Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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9 marzo 2009
Santa Francisca Romana


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Il 24 agosto 1907, un giovane prete malato e sfinito entra nella cappella delle Apparizioni di Paray-le-Monial. †«Là, ho pregato, e d'improvviso ho sentito in me uno strano shock. Ero raggiunto da un tocco della grazia, nello stesso tempo molto forte e infinitamente dolce. Quando mi sono alzato, ero completamente guarito. Allora, in ginocchio nel santuario, assorto nell'azione di grazie, ho compreso quello che Nostro Signore voleva da me. La sera stessa, ho concepito il progetto di conquistare il mondo per guadagnarlo all'amore del Cuore di Gesù, e questo casa per casa, famiglia per famiglia». Questo prete si chiamava Padre Mateo Crawley.

Edward Maxim Crawley-Boevey, il futuro Padre Mateo, è nato il 18 novembre 1875 a Arequipa, in Perù, da padre inglese protestante e da madre spagnola molto pia: ogni giorno, quest'ultima partecipa alla Messa e fa la comunione; di sera, fa recitare il rosario in famiglia. Quando Edward ha solo 18 mesi, i suoi genitori si recano in Inghilterra e, temendo che non sopporti il viaggio, lo lasciano nelle mani dei suoi nonni materni. Ritorneranno in Perù solo 7 anni dopo, con i due figli maggiori e altri tre figli nati in Inghilterra. Edward, che è cresciuto come un figlio unico in un ambiente molto cattolico di lingua spagnola, si trova improvvisamente con cinque fratelli e sorelle di cui i più grandi hanno ricevuto un'educazione inglese. Verso la fine del 1884, il signor Crawley decide di andare ad abitare a Valparaiso in Cile. Il giovane Edward lascia così il suo paese natale, dove ritornerà solo raramente. Della sua tenera gioventù, conserverà il ricordo di una famiglia piena del calore di Cristo, nonostante l'atteggiamento di un padre diffidente nei confronti della religione cattolica. Poco per volta, germoglierà in Edward la risoluzione di aprire le famiglie al Regno di Gesù Cristo.

Edward manifesta uno zelo precoce per la salvezza delle anime. Da ragazzo, ama «dire la Messa» e fare una predica alle sue sorelle. Eccelle nell'arte di parlare della religione, a tal punto che viene ingaggiato come predicatore dei Mesi di Maria e del Sacro Cuore in una famiglia vicina. Le sue parole colpiscono il padre di questa famiglia che, morente, chiede di diventare cattolico. Poiché nessun prete è raggiungibile, Edward ha la gioia di battezzare quest'uomo sul suo letto di more. Questa conversione commuove molto il suo proprio padre che, in seguito, si convertirà e diventerà un cattolico praticante e fervente.

Nel 1885, il ragazzo viene messo nel collegio dei Padri della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, noti anche con il nome di «Picpussiens» [Chiamati così («di Picpus»), perché stabiliti a Parigi nel quartiere di Picpus]. Questa Congre?gazione è stata fondata in Francia, in pieno Terrore rivoluzionario, da Padre Pierre Coudrin e da Madre Henriette Aymer de la Chevalerie allo scopo di fare riparazione a Nostro Signore imitando la sua vita e adorando il Santissimo Sacramento, sorgente dello slancio missionario dei Religiosi. Il desiderio del sacerdozio cresce in Edward che vuole dedicarsi alle anime. Ora, il 4 ottobre di quell'anno, dopo aver fatto gli auguri a sua madre, in occasione di una festa di famiglia, le presenta un foglio di carta sul quale ha scritto: «Come regalo per la festa, prometto di lasciare che Edward prenda i voti all'età di 15 anni ». – «Firmerete, vero, Mamma? », chiede Edward. Con le lacrime agli occhi, la signora Crawley legge il pezzo di carta e lo firma. Ottenere il consenso di suo padre è più difficile, ma quest'ultimo, dopo aver chiesto consiglio ai suoi maestri di scuola, dice a suo figlio: «Ci lascerai per farti religioso. È volontariamente che ti permetto di partire, ma a una condizione: se desideri diventare prete, il mio desiderio è che tu sia un santo prete».

Avere il senso della misura

Il 2 febbraio 1891 a Santiago, Edward riceve l'abito religioso e il nome di Fratel Giuseppe Stanislao. Il?noviziato si svolge in una vecchia «hacienda» (azienda agricola) persa nel mezzo di un'immensa solitudine a Los Perales. Durante i primi quattro mesi, il novizio soffre profondamente di questa vita alla quale non è abituato. Dopo essersi dedicato ad austerità al di sopra delle sue forze, finisce con il comprendere che deve moderare il suo zelo e avere il senso della misura nelle mortificazioni. L'11 settembre 1892, Fratel Stanislao viene ammesso a pronunciare i suoi voti religiosi. Poco tempo dopo, per evitare qualsiasi confusione con un Padre che porta lo stesso nome, prende quello di Fratel Mateo (Matteo). Durante i suoi anni di studi, viene chiamato a servire da segretario al Padre provinciale. Un giorno, Fratel Mateo scopre negli archivi un quadro di Nostro Signore che tiene nella mano sinistra un globo terrestre; dal suo Sacro Cuore partono dei raggi verso l'Equatore. È di fronte a questo quadro realizzato su richiesta di García Moreno, allora Presidente, che quel paese era stato consacrato al Sacro Cuore di Gesù. Questo quadro occuperà un posto importante nell'apostolato di Fratel Mateo. Il 17 dicembre 1898, riceve l'ordinazione sacerdotale nella cattedrale di Santiago, avendo avuto poco prima il dolore di perdere suo padre.

In occasione della sua prima missione nella città di Valparaiso, Padre Mateo è commosso dalla miseria spirituale del popolo. Apre quindi un centro sociale dove i giovani, uscendo dalla scuola media, possono completare la loro formazione cristiana e civica, e diventare il lievito di una società spiritualmente rigenerata. In quel periodo, molti raccomandano mezzi politici per porre rimedio ai problemi della società. Padre Mateo comprende che il male che corrode la società è il laicismo, «cioè l'esclusione assoluta e totale di Dio e della legge morale naturale da tutti gli ambiti della vita umana» (Giovanni Paolo II, 23 febbraio 2002). «Così, il laicismo è diametralmente opposto al Regno di Cristo, il quale è la fonte non solo della felicità del credente, ma dell'armonia della stessa vita pubblica» (Bene?detto†XVI, Discorso inaugurale del CELAM, 13?maggio 2007). Padre Mateo si propone di combattere questo male con la costituzione di una Facoltà di Legge in cui i principi della legge morale e della coscienza cristiana saranno i fondamenti della formazione.

« Che cosa è il reale? »

La priorità data alla fede in Cristo, che Padre Mateo vuole instaurare nel suo nuovo istituto, è forse un abbandono della realtà urgente dei grandi problemi economici, sociali e politici? Non vi è forse in essa una fuga al di fuori di questa realtà? A tale obiezione, rispondiamo con queste parole di Papa Benedetto XVI: «Che cosa è il reale? Sono «realtà» solo i beni materiali, i problemi sociali, economici e politici? Qui sta precisamente il grande errore delle tendenze dominanti nell'ultimo secolo, errore distruttivo, come dimostrano i risultati tanto dei sistemi marxisti quanto di quelli capitalisti. Falsificano il concetto di realtà con l'amputazione della realtà fondante e per questo decisiva che è Dio. Chi esclude Dio dal suo orizzonte falsifica il concetto di «realtà» e, in conseguenza, può finire solo in strade sbagliate e con ricette distruttive. La prima affermazione fondamentale è, dunque, la seguente: solo chi riconosce Dio conosce la realtà e può rispondere ad essa in modo adeguato e realmente umano. La verità di questa tesi risulta evidente davanti al fallimento di tutti i sistemi che mettono Dio tra parentesi. Ma sorge immediatamente un'altra domanda: Chi conosce Dio? Come possiamo conoscerlo?... Per il cristiano il nucleo della risposta è semplice: solo Dio conosce Dio, solo suo Figlio che è Dio da Dio, Dio vero, lo conosce. Ed Egli, che è nel seno del Padre, lo ha rivelato (Gv 1,18). Di qui l'importanza unica ed insostituibile di Cristo per noi, per l'umanità. Se non conosciamo Dio in Cristo e con Cristo, tutta la realtà si trasforma in un enigma indecifrabile; non c'è via e, non essendoci via, non ci sono né vita né verità. Dio è la realtà fondante, non un Dio solo pensato o ipotetico, bensì il Dio dal volto umano; è il Dio-con-noi, il Dio dell'amore fino alla croce. Quando il discepolo arriva alla comprensione di questo amore di Cristo «fino alla fine», non può mancare di rispondere a questo amore se non con un amore simile: Ti seguirò dovunque tu vada (Lc 9,57)» (ibid.).

Nel 1906, un violento terremoto riduce in rovina la città di Valparaiso. Padre Mateo si dedica giorno e notte agli innumerevoli indigenti che hanno perso la loro casa. La sua salute non sopporta il colpo: è talmente sfinito che i medici gli vietano qualsiasi lavoro per un anno. Il suo superiore decide allora di inviarlo in Europa, viaggio che segna una svolta nella sua vita. Infatti, nel giugno 1907, ha la grazia di essere ricevuto in udienza privata dal Papa san Pio X. Ai piedi del Santo Padre, gli espone il progetto che gli sta a cuore e chiede il permesso di conquistare il mondo al Sacro Cuore attraverso la consacrazione delle famiglie. Dopo averlo ascoltato, il santo Papa risponde: «No, figlio mio. Non ve lo permetto, ve lo comando: consacrerete la vostra vita a questa opera di salvezza».

L'intronizzazione del Sacro Cuore

Egli ritorna in Cile e, nell'ottobre 1908, procede alla «intronizzazione del Sacro Cuore» nella casa di una insigne benefattrice, per mezzo del quadro di García Moreno. Secondo Padre Mateo, l'intronizzazione del Sacro Cuore, cerimonia con la quale si installa, in presenza del sacerdote, un'immagine del Sacro Cuore perché presieda alla vita di famiglia, implica non solo la devozione al Sacro Cuore che porta alla trasformazione di tutta la vita in famiglia, grazie alla preghiera in comune, ma anche la visita di altre famiglie, per con?quistarle anch'esse al Cristo. Gli anni seguenti vedranno il propagarsi dell'opera attraverso la costituzione di segreterie in diversi paesi. Nel 1911, si stimava già a centoventimila il numero delle famiglie in cui era stato intronizzato il Sacro Cuore. Queste famiglie si distinguono per il potente spirito di fede e di preghiera, nonché per il loro zelo per l'apostolato.

Uno dei frutti di questa devozione è la conversione dell'ammiraglio Latorre, eroe nazionale del Cile dopo la vittoria navale riportata sul Perù. Padre Mateo simpatizza con quest'uomo indifferente alla religione. Un giorno, si presenta a casa sua: «Ammiraglio, sono venuto oggi per darLe l'assoluzione. – È quindi una dichiarazione di guerra in nome del Cielo, risponde l'ammiraglio ridendo. «Sì, Ammiraglio, in nome del Cielo», risponde il Padre. Poi, volgendosi verso l'immagine del Sacro Cuore, prosegue: «Guardi questa immagine intronizzata nella Sua casa. Egli è il Suo Re e il mio, il Legislatore supremo dei potenti e dei deboli, degli ammiragli e dei marinai. È il Re di Sua moglie; tutti coloro che abitano questa casa lo adorano in ginocchio, vivono la loro fede, rispettano le sue leggi; tutti, tranne Lei. Nel nome del Sacro Cuore che La ama e che mi ha inviato qui per offrirLe la sua misericordia, si arrenda al suo Cuore». Latorre, che non ride più, chiede un tempo di riflessione. Il Padre riprende: «E se la morte venisse questa notte, le direbbe di ritornare perché Lei ha bisogno di tempo per riflettere? Ora nell'istante presente, non è la morte che bussa, ma la Vita, è Gesù stesso». In ginocchio, l'ammiraglio confessa i peccati della sua vita. Un anno dopo, Padre Mateo lo aiuterà a fare una buona morte.

Nel 1914, Padre Mateo si trova di nuovo in Europa dove predica e costituisce delle segreterie. L'opera si sviluppa, e le difficoltà anche; certi vescovi avanzano obiezioni contro l'espressione «intronizzazione» giudicata contraria agli usi della Chiesa e sprovvista dell'autorizzazione necessaria. Il 6 aprile 1915, Padre Mateo viene ricevuto in udienza da Papa Benedetto XV. Questi, il 27†aprile seguente, gli invia una lettera di approvazione nella quale definisce l'intronizzazione: «La sistemazione dell'immagine del Sacro Cuore, come su un trono, nel luogo più nobile della casa, in modo che Gesù Cristo Nostro Signore regni visibilmente nelle famiglie cattoliche». L'essenziale di questa intronizzazione non si riduce a una consacrazione passeggera, una festa di famiglia senza futuro; si tratta di porre veramente Gesù su un trono in seno alla famiglia, affinché vi dimori come suo Re, e che la famiglia si unisca ogni giorno attorno al suo trono per offrirgli la sua adorazione e il suo amore.

La famiglia sotto la luce della fede

L'intronizzazione è quindi una spiritualità coniugale e familiare fondata sul sacramento del matrimonio considerato alla luce del Sacro Cuore. Una tale devozione è particolarmente necessaria nella nostra epoca, a causa delle minacce sempre più numerose contro la famiglia. Il Papa Giovanni Paolo II proclamava, il 19?febbraio 1981: «Poiché il Creatore vuole che la vita abbia origine dall'amore di un uomo e di una donna uniti dal vincolo matrimoniale, e poiché Cristo ha elevato questa unione sponsale alla dignità di sacramento, noi dobbiamo guardare alla famiglia, alla sua natura e alla sua missione, sotto la viva luce della nostra fede cristiana... La Chiesa cattolica ha sempre insegnato... che il matrimonio è stato stabilito da Dio; che il matrimonio è un contratto d'amore fra un uomo e una donna; che il legame che unisce moglie e marito è indissolubile per volontà di Dio, che il matrimonio fra i cristiani è un sacramento che è il simbolo dell'unione di Cristo e della sua Chiesa e che il matrimonio deve essere aperto alla trasmissione della vita umana... Il mio mandato apostolico mi obbliga a riaffermare il più chiaramente e il più fermamente possibile quanto la Chiesa di Cristo insegna a questo proposito, e a ripetere con vigore la sua condanna alla contraccezione artificiale e all'aborto».

Nella sua lettera a Padre Mateo, il Papa Bene?detto†XV menzionava tre piaghe che distruggono la famiglia: «Il divorzio che fa vacillare la stabilità, il monopolio dell'insegnamento che elimina l'autorità dei genitori, la ricerca del piacere che spesso si oppone all'osservanza della legge naturale». L'intronizzazione porta a questi mali il duplice rimedio di una fede irradiante e di un amore effettivo. Questa intronizzazione, scrive ancora Benedetto XV, «propaga prima di tutto lo spirito cristiano instaurando in ogni famiglia il regno e l'amore di Gesù Cristo. Facendo questo, voi non fate altro che obbedire a Nostro Signore stesso, che ha promesso di far piovere le sue benedizioni sulle case in cui fosse stata esposta e onorata con devozione l'immagine del suo Sacro Cuore. E poiché seguire Cristo non consiste nel fatto di essere mossi da un sentimento religioso superficiale che commuove i cuori deboli e teneri ma lascia intatto il vizio, è necessario conoscere Cristo, la sua dottrina, la sua vita, la sua passione, la sua gloria. Seguire Cristo significa essere imbevuti di una fede viva e salda che agisce non solo sullo spirito e sul cuore, ma che governa e dirige anche la nostra condotta... Nulla è più idoneo alle esigenze del nostro tempo» (ibid.). Benedetto XVI fa eco al suo predecessore: «La?famiglia... è stata ed è scuola della fede, palestra di valori umani e civili, focolare nel quale la vita umana nasce e viene accolta generosamente e responsabilmente. Senza dubbio, attualmente essa soffre situazioni avverse provocate dal secolarismo e dal relativismo etico, dai diversi flussi migratori interni ed esterni, dalla povertà, dall'instabilità sociale e dalle legislazioni civili contrarie al matrimonio che, favorendo gli anticoncezionali e l'aborto, minacciano il futuro dei popoli» (13 maggio 2007).

Un male ancora più grande

Padre Mateo, durante un giro di predicazione in Francia, fa allusione ai danni provocati dalla guerra, e aggiunge: «Non dimenticate che la rovina delle famiglie cristiane è un male ancora più grande. La famiglia è il tempio dei templi. La famiglia è la fonte della vita. Se la sorgente della vita nazionale è avvelenata, la nazione morirà. Noi ci sforziamo di impregnare le famiglie della legge di Dio e dell'amore del Sacro Cuore di Gesù. Se Gesù Cristo è alla radice, l'albero tutto intero sarà Gesù Cristo ».

Approvata dalla Chiesa, confermata dal prodigio del suo rapido sviluppo, l'opera dell'intronizzazione è anche segnata dalla croce. Senza sosta sulla breccia, padre Crawley deve predicare in molti paesi in diverse lingue; oltre alla fatica legata ai molteplici viaggi e ai cambiamenti di dieta, viene colpito dalla gotta, malattia che non lo lascerà più. In Italia, le segreterie dell'opera sono affidate a un altro ente: l'Apostolato della Preghiera; alcuni sollevano obiezioni contro l'intronizzazione, e il Padre è costretto a chiedere un nuovo intervento di Benedetto XV. In Francia, dove la guerra non è ancora terminata, Padre Mateo viene denunciato come un agitatore: il governo gli ritira il passaporto e gli impedisce di lasciare il paese. Il passaporto gli verrà restituito solo nel marzo 1919.

Nel 1923, durante un giro di predicazione in Inghilterra, Padre Mateo incoraggia nel modo seguente i maestri di scuola cattolici: «Nostro Signore vi ha affidato i suoi tesori più preziosi; non siate solo insegnanti, ma apostoli, seminatori di vita e di amore. Molti cattolici s'immaginano che l'apostolato sia il monopolio dei preti. Dicono: «Che cosa posso fare, io, non è il mio lavoro!» Ma voi non potete dire questo. Non è sufficiente per voi essere cattolici ferventi; per voi l'apostolato è un dovere, non un lusso. È vostro dovere salvare le anime degli altri, e per farlo, dovete essere più che degli insegnanti. Dovete aiutare Nostro Signore a pescare delle anime per l'eternità. I nemici di Cristo si battono con energia e si sacrificano in ogni maniera per impedire alle anime di andare in Cielo« I nemici del nostro divino Re hanno spesso più zelo dei suoi amici».

Durante questi anni, il Padre scrive un libro sui tre oltraggi inflitti a Nostro Signore da parte delle società moderne: la crisi dell'autorità e i disordini che essa provoca costituiscono un affronto all'autorità di Cristo Re; l'immoralità, e in particolare l'impudicizia nell'abbigliamento, oltraggiano la santità di Cristo; la crisi delle vocazioni sacerdotali e religiose diminuisce l'onore dovuto a Cristo. In Belgio, rivolgendosi a una folla di donne e ragazze, Padre Mateo afferma: «Non c'è cristianesimo senza la castità. Non c'è castità senza modestia».

Il 25 gennaio 1935, s'imbarca per l'Estremo Oriente. Durante questo giro, apprende la morte di sua madre. Sulla sua immagine mortuaria, riporta queste parole che lei gli aveva scritte: «Come vorrei vederti prima di morire! Ma faccio volentieri il sacrificio di questo desiderio per essere, con te, apostola del Cuore di Gesù. Sì, predica, predica sempre, e le lacrime di tua madre innaffieranno il seme seminato dal suo prete». Il Padre percorre l'Oriente, moltiplicando conferenze e ritiri, invitando preti, religiosi e fedeli a ritornare alla sorgente della vita cristiana: l'amore del Cuore di Cristo. Ai preti in particolare, chiamati a diventare apostoli del Sacro Cuore, la sua parola d'ordine è: «Qualis Missa, talis Sacerdos», un prete vale quanto vale la sua Messa. Nello stesso senso, Papa Giovanni Paolo II diceva: «Un sacerdote vale quanto vale la sua vita eucaristica, la sua Messa soprattutto. Messa senza amore, sacerdote sterile; messa fervorosa, sacerdote conquistatore di anime. Devozione eucaristica trascurata e disamata, sacerdozio in pericolo ed evanescente» (16 aprile 1984).

« Morire prima di morire »

Gli ultimi anni della vita di Padre Mateo sono un calvario. Colpito dalla malattia, si rimette totalmente al Signore. « È saggio morire prima di morire, scrive. Ecco una penitenza di cui avevo bisogno. È stato bene per me l'essere stato afflitto (Sal 118)». Aveva detto: «Quando non potrò più predicare, scriverò; quando non potrò più scrivere, pregherò; quando non potrò più pregare, potrò sempre amare soffrendo e soffrire amando». Nel febbraio 1956, Padre Mateo ritorna a Valparaiso in Cile, culla della sua vita religiosa. Colpito da una leucemia, deve acconsentire all'amputazione di una gamba colpita da cancrena. Il mattino del 4?maggio 1960, l'arteria della gamba amputata si rompe; portato via dall'emorragia, Padre Mateo si addormenta dolcemente dopo aver ricevuto l'Estrema Unzione.

Nelle Litanie del Sacro Cuore, la Chiesa invoca Gesù come «Re e Centro di tutti i cuori». Supplichiamolo, sull'esempio di Padre Mateo, di concedere a tutte le famiglie di rimanere unite attraverso la preghiera, i sacramenti, e il sostegno vicendevole. In questo modo, il mondo intero, sottomesso finalmente al suo giogo così soave, conoscerà un tempo di pace, favorevole alla salvezza delle anime.

Dom Antoine Marie osb

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