Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


[Cette lettre en français]
[This letter in English]
[Dieser Brief auf deutsch]
[Deze brief in het Nederlands]
[Esta carta en español]
[Aquesta carta en català]
15 ottobre 2011
santa Teresa d'Avila, Vergine e Dottore della Chiesa


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Se non possiamo scusare tutto, possiamo almeno scusare l'intenzione.» Queste parole esprimono una benevolenza evangelica in grado di facilitare i rapporti umani e di costruire la pace nella società. Sono state scritte da madre Mary MacKillop mentre aveva molto da soffrire a causa di alcuni prelati della Chiesa. Papa Giovanni Paolo II l'ha beatificata il 19 gennaio 1995; papa Benedetto XVI l'ha canonizzata il 17 ottobre scorso.

Mary MacKillop è venuta al mondo il 15 gennaio 1842 a Fitzroy, nei pressi di Melbourne, in Australia, da genitori immigrati dalla Scozia. Da alcuni decenni, questa isola-continente che è l'Australia è diventata una terra di adozione per un numero crescente di immigrati provenienti soprattutto dalla Gran Bretagna e dall'Irlanda. Alla nascita di Mary MacKillop, un monaco benedettino di Downside, in Inghilterra, mons. Bede Polding, è appena stato nominato primo amministratore del nuovo vicariato apostolico che comprende tutta l'Australia, la Tasmania e la Nuova Zelanda. Questo vasto vicariato conta allora ventotto sacerdoti per servire quarantamila cattolici in un territorio grande quasi quanto l'Europa!

Uno sguardo che non si poteva dimenticare

Mary cresce in un ambiente difficile, dove la man- canza di senso pratico di suo padre, le esigenze a volte esagerate di sua madre, e l'arrivo al mondo di numerosi fratelli e sorelle la costringono a sopportare pesanti carichi. Ancora giovane, cavalca con disinvoltura i cavalli più selvaggi, e conduce volentieri le mandrie di buoi, il che non le impedisce di essere una ragazza come le altre e di amare il ballo. Inviata nel 1860 a casa dello zio, diventa governante dei suoi giovani cugini che testimonieranno la sua benefica influenza: «Non ci si poteva presentare a Mary con un lavoro mal fatto; ti gettava uno sguardo che non si poteva dimenticare».

A quell'epoca, fa la conoscenza di padre Julian Tenison Woods che cerca di creare in Australia una congregazione di religiose insegnanti per garantire un'istruzione adeguata ai giovani cattolici, specialmente i più poveri. Mary sente che Dio la chiama a consacrargli la sua esistenza, e questo incontro con padre Woods è decisivo. Nel 1866, apre, con due sue sorelle, una scuola a Penola (Australia del Sud) sotto la direzione di padre Julian. L'anno seguente, quest'ultimo viene chiamato ad Adelaide per assistere il nuovo vescovo: trasferimento provvidenziale che consente al nuovo istituto di stabilirsi nella capitale dell'Australia del Sud. Il 15 agosto, Mary – che ha preso come nome religioso suor Mary of the Cross (Maria della Croce) – e le sue compagne pronunciano i loro voti; nasce così la prima congregazione religiosa australiana: l'Istituto delle Suore di San Giuseppe, note sotto il nome di «Giuseppine». Beneficiando del patrocinio di san Giuseppe, le Suore uniscono un grande zelo nel formare la gioventù a un'insistenza particolare sulla povertà e a un grandissimo abbandono alla divina Provvidenza. In una lettera a sua madre, suor Mary lascia traboccare la sua gioia di essere tutta di Dio: «Che felicità per voi pensare che alcuni dei vostri figli si sforzano di servire Dio nella vita religiosa, avendo come unico grande desiderio quello di condurre anime a Lui... Quanti si perdono per l'indifferenza e la freddezza di coloro che potrebbero e dovrebbero pensare di più alla loro salvezza eterna e molto meno a questo mondo miserabile!... Pensate, cara Mamma, al lavoro che c'è da fare, e quanto pochi sono quelli che lo fanno, e ringraziate Dio di aver permesso a una delle vostre figlie – la meno degna – di essere una delle sue operaie».

L'impresa è ardita. Padre Julian scrive nel suo diario: «Dio voleva che la sua opera riuscisse con il suo solo aiuto, e non attraverso gli elementi di successo umano... Avevo a mia disposizione quello che il governo, con tutte le sue risorse, non poteva mai acquistare, vale a dire lo zelo e l'abnegazione per la gloria di Dio che animavano in modo così evidente quelle che si donavano all'Istituto di San Giuseppe.» Dio, in effetti, manda numerose vocazioni; ben presto, da ogni luogo si chiede l'invio di nuove religiose per tenere delle scuole. A partire dal 1869, l'Istituto conta settanta religiose di cui la maggioranza sono insegnanti in una ventina di scuole ad Adelaide e in altre località di quella vasta diocesi. Le Suore si dedicano, inoltre, ad altre attività: la cura degli anziani, dei malati, degli orfani, dei vagabondi, delle ragazze in pericolo.

Un diritto fondamentale

Padre Julian e suor Mary of the Cross sono convinti  che la specificità dell'educazione cattolica non debba in alcun modo essere compromessa dall'intervento indebito dello Stato. Preferiscono essere poveri e rimanere fedeli ai principi della fede, piuttosto che avere tutte le risorse finanziarie e perdere la libertà dell'istruzione, essenziale per garantire una formazione veramente cristiana. Sono d'altronde consapevoli del fatto che, se i genitori ricevono da Dio l'incarico di provvedere all'educazione dei loro figli, devono avere la libertà e la possibilità di farsi aiutare da persone competenti di loro scelta.

«Primi responsabili dell'educazione dei figli, i genitori hanno il diritto di scegliere per loro una scuola rispondente alle proprie convinzioni. È, questo, un diritto fondamentale. I genitori, nei limiti del possibile, hanno il dovere di scegliere le scuole che li possano aiutare nel migliore dei modi nel loro compito di educatori cristiani. I pubblici poteri hanno il dovere di garantire tale diritto dei genitori e di assicurare le condizioni concrete per poterlo esercitare» (Catechismo della Chiesa Cattolica, CEC, 2229). Le scuole svolgono in effetti un ruolo determinante nella formazione umana, in particolare quella della coscienza morale: «L'educazione della coscienza è un compito di tutta la vita. Fin dai primi anni essa dischiude al bambino la conoscenza e la pratica della legge interiore, riconosciuta dalla coscienza morale. Un'educazione prudente insegna la virtù; preserva o guarisce dalla paura, dall'egoismo e dall'orgoglio, dai sensi di colpa e dai moti di compiacenza, che nascono dalla debolezza e dagli sbagli umani. L'educazione della coscienza garantisce la libertà e genera la pace del cuore. Nella formazione della coscienza la Parola di Dio è la luce sul nostro cammino; la dobbiamo assimilare nella fede e nella preghiera e mettere in pratica. Dobbiamo anche esaminare la nostra coscienza rapportandoci alla croce del Signore. Siamo sorretti dai doni dello Spirito Santo, aiutati dalla testimonianza o dai consigli altrui, e guidati dall'insegnamento certo della Chiesa» (ibid., 1784-1785).

Per suor Mary e le sue compagne, l'educatrice deve svolgere il suo compito in un grande spirito di abbandono a Dio, sull'esempio del Padre putativo della Sacra Famiglia: «Le scuole di San Giuseppe sono umili, ma strettamente e puramente cattoliche – unicamente per i poveri. Le suore che si occupano di queste scuole sono anch'esse umili e povere in conoscenze mondane. Esse si dedicano all'insegnamento solo perché si appoggiano su Dio attraverso il loro glorioso patrono san Giuseppe per avere i mezzi necessari che consentano loro di farlo. Consapevoli della nostra debolezza, noi non osiamo intraprendere quello che facciamo se non per la speranza che noi riponiamo in Lui e perché sappiamo che egli si diletta di manifestare la sua gloria attraverso la debolezza stessa e la miseria dei suoi strumenti».

In occasione della cerimonia di beatificazione di Mary MacKillop a Sydney, il 19 gennaio 1995, il beato papa Giovanni Paolo II metterà in risalto il significato del patrocinio di san Giuseppe per la nuova Congregazione: «San Giuseppe si è affidato per tutta la vita all'amorevole Provvidenza di Dio. Giuseppe di Nàzaret era un uomo dalla fiducia illimitata. Solo così ha potuto vivere la vocazione unica che aveva ricevuto da Dio, quella di essere Sposo della Vergine Maria, e Custode del Figlio stesso di Dio».

«Egli ci invita a riposarci in Lui»

Nel maggio del 1867, padre Julian redige le costitu- zioni dell'istituto, che verranno approvate l'anno successivo dal vescovo di Adelaide. Nel dicembre del 1869, le Suore fondano una casa a Brisbane, nel Queensland. Ma presto sorgono difficoltà. Madre Mary scrive a padre Julian: «Ci sentiamo sole; poche persone pensano a noi, non ci sono cuori amabili e familiari che vengano ad aiutarci; ma no, Padre, mi sbaglio! Ne abbiamo Uno. Lei sa che abbiamo il Sacro Cuore, quel Cuore al di sopra di tutti i cuori; invece di lasciarci sole quando siamo tentate di sentire la solitudine, Lui viene e, così amorevolmente, invita i nostri spiriti stanchi a riposarsi in Lui... Oh! se non fosse per l'amore del Sacro Cuore, e la cura sempre benevola e tenera della nostra Madre Immacolata, saremmo molto deboli e sole; ma accanto a loro siamo forti e senza timore – quali che siano le tempeste che incombono...»

Ma si preparano bufere ancor più gravi. Durante l'assenza di madre Mary, le difficoltà ad Adelaide si moltiplicano: un gruppo di sacerdoti della diocesi, che si oppone con veemenza al nuovo istituto, desidera il suo scioglimento. È in questo clima di ostilità che si ritrova mons. Sheil, vescovo di Adelaide, stanco dopo un lungo viaggio in Europa dove ha partecipato al primo concilio del Vaticano. Di fronte alle accuse mosse nei confronti delle suore, si mostra dapprima insensibile; è lui, in effetti, che le ha istituite. Tuttavia, viene gradualmente conquistato alla causa degli scontenti, le cui lagnanze essenziali sono: il rifiuto delle Suore di accettare la borsa governativa, e la presunta incapacità di insegnare di molte di loro. Mons. Sheil si lascia convincere che deve modificare le costituzioni, e, travalicando i propri poteri, finisce con il voler imporre la sua volontà. Ora, le Suore non possono accettarlo. In effetti, secondo il diritto della Chiesa, le costituzioni di una congregazione religiosa, una volta riconosciute dall'autorità competente, non possono essere modificate senza il consenso del capitolo generale dell'istituto. Di fronte al rifiuto di madre Mary, mons. Sheil adotta una misura estrema: il 22 settembre 1871, alla presenza della comunità, pronuncia la scomunica contro la fondatrice. Le Suore, quasi all'unanimità, preferiscono essere sciolte dai loro voti piuttosto che accettare le costituzioni che egli intende imporre loro, ma che non hanno fatto voto di osservare. In pochi giorni, vengono disperse, private del loro abito religioso, e costrette ad affidarsi alla carità dei fedeli: la Congregazione non esiste più.

Più che mai vicina a Dio

Madre Mary descrive così i suoi sentimenti mentre il  vescovo, circondato da diversi sacerdoti, pronunciava su di lei la sentenza: «Provavo tanto amore... una sorta di riverenza per la sentenza stessa che veniva pronunciata con tanta forza contro di me. Non so come descrivere la sensazione, ma ero intensamente felice e mi sentivo più vicina a Dio di quanto non lo fossi mai stata prima. Questa consapevolezza della presenza calma e pacifica di Dio non la dimenticherò mai». Accolta caritatevolmente da famiglie amiche e sostenuta moralmente da una comunità di Padri gesuiti, madre Mary si vede costretta, per evitare lo scandalo, a evitare i contatti con le sue consorelle, e a rivestire l'abito secolare, il che le costa enormemente. Scrive dal luogo solitario dove si è ritirata: «Non ho mai sentito una pace del cuore così sicura e certa come di recente. La maestà delle vie di Dio mi sembra così bella... Qualche cosa sembrava sussurrarmi all'orecchio: «Fra qualche anno, questo scandalo che è una prova così dura verrà completamente cancellato dal ricordo degli uomini, e la Chiesa sarà più che mai fermamente consolidata, non solo ad Adelaide, ma anche in tutte le colonie»».

Nel mese di febbraio successivo, mons. Sheil si ammala gravemente. Poco prima della morte, si rende conto che è stato mal consigliato, si pente dell'ingiustizia che ha commesso nei confronti delle Suore, e revoca la censura che aveva pronunciato contro madre Mary. Per la Festa di San Giuseppe, il 19 marzo 1872, le Suore hanno la gioia di vestire nuovamente il loro abito religioso. Tuttavia, le difficoltà, soprattutto materiali, non mancano. In certi giorni, le Suore non hanno abbastanza da mangiare. Una di loro scrive: «Ma che importava questo? avevamo madre Mary, avevamo il nostro abito ed eravamo pienamente felici». Per madre Mary, la risoluzione della situazione è come una vittoria. Tuttavia, lungi dal gridare al trionfo, non si fa illusioni sul futuro: «La mia via, scrive a sua madre, sarà comunque quella della Croce. Io non cerco nient'altro, e amo e benedico la dolce Volontà che mi dà questa parte di eredità. Mi è del tutto impossibile averne un'altra».

« Gesù chiama i suoi discepoli a prendere la loro croce e a seguirlo (Mt 16,24) poiché patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme (1Pt 2,21). Infatti egli vuole associare al suo sacrificio redentore quelli stessi che ne sono i primi beneficiari... Al di fuori della Croce non vi è altra scala per salire al cielo (Santa Rosa da Lima)» (CCC, 618).

Il 28 marzo 1873, madre Mary s'imbarca per Roma per sollecitare per la sua Congregazione l'approvazione della Santa Sede. Ecco come descrive il suo incontro con papa Pio IX: «Domenica, festa della Pentecoste, ho avuto la gioia di vedere il Santo Padre, e di ottenere da lui una calorosa benedizione per me e per le mie care consorelle ... Quello che egli ha detto e il modo in cui l'ha detto quando ha saputo che ero «la scomunicata»... mi ha mostrato che il Papa ha un cuore di padre, e quando mi ha posato la sua mano amata sulla testa, ho provato più di quanto non tenterei di dire». Madre Mary lascia l'Europa solo dopo aver visitato molti altri paesi, ed essersi informata sui metodi migliori d'insegnamento. Di ritorno in Australia alla fine del 1874, viene accolta con la più grande gioia dalle sue Figlie. Convoca per il 19 marzo successivo un capitolo generale della Congregazione per comunicargli le decisioni romane: la Congregazione è riconosciuta dalla Santa Sede, con alcune modifiche nel modo di vivere delle religiose.

Una carità ammirevole

Come aveva previsto, le pene non mancano, nono- stante il sostegno di Roma. Il nuovo vescovo di Adelaide, mons Reynolds, un tempo di così grande sostegno alle Suore di San Giuseppe, si lascia convincere che madre Mary non è degna del suo incarico. Con altri vescovi australiani, non ha mai accettato che l'Istituto delle Suore di San Giuseppe sia riconosciuto come congregazione di diritto pontificio con un governo centrale non soggetto alla giurisdizione dei vescovi diocesani. Mons. Reynolds finisce con l'espellere la fondatrice dalla diocesi di Adelaide e si arroga i diritti di superiore canonico. Essendosi recata a Sydney, madre Mary viene accolta affabilmente dal nuovo arcivescovo, il cardinale Moran, che diventa un grande amico e il protettore dell'istituto. Il Cardinale viene ben presto nominato dalla Santa Sede per indagare sulle accuse rivolte contro la fondatrice da mons. Reynolds. In una lettera indirizzata alle sue consorelle, madre Mary dà prova di un rispetto e di una carità ammirevoli nei confronti del vescovo che l'ha trattata ingiustamente: «Crediamo che tutto è stato fatto con buone intenzioni, e non dimentichiamo mai ciò che questo buon vescovo è stato per noi in passato; non ho certamente bisogno di chiedere a tutte quelle che sono veramente mie Figlie, di non dire né fare mai nulla, in questi tempi difficili, che possa recar danno al vescovo, ai suoi sacerdoti, o al suo popolo. Ora, più che mai, dobbiamo essere umili, pazienti, caritatevoli, e perdonare... Da tutto questo dolore, è venuto molto bene e ve ne sarà dell'altro».

Madre Mary rivolge qui uno sguardo di fede sugli avvenimenti dolorosi della sua vita, e ricorda così l'insegnamento di san Paolo: Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio (Rm 8,28). «La testimonianza dei santi non cessa di confermare questa verità: così santa Caterina da Siena dice a coloro che si scandalizzano e si ribellano davanti a ciò che loro capita: «Tutto viene dall'amore, tutto è ordinato alla salvezza dell'uomo, Dio non fa niente se non a questo fine»» (CCC, 313).

In effetti, la Provvidenza ricompenserà la pazienza delle Suore. Il 25 luglio 1888, la Sacra Congregazione della Propaganda conferma il governo centrale delle Suore dell'Istituto di San Giuseppe e ne trasferisce la casa madre a Sydney.

«San Giuseppe ci riconosce come sue figlie?»

Il mese di marzo del 1891 segna il 25° anniversario  della fondazione dell'istituto. Madre Mary scrive alle sue consorelle: «Sorelle mie, rivolgiamoci con grande fiducia al nostro glorioso Patrono nel giorno della sua festa; chiediamogli di ottenerci tutto quello di cui abbiamo bisogno per diventare umili e fedeli. Se non avremo lo spirito di umiltà, non saremo le Suore di San Giuseppe se non di nome. San Giuseppe, nostro Padre, era umile e nascosto. Se non vedesse in noi il desiderio di imitarlo in questo, come potrebbe riconoscerci per sue figlie, come potrebbe pregare per noi davanti al suo Figlio adottivo?... Fate l'offerta di ogni ingiustizia, reale o immaginaria, al nostro glorioso Patrono perché la presenti al nostro Divino Sposo, suo Figlio adottivo, e pregate per non ricordarvi mai di tali cose. Come potremmo avere la pace e la carità, ricordandoci costantemente delle offese passate?»

Gli anni successivi trascorrono per madre Mary a visitare le diverse case della Congregazione in Australia e in Nuova Zelanda. Nel gennaio 1899, dopo aver ceduto il suo incarico per alcuni anni, viene nuovamente eletta Superiora generale. La sua salute però si deteriora. Nel 1902, soffre di un ictus che la lascia incapace di camminare, e paralizzata al braccio destro. Ricupera lentamente l'uso degli arti ed è di nuovo in grado di camminare con l'aiuto di un deambulatore. Le sue forze, tuttavia, vanno declinando. Rende l'anima a Dio l'8 agosto 1909. Oggi, le Suore di San Giuseppe sono circa un migliaio, diffuse in Australia, Nuova Zelanda, Timor Orientale, Europa e Sudamerica.

«Nella vastità del continente australiano, sottolineava il beato papa Giovanni Paolo II, la beata Mary MacKillop non si è lasciata scoraggiare dal grande deserto, dalle immense distese dell'entroterra, né dallo squallore spirituale che colpiva tanti suoi compagni della città. Piuttosto ella preparò audacemente la strada del Signore nelle situazioni più difficili... Anche oggi la comunità cristiana si trova di fronte a molti «deserti»: le terre squallide dell'indifferenza e dell'intolleranza, la desolazione del razzismo e il disprezzo verso altri esseri umani, l'aridità dell'egoismo e della infedeltà: il peccato in tutte le sue forme e le sue espressioni, e lo scandalo del peccato magnificato dai mezzi della comunicazione sociale. Se la Chiesa richiama continuamente alla legge di Dio, scritta nel cuore umano e rivelata nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, lo fa non per un attaccamento arbitrario alla tradizione passata e per una visione antiquata. È che l'uomo distaccato dal suo Creatore e Redentore non può compiere il suo destino e non avrà pace».

Chiediamo a santa Mary MacKillop di condurci, attraverso l'umiltà, il perdono e una profonda carità verso tutti, nel cammino della vera Pace, che è Gesù Cristo !

Dom Antoine Marie osb

Per pubblicare la lettera dell’Abbazia San Giuseppe di Clairval su una rivista, giornale, ecc., o per inserirla su un sito internet o una home page, è necessaria un’autorizzazione. Questa deve essere richiesta a noi per E-Mail o attraverso http://www.clairval.com.

Indice delle lettere  - Pagina di accoglienza

Webmaster © 1996-2017 Traditions Monastiques