Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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28 gennaio 2014
san Tommaso d'Aquino


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Ottobre 1912. Una tempesta agita lo studentato dei seminaristi di Vallendar-Schoenstatt, nei pressi di Coblenza (Germania): gli allievi più grandi protestano contro un regolamento interno che considerano troppo severo; i muri sono coperti di scritte contestatrici. I due preti incaricati della direzione spirituale danno le dimissioni. Nell’urgenza, un giovane sacerdote, Joseph Kentenich, viene incaricato di sostituirli per ristabilire la fiducia. Durante il suo primo incontro con loro, egli si presenta così ai suoi studenti: «Mi metto a vostra completa disposizione con tutto quello che sono e tutto quello che ho: il mio sapere e la mia ignoranza, la mia competenza e la mia incompetenza, ma soprattutto il mio cuore... impareremo a educarci noi stessi sotto la protezione di Maria, per diventare uomini dal carattere fermo, libero, sacerdotale.» S’instaura subito un’intesa tra il nuovo padre spirituale e i seminaristi poco prima in rivolta. Da questo incontro è nata l’opera di Schoenstatt. Chi è questo prete la cui memoria è oggi venerata da milioni di cattolici?

Nato il 18 novembre 1885 a Gymnich, vicino a Colonia, Joseph è il figlio naturale di Katharina Kentenich. Molto povera, pia nonostante la relazione extra coniugale che ha avuto, e da cui è nato suo figlio, trasmette a Joseph la sua profonda devozione mariana. Accompagnando il figlio di otto anni all’orfanotrofio San Vincenzo di Oberhausen, ella porta con sé uno dei rari oggetti preziosi che possiede, una catenina d’oro con una croce, la appende al collo di una statua della Madonna, chiedendo alla Madre di Gesù di prendersi cura lei ormai della sua educazione, poi mette questa croce al collo di Giuseppe. Questi anni di orfanotrofio saranno duri per il bambino, che tenterà la fuga due volte e farà numerose birichinate. Ma otterrà buoni risultati scolastici, e soprattutto resterà profondamente segnato dalla sua consacrazione a Maria.

Nel 1897, Joseph esprime per la prima volta il desiderio di diventare prete. Due anni dopo, viene ammesso al seminario minore di Ehrenbreitstein, tenuto dai Padri Pallottini, membri di una congregazione missionaria fondata a Roma nel 1835 da san Vincenzo Pallotti. Nel 1904, entra nel noviziato dei Pallottini di Limburg. Nel suo diario, formula il suo itinerario spirituale: «Dio è il mio unico fine, deve anche essere la stella che guida la mia vita.» Tuttavia, il novizio incontra grandi difficoltà derivanti dal suo carattere intellettualista. La questione filosofica primordiale: «Esiste una verità, e come conoscerla?» tormenta la sua intelligenza. Ha un vivo desiderio di perfezione ma sente una grande insensibilità, una specie d’incapacità di amare Dio e il prossimo. La devozione mariana gli permette di superare questa crisi e di scoprire l’amore personale che hanno per lui Dio, Gesù Cristo e la Vergine Maria, un amore che non è un’idea astratta, ma una realtà viva.

Tre pilastri

Ammesso alla professione religiosa nel 1909, Joseph Kentenich viene ordinato prete a Limburg, l’8 luglio 1910. Un attacco di tubercolosi gli impedisce di realizzare il suo sogno di partire per l’Africa come missionario. Arrivato nel 1912 a Schoenstatt nelle circostanze sopra evocate, egli fonda ben presto un’associazione di laici che diventerà una “congregazione mariana” nel 1914. I tre pilastri dell’opera di Schoenstatt sono l’amore per la Vergine Maria, la santificazione personale e l’impegno apostolico. I suoi superiori concedono al fondatore l’uso della modesta cappella di San Michele, abbandonata e diventata un capanno per gli attrezzi. Il 18 ottobre 1914, il fondatore vi riunisce una ventina di giovani; in questo luogo, risuona per la prima volta l’invocazione liturgica che diventerà il motto dell’opera: Nos cum prole pia benedicat Virgo Maria (Con il suo santo Figlio, ci benedica la Vergine Maria!) L’idea di padre Kentenich è di fare di questa cappella un grande luogo di pellegrinaggio: «Che tutti coloro che vengono qui per pregare facciano l’esperienza dello splendore di Maria!» Questo desiderio è ben presto realizzato: affluiscono i pellegrini.

Nel 1915, un professore fa dono a padre Kentenich di una riproduzione litografica di un quadro della Vergine con il Bambino. Nonostante lo scarso valore artistico dell’opera, il fondatore è sedotto dalla tenerezza del gesto di Maria che stringe Gesù al cuore e pone l’icona al di sopra dell’altare. Venerata con il nome di Mater ter admirabilis (Madre tre volte ammirabile), figurerà in tutte le fondazioni di Schoenstatt. In piena guerra, una rivista posta sotto lo stesso patrocinio viene inviata ai giovani che combattono sul fronte. Nel maggio 1918, uno Schoenstattiano di vent’anni, Joseph Engling, seminarista fervente, sostenitore della pace tra le nazioni e apostolo tra i suoi compagni soldati, offre la sua vita alla Madre tre volte ammirabile per lo sviluppo dell’opera. Il 4 ottobre, viene ucciso da una granata nel nord della Francia; il fondatore lo presenterà come modello.

Paternità spirituale

Nel 1919, padre Kentenich crea una Unione apostolica per riunire studenti e professori dispersi in tutta la Germania. Lo scopo dell’Unione è «la formazione di apostoli laici, nello spirito della Chiesa». I doveri di ogni membro sono: a) scegliere un prete come direttore spirituale; b) praticare l’esame di coscienza per iscritto; c) stabilire un ordine del giorno spirituale e esercitarne il controllo; d) rendere conto ogni mese al direttore spirituale. Inoltre, lo Schoenstattiano chiede alla Vergine immacolata «una delicata sensibilità per la virtù di purezza». Ovunque in Germania s’innalzano cappelle dedicate alla Madre tre volte ammirabile. A partire dal 1920, il movimento si apre alle donne attraverso l’Alleanza apostolica. Nel 1926, il fondatore suscita le Suore mariane di Schoenstatt, donne consacrate che vivono nel mondo. Ai numerosi preti che vengono a fare un ritiro (saranno 1100 nel 1930), il fondatore ricorda il dovere della paternità spirituale. Secondo lui, una delle cause principali della crisi morale della nostra epoca è l’assenza del padre.

Nelle famiglie, questa carenza di padre si situa a livello dell’educazione, dell’esercizio adeguato dell’autorità e dell’esempio di una vita spirituale che includa la pratica religiosa. Papa Benedetto XVI vi faceva allusione in un discorso del 23 maggio 2012: «La figura paterna spesso oggi non è sufficientemente presente, anche spesso non è sufficientemente positiva nella vita quotidiana. L’assenza del padre, il problema di un padre non presente nella vita del bambino è un grande problema del nostro tempo, perciò diventa difficile capire nella sua profondità che cosa vuol dire che Dio è Padre per noi.»

Padre Kentenich vuole promuovere lo sviluppo di un pensiero umano “organico” e non “meccanico”; intende sottolineare con questo che la religione non deve essere considerata come un sistema astratto, ma come una realtà vivente radicata nel cuore umano. All’epoca dell’avvento dei totalitarismi rosso (comunismo) e bruno (nazionalsocialismo), egli insorge contro la spersonalizzazione dell’uomo: «Di fronte al dominio della materia e della massa, noi ci battiamo per lo splendore e il potere di Dio e della personalità ricolma di Dio.»

Fin dal momento della salita al potere di Hitler (gennaio 1933), la polizia sorveglia Schoenstatt e soprattutto il suo fondatore, giudicati dalla Gestapo molto pericolosi, perché mirano al rinnovamento spirituale della Germania. A partire dal 1935, però, sono certi ambienti ecclesiastici che creano a padre Kentenich le maggiori difficoltà contestando le sue “idee singolari”: la sua mariologia pare loro stravagante. Il fondatore dice spesso che i meriti delle anime ferventi devono essere offerti alla Santa Vergine di cui diventeranno il «capitale di grazie» che ella farà fruttificare. Sotto questo concetto tratto dall’economia moderna, si ritrova una dottrina classica della spiritualità: già all’inizio del XVIII secolo, san Luigi Maria Grignion de Montfort parlava dei servi di Maria come del “capitale” di cui dispone la Madre di Dio per la sua azione «per la maggior gloria di Dio, nel tempo e nell’eternità». Tuttavia, le critiche contro Schoenstatt proseguono, caratterizzate da penose incomprensioni. «Anche se le difficoltà aumentano, confida padre Kentenich, abbiamo il nostro piccolo motto che fa meraviglie: Mater habebit curam (la Madre se ne prenderà cura).»

Far apparire il vuoto

A partire dal 1940, la persecuzione nazista contro il clero cattolico s’intensifica; il 20 settembre 1941, padre Kentenich viene convocato dalla Gestapo; gli viene citata una delle sue frasi, pronunciata in privato, ma riferita da una delatrice: «La mia missione consiste nel far apparire il vuoto interiore del nazionalsocialismo, al fine di arrivare in questo modo a vincerlo.» La polizia imprigiona il religioso per un mese in una stanza senza aerazione, per spezzare la sua volontà; viene in seguito trasferito nella prigione di Coblenza. Grazie alla complicità di due custodi, vi riceve il necessario per celebrare la Messa, e scambia delle lettere con Schoenstatt. Egli si offre totalmente, dà alla Madre di Dio «carta bianca senza riserva» perché faccia di lui ciò che vuole, e chiede a tutti di partecipare al suo sacrificio per ottenere alla sua famiglia spirituale «durata, fecondità, e santità».

Nel marzo 1942, padre Kentenich parte per Dachau, campo di concentramento situato nei pressi di Monaco di Baviera, nel momento stesso in cui le condizioni di vita vi diventano peggiori. Tra i dodicimila detenuti, si contano duemilaseicento preti. I tedeschi sono raggruppati in una baracca dove hanno il diritto di partecipare ogni giorno alla Messa celebrata da uno di loro; sarà soltanto il 19 marzo 1943 che padre Kentenich potrà celebrare la sua prima Messa al campo. Egli tiene ogni sera una conferenza spirituale per i suoi compagni di detenzione, grazie alla protezione del “kapo” Guttmann (kapo: detenuto capo di baracca), un comunista dal carattere molto violento, ma affascinato dal comportamento del Padre: l’ha visto condividere il suo magro pane quotidiano e la sua minestra con un detenuto più bisognoso. Guttmann salverà la vita del fondatore di Schoenstatt, destinato allo sterminio in camera a gas a causa della sua cattiva salute: il giorno della visita di selezione di un medico S.S., il kapo nasconde padre Kentenich; assegnato al commando di disinfezione, questi può ormai circolare nel campo.

Il 16 luglio 1942, sono state creati a Dachau due nuovi rami di Schoenstatt, sotto la responsabilità di due deportati laici: la Comunità delle Famiglie e quella dei Fratelli. Trasferito in diversi blocchi, il fondatore ricomincia ogni volta il suo apostolato nonostante il rischio personale che corre. Durante gli ultimi tre mesi del 1944, l’indurimento del regime nazista e le epidemie provocano la morte di diecimila detenuti a Dachau. È in questo momento che, in uno stupefacente atto di fede pieno di speranza, posto all’interno di un luogo infernale, padre Kentenich fonda con un gruppo di discepoli l’Opera internazionale, che estende la fondazione di Schoenstatt al mondo intero. In dicembre, monsignor Piguet, un vescovo francese prigioniero, ordina prete nel più gran segreto un seminarista schoenstattiano, il beato Karl Leisner. Tubercolotico e molto indebolito, questi potrà celebrare un’unica Messa prima di morire; verrà beatificato da Giovanni Paolo II il 23 giugno 1996.

Il 6 aprile 1945, con l’avvicinarsi degli americani, i detenuti vengono liberati. Il 20 maggio, giorno della Pentecoste, padre Kentenich è di ritorno a Schoenstatt. Si rimette subito all’opera; si tratta di creare una diga contro un duplice pericolo che il fondatore discerne con lucidità: il comunismo all’Est, il materialismo pratico all’Ovest. L’esperienza della deportazione lo aiuterà a insegnare ai suoi discepoli i mezzi per conservare la libertà interiore. I padri Reinisch e Eise, due martiri schoenstattiani, il primo decapitato dai nazisti, il secondo morto di malattia a Dachau, verranno invocati come protettori celesti da tutti i membri del Movimento.

Gli Istituti secolari

Nel marzo 1947, padre Kentenich, ricevuto in udienza privata da papa Pio XII, ringrazia il Sovrano Pontefice per la pubblicazione, due giorni prima, della costituzione Provida Mater Ecclesia, che crea gli “Istituti secolari”. Con il termine di “Istituto secolare”, s’intende un gruppo di cristiani, laici e preti diocesani, che vivono nel mondo e formano insieme una società di vita consacrata. Questi Istituti hanno come fine quello di aiutare i loro membri a tendere verso la perfezione della carità. Senza essere religiosi in senso stretto, i membri degli Istituti secolari possono emettere voti privati. Nell’ottobre 1948, la Santa Sede erige a Istituto secolare le Sorelle di Maria di Schoenstatt Nello stesso periodo, il fondatore si reca in America latina, poi in Africa e negli Stati Uniti, per insediarvi la sua opera.

Tuttavia, continuano a manifestarsi opposizioni nei confronti del movimento, di cui la solidità e l’estensione generano gelosie. Esse non riguardano questioni di dottrina, ma principalmente espressioni utilizzate in alcune preghiere e il ruolo del fondatore, considerato troppo esclusivo. Il vescovo di Treviri, nella cui diocesi si trova Schoenstatt, ordina una visita canonica. Nel complesso elogiativa, la relazione del Visitatore formula però alcune critiche di dettaglio alle quali padre Kentenich è invitato a rispondere. Quest’ultimo ritiene di dover elevare il dibattito redigendo un lungo documento sull’opera di Schoenstatt, che è presentata come un rimedio alla malattia del pensiero occidentale, l’idealismo.

A partire dal XVIII secolo, questa corrente derivante dalla filosofia illuminista ha separato radicalmente le idee dalla realtà concreta. Lo si trova ancora ai nostri giorni, in particolare sotto la forma del relativismo, sistema per il quale non esiste verità assoluta: «A ognuno la sua verità.» Durante la Messa di apertura del conclave del 2005, il cardinal Ratzinger attirava l’attenzione dei cardinali su questo pericolo: «Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É Lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità (omelia del 18 aprile 2005).

Dio parla

Per il fondatore, Schoenstatt può costituire un antidoto a questo veleno, perché non è una teoria astratta ma un’applicazione pratica della dottrina cristiana. Tuttavia, la sua lunga perorazione ha indisposto il Visitatore apostolico, che trasmette la pratica al Sant’Uffizio, a Roma. Nel 1951, viene nominato ispettore apostolico con poteri estesi padre Tromp, gesuita olandese. Sconcertato dalla terminologia poco classica utilizzata da padre Kentenich, considera quest’ultimo un esaltato, un innovatore e addirittura un settario. Dopo averlo rimosso da tutti i suoi incarichi alla direzione dell’opera, gli impone la residenza forzata presso il convento dei Pallottini di Milwaukee (Stati Uniti); qualsiasi scambio di corrispondenza con i responsabili dell’opera gli è vietato. Tuttavia, tranquillo e sottomesso alla Provvidenza che agisce attraverso l’autorità ecclesiastica, l’esiliato scrive: «Dio non parla forse chiaramente attraverso gli avvenimenti? La Chiesa vuole mettere alla prova la nostra obbedienza, per riconoscere in questo se l’opera, e il fautore dell’opera, sono segnati da Dio.» Nel 1959, a padre Kentenich viene assegnata la cura pastorale della parrocchia tedesca di Milwaukee, che conta molti emigranti di questa nazione. «Ci parlava del Padre dei cieli, riferiranno alcuni dei suoi parrocchiani, come mai avevamo sentito nessuno farlo.»

Nel 1953, papa Pio XII, al quale è stata suggerita questa misura, rifiuta di sciogliere Schoenstatt. Si pone la questione dello statuto dell’opera: deve essere integrata nella congregazione dei Pallottini oppure diventare autonoma? I superiori dell’Ordine raccomandano la prima soluzione, ma altri religiosi pallottini pensano con padre Kentenich che Schoenstatt debba essere pienamente autonoma per non correre il rischio di indebolirsi fino anche a scomparire. Nel 1962, per l’intervento di diversi vescovi, il beato Giovanni XXIII affida la pratica alla Congregazione dei Religiosi. Nel dicembre 1963, Paolo VI nomina il vescovo di Münster, monsignor Höffner, moderatore e protettore di Schoenstatt. Viene designato un nuovo Visitatore apostolico, che emette una relazione favorevole. Nel 1964, su parere unanime dei vescovi tedeschi, un decreto pontificio pronuncia la separazione di Schoenstatt dai Pallottini; quest’ultima avviene nella pace. Ai membri dell’opera non resta più che ottenere da Roma il ritorno del fondatore tra i suoi. Nell’ottobre 1965, padre Kentenich è ristabilito nelle sue funzioni a capo dell’opera. Ormai ottantenne, viene ricevuto da Paolo VI qualche giorno dopo la chiusura del concilio Vaticano II. Predirà del concilio che «porterà i suoi frutti, ma avrà dapprima effetti negativi, a causa dell’incertezza di ampie frazioni della gerarchia, del clero e dei laici a proposito dell’immagine della Chiesa... questa incertezza può essere superata rivolgendo lo sguardo su Maria, immagine prima e Madre della Chiesa».

Nel Natale del 1965, padre Kentenich, il cui volto di patriarca è ornato di una lunga barba bianca, viene accolto con entusiasmo a Schoenstatt. La sua opera comprende ormai cinque istituti secolari: i Padri di Schoenstatt, i Sacerdoti Diocesani associati, i Fratelli di Maria, le Sorelle di Maria e l’Istituto Nostra Signora di Schoenstatt per le laiche consacrate; inoltre esistono Unioni e Leghe che raggruppano preti, laici e famiglie. Il fondatore consacra ormai le sue forze a esercitare presso tutti la sua paternità spirituale. Una teologia influente in questi anni del post-concilio invitava a una “fede adulta”, all’autonomia dell’individuo, all’applicazione del principio democratico nella Chiesa; in contrasto con queste idee alla moda, padre Kentenich insiste sulla paternità di Dio e su quella che il sacerdozio, in particolare l’episcopato, deve esercitare nella Chiesa. Procedendo dalla carità, questa paternità è anche principio di autorità e implica l’obbedienza. L’accompa-gnamento materno di Maria è l’altro carisma essenziale dell’opera; il mezzo pratico per viverne è l’alleanza d’amore con la Madre tre volte ammirabile..

In un discorso al Congresso annuale dei cattolici tedeschi nel 1967, padre Kentenich dichiara: «Viviamo tempi apocalittici... Potenze celesti e diaboliche si affrontano su questa terra... Questo scontro ha come posta in gioco il dominio del mondo; oggi questo è ben visibile.» La soluzione è il ricorso alla Vergine Maria, «arma privilegiata nella mano del Dio vivente». Durante il suo ultimo anno sulla terra, quell’anno 1968 contrassegnato dallo spirito contestatore nella Chiesa come nel mondo, il Padre ritorna costantemente su questo tema: «Il compito di Maria è quello di condurre il Cristo al mondo e il mondo a Cristo... noi siamo convinti che le grandi crisi del tempo presente non possono essere superate senza Maria» (12 settembre 1968).

Dilexit Ecclesiam

Tre giorni dopo, padre Kentenich celebra la Messa nel nuovissimo santuario dell’Adorazione, consacrato poco prima sul monte Schoenstatt. Partecipano alla cerimonia seicento Sorelle di Maria. Rientrato nella sacrestia per la preghiera di ringraziamento, il celebrante ha un’improvvisa crisi cardiaca, riceve gli ultimi sacramenti e spira qualche minuto dopo. I suoi resti mortali riposano nel luogo stesso in cui ha reso l’ultimo respiro. Sulla sua tomba figura, secondo il suo desiderio, l’iscrizione: «Dilexit Ecclesiam» (Ha amato la Chiesa; Ef 5,25). Oggi, il movimento di Schoenstatt, presente in più di cento paesi (tra cui la Francia), comprende circa centomila membri e irradia la sua influenza su diversi milioni di associati. Il processo di beatificazione del fondatore è stato introdotto nel 1975.

Possa l’esempio di padre Josef Kentenich incoraggiarci a concludere con la Santissima Vergine Maria un’alleanza d’amore che farà di noi liberi strumenti nelle mani di questa Madre tre volte ammirabile. Che attraverso di Lei, tutti gli uomini vadano a Gesù Cristo, unico Salvatore, e attraverso di Lui, al suo Padre dei cieli!

Dom Antoine Marie osb

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