Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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25 novembre 2008
Santa Caterina Labouré, Vergine


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Nel mese di settembre 1828, in una vettura pubblica in viaggio da Saint-Étienne a Saint-Chamond, due preti siedono accanto a tre giovani vestiti di un abito religioso. Uno dei due ecclesiastici chiede al suo confratello chi siano questi religiosi di cui lo colpisce la modestia: «Sono, risponde l'altro prete, dei Fratelli che insegnano ai bambini piccoli delle campagne – Qual è il loro nome? – Si chiamano i Piccoli Fratelli di Maria – Chi ha fondato questa comunità? – Non se ne sa più di tanto. Alcuni giovani si sono riuniti, si sono tracciata una regola conforme al loro obiettivo, un vicario ha loro prodigato le sue cure, Dio ha benedetto la loro comunità e l'ha fatta prosperare al di là di tutte le previsioni umane». Il prete che parla così umilmente, nascondendo il proprio nome e il proprio ruolo, è il loro fondatore, padre Marcellin Champagnat.

Nono figlio di una famiglia che ne conterà dieci, Marcellino è nato il 20 maggio 1789 a Le Rosey, piccola fazione del comune di Marlhes nel dipartimento della Loira. Marlhes è un villaggio di coltivatori lontano da ogni via di comunicazione importante. La fede vi si è mantenuta intatta, coltivata dallo zelo di preti ferventi. Tuttavia, arrivano fino a Marlhes delle informazioni sulla Rivoluzione e le idee nuove non vi sono prive d'influenza. Jean-Baptiste Champagnat, il padre di Marcellino, dotato di una certa istruzione, viene promosso colonnello della Guardia Nazionale del cantone. Questo incarico lo porta a officiare per il culto decadario, che sostituisce la Messa domenicale, nella chiesa di Marlhes trasformata in tempio della dea Ragione. Egli ospita tuttavia presso di sé sua sorella, Religiosa, e lascia che sua moglie e i suoi bambini partecipino alle Messe dei preti refrattari nascosti nei dintorni. Sua moglie, anche se più riservata di lui, non manca di personalità.

Un modo di procedere malaugurato

Sotto la guida di sua madre e di sua zia, Marcellino apprende le verità della fede, ma la sua prima esperienza scolastica non ha seguito. Fin dal primo giorno di lezione, infatti, viene chiamato alla lavagna dal maestro; un altro bambino, più rapido, lo anticipa ma riceve un paio di schiaffi. Marcellino ne è talmente terrorizzato che rifiuta di ritornare a scuola il giorno dopo, nonostante le insistenze dei suoi genitori. Spesso, in seguito, ritornerà su questo episodio che gli sembrava l'esempio da non seguire. Nell'educazione dei bambini, inizierà con il vietarsi l'uso di ogni violenza. L'autorità, così come la concepisce, non richiede sistemi di questo genere.

Marcellino è contento di seguire ovunque suo padre: al forno, al mulino, nei campi, nei pascoli. Si mostra assiduo nei lavori e sviluppa un'attitudine speciale per il commercio: gli sono stati affidati due agnellini di cui si prende cura e che rivende qualche mese dopo. Con suo fratello, Jean-Pierre, progetta di mettere in piedi un'attività di commercio redditizia.

Nel corso dell'estate 1803, si presentano presso la famiglia Champagnat due preti. Percorrono la diocesi, su richiesta dell'arcivescovo di Lione, Mons. Fesch, zio di Napoleone, per incoraggiare le vocazioni sacerdotali. Il parroco di Marlhes ha loro suggerito di rendere visita a questa famiglia in cui ci sono tre ragazzi di buona reputazione. Un po' sorpreso da questa visita, il signor Champagnat risponde: «I miei figli non hanno mai manifestato il desiderio di farsi preti. Ma eccoli, sono qui vicino; potete vedere voi stessi». I suoi fratelli rispondono che non è loro intenzione, ma Marcellino manifesta il suo desiderio, fino ad allora inconfessato, del sacerdozio. Per avviarlo agli studi, viene inviato da suo cognato, maestro in un borgo delle vicinanze. Vi si trova in buone condizioni per ricuperare il suo ritardo; ma ha il dolore di perdere improvvisamente suo padre. Alla fine dell'anno scolastico, il cognato dichiara alla signora Champagnat: «Vostro figlio s'intesta a voler fare degli studi, ma avreste torto a lasciarlo fare. Ha troppo pochi talenti per riuscire, troppi handicap per farcela». Marcellino è consapevole dei propri limiti, ma sua madre lo sostiene; vanno tutti e due a La Louvesc, a una giornata di cammino da Marlhes, dove si trova la tomba di san Francesco Regis, l'apostolo della regione nel XVI secolo. Al ritorno, il giovane dichiara: «Preparate la mia roba, voglio entrare in seminario. Riuscirò, poiché Dio lo vuole». Parte quindi per il seminario minore di Verrières, nell'autunno del 1805. Là, s'impegna del suo meglio nello studio. Ha sedici anni passati; i suoi compagni di classe, molto più giovani di lui, non gli risparmiano le beffe. Gli inizi sono molto difficili e i maestri poco incoraggianti. Inoltre, la condotta di Marcellino lascia talvolta a desiderare; per il suo onomastico, sotto l'influenza di qualche compagno, va a prendere un bicchiere in un'osteria. Alla fine del primo anno, Marcellino viene giudicato non in grado di proseguire. Rimane tuttavia persuaso della chiamata di Dio e fa un nuovo pellegrinaggio a La Louvesc; poi supplica il Superiore del seminario de lasciarlo provare un altro anno. Grazie a un sacerdote e a un compagno che lo sostengono, questa nuova prova viene coronata da successo. Nel 1810, Marcellino perde sua madre. Prosegue tuttavia i suoi studi per otto anni al seminario minore prima di entrare, il 1° novembre 1813, nel seminario maggiore di Sant'Ireneo di Lione. I tre anni che vi trascorre si svolgono in un'atmosfera di pace, di devozione e di studio, nonostante gli avvenimenti politici legati alla caduta di Napoleone. Avviene una trasformazione nel seminarista nella direzione di una maggiore fedeltà ai suoi doveri. Durante le vacanze, fa il catechismo ai bambini del suo paese.

« Incaricatevi dei Fratelli ! »

Nel corso del loro ultimo anno di seminario, Marcellino e alcuni compagni, colpiti dallo stato di scristianizzazione del paese, pensano di costituire la «Società dei Madri maristi», i cui membri saranno missionari votati al rinnovamento della fede nei cristiani, sotto la protezione della Vergine Santissima. Questa Società vedrà la luce e si organizzerà, poco per volta, dal 1817 al 1836, data della sua approvazione da parte della Santa Sede. Marcellino, che ha molto sofferto durante la sua infanzia della mancanza di istruzione, insiste perché si prenda anche a carico l'educazione scolastica dei bambini. Vorrebbe formare dei Fratelli educatori. La sua insistenza induce gli altri a dirgli: «Ebbene, incaricatevi voi dei Fratelli, poiché ne avete avuta voi l'idea!» Egli vede in questo un invito di Dio.

Il 22 luglio 1816, Marcellino riceve l'ordinazione sacerdotale con cinquantun confratelli. L'indomani, dodici di essi salgono al santuario mariano di Fourvière per consacrare il loro ministero e la loro vita alla Santa Vergine, e impegnarsi a fondare la Congregazione dei Padre maristi. Il 13 agosto seguente, padre Champagnat arriva nel villaggio di La Valla, sulle pendici del Monte Pilat, dove viene nominato viceparroco. La regione è povera: i terreni montagnosi lasciano poco spazio alle coltivazioni. La pratica religiosa è debole a causa di un ambiente abitativo disperso e degli effetti della Rivoluzione. Il parroco di cui Marcellino sarà viceparroco per otto anni, è un uomo anziano dalla parola esitante, che predica il meno possibile e non fa catechismo. Marcellino, che ha allora ventisette anni, si mette all'opera. La sua sollecitudine si rivolge specialmente ai bambini. Li riunisce tutte le domeniche e, d'inverno, tutte le mattine. Le sue istruzioni sono semplici, chiare, arricchite da paragoni tratti dall'ambiente in cui vivono i suoi ascoltatori, da elementi attinti alla Sacra Scrittura e alla vita dei santi. Nelle sue prediche della domenica, Marcellino ricorda le grandi verità della fede. Mostra talvolta un certo rigore che la sua grande bontà fa accettare. Poiché ama il suo gregge, può permettersi di redarguire i suoi parrocchiani quando li vede perdersi nell'alcolismo o nei balli di paese, pericolosi per le anime. Non sopporta le gelosie e i litigi tra vicini e parenti.

Egli stesso studia ogni giorno la teologia. Presto, con l'autorizzazione del suo parroco, celebra la domenica pomeriggio un Ufficio al quale aggiunge alcune riflessioni pratiche tali da toccare i suoi ascoltatori. Questi ultimi partecipano sempre più numerosi a questa riunione. La sua parola semplice e dolce fa loro dire: «Si vede bene che è di Le Rosey (la sua frazione natale); le sue parole sono dolci come rose!» In qualsiasi stagione, anche nella bufera e nella tormenta di neve, Marcellino s'impone delle ore di cammino per andare a trovare i malati, amministrare il sacramento della Penitenza o assistere i morenti. Poco per volta, si compie una vera e propria trasformazione nei cristiani di La Valla e dei dintorni.

Il 28 ottobre 1816, il padre è chiamato in una frazione lontana al capezzale di un bambino malato, Jean-Baptiste Montagne. Constata con dolorosa sorpresa che il ragazzo ignora tutto della religione, non sapendo nemmeno se vi sia un Dio. Per due ore, lo istruisce sui rudimenti della fede poi lo confessa. Quando ritorna dopo aver fatto visita a un altro malato, il bambino non è più di questo mondo. Pieno di riconoscenza nei confronti della divina Provvidenza che lo ha condotto presso il morene, è nondimeno sconvolto dall'aver constatato una così profonda ignoranza in una parrocchia considerata cristiana. Ormai, il pensiero di fondare, senza indugio, una società di Fratelli che possano dare ai bambini l'istruzione cristiana non lo abbandona più.

«Emergenza educativa»

Ancora oggi, l'educazione cristiana dei bambini rimane un compito primordiale. Il Papa Benedetto XVI ce lo ricorda: «Si parla di una grande «emergenza educativa», della crescente difficoltà che s'incontra nel trasmettere alle nuove generazioni i valori-base dell'esistenza e di un retto comportamento, difficoltà che coinvolge sia la scuola sia la famiglia« Possiamo aggiungere che si tratta di un'emergenza inevitabile: in una società e in una cultura che troppo spesso fanno del relativismo il proprio credo – il relativismo è diventato una sorta di dogma –, in una simile società viene a mancare la luce della verità, anzi si considera pericoloso parlare di verità, lo si considera «autoritario», e si finisce per dubitare della bontà della vita« Questa è quindi una priorità essenziale del nostro lavoro pastorale: avvicinare a Cristo e al Padre la nuova generazione, che vive in un mondo per gran parte lontano da Dio. Cari fratelli e sorelle, dobbiamo sempre essere consapevoli che una simile opera non può essere realizzata con le nostre forze, ma soltanto con la potenza dello Spirito. Sono necessarie la luce e la grazia che vengono da Dio e agiscono nell'intimo dei cuori e delle coscienze. Per l'educazione e formazione cristiana, dunque, è decisiva anzitutto la preghiera e la nostra amicizia personale con Gesù: solo chi conosce e ama Gesù Cristo può introdurre i fratelli in un rapporto vitale con Lui« Nell'educazione alla fede un compito molto importante è affidato alla scuola cattolica. Essa infatti adempie alla propria missione basandosi su un progetto educativo che pone al centro il Vangelo e lo tiene come decisivo punto di riferimento per la formazione della persona e per tutta la proposta culturale. In convinta sinergia con le famiglie e con la comunità ecclesiale, la scuola cattolica cerca dunque di promuovere quell'unità tra la fede, la cultura e la vita che è obiettivo fondamentale dell'educazione cristiana» (Discorso dell'11 giugno 2007).

Al ritorno dalla sua visita al giovane Montagne, Marcellino riceve due giovani che costituiranno le fondamenta della sua nuova Congregazione. Gli inizi dell'opera sono molto umili. Il 2 gennaio 1817, padre Champagnat insedia i suoi due novizi in una casetta vicino alla canonica. La povertà è estrema. Il loro tempo è distribuito tra la preghiera, lo studio e il lavoro manuale. Per vivere, si fabbricano chiodi, come fanno tutte le famiglie dei dintorni. Presto, quattro postulanti si uniscono ai due primi novizi. Uno di essi, Gabriel Rivat, è un bambino di dieci anni, allevato nella devozione religiosa. Da due anni, segue assiduamente i catechismi di padre Champagnat e, dopo la sua prima comunione, si è sentito chiamato a unirsi al gruppo dei Fratelli riuniti a La Valla. Il 6 maggio 1818, sua madre, che l'ha consacrato a Maria nella sua infanzia, lo conduce presso il viceparroco. Gabriel, che prende il nome di fratel Francesco, diventerà il successore del Fondatore a capo dei Fratelli maristi.

« È la vostra opera ! »

La cura dei suoi Fratelli non impedisce a padre Champagnat di svolgere i suoi incarichi parrocchiali. Tuttavia, il parroco trova che il suo viceparroco esagera nel fare. Marcellino chiede allora e ottiene il permesso di installarsi nella casa dei Fratelli, per la cui formazione si fa aiutare da un maestro. Ma quattro anni dopo il suo arrivo a La Valla, constatando che non troverà sul posto altre vocazioni di Fratelli, fa una novena alla Santa Vergine: « È la vostra opera, le dice, non la mia. Inviatemi dei Fratelli». La sua preghiera viene ascoltata e si presentano dei giovani venuti da più lontano. Ma i locali risultano presto troppo esigui: diventa urgente costruire. Tutta la comunità si mette all'opera sotto la direzione di Marcellino che si fa muratore o falegname.

Nel frattempo, Padre Champagnat ha iniziato la fondazione di scuole, di cui una a Marlhes, la sua parrocchia natale. Tuttavia, nelle canoniche della regione, girano osservazioni aspre sul viceparroco di La Valla: «La sua congregazione, si insinua, è una chimera generata dall'orgoglio e dalla temerarietà. Come può pensare, lui, che non ha né risorse né talenti, di creare una comunità?» Lungi dal sostenere la sua opera, certi parroci ne distolgono le vocazioni. «Si aveva torto a diffidare di noi, dirà uno dei discepoli di Marcellino, di sospettare dei motivi che ci conducevano a Champagnat. Se questi motivi fossero stati umani, non saremmo rimasti un solo giorno. Chi avrebbe potuto trattenerci in una casa dove avevamo per dormitorio solo un fienile, per letto solo un po' di paglia o delle foglie secche, per nutrimento del pane nero che cadeva in briciole tanto era mal cotto, qualche verdura e dell'acqua per bevanda?... Quello che poteva piacerci in una posizione così contraria alla natura« fu la devozione professata per Maria. Tutti noi fummo così toccati dalle belle cose che ci diceva il nostro padre Champagnat della Santa Vergine, che nulla al mondo avrebbe potuto distoglierci dalla nostra vocazione».

Nello smarrimento

Le dicerie contro l'opera del viceparroco di La Valla arrivano fino all'arcivescovado di Lione. Uno dei vicari generali, che governa di fatto la diocesi, rivolge dei rimproveri al padre Champagnat; un altro vicario generale lo approva. Poco per volta, si sviluppa un clima di diffidenza nei confronti dei Fratelli insegnanti. La comunità vive nell'attesa di una catastrofe. Nello smarrimento, essa si rivolge alla Vergine Maria. Ma, il 22 dicembre 1823, viene nominato amministratore apostolico della diocesi di Lione Mons. de Pins, che si mostra favorevole a padre Champagnat.

Per aiutarlo nel suo compito, Marcellino fa appello al padre Courveille, suo ex compagno di seminario, che dirige la Società dei Padri maristi. Nello stesso periodo, viene sollevato dal suo incarico di viceparroco di La Valla. I due preti decidono di acquistare un grande terreno vicino a Saint-Chamond e di costruirvi un vasto edificio per centocinquanta Fratelli. Il progetto è inaudito e, nei dintorni, molti non lo comprendono. Si scatena una nuova campagna di denigrazione. Nonostante tutto, il cantiere progredisce rapidamente. Si chiamerà la casa Notre-Dame de l'Hermitage.

Tuttavia, il padre Courveille si attribuisce la missione di dirigere i Fratelli che però considerano Marcellino come loro Padre. Egli si ostina e mette ai voti la scelta del Superiore. Viene eletto Marcellino all'unanimità. Il padre Courveille non desiste; approfitta delle assenze del fondatore, che va a visitare le scuole, per tormentare i fratelli. Alla fine del dicembre 1825, quando Marcellino ritorna da un viaggio, lo subissa di rimproveri. Esausto per la stanchezza e oppresso da numerose preoccupazioni, in particolare riguardo alle finanze della sua opera, Padre Champagnat crolla e deve mettersi a letto. Una settimana dopo, è alle soglie della morte. A questa notizia, i creditori si presentano in massa. Fortunatamente, il parroco di Saint-Chamond paga una parte dei debiti; ma lo sgomento è totale nella casa. La Congregazione sembra persa quando, contro ogni aspettativa, la salute del fondatore inizia a migliorare. Tuttavia, Padre Champagnat non ricupererà mai tutte le sue forze. Padre Courveille cerca sempre di essere riconosciuto come Superiore dei Fratelli. Tuttavia, nel maggio 1826, una sua grave mancanza lo costringe a ritirarsi alla Trappa di Aiguebelle. Preoccupato di stabilizzare la vocazione dei Fratelli, il fondatore fa loro pronunciare dei voti religiosi in occasione del ritiro della comunità del 1826.

Saper stare tranquilli

Dieci anni dopo la sua fondazione, l'Istituto conta più di ottanta Fratelli distribuiti in sedici istituti. Padre Champagnat si preoccupa del suo riconoscimento ufficiale da parte dei poteri pubblici, specialmente al fine di ottenere per i suoi Fratelli la dispensa dal servizio militare che durava allora sette anni. Di fronte all'insuccesso dei suoi sforzi, scrive: «Presto o tardi, otterremo questa autorizzazione« Quello che più ci importa è fare da parte nostra quello che Dio vuole che facciamo; voglio dire il nostro possibile; dopo questo, dobbiamo solo stare tranquilli, lasciar agire la sua Provvidenza. Dio sa meglio di noi quello che ci fa bene, quello che ci giova. Sono ben certo che un po' di ritardo non ci farà male». In realtà, il riconoscimento arriverà solo dopo la morte del fondatore.

Spesso, Marcellino invita i suoi Fratelli a donarsi totalmente a Dio e agli altri. Egli stesso predica con l'esempio. Quando gli si rimprovera di strafare, risponde: «Nessuno è indispensabile, ma Gesù ci dice: Finché c'è luce, bisogna camminare (Gv 12,35)». S'impegna a suscitare nei Fratelli una solida devozione alla Santa Vergine. «Altri religiosi, dice, si santificano, gli uni con la povertà, gli altri con l'obbedienza, altri ancora con uno zelo ardente per la salvezza delle anime. Voglio che nessuno sorpassi i Fratelli nell'amore per Maria, nella devozione nei confronti di Maria». Non solo Maria è la patrona dei Fratelli che portano fieramente il suo nome, ma è anche la loro Madre, il loro modello, la loro prima Superiora, e, secondo l'espressione del Fondatore, la loro «risorsa ordinaria». Ci si rivolge a lei in ogni occasione, si ricorre a lei in tutti i pericoli, le si attribuisce la gloria di tutti i successi. « È lei, proclama il Padre, che ha fatto tutto a casa nostra!» Il 12 maggio 2007, il Papa Benedetto XVI diceva, nello stesso senso: «Non c'è frutto della grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la mediazione di Nostra Signora».

Verso la fine dell'anno 1839, le forze di Marcellino diminuiscono notevolmente. Padre Colin, Superiore della Società dei Padri maristi, gli suggerisce di darsi un successore a capo dei Fratelli. Nel mese di ottobre, una votazione ha come risultato l'elezione del Fratello François Rivat. Il Fondatore non resta tuttavia inoperoso, ma presto dei mali di stomaco gli impediscono di alimentarsi e lo costringono a riguardarsi. All'inizio del mese di maggio, apre gli esercizi del mese di Maria; di ritorno nella sua camera, dichiara: « È finita per me, sento che me ne vado». L'11 maggio, riceve l'Estrema Unzione, alla presenza di tutta la comunità. «Miei amici, dice ai suoi Fratelli, l'importante è amarci gli uni gli altri. Ricordatevi che siete fratelli, che Maria è vostra Madre, che siete tutti chiamati alla stessa eredità che è il Cielo». La fine del mese di maggio diventa molto penosa per il Padre. Il 6 giugno, verso le due e trenta del mattino, Marcellino fa osservare al Fratello che lo veglia che la sua lampada si spegne. Il Fratello lo disillude: la lampada non ha perso la sua luminosità. «Capisco, è la mia vista che se ne va, risponde il morente. È giunta la mia ora. Che Dio ne sia benedetto!» Poco dopo, entra in agonia. La comunità, riunita all'aurora, canta presso di lui la Salve Regina e il Fondatore termina dolcemente il suo soggiorno sulla terra.

Giovanni Paolo II dirà, nell'omelia della canonizzazione di Marcellino Champagnat, il 18 aprile 1999: «Grazie alla sua fede incrollabile, è rimasto fedele a Cristo, anche nelle difficoltà, in mezzo a un mondo talvolta privo del senso di Dio. Siamo chiamati, anche noi, ad attingere la nostra forza nella contemplazione del Cristo risorto, mettendoci alla scuola della Vergine Maria ».

Dom Antoine Marie osb

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