Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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11 novembre 2009
San Martino, vescovo


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Un cappellano del circolo militare di Arras si rivolge, un giorno dell'anno 1886, a padre Georges Bellanger  chiedendo il suo aiuto nel ministero del sacramento della Penitenza. Questo giovane sacerdote si reca al circolo e ben presto scopre la sua vocazione nel servizio ai soldati. Dichiarerà a colui che lo aveva invitato: « È a voi che debbo la mia vocazione, perché ero l'uomo meno adatto ad essere cappellano di soldati». Nel 1998, papa Giovanni Paolo II dichiarerà l'eroicità delle virtù del venerabile Giorgio Bellanger.

Nato il 24 maggio 1861, giorno della festa della Madonna Ausiliatrice, a Bourbourg, nel nord della Francia, Georges riceve il battesimo due giorni dopo. Non appena possibile, sua madre lo porta nell'antica chiesa della Madonna dei Miracoli di Saint-Omer per consacralo alla Vergine. Suo padre muore il 24 febbraio 1865, in seguito a un incidente, lasciando sei figli. La sua vedova rimane diverse ore come annientata. Trovandosi sola con il suo piccolo Georges, presso il letto funebre, gli dice: «Figlio mio, sei orfano. Ebbene! non dimenticare che San Giuseppe sarà d'ora in poi il padre della nostra famiglia!» Fiduciosa in questo potente patrocinio, la signora Bellanger prende in mano l'azienda agricola familiare. La prima ad alzarsi alla mattina, inizia con una lunga preghiera, poi distribuisce i compiti ai braccianti, e si reca, se possibile, in chiesa per la Messa. Ogni giorno, si recitano in comune l'Angelus, il rosario e la preghiera della sera.

Un bambino difficile

Per aiutarla nell'educazione dei figli, la signora Bellanger accoglie in casa la madrina di Giorgio che è maestra. Come riconosce quest'ultima, il suo figlioccio le «causò molte più difficoltà di tutti gli altri». Giorgio manifesta, infatti, una forte tendenza alla caparbietà, alla collera e alla menzogna. Alla minima contrarietà, lo si vede diventare successivamente livido e paonazzo, rotolarsi per terra e urlare. Durante una passeggiata, il ragazzo, affascinato dai fiori, cade in acqua. La sua istitutrice lo tira fuori. Arrivato a casa, ancora fradicio dalla testa ai piedi, Giorgio asserisce di non essersi avvicinato all'acqua, senza che nessuno riesca a fargli confessare il contrario! Comprendendo che le correzioni hanno ben poca presa sul carattere intransigente e capriccioso di suo figlio, la signora Bellanger si rivolge a Dio e cerca di formare Giorgio con gli elementi della fede, facendo nello stesso tempo appello al suo cuore buono e delicato. Verso l'età di sette o otto anni, il bambino si lascia andare a una grossa bugia. Sua madre lo prende sulle ginocchia e gli chiede di non farlo mai più. «Guarda, aggiunge, preferirei vederti morto!» Questa frase lascia un'impressione indelebile nel cuore del ragazzo.

Una delle occupazioni preferite di Giorgio è quella di imitare la celebrazione della Messa. Egli celebra «la sua messa» a un'ora fissa e bisogna che quelli che sono presenti in casa vi partecipino con serietà. La signora Bellanger fa leva su questa predilezione del figlio per farlo riflettere quando si mette in collera: «Che vergogna, dice, il cattivo che si arrabbia e che, dopo, dirà la messa!« Il buon Gesù non vorrà neppure guardare i suoi fiori!» Le premure materne portano frutto e gli accessi di collera di Giorgio si fanno più rari e meno violenti; sono seguiti da un vero pentimento. A partire da quel momento, egli si interessa molto ai racconti tratti dal Vangelo e soprattutto al posto che vi occupa la Vergine Maria. Gli piace recitare delle Ave Maria.

Nella primavera del 1870, la famiglia Bellanger si stabilisce a Moulle. Nel settembre 1871, Giorgio entra nel collegio ecclesiastico Saint-Bertin di Saint-Omer. La separazione dai suoi è per lui un duro sacrificio, ma presto si abitua al regime del collegio e la sua gioia più grande è quella di andare a pregare nella cappella. In classe, dimostra buona volontà e grande serietà, ma manca di fantasia e ancor più di memoria. Il 1° giugno 1873, fa la sua prima Comunione e, il 18 luglio seguente, riceve il sacramento della Cresima. Durante le vacanze che seguono, una delle sue cugine nota il cambiamento nel suo carattere, diventato giudizioso, docile, umile e premuroso. In collegio, la sua condotta gli ha valso di essere ammesso nella congregazione della Santa Vergine, e l'anno successivo riceve l'incarico invidiato di sagrestano. Nel 1876, è un adolescente di quindici anni in piena salute. Egli prova, tuttavia, qualche tormento interiore. I suoi esami di coscienza, che si potrebbero credere facili dopo le giornate ben regolate del collegio, sono per lui un supplizio. Le sue confessioni sono ansiose. Fortunatamente, con l'aiuto del suo confessore, esce da questa dolorosa condizione.

Lo attendono però altre sofferenze. Al ritorno da una passeggiata, trascina la gamba. Presto questa diventa estremamente dolorosa. Il medico diagnostica una coxalgia (tubercolosi dell'anca). Nel corso del tempo, si manifesta l'ascesso caratteristico di questa malattia. Le punture per svuotarlo sono particolarmente dolorose. Giorgio teme soprattutto che lo si cambi di posizione, ma non appena tiene il suo rosario in mano si sente meglio. Il 30 maggio 1876, due medici confessano alla signora Bellanger che la fine è prossima. In un appassionato slancio di fede, quest'ultima esclama: «Santa Vergine, guarisci il nostro piccolo Georges, solo se deve diventare un santo sacerdote!» Il 31, Giorgio si sente completamente guarito. Resterà però zoppo per tutta la vita.

Troppo austero

Nell'ottobre 1876, Giorgio ritorna al collegio Saint-Bertin. Il suo sguardo è soffuso di una certa tristezza, ma la sofferenza l'ha fatto maturare. Nell'autunno del 1879, entra nel seminario maggiore di Arras. Il suo direttore gli fa notare la sua aria troppo austera. «Come, gli dice, interpreti dunque il consiglio di san Paolo, pur uomo serio più che mai: Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo dico, ve lo ripeto ancora, rallegratevi« ma senza perdere la modestia? (cfr. Fil 4,4-5)». Giorgio coglie la lezione e scrive nelle sue note intime: «Non immaginarmi che per essere animati da vero zelo si debba sempre parlare delle cose di Dio. Spesso, bisogna prendere parte lietamente a conversazioni banali, altre volte tacere e aspettare il momento opportuno per dire qualche parola di edificazione».

Nonostante i suoi sforzi per essere socievole, Giorgio rimane caratterizzato da una certa tristezza. Spesso è colpito da forti emicranie, ma, senza scoraggiarsi, cerca la sua forza nell'adorazione eucaristica e nella vicinanza di Maria. Con l'approssimarsi del giorno della sua ordinazione al suddiaconato, viene nuovamente assalito da tentazioni. Il suo direttore usa tutta la sua influenza per restituirgli la pace. Il 15 luglio 1883, padre Bellanger riceve il suddiaconato, e a Natale viene ordinato diacono. Troppo giovane per essere ordinato prete nel 1884, Giorgio viene nominato professore presso il seminario minore di Arras. Il 12 luglio 1885, riceve con grande fervore l'ordinazione sacerdotale, poi riprende le sue funzioni di professore. Invitato a collaborare al circolo militare, padre Bellanger si conquista rapidamente le simpatie e la fiducia. Molti giovani militari vengono dalle province lontane e si sentono soli e abbandonati; i piaceri pericolosi sono per loro una tentazione permanente. Con lui, si sentono in famiglia e le serate trascorse al circolo li riconfortano. L'apostolato del giovane sacerdote si riassume in due parole: un cuore per amare i soldati, soprattutto i più trascurati, e la devozione mariana. Egli mette al primo posto i mezzi soprannaturali, convinto che il bisogno più grande dei soldati sia quello di Dio. Non trascura tuttavia le sane distrazioni, pagando anche di persona suonando il pianoforte. Fin dall'inizio della sua opera, fa recitare il rosario e dà il posto d'onore a Maria. In seguito, porrà nel vestibolo del circolo militare un'immagine della Madonna del Buon Consiglio con un inginocchiatoio e un cartello che invita il visitatore a salutare con un'Ave Maria la «padrona di casa». Egli stesso si fa ammettere al Terz'Ordine Carmelitano. Si consacrerà a Maria sotto la forma preconizzata da san Luigi Maria Grignion de Montfort.

Tuttavia, gli uomini di cui si occupa non sono sempre docili. Egli conosce con loro ore amare, ma persevera superando ogni ostacolo. «Abbiamo cercato dapprima di condurre i soldati alla Santissima Vergine, scriverà; abbiamo messo loro in mano un rosario, lo hanno recitato, e Maria si è affrettata a condurli al suo divin Figlio nell'Eucaristia». E testimonierà ancora: «Da noi, all'opera, abbiamo quasi tutte le sere di quei bravi soldati che vanno a dire il rosario in ginocchio. Ne ho sorpresi molti che lo dicono con le braccia stese a croce... Ma quello che fanno quasi tutti è di intrattenersi per così dire con Lei durante le lunghe ore di guardia di giorno e di notte». Egli sistema una cappella presso il circolo militare e suscita nei suoi soldati l'amore per l'adorazione eucaristica e la santa Messa: «Partecipiamo alla Messa molto fedelmente, li esorta. È di gran lunga l'atto più importante della settimana». E riferisce con dolore questa osservazione di un giovane ufficiale: «Quello che mi rattrista, quello che è per me un enigma, è vedere con quale facilità dei soldati cristiani fanno a meno del Santo Sacrificio della domenica».

« Sine dominico non possumus »

Questo non era l'atteggiamento dei primi cristiani: nell'anno 304, l'imperatore Diocleziano proibì loro, sotto pena di morte, di riunirsi la domenica per celebrare l'Eucaristia. Ad Abitene, piccola località della Tunisia di allora, 49 di essi furono sorpresi una domenica mentre celebravano l'Eucaristia. Al proconsole che gli chiedeva perché avessero trasgredito l'ordine dell'imperatore, uno di loro, Emerito, rispose: «Sine dominico non possumus», che significa: senza l'assemblea della domenica, in cui celebriamo l'Eucaristia, non possiamo vivere. A causa della loro fedeltà alla Messa domenicale, furono condannati a morte. « È un'esperienza« sulla quale dobbiamo riflettere anche noi, cristiani del ventunesimo secolo, diceva papa Benedetto XVI il 29 maggio 2005« Abbiamo bisogno di questo Pane (l'Eucaristia) per affrontare le fatiche e le stanchezze del viaggio. La Domenica, Giorno del Signore, è l'occasione propizia per attingere forza da Lui, che è il Signore della vita. Il precetto festivo non è quindi un dovere imposto dall'esterno« Al contrario, partecipare alla Celebrazione domenicale, cibarsi del Pane eucaristico« è un bisogno per il cristiano« che può così trovare l'energia necessaria per il cammino che dobbiamo percorrere».

Il rapporto dell'uomo con Dio richiede un tempo esplicito di preghiera. La domenica, che commemora la Risurrezione del Signore, è, per eccellenza, il giorno della preghiera. In quel giorno, si celebra il sacrificio della Messa, che rende presente il mistero pasquale. Questo mistero costituisce la piena rivelazione di quello della creazione, il culmine della storia della salvezza e l'anticipazione della vita eterna.

Al suo sacrificio, Cristo unisce quello della Chiesa. Nell'Eucaristia, il sacrificio di Cristo diventa anche il sacrificio delle membra del suo Corpo: la vita dei fedeli, la loro lode, la loro sofferenza, la loro preghiera, il loro lavoro sono uniti a quelli di Cristo e alla sua offerta totale; acquisiscono così un valore nuovo.

Perché la presenza del Risorto in mezzo ai suoi sia annunciata e vissuta come deve esserlo, non basta che i discepoli di Cristo preghino individualmente... In effetti, coloro che hanno ricevuto la grazia del battesimo non sono stati salvati solo a titolo individuale, ma come membra del Corpo Mistico. È quindi importante che essi si riuniscano per esprimere pienamente l'identità stessa della Chiesa.

Santificazione, gioia, distensione

In memoria del riposo di Dio dopo la creazione: Il settimo giorno, Egli riposò, dopo tutta l'opera che aveva fatto (Gn 2,2), i cristiani fanno della domenica un giorno di riposo; si astengono dai lavori e dalle faccende incompatibili con la santificazione del giorno del Signore, con la gioia che gli è propria e con la distensione necessaria. La domenica dà inoltre ai fedeli la possibilità di dedicare del tempo alle opere di misericordia, di carità e di apostolato.

Nella Lettera Dies Domini (Il Giorno del Signore), del 31 maggio 1998, papa Giovanni Paolo II ha sottolineato la ricchezza spirituale e pastorale della domenica: «Essa è, in qualche modo, sintesi della vita cristiana e condizione per viverla bene. Si comprende dunque perché l'osservanza del giorno del Signore stia particolarmente a cuore alla Chiesa e resti un vero e proprio obbligo all'interno della disciplina ecclesiale. Tale osservanza, tuttavia, prima ancora che come precetto, deve essere sentita come un'esigenza inscritta nella profondità dell'esistenza cristiana. È davvero di capitale importanza che ciascun fedele si convinca di non poter vivere la sua fede, nella piena partecipazione alla vita della comunità cristiana, senza prendere regolarmente parte all'assemblea eucaristica domenicale».

Lo zelo pastorale di padre Bellanger si esercita anche nel ministero del sacramento della Penitenza. Un giorno, un giovane cappellano gli chiede: «Come decidere i soldati a confessarsi? – Ecco: hai letto nel Vangelo l'episodio dell'incontro di Nostro Signore con la Samaritana: Gesù s'interessa a questa donna, le parla della sua vita, di quello che lei ha fatto; ed è esattamente ciò che la tocca e apre il suo cuore... Ebbene, con i tuoi soldati, fa' come il Maestro. Parla loro della loro famiglia, delle loro piccole faccende, poi, appena possibile, della loro anima, probabilmente malata. Avrai presto trovato la porta del cuore». Padre Bellanger scriverà: «Che il sacerdote si ricordi che senza la Santissima Vergine egli non può far nulla... Che si assicuri quindi l'appoggio della Santissima Vergine, attraverso la medaglia miracolosa o lo scapolare consegnati al penitente prima della confessione, attraverso l'Ave Maria che egli reciterà con il suo penitente al momento di iniziare la confessione». Quando può, il sacerdote visita i soldati malati all'ospedale di Arras. Rende loro molti servizi ma soprattutto si prende cura delle loro anime, aiutandoli, se necessario, a morire bene.

L'8 marzo 1891, padre Bellanger procede alla benedizione di una nuova cappella, più grande della precedente, costruita su un terreno privato. La sua gioia è immensa. Ma a quell'epoca il governo francese si oppone alle opere cattoliche e, il 23 aprile, l'autorità militare locale riceve da Parigi l'ordine di chiudere questa cappella. Il colpo è molto duro per il sacerdote che si attendeva tante grazie in quel luogo. Egli non perde tuttavia la serenità e conduce i suoi soldati nei santuari di Arras. Un amico mette al suo servizio il salotto della sua casa dove vengono organizzate notti di preghiera. Inoltre, il cappellano sistema un piccolo oratorio vicino al suo ufficio. I soldati amano venirci a trascorrere delle ore di adorazione.

Un noviziato che mette a dura prova

Padre Bellanger pensa alla vita religiosa. Vorrebbe veder nascere un gruppo di sacerdoti che, sotto il patrocinio della Santissima Vergine, unendo la contemplazione all'azione, si occupassero principalmente dei giovani, dei soldati, dei poveri, degli abbandonati. Cerca un'opera che si avvicini al suo ideale e scopre la Congregazione dei Religiosi di San Vincenzo de' Paoli, fondata nel 1845 dal servo di Dio Jean-Léon Le Prévost († 1874). Questi religiosi prestano il loro servizio presso patronati di giovani operai e di bambini del popolo, e si occupano di diverse opere caritative allo scopo di ricristianizzare la società e di dare una risposta cristiana ai gravi problemi sociali. All'inizio del febbraio 1894, padre Bellanger fa visita al Superiore generale. Due anni dopo, in seguito a innumerevoli Ave Maria recitate alla sua intenzione dalle Clarisse di Arras, egli ottiene finalmente dal suo vescovo il permesso di entrare presso i Religiosi di San Vincenzo de' Paoli, a condizione che possa proseguire il suo apostolato ad Arras. Il 4 maggio, entra quindi nel noviziato di Parigi. Di carattere indipendente e senza mezze misure, abituato a organizzare egli stesso la propria vita in ogni cosa, deve ora sottomettersi al controllo permanente del Maestro dei Novizi. Nonostante la sua buona volontà, a volte gli si leggono sul volto lo sforzo e la lotta.

Il 2 luglio 1898, padre Bellanger pronuncia i suoi primi voti religiosi, nella pace e nella gioia. Prosegue il suo apostolato ad Arras e lancia un pressante appello a tutti i conventi di Francia, suscita la preghiera dei bambini, dei seminaristi di tutto il paese e dei sacerdoti ai quali chiede anche la celebrazione di Messe per i soldati. Nel corso dell'anno 1899, egli scrive: «I nostri soldati avranno ancora quest'anno migliaia di Messe e centinaia di migliaia di Rosari in tutti i seminari o gli istituti religiosi di istruzione in Francia... Com'è buona la Madonna del Buon Consiglio ad avermi dato il mezzo per far pregare tutta la Francia senza dover lasciare la mia sedia!» Di fronte al suo zelo apostolico, e nonostante le sue infermità, i suoi Superiori lo autorizzano a predicare sermoni, ritiri e novene nella diocesi di Arras.

La sua grande devozione alla Madonna del Buon Consiglio si manifesta nell'opera d'arte che egli fa realizzare per valorizzare il quadro di questa Vergine nella cappella dell'opera militare. La Madonna vi è considerata come Regina, protettrice e Madre. La gioia del cappellano è immensa quando Roma autorizza i Fratelli di San Vincenzo de' Paoli a celebrare l'ufficio e la Messa della Madonna del Buon Consiglio nel giorno della sua festa, 26 aprile. È alla Santissima Vergine che egli si è donato tutto intero affinché, attraverso di lei, l'omaggio di tutto il suo essere e di tutte le sue azioni sia accolto da Gesù. È a Maria che egli ricorre in ogni momento, facendo delle sue giornate, con la recita abituale del santo Rosario, una lode e una preghiera mariane quasi ininterrotte. È ancora su di lei che egli conta per garantire il trionfo di Gesù nelle anime. Predicare Maria per guadagnare le anime a Gesù è la sua grazia.

Una buona parte del 1899 trascorre nella sofferenza della malattia. Padre Bellanger è costretto a interrompere la sua attività apostolica per riposarsi, e il medico chiede che sia esonerato dall'opera militare. Il 25 marzo 1900, viene nominato Maestro dei Novizi, a Parigi. Questa nomina lo addolora profondamente perché avrebbe preferito ritrovare i suoi soldati; tuttavia accetta di assumerla. Il suo primo atto consiste nel consegnare il suo incarico nelle mani della Santissima Vergine. Il suo metodo consiste soprattutto nel dare l'esempio. Egli svela ai suoi novizi ciò che costituisce la sostanza della sua vita: la gloria di Dio. Dio «ci ha creati prima di tutto per conoscerlo e servirlo, egli spiega; la nostra salvezza non deve essere altro che la conseguenza del regno e della gloria di Dio. La nostra felicità è scritta solo sul retro del libro della vita; la gloria di Dio ne occupa la facciata».

Un lungo sguardo d'amore

Nel 1901, viene votata dal governo anticlericale della Francia la legge sulle Congregazioni. I Fratelli di San Vincenzo de' Paoli decidono di andare in esilio piuttosto che chiedere l'autorizzazione ad esistere che questa nuova legge esige, e che probabilmente sarà loro rifiutata. Ai primi di ottobre, padre Bellanger e i suoi novizi trovano rifugio a Tournai, in Belgio. Egli attraversa prove spirituali profonde: una terribile aridità invade la sua anima. Inoltre, la sua salute si deteriora nuovamente. Viene colpito dalla tisi (tubercolosi polmonare). Il 12 aprile 1902, il medico consiglia vivamente di riportarlo in famiglia perché si riposi. Padre Bellanger capisce che questa partenza è definitiva. La sua anima è in una grande sofferenza: «Lascio fare senza allegria, con tristezza, fa scrivere ad un amico. La mia povera anima non merita altro». L'ultima settimana di luglio, il male avanza ancora. Immobile sul suo letto, tiene in una mano il suo crocifisso e, nell'altra, un quadretto della Madonna del Buon Consiglio sulla quale fissa di tanto in tanto un lungo sguardo di sofferenza, di abbandono e di amore. Il 16 agosto, al suono dell'Angelus della sera, rende la sua anima a Dio. «Offro il sacrificio della mia vita, aveva detto a sua sorella, per il bene della mia cara Congregazione... per il noviziato... Chiedo una sola cosa ai miei novizi: che non dimentichino il loro rosario!... Fa incidere sulla mia piccola croce di legno queste sole parole: «Ave Maria»».

Che la Madonna del Buon Consiglio ci ottenga la grazia di seguire gli esempi del venerabile Giorgio Bellanger nel suo zelo per la gloria di Dio e la salvezza delle anime!

Dom Antoine Marie osb

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