Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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17 luglio 2012
San Alessio


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Il sacerdozio è lamore del Cuore di Gesù », soleva dire il santo Curato  dArs. «Questa toccante espressione ci permette anzitutto di evocare con  tenerezza e riconoscenza limmenso dono che i sacerdoti costituiscono non solo per la Chiesa, ma anche per la stessa umanità», osservava Benedetto XVI. Per facilitare questa riconoscenza, il Santo Padre invitava a rivolgere il nostro sguardo verso tante belle figure di sacerdoti: «Ciò che massimamente può giovare alla Chiesa non è tanto la puntigliosa rilevazione delle debolezze dei suoi ministri, quanto una rinnovata e lieta coscienza della grandezza del dono di Dio, concretizzato in splendide figure di generosi Pastori, di religiosi ardenti di amore per Dio e per le anime, di direttori spirituali illuminati e pazienti» (16 giugno 2009). San Giovanni Battista de Rossi è uno di questi santi preti donati da Cristo alla sua Chiesa.

Giovanni Battista de Rossi, nono ed ultimo figlio di una famiglia modesta, è nato il 22 febbraio 1698 a Voltaggio, al confine tra Piemonte e Liguria, già territorio della repubblica di Genova. Uno dei suoi zii è cappuccino a Roma, e un suo cugino, Lorenzo de Rossi, è canonico di Santa Maria in Cosmedin, una delle più belle chiese di Roma. Dopo un soggiorno di tre anni come paggio in una nobile famiglia di Genova, Giovanni Battista si reca a Roma dove suo zio cappuccino lo iscrive al Collegio romano tenuto dai padri gesuiti. Brillante nei suoi studi, il giovane si fa anche notare per la sua pietà attiva. La sua amabilità, il suo modo di dire le cose con gentilezza, e una certa gioia fanno sì che i ragazzi accettino tutto da lui: li trascina a pregare e a visitare i poveri ammalati. Alla morte prematura del padre, nel 1710, la famiglia desidera che torni a casa a prendere la direzione degli affari familiari, ma egli sceglie di proseguire i suoi studi di filosofia e di teologia al Collegio romano, perché percepisce una chiamata al sacerdozio.

Lamore che trasforma

La vita ascetica che egli conduce è intensa, ma gli  manca la guida di un uomo prudente e, gradualmente, diventa taciturno e introverso; coloro che, prima, lo frequentavano volentieri, si allontanano da lui. Un giorno, partecipando alla Messa nella chiesa dei gesuiti, sviene. I suoi eccessi di penitenza, in particolare nellalimentazione, hanno gravemente danneggiato la sua salute che rimarrà ormai fragile: soffre di dolori di stomaco e di crisi di epilessia. Non può più proseguire regolarmente i suoi studi. Comprenderà in seguito che è lamore che trasforma i cuori e non le mortificazioni eccessive. «Imparate dal mio esempio, consiglierà a dei seminaristi, a non fidarvi ciecamente del vostro proprio giudizio, ma a consigliarvi con il vostro confessore prima di iniziare a praticare un esercizio.» Consapevole delle sue capacità intellettuali, vedrà in questa prova una delicata attenzione di Dio per distoglierlo dallorgoglio che avrebbe concepito facendo studi elevati; dirà con modestia: «Se non fossi stato fermato nei successi accademici, avrei anche ceduto alla tentazione dellorgoglio e dellambizione.» Giovanni Battista utilizza le forze che gli rimangono per seguire le lezioni dei padri domenicani, lezioni incentrate sulla dottrina di san Tommaso dAquino alla quale prende gusto e che raccomanderà per tutta la sua vita ai giovani seminaristi.

Viene ordinato prete l8 marzo 1721, con dispensa per letà. Il suo primo desiderio è quello di percorrere egli stesso la via della santità prima di cercare di guidarvi gli altri. Ogni mattina allalba, rimane unora in meditazione, appoggiandosi principalmente sul Vangelo; poi raccomanda a Dio il suo lavoro e i bisogni delle anime. La sera, dedica unaltra mezzora allorazione mentale, in particolare sulla vita dei santi. Pieno di zelo per la preghiera del breviario, incoraggia i suoi confratelli a non rimandarlo ai momenti liberi, ma a pregare, per quanto possibile, i vari Uffici alle ore corrispondenti. Quando sarà canonico, mostrerà una grande fedeltà alla preghiera corale dellUfficio divino.

«Una priorità fondamentale dellesistenza sacerdotale è lo stare con il Signore e quindi lavere tempo per la preghiera. San Carlo Borromeo diceva sempre Non potrai curare lanima degli altri se lasci che la tua deperisca. Alla fine, non farai più niente nemmeno per gli altri. Devi avere tempo anche per il tuo essere con Dio. Vorrei quindi sottolineare: per quanti impegni possano sopraggiungere, è una vera priorità trovare ogni giorno, direi, unora di tempo per stare in silenzio per il Signore e con il Signore, come la Chiesa ci propone di fare con il breviario, con le preghiere del giorno, per così potersi sempre di nuovo arricchire interiormente, per ritornare nel raggio del soffio dello Spirito Santo» (Bene–detto XVI, 6 agosto 2008). Questi consigli sulla preghiera sono utili per tutti i fedeli, come ricordava Benedetto XVI ai giovani, in occasione del suo viaggio nel Regno Unito (18 settembre 2010): «Ogni giorno dobbiamo scegliere di amare e ciò richiede un aiuto, laiuto che proviene da Cristo, dalla preghiera, dalla saggezza che si trova nella sua Parola e dalla grazia che egli effonde su di noi nei sacramenti della sua Chiesa. Questo è il messaggio che desidero condividere con voi oggi. Vi chiedo di guardare dentro il vostro cuore ogni giorno, per trovare la sorgente di ogni amore autentico. Gesù è sempre là, che aspetta in silenzio che possiamo raccoglierci con lui ed ascoltare la sua voce. Nel profondo del vostro cuore egli vi chiama a trascorrere del tempo con Lui nella preghiera. Ma questo tipo di preghiera, la vera preghiera, richiede disciplina: richiede di trovare dei momenti di silenzio ogni giorno...»

Vicino ai pastori e ai vaccari

Lo zelo di Giovanni Battista de’ Rossi per le anime è  aumentato notevolmente dal momento in cui ha ricevuto il sacerdozio. Due volte alla settimana, si reca al Foro dove si riuniscono i pastori e i vaccari che conducono il bestiame al mercato. Con bontà e pazienza, li istruisce sui misteri della religione. Lospizio di Santa Galla è anchesso un terreno propizio allo spiegarsi del suo zelo apostolico; fondato nel 1650 a favore dei poveri e per offrire un tetto a chiunque ne abbia bisogno, è sede di una pia unione di ecclesiastici che si dedicano allaccoglienza dei bambini abbandonati per insegnare loro la dottrina cristiana. Questa opera diventa ben presto quella prediletta da Giovanni Battista. Vi si consacrerà per quarantanove anni. Dopo aver consultato il suo confessore, padre Galluzzi, gesuita, e aver a lungo pregato, egli fonda un ospizio simile per accogliere le donne povere che corrono ancor più rischi rimanendo per la strada senza un tetto. Per modestia, lascia il titolo di direttore ufficiale della casa a padre Galluzzi, pur conservando egli stesso la responsabilità della sua direzione sia spirituale che temporale.

In ricordo delle pene patite da Nostro Signore in prigione durante la Passione, egli visita i detenuti. Interrogato sulla sua assiduità, risponde: « È per farli uscire dallinferno interiore in cui si trovano: una volta sollevata la loro coscienza, le pene della detenzione diventano più facili da accettare e così arrivano a sopportarle per lespiazione delle loro colpe.» Egli ottiene per le donne prigioniere che venga loro riservato un istituto gestito da donne pie e caritatevoli.

«Il sacerdote entra come Cristo nella miseria umana, la porta con sé, va alle persone sofferenti, se ne occupa, e non solo esteriormente, ma interiormente prende su di sé, raccoglie in se stesso la passione del suo tempo, della sua parrocchia, delle persone a lui affidate» (Benedetto XVI al clero di Roma, il 18 febbraio 2010).

Un dono molto prezioso

«Un buon pastore, diceva il Curato d’Ars, un pastore  secondo il Cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina.» Se il sacerdozio è uno dei doni più preziosi della misericordia divina, esso fa appello a sua volta a un sostegno da parte dei fedeli, come sottolineava il beato Giovanni Paolo II: «Di speciale importanza è l’aiuto che i diversi membri della Chiesa reciprocamente si danno: è un aiuto che insieme rivela e attua il mistero della Chiesa Madre ed Educatrice. I sacerdoti e i religiosi devono aiutare i fedeli laici nella loro formazione... A loro volta, gli stessi fedeli laici possono e devono aiutare i sacerdoti e i religiosi nel loro cammino spirituale e pastorale» (Esortazione apostolica Christifideles laici, 30 dicembre 1988). Affinché questo aiuto sia fecondo e saggio, è importante che i fedeli abbiano una giusta idea del sacerdozio ministeriale così come si manifesta nei sacerdoti santi che la Chiesa propone come esempio.

Nel 1737, don Lorenzo muore, e Giovanni Battista eredita il suo posto di canonico, accettandolo solo per ordine del suo confessore. Vende la sontuosa dimora del cugino e distribuisce il denaro ricavato dalla vendita ai poveri, poi, per partecipare meglio allUfficio corale e adempiere agli altri obblighi del suo incarico, si stabilisce nelle vicinanze della chiesa in una specie di soffitta appartenente alla comunità. Nella chiesa si trova unimmagine miracolosa della Santa Vergine per la quale Giovanni Battista ha una grande devozione; ne porta sempre su di sé una riproduzione. Sotto la sua influenza, i canonici aggiungono al loro Ufficio il canto delle litanie della Santa Vergine. Egli ama anche molto la preghiera del rosario, e diffonde la pratica di recitare tre Ave Maria, mattina e sera, per ottenere la perseveranza finale. Questa devozione produce risultati sorprendenti e autentiche conversioni.

Nel 1739, un suo amico gli suggerisce che potrebbe fare ancor più del bene se ottenesse la facoltà di confessare che gli manca ancora. Egli resiste per qualche tempo, adducendo tutti gli argomenti che gli mostra la sua umiltà, ma finisce con il cedere alle istanze di un vescovo dal quale è andato a trascorrere la convalescenza dopo una malattia. Munito di questo potere divino, diventa ancora più attivo. Al mattino, ritarda la sua Messa fino a quando ha sentito lultimo dei penitenti che si presentano, a costo di rimanere a digiuno talvolta fin dopo mezzogiorno. Di sera, confessa ancora. A volte questo ministero lo conduce nelle carceri o negli ospedali, alla ricerca delle persone più abbandonate. È talmente ricercato e occupato dai penitenti che papa Clemente XII lo dispensa dallobbligo del coro quando deve confessare. Benedetto XIV confermerà la dispensa, rendendola perpetua. Questa dispensa è loccasione di una dolorosa persecuzione: un canonico, dal temperamento molto acido, afferma ovunque che essa è stata ottenuta con linganno, che è un grave scandalo che turba la regolarità della partecipazione al coro, primo dovere canonicale. Il santo si ammala in conseguenza di questo, ma rimane sempre caritatevole riguardo al suo censore. Poco dopo, il persecutore si ammala a sua volta; Giovanni Battista gli rende visita più volte e ottiene che cambi idea a suo riguardo; il malato lo prende addirittura come suo direttore di coscienza e fa una morte serena.

La via più diretta

Nella confessione, dimostra una grande dolcezza,  ritenendo che questa sia una condizione importante perché il penitente non esiti a confessare con sincerità tutti i suoi peccati. Egli dichiarerà : «Prima non conoscevo la via più diretta per andare in cielo; sono ora convinto che è quella di fare una buona confessione.» Nello stesso senso, il beato papa Giovanni Paolo II dichiarerà a dei giovani sacerdoti che il sacramento del perdono è necessario alla comunione profonda con Dio, affermando: «Mai saremo abbastanza santi da non avere bisogno di questa purificazione sacramentale... Progressi–vamente, di confessione in confessione, il fedele sperimenta una sempre più profonda comunione con il Signore misericordioso, fino alla piena identificazione con Lui» (27 marzo 2004). Nei casi disperati, gli altri confessori fanno appello a Giovanni Battista de Rossi, perché Dio gli ha dato il talento per trovare le parole che aprono le anime alla grazia. Un palafreniere gravemente ammalato rifiuta di confessarsi adducendo il pretesto che le sue cattive abitudini sono troppo inveterate; chiamato al suo capezzale, Giovanni Battista ha la gioia di convertirlo. Il santo si sforza di regolarizzare, quando è possibile, le situazioni matrimoniali disordinate. Le sue esortazioni al confessionale, forti e persuasive, ottengono buoni risultati: celebrazione del sacramento del matrimonio oppure separazione definitiva dei concubini. In compenso, per il bene stesso dei penitenti, rifiuta fermamente lassoluzione a coloro che mancano di contrizione, rifiutano di togliersi dalloccasione prossima di peccato o non cercano di adottare le misure necessarie per uscire dal peccato.

«I sacerdoti non dovrebbero mai rassegnarsi a vedere deserti i loro confessionali né limitarsi a constatare la disaffezione dei fedeli nei riguardi di questo sacramento. Al tempo del Santo Curato dArs, in Francia, la confessione non era né più facile, né più frequente che ai nostri giorni, dato che la tormenta rivoluzionaria aveva soffocato a lungo la pratica religiosa. Ma egli cercò in ogni modo... di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della Penitenza sacramentale, mostrandola come unesigenza intima della Presenza eucaristica. Seppe così dare il via a un circolo virtuoso. Con le lunghe permanenze in chiesa davanti al tabernacolo fece sì che i fedeli cominciassero ad imitarlo, recandovisi per visitare Gesù, e fossero, al tempo stesso, sicuri di trovarvi il loro parroco, disponibile allascolto e al perdono» (Lettera di Benedetto XVI ai sacerdoti, 16 giugno 2009).

Nel 1748, a causa delle sue numerose difficoltà di salute, il canonico Giovanni Battista de Rossi si stabilisce nella comunità sacerdotale della Trinità dei Pellegrini, ma continua il suo ministero a Santa Maria in Cosmedin, in particolare nei giorni di mercato in cui i contadini, che hanno portato i loro prodotti per venderli, approfittano delloccasione per confessarsi. Giovanni Battista de Rossi dà anche prova di un grande zelo nellaiutare i sacerdoti nella loro vita spirituale, e si sforza di coltivare le amicizie sacerdotali. Ha cura di non ferire la carità quando parla degli altri ecclesiastici e dei membri della gerarchia. Il suo temperamento ardente è spesso messo a dura prova da persone poco delicate in questo campo.

«La fedeltà alla propria vocazione esige coraggio e fiducia, ma il Signore vuole anche che sappiate unire le vostre forze; siate solleciti gli uni verso gli altri, sostenendovi fraternamente. I momenti di preghiera e di studio in comune, la condivisione delle esigenze della vita e del lavoro sacerdotale sono una parte necessaria della vostra vita. Come è meraviglioso quando vi accogliete vicendevolmente nelle vostre case, con la pace di Cristo nei vostri cuori! Come è importante aiutarvi a vicenda per mezzo della preghiera e con utili consigli e discernimenti!» (Benedetto XVI a Fatima, 12 maggio 2010).

Meglio di una buona Quaresima

Giovanni Battista de’ Rossi desidera organizzare un  catechismo per adulti in Quaresima, perché ritiene che «il catechismo vale più di una Quaresima ben osservata». La preoccupazione della Chiesa per l’insegnamento del catechismo rimane attuale. Nella sua prefazione al catechismo edito per le GMG di Madrid (agosto 2011), il Santo Padre invita i giovani a studiare il catechismo «con passione e perseveranza». La gioventù, egli afferma, «non è così superficiale come la si accusa di essere; i giovani vogliono sapere in cosa consiste davvero la vita... Questo libro è avvincente perché ci parla del nostro stesso destino e perciò riguarda da vicino ognuno di noi.» Egli aggiunge: «Questo sussidio al catechismo non vi adula; non offre facili soluzioni; esige una nuova vita da parte vostra... Dovete conoscere quello che credete; dovete conoscere la vostra fede con la stessa precisione con cui uno specialista di informatica conosce il sistema operativo di un computer; ... sì, dovete essere ben più profondamente radicati nella fede della generazione dei vostri genitori, per poter resistere con forza e decisione alle sfide e alle tentazioni di questo tempo. Avete bisogno dellaiuto divino, se la vostra fede non vuole inaridirsi come una goccia di rugiada al sole, se non volete soccombere alle tentazioni del consumismo, se non volete che il vostro amore anneghi nella pornografia, se non volete tradire i deboli e le vittime di soprusi e violenza.»

Giovanni Battista de Rossi non è un predicatore di grande fama, ma le sue istruzioni toccano le anime. Dopo una preparazione con la preghiera, egli espone in modo chiaro le verità della fede, adattando il suo insegnamento ai suoi ascoltatori. I suoi esempi sono solitamente tratti dalla vita dei santi. Si rattrista quando sente sermoni superficiali, o anche dotti trattati di teologia inaccessibili ai fedeli. La sua predicazione prediletta riguarda la misericordia divina, esempio che sarà seguito dal Curato dArs, che, «nel suo tempo, ha saputo trasformare il cuore e la vita di tante persone, perché è riuscito a far loro percepire lamore misericordioso del Signore. Urge anche nel nostro tempo un simile annuncio e una simile testimonianza della verità dellAmore: Deus caritas est (1Gv 4,8)» (Lettera di Benedetto XVI ai sacerdoti, 16 giugno 2009).

Giovanni Battista si adopera a venire in aiuto con delicatezza alle varie forme di povertà, in particolare tra le famiglie decadute che visita con discrezione. Cerca di conquistare laffetto degli ebrei di Roma, ad esempio fornendo aiuti medici ai loro malati. Tuttavia, la sua attività non si limita alle mura della Città. Tiene piccole missioni nelle campagne e dà agli abitanti dei paesi lopportunità di confessarsi a un prete estraneo, sapendo che nelle piccole parrocchie rurali si è spesso riluttanti a confessare le colpe gravi al proprio parroco. Giovanni Battista prova anche unattrazione per le missioni lontane, e in particolare per lIndia. Ma viene invitato a considerare i confessionali e gli ospedali di Roma come sua terra di missione. Su richiesta dei superiori, esercita anche un apostolato di confessore straordinario e di predicatore di ritiri nelle comunità religiose.

Una piena sicurezza

Negli ultimi due anni della sua vita, la febbre non lo  abbandona. Nell’agosto del 1762, la sua salute è talmente malandata che i suoi amici lo convincono ad andare a riprendere le forze nella zona del lago di Nemi. Lì, si ripresenta, con crisi violente, l’epilessia della sua giovinezza. A metà ottobre, rientra a Roma e non esce quasi più dalla sua camera di malato. Si rammarica di non poter più agire: «Ormai, non sono buono a nulla!» Eppure, quando i suoi amici vengono a fargli visita, egli stesso li riempie di coraggio tanto è grande la sua gioia spirituale. L’8 settembre 1763, si fa condurre a Santa Maria in Cosmedin per celebrarvi la Natività di Maria. Dice ai confratelli: «Pregate per me. Non tornerò più qui: è lultima festa che celebro con voi.» Il 27 dicembre mattina, lo si trova a terra, in preda a una violenta crisi epilettica. Torna in sé solo il giorno dopo. Gli viene portato allora il santo Viatico; durante lazione di grazie, è tutto raccolto nella gioia: molti rimarranno convinti che egli abbia avuto unestasi. Poi riceve lUnzione degli infermi. Con sorpresa di tutti, la sua salute migliora, e può celebrare diverse volte la santa Messa. Ma ben presto, non gli è più possibile celebrare la Messa né recitare lUfficio divino. La sua ultima consolazione è la preghiera del rosario. Risponde al suo confessore che lo esorta ad accettare la morte: «Considero la morte con serenità, senza timore; credo che questa sensazione di piena sicurezza sia una grazia particolare di Dio e spero che il Signore me la concederà nellultima ora per il suo amore e a motivo della carità che ho verso i suoi poveri.» Durante una delle sue perdite di conoscenza, un amico gli toglie dal polso il rosario; ritornando in sé, le sue prime parole sono per lamentarsi di questo atto come di un furto. Dopo lunghe ore dolorose, muore in pace il 23 maggio 1764, alletà di 66 anni.

Con il nostro papa Benedetto XVI, chiediamo a Maria, la Madre Immacolata che: «la Chiesa possa essere rinnovata da santi sacerdoti, trasfigurati dalla grazia di Colui (il Cristo) che fa nuove tutte le cose» (a Fatima, il 12 maggio 2010), e ripetiamo spesso linvocazione: «Signore, donaci sacerdoti, Signore, donaci sacerdoti santi!»

Dom Antoine Marie osb

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