Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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21 maggio 2009
Asenzione


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Tolosa, 10 febbraio 1907. Una folla, che i giornali valutano a cinquantamila persone, si accalca sul percorso di †un corteo funebre. Il corpo che viene portato alla sepoltura non è quello di un grande di questo mondo, ma di un umile religioso, un Cappuccino, il padre Marie-Antoine de Lavaur. La voce popolare lo ha soprannominato: «Il Santo di Tolosa». Persino La Dépêche, giornale anticlericale locale, saluta «questo figlio di san Francesco, molto popolare in certi ambienti, che non sapeva tenere un soldo su di sé e donava tutto ai poveri. L'amor proprio, il rispetto umano, non li conosceva. Correva diritto alla sua meta. E nessuno vedeva, nelle sue iniziative ardite, alcun pretesto per prenderlo in giro... »

Nato a Lavaur nel Tarn, il 23 dicembre 1825, Léon Clergue viene battezzato il giorno stesso. Suo padre, Frédéric, impiegato di uno studio notarile, molto devoto, porta questo figlio primogenito all'altare della Vergine Maria: «Santa Vergine, ve lo consacro, vi appartiene». Sua madre, Rose, è animata da un'energia virile. Verrà soprannominata «la Vandeana» quando, in occasione delle sommosse del 1830, strapperà a dei giovani una bandiera rivoluzionaria. I tratti di questi due temperamenti si ritrovano e si armonizzano in Léon, forgiando un carattere nello stesso tempo energico e affabile. Il bambino avrà un fratello e una sorella: Célestin e Marie. Il piccolo Léon ha un solo ideale: diventare prete, celebrare la Messa, predicare. La sua tenera pietà gli ispira già grandi desideri: «Quando sarò grande, voglio essere santo». Fin dall'età di sei ani, nel corso di giochi pieni di vivacità e di allegria con i suoi compagni, preso da un ardore impetuoso e infiammato da un zelo oratorio, s'improvvisa predicatore: in piedi su un pulpito di fortuna, predica e fa cantare le lodi del Signore. Viene chiamato per questo: «il piccolo papa». Tuttavia, non ama che gli si resista: «Una testa dura, dice sua madre, preoccupata».

Nel 1836, all'inizio del nuovo anno scolastico, i suoi genitori lo mandano al seminario minore di l'Esquile, a Tolosa. Vi si fa notare non solo come un soggetto saggio e studioso ma anche come un apostolo che già si afferma e inizia le sue conquiste. Qualche anno dopo, durante i suoi studi di teologia, percorre la città di Tolosa in lungo e in largo per evangelizzare gli adolescenti che cercano di guadagnarsi da vivere con un lavoro penoso: senza fissa dimora, quasi sempre erranti, questi piccoli arrotini, ciabattini o commercianti ambulanti, che sfuggono alla vigilanza pastorale della Chiesa, sono riuniti dal giovane seminarista in diverse confraternite o associazioni.

Il 21 settembre 1850, Léon viene ordinato prete da mons. Mioland, arcivescovo di Tolosa. Nominato vicario a Saint-Gaudens, vi si distingue per uno zelo ardente: lo si vede percorrere le campagne alla ricerca dei contadini che, privati di soccorso religioso, sono ridiventati pagani; fonda la Società di San Vincenzo De Paoli, alla quale aderiscono i magistrati e il viceprefetto; riunisce le giovani ragazze sotto il vessillo di Maria, per proteggerle dai pericoli del mondo. La sua dedizione lo fa rivolgere verso i poveri per i quali tiene in serbo i piatti della sua tavola e a cui cede fino al suo materasso e alla sua legna per scaldarsi. Nel gennaio 1854, padre Clergue lotta con energia contro il colera che miete numerose vittime nella regione.

Lasciare tutto per trovare tutto

Fervente pellegrino del santuario di Notre-Dame du Bout-du-Puy, Léon sente un giorno il Signore dirgli: «Tu sarai Cappuccino!» Dopo due anni di discernimento, prende la sua decisione nonostante l'opposizione della sua famiglia e dei suoi amici. Uno di loro, che probabilmente non concepisce la predicazione se non sotto una forma solenne, gli chiede, stupito: «Che cosa farai in un ordine di predicatori, tu che non sai predicare? – Dirò al Buon Dio: Ecco il tuo fucile, se vuoi che il colpo parta, caricalo». Dio lo caricherà così bene che il futuro Cappuccino diventerà il grande missionario del «Midi», il Sud della Francia. Il 1° giugno 1855, Léon entra nel Noviziato dei Cappuccini a Marsiglia. Il 13, nel giorno della festa di sant'Antonio di Padova, veste il saio e diventa padre Marie-Antoine de Lavaur. «Sono felice, dichiara: bisogna lasciare tutto per trovare tutto». Il suoi superiori si chiedono però se saprà predicare. Dopo aver scritto e imparato a memoria, su loro ordine, un sermone solenne, si trova nell'incapacità di pronunciarlo e deve, dopo un silenzio umiliante, ricorrere a un'improvvisazione che produce una profonda impressione e opera conversioni. Per tutta la sua vita, padre Marie-Antoine si accontenterà di scrivere il canovaccio delle sue omelie, che mediterà a lungo davanti a Dio; poi si abbandonerà alla sua ispirazione. Il 13 giugno 1856, pronuncia i suoi voti. Ben presto, i suoi superiori gli affidano il ministero della predicazione. La sua alta statura, la sua lunga barba, il suo sguardo intenso, la dolcezza del suo sorriso e la sua eloquenza tutta spontanea conquistano subito i quartieri popolari di Marsiglia.

Nel 1857, padre Marie-Antoine fonda il Convento Saint-Louis di Tolosa dove risiederà per i cinquant'anni in cui durerà il suo apostolato di predicatore. Diventa «l'Apostolo del Midi», un «Midi» che si estende su trentacinque dipartimenti. Che lo si inviti per una Quaresima o un Mese di Maria, il Padre predica una missione, con questa costante: «Ogni missione, dice, è un combattimento. Per questo ho sentito il bisogno di metterle sempre sotto il vessillo della Madre dei combattenti (Maria)». Le sue predicazioni producono frutti straordinari, attirano le folle nelle chiese, e molti riprendono la pratica dei sacramenti, in particolare i peccatori più inveterati, per la cui conversione riceve da Dio una grazia speciale. La sua unica preoccupazione è, del resto, quella di riportare gli uomini a Dio. A partire dal suo noviziato, la sua preghiera abituale consiste nel chiedere: «Mio Dio, dammi un'anima! un'altra! un'altra!» Doveva caricare della legna? «Mio Dio, ancora un'anima!» Strappare delle erbe? «Mio Dio, per ognuna, dammi un'anima!»

Una grande leva

Quando padre Marie-Antoine arriva in una parrocchia, fa suonare le campane, distribuire volantini, affiggere manifesti. Si rivolge dapprima al parroco e ai suoi parrocchiani più fedeli: «Non basta, al giorno d'oggi, avere una fede grande, viva, sapiente, illuminata. Bisogna che essa sia militante e trionfante. Occorre vincere il male con la fede. Non c'è altra arma». I bambini sono i suoi migliori ambasciatori nelle famiglie. È loro riservato il giovedì. Egli raccomanda loro soprattutto la preghiera, li fa mettere in ginocchio e rivolge loro, prima del segno di croce, qualche parola ben appropriata, illustrata da bei racconti, per far loro sentire l'importanza della preghiera, le qualità che essa deve avere. La preghiera è la sua grande leva, soprattutto quella dei bambini. «Quando tutto sembra perduto o impossibile, scrive, cercate un bambino piccolo, ma molto piccolo e che sappia appena balbettare qualche parola. Fategli mettere le manine giunte e recitare l'«Ave Maria». Recitatela voi stessi, devotamente con lui». Ben prima dei decreti di san Pio X, il Padre comprende i desideri della Chiesa riguardo alla comunione precoce dei bambini. Per preparare questi giovani cuori, spiega loro che cosa è la contrizione, li trascina davanti a Gesù nel tabernacolo e fa con loro un fervente atto di contrizione.

Padre Marie-Antoine mette le donne cristiane alla scuola di Gesù crocifisso. Sa anche parlare agli uomini: rari sono coloro che si perdono i sermoni che fa per loro dopo il lavoro. Le sue istruzioni si trasformano spesso in dialogo sulle difficoltà della vita quotidiana; disseminati di aneddoti e di storie divertenti, i discorsi del Predicatore mettono i suoi ascoltatori nella giusta disposizione per sentire austere e utili verità che li conducono al confessionale. Là, il Padre non bada alle formalità, taglia corto, penetra fino in fondo alle coscienze, e viene a capo, in qualche istante, di una confessione complicata; il penitente, felice di essere stato profondamente compreso, riparte in pace. Talvolta, padre Marie-Antoine ama colpire a grandi colpi, come alla Missione di Meymac. Quest'ultima inizia qualche giorno prima della festa di saint Léger, patrono di quella città. Ma la festa, all'origine religiosa, è diventata, per uno strano abuso, pretesto per la dissipazione, i balli e le riunioni mondane. Il missionario annuncia che in quel dato giorno avrà luogo la processione al cimitero. Vi convoca le signore, in nero, e vuole che gli stendardi siano velati con crespo di lutto. Invece delle feste, delle danze, della musica gioiosa, non vi è nella città stupita che un lungo mesto corteo, con canti funebri: «Alla morte, alla morte, peccatore, tutto finirà!» Questa messinscena nello stile dell'epoca era destinata a ricordare delle verità fondamentali: nell'ora della morte, i piaceri e gli onori di questo mondo cederanno il posto al giudizio di Dio da cui dipende la sorte eterna dell'anima. Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato da papa Benedetto XVI nel 2005, pone la domanda: «Che cos'è il giudizio particolare?» Esso risponde: « È il giudizio di retribuzione immediata, che ciascuno, fin dalla sua morte, riceve da Dio nella sua anima immortale, in rapporto alla sua fede e alle sue opere. Tale retribuzione consiste nell'accesso alla beatitudine del cielo, immediatamente o dopo un'adeguata purificazione, oppure alla dannazione eterna nell'inferno» (n. 208).

Un bacio che sconvolge

Padre Marie-Antoine ha l'arte di superare gli ostacoli che si oppongono al buon svolgimento delle missioni. Alla fine del gennaio 1875, è a Gondrin, nel Gers. Dal fondo della sua botteguccia, un calzolaio si prende gioco di quelli che vede accorrere al sermone: «Sì, sì, andate a sentire quello straccione scalcagnato. Ve ne racconterà delle belle!» Il Padre va a trovarlo e gli ordina, con la sua aria più affabile, un paio di sandali. Due giorni dopo, torna a prenderli, li trova perfetti, e bacia con calore il calzolaio. Ora, quest'ultimo ha un tumore al viso, che ne fa un oggetto di orrore per tutto il villaggio. Sentire sulla sua piaga virulenta le labbra del missionario, incrociare il suo sguardo amichevole e pacifico lo trasforma. A partire da quel giorno, proclama ovunque che quello scalcagnato è un santo.

La prudenza del secolo non ha presa su padre Marie-Antoine. Con un vigore che alcuni trovano eccessivo, fa la guerra a un vizio già molto diffuso nel XIX secolo: l'onanismo (cf. Gn 33,8-10), cioè il fatto di dissociare nell'atto coniugale l'unione degli sposi e l'apertura alla procreazione. Il papa Paolo VI spiegherà nell'Enciclica Humanae vitæ: «Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l'atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore ed il suo ordinamento all'altissima vocazione dell'uomo alla paternità » (n. 12). Di conseguenza, è intrinsecamente cattiva «ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione» (Ibid., 14; cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2369-2370). La questione è delicata e molti hanno paura a parlarne. L'autorità e il ruolo di missionario di padre Marie-Antoine gli permettono di ricordare questa verità e di svegliare le coscienze. «Ahimè! Il vizio e la sterilità hanno preso posto nel focolare della famiglia!« Questo vizio conduce infallibilmente la società alla morte, perché va a intaccare la fonte della vita e viola la legge fondamentale della creazione... Insorgendo contro la santa volontà del Creatore, gli sposi, infedeli ai casti e santi doveri della loro sublime vocazione, lo feriscono al cuore».

« Ella mi ha visibilmente assistito »

Tutti i suoi successi, padre Marie-Antoine li attribuisce alla Vergine Maria. Per questa ragione la sua tenerezza e la sua delicatezza non hanno eguali quando parla della Madonna: «Il cuore di una madre è un capolavoro di Dio, e il Cuore di Maria è il più bello di tutti i cuori di madre. In Lei, Dio e l'uomo si sono incontrati per darsi il bacio del santo ed eterno amore». Egli predica su Maria, le consacra le parrocchie, fonda confraternite e associazioni sotto il suo patrocinio, organizza pellegrinaggi alle cappelle che le sono dedicate. «In tutte le mie missioni, dice, la buona Vergine mi ha visibilmente assistito». Così, ovunque vi sia un luogo vicino di pellegrinaggio, vi conduce, in azione di grazia, le parrocchie che ha appena evangelizzate. Là, i fedeli ripetono il grido incessante del suo cuore: Omnia per Mariam, Tutto attraverso Maria! Ben presto, è a Lourdes che condurrà le folle.

Padre Marie-Antoine incontra per la prima volta Bernadette Soubirous nel luglio 1858, alla fine delle apparizioni di Lourdes. «Crescendo, questa fanciulla angelica ha conservato, scriverà, tutta la sua sublime e santa semplicità... Mi faceva gli stessi gesti di Maria. Quando non si sono viste e sentite queste cose, non si è ancora conosciuta Maria ». Pio IX aveva definito il dogma dell'Immacolata Concezione l'8 dicembre 1854; la Vergine è venuta a confermarlo il 25 marzo 1858. Il 18 gennaio 1862, una lettera pastorale di mons. Laurence, vescovo di Tarbes, riconosce le apparizioni e annuncia la costruzione di un santuario. In occasione di una delle apparizioni, Maria ha infatti chiesto: «Che si venga in pellegrinaggio qui... Che vi si costruisca una cappella». Queste parole non lasciano insensibile il Cappuccino, il grande scuotitore di anime, il devoto di Maria. Egli non smetterà di soddisfare la sua Buona Madre che chiede dei pellegrini. Con il parroco di Loudres, padre Peyramale, architetta molti progetti. È il Padre che conduce alla Grotta i primi grandi pellegrinaggi organizzati. Per una buona parte, è all'origine della liturgia popolare di Lourdes: la fiaccolata a partire dal 1863, la processione del SS. Sacramento e la preghiera notturna nel 1886, la processione dei malati. È per sua iniziativa che vengono realizzati, nel 1886, la Via Crucis e i calvari presso i santuari, nonché le grotte delle Espélugues, nel 1887, dedicate alla Vergine Addolorata e a santa Maria Maddalena.

Lourdes diventa il focolaio principale dello zelo del Cappuccino e il centro delle sue opere per più di trent'anni. Vi si trova nel proprio elemento e vi diventa il predicatore, il confessore, il convertitore più popolare. Sembra essere il confidente della Vergine, l'operaio delle sue misericordie e, a vederlo pregare con tanto fervore, ci si dice che vede Maria, come un tempo Bernadette. «Lei aiuta la Santa Vergine a fare i suoi miracoli», gli viene detto talvolta, non senza una punta di malizia. Lui si accontenta di sorridere, poiché la sua viva fede trova naturalissimo che una preghiera venga esaudita, e che il Cuore di Maria non possa resistere all'amore dei suoi figli. Un giorno, un pellegrinaggio del Poitou sta per ripartire, e tra i numerosi malati che sono stati accompagnati, nessuno ha ancora sentito anche solo un inizio di miglioramento. Alcuni preti confidano la loro pena al Cappuccino. «Venite, venite, dice lui, andiamo a pregare insieme!» E a partire da quel momento, i miracoli si moltiplicano.

Prima di prendere la penna

È a Lourdes che padre Marie-Antoine incontra Émile Zola, scrittore festeggiato e coperto di elogi da tutti. Il Padre lo esorta alla conversione: «Tutta la filosofia cristiana, signor Zola, si riassume in questo: la carne lotta contro lo spirito, lo spirito lotta contro la carne. Se vince la carne, è la morte. Se vince lo spirito, è la vita: la vita che Gesù Cristo ha dato al mondo« Bisogna, prosegue il Padre, che Lei trovi qui la Sua via di Damasco». In seguito a questo colloquio, Padre Marie-Antoine invia una lettera allo scrittore che prepara un libro: «Il fatto di Lourdes è il grande fatto divino del nostro secolo, e solo il cuore comprende le cose divine; ma per comprenderle, bisogna che sia puro. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio! Prima di prendere la penna, purifichi dunque il Suo cuore. Lo purifichi con una buona confessione, e lo metta in seguito in rapporto con Dio con una santa e fervente comunione. Dopo di ciò, prenda la penna e inizi il Suo libro». Ma invece di ascoltarlo, Zola scriverà un romanzo contro il pellegrinaggio di Lourdes. Padre Marie-Antoine scrive anche a uno dei suoi compatrioti, l'anticlericalissimo Émile Combes, allora in pericolo di morte: «I tempora nubila (i tempi oscuri) sono venuti per Lei. È l'ora in cui arrivano i veri amici. Eccomi. Lei è appena stato buttato a terra, come san Paolo, sulla via di Damasco. Ascolti Gesù che Le dice come a lui: Io sono Gesù che tu perseguiti. Tanti figli strappati al suo insegnamento e al suo amore: tante vittime Lei ha fatte, altrettante volte Lei lo ha crocifisso Lui stesso. Dica come san Paolo: Signore, che cosa vuoi che io faccia? Lo dica, si converta, ritorni a Gesù! Lei sa che cosa bisogna fare: rinunciare a Satana, cioè alle sue logge infernali; venire a battersi il petto, a piangere le Sue colpe, chiedendo perdono a Dio e agli uomini; gettarsi infine ai piedi del sacerdote del Signore, con un grande pentimento, per riceverne il perdono».

Questione sociale, questione d'amore

Nessun genere di ministero è estraneo a padre Marie-Antoine. Il suo amore per i poveri lo rende popolare ancor più delle sue predicazioni: a favore dei più indigenti, propaga l'opera del «Pane di sant'Antonio di Padova». Per lui, la questione sociale, le ingiustizie sociali sono più una questione d'amore, alla quale il Vangelo porta l'unica vera soluzione, che una questione di leggi e di diritti: «Per risolvere la questione sociale, che non è che una questione d'amore, c'è san Francesco: amiamoci, proviamo al popolo che lo amiamo, e il trionfo è assicurato». Un altro dei suoi carismi è il risveglio delle vocazioni. Un gran numero di preti, di religiosi, di missionari possono dire: «Dobbia?mo la nostra vocazione a padre Marie-Antoine, a un suo invito, a uno dei suoi sermoni che abbiamo sentito».

Il demonio insegue con un odio particolare quest'uomo che gli rapisce tante anime e che lotta su tutti i terreni. «Se non ho più denti, potrà dire padre Marie-Antoine alla fine della sua vita, è che li ho lasciati tutti nella pelle del diavolo». Ai persecutori che si accaniscono contro la Chiesa e gli ordini religiosi a partire dal 1880, dice: «Voi volete uccidere Dio, pazzi che siete! Uccidere Dio, ciò che nessuno, dall'inizio dei tempi, avrebbe mai osato immaginare senza tremare. Non sapete che la natura ha orrore del vuoto? Altri idoli lo sostituiranno, il potere, il denaro, il sesso, ben più esigenti. E allora, sarà bella, la vostra libertà!»

Nella primavera del 1903, i conventi sono messi sotto sigillo e consegnati ai liquidatori, ad eccezione di quello dei Cappuccini di Tolosa, svuotato tuttavia di tutti i suoi arredi. Rimane solo una Vergine monumentale che domina il coro della cappella spoglia. La notorietà di padre Marie-Antoine presso il popolo e la sua forza di resistenza gli evitano l'espulsione, mentre i suoi fratelli in religione hanno trovato rifugio a Burgos, in Spagna.

All'inizio del febbraio 1907, andando a trovare un amico prete, viene colpito da raffreddamento; il male peggiora molto in fretta. Consapevole del suo stato, il Padre riceve gli ultimi sacramenti e si prepara alla morte. Trascorre la sua ultima notte a pregare ad alta voce. Ai suoi infermieri che lo invitano a riposare, dichiara: «Non mi sono mai stancato di pregare!» L'indomani, 8 febbraio, dice ancora, e sono le sue ultime parole: «Sappiate che vado diritto in Cielo! Non ascoltate mai il demonio. Io non ho mai ascoltato il demonio; per cui me ne vado in Cielo!» Il suo corpo riposa nella cappella del convento che ha fondato a Tolosa, oggi il Convento dei Carmelitani. Un'associazione (APMA, 25 rue de la Concorde, 31000 Tolosa), creata nel 2005, opera per la causa della sua beatificazione.

L'esempio di padre Marie-Antoine ci invita a seguire una raccomandazione di papa Benedetto XVI, del 23 luglio 2006: «Dobbiamo portare, per quanto possiamo, il nostro amore a tutti i sofferenti, sapendo che il Giudice del giudizio ultimo si identifica con i sofferenti« Questo è importante: che in questo momento possiamo portare questa sua vittoria al mondo, partecipando attivamente alla sua Carità« Abbiamo bisogno del Volto di Cristo, per conoscere il vero Volto di Dio e per portare così riconciliazione e luce a questo mondo».

Dom Antoine Marie osb

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