Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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24 aprile 2011
Domenica di Pasqua


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Binta, un'adolescente africana musulmana, vive in Guinea. Un  giorno dell'anno 1994, ingerisce della soda caustica.  Trasportata  a Barcellona, in Spagna, viene salvata da un'operazione, poi ospitata in una casa delle «Suore azzurre». Ben presto, però, i medici scoprono un'enorme ulcera, una peritonite e un'emorragia allo stomaco. Nonostante una nuova e lunga operazione, la prognosi è netta: «Non vi è più nulla da fare», dichiara un'infermiera. Si prepara persino il certificato di morte. Le Suore Azzurre iniziano una novena alla loro fondatrice, Émilie de Villeneuve, e mettono nella mano della ragazza il ritratto di Émilie insieme con una delle sue reliquie. Improvvisamente, Binta apre gli occhi e, senza spiegazione medica, si ristabilisce prontamente. Dopo ventitré giorni di incoscienza, si alza da sola, e ritorna alla casa delle Suore, completamente guarita. Questo miracolo ha permesso la beatificazione di Émilie de Villeneuve, il 5 luglio 2009, a Castres (Tarn).

Émilie de Villeneuve è venuta al mondo il 9 marzo 1811 a Tolosa, in una delle più antiche famiglie nobili del Linguadoca. Due sorelle l'anno preceduta nella famiglia, Léontine e Octavie. Ogni estate, la famiglia si trasferisce al castello di Hauterive, vicino a Castres. Nel 1815, dopo la nascita di un figlio maschio, Ludovic, la famiglia si stabilisce a Hauterive. La signora de Villeneuve si occupa dell'istruzione e dell'educazione dei suoi figli, nonostante una salute precocemente logorata dalle prove della Rivoluzione. Suo marito è assorbito dalle sue terre che percorre in tutti i sensi, dirigendo arature e raccolti. Al castello, la disciplina è severa: mai fuoco acceso nelle stanze; silenzio a tavola; nel salotto, i figli, relegati al fondo della stanza, hanno il divieto di far rumore. In compenso, nel parco, possono darsi liberamente allo svago. L'autorità materna, nello stesso tempo ferma e flessibile, dopo aver insegnato i principi cristiani di un comportamento giusto e buono, si fonda molto sulla fiducia.

La differenza di età provoca tra Émilie e le sue sorelle una certa distanza, lasciando quest'ultima in una specie di isolamento; ella attraversa gli anni dell'infanzia in un'insensibilità sconcertante: «Un cuore che aveva l'aria di non sentir nulla, una mente fredda, priva persino di quella grazia dei piccoli ragionamenti così deliziosi dell'infanzia», dirà di lei Coralie, una delle sue amiche. A questo si aggiunge un tratto di carattere veramente eccezionale a quell'età: un amore appassionato per la precisione, per le cose fatte all'ora prefissata. Ben presto, sua madre la incarica di insegnare i rudimenti dell'istruzione al fratellino. Émilie sa farsi obbedire, senza essere brusca, da questo bambino turbolento. Lei stessa ne deriva un gusto crescente per lo studio.

Sensibile ma chiusa

Nel 1825, la signora di Villeneuve si spegne dopo  una dolorosa agonia. Abituata a non esternare sentimenti pur ben reali, perché, secondo quanto ammette lei stessa, è portata «alla sensibilità e alla tenerezza», Émilie rimane come insensibile. Ma questo atteggiamento denota un dramma intimo: la tenerezza materna, maggiormente concentrata sulle due figlie maggiori, le è troppo mancata e la ragazza si è rinchiusa in se stessa. Al momento della sua prima comunione, nel gennaio 1826, non lascia trasparire al di fuori nulla del suo fervore. Poco dopo, il signor de Villeneuve, nominato sindaco di Castres, affida i suoi figli alla propria madre che abita a Tolosa. Questa signora, molto anziana e cieca, lascia loro una libertà pressoché totale. Il suo salotto è un luogo di incontro per tutta la città. Léontine e Octavie ne sono felicissime; piacciono, e il mondo piace loro. Quanto a Émilie, nonostante la sua magnifica capigliatura bionda, non attira: «La sua figura alta e magra era priva di grazia, afferma Coralie... La sua forte miopia le dava un'aria maldestra, talvolta addirittura scortese, e provocava un ammiccamento che conferiva alla sua fisionomia qualche cosa di strano.»

Octavie muore nel 1828, all'età di vent'anni. Tutta la famiglia è in pianto, tranne Émilie che i suoi famigliari considerano come «un'allocca». Tuttavia, questo avvenimento produce su di lei un effetto sorprendente: «Qui inizia per Émilie una nuova esistenza, scrive Coralie... Una carità ineffabile, un amore tenero e intenso animarono da quel momento tutte le sue azioni. La preghiera, la frequentazione dei sacramenti la rendevano felice; e quando degli amici cortesi e pii venivano a trovare sua nonna, lei si avvicinava al gruppo, li ascoltava con avidità, soprattutto quando parlavano di Dio e delle cose del Cielo.» Il suo cuore, a lungo chiuso, si dona più interamente a Dio e , attraverso di Lui, alle anime.

Alla fine del novembre 1829, Léontine si sposa. Émilie diventa allora padrona di casa al castello di Hauterive, da qualche anno piuttosto trascurato. Suo padre rassegna le dimissioni nel 1830 dal suo incarico di sindaco di Castres ma moltiplica le sue attività agricole. Molto adatta al governo, Émilie fa presto a rimettere ordine, con grande soddisfazione di suo padre. Ludovic, per parte sua, è infastidito dalla serietà della sorella. «Alla tua età e nella tua posizione, le dice, fare una vita così ritirata è assurdo! Le tue amiche sono ridicole quanto te, non avete senso comune. Chi vi toglie i sermoni o le solennità della Chiesa vi toglie tutti i piaceri.» Ogni mattina, Émilie si reca a Messa. Condivide con i poveri tutta la pensione che le dà suo padre, va a trovare le giovani ragazze, le istruisce, le assiste nelle loro malattie. Padre Leblanc, gesuita che risiede a Tolosa, la guida nella sua vita spirituale.

Un'attrattiva irresistibile

Émilie raggiunge i suoi ventitré anni e confida a  Coralie: «Non mi sposerò... ma quello che mi tormenta è una vocazione per la quale provo un'attrattiva irresistibile, e padre Leblanc non vuole ancora pronunciarsi... Sento il desiderio di consacrarmi ai poveri nell'ammirevole società delle Figlie di San Vincenzo de' Paoli.» Quando, finalmente, padre Leblanc approva il suo progetto, la sua gioia è immensa. Ma il signor de Villeneuve, e la sua famiglia con lui, chiede un rinvio di quattro anni. Padre Leblanc consiglia alla sua figlia spirituale di accettare questa dilazione. Lei prosegue quindi le sue attività e assiste così bene il suo parroco che le sue amiche la chiamano «Signor Vicario». Un giorno, arriva una lettera del signor de Barre, cristiano fervente che prega a lungo nelle chiese e occupa il resto del suo tempo ad alleviare la miseria dei poveri. Ha avuto durante la Messa un'ispirazione: Émilie dovrebbe costituire a Castres una casa diretta da religiose per l'educazione dei bambini che i loro genitori non possono allevare essi stessi. Dopo qualche mese di discernimento e di preghiere, padre Leblanc conclude che l'opera è voluta da Dio. Il signor de Villeneuve, rassicurato dal pensiero che sua figlia non si allontanerà troppo da lui, dà il suo consenso e l'arcivescovo di Albi dà anche lui la sua approvazione.

L'aiuto finanziario paterno le permette di acquistare una casa a Castres. Émilie dà alla Società da lei fondata il nome di «Congregazione dell'Immacolata Concezione»; l'abito delle Suore sarà azzurro. Con due compagne, si reca al convento della Visitazione di Tolosa per un mese di noviziato. L'8 dicembre 1836, hanno luogo a Castres la vestizione, la professione religiosa temporanea e l'insediamento delle tre suore nella loro casa, alla presenza dell'arcivescovo. Émilie prende il nome di suor Marie. Le prime Regole definiscono il fine della nuova Congregazione: l'educazione dei bambini abbandonati, il servizio ai poveri e ai prigionieri, l'istruzione e la formazione professionale delle ragazze. Il 29 marzo 1837, viene aperto un laboratorio di cucito per trenta allieve, ma ben presto le sarte della città gridano alla concorrenza sleale. La popolazione, che era stata favorevole alle Suore al momento del loro insediamento, si volge contro suor Marie con asprezza, con discorsi malevoli se non addirittura calunnie. Il clero si lascia anch'esso impressionare, ma padre Leblanc incoraggia le Suore ad andare avanti.

«Sono così debole...»

Alla fine del 1837, l'ondata di critiche è passata e ven- gono ammesse quattro postulanti. All'inizio dell'anno successivo, il comune di Castres affida alle Suore la cura delle prigioni. Il primo maggio 1838, la comunità si stabilisce nell'ex seminario minore. Suor Marie si occupa di ognuna delle sue allieve con un'affettuosa sollecitudine e queste ultime sono attratte dalla pace che emana dalla sua persona. Lei stessa rivela, in alcuni scritti intimi, certi aspetti della sua vita spirituale: «Oh, mio Dio, mio Creatore e mio Salvatore, vi faccio l'offerta di me stessa, la più completa e la più perfetta che io possa fare... Non vi prego di mandarmi croci e grandi prove, perché sono così debole che non so se, dopo averle chieste, le sopporterei come si deve... Abbandono, fiducia, questo è tutto per me.» Il suo motto è «Dio solo!»

Durante l'anno 1840, emergono gravi difficoltà nella comunità: alcuni cattivi esempi provocano una rilassatezza. Madre Marie de Villeneuve non adotta nessuna azione precipitosa ma prega. Un'organizzazione ancora imperfetta non permette alla formazione religiosa da lei impartita di produrre tutti i suoi frutti. Decide di separare le novizie dalle religiose professe, poi intraprende la redazione di Costituzioni che verranno approvate dall'arcivescovo di Albi alla fine del 1841. La superiora generale dovrebbe venir eletta per tre anni, ma le suore ottengono dall'arcivescovo che la loro fondatrice sia superiora a vita. Quest'ultima esercita su di loro un'azione tutta improntata alla delicatezza e a una vigilanza discreta. Coglie molto rapidamente le loro incertezze, i loro turbamenti, le loro pene, e trova subito la parola adatta per riportarle alla serenità. Mette la massima cura nel non sottrarsi in nulla alla regola comune e desidera poter, di tanto in tanto, pulire la sua cella o lavare i piatti.

La Madre acquista, a partire dall'aprile 1841, un terreno per far costruire la casa madre della Congregazione. Ma la fiamma di amore divino che infiamma il suo cuore la spinge verso le missioni lontane: «Il desiderio di far amare Gesù Cristo e di servirLo nelle sue membra non si limiterà ai confini della Francia. La Congregazione ha ancora come scopo quello di dedicarsi alla bella opera delle missioni estere, soprattutto a quelle tra i neri, e generalmente tra i popoli più disprezzati e abbandonati. In qualunque luogo le chiami la voce del povero e dell'orfano, [le Suore] vi si recheranno senza esitare.»

Senza speranza perché senza Dio

L'11 maggio 2008, papa Benedetto XVI ricordava il  bisogno fondamentale che abbiamo di Cristo: «È Cristo il nostro futuro... Priva di Cristo, l'umanità è «senza speranza e senza Dio nel mondo (Ef 2,12), senza speranza perché senza Dio» (Enciclica Spe salvi, 3). In effetti, «chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita» (ivi, 27)... È dunque un dovere impellente per tutti annunciare Cristo e il suo messaggio salvifico. Guai a me, affermava san Paolo, se non predicassi il Vangelo! (1Cor 9,16)» (Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale). Un anno dopo, il Papa aggiungeva: «Scopo della missione della Chiesa infatti è di illuminare con la luce del Vangelo tutti i popoli nel loro cammino storico verso Dio, perché in Lui abbiano la loro piena realizzazione ed il loro compimento. Dobbiamo sentire 1'ansia e la passione di illuminare tutti i popoli, con la luce di Cristo, che risplende sul volto della Chiesa... La Chiesa non agisce per estendere il suo potere o affermare il suo dominio, ma per portare a tutti Cristo, salvezza del mondo... È in questione la salvezza eterna delle persone, il fine e compimento stesso della storia umana e dell'universo» (29 giugno 2009).

Nel 1842, madre Marie de Villeneuve viene messa in relazione con padre Libermann, fondatore delle Missionarie del Sacro Cuore di Maria. Si avvia un progetto di cooperazione tra le Suore di Castres e i Padri Missionari. All'inizio del giugno 1843, la Madre si reca a Parigi e tenta, peraltro invano, di ottenere dal governo l'approvazione civile per aprire scuole comunali. Incontra padre Libermann. «Preferisco, scriverà, le sue conversazioni alle sue lettere... I nostri modi di vedere concordano sempre in maniera veramente straordinaria. È un uomo animato dal vero spirito di Dio, di una prudenza consumata, e non ho ancora incontrato nessuno che mi abbia ispirato altrettanta fiducia.» Di ritorno a Castres, la fondatrice constata che le spese necessarie per la costruzione del convento superano le risorse disponibili. Per ottenere i fondi necessari, le suore si propongono di far penitenza per quaranta giorni. La Madre accetta, orientando contemporaneamente le sue figlie prima di tutto verso la conversione interiore. Il 30 aprile 1844, la comunità si stabilisce nel convento finalmente terminato.

Nel luglio 1846, madre Maria fonda un Rifugio per accogliere le donne che la loro estrema miseria ha gettate nel vizio. «Le Suore che l'obbedienza consacrerà a questa importante opera dovranno essere animate da un santo zelo e da un vero spirito di fede», scrive nelle Costituzioni; esse rivolgeranno la loro attenzione in queste povere anime meno allo stato vergognoso in cui le ha ridotte il peccato, che al Sangue divino che è il loro riscatto, e a Nostro Signore di cui sono le membra e che sono chiamate ad amare e glorificare, forse più perfettamente di loro stesse, per tutta l'eternità... È molto importante che le Suore non mostrino mai, nei confronti delle penitenti, qualunque torto abbiano da rimproverare loro, né impazienza, né disgusto della loro compagnia, né disprezzo per le loro persone. Le tratteranno sempre, al contrario, con una dolcezza e un affetto tutti santi.»

Ma la Madre pensa sempre alle missioni lontane. Una prima partenza di quattro religiose per l'Africa viene fissata per il 22 novembre 1847; altre avranno luogo nel 1849 e nel 1850. Padre Libermann prodiga alle suore saggi consigli: «Si cerca, senza pensarci, di indurre gli abitanti del paese ad assumere il tono e le maniere d'Europa... Occorre fare il contrario, lasciare agli indigeni gli usi e i costumi che sono loro naturali, perfezionarli animandoli con i principi della fede e delle virtù cristiane, e correggendo ciò che hanno di difettoso.» Soprattutto, il Padre esorta le suore a coltivare una pazienza a tutta prova.

La sorgente

Il Cuore di Gesù, nel quale la Madre ripone tutta la sua  fiducia, è la fonte da cui «si possono attingere l'attenzione, la tenerezza, la compassione, l'accoglienza, la disponibilità, l'interessamento ai problemi della gente, e quelle altre virtù necessarie ai messaggeri del Vangelo per lasciare tutto e dedicarsi completamente e incondizionatamente a spargere nel mondo il profumo della carità di Cristo» (Benedetto XVI, 11 maggio 2008).

Nel novembre del 1847, madre de Villeneuve si reca ad Amiens per riprendere un vecchio progetto caro a padre Liberman: installare un noviziato in vista delle missioni, nel borgo di Saint-Pierre, vicino alla città. Lì, una giovane donna e una ex religiosa desiderano fondare un terz'ordine. Si progetta di unire il noviziato dell'Immacolata Concezione con il futuro terz'ordine. Nella pratica, le difficoltà incontrate sono tali che la Madre è costretta ad abbandonare questo insediamento nel maggio 1851. Padre Libermann muore il 2 febbraio 1852, il suo successore desidera che la Madre riprenda questo progetto di fondazione. A lungo perplessa, e addolorata dalle difficoltà che sorgono un po' ovunque, nelle missioni come a Castres, la fondatrice attraversa un periodo particolarmente provante durante il quale perde il sonno e l'appetito. Quando è, o crede di essere, sola, si lascia andare alle lacrime che tradiscono la sua profonda sensibilità ma anche la sua stanchezza. Fortunatamente, questa condizione non dura e ben presto la Madre ritrova la sua serenità, la sua calma e il suo coraggio abituali. Decide di limitarsi alla fondazione di un collegio a Parigi senza riprendere il progetto di Saint-Pierre e ritorna a Castres alla fine del giugno 1853.

Nella sua vita spirituale molto semplice, madre de Villeneuve cerca prima di tutto di compiere la volontà di Dio. «Quando si parla, agisce, scrive per il bene di un 'anima, per qualche questione importante, diceva alle sue figlie, non tanto proporsi il bene di quell'anima, il successo di quella faccenda, quanto unicamente la volontà di Dio, non volendo ciò che ci si propone se non secondo le Sue intenzioni spesso diverse dalle nostre.» Attribuisce una grande importanza alla preghiera: bisogna abituarsi «a conversare con Gesù nel mezzo delle proprie occupazioni, pregare di cuore mentre si va e viene in casa». Lei stessa apprezza i momenti in cui si trova sola con Dio. Ma la sua vita spirituale si svolge spesso nell'aridità della fede pura, e parla per esperienza diretta quando scrive a una delle sue figlie: «Non preoccupatevi del vostro stato interiore che, da ciò che mi dite, è un po' tenebroso. Dio si trova ovunque, anche nelle tenebre e forse meglio ancora.» A un'altra, consiglia: «Dovete sempre temere un po' l'illusione e preferire essere guidata dalla fede nuda e priva di gusto... Diffidate di quei desideri così elevati della perfezione; accontentatevi di desiderare il compimento della volontà di Dio... Temo per voi e le altre la via delle consolazioni e preferisco la fede sola, le tenebre, insomma le croci.»

Una singolare umiltà

Due mesi dopo il suo ritorno a Castres, madre de  Villeneuve getta in subbuglio le sue figlie rassegnando le sue dimissioni da superiora generale. Le ragioni che adduce si riassumono così: la sete ardente che prova di praticare l'obbedienza fin nelle minime cose, il vantaggio per la Congregazione che sarà un giorno o l'altro privata della sua guida, il timore che le sue figlie le obbediscano più per ragioni di fiducia e di tenero affetto che per fede e puro amore di Dio. Soprattutto, la Madre non si considera affatto necessaria, e neppure desiderabile, nella posizione di superiora. Non senza sofferenze, il Capitolo generale del settembre 1853 ratifica la sua decisione. Tuttavia, disposta a portare il suo aiuto alla nuova superiora, la fondatrice riceve gli incarichi di assistente generale e di maestra delle novizie a cui assolverà con discrezione ed efficacia. Questo esempio di umiltà e di distacco è sicuramente una fonte senza pari di fecondità per la sua congregazione.

Verso la metà del 1854, si diffonde nel sud della Francia il colera, e raggiunge la città di Castres. Nello stesso tempo si scatena un'epidemia di febbre miliare (malattia febbrile contagiosa). Madre de Villeneuve intraprende una vera e propria crociata di preghiere e suscita un'atmosfera di fiducia. Il colera non penetra nel convento delle suore, ma la fondatrice è vittima della febbre miliare e, il 7 settembre, deve mettersi a letto. All'inizio di ottobre, il suo stato si aggrava e il cappellano le dà l'Estrema Unzione. Poco dopo, la Madre rende l'anima a Dio, mentre le suore recitano le preghiere per gli agonizzanti.

La Congregazione delle Suore Azzurre di Castres conta oggi più di seicento religiose suddivise in centoventitré comunità. È presente in Europa, in Africa, in America del Sud e in Asia.

In un'omelia ai nuovi vescovi, il 21 settembre 2009, il cardinale Hummes, Prefetto della Congregazione per il Clero, diceva: «La Chiesa sa che esiste un'urgenza missionaria nel mondo intero, non soltanto «ad gentes» (a favore dei pagani)... ma anche nei paesi del mondo cristiano... Tutti i nostri paesi sono diventati terre di missione, nel senso stretto« Bisogna urgentemente alzarsi e partire alla ricerca, in primo luogo, di tutti quei battezzati che si sono allontanati dalla partecipazione alla vita delle nostre comunità, e in seguito anche di tutti coloro che non conoscono che poco o nulla di Gesù Cristo.» Il 6 gennaio, papa Benedetto XVI ricordava, nello stesso senso, che «ogni cristiano è chiamato a illuminare i passi dei suoi fratelli con la parola e la testimonianza della sua vita« Con la luce che porta in lui, può e deve venire in aiuto a colui che si trova al suo fianco e che ha forse difficoltà a trovare la strada che conduce a Cristo.»

Che la beata Émilie de Villeneuve ci ottenga la grazia di essere veri evangelizzatori, appassionatamente dediti a diffondere ovunque il Regno di Dio.

Dom Antoine Marie osb

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