Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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5 maggio 2010
Mese de Maria


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Autunno 1793. La Rivoluzione francese è entrata nella sua fase più violenta, il Terrore. I sacerdoti rimasti in  comunione con la Santa Sede sono perseguitati e giudicati. Il 12 ottobre sera, a Coutances in Normandia, padre Pierre Toulorge, 37 anni, ritorna raggiante dal tribunale nella cella che condivide con altri detenuti, sacerdoti e laici. «Allora, quali novità? – Buone notizie, il mio processo si è risolto in mio favore!» Tutti credono che sia stato assolto. Tuttavia, egli svela ben presto la realtà: è condannato a morte; la sentenza è senza appello. La gioia generale cede il posto al dolore. Una religiosa, arrestata insieme a lui, suor Saint-Paul, scoppia in lacrime. Allora il martire le dice con decisione: «Sorella, le lacrime che voi spargete sono indegne di voi e di me. Che cosa dirà la gente del mondo se saprà che, avendo rinunciato al mondo, abbiamo difficoltà a lasciarlo? Se siamo riluttanti a morire, diamo ai figli di questo mondo un cattivo esempio, e forse il vostro scoraggiamento chiuderà la porta della Salvezza a molte anime che potrebbero trovarsi nella stessa situazione. Insegniamo loro con la nostra perseveranza quello che devono fare. Mostriamo la fede vittoriosa sui supplizi e apriamoci un varco verso il Cielo, attraverso gli ultimi assalti dell'inferno». Chi era questo testimone intrepido di Cristo e della sua Chiesa?

Nato e battezzato il 4 maggio 1757 a Muneville-le-Bingard, nella penisola del Cotentino, Pierre-Adrien è il terzo figlio di Julien Toulorge e di Julienne Hamel, proprietari di un'azienda agricola. La diocesi di Coutances, in cui cresce, è rimasta, all'epoca del trionfo di Voltaire, una zona di fervore religioso; quasi tutti fanno la loro confessione e comunione pasquali; le vocazioni abbondano. Pierre-Adrien è devoto; quando prendono forma in lui le prime aspirazioni al sacerdozio, si prende cura di lui uno dei vicari della parrocchia, che lo inizia al latino. Ben presto, il giovane viene inviato in collegio per farvi i suoi studi umanistici, e poi i suoi studi di filosofia. Verso il 1776, è ammesso al Seminario Maggiore di Coutances, tenuto dagli Eudisti, il cui superiore, padre François Lefranc, verrà martirizzato a Parigi nel settembre 1792. Ordinato prete nel 1782, Pierre-Adrien Toulorge è nominato vicario di Doville, parrocchia di seicento abitanti il cui parroco è un canonico premostratense, uomo metodico e zelante. La situazione materiale permette ai due sacerdoti di vivere modestamente, ma in modo dignitoso. La parrocchia comprende molti persone bisognose, in seguito alla guerra d'Indipendenza americana che ha causato la rovina dei mestieri del mare. Il parroco e il suo viceparroco si premurano di assisterli.

Condizione felice

Ci è rimasto il testo di un sermone del giovane vicario sulla felicità dei giusti e l'infelicità dei malvagi; vi si rileva il seguente passo, veramente profetico: «Com'è  dunque felice, fratelli miei, la condizione dei figli di Dio! Egli li prova, ma li prova per amore. Li affligge, ma rende loro amabili le afflizioni; essi soffrono, e già la sua tenerezza è mossa, e si affretta a dar loro sollievo; essa riversa nel loro cuore mille benedizioni piene di tenerezza che li rallegrano, che li sorreggono. Sì, Fratelli miei, nelle tenere effusioni dello Spirito Consolatore, si è penetrati da un piacere divino, da una gioia ineffabile che non si può esprimere. I mali cambiano di natura, li si ama, si soffrirebbe di non aver nulla da soffrire, e tutto ciò che desidera un'anima fedele è di perpetuare o di consumare il suo sacrificio».

Pierre Toulorge si reca spesso all'abbazia premostratense di Blanchelande, nelle immediate vicinanze. Fondato in Picardia da san Norberto verso il 1120, l'Ordine premostratense si propone come obiettivi la celebrazione in comune dell'Ufficio divino e il ministero parrocchiale. I premostratensi, chiamati «canonici regolari», sono vestiti di bianco. Pierre-Adrien chiede al Priore di accoglierlo nella sua comunità. Il suo proposito è duplice: dedicarsi al ministero sacerdotale nelle campagne, e praticare la vita comunitaria per trovarvi un sostegno spirituale. Una volta accolto, parte per fare il suo noviziato presso l'abbazia di Beauport, in Bretagna. È nel giugno 1788 che il canonico Toulorge ritorna a Blanchelande e vi pronuncia i suoi voti religiosi. Esercita il ministero nelle parrocchie circostanti, specialmente con la predicazione.

Tuttavia, nel gennaio 1789, vengono convocati a Versailles dal re Luigi XVI gli Stati generali (organo di rappresentanza delle tre classi sociali del regno). Gli eventi prendono ben presto una piega rivoluzionaria. L'Assemblea costituente che, con un'azione audace, si è impadronita del potere, è di tendenza volterriana; disprezza i religiosi e ambisce ai loro possedimenti. Il 13 febbraio 1790, sopprime gli ordini monastici, i cui beni vengono nazionalizzati; i canonici regolari sono assimilati ai monaci. Nel mese di aprile, il comune di Saint-Sauveur-le-Vicomte invia a Blanchelande un drappello di rappresentanti per compiere un inventario minuzioso – durerà due mesi – dei beni dell'abbazia, in vista della loro messa in vendita. Poi si chiede a ciascuno dei cinque canonici se desidera «approfittare delle disposizioni della legge per lasciare la vita monastica». Il priore e il sottopriore rispondono di sì; gli altri tre fratelli chiedono di continuare a vivere insieme e a seguire la loro Regola. Viene loro comunicato che sarà loro permesso ritirarsi nel «convento di concentramento» del dipartimento, in cui saranno riuniti d'ufficio i religiosi di ogni ordine. Di fronte a questa prospettiva poco rassicurante, i tre canonici si ritirano discretamente per continuare il loro servizio parrocchiale. Pierre Toulorge viene ospitato per un anno e mezzo in una fattoria vicina.

Errore di valutazione

Nel luglio 1790, l'Assemblea nazionale ha promulgato la «Costituzione civile del Clero», atto scismatico, che pone la Chiesa in Francia sotto la tutela del potere civile. I vescovi e i parroci verranno d'ora in poi eletti dal popolo, e la Santa Sede è spogliata di ogni autorità. Nel mese di novembre una nuova legge impone ai sacerdoti funzionari pubblici (vescovi, parroci, vicari) di prestare un giuramento di fedeltà alla Costituzione civile, sotto pena di deposizione e, all'occorrenza, di sanzioni penali. Nel marzo 1791, papa Pio VI condanna la Costituzione civile e proibisce al clero di prestare il giuramento scismatico. Nel frattempo, molti sacerdoti hanno «giurato» per ambizione, cupidigia, debolezza o ignoranza. Alcuni ritratteranno quando avranno saputo della condanna papale.

Il 26 agosto 1792, mentre la «macchina rivoluzionaria» avanza inesorabilmente, una legge condanna alla deportazione tutti gli ecclesiastici funzionari che non avranno prestato giuramento. È ormai l'odio del sacerdote e della religione che anima apertamente i persecutori. I «refrattari» che rimanessero in Francia, o che rientrassero dopo essere emigrati, saranno presto punibili con la pena di morte. Il clero fedele prende in massa la via dell'esilio. Padre Toulorge commette allora un errore di valutazione: pensa di essere colpito dalla legge del bando, mentre essa si applica solo ai preti funzionari. Chiede i suoi passaporti e s'imbarca il 12 settembre per la vicina isola anglo-normanna di Jersey. Vi ritrova più di cinquecento sacerdoti della diocesi di Coutances e vi conduce per cinque settimane l'esistenza precaria di un emigrato senza risorse. Tuttavia, un confratello di esilio gli fa notare il suo errore riguardo al campo di applicazione della legge sul bando. Pierre-Adrien, pensando al suo paese, ormai così sprovvisto di sacerdoti fedeli, decide allora di ritornare subito, nella speranza che la sua assenza non sia stata notata. Sbarca clandestinamente su una spiaggia del Cotentino e prende ben presto la macchia; dal novembre 1792 al settembre 1793, vive nella clandestinità, andando da un villaggio all'altro, travestito, per celebrare la Messa presso dei privati e amministrare i sacramenti. Altri venti preti refrattari esercitano lo stesso ministero nel decanato. Padre Toulorge celebra la santa Messa con paramenti di fortuna; ha ricopiato di sua mano le preghiere principali del messale. La sua attività prosegue malgrado le vessazioni dei commissari e dei club rivoluzionari locali Chiunque abbia individuato un prete refrattario è invitato a denunciarlo; è promessa una ricompensa.

Un povero mendicante

La sera del 2 settembre 1793, nei pressi del villaggio di Saint-Nicolas-de-Pierrepont, una passante vede comparire da un boschetto un vagabondo «infangato, fradicio, stanco». Caritatevolmente, la donna lo invita a casa sua e accende un fuoco. Acquistando fiducia, il povero mendicante si fa conoscere: è padre Toulorge. La padrona di casa, a sua volta, svela la sua identità: suor Saint-Paul, una ex monaca benedettina cacciata dal suo priorato dalla Rivoluzione. Il sacerdote accetta l'ospitalità per la notte. La mattina dopo, la suora lo conduce, travestito da donna, da un'amica, Marotte Fosse; pensa che vi sarà più al sicuro. Ma degli operai, vedendo passare questa strana «cittadina», notano le sue calze e scarpe da uomo... Allettati dalla ricompensa promessa, seguono a distanza i due sospetti fino alla casa di Marotte, e vanno ad avvisare il Comitato rivoluzionario. Mentre Pierre-Adrien, installato nel granaio, si riposa, colpi violenti, battuti da tre guardie nazionali, scuotono la porta della casa: «In nome della Legge, aprite!» Il Padre fa il morto. Una guardia va a cercare Marotte, che è andata al lavoro e che viene obbligata ad aprire. La casa viene perquisita da cima a fondo. Il prete si è nascosto sotto delle balle di lino; le guardie nazionali crivellano di colpi di baionetta il mucchio di balle secche. Niente!... Stanno per ripartire con le pive nel sacco, quando uno di loro risale nel granaio e scopre Pierre-Adrien che sta uscendo dal suo nascondiglio. Il sacerdote è immediatamente arrestato e vengono confiscati i corpi del reato (paramenti sacri, calice...).

Due giorni dopo, gli accusati vengono condotti al direttorio del distretto di Carentan per essere giudicati. Per sfuggire alla sentenza di morte decretata contro gli «emigrati rientrati», Pierre-Adrien dissimula il fatto di aver lasciato la Francia. Il commissario Le Canut, sperando di indurlo a contraddirsi, gli chiede a bruciapelo: «Né a quell'epoca, né in alcun'altra, Lei non è passato a Jersey, né in alcun'altra terra straniera? – No. – Ma un prete refrattario che abbiamo interrogato poco tempo fa ci ha dichiarato di averLa vista a Jersey (era un'invenzione di Le Canut). – Non ho assolutamente lasciato il territorio francese e, se qualcuno ve lo ha detto, si è sbagliato o aveva perso la testa». Poi gli vengono mostrati i paramenti sacri e gli oggetti di culto confiscati in casa Fosse, ed egli ammette di esserne il possessore. I giudici, indecisi, decidono di rinviare l'imputato davanti al tribunale dipartimentale di Coutances.

« Sì, sì; no, no »

Padre Toulorge aveva quindi, per salvarsi la testa, negato di essere andato a Jersey. È vero che un imputato non è tenuto a denunciarsi finché non sia stata dimostrata con prove oggettive la sua colpevolezza. Tuttavia, ricondotto in prigione, il religioso è subito assalito dal rimorso. Pensa di aver mancato alla verità. Gli risuona nel cuore la parola di Gesù: Che il vostro parlare sia: «Sì, sì; no, no» (Mt 5, 37). Si sente spinto a dire tutta la verità, quali che possano essere le conseguenze. Non appena sorta l'alba dell'8 settembre, festa della Natività di Maria, Pierre-Adrien confessa spontaneamente di aver soggiornato a Jersey, e questa deposizione lo segue a Coutances, dove viene messo in carcere nello stesso giorno. Il prete normanno arriva nel momento peggiore nel capoluogo della Manche: vi soggiorna il rappresentante Lecarpentier, inviato dalla Convezione (il parlamento della Repubblica) per «adottare tutte le misure al fine di sterminare le vestigia della monarchia e della superstizione»; Lecarpentier resterà celebre sotto il soprannome di «Boia della Manche». In pochi giorni, vengono arrestate centoquaranta persone.

Il 22 settembre 1793, Pierre-Adrien compare davanti alla Commissione amministrativa di Coutances, incaricata di valutare se egli debba essere dichiarato «emigrato rientrato». Interrogato a lungo nonostante sia sfinito fisicamente, riconosce la sua breve emigrazione a Jersey. I giudici, che temono Lecarpentier ma vorrebbero salvare la testa del sacerdote, dichiarano che «l'imputato deve essere considerato emigrato», basandosi sui passaporti intestati a suo nome, ma non fanno menzione delle sue confessioni, per lasciargli una possibilità di discolparsi; poi lo rinviano davanti al tribunale penale, al quale spetta pronunciare la sua sentenza. Il giudice che presiede questa istanza, Loisel, benché giacobino, non è un «terrorista» fanatico – non si amava far scorrere il sangue nella Bassa Normandia. Prima dell'udienza, cerca di salvare l'imputato suggerendogli di ritrattare le sue confessioni di emigrazione a Jersey e di addurre vagamente una residenza qualsiasi in Francia; il tribunale vorrà ben accontentarsene, e Toulorge eviterà la ghigliottina. Alcuni giudici sono addirittura disposti a rispondere al posto del Padre alle domande del presidente, affinché non debba caricare la sua coscienza; basterà conservare il silenzio. Ma lui preferisce morire piuttosto che non dire tutta la verità, anche davanti a un tribunale rivoluzionario.

Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato da papa Benedetto XVI, risponde alla domanda: Quale dovere ha l'uomo verso la verità?: «Ogni persona è chiamata alla sincerità e alla veracità nell'agire e nel parlare. Ognuno ha il dovere di cercare la verità e di aderirvi, ordinando tutta la propria vita secondo le esigenze della verità. In Gesù Cristo la verità di Dio si è manifestata interamente: egli è la Verità. Chi segue lui vive nello Spirito di verità, e rifugge la doppiezza, la simulazione e l'ipocrisia » (n. 521). L'attaccamento alla verità ha condotto padre Toulorge a questa decisione eroica.

Nella sentenza del Tribunale penale emessa il 12 ottobre 1793, si può leggere: «Toulorge, essendogli stato chiesto di dire se sia in grado di provare di non aver lasciato il territorio della Repubblica francese, ha dichiarato che non poterlo provare, e ha anzi ammesso di aver lasciato il territorio francese e di essersi ritirato nell'isola inglese di Jersey». La fine di questa frase («e a anzi ammesso... ») è stata aggiunta a margine del verbale preparato in anticipo; questo particolare mostra che il tribunale aveva previsto d'invocare il beneficio del dubbio a favore dell'accusato. Ma le sue confessioni senza equivoco hanno «costretto» i giudici ad applicare la legge terrorista.

Addio, Signori, fino all'Eternità !

Un silenzio impressionante segue la lettura della sentenza. Si sente allora Pierre-Adrien pronunciare queste parole: «Deo gratias! (grazie, mio Dio)... Sia fatta la volontà di Dio e non la mia! Addio, Signori, fino all'Eternità, se ve ne rendete degni!» Il suo volto risplende di gioia. Alcune massaie che lo incontrarono, mentre veniva ricondotto alla prigione, credettero che fosse stato assolto. Giunta la sera, il condannato cena di buon appetito, poi si confessa e riesce a scrivere tre lettere. A un amico: «Vi annuncio una lietissima notizia. Mi hanno appena letto la mia sentenza di morte. Domani, alle due, lascerò questa terra tutta carica di abomini per andare in Cielo. Quello che è la mia consolazione ora è che Dio mi dà una gioia e una serenità molto grandi; e quello che mi fortifica è la speranza che, ben presto, possiederò il mio Dio« ». A suo fratello: «Rallegrati, domani avrai un protettore in Cielo, se Dio, come lo spero, mi sostiene, come l'ha fatto finora. Rallegrati del fatto che Dio mi ha trovato degno di soffrire non solo la prigione, ma la morte stessa per Nostro Signore Gesù Cristo. Non è ai beni corruttibili che bisogna attaccarsi. Volgi quindi gli occhi verso il Cielo, vivi da buon cristiano, educa i tuoi figli nella santa Religione cattolica, apostolica e romana, al di fuori della quale non vi è affatto salvezza». Infine, annuncia il suo martirio imminente a una persona non identificata, e aggiunge: «Non meritavo un segno così evidente della bontà di Dio».

Poi il condannato si addormenta del sonno del giusto. L'indomani, domenica 13 ottobre, si mostra gioioso e sereno. Chiede di essere pettinato e che gli venga rasata la barba; s'intrattiene parlando del Cielo con i suoi compagni. Dice con loro il breviario e si ferma all'inno di compieta (la preghiera della sera), dopo aver recitato questo verso: «Quando risplenderà, Signore, il vostro giorno che non conoscerà tramonto?» Poi esclama, pieno di allegria: «Canterò ben preso questo cantico come rendimento di grazie in Cielo». Quando viene a prenderlo il boia, Pierre Toulorge benedice i presenti. La ghigliottina era innalzata nel pieno centro di Coutances; era la prima volta, dalla Rivoluzione, che funzionava nella cittadina. Arrivato ai piedi del patibolo, Pierre-Adrien dice: «Mio Dio, consegno la mia anima nelle vostre mani. Vi chiedo il ristabilimento e il mantenimento della vostra Santa Chiesa. Perdonate, vi prego, i miei nemici». Dopo l'esecuzione, il boia afferra la testa per i capelli e la mostra al popolo. Secondo il racconto di un testimone oculare, Pierre-Adrien fu sepolto da persone pie, al cimitero Saint-Pierre, secondo l'uso osservato per i preti defunti: il volto scoperto e rivolto verso l'occidente. Aveva conservato sul viso una grande serenità. Suor Saint-Paul e le persone accusate di aver nascosto padre Toulorge furono assolte; il martire, dall'alto del Cielo, aveva esteso su di esse la sua protezione.

Allorché nel 1922 furono intrapresi i diversi processi diocesani dei martiri della Normandia durante la Rivoluzione francese, la causa di padre Pierre-Adrien Toulorge è stata considerata come la più degna d'interesse tra quelle dei cinquantasette preti assassinati in quella provincia. Il processo diocesano per la beatificazione si è concluso nel 1996 e la causa prosegue attualmente a Roma.

Una testimonianza quotidiana

Nella sua enciclica Veritatis splendor del 6 agosto 1993, papa Giovanni Paolo II ha scritto: «Il martirio è un segno preclaro della santità della Chiesa: la fedeltà alla legge santa di Dio, testimoniata con la morte, è annuncio solenne e impegno missionario usque ad sanguinem [fino all'effusione del sangue] perché lo splendore della verità morale non sia offuscato nel costume e nella mentalità delle persone e della società. Una simile testimonianza offre un contributo di straordinario valore perché, non solo nella società civile ma anche all'interno delle stesse comunità ecclesiali, non si precipiti nella crisi più pericolosa che può affliggere l'uomo: la confusione del bene e del male, che rende impossibile costruire e conservare l'ordine morale dei singoli e delle comunità« Se il martirio rappresenta il vertice della testimonianza alla verità morale, a cui relativamente pochi possono essere chiamati, vi è nondimeno una coerente testimonianza che tutti i cristiani devono esser pronti a dare ogni giorno anche a costo di sofferenze e di gravi sacrifici. Infatti di fronte alle molteplici difficoltà che anche nelle circostanze più ordinarie la fedeltà all'ordine morale può esigere, il cristiano è chiamato, con la grazia di Dio invocata nella preghiera, ad un impegno talvolta eroico, sostenuto dalla virtù della fortezza, mediante la quale – come insegna san Gregorio Magno – egli può perfino «amare le difficoltà di questo mondo in vista del premio eterno»» (n. 93).

A padre Toulorge il popolo del Cotentino ha conferito il nome di «martire della verità». Che questo sacerdote ci ottenga, per sua intercessione, la grazia di rendere, attraverso tutta la nostra vita, testimonianza a Cristo che è la Verità stessa!

Dom Antoine Marie osb

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