoscono né la chiesa, né il pastore.» In seguito alla locuzione interiore ricevuta durante la Messa del sabato 3 dicembre 1836, egli redige lo statuto di un’associazione di preghiera per la conversione dei peccatori, e invita i fedeli a venire la domenica 11 dicembre all’ufficio dei Vespri, per implorare, per l’intercessione del Cuore di Maria, la conversione dei peccatori. Per l’intera giornata della domenica, il povero parroco si preoccupa, sperando che venga almeno qualche parrocchiano. La sera, con sua grande sorpresa, sono presenti cinquecento persone, di cui molti uomini! Chi li ha portati? Molti confesseranno: «Non sapevamo perché fossimo lì.» L’assem-blea, passiva durante i Vespri, partecipa con fervore alla Benedizione del Santissimo. Si canta spontaneamente tre volte l’invocazione tratta dalle litanie della Santa Vergine: “Rifugio dei peccatori, prega per noi”. Commosso fino alle lacrime, il parroco chiede subito alla Madonna un segno di approvazione per l’Associazione, una conversione notoria nella sua parrocchia, quella del signor Étienne-Louis-Hector de Joly, di spirito volterriano, che fu l’ultimo guardasigilli di Luigi XVI. Il sacerdote aveva già tentato invano di avvicinare questo vecchio cieco e malato, ma il lunedì 12, viene finalmente introdotto presso di lui. Dopo qualche minuto di colloquio, quest’anima si apre alla grazia: la conversione è istantanea!

Il 16 dicembre, l’associazione viene eretta canonicamente, e il 12 gennaio, si istituiscono dei registri. Prima della fine dell’anno, si contano già duecentoquattordici membri. Ormai, padre Desgenettes comprende la sua missione: trascinare i poveri peccatori ai piedi di Maria e combattere così l’opera di Satana nelle anime e nella società. Quanto ai membri, devono partecipare alla Messa il primo sabato del mese e riunirsi la domenica sera per compiere gli esercizi propri all’associazione. «Si ricorderanno, dice lo statuto, che è soprattutto attraverso la purezza del loro cuore che otterranno la protezione del Santissimo e Immacolato Cuore di Maria. Essi si sforzeranno di meritarla con buone confessioni e frequenti comunioni.» Perché, precisa padre Desgenettes, «è con Gesù Cristo, è attraverso Gesù Cristo, ricorrendo presso di Lui alla potenza e la mediazione del Santissimo Cuore della sua augusta Madre, che noi chiediamo la conversione dei peccatori».

«Consacrare il mondo all’Immacolato Cuore della Madre, diceva il beato Giovanni Paolo II, significa ritornare sotto la Croce del Figlio. Di più: vuol dire consacrare questo mondo al Cuore trafitto del Salvatore, riportandolo alla fonte stessa della sua Redenzione. La Redenzione è sempre più grande del peccato dell’uomo e del “peccato del mondo”. La potenza della Redenzione supera infinitamente tutta la gamma del male che è nell’uomo e nel mondo. Il cuore della Madre ne è consapevole, come nessun altro in tutto il cosmo, visibile ed invisibile. E per questo chiama. Chiama non solo alla conversione, chiama a farci aiutare da lei, Madre, per ritornare alla fonte della Redenzione.» (Fatima, 13 maggio 1982).

Innumerevoli conversioni

Agli inizi, giungono a ricompensare il fervore dei membri le grazie più visibili. L’opera è ancora al riparo dalle calunnie e dagli scherni che si abbatteranno su di essa in seguito. In una lettera del giugno 1837, padre Desgenettes scrive: «Sono avvenute conversioni innumerevoli e stupefacenti, e per la maggior parte si tratta di uomini dai venti ai trent’anni. La mia parrocchia era il centro dell’indifferentismo e dell’empietà. Ebbene! mi ha dato consolazioni sorprendenti. Non ho mai tanto confessato nella mia vita quanto dal dicembre scorso. Tra i neofiti, conto diversi atei sistematici, ex carbonari, sansimoniani (sette rivoluzionarie)... Tutti vivono oggi cristianamente, molti conducono una vita angelica.» Il 24 aprile 1838, papa Gregorio XVI erige l’associazione ad Arciconfraternita; ormai, essa può aggregare fedeli e comunità cattoliche nel mondo intero. Alla morte di padre Desgenettes, nel 1860, più di ottocentomila persone si saranno iscritte individualmente all’Arciconfraternita, e vi avranno aderito circa quattordicimila comunità cristiane (parrocchie, congregazioni, scuole...). Nel 1845, il curato d’Ars richiede l’iscrizione della sua parrocchia. In realtà, padre Vianney ha preceduto il suo confratello consacrando la propria parrocchia al Cuore Immacolato di Maria fin dal 1° maggio 1836, sette mesi prima del padre Desgenettes. Ciò nondimeno viene a chiedere umilmente l’aggregazione della parrocchia di Ars all’Arciconfraternita.

Il parroco di Notre-Dame-des-Victoires è consapevole dell’esistenza di un legame che collega la sua chiesa con la cappella della rue du Bac, dove era apparsa la Vergine, nel 1830, a Catherine Labouré, religiosa della Carità. Maria le aveva chiesto di far coniare la medaglia che verrà chiamata “miracolosa”. Padre Desgenettes vi scopre la sorgente da cui si diffondono le grazie sulla sua parrocchia. Per questa ragione, sotto il suo impulso, l’Arciconfraternita diventa uno dei primi centri di diffusione della Medaglia miracolosa. Il sacerdote vede anche nel ricorso al Cuore Immacolato di Maria il seguito delle rivelazioni di Paray-le-Monial: «Tutte le mie grazie, egli fa dire a Nostro Signore, le avete rese inutili. Ebbene! vi do un nuovo pegno del mio amore e della mia mansuetudine. Andate da mia Madre, affidate i vostri mali al suo Cuore così compassionevole verso tutti, la consapevolezza dei vostri peccati e i vostri rimorsi. Scongiuratela, per la tenerezza, per i meriti e la potenza del suo Cuore, ella intercederà per voi.» Il 1° gennaio 1839 esce la prima edizione del Manuale dell’Arciconfraternita, nel quale il fondatore riferisce le grazie più famose. Seguiranno gli Annales che verranno diffusi da numerosi missionari sui cinque continenti. L’eloquenza di questi scritti rivaleggerà con quella dei padri Lacordaire, Guéranger, d’Alzon, Libermann, Ratisbonne, che verranno a predicare a Notre-Dame-des-Victoires. Tra le grazie ottenute, la conversione a Roma, nel 1842, di Alfonso Ratisbona, di origine ebraica, ha un’eco immensa; il suo fratello maggiore, Teodoro, diventato prete nel 1830 e membro dell’Arciconfraternita nel 1839, aiuta padre Desgenettes nel suo ministero. Quest’ultimo insiste per avere il resoconto dettagliato della conversione di Alfonso, e lo pubblica negli Annales nell’aprile 1842. Oramai, le folle accorrono verso Notre-Dame-des-Victoires.

“Il signor Rude-Abord 1

Tutte le mattine, dopo un tempo di orazione, padre Desgenettes si reca in chiesa dalle 6 alle 9 per confessare, poi celebra la Messa, seguita da una lunga azione di grazie. Durante la giornata, riceve con bontà ogni sorta di persone che egli trascina spesso fino al confessionale. Tuttavia, “il signor Rude-Abord”, come era stato soprannominato ad Alençon, si spazientisce quando lo si disturba, anche per una santa curiosità: «È ai peccatori, e sono numerosi, che appartiene il mio tempo», afferma. Un giorno, madre Barat (santa Sofia Barat, fondatrice delle Religiose del Sacro Cuore) si attira una brusca replica quando, accompagnata dalle sue novizie, gli dichiara: «Siamo ben contente che voi facciate pregare per la conversione dei poveri peccatori, perché siamo tutte peccatrici! – Madre, risponde, ho altro da fare che occuparmi di peccatrici di questa specie!» Ma egli stesso è ben consapevole delle proprie colpe. Due volte all’anno, in occasione del suo onomastico e del suo anniversario di ordinazione, chiede pubblicamente perdono ai fedeli per le sue mancanze nei loro confronti: «Non ho addestrato il mio carattere quando ero più giovane e ora sono preda delle mie impazienze; tutti questi difetti di cui gemo davanti a Dio e davanti a voi mi tratterranno per lunghi anni nelle fiamme del Purgatorio, se Dio non ha pietà della mia povera anima, se Maria, mia buona Madre, non intercede per me.»

Tuttavia, le calunnie di cui è oggetto gli danno l’occasione di fare il suo Purgatorio fin da ora su questa terra: l’Arciconfraternita, infatti, non gli attira solo amici, come testimonia padre Libermann: «È un santo e un uomo di una grande saggezza. Tutti i cattivi preti di Parigi si sono scatenati contro di lui; egli li lascia dire senza mai fare il minimo tentativo di giustificarsi... Per l’Arciconfraternita, la gelosia fa dichiarare che è per accumulare denaro che questo sant’uomo ha fondato tale opera. Se tutti gli ecclesiastici ammassassero denaro come lui, sarebbe una gran fortuna per i poveri... Mi ha mostrato delle lettere che venivano da ogni parte, e che annunciavano i miracoli operati dalle preghiere dell’Arciconfraternita... Molti di questi miracoli sono di prim’ordine: malattie disperate guarite improvvisamente, conversioni insperate...» I trentasettemila ex-voto del santuario testimoniano ancora oggi le diverse grazie che hanno sconvolto innumerevoli cuori.

È il giorno del suo onomastico, il 4 novembre 1858, che egli celebra per l’ultima volta la Messa nella chiesa Notre-Dame-des-Victoires. Ha ottant’anni e ha grandi difficoltà a spostarsi, per cui celebra la Messa in un oratorio contiguo alla sua camera. Per diciotto mesi ancora, sperimenta lo spogliamento della vecchiaia. Nei suoi ultimi giorni, ha molta difficoltà a esprimersi, ma ci tiene a benedire i fedeli nella domenica del Buon Pastore, il 22 aprile 1860. Le sue ultime parole di predicatore sono caratterizzate dalla semplicità e dall’audacia che ha mostrate in tutta la sua vita: «Pregate, perseverate e trionferete. La devozione al Santo e Immacolato Cuore di Maria è il principio e il centro di ogni devozione.» Rende l’anima a Dio il 25 aprile. Una folla immensa viene a rendergli un ultimo omaggio, prima che sia inumato nella sua chiesa, ai piedi di Colei che lo aveva così spesso esaudito. All’annuncio della morte del santo prete, papa Pio IX è colto da dolore, lui che aveva confidato poco tempo prima: «L’Arciconfraternita del Santo Cuore di Maria è l’opera di Dio, è un pensiero del Cielo che l’ha prodotta sulla terra; sarà la risorsa della Chiesa.»

Meno di sessant’anni dopo, la Madonna apparirà a tre bambini di Fatima (Portogallo) per raccomandare lei stessa la devozione al suo Cuore Immacolato, esortare alla conversione e al pentimento dei peccati, a non affliggere più Nostro Signore già tanto offeso e a pregare il santo Rosario. «Alla luce dell’amore materno comprendiamo tutto il messaggio della Signora di Fatima, affermava il beato Giovanni Paolo II. Ciò che più direttamente si oppone al cammino dell’uomo verso Dio è il peccato, il perseverare nel peccato, e, infine, la negazione di Dio... L’eterna salvezza dell’uomo è solo in Dio. Il rifiuto di Dio da parte dell’uomo, se diventa definitivo, guida logicamente al rifiuto dell’uomo da parte di Dio, la dannazione. Può la Madre, la quale con tutta la potenza del suo amore, che nutre nello Spirito Santo, desidera la salvezza di ogni uomo, tacere su ciò che mina le basi stesse di questa salvezza? No, non lo può!» (Fatima, 13 maggio 1982).

Cerca di consolarmi

Il 13 giugno 1917, la Madonna ha dichiarato a Lucia, la più grande dei bambini che l’hanno vista a Fatima: « Gesù vuole diffondere nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. A chi praticherà questa devozione io prometto la salvezza. Le loro anime saranno predilette da Dio, come fiori posti da me dinanzi al suo trono.» E il 10 dicembre 1925, ella precisa: «Vedi, figlia mia, il mio Cuore circondato di spine che gli uomini ingrati mi conficcano ogni momento con le loro bestemmie e le loro ingratitudini. Tu, almeno, cerca di consolarmi e annuncia da parte mia che a tutti coloro che, durante cinque mesi consecutivi, il primo sabato, si confesseranno e riceveranno la Santa Comunione, reciteranno il rosario e mi terranno compagnia per un quarto d’ora meditando i misteri del Rosario, in spirito di riparazione, io prometto di assisterli nell’ora della loro morte con le grazie necessarie per la salvezza.»

Chiediamo alla Santa Vergine, Lei che è beata perché ha creduto (Lc 1,45), di far aumentare nei nostri cuori la virtù teologale della Fede affinché tutti i nostri atti siano guidati dalla sua luce.

Dom Antoine Marie osb

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