Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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8 settembre 2011
Natività della Beata Vergine MARIA


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Per fare il lavoro materiale, trovo abbastanza persone, ma per fare bene  il catechismo, mettere la fede, l'amore di Nostro Signore nelle anime,  ve ne sono molto poche, quasi nessuna.» Queste parole esprimono l'ardente desiderio del beato Antonio Chevrier di «dare alla Chiesa e al mondo dei sacerdoti poveri e dei buoni catechisti che vadano dappertutto per mostrare Gesù Cristo » (Giovanni Paolo II, omelia della beatificazione, 4 ottobre 1986).

Nato a Lione la domenica di Pasqua, 16 aprile 1826, Antonio Chevrier viene battezzato due giorni dopo. Figlio unico di una famiglia laboriosa di canuti (tessitori della seta), cresce in un mondo in tumulto: rivolta dei canuti e rivoluzione del 1848. Da suo padre, eredita le virtù di umiltà e di mitezza, da sua madre, una donna forte, dal carattere ardente ed energico, una fede da spostare le montagne. Il timore della signora Chevrier è che suo marito e suo figlio non camminino sulla buona strada e perdano le loro anime. Se il bambino commette per sbadataggine un peccatuccio, sua madre lo manda a letto prima dell'ora consueta: «Andate a letto, Signore! – Oh mamma, no, non voglio essere un Signore, sono il tuo piccolo Antonio.» Una volta la madre lo lascia piangere fino alle undici di sera, prima di dargli il bacio che gli ha rifiutato per penitenza. Antonio Chevrier scriverà in seguito: «Sapete ciò che forma gli uomini? Le sofferenze, le privazioni, le umiliazioni. Chi non ha sofferto nulla non sa nulla: è un pappamolle.» Appassionato nel gioco quanto nello studio, viene spesso scelto dai suoi compagni come caposquadra nel cortile di ricreazione, e anche in strada. Un giorno, gli allievi della scuola laica li aspettano all'uscita delle lezioni per aggredirli. Antonio, con la sua alta statura e con parole concilianti, li impressiona a tal punto che i monelli rinunciano alla battaglia.

Un globo luminoso

La sua anima riceve molto presto una grazia miraco- losa. È un'epoca in cui, alla consacrazione, durante la Messa, viene raccomandato ai fedeli di abbassare gli occhi per rispetto per le specie consacrate. Una mattina, Antonio, per una santa e ingenua curiosità, alza la testa e scorge senza sorpresa, ma con ammirazione, un globo luminoso al di sopra del calice, al momento dell'elevazione. Solo molto più tardi comprenderà che questa manifestazione sensibile era straordinaria e ringrazierà Dio di aver voluto consolidare così la sua fede nascente. Padre Chevrier racconterà un giorno questo miracolo a una persona in punto di morte, che, in realtà, sopravvivrà e lo divulgherà. Dopo la sua prima comunione, nel 1837, Antonio chiede il privilegio di servire quotidianamente la prima Messa della parrocchia, alle cinque. Estate come inverno, egli è fedele e lo si trova spesso che aspetta al freddo l'apertura delle porte. Nel 1840, Antonio ha quattordici anni; un prete della parrocchia gli chiede se non vorrebbe diventare prete. Non ci ha mai pensato, ma risponde: «Sì» e prova allora una viva gioia. Entra nella scuola clericale Saint François, poi nel Seminario minore dell'Argentière, vicino a Lione. Nell'ottobre 1846, avviene la vestizione dell'abito talare nel Seminario maggiore di Sant'Ireneo, poi, l'anno successivo, la tonsura; in questa occasione, ha l'idea di offrirsi per le Missioni estere. Sua madre vi si oppone con estrema energia: «Siete un ingrato, Signore, un cattivo figlio. Pensate che io vi abbia allevato per farvi mangiare dai selvaggi?... Dei selvaggi, ne troverete a Lione! Se voi partite contro la mia volontà, non vi riconoscerò come mio figlio.» Queste parole, di una saggezza troppo umana, non sarebbero bastate a trattenerlo, se non avesse ricevuto consigli simili dal suo confessore.

Ordinato prete il 25 maggio 1850 dal cardinale de Bonald, Antonio viene nominato vicario a Saint-André de la Guillotière, in un importante sobborgo operaio di Lione. Gli abitanti sono per la maggior parte dei contadini sradicati dalla campagna. Uomini, donne e bambini, fin dall'età di otto o nove anni, lavorano in fabbrica o in officina più di otto ore al giorno, compresa la domenica. Le loro case di pisé (argilla) sono strette le une contro le altre in vicoli tortuosi che sboccano in tetri paesaggi. Come uniche distrazioni, i cabaret, le sale da ballo malfamate. Nel 1850, Saint-André conta seimila anime la cui evangelizzazione è così difficile che, per quattro anni, il parroco precedente ha lavorato senza successo. Il giovane apostolo è nella gioia perché ha «molto bene da fare attorno a sé». È in piedi molto presto: preghiera, breviario, Messa, studi sacri, visite ai malati. Se teme che la porta di questi ultimi si chiuda di fronte alla sua tonaca, il reverendo Chevrier si scosta per non essere visto. Non appena qualcuno apre, mette il piede nell'angolo della porta e supplica così ardentemente che finisce quasi sempre per poter entrare al capezzale dei morenti. Fa anche pesche miracolose. In strada, il giovane vicario converte donne di malaffare, il che gli vale di essere ingiuriato, minacciato, picchiato, o inseguito a colpi di pietre.

Il segreto di un apostolato così combattuto e così fecondo è nella povertà. Antonio Chevrier si spoglia di tutto e affida a Dio la cura di provvedere alle sue necessità. Sua madre gli ha fatto un corredo: lui lo ha presto distribuito ai poveri. Lei gli ridà della biancheria: lui la distribuisce di nuovo. «Ma insomma, esclama sua madre, non è per degli sconosciuti che faccio queste spese e che mi do tanto da fare! – Ma questi sconosciuti sono i miei figli. – Allora, eccomi la nonna di tutti questi malandrini! Tante grazie!» Lui ride di cuore e continua. Ma, poiché la madre lo colma di rimproveri: «Ma che cosa è questo? Lui finisce con il rispondere. Nostro Signore Gesù Cristo ha pur donato il suo sangue!» Il 31 maggio 1856, in piena notte, le piene del Rodano provocano inondazioni che diventano, per certi quartieri come la Guillotière, una vera e propria catastrofe. Per diversi giorni, Antonio Chevrier si mostra coraggioso e instancabile per soccorrere le vittime rischiando la sua vita, in mezzo a una corrente impetuosa e a pericolosi vortici. Salva molte persone e rifornisce le case isolate. Forse vi è un legame tra questa prova e l'evento spirituale che cambierà completamente la sua vita, in pochi mesi, perché Dio ha dei disegni su di lui.

Uno sconvolgimento radicale

La notte di Natale 1856, infatti, meditando  sull'Incarnazione davanti al presepio del Bambino Gesù, Antonio Chevrier avverte un appello soprannaturale che egli esprime nel modo seguente: «Il Figlio di Dio è sceso sulla terra per salvare gli uomini e convertire i peccatori. Eppure che cosa vediamo? Quanti peccatori ci sono nel mondo! Gli uomini continuano a dannarsi! Allora mi sono deciso a seguire Nostro Signore Gesù Cristo più da vicino per divenire più capace di lavorare efficacemente alla salvezza delle anime.» Avviene uno sconvolgimento radicale in quel momento; si tratta per lui di «lasciare tutto e di vivere il più poveramente possibile». Né impulsivo né esaltato, prende un tempo di riflessione e prega. Comprende che la sua missione è quella di catechizzare i poveri e i piccoli. Nel gennaio 1857, consulta il santo curato d'Ars. Questi lo ascolta e approva il suo progetto, considerando il prete come suo figlio. Il suo parroco, invece, non lo capisce e si oppone alle sue iniziative. Antonio Chevrier pensa allora di lasciare la parrocchia. Nel giugno 1857, il suo incontro con Camille Rambaud precipita le cose: questo laico straordinario ha abbandonato la propria posizione e fa costruire per i poveri la «Città del Bambino Gesù». L'opera ha bisogno di un cappellano. Il cardinale de Bonald nomina Antonio Chevrier a questo posto, con grande rammarico del parroco e dei parrocchiani di Saint-André. Egli viene chiamato ormai padre Chevrier, nonostante non sia un religioso. Il compito consiste soprattutto nell'assicurare la Messa ogni giorno e nel fare il catechismo a una ventina di bambini che si preparano alla prima Comunione. Questa «città operaia» ospita allora un po' più di duecento persone sinistrate, per la maggior parte, in occasione delle recenti inondazioni. Camille Rambaud, o frère Camille, come viene chiamato, dirige tutto. Ha un temperamento di asceta e impone ai suoi collaboratori un'estrema povertà insieme con una grande mortificazione. Questo stile di vita attrae l'anima di padre Chevrier nonostante la sua salute delicata. Nel 1859, egli entra nel terz'ordine francescano: l'esempio di san Francesco è quello che desidera maggiormente imitare. A detta dei testimoni, Antonio Chevrier è raggiante di gioia.

Le due opere di cui Camille Rambaud si occupa contemporaneamente: il catechismo per i bambini poveri e la costruzione di alloggi sociali non possono coesistere a lungo. Viene affittato un locale alla Guillotière per il catechismo dei ragazzi; quello delle ragazze si farà a Fourvière. Padre Chevrier esercita quindi il suo ministero in tre luoghi, il che gli procura un lavoro superiore alle sue forze. Egli prega la Divina Provvidenza che lo aiuti a trovare una soluzione. Il 10 dicembre 1860, affitta al Prado una grande sala da ballo, fino ad allora malfamata. Non ha un soldo in tasca, ma, con l'aiuto di benefattori, e incoraggiato dal suo arcivescovo, riuscirà poco dopo ad acquistarla. Per un comune accordo, Camille Rambaud, diventato prete, è il superiore della «città del Bambino Gesù», e padre Chevrier dirige i catechismi dei ragazzi e delle ragazze della Provvidenza del Prado.

Orgogliosa di suo figlio

Il Prado, un tempo «casa del diavolo», diventa la casa  del buon Dio. La grande sala da ballo si trasforma in cappella. La signora Chevrier può essere orgogliosa di suo figlio. Aiutato da alcuni giovani ragazzi e ragazze, che vengono chiamati «fratelli» e «sorelle», il Padre prende con sé, per un periodo di sei mesi, bambini e giovani provenienti da famiglie operaie, allo scopo di «farne degli uomini e dei cristiani». Il primo, Pierre Pacalet, viene notato mentre divora con gusto delle bucce di meloni trovate su un mucchio di spazzatura; il Padre ne ha pietà. Questo bambino, disabile mentale, diventa la prima pietra della sua opera. Pierre fa la sua prima comunione al Prado, di cui amerà chiamarsi «il pilastro». I giovani affluiscono, hanno da quattordici a vent'anni. Molti lavorano in fabbrica dall'età di otto o nove anni. Alcuni sono orfani, altri escono di prigione. Ricevono al Prado un'istruzione religiosa completa. Due ore al giorno, imparano la lettura e la scrittura; il resto è incentrato sull'educazione religiosa. Qui, tutto poggia sulla fiducia nella Divina Provvidenza. Si mangia quello che c'è e, se non c'è niente, all'ultimo minuto una persona porta proprio quello di cui c'è bisogno. Quando la borsa è vuota, padre Chevrier va a elemosinare all'uscita delle chiese; all'inizio, questo gli costa molto e gli accade anche di essere molestato dalla polizia. Nonostante la povertà, la vita al Prado non è triste. L'allegria del Padre esplode al momento delle ricreazioni; queste sono molto animate soprattutto quando l'uno o l'altro dei giovani ospiti è stato un tempo saltimbanco, mangiatore di spade o acrobata.

Il catechismo è la preoccupazione principale del Padre, il suo lavoro con i bambini, ma anche con gli adulti che frequentano il Prado. «Catechizzare gli uomini, scriveva, è la grande missione del prete oggi.» Egli desidera trascinarvi gli altri, ma è una missione difficile: «Oh! per un anima che faccia bene il catechismo, che abbia un vero spirito di povertà, di umiltà e di carità, per questa anima, io darei tutto il Prado!» Padre Chevrier riassume in tre parole la questione: «Prima di tutto illuminare la mente, toccare il cuore e infine suscitare la volontà... Occorre istruire non con grandi discorsi che non vanno fino in fondo al cuore degli ignoranti, ma con insegnamenti molto semplici e alla portata della gente comune. Bisognerebbe ai nostri giorni andare a catechizzare ovunque, insegnare le verità fondamentali, dire agli uomini che vi è un Dio e insegnare loro ad amarlo e servirlo.»

Uno strumento provvidenziale

«Centocinquant'anni più tardi, scrive il cardinale  Barbarin, arcivescovo di Lione, le circostanze sono completamente cambiate, certo, ma l'urgenza e la posta in gioco rimangono le stesse» (Lettera Pastorale, 2006). Tuttavia, dal 2005, un provvidenziale strumento, a disposizione di tutti, fa testo in materia, il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica. «Il Compendio, precisa Benedetto XVI, contiene, in modo conciso, tutti gli elementi essenziali e fondamentali della fede della Chiesa, così da costituire una sorta di vademecum, che consenta alle persone, credenti e non, di abbracciare, in uno sguardo d'insieme, l'intero panorama della fede cattolica». (Motu proprio del 28 giugno 2005). Più recentemente, il Santo Padre è ritornato su questo argomento: «La presentazione organica della fede è un'esigenza irrinunciabile. Infatti, le singole verità della fede si illuminano a vicenda e, in una loro visione totale e unitaria, appare l'armonia del piano di salvezza di Dio e la centralità del Mistero di Cristo... Il Catechismo della Chiesa Cattolica, come pure il Compendio del medesimo Catechismo, ci offrono proprio questo quadro completo della Rivelazione cristiana, da accogliere con fede e con gratitudine. Vorrei incoraggiare perciò anche i singoli fedeli e le comunità cristiane ad approfittare di questi strumenti per conoscere e approfondire i contenuti della nostra fede. Essa ci apparirà così una meravigliosa sinfonia, che ci parla di Dio e del suo amore e che sollecita la nostra ferma adesione e la nostra operosa risposta» (Udienza generale del 30 dicembre 2009).

L'anno 1870, iniziato nel lutto per la morte del cardinale de Bonald, termina con la guerra estera seguita dalle agitazioni sociali della Comune, che imperversano a Lione come a Parigi nel 1871. La povertà del Padre e la fama delle sue buone opere gli servono come baluardo. L'opera della Prima Comunione non viene interrotta. Padre Chevrier non ha nessuna paura ad accompagnare i bambini a Fourvière, attraversando in tonaca tutta la città, in mezzo alla Guardia Nazionale che fa le sue esercitazioni. Il giorno della festa del Corpus Domini del 1871, porta il Santissimo Sacramento per le strade dove si smette appena di battersi. Nessuno osa disturbare la cerimonia. Nello stesso momento, a Parigi, i «comunardi» fanno fucilare l'arcivescovo e un gruppo di sacerdoti. Si dice di padre Chevrier che sia forse il sacerdote più audace della sua epoca.

Come se il suo lavoro al Prado non fosse sufficiente, padre Chevrier accetta, per amore per i poveri, l'incarico di fondare una nuova parrocchia nel quartiere abbandonato del Moulin-à-Vent, a tre chilometri dal Prado. Là, non c'è nessuna pratica religiosa. Una prima Missione ottiene un grande successo. «Sono la virtù, la carità che ispirano veramente la fiducia e l'amore del popolo, afferma il Padre... Mettete un prete povero in una chiesa di legno aperta a tutti i venti, egli attirerà e convertirà più persone... di un altro prete in una chiesa d'oro.» E ancora: «Quale libertà, quale potenza dà al prete questa santa e bella povertà di Gesù Cristo ! Quale esempio egli è per il mondo, questo mondo che lavora solo per i soldi, che vive solo per il denaro!»

« È un messaggio che è tuttora attuale, scrive il cardinale Barbarin« Ascoltare questo messaggio presuppone una grande apertura di cuore e una reazione ferma contro la tentazione onnipresente del benessere e dell'agio materiale. Come restare liberi davanti al denaro, che è una realtà necessaria e quotidiana, ma che finisce ben presto con l'ingannarci, con il trascinarci nella sua logica implacabile?»

Insegnare, far comprendere

Anche se il lavoro pastorale, al Moulin-à-Vent, è nella  maggior parte dei casi effettuato da uno dei suoi collaboratori, padre Chevrier ne è il primo parroco dal 1867 al 1871. Il metodo «pradosiano» consiste prima di tutto nell'evangelizzazione attiva dei parrocchiani: istruzioni, Rosario, Via Crucis con meditazione pubblica. Insegnare, far comprendere, queste sono le idee dominanti del Padre: «Se tante persone si annoiano a Messa è perché non capiscono i misteri che vi si operano.» Egli stesso celebra il Santo Sacrificio con grande cura e ottiene dai partecipanti tutta l'attenzione possibile.

«La migliore catechesi sull'Eucaristia è la stessa Eucaristia ben celebrata. Per natura sua, infatti, la liturgia ha una sua efficacia pedagogica nell'introdurre i fedeli alla conoscenza del mistero celebrato» (Benedetto XVI, Esortazione apostolica Sacramentum Caritatis, n. 64, 22 febbraio 2007).

Nel 1866, padre Chevrier realizza al Prado un progetto che gli è sempre stato a cuore: suscitare sacerdoti poveri per evangelizzare i poveri. Apre una piccola scuola per bambini con attitudini a questo genere di vocazione. Nel 1873, i suoi primi quattro latinisti entrano nel Seminario maggiore di Lione. Rivolgendosi a loro, prende la penna per scrivere «Il Vero Discepolo di Nostro Signore Gesù Cristo», in cui esprime la passione della sua vita: seguire Gesù essendo povero con Lui nella mangiatoia, crocifisso con Lui, mangiato come Lui nell'Eucaristia, per seguirlo nella sua gloria. «Il sacerdote è un uomo spogliato, un uomo crocifisso, un uomo mangiato», come lo affermano le massime dipinte dal Padre sui muri della modesta casa di Saint-Fons, vicino a Lione. Egli stesso ama talvolta ritirarsi in questo luogo per qualche giorno di raccoglimento: «Vado a mettere dell'olio nella lampada, sento che sta calando», dice egli allora ai suoi confratelli. Si tratta dell'olio dell'amore di Dio.

Lo spogliamento

Padre Chevrier si spende senza sosta, ben oltre le sue  forze, e lo riconoscerà: «Mi sono ammazzato nell'opera.» Nella primavera del 1874, si ammala gravemente; riesce tuttavia a riprendere le sue attività e a fare un soggiorno di quattro mesi a Roma per formarvi i suoi futuri sacerdoti, ma la sua salute non si riprenderà mai veramente. Quando l'opera sembra arrivare alla maturità, egli conosce la prova dello spogliamento: un ex compagno lo lascia per andare per un po' di tempo alla Trappa, e i suoi nuovi preti, ordinati nel maggio 1877, esitano a proseguire al Prado. «Dio mi aveva dato degli aiuti, dice, dei buoni coadiutori, me li riprende. Che il suo santo nome sia benedetto!» In realtà, questi tre collaboratori resteranno al Prado. Ma per padre Chevrier, arriva improvvisamente l'incapacità a qualsiasi lavoro: deve dimettersi il 6 gennaio 1878, mentre uno più giovane gli succede. I medici gli prescrivono un riposo assoluto a Limonest, nella campagna di Lione. Nel settembre 1879, comprendendo che la fine della sua permanenza sulla terra si avvicina, chiede di tornare al Prado. Vi muore, a 53 anni, il 2 ottobre 1879. Quasi diecimila persone partecipano al suo funerale. Le sue spoglie vengono sepolte nella cappella, davanti al tavolo di comunione, là dove un tempo stava l'orchestra che guidava il ballo.

I primi quattro preti del Prado si ritrovano da soli in una situazione difficile. Il loro statuto è precario e lo rimarrà a lungo: le costituzioni dei Sacerdoti del Prado verranno approvate dall'arcivescovo di Lione solo nel 1924, cioè quarantacinque anni dopo; e le Suore saranno erette a Società apostolica di diritto diocesano nel 1925. Lo sviluppo del Prado risale a questo periodo, nella diocesi di Lione in un primo tempo, poi in Francia a partire dal 1945. L'opera si trova attualmente in più di trenta paesi in Europa, Asia, Africa e Sud America. I sacerdoti sono oggi un po' più di un migliaio. La famiglia pradosiana comprende anche dei Fratelli e l'Istituto Femminile del Prado formato da donne che vivono da laiche nel mondo e s'impegnano a vivere la castità nel celibato per amore di Cristo.

Padre Chevrier è stato beatificato il 4 ottobre 1986, a Lione, nella festa di san Francesco d'Assisi. «Egli è, ha detto papa Giovanni Paolo II, una guida incomparabile per i sacerdoti. Ma tutti i laici cristiani troveranno anch'essi in lui una gran luce, perché egli mostra a ciascun battezzato come annunciare la buona novella ai poveri e come rendere Gesù Cristo presente attraverso la propria esistenza« Oggi il contesto religioso non è più quello dell'epoca di padre Chevrier. Esso è contrassegnato dal dubbio, lo scetticismo, la mancanza di fede, se non l'ateismo, e da una rivendicazione massima della libertà« L'ignoranza religiosa si estende in modo sconcertante... I poveri sono tutti coloro cui manca Dio« che soffrono a causa della disoccupazione, che non trovano impiego« Non è più solo il mondo operaio ad essere colpito, ma molti strati sociali, ammalati, handicappati, detenuti« Le parole di Gesù ci interpellano: Ero ammalato, ero prigioniero« e siete venuti a trovarmi.»

Beato Antonio Chevrier, insegnaci a vivere secondo lo spirito delle Beatitudini, e aprici gli occhi sulle povertà del nostro mondo affinché gli doniamo quello che abbiamo di meglio: la gioia di amare Dio e il prossimo!

Dom Antoine Marie osb

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