Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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5 febbraio 2009
Sant'Agata vergine e martire


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Il cammino di santità compiuto insieme, come coppia, è possibile, è bello, è straordinariamente fecondo ed è fondamentale per il bene della famiglia, della Chiesa e della società». Giovanni Paolo II ha pronunciato queste parole in occasione della beatificazione degli sposi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, il 21 ottobre 2001.

Figlia unica di due fiorentini, Maria Luisa Corsini è nata il 24 giugno 1884 a Firenze. Suo padre, un ufficiale, è irascibile, e sua madre possiede un carattere vivace e dominatore. Fin dalla sua più tenera età, Maria Luisa, bambina dal temperamento timido e sensibile, prende l'abitudine, apparecchiando, di posare una foglietta di ulivo sotto il tovagliolo dei suoi genitori, per manifestare il suo desiderio di pace. Un giorno, dichiara a suo padre: «Vedi, papà, io non ti avrei sposato come l'ha fatto la mamma, con il tuo cattivo carattere!» Tuttavia, i coniugi Corsini amano molto la loro figlia. La famiglia si stabilisce a Roma nel 1893. Maria Luisa vi frequenta le lezioni di una scuola commerciale dove impara la contabilità nonché le lingue francese e inglese. I suoi gusti personali la spingono verso le lettere: acquisisce una vasta cultura letteraria. Sviluppando anche un talento per la musica, Maria suona il pianoforte.

Luigi Beltrame nasce il 12 gennaio 1880, a Catania in Sicilia, terzo figlio dei suoi genitori. Egli aggiungerà al nome di suo padre quello di suo zio Quattrocchi che, non potendo avere figli, lo adotterà. Nel 1891, si stabilisce a Roma con suo zio e sua zia. Dopo studi di legge, Luigi inizia una carriera di avvocato. Frequenta volentieri i grandi classici della letteratura, ama la musica, il teatro, la bellezza della natura e i viaggi. L'amicizia tra le famiglie Corsini e Quattrocchi fornisce la cornice per l'incontro di Maria e di Luigi. Alla fine dell'anno 1904, Luigi cade gravemente ammalato; Maria, molto colpita, ne prova una grande sofferenza e gli invia un'immagine della Madonna di Pompei. Questo episodio rivela ai due giovani amici la profondità del loro amore vicendevole. Il 25 novembre 1905, si sposano nella basilica di santa Maria Maggiore di Roma, poi si stabiliscono nella casa familiare dei Corsini dove sono allo stretto per via della presenza dei genitori e dei nonni di Maria. Luigi, tuttavia, dà prova di una grande deferenza nei confronti dei suoceri. Ogni sera, gli sposi si ritrovano con gioia e si distendono in famiglia. Ognuno s'interessa del lavoro dell'altro. Luigi deve spesso allontanarsi da Roma per motivi professionali. Gli sposi ne soffrono ma si scrivono allora molto.

La prima gravidanza di Maria procura loro una felicità indicibile, presto contrastata dall'angoscia che prova la futura mamma alla prospettiva del parto, ma la gioia è al suo culmine alla nascita di Filippo, il 15 ottobre 1906. La giovane mamma sperimenta nella maternità la necessaria dimenticanza di sé: «Certo, per lei, abituata a tenersi al corrente delle novità teatrali, musicali, letterarie, non doveva essere una rinuncia da poco ridurre quasi a nulla la lettura e a zero gli spettacoli e i concerti... », scriverà una delle sue figlie. Nel settembre 1907, Maria è di nuovo incinta. La invade una sensazione di sgomento e di solitudine, tanto più che Luigi è in Sicilia per qualche giorno. Gli scrive: «Chi mi darà la forza di pensare a due bambini? di sopportare la fatica fisica e fisiologica della gravidanza e il resto? Credimi che sono veramente disperata». Poco per volta, grazie alla preghiera, la serenità ritorna nell'anima di Maria, con l'accettazione della volontà di Dio. Il 9 marzo 1908, nasce una figlia che viene chiamata Stefania.

Un « no » categorico

Il 27 novembre 1909, vede la luce un terzo bambino, Cesarino, dopo un parto laborioso. Nel settembre 1913, Maria concepisce nuovamente. A partire dal quarto mese, viene presa da violente emorragie. La diagnosi è: «Placenta prævia», il che equivale, all'epoca, a una sentenza di morte per la madre e il bambino. Il ginecologo, un professore molto rinomato, dichiara che solo un'interruzione della gravidanza permetterà forse di salvare la madre. Maria e Luigi sono sconvolti; rivolgendo i loro sguardi al Crocifisso appeso al muro, attingono in Lui la forza per opporre un no categorico all'aborto. Nessuna ragione, «per quanto grave e drammatica, può mai giustificare la soppressione deliberata di un essere umano innocente», ricorderà papa Giovanni Paolo II (Enciclica Evangelium vitæ, 25 marzo 1995, n. 58). Interdetto e sconcertato, il professore si rivolge a Luigi: «Lei non si rende conto, Avvocato: Lei si prepara così a restare vedovo con tre figli a carico!» La risposta rimane immutata: il «no» resta «no». Un'angoscia terribile invade la famiglia. L'unica sorgente di luce viene da una fiducia illimitata in Dio e nella Santissima Vergine Maria. La comunione dei due sposi, radicata in Dio, diventa più forte che mai. Trascorrono così 4 mesi, Maria rimane a letto. Infine, il 6 aprile 1914, al termine dell'ottavo mese, di fronte allo stato di debolezza della madre, il ginecologo interviene per il parto che ha luogo per via naturale. Viene al mondo una piccola Enrichetta. Nonostante la prognosi pessimista, la madre e la bambina si salvano.

« Apostolato della penna »

Spirito molto aperto, Maria prova una sete di conoscenza che non diminuirà con il tempo. Delega molti compiti materiali al personale che serve la famiglia, come è uso all'epoca nelle famiglie borghesi. Nel corso degli anni, scrive articoli e libri: è il suo «apostolato della penna». I suoi testi, ai quali lavora anche suo marito, si rivolgono alle madri e alle famiglie. Maria s'impegna anche in opere caritative. Nel 1925, viene chiamata a collaborare con l'Azione cattolica femminile; ma non le sono risparmiate difficoltà e incomprensioni e preferisce ritirarsi. Ogni volta che possono, Maria e Luigi partecipano alle attività dell'Unione nazionale italiana per il trasporto dei malati: accompagnano questi ultimi a Loreto o a Lourdes. In politica, i coniugi Beltrame seguono, in un primo tempo, il fascismo, al fine di promuovere gli ideali morali, religiosi, culturali e sociali di cui esso si fa forte. Poco per volta, tuttavia, si mostrano più circospetti nei confronti del regime e arrivano a una disapprovazione pura e semplice in occasione delle leggi razziali. Si prodigano allora senza risparmiarsi per salvare degli Ebrei.

Luigi che, nel 1909, era risultato primo vincitore al concorso nazionale per l'avvocatura erariale dello Stato, eserciterà grandi responsabilità in diversi ministeri grazie alla sua vasta cultura giuridica e amministrativa. Nel 1943, verrà interpellato dal Consiglio dei ministri per diventare avvocato generale dello Stato. «Personalità eminente dell'avvocatura dello Stato, dirà uno dei suoi amici, avrebbe dovuto essere il primo di tutti ad assumerne la carica suprema. Una campagna subdola condotta da alcuni membri di questa stessa avvocatura, con tendenze laiche e anticlericali, gli oppose una barriera. Il servo di Dio, pur profondamente ferito nel suo intimo dall'ingiustizia che aveva appena subito, non ebbe alcuna reazione apparente». Luigi può essere considerato come un esempio per coloro che pagano con un'emarginazione professionale l'onestà e la coerenza di una vita in armonia con la fede. Nel 1948, gli verrà offerto di presentare la propria candidatura per un seggio al Senato. D'accordo con Maria, declina questa offerta, perché non condivide certi orientamenti di coloro che ne sono gli autori.

Luigi è un uomo discreto, dotato per natura di una certa distinzione e di affabilità nelle sue relazioni. Più interessato dall'apostolato attivo che dagli incarichi, s'impegna nelle attività parrocchiali e nazionali, in particolare per la formazione dei giovani e in modo specifico degli scout; per loro, sacrifica delle ore che avrebbe potuto dedicare alla distensione e al riposo. Gli incarichi assunti nella società gli valgono numerosi titoli onorifici e decorazioni, ma una volta che li ha ricevuti, li ripone in fondo a un cassetto e non ne parla più. Uno dei suoi figli scriverà di lui: «Non si sopravvalutava rispetto agli altri, ma non si svalutava neppure sistematicamente... Con quelli che erano «lontani dalla fede», dava prova di un tatto particolare che attirava sempre la loro amicizia... E coloro che erano «lontani dalla morale», evitava di importunarli, a meno che non mettessero essi stessi la questione sul tappeto». Luigi scrive: «Non dobbiamo nascondere i nostri sentimenti religiosi, dobbiamo professarli pubblicamente, ma, prima di tutto e principalmente, dobbiamo farlo con le nostre opere. È con l'onestà e lo spirito cristiano che impregnano la nostra condotta nelle relazioni umane, con il disinteresse, l'amore per il prossimo, la carità vissuta e messa in pratica che noi facciamo professione di uomini che hanno delle convinzioni religiose». Un amico di Luigi, non credente e massone, commosso davanti alla spoglia mortale di quest'ultimo, confesserà a uno dei figli del defunto: «Vedi, durante questi anni in cui abbiamo lavorato insieme, tuo padre non mi ha mai infastidito con delle prediche. Ma voglio dirti che è attraverso la sua vita che ho scoperto Dio e che ho amato il Vangelo. Prega per me!»

Pregare non significa fuggire la realtà

L'impegno principale di Maria e di Luigi rimane a favore della cura della famiglia. La preghiera vi occupa un posto importante e Luigi ne è l'anima: «Fin dalla nostra infanzia..., scrive uno dei suoi figli, eravamo colpiti dall'atteggiamento particolare (di grande raccoglimento) di papà durante le visite al Santissimo Sacramento, in chiesa... Era sempre mio padre che, dopo cena, iniziava e guidava la recita del rosario familiare... Per quanto ricordo, mio padre e mia madre hanno ricevuto ogni giorno l'Eucaristia e ci hanno trasmesso questa abitudine... Mi ricordo anche con emozione quanto mio padre amasse servir Messa... in particolare quella dei molti preti che frequentavano la casa». Per un cristiano, osserverà papa Benedetto XVI, «pregare non è evadere dalla realtà e dalle responsabilità che essa comporta, ma assumerle fino in fondo, confidando nell'amore fedele e inesauribile del Signore» (4 marzo 2007). Inoltre, Luigi si prodiga senza risparmiarsi nei confronti di sua moglie per alleviare il più possibile le inevitabili fatiche della maternità. Comprende quello che sarà oggetto dell'insegnamento di papa Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Mulieris dignitatem del 15 agosto 1988: «L'umano generare è comune all'uomo e alla donna« Eppure, anche se tutti e due insieme sono genitori del loro bambino, la maternità della donna costituisce una «parte» speciale di questo comune essere genitori, nonché la parte più impegnativa« Bisogna, pertanto, che l'uomo sia pienamente consapevole di contrarre, in questo loro comune essere genitori, uno speciale debito verso la donna... L'uomo – sia pure con tutta la sua partecipazione all'essere genitore – si trova sempre «all'esterno» del processo della gravidanza e della nascita del bambino, e deve per tanti aspetti imparare dalla madre la sua propria «paternità»» (n. 18).

Nel 1922, i figli Filippo e Cesarino manifestano il desiderio di donarsi a Dio. Il 6 novembre 1924, Filippo entra in seminario e Cesarino nell'abbazia benedettina di San Paolo fuori le Mura. Quest'ultimo diventerà padre Paolino. «La partenza da casa dei due ragazzi creò un vuoto enorme, riferisce la loro sorella Stefania. Quello che ne risentì di più, fino ad averne dei mali fisici, fu papà ». Tuttavia, queste sofferenze affettive vengono presto superate. Maria scriverà ai suoi figli: «Pensare a voi è quindi per me, dopo la Messa e la comunione, l'unico riposo e come l'unico rifugio luminoso della mia anima che benedice il Signore». Alla conclusione del primo anno di filosofia, Filippo deve lasciare il seminario per ragioni di salute. Poco dopo, raggiunge suo fratello e si fa Benedettino: diventerà padre Tarcisio.

Un regalo che costa

Nel 1920, il celebre padre Mateo intronizza il Sacro Cuore di Gesù nella famiglia Beltrame. Con i suoi incoraggiamenti, Stefania decide di consacrarsi a Dio. Nel 1927, entra nel convento delle Benedettine di Milano e vi prende il nome di suor Cecilia. Enrichetta racconta: «La partenza di mia sorella produsse nel cuore di papà una lacerazione estremamente violenta. Ho ancora negli occhi, a più di settant'anni di distanza, le lacrime silenziose e pudiche di mio padre inginocchiato, mentre dall'altra parte della grata si svolgeva la cerimonia di vestizione di sua figlia». Maria si era impegnata a dare ai suoi figli un'educazione umana e cristiana, pia senza eccessi: «Mi sono spesso chiesta, scrive, se una vita orientata in questo modo debba necessariamente condurre alla vocazione. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi (Gv 15,16), dice il Signore, e quindi la mia risposta è no... Ai genitori a cui Dio ha fatto questo dono regale e gratuito, rimane il dovere e il bisogno eterno di umiliarsi, di ringraziare, di vivere il Domine non sum dignus (Signore, non sono degno) in una vita riconoscente, di dedizione e di devozione». Del resto, Maria non perde di vista la diversità dei doni di Dio: «Tutti gli stati di vita, purché siano vissuti sotto la dolce pressione della volontà divina, sono nobili e santi, in quanto mezzi efficaci per raggiungere l'obiettivo (la santità)». Fa notare che se i figli fanno la scelta di sposarsi, « è certamente una grande e sublime vocazione» ma questa via non è, neanch'essa, una via agevole.

La casa rappresenta, per la famiglia Beltrame, il mondo dell'intimità in cui regna l'amore reciproco in Dio. Come ogni donna, Maria attribuisce una grande importanza alla cura della casa, nei minimi dettagli. Esercita il talento dell'ospitalità e instaura con i suoi ospiti il clima più conforme allo spirito del Vangelo: i rancori, i risentimenti e la maldicenza ne sono banditi. Nelle conversazioni, ci si attiene ai fatti senza esprimere un giudizio sulle persone. Le vacanze si svolgono abitualmente nella campagna, che Maria preferisce al mare. A partire dal 1928, i Beltrame acquistano a Serravalle un terreno sul quale fanno costruire una casa; vi installano una cappellina dove, grazie a un permesso speciale, possono conservare il Santissimo Sacramento.

Il ritorno della serenità

Nella vita di tutti i giorni, Maria e Luigi rivaleggiano nella carità. Uno dei loro figli scrive: «La loro vita di coppia fu una vera e propria gara di rispetto, di dedizione, di reciproca amorevole dipendenza e ubbidienza reciproca, in una comune ricerca del «meglio» per l'altro, a un livello eminentemente spirituale, in un'armonia delle anime in cui il concetto stesso di obbedienza era superato da un'esigenza trascendente di carità... fin nell'esercizio amorevole della correzione fraterna e di una consultazione sincera e umile del pensiero dell'altro». Tuttavia, le opinioni opposte, le discussioni animate, e addirittura gli attriti non mancano. Maria non è molto permeabile alle influenze estranee e discutere con lei per farla cambiare di parere non è cosa facile. In quei momenti, Luigi può sentirsi addolorato e nervoso, mentre Maria sembra aggressiva. Ma questo non dura mai a lungo e le pronte richieste di perdono riportano la serenità. Il fumo è un motivo di disaccordo. Luigi è stato un grande fumatore fin dalla giovinezza. Per dare il buon esempio ai suoi figli, smette di fumare alla nascita di Filippo. Quando i figli hanno scelto la loro strada, riprende a fumare nonostante il parere sfavorevole di Maria.

Luigi lascia a sua moglie la cura della gestione dei loro beni, pur valutando con lei le spese importanti. Maria sottolinea nei suoi scritti che, per santificarsi, non è richiesto lo spogliamento totale dai beni. D'altra parte, i due coniugi esercitano con piacere lo spirito di solidarietà nei confronti di coloro che li sollecitano per mille richieste. Oltre agli aiuti finanziari, Luigi mette al loro servizio le sue capacità professionali e il prestigio che ha acquisito nelle sfere più elevate. Quanto a Maria, esercita a suo modo una specie di «direzione spirituale» presso i suoi famigliari ma anche presso gli amici, addirittura preti e religiose che si rivolgono a lei con fiducia.

Diretta per più di vent'anni dal padre francescano Pellegrino Paoli, la famiglia Beltrame si affilia al Terz'Ordine francescano. Padre Mateo occupa anch'egli un posto importante nel percorso spirituale della famiglia. Nell'agosto 1918, Luigi attraversa un periodo difficile che uno dei figli rievoca così: «Nostro padre ha attraversato un momento di crisi spirituale acuta, legata alla severa ascesi spirituale intrapresa da sua moglie sotto l'impulso apostolico di padre Mateo... Si è lasciato prendere da un momento di scoraggiamento e ha finito con l'aver «paura di Dio», quasi come di un rivale che, attirando troppo in alto la sua sposa, in certo qual modo gliela sottraesse... Quest'ultima l'ha aiutato a superare questo ostacolo dovuto alla natura e a lasciarsi anch'egli attirare dallo Spirito, in un amore che non è mai diminuito ma che si è ritrovato aumentato dalla presenza viva della grazia». Molto più tardi, Maria emetterà il voto del «più perfetto», alla presenza del padre domenicano Garrigou-Lagrange, diventato suo padre spirituale dopo padre Mateo.

Intensa comunione

Dopo la partenza dei loro figli (eccetto Enrichetta che rimane presso i suoi genitori), Luigi e Maria prendono in considerazione di ritirarsi in un monastero, ma comprendono che non è questa la volontà di Dio. Il loro desiderio di perfezione si realizzerà mantenendo la vita comune in cui l'unione delle loro anime diventerà sempre più profonda. Nel 1941, la salute di Luigi viene scossa da due crisi cardiache; ma si rimette e ricupera una salute soddisfacente. Il 1° novembre 1951, aggiorna il suo testamento: «Spero che Dio vorrà concedermi la grazia della perseveranza finale in questa fede che sento così viva oggi, e che cerco di conservare con coerenza nei miei pensieri e nei miei atti, come so e come posso». Il 5, per un felice concorso di circostanze, la famiglia intera si trova riunita a Roma per la Santa Messa. Nella notte tra il 7 e l'8, una nuova crisi cardiaca provoca la morte di Luigi il 9 sera, all'età di 71 anni. Qualche mese dopo, Maria scrive: «Luigi è sempre – e in modo incessante – l'amore e il rimpianto inguaribile di ognuno di noi, lui che tuttavia ci assiste, che ci è vicino, che ci ama altrettanto e ancora di più, se fosse possibile, di prima... Poco per volta, mi accompagna sempre più, soprattutto nella preghiera, alla comunione, davanti all'altare». Rivolgendosi a se stessa, aggiunge: «Tu ti accorgi che tutti quei piccoli gesti d'amore che cercavano di abbellire la casa per lui (Luigi) non hanno più alcuna ragione di essere, alcun senso... Non è che dalla comunicazione delle anime, dalla comunione tra di esse, cementata dalla fede, che nasce e vive l'unità, alla quale non puoi mai più sottrarti». Negli anni che seguono, Maria abbandona a poco a poco le sue attività esteriori e occupa tutto il suo tempo nella preghiera, nella scrittura e nella cura della sua famiglia. Nel 1962, padre Paolino le rivela la sua decisione di entrare dai Trappisti, e questo le dà gioia. Durante l'estate del 1965, trascorre un bel periodo di vacanza, ma il 26 agosto muore di una crisi cardiaca. Ha 81 anni.

I coniugi Beltrame Quattrocchi hanno avuto delle prove nella loro vita, ma non hanno conosciuto certe sofferenze che colpiscono altre famiglie, come osservava papa Giovanni Paolo II nell'omelia della loro beatificazione: «La vita coniugale e familiare può conoscere anche momenti di smarrimento. Sappiamo quante famiglie sono tentate in questi casi dallo scoraggiamento. Penso, in particolare, a coloro che vivono il dramma della separazione; penso a chi deve affrontare la malattia e a chi soffre la scomparsa prematura del coniuge o di un figlio. Anche in queste situazioni si può dare una grande testimonianza di fedeltà nell'amore« Affido tutte le famiglie provate alla provvida mano di Dio e all'amorevole cura di Maria« Carissimi sposi, non lasciatevi mai vincere dallo sconforto: la grazia del Sacramento vi sostiene e vi aiuta ad innalzare continuamente le braccia al cielo».

Cf. Un'aureola per due, di Attilio Danese e Giulia Paola Di Nicola,

Città Nuova, Roma 2001

Effatà Editrice, Cantalupa (Torino) 2004.

Dom Antoine Marie osb

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