Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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8 aprile 2012
Solennità di Pasqua


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Se davvero vogliamo conoscere il volto di Dio, non abbiamo che da  contemplare il volto di Gesù! Nel suo volto vediamo realmente chi è  Dio e come è Dio!» (Benedetto XVI, 6 settembre 2006). L'immagine del Volto Santo di Nostro Signore è stata onorata da molti cristiani nel corso di tutta la storia della Chiesa. Tra loro, si conta, nel XIX secolo, un laico devoto, il signor Dupont, soprannominato in vita il «sant'uomo di Tours». Nel 1851, egli introdusse il culto del Volto Santo che trasformò la sua casa in un santuario dove abbondarono le grazie.

«Il marchese pieno di riguardi»

Léon Papin-Dupont nasce nella Martinica il 24 gennaio 1797. Conosce poco suo padre, un ufficiale di origine bretone, morto nel 1803, che lascia alla giovane moglie la responsabilità di una grande proprietà e dell'educazione dei suoi due figli. Fin dalla sua infanzia, Leone si distingue per la franchezza del carattere e il candore dell'anima. Dal 1811 al 1815, con il fratello Théobald, compie i suoi studi secondari in Francia presso il collegio di Pontlevoy, nella Turenna. Uno zio si prende cura di loro come figli e li accoglie nel suo castello di Chissay, vicino a Blois. Nel 1818, Leone è a Parigi per studiare legge. Il soggiorno nella capitale non è privo di pericoli per questo giovane creolo molto distinto, che i suoi compagni chiamano «il marchese pieno di riguardi» ; gode di una bella fortuna, vive nell'agiatezza senza tuttavia abbandonare la pratica religiosa. Leone ama appassionatamente divertirsi, ballare, andare a cavallo, ma è estremamente generoso. La Provvidenza gli fa scoprire l'Opera dei Piccoli Savoiardi, diretta da giovani laici del suo rango, che appartengono alla Congre–gazione della Santa Vergine. Questa Opera, fondata a Parigi nel 1666 allo scopo di catechizzare giovani spazzacamini, lo sconvolge: vi sono quindi degli uomini che praticano a fondo questa religione di cui egli non conosce che l'aspetto superficiale, degli uomini che sacrificano la loro libertà per la salvezza dei poveri piccoli? In confronto, la sua vita gli appare vuota e miserabile. Scrive a un amico: «Improvvisamente si fece una gran luce in me. Questo raggio di luce mi faceva vedere l'importanza della vita cristiana, la questione indispensabile della Salvezza. Ma bisognava che intervenisse la grazia!» Essa interviene forte e trionfante: Leone rompe con le sue abitudini di mondanità e si dona interamente a una vita di pietà e di buone opere.

Conquistato dall'Opera dei Piccoli Savoiardi1, decide di entrare a farne parte. Delle istruzioni completano la sua formazione religiosa. Viene ammesso a pronunciare la sua consacrazione in seno alla Congregazione mariana il 12 novembre 1820, e si fa un dovere di praticarne tutte le regole. Così una domenica, mentre è in viaggio, entra in una chiesa e, rivolgendosi a un vicario, gli chiede di ascoltare la sua confessione con l'intenzione di comunicarsi. Il sacerdote, nel contesto della sua epoca, non è affatto abituato a vedere un giovane sfidare il rispetto umano e chiedere pubblicamente la santa comunione in una domenica ordinaria! Esita, crede si tratti di uno scherzo. Allora lo studente gli spiega che fa parte di una congregazione e che si è fatto una regola di accostarsi ai sacramenti ogni settimana. Già la sua generosità si manifesta in sacrifici eroici: eccolo da un cartolaio povero e con famiglia a carico; ci sono i creditori per la dichiarazione di fallimento. Leone s'informa, poi, facendo un gesto verso la strada: «Prendete il mio cavallo e il mio calesse, dice, vendete e pagate». Il commerciante può così rimettersi in sesto. L'anno seguente, in possesso dei suoi diplomi, ritorna in Martinica e diventa consigliere-uditore presso la corte reale di Saint-Pierre, capitale dell'isola.

Leone esita sul suo orientamento futuro: sacerdozio o vita secolare? La morte di suo fratello, nel 1826, e il desiderio di sua madre lo decidono a fondare una famiglia. Il 9 maggio 1827, sposa Caroline d'Audiffredy, una giovane creola che ha conosciuta al castello di Chissay, mentre lei faceva i suoi studi presso le Orsoline di Tours. Nel 1832, Leone è padre di una bambina, Henriette; ma sua moglie muore otto mesi dopo, minata dalla tubercolosi; è un durissimo colpo e un immenso dolore per il giovane marito. In seguito, Leone e sua madre decidono di partire per la Francia, con l'intenzione di stabilirsi a Tours dove Henriette potrà ricevere una buona educazione a Sant'Orsola. Lì, a partire dal 1835, il signor Dupont – è così che si fa chiamare per semplicità – stringe due importanti amicizie con il parroco della cattedrale e la superiora delle Orsoline. Con loro, riconsidera la sua vocazione; i due consiglieri, dopo aver riflettuto e pregato, gli consigliano di rimanere celibe, pensando che avrà così una maggior influenza sulla società. Il suo atteggiamento fa scalpore in città. Privo di rispetto umano, non teme di mostrare ovunque quello che egli è e quello che vuol essere: un cristiano sincero e fervente che va a Messa ogni giorno, che non esita a servirla in assenza del ministrante, che si confessa e comunica regolarmente. Tuttavia, egli fa risalire quella che chiama la sua «conversione» a una grazia ricevuta il 22 luglio 1837, festa di Santa Maria Maddalena, nella cappella di Chissay. Si tratta di un'esperienza di Dio che trasforma interiormente la sua esistenza; egli diventa l'uomo dell'assoluto, il penitente; avendo intravisto qualche cosa della Maestà infinita di Dio, concepisce un estremo orrore del peccato. A partire da quella data, si decide a vivere solo più per Dio; ha ancora la cortesia, l'urbanità degli uomini beneducati, ma si libera da tutte le mondanità.

La felicità di una vita

Leone coltiva nel suo cuore l'amore di Dio attraverso  una lettura e una meditazione assidue della Sacra Scrittura. Al centro della sua stanza, su un grande leggio, si trovano due grosse Bibbie, una in latino, l'altra in francese. Senza «questo libro che mi ha reso felice per molti anni e che ogni giorno mi dava una luce sulle cose del Cielo, che cosa sarei diventato sotto il peso delle mie passioni e delle mie ignoranze?» scriverà al termine della sua vita. Ben presto, le espressioni bibliche scaturiscono spontaneamente sulle sue labbra o sotto la sua penna.

«Chi conosce la divina Parola conosce pienamente anche il significato di ogni creatura, afferma papa Benedetto XVI... La Parola di Dio ci spinge a cambiare il nostro concetto di realismo: realista è chi riconosce nel Verbo di Dio il fondamento di tutto. Di ciò abbiamo particolarmente bisogno nel nostro tempo, in cui molte cose su cui si fa affidamento per costruire la vita, su cui si è tentati di riporre la propria speranza, rivelano il loro carattere effimero. L'avere, il piacere e il potere si manifestano prima o poi incapaci di compiere le aspirazioni più profonde del cuore dell'uomo... In realtà, poiché per sempre, o Signore, la tua parola è stabile nei cieli e la fedeltà del Signore dura di generazione in generazione (cf. Sal 118,89-90), chi costruisce su questa Parola edifica la casa della propria vita sulla roccia» (Esortazione apostolica Verbum Domini, 30 settembre 2010, n. 10).

Nel corso delle sue meditazioni sulla Sacra Scrittura, il signor Dupont scopre la via dell'infanzia spirituale. Formula più volte il principio di questa spiritualità, quarant'anni prima di santa Teresa di Lisieux che doveva praticarla così bene. Egli scrive: «Il nostro compito principale, in ogni circostanza, è quello di progredire nel santo amore di Dio e di tendere con tutte le nostre forze ad acquistare la semplicità dell'infanzia cristiana. Guardiamo il bambino: non fa nulla ... Non sa nemmeno che non fa nulla, eppure vive in una continua azione tra le braccia di sua madre. Così anche noi dobbiamo essere interamente persi nelle braccia di Dio.» Leone apprezza tutti i segni esteriori della devozione: scapolari, cordoni, medaglie, ma ha una devozione speciale per la medaglia di san Benedetto di cui si fa il grande propagatore, per la conversione dei peccatori e la liberazione da tutti i tipi di problemi. Il suo zelo e la sua fede si manifestano anche con frequenti pellegrinaggi, un'antica devozione allora caduta in disuso. Si vede «il pellegrino», come ama chiamarsi, andare a pregare sui luoghi o le rovine degli antichi santuari che la Rivoluzione ha profanati o distrutti, in particolare sui resti della basilica di San Martino a Tours, e ai santuari dedicati alla Vergine Maria. Alla notizia delle apparizioni di La Salette (19 settembre 1846), è uno dei primi a salire sulla montagna santa. Ne riporta dell'acqua miracolosa e conserva un ricordo indelebile dei suoi colloqui con i pastorelli.

In seguito al suo viaggio a Santiago di Compostella, il 6 novembre 2010, papa Benedetto XVI si chiedeva «ciò che spinge tanta gente a lasciare le occupazioni quotidiane e intraprendere un cammino penitenziale, un cammino a volte lungo e faticoso: è il desiderio di giungere alla luce di Cristo, cui anelano nel profondo del loro cuore... Nei momenti di smarrimento, di ricerca, di difficoltà, come pure nell'aspirazione a rafforzare la fede e a vivere in modo più coerente, i pellegrini intraprendono un profondo itinerario di conversione a Cristo, che ha assunto in sé la debolezza, il peccato dell'umanità, le miserie del mondo, portandole dove il male non ha più potere, dove la luce del bene illumina ogni cosa. Si tratta di un popolo di silenziosi camminatori... che riscoprono l'antica tradizione medioevale e cristiana del pellegrinaggio.»

«Tu non mi lascerai»

Nel 1847, Leone conosce la più grande prova della  sua vita. Henriette, ragazza bella e alta di quindici anni, ritratto vivente di sua madre, rivelava doti eccezionali: un'intelligenza vivace, molta fantasia e sensibilità, una grande fede; ma, un po' troppo viziata dal padre e dalla nonna, mostrava una volontà meno ferma di quanto non sarebbe stato opportuno. L'occhio vigile del padre si preoccupa di una certa attrazione per il mondo e i suoi piaceri. «Mio Dio, dice, se prevedete che debba allontanarsi dalla retta via, acconsento a che voi me la togliate, piuttosto di vederla lasciarsi andare alle vanità del mondo.» Dio, a quanto sembra, esaudisce questa preghiera eroica: Henriette viene colpita da una febbre tifoide fulminante. Quando ogni speranza è persa, il signor Dupont prepara egli stesso la figlia a morire bene, le parla del Cielo con un devoto entusiasmo. Dopo l'amministrazione degli ultimi sacramenti, le chiede: «Ora, figlia mia, che hai ricevuto tante grazie, sei contenta? – Sì, papà! – Rimpiangi qualche cosa sulla terra? – Sì, papà! – Che cosa dunque? – Di lasciarti! – No, tu non mi lascerai: non saremo per nulla separati. Dio è dappertutto, tu sarai con Lui in Cielo e Lo vedrai; quanto a me, pregherò qui, e attraverso di Lui sarò con te.» Quando la ragazzina esala l'ultimo respiro, il padre si rivolge al medico: «Dottore, mia figlia ha appena visto Dio!» e recita il Magnificat.

Vivendo a contatto con molte miserie morali e materiali, Leone non può fare a meno di agire, perché qualsiasi tipo di afflizione lo commuove. Sostiene discretamente i giovani che si sono uniti in una Conferenza di San Vincenzo De Paoli. Finanzia una fondazione delle Piccole Sorelle dei Poveri che egli fa venire a Tours e si affeziona molto a questa casa in cui, ogni domenica, trascorre le sue serate con i vecchi, aiutando le suore nei compiti più umili. Nella Turenna vive tutta una colonia di inglesi; egli ha numerosi contatti con alcuni di loro e riporta molti anglicani alla piena comunione della Chiesa cattolica. Si prodiga inoltre a favore delle missioni del Nord America (Indiana) e della Polinesia. Ma tre opere gli stanno particolarmente a cuore: l'Adorazione notturna del Santissimo Sacramento, la rinascita del pellegrinaggio di San Martino e il culto di riparazione al Volto Santo di Gesù.

Ai piedi di Nostro Signore

L'Adorazione notturna del Santissimo Sacramento è  nata da un'iniziativa parigina presa durante le sommosse del 1848: alcune ragazze e donne si riuniscono per delle veglie di preghiera davanti all'immagine del Volto Santo, e poi davanti al Santissimo Sacramento nella cappella del Carmelo della rue d'Enfer. L'intenzione è di offrire a Dio offeso una riparazione per i peccati degli uomini e di ottenere per loro delle grazie di conversione. Stimolato da questo esempio, si forma anche un gruppo maschile per iniziativa di un ebreo convertito, Herman Cohen. L'Adorazione notturna degli uomini viene inaugurata a Notre-Dame-des-Victoires il 6 dicembre 1848; due mesi dopo, il 2 febbraio 1849, il signor Dupont ottiene dal suo arcivescovo, mons. Morlot, il permesso di iniziarla a Tours; egli anima i primi volontari con il soffio vitale della sua fede e veglia su ogni minimo dettaglio materiale per il corretto svolgimento delle adorazioni. Il suo zelo si estende lontano, in molte città. Tuttavia, egli nasconde il più possibile la sua azione personale, mettendo avanti amici e conoscenti. «Il miglior modo di pregare, dice, è quello di riunirsi la notte in unità di pensiero ai piedi di Nostro Signore, di adorarlo, di offrirgli riparazione e di mostrargli i nostri bisogni. Oh! Che gioia per la generazione presente, se un simile pensiero trovasse la sua realizzazione nella Francia intera!»

Poiché la Basilica di San Martino era stata distrutta durante la Rivoluzione, era sorto un quartiere sul luogo dell'antico monastero. L'epidemia di colera del 1849 provoca tuttavia un risveglio della devozione, con la processione delle reliquie del Santo per le vie della città. Il signor Dupont fonda l'anno successivo a Tours un'opera in onore di san Martino, grande evangelizzatore della Gallia nel IV secolo. Si tratta di raccogliere abiti e aggiustarli prima di distribuirli ai poveri: nasce così il «Vestiaire de Saint-Martin» («Il Guardaroba di San Martino»). Questa associazione prende in mano il progetto di ricostruzione della Basilica. Viene scoperta la tomba di san Martino, il 14 dicembre 1860, in un clima di gioia e di intenso fervore, e sistemato un oratorio temporaneo in attesa di una nuova basilica, che il signor Dupont non vedrà.

Il Volto Santo

Al Carmelo di Tours, una giovane religiosa, suor  Marie de Saint-Pierre (1816-1848) riceve, a partire dal 1843, messaggi dal Cielo che la invitano a riparare gli oltraggi fatti a nostro Signore: lei deve incoraggiare la devozione al Nome Santo di Dio, all'Infanzia di Gesù e al suo Santo Volto sfigurato e oltraggiato nella Passione. Dopo la morte di suor Marie de Saint-Pierre, il signor Dupont ne continua la missione diffondendo le sue richieste e il suo desiderio di riparazione. Ma è solo nella Settimana Santa del 1851 che ha realmente inizio questo apostolato. La domenica delle Palme, la Madre Priora del Carmelo gli fa consegnare una riproduzione del Volto Santo, una copia della «Veronica» (la vera immagine) allora venerata a San Pietro di Roma. Egli la espone nel suo salotto e accende una piccola lampada. Si augura che questo lampada accesa susciti delle domande e gli dia l'opportunità di parlare di Dio, dei peccati e del dovere di riparazione che s'impone alle anime ferventi. Il Sabato Santo, il signor Dupont riceve la visita di una signorina che soffre di un male molto intenso agli occhi. Egli prega insieme a lei davanti al Volto Santo, e le suggerisce di mettere sugli occhi un po' di olio della lampada. «I miei occhi non mi fanno più male!» esclama lei. Ben presto i miracoli si moltiplicano in modo incredibile a beneficio dei pellegrini che vengono dal «sant'uomo di Tours» per pregare in spirito di riparazione e di amore. Certi giorni, circa trecento persone passano nel suo salotto e terminano il loro pellegrinaggio andando a confessarsi e comunicarsi. La fama del salotto della rue Saint-Etienne si diffonde allora in Francia e nel mondo; esso diventa il luogo di pellegrinaggio più frequentato di Francia dopo Ars. Il signor Dupont fa fronte come può alla corrispondenza che aumenta in modo smisurato, riducendo tutte le altre sue occupazioni, ad eccezione dell'Adorazione notturna. Gli vengono richieste gocce di olio della lampada che arde giorno e notte davanti al Volto Santo. Nel 1854, ne ha già donate o inviate più di sessantamila boccette. In quello stesso anno, distribuisce venticinquemila immagini del Volto Santo. Annota le grazie ottenute, le conversioni e i prodigi operati, per mantenere la memoria della bontà divina.

Per il signor Dupont, il culto del Volto Santo non è una devozione tra le altre, ma la devozione alla persona stessa del Verbo Incarnato nella sua umanità umiliata nella Passione, ed s'impegna lui stesso sulle orme di Colui a cui rivolge così la sua tenerezza. Nella stessa linea di pensiero, papa Giovanni Paolo II dirà davanti alla Santa Sindone di Torino: «La Sindone è immagine dell'amore di Dio, oltre che del peccato dell'uomo. Essa invita a riscoprire la causa ultima della morte redentrice di Gesù... Facendo eco alla Parola di Dio e a secoli di consapevolezza cristiana, la Sindone sussurra: credi nell'amore di Dio, il più grande tesoro donato all'umanità, e fuggi il peccato, la più grande disgrazia della storia» (24 maggio 1998).

A imitazione di Cristo sofferente, il «sant'uomo di Tours» avanza nella via dell'umiltà e della povertà spirituale. Con la guerra del 1870, il numero dei pellegrini diminuisce. Ben presto, però, il signor Dupont non è più in grado di riceverli lui stesso perché la paralisi invade progressivamente tutto il suo corpo. Poi, non avendo nemmeno più la libertà di scrivere né di leggere, condannato all'isolamento e talvolta ad atroci dolori, prega senza sosta, giorno e notte, senza lamentarsi. Ripete la sua bella invocazione: «Che io possa spirare assetato della sete ardente di vedere il Volto tanto desiderato di nostro Signore Gesù Cristo. » Le sue ultime parole sono per chiedere il Dio dell'Eucaristia, poi entra in un'agonia che si protrae per otto giorni. Infine, il sabato mattina 18 marzo 1876, si spegne in pace all'età di 79 anni. Al suo funerale, l'intera città lo accompagna in processione fino al cimitero. Il 29 giugno seguente, l'arcivescovo di Tours, mons. Collet, converte in cappella la casa della rue Saint-Étienne (ora rue Bernard Palissy). Nel salotto prende posto un tabernacolo. La folla ritorna alla devozione al Volto Santo. Per accogliere i pellegrini, una società di sacerdoti ausiliari viene incaricata di occuparsi della cappella. Mons. Collet vi erige la Confraternita riparatrice delle bestemmie e della profanazione della domenica. Questa ha per missione la propagazione del culto del Volto Santo secondo lo spirito di suor Marie de Saint-Pierre. L'opera si sviluppa rapidamente.

«Là, tu vedrai come Egli ci ama»

A Lisieux, per esempio, le carmelitane lavorano per  erigere la Confraternita nella loro città. Il 26 aprile 1885, il signor Martin, padre di santa Teresa di Lisieux, vi si iscrive con le sue figlie. L'immagine del Volto Santo segnerà profondamente la vita spirituale di Thérèse Martin. La fondatrice del Carmelo di Lisieux, Madre Geneviève, aveva inculcato nelle sue novizie una profonda devozione per il Volto Santo. Una delle loro prime letture era la vita di suor Marie de Saint-Pierre. Fin dal momento del suo ingresso nel Carmelo, il Volto Santo diventa l'immagine preferita di Teresa. Essa le ricorda che, per salvarci, Gesù non ha esitato a lasciarsi insultare e sfigurare: «Guarda Gesù nel suo Volto, scrive a Céline il 4 aprile 1889. Lì vedrai come Egli ci ama.» A forza di guardarlo, Teresa desidera essere a sua volta dimenticata e considerata un nulla. Un mese dopo la vestizione di suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, suo padre viene ricoverato nell'ospedale del Bon-Sauveur di Caen, dove rimarrà per più di tre anni. Il signor Martin, infatti, soffre di accessi di arteriosclerosi che lo colpiscono nelle sue facoltà mentali. Questa malattia del signor Martin dà un impulso nuovo alla devozione di suor Teresa per il Volto Santo. Alla luce del capitolo 53 di Isaia, lei scriverà: «Come il Volto adorabile di Gesù che fu velato durante la sua Passione, così il volto del suo servo fedele [il signor Martin] doveva essere velato nei giorni del dolore, per potere splendere nella patria celeste accanto al suo Signore, il Verbo Eterno» (Manoscritto A, 20 v°). Il 6 agosto 1896, suor Teresa si consacra al Volto Santo con due sue novizie. Quando, a causa della sua malattia, verrà trasferita nell'infermeria, l'8 luglio 1897, farà appendere alla tenda del suo letto l'immagine del Volto Santo diffusa dal signor Dupont e dirà: «Quanto bene mi ha fatto questo Santo Volto nella mia vita!»

Suor Teresa era ancora giovane professa, quando nel 1891 si è aperto il processo di beatificazione di Leone Papin-Dupont. Il 21 marzo 1983, papa Giovanni Paolo II ha promulgato il decreto che attesta l'eroicità delle virtù del «sant'uomo di Tours».

Che il venerabile signor Dupont ci insegni a vivere sotto lo sguardo del Padre delle misericordie che ci ha rivelato il suo Volto nel Volto Santo di Suo Figlio Gesù Cristo.

Dom Antoine Marie osb

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