Blason  Abbazia San Giuseppe di Clairval

F-21150 Flavigny-sur-Ozerain

Francia


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8 novembre 2007
Beata Elisabetta della Trinità


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

«Magis mori quam peccare – Piuttosto morire che peccare». Questo adagio cristiano ha ispirato la testimonianza fino allo spargimento del loro sangue da parte dei martiri dell'Uganda che la Chiesa ha canonizzato nel 1964, inserendo questa massima in un'orazione della loro festa. Questi cristiani erano stati preparati alla testimonianza suprema della loro fede dal Padre Lourdel, apostolo dell'Uganda.

Siméon Lourdel è nato il 20 dicembre 1853, a Dury, nel dipartimento del Pas-de-Calais (Francia). Suo padre è coltivatore; sua madre, dolce ed energica, è dotata di una grande fede; avranno cinque figli maschi. Vigoroso ed esuberante, Simeone è poco appassionato degli studi che compie al seminario minore. Insofferente della disciplina, frequenta volentieri gli allievi più ribelli e preferisce i lavori dei campi ai compiti delle vacanze. Legge con ardore i racconti delle missioni lontane. L'esempio dei missionari lo attira, ma la sua vocazione sembra dubbia ai responsabili del seminario minore. Alla ripresa dell'anno scolastico nel 1870, Simeone, che ha voluto aiutare suo padre nel raccolto, arriva con due mesi di ritardo. Viene espulso senza tanti complimenti. Di ritorno a casa, in lacrime, il ragazzo grida: «Voglio essere prete« Dicono che non ho la vocazione, e va bene! dimostrerò il contrario». Si mette seriamente a studiare ed entra al seminario maggiore di Arras, nell'ottobre 1872. Durante i suoi studi di filosofia, matura l'intenzione di entrare nella giovanissima Società dei Missionari d'Africa che è appena stata fondata dall'arcivescovo di Algeri, Mons. Lavigerie. All'inizio del febbraio 1874, viene ammesso al noviziato di questa Società, a Maison-Carrée, vicino ad Algeri.

Non è una gita di piacere

Il 2 febbraio 1875, Simeone s'impegna presso i Missionari d'Africa (i «Padri Bianchi»), animato dal desiderio del martirio, e il 2 aprile 1877 riceve l'ordinazione sacerdotale. Nel 1878, Mons. Lavigerie organizza una carovana che condurrà dieci missionari, tra cui il Padre Lourdel, nel centro dell'Africa. La partenza ha luogo a fine aprile. Alcuni esploratori, come Livingstone o Stanley, hanno provato che si può sopravvivere alle fatiche del viaggio. Quest'ultimo non è una gita di piacere: piogge torrenziali o sole di piombo, mancanza di acqua potabile, febbri e altre malattie, attacchi alla carovana, diserzioni dei portatori, marce forzate attraverso luoghi deserti e torridi o paludi fangose, incontri con carovane di schiavi incatenati tra i quali si trovano donne e numerosi bambini« Alla fine del dicembre 1878, i missionari sono a sud dell'immenso lago Vittoria che si accingono ad attraversare per raggiungere l'Uganda.

Colline verdeggianti, fresche vallate, una vegetazione lussureggiante fanno dell'Uganda un paese splendido. I suoi abitanti, i «Baganda», vivono in capanne di rami. L'artigianato è vario: si lavora il ferro, si modellano vasi di terracotta, si confezionano stoffe, canestri, stuoie e strumenti musicali. Il paese è governato da un re la cui autorità è assoluta; egli ha un gran numero di paggi reclutati tra i figli dei suoi ufficiali. La poligamia, la schiavitù e i vizi sono frequenti. Tuttavia, la popolazione è dignitosa nel contegno e cortese. Rispettosi dell'autorità, coraggiosi, i Baganda sono sudditi fedeli e guerrieri intrepidi. Il dio dei Baganda, Katonda, è venerato in mezzo ad altri dei che gli stregoni sostengono di rappresentare. Per i Baganda, l'uomo non scompare interamente al momento della morte, ma dal suo corpo si libera uno spirito. A partire dal 1852, l'Islam si è introdotto nel paese attraverso le carovane di mercanti. Esso ha fatto vacillare nell'animo delle élite la religione pagana. Nel 1875, arriva l'esploratore inglese Stanley, seguito, due anni dopo, da alcuni missionari anglicani altrettanto coraggiosi che generosi. Uno di essi, M. Mackay si stabilisce a Rwbaga, la capitale, nel 1879. La religione tradizionale mantiene un ruolo importante nella società, ma il fattore essenziale della coesione è il re, il Kabaka. I migliori tra i sudditi del re non sono sicuri che i sacrifici umani, le esecuzioni immotivate, la poligamia siano cose giuste, il che li rende aperti al Cristianesimo.

All'arrivo dei Padri Bianchi, il monarca dei Baganda si chiama Mutesa. Elegante, fiero e potente, egli è autoritario e ombroso. Intelligente e astuto, comprende in fretta che l'arrivo degli Europei (inglesi, belgi, francesi, tedeschi) degenererà in competizione: egli potrà prendersi gioco delle loro rivalità e negoziare con il migliore offerente. Nel febbraio 1879, l'arrivo, in veste di esploratori, del Padre Lourdel e del Fratello che lo accompagna, mette in subbuglio la corte di Mutesa. Il re tuttavia finisce con il far loro buona accoglienza. Li sistema vicino alla capitale e li sottopone a una stretta sorveglianza. Sentendo il Fratello che accompagna il Padre Lourdel chiamarlo «Mon Père» (Letteralmente «Padre mio») i Baganda s'immaginano che sia il suo nome, e gli danno la forma di «Mapera» che lo designerà da allora in poi nel paese. All'intento dell'evangelizzazione, i Padri uniscono quello della sviluppo materiale. Diversi Baganda si rivolgono a loro per ragioni disparate, ma, in un primo tempo, nessuno offre la seria speranza di una conversione. In compenso, il primo ministro vede con molto disappunto l'influenza che esercitano i Padri. Questi ultimi si danno da fare per riscattare dagli arabi trafficanti di schiavi il maggior numero possibile di bambini; li accolgono in un orfanotrofio e insegnano loro la vera religione.

Le esigenze del Vangelo

Il Padre Lourdel lascerà un'impronta profonda in Uganda. Egli s'intrattiene con la gente in maniera piacevole e, provvisto della sua valigetta medica, presta le prime cure con un successo che gli assicura una solida reputazione. I suoi modi cortesi sorprendono: non ci si aspetta una simile cordialità da parte di un uomo considerato come superiore. Il re Mutesa annuncia un giorno il suo desiderio di farsi cattolico: il Padre Lourdel gli risponde che bisogna prima di tutto che rinunci alla poligamia, ma il re non è disposto a questo. Mons. Lavigerie scriverà: «Credo che si sarebbe dovuta fare una distinzione con lui, e dirgli che non poteva essere fedele e ricevere il battesimo senza rinunciare prima alla poligamia, ma che poteva credere nel Signore, adorarlo, pregarlo, implorare il suo aiuto contro se stesso e le sue passioni, fino a che fosse riuscito a dominarle». È vero tuttavia che il prelato non si trovava sul posto per valutare i voltafaccia imprevedibili del re.

Nel 1881, gli arabi schiavisti il cui traffico è ostacolato dalla presenza dei missionari persuadono Mutesa a dichiarare l'Islam religione di Stato; ma il Padre Lourdel riesce a far fallire questo progetto. Numerosi Baganda hanno optato per il cattolicesimo dopo aver abbracciato l'islam o il protestantesimo, e spesso il secondo dopo il primo. Essi hanno osservato a lungo i Padri e ascoltato attentamente la loro dottrina, poi si sono decisi liberamente. Essi sono ottimi catechisti e la propagazione del cristianesimo sarebbe molto più rapida se i capi non impedissero ai loro servitori di apprendere la religione, e se i missionari potessero spostarsi liberamente nel paese. Altri Baganda vengono dai Padri con motivazioni talvolta ambigue, ma, con l'aiuto della grazia, le loro convinzioni si approfondiscono. Seguendo le direttive di Mons. Lavigerie, i missionari battezzano solo coloro che hanno perseverato per almeno quattro anni nel catecumenato.

Gli schiavisti e i notabili, furiosi dell'influenza crescente di Mapera, giurano un odio mortale nei confronti dei Padri. Dal canto suo, il Padre Lourdel vede nella poligamia dei grandi, che priva di mogli gli abitanti poveri dei villaggi, una causa dell'omosessualità che è frequente. Il re stesso si lascia andare a questa e alla pedofilia. Mapera insegna ai suoi catecumeni che cedere ai capricci del re, su questo punto, è condannato da Dio. Un atteggiamento fermo contro i desideri del re li espone alla sua collera e alla morte; ma questi giovani cristiani non esitano a rifiutarsi al re. Essi formano presto un gruppo di giovani seri, veramente desiderosi di armonizzare il loro comportamento quotidiano con gli insegnamenti ricevuti, pur servendo il re con dedizione.

«Mapera era tuo amico...»

Ma alla fine del 1882, l'esitazione del re in materia di religione, e il suo timore delle potenze europee, di cui i Bianchi passano per emissari, generano una vera insicurezza per i Padri. Essi decidono allora di allontanarsi per qualche tempo dalla Missione e, il 20 novembre, s'imbarcano per il sud del lago Vittoria, lasciando dietro di sé venti battezzati e più di quattrocentoquaranta catecumeni. Durante la loro assenza, i cristiani si organizzano, sotto la guida dei catechisti, di età compresa per lo più tra i venti e i trent'anni. Il 10 ottobre 1884, Mutesa muore, circondato da musulmani, con il Corano sul petto. Viene scelto per succedergli suo figlio Mwanga. Aperto, curioso e cortese, egli era spesso venuto a trovare i Padri e aveva testimoniato molta fiducia e molto affetto al Padre Lourdel. Prima di partire, quest'ultimo gli aveva detto: «Non appena sarai re, noi ritorneremo». Giuseppe Mukasa, che è diventato l'infermiere di Mwanga dopo essersi dedicato al servizio di Mutesa, dice un giorno al re: «Mio signore, Mapera era tuo amico. – È vero, risponde il re. – Non vuoi che torni? Dava dei buoni rimedi a tuo padre. – Anche questo è vero; scrivigli di tornare».

Verso la metà del luglio 1885, i Padri sono di ritorno. Essi constatano che la Chiesa è cresciuta: il numero dei cristiani è più che raddoppiato. Il Padre Lourdel scrive: «Mwanga è ben disposto nei nostri confronti, ci lascerà, credo, ogni libertà di istruire: ma, quanto a lui, avrà difficoltà a praticare« Egli ha rinunciato a tutte le superstizioni del paese. Ha la sfortuna di fumare la canapa, il che lo renderà ebete fra un certo numero di anni. Molti dei nostri neofiti hanno su di lui una grande influenza e gli fanno un gran bene con i loro consigli». Mwanga tuttavia è soggetto a voltafaccia improvvisi; egli mostra, come suo padre, una propensione per l'omosessualità. Nella Dichiarazione Persona humana, la Chiesa insegna: «Secondo l'ordine morale oggettivo, le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile. Esse sono condannate nella sacra Scrittura come gravi depravazioni e presentate, anzi, come la funesta conseguenza di un rifiuto di Dio (Rm 1,24-27; 1Co 6,10; 1Tm 1,10). Questo giudizio della Scrittura non permette di concludere che tutti coloro i quali soffrono di questa anomalia ne siano personalmente responsabili, ma esso attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e che, in nessun caso, possono ricevere una qualche approvazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, 29 dicembre 1975, n. 8). Cristiano fervente, Giuseppe Mukasa, la cui ambizione è vivere secondo gli insegnamenti di Cristo, tenta di distogliere il re dalla lussuria, dalla droga e dall'idolatria. Egli non esita ad allontanare dal palazzo i giovani paggi di cui ha l'incarico di occuparsi, quando il re li sollecita per l'omosessualità: «Quando il re vi solleciterà al male, rifiutate!» dice loro. Questo atteggiamento irrita Mwanga, ma Giuseppe lo esorta: «Mio Signore, te ne prego, non farlo più! Dio detesta l'impudicizia«» S. Paolo, in effetti, condanna la lussuria come un vizio particolarmente indegno del cristiano, e che esclude dal regno dei cieli: Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti« erediteranno il regno di Dio (1Co 6,9-10).

Mettere fine alla piaga dell'Aids

La virtù della castità è necessaria per avere un comportamento giusto davanti a Dio; è anche il miglior metodo di lotta contro l'epidemia dell'Aids. «Non lasciatevi ingannare dalle vuote parole di coloro che mettono in ridicolo la castità o la vostra capacità di autocontrollo», diceva il Papa Giovanni Paolo II ai giovani dell'Uganda, a Kampala, il 6 febbraio 1993. «La forza del vostro futuro amore coniugale dipende dalla forza del vostro attuale impegno nell'imparare il vero amore, una castità che comporta l'astenersi da tutti i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio. Il vincolo sessuale della castità è l'unico modo sicuro e virtuoso per porre fine alla tragica piaga dell'Aids che tante giovani vittime ha mietuto». Questo insegnamento del Papa è corroborato da uno studio fatto in Uganda, sulla prevenzione contro l'Aids: «Alla fine degli anni ottanta, la contaminazione tramite il virus dell'Aids (HIV) era un problema drammatico in Uganda. Ma nel 2003 la prevalenza dell'infezione attraverso l'HIV era stimata al 6% della popolazione totale; questa cifra resta naturalmente molto elevata ma non ha nulla a che vedere con quella del 1990 – 30%, un triste record mondiale – né con quelle di altri paesi africani oggi« Come ha potuto essere ottenuto questo successo, si può riprodurlo altrove?« Riassumendo, gli anni 1989-1995 hanno visto un cambiamento drastico delle abitudini sessuali in Uganda« Denunciare l'Aids per quello che è, una malattia mortale nel 99% dei casi, che si trasmette attraverso relazioni sessuali, è stato sufficiente per indurre un cambiamento di comportamento della popolazione. Occorre aggiungere a questo la strategia di prevenzione scelta che, invece di promuovere i test di diagnosi precoce gratuita e l'uso di preservativi, si è basata sull'astinenza e la fedeltà« Il presidente dell'Uganda, Yoweri Museveni, è intervenuto alla conferenza di Bangkok (Conferenza internazionale sull'Aids, luglio 2004) per evocare il successo del suo paese nella lotta contro l'HIV. Non ha esitato a dichiarare: «l'Aids è principalmente un problema morale, sociale ed economico. Considero i preservativi come un'improvvisazione, non una soluzione« Le relazioni umane devono essere basate sull'amore e la fiducia», aggiungendo che l'astinenza era più efficace del preservativo per combattere l'HIV. Dal canto suo, la moglie del presidente ha deplorato che «la distribuzione di preservativi alla gioventù equivale a dar loro un permesso di fare qualsiasi cosa; e questo conduce a una morte certa»» (Albert Barrois, Le Sida, l'éthique et l'expérience, in Rivista Liberté politique, n. 27, novembre 2004).

««I fedeli anche nel nostro tempo, anzi oggi più che mai, devono adottare i mezzi che sono stati sempre raccomandati dalla Chiesa per vivere una vita casta: la disciplina dei sensi e dello spirito, la vigilanza e la prudenza nell'evitare le occasioni di peccato, la custodia del pudore, la moderazione nei divertimenti, le sane occupazioni, il frequente ricorso alla preghiera e ai sacramenti della penitenza e dell'eucaristia. I giovani, soprattutto, devono preoccuparsi di sviluppare la loro pietà verso l'immacolata Madre di Dio«» (Dichiarazione Persona humana, n. 12).

«Elogio» dei cristiani

Il 15 novembre 1885, la collera di Mwanga contro Giuseppe Mukasa si conclude con una condanna a morte. Giuseppe viene decapitato. Sentendo arrivare una persecuzione violenta, i catecumeni si affollano alla Missione per ricevere il Battesimo. Carlo Lwanga, capo della grande capanna dove il re fa i suoi ricevimenti solenni, è un atleta vigoroso, mite , sempre pronto a rendere servizio, amato da tutti. La sua probità e la sua precisione gli hanno meritato la stima e la fiducia del re. Egli esercita presso i paggi un'influenza paragonabile a quella di Giuseppe Mukasa. Ma nei primi mesi del 1886, una successione di eventi incresciosi (incendi, ecc.) spinge Mwanga al limite. I trafficanti di schiavi denigrano i cristiani: «Essi non si danno ai piaceri della carne; non rendono culto alle divinità, non amano il saccheggio; se tu ordini di uccidere qualcuno, non acconsentono ed essi stessi non temono di venire uccisi, Quando tutti i tuoi sudditi avranno adottato questo genere di vita, che re sarai?» Mwanga si adira: «Li farò massacrare tutti!» Al mattino del 26 maggio, il re convoca i boia e i grandi capi. Subito, Carlo Lwanga riunisce i paggi che sono solo catecumeni e amministra loro il Battesimo. Poi, con tutti i cristiani, compare davanti al re che intima loro di rinnegare la loro fede. Al loro rifiuto, sono condannati ad essere bruciati vivi. Molti cristiani sono martirizzati durante il percorso verso il rogo, a Namugongo.

L'esecuzione principale ha luogo il 3 giugno, festa dell'Ascensione. I cristiani sono pieni di gioia: «Si direbbe che vadano a nozze!» esclamano i boia stupefatti. Ogni cristiano viene impacchettato in un graticcio di giunchi e messo sulla pira a cui i boia danno fuoco. Spontaneamente, i martiri recitano il Padre nostro. I boia ascoltano, interdetti. Quando i martiri arrivano a queste parole: «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, i boia sono colti dallo spavento, e gridano con tutte le loro forze: «Non siamo noi che vi uccidiamo, sono i nostri dei che vi uccidono perché voi li considerate come dei demoni!» Una sorte particolare è riservata a Carlo Lwanga. Dopo aver assistito al martirio degli altri cristiani, viene condotto verso una pira innalzata per lui. Mentre il fuoco divora il suo corpo, il boia gli grida: «Forza, che Dio venga a tirarti fuori dal fuoco!» Egli risponde: «Quello che tu chiami fuoco non è altro che acqua fresca. Quanto a te, fa' attenzione che il Dio che tu insulti non ti immerga un giorno nel vero fuoco che non si spegne». Al momento della sua morte, egli grida con voce forte: «Oh mio Dio!» Il 22 giugno 1934, Carlo Lwanga è stato dichiarato da Pio XI «patrono della gioventù africana». Un centinaio di cristiani hanno ricevuto la grazia del martirio dal 1885 al 1887. Nel 1964, il Papa Paolo VI ha canonizzato ventidue cattolici, sui quali esiste una documentazione precisa.

Perché questo furore?

Il Padre Lourdel ritiene che quattro motivi principali abbiamo messo in collera il re: il timore che i missionari, dopo aver istruito le persone, s'impadronissero del paese; la constatazione che i suoi schiavi ne sapevano più di lui; il rifiuto che i paggi, istruiti dalla religione, opponevano ai suoi vizi; il timore per lui e molti dei potenti del paese, di vedere il culto del vero Dio sostituirsi a quello delle divinità pagane. Ma la persecuzione sanguinosa, lungi dal rallentare il movimento di conversioni, lo amplifica. Nei mesi che seguono, la collera del re si calma, ma rimane sospettoso nei confronti dei Bianchi.

Profondamente segnato da questi avvenimenti, il Padre Lourdel si apre a suo fratello divenuto Certosino, sulla sua vita di preghiera e le sue prove spirituali: «Talvolta, mi chiedo se la mia fede non venga meno« È in missione che ci si rende conto che la fede è veramente un dono di Dio, sia per il proprio beneficio personale che per le anime dei convertiti« Ho la sfortuna di non essere uomo di preghiera. Ottienimi la grazia di saper meditare».

Tra il settembre 1888 e il febbraio 1890, il re Mwanga viene detronizzato due volte, ma ogni volta riesce a riprendere il potere; i Padri stessi vengono esiliati due volte. Al loro secondo ritorno, assistono a una vera e propria corsa al catecumenato. I missionari devono mettere alla prova la sincerità dei candidati perché è diventato di bon ton essere dalla parte dei cristiani. All'inizio del mese di maggio 1890, il Padre Lourdel cade gravemente ammalato. Una dieta alimentare difettosa, febbri persistenti, tutte le traversie incontrate nel suo apostolato hanno rovinato la sua robusta costituzione. L'11 maggio, chiede perdono a Dio di non averlo meglio servito, anche se tutta la sua vita missionaria è stata un tessuto di opposizioni, di fatiche, di pericoli, di sofferenze di ogni genere sopportate per far conoscere e amare Cristo. L'indomani, rende il suo ultimo respiro.

La missione d'Uganda conta allora quasi duemiladuecento battezzati e circa diecimila catecumeni ferventi. Presto nasceranno i seminari, i noviziati, le scuole di catechisti che il Padre Lourdel invocava con le sue preghiere. Nel 1911, i cattolici rappresentano il 30% della popolazione e gli anglicani li 21%. Il cristianesimo è diventato la religione principale, i suoi usi e le sue pratiche, gli usi dei Baganda. Quanto al re Mwanga, esiliato alle isole Seychelles, termina oscuramente la sua vita nel 1903, dopo essere stato alla fine battezzato presso gli anglicani.

«« Siamo invitati a pregare assiduamente per le missioni e a collaborare con ogni mezzo alle attività che la Chiesa svolge in tutto il mondo per costruire il Regno di Dio, «Regno eterno ed universale: regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace» (Prefazio nella Festa di Cristo, Re dell'universo). Siamo chiamati anzitutto a testimoniare con la vita la nostra adesione totale a Cristo e al suo Vangelo. Sì, non ci si deve mai vergognare del Vangelo e mai avere paura di proclamarsi cristiani, tacendo la propria fede» (Giovanni Paolo II, Messaggio del 19 maggio 2002, per la giornata mondiale delle Missioni). Chiediamo al Padre Lourdel di ottenerci la grazia di testimoniare con gioia la nostra fede.

Dom Antoine Marie osb

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