Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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19 marzo 2011
San Giuseppe, Sposo Beata Vergine Maria, Protettore della Chiesa universale


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«La stampa, il cinematografo, la radio, la televisione costituiscono oggi  le più urgenti, le più rapide e le più efficaci opere dell'apostolato cat- tolico. Può essere che i tempi ci riservino altri mezzi migliori. Ma nel presente pare che il cuore dell'apostolo non possa desiderare di meglio per donare Dio alle anime e le anime a Dio». L'autore di queste righe, che risalgono all'aprile 1960, don Giacomo Alberione, si è molto impegnato in questo apostolato; è stato beatificato il 27 aprile 2003.

L'influenza di un'idea stampata

Giacomo Alberione nasce il 4 aprile 1884 a San  Lorenzo di Fossano (Piemonte, Italie) e riceve il battesimo il giorno dopo. Ha tre fratelli più grandi; una sorellina, che morirà nel suo primo anno, e un fratellino nasceranno dopo di lui. A casa degli Alberione, famiglia povera di contadini, la fede, il lavoro e la fiducia nella Provvidenza sono fondamentali. Fin dal suo primo anno di scuola elementare, interrogato riguardo al suo avvenire, Giacomo risponde con determinazione: «Mi farò prete!» Questo progetto illumina i suoi anni di gioventù. Don Montersino, parroco della parrocchia San Martino di Cherasco, nella diocesi di Alba dove si sono stabiliti gli Alberione, aiuta il giovane ad approfondire la chiamata del Signore e a rispondervi. Accolto al seminario minore di Bra per l'anno scolastico 1899-1900, Giacomo divora parecchi libri; uno di essi lo turba al punto che i suoi superiori credono di doverlo espellere. Questa dolorosa peripezia contribuisce a segnare la via nella quale compirà in seguito i suoi sforzi apostolici; in effetti, ormai, sa per esperienza quale influenza, nel bene o nel male, possa esercitare sugli spiriti un'idea stampata.

Il Concilio Vaticano II insegna, a proposito dei mezzi di comunicazione sociale: «La Chiesa nostra madre riconosce che questi strumenti, se bene adoperati, offrono al genere umano grandi vantaggi, perché contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire lo spirito, nonché a diffondere e a consolidare il regno di Dio. Ma essa sa pure che l'uomo può adoperarli contro i disegni del Creatore e volgerli a propria rovina; anzi, il suo cuore di madre è addolorato per i danni che molto sovente il loro cattivo uso ha provocato all'umanità » (Decreto Inter mirifica, sui mezzi di comunicazione sociale, 4 dicembre 1963, n. 2).

Nell'ottobre 1900, Giacomo entra nel Seminario di Alba (Piemonte). Fa immediatamente l'incontro di colui che sarà, per quarantasei anni, suo amico e consigliere, il canonico Francesco Chiesa. Il 1° novembre di quell'anno giubilare, papa Leone XIII pubblica l'Enciclica Tametsi futura nella quale, dopo aver sottolineato che l'umanità non può trovare salvezza se non nel Cristo Redentore, invita il clero a utilizzare tutti i mezzi per fa conoscere la sua Persona e la sua dottrina. Questa dichiarazione del Papa segna profondamente il giovane Alberione. Da quel momento in poi, le direttive del capo della Chiesa lo guideranno in tutte le decisioni che dovrà prendere. Egli scriverà: «Noi dobbiamo essere fedeli interpreti della parola e degli indirizzi del Papa. Non pretendiamo di essere altro: e Dio ci darà grazie per fare questo».

Durante una notte di preghiera davanti al Santissimo, il 31 dicembre 1900, Giacomo è illuminato da una grazia tutta particolare: Dio vuole che egli contribuisca a diffondere il Vangelo attraverso i nuovi mezzi di comunicazione. Si tratterà di mettere in piedi un'organizzazione di scrittori, tipografi, librai, rivenditori, allo scopo di portare su vasta scala il messaggio cristiano nel cuore delle masse. Nello stesso tempo, egli ha la consapevolezza della propria insufficienza e del proprio bisogno dell'Eucaristia per trovare luce, conforto e vittoria sul male. Ricorderà spesso ai suoi figli spirituali l'origine eucaristica della loro missione: «Siete nati dall'Ostia, dal Tabernacolo!» Da allora in poi, tutta la sua vita è polarizzata da questa idea: essere «un nuovo tipo di apostolo che deve appartenere bene al suo tempo servendosi per l'evangelizzazione dei mezzi più efficaci di propagazione del pensiero, quegli stessi che i senza-Dio utilizzano per diffondere l'errore».

«Parlate di tutto, ma in modo cristiano»

Il 29 giugno 1907, festa del martirio di san Paolo, che  diventerà il santo protettore di tutte le istituzioni che egli fonderà, Giacomo Alberione riceve l'ordinazione sacerdotale. Dopo una breve esperienza pastorale come vice parroco, durante la quale incontra il giovane Giuseppe Giaccardo, che sarà in seguito il suo primo collaboratore, don Alberione, con sorpresa generale, viene nominato direttore spirituale del Seminario di Alba. Egli prega molto, studia, e si rende disponibile per la predicazione, la catechesi e le conferenze nelle parrocchie. Le sue letture gli permettono di approfondire la sua comprensione della società e della Chiesa del suo tempo, nonché i nuovi bisogni e i cambiamenti che si delineano all'orizzonte.

Il 20 ottobre 1913 si verifica un evento provvidenziale: gli viene offerto il posto di direttore del settimanale diocesano. Attraverso questo mezzo, potrà realizzare le ispirazioni ricevute da Dio nella preghiera. Il 20 agosto 1914, giorno della morte del santo papa Pio X, la sua opera inizia ufficialmente ad Alba, con la fondazione della Società San Paolo, comunità di Padri e di Fratelli che, prendendo san Paolo come modello, vogliono essere i messaggeri della Parola di Dio servendosi di tutti i mezzi di comunicazione sociale. «Di tutto parlate, dirà don Alberione, ma cristianamente!» Al pari di quello dell'Apostolo, questo apostolato non ha limiti: «La vostra parrocchia è il mondo intero». Nello spirito del fondatore, poiché l'umanità è costituita da fratelli e sorelle, occorrono sia donne che uomini consacrati. Con la collaborazione di Teresa Merlo, egli fonda, l'anno seguente, la Congregazione delle Figlie di San Paolo. Lentamente ma sicuramente, in mezzo alle difficoltà, prende forma la Famiglia Paolina. L'obiettivo che il fondatore indica a tutti i suoi discepoli è la piena conformazione a Cristo: accogliere Cristo, Via, Verità e Vita in tutto il proprio essere – intelligenza, volontà, cuore, forze fisiche. Questo orientamento è codificato in un volumetto intitolato Donec formetur Christus in vobis (Finché non sia formato Cristo in voi, cfr. Ga 4,19).

Don Alberione ha un'idea molto elevata della vita religiosa: «Lo stato religioso ha le sue radici nelle profondità del Vangelo. il cristianesimo passerà sempre per il mondo come un paradosso vivente, pazzia per gli uni, scandalo per gli altri; per noi è verità e realtà divina; lo si rileva dalle otto beatitudini annunziate dal Maestro Divino. Tanto più lo stato religioso, che è il perfezionamento della vita cristiana, la pratica integrale del Vangelo, sembra un paradosso: sacrificare la propria vita per salvarla; perdere tutto per salvare tutto. E questo è il culmine del paradosso: la povertà diventa ricchezza; l'abiezione, esaltazione; la verginità, maternità; la servitù, libertà; il sacrificio, beatitudine; il servizio, apostolato; la morte, vita. Voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio (Col 3,3). Sono stato crocifisso con Cristo; e se vivo, non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me (Ga 2,20)». Senza diminuire in nulla la testimonianza indispensabile che danno i fedeli laici con la loro fedeltà alla grazia battesimale, testimonianza sulla quale la Chiesa conta molto al giorno d'oggi, le persone consacrate rimangono attori particolarmente efficaci nell'opera della trasmissione della fede: «Questa che attraversiamo, dice don Alberione, è più che mai l'ora dei Religiosi. Da essi, se ben scelti e ben preparati, la Chiesa avrà in tutti i settori della Sua universale attività immensi vantaggi. Così fu nei periodi più turbolenti della Sua storia millenaria: Religiosi temprati in profonda pietà, studio, osservanza uscirono dal loro silenzio per prendere i primi posti di combattimento e contribuire validamente al trionfo della civiltà cristiana e cattolica. Oggi i bisogni sono di incalcolabile ampiezza e profondità».

Una novità che sorprende

Il 23 novembre 1921, don Alberione presenta al suo  vescovo una richiesta di riconoscimento della sua Società come istituto religioso di diritto diocesano. Il prelato sottopone la domanda a Roma, ma viene ricevuta con poco entusiasmo per due motivi: alcune direttive date da san Pio X prescrivono di limitare il numero delle nuove congregazioni; ma soprattutto, la novità dell'impresa: è lecito a un gruppo di religiosi dedicare la loro vita alla diffusione del Vangelo unicamente per mezzo della stampa, abbandonando le forme tradizionali della predicazione e dell'insegnamento? Nel luglio del 1923, il progetto nascente rischia di affondare. Don Alberione, in seguito a un regime di vita troppo austero, si ammala gravemente, e il responso dei medici non lascia speranze: tubercolosi. Recatosi a riposare in un piccolo villaggio, egli si raccoglie e trascorre più tempo con il Signore. Ogni giorno medita un passo degli Esercizi Spirituali di sant'Ignazio. Dopo un mese, contrariamente alle previsioni, il malato ritrova la salute: «San Paolo mi ha guarito!» Da allora, nelle cappelle di tutte le case della Famiglia Paolina, figureranno le parole attribuite a Gesù-Eucaristia: «Non temete – Io sono con voi – Di qui voglio illuminare – Abbiate il dolore dei peccati».

Don Alberione sa molto bene che la guerra contro le forze del male non può essere vinta senza il sostegno di anime consacrate totalmente alla preghiera. Per questo, il 10 febbraio 1924, viene fondata una comunità che avrà come ruolo quello di adorare il Maestro Divino nella Santa Eucaristia, in riparazione dei peccati commessi dalla stampa. Le Pie Discepole del Divin Maestro, consacrate alla vocazione eucaristica, approfondiranno le devozioni caratteristiche dell'opera: Gesù maestro e pastore, via, verità e vita, Maria, madre, maestra e regina degli apostoli, e san Paolo, apostolo e missionario . Il fondatore designa la giovane Orsola Rivata come prima superiora della nuova comunità. «Quando adorate il Santissimo Sacramento, prescrive loro, consideratevi come coloro che rappresentano l'umanità presso Gesù, per offrire a Dio i sentimenti e i bisogni di tutti gli uomini affinché Egli dia la forza ai deboli e la luce a coloro che vivono nelle tenebre; le anime fuggano il peccato; i peccatori si pentano; le persone consacrate a Dio siano piene di zelo e di santità. Gesù vi ha affidato il 'ministero' di rappresentare l'umanità ai piedi del tabernacolo. Un servizio di carità, ecco la vostra vocazione!»

Fino ad allora, la pubblicazione dei libri è stata la prima opera dei nuovi religiosi, ma don Alberione ha l'intuizione che i periodici sarebbero un altro potente mezzo per annunciare il Vangelo. Già nel 1912, aveva creato Vita Pastorale, un mensile destinato ai sacerdoti; nel 1931, nasce Famiglia Cristiana, un settimanale per la famiglia; nel 1933, esce per la prima volta Madre di Dio «per svelare alle anime le bellezze e le grandezze di Maria ». Egli scriverà in seguito: « Maria porta la luce celeste che si diffonde dolcemente nelle anime, là dove si sono installate le tenebre e l'ignoranza. Maria addolcisce i cuori, li induce al bene, santifica i costumi e diffonde la benevolenza. Maria mette nelle famiglie comprensione e affetto; dona la docilità ai bambini, la pazienza e la diligenza a tutti». Nel 1937, vede la luce Pastor bonus, mensile in lingua latina che affronta argomenti di pastorale e presenta una riflessione approfondita a carattere biblico e teologico; nel 1952, seguono Via, Verità e Vita, un mensile destinato alla diffusione della dottrina cristiana, e La Vita in Cristo e nella Chiesa, il cui obiettivo è quello di: «far conoscere i tesori della Liturgia, e promuovere quest'ultima per viverne meglio nello spirito della Chiesa». Non vengono dimenticati i ragazzi, a cui viene dedicato Il Giornalino.

L'opera si estende

Dopo l'apertura di case a Roma e in diverse altre città  d'Italia, l'opera si estende anche all'estero: Brasile e altri paesi del Sud America, Stati Uniti, Europa, Cina, Giappone, Filippine, India. Nel 1937, don Alberione lancia l'apostolato del film. Gli oppositori sono molti: come possono dei religiosi servire la Chiesa producendo film? Tuttavia, la Santa Sede sostiene i suoi sforzi, e viene fondata la Società Anonima Romana Editrice Film. Nell'ottobre 1938, egli fonda la terza congregazione femminile: le Suore di Gesù Buon Pastore («Pastorelle»), la cui vocazione consiste nell'assistere i sacerdoti nella pastorale parrocchiale.

Per tutta la sua vita, don Alberione darà prova di una stupefacente forza d'animo per portare a compimento i progetti che si sente ispirato a realizzare. Non abbassa mai le braccia. «L'unica sconfitta nella nostra vita, dice, è cedere alle difficoltà, anzi l'abbandono della lotta... Vale ben la pena lottare per la saggezza e per la verità». È del resto la preghiera che rende questo possibile: «Dio stesso lavora per chi lavora per Lui. Disposti dunque sempre a fare come se tutto dipendesse da noi; e pregare e sperare nel Signore come se tutto dipendesse da Lui». Tuttavia, rimane realista di fronte ai vincoli della condizione terrena: « Mens sana in corpore sano! Dio è vita! Non ammazzare il corpo, neppure per giocare o lavorare troppo. Né diminuire con imprudenza o trascuranza le tue energie, ed i tuoi valori: cerca anzi di svilupparli in te stesso con i metodi di una buona pedagogia; sviluppa la tua arte, migliora il tuo ufficio, allarga la tua sfera d'azione, come le tue cognizioni, per te e per la società: sviluppa la tua personalità, badando alla verità, non alle apparenze. Il lavoro che industriosamente si aumenta, è imitazione e avvicinamento a Dio che è atto purissimo; sarà pure una principale mortificazione, sia esso intellettuale o morale, o fisico prevalentemente».

«Quanto rimane da fare»

La seconda guerra mondiale non arresta l'itinerario  spirituale del fondatore, immobilizzato a Roma dalle circostanze. In attesa del ritorno di condizioni favorevoli al suo apostolato, egli si dedica maggiormente all'adorazione e alla contemplazione. È tuttavia in piena guerra, il 10 maggio 1941, che papa Pio XII firma il decreto che conferisce alla Società di San Paolo lo statuto di istituto religioso di diritto pontificio. Alla fine del 1945, don Alberione può riprendere il suo bastone di pellegrino: viaggia intorno al mondo per incontrare e incoraggiare i suoi Figli e le sue Figlie. Il suo motto: «Protendersi in avanti! Non pensare a quel che si è fatto, ma piuttosto a quanto rimane da fare» (cfr. Fil 3,13). L'Estremo Oriente lo impressiona: tra queste schiere innumerevoli di persone, quante conoscono Gesù Cristo ?

Gli anni 1950 e 1960 sono quelli del consolidamento della Famiglia Paolina, caratterizzata da un progresso generalizzato: vocazioni, fondazioni, pubblicazioni, progetti di vario tipo, formazione professionale. Nel libro Abundantes divitiæ gratiæ suæ (cfr. Ef 2,7) pubblicato nel 1954, in occasione del quarantesimo anniversario della fondazione, don Alberione scrive il racconto delle grazie concesse all'opera. L'8 settembre 1956 nasce una quarta congregazione femminile, le Suore di Maria Regina degli Apostoli, che si consacrano a suscitare e mantenere viva l'attenzione alla vocazione divina che ciascuno riceve da Dio. Dal 1958 al 1960, quattro istituti secolari vengono a completare il grande albero della Famiglia Paolina: Maria Santissima Annunziata (laici consacrati), San Gabriele Arcangelo (laici consacrati), Gesù Sacerdote (preti diocesani) e Santa Famiglia (coppie). L'Unione dei Cooperatori e delle Cooperatrici (laici di tutte le età che cercano di prolungare l'opera nei loro rispettivi ambienti) era stata fondata già nel 1917.

Nel corso degli anni 1962-1965, don Alberione partecipa, in qualità di Padre conciliare, al Concilio Vaticano II. Anche se la sua salute non gli permette di intervenire personalmente nel dibattito, prova una gioia immensa, il 4 dicembre 1963, in occasione della promulgazione del decreto conciliare sugli strumenti di comunicazione sociale come mezzi di evangelizzazione. «Ora, dirà, non potete più avere dubbi. La Chiesa ha parlato». Il 28 giugno 1969, nel corso di un'udienza concessa a lui e a un folto gruppo di suoi Figli e Figlie, papa Paolo VI si esprime così: «Eccolo: umile, silenzioso, instancabile, sempre vigile, sempre raccolto nei suoi pensieri, che corrono dalla preghiera all'opera, sempre intento a scrutare i «segni dei tempi», cioè le più geniali forme di arrivare alle anime, il nostro don Alberione ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nuovi mezzi per dare vigore e ampiezza al suo apostolato, nuova capacità e nuova coscienza della validità e della possibilità della sua missione nel mondo moderno e con i mezzi moderni. Lasci, caro Don Alberione, che il Papa goda di codesta lunga, fedele e indefessa fatica e dei frutti da essa prodotti a gloria di Dio ed a bene della Chiesa».

Il 26 novembre 1971, don Alberione è in agonia. Avvertito dal suo segretario, Paolo VI si reca personalmente al suo capezzale. Al suo arrivo, il malato ha perso conoscenza. Il Papa chiede se ha ricevuto tutti i sacramenti, poi si inginocchia accanto al letto, recita il Padre nostro e l'Ave Maria, si alza e gli dà un'ultima assoluzione. Un'ora dopo, il fondatore si spegne all'età di ottantasette anni. – Oggi, la Famiglia Paolina comprende circa ottomila membri disseminati in più di cinquanta paesi.

La voce di Pietro

Dalla morte di don Alberione, i mezzi di comunica- zione hanno acquistato, grazie a una prodigiosa evoluzione tecnologica, potenzialità straordinarie, che non mancano di creare problemi nuovi e inediti. Internet consente di accedere a informazioni quasi istantanee, ma ha dato luogo a nuove forme di dipendenza inumane. Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali dichiarava nel 2002:

«I genitori dovrebbero accertarsi del fatto che i computer dei loro figli siano provvisti di filtri... in modo da proteggerli il più possibile dalla pornografia, dai maniaci sessuali e da altri pericoli. L'utilizzo incontrollato [di Internet] non dovrebbe essere consentito».

Nello stesso tempo, Internet rende l'insegnamento della Chiesa più accessibile. Non solo i grandi testi del Papa (encicliche, costituzioni, ecc.), ma anche i più brevi, come quelli delle udienze generali del mercoledì, sono facilmente a disposizione di tutti in più lingue sul sito del Vaticano: http://www.vatican.va/. Durante le udienze settimanali, il Santo Padre offre un insegnamento breve ma ricco, tale da ispirare il desiderio di una vita cristiana autentica. Don Alberione si sarebbe rallegrato di questa possibilità data ai fedeli di sentire la voce del Successore di Pietro. Egli diceva: «Il Signore guida la sua e nostra Chiesa. Diciannove secoli di storia lo provano. La navicella di Pietro continua il suo cammino attraverso un mare burrascoso; ma continua a portare con sicurezza gli uomini che ad essa si affidano al porto di una felice eternità».

Beato Giacomo Alberione, ottieni per tutti gli uomini il dono dello Spirito Santo, in modo che aprano i loro cuori alla luce di Cristo e ricevano con docilità la parola del suo Vicario.

Dom Antoine Marie osb

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